Archivi categoria: Musei

Un luogo per conoscersi non solo per informarsi

Il museo è per lo più autocelebrativo. I committenti fanno erigere edifici che diventano una specie di ‘marchio di fabbrica’. «Le persone costruiscono musei per i motivi più diversi, perché sono magici, perché creano posti di lavoro, ma soprattutto perché rafforzano l’ego dei committenti» dice Deyan Sudjic, che, curatore della Biennale di architettura ha dedicato ampio spazio a questo tema.

Tra i lavori più interessanti dei prossimi anni, il critico annovera l’ampliamento del Moma a New York fatto da Yoshio Taniguchi, un museo d’arte a Graz, disegnato da Peter Cook e Fournier, un museo sull’immigrazione, dal forte valore simbolico, progettato da Fernando Romero, un giovane architetto messicano. Sono tutte realtà che vedremo alla luce fra qualche anno. Ma che cosa rappresentano, oggi, i musei? Lo abbiamo chiesto all’architetto Nikos Georgiadis dello studio Anamorphosis che ha progettato il Museo del Mondo Ellenico ad Atene, un progetto che è stato esposto alla Biennale di Venezia.

Sono cambiati i musei negli ultimi anni?

«Moltissimo. Sono diventati istituzioni prestigiose finanziate in modo diretto o indiretto dal settore privato. Il più delle volte sono edifici simbolo del potere del proprietario o rappresentazioni dello stile dell’architetto che li realizza».

Ci sono delle caratteristiche comuni fra i musei della nuova generazione?

«In genere questi edificisimbolo non instaurano un legame fra gli oggetti che espongono che sono trattati individualmente, senza nessuna relazione gli uni con gli altri. La maggior parte dei nuovi musei è ancora legata alla vecchia idea di ‘collezione’ per cui gli oggetti in mostra vengono esposti e collegati tra loro secondo il gusto di chi cura l’esposizione».

Quindi?

«In realtà oggi si sente sempre più la necessità di creare piccoli musei strettamente correlati alla cultura locale, alle attività tradizionali di un luogo. Oppure piccoli musei archeologici, lontani dalla città, posizionati in aree rurali o in piccoli centri urbani».

Come cambieranno i musei nei prossimi anni?

«Molti musei tendono a privatizzare lo spazio urbano. Volendo usare toni più ottimistici direi che l’evoluzione dei musei passa attraverso il fatto che devono togliersi la veste istituzionale, di emblema culturale, e ritornare ad essere un manufatto urbano che fa parte dello spazio cittadino. Riscuotono molto successo, come spazio per i musei, i vecchi edifici industriali proprio perché con il passare degli anni la loro struttura è diventata parte integrante della cultura e della storia pubblica».

Dunque, quale dovrebbe essere il ruolo del museo?

«Il museo non rappresenta solo un luogo di incontro, ma deve riflettere il contesto e la storia del luogo. Deve produrre nuovi concetti spaziali che riguardano non solo il suo contenuto, ma l’ambiente esterno. Oggi i musei vivono una situazione di sofferenza il che crea disinteresse nella gente che non ha più voglia di vedere, di imparare. Le persone, in realtà, hanno bisogno di capire l’importanza di riappropriarsi dello spazio come condizione fondamentale per vivere l’esperienza museale che va al di là della mera curiosità visiva».

L’avvento della realtà virtuale e delle tecnologie digitali ha influenzato in qualche modo i musei?

«Spesso l’idea di incorporare la realtà virtuale o strutture tecnologiche sofisticate all’interno di un museo ha prodotto edifici che operano più come un sofisticato centro di informazioni piuttosto che come istituzioni che trasmettono conoscenza. A questo proposito vorrei sottolineare il fatto che acquisire informazioni è un processo totalmente diverso da quello educativo e conoscitivo che dovrebbe avvenire in un museo. I siti archeologici, per esempio, sono i migliori musei perché fanno entrare il pubblico nello spazio reale».

Cosa ne pensa dei progetti museali che sono stati esposti alla Biennale di Venezia?

«Molti progetti mostrano una buona dialettica con lo spazio. Ma alcuni famosi architetti insistono a ripetere se stessi realizzando edifici che sono celebrativi del proprio stile».

C’è qualche museo che considera simbolico dell’età contemporanea?

«Non si dovrebbe guardare al futuro senza considerare la relazione con il passato. In un certo senso il museo più ‘contemporaneo’ è quello che ha a che fare col passato. Prendiamo, per esempio, il museo in costruzione dell’Acropoli di Atene che dovrebbe ospitare i più importanti reperti archeologici della civiltà occidentale. Destinato a diventare un edificio simbolo della città di Atene, proprio per questo fallisce nell’intento di essere il museo giusto per l’Acropoli. Per edificarlo c’è bisogno di distruggere un ricco sito archeologico, il che mette in questione l’intero progetto. Tra l’altro messo lì, proprio di fianco all’Acropoli ingaggia una gara tanto forte, quanto patetica, con la stessa Acropoli».

Autore: Rosa Tessa

Fonte:La Repubblica

La Collezione Mitsotakis

Il Museo Archeologico di Chanià, situato nella parte nord-occidentale dell’isola di Creta, ha ricevuto recentemente in dono dall’ex primo ministro greco Constantinos Mitsotakis, che ivi è nato, la sua preziosa collezione privata.

Durante gli ultimi venti anni il ministro ha acquistato gli oggetti antichi che circolavano nei mercati d’arte e nelle aste, allo scopo di impedire che fossero venduti all’estero. Il risultato è una collezione comprendente un’enorme quantità di reperti, per la maggior parte di età minoica e di provenienza cretese.

Purtroppo le esigue dimensioni dell’edificio – in attesa dei lavori di ampliamento – hanno permesso di esporne solo un terzo.

I manufatti sono presentati in ordine cronologico dalla fine del IV millennio a.C. al III secolo d.C. e sono divisi per categorie in base ai materiali: la ceramica minoica, le statuette fittili, l’industria litica, i gioielli, i sigilli, gli oggetti di metallo, ecc. Fra i reperti di epoca minoica si distinguono un vaso a forma di uccello del III millennio a.C., un sigillo, risalente al 1350 a.C. circa, su cui è raffigurato un minotauro, un vaso di bronzo del XVI secolo a.C. con iscrizioni in Lineare A e un pugnale con lama di bronzo e immanicatura d’oro, datato agli inizi del II millennio a.C. Notevoli sono anche alcune opere di epoca arcaica, come un askos protogeometrico a forma di uccello del X secolo a.C., degli idoletti beotici fittili e due pithoi cretesi giganti di arte “dedalica” decorati a rilievo, tutti del VII secolo a.C. All’età romana risale infine un diadema aureo con testa di Medusa del I-II secolo d.C.

Nell’ambito di un piano di rilancio del patrimonio culturale di Creta occidentale è ora in progetto la costruzione di un nuovo più capiente edificio per il Museo Archeologico di Chanià, che permetta di esporre al pubblico sia l’intera Collezione Mitsotakis sia i reperti provenienti dai nuovi scavi. Sono previste anche la realizzazione di un nuovo museo locale a Kissamo Chanion e altre iniziative per la riqualificazione dei monumenti di Aptera, Gàvolo, Frikà e Kydonia.

Autore: Tsao T. Cevoli

Fonte:Archeo – maggio 2002

NEI NOSTRI MUSEI IL MERCHANDISING C&#8217E&#8217 &#8230

Museum Image è nata tre anni fa con lo scopo di favorire l’incontro fra la domanda e l’offerta nel settore del merchandising museale, nel quale era evidente un " gap“ rilevante tra il numero dei visitatori dei musei italiani e le risposte in termini economici dei servizi di accoglienza. Nel 1993, infatti, la legge Ronchey ha aperto le porte all’intervento dei privati nei musei statali attraverso la concessione di servizi commerciali, assistenza culturale e ospitalità, anche se l’effettiva applicazione ha fatto il suo debutto solamente nel 1996 alla Galleria Nazionale di Arte Moderna a Roma, con l’apertura della prima struttura in appalto.

Analizzando i dati del periodo 1998-2000, emersi da un’indagine promossa dal Ministero dei Beni Culturali su un campione di dodici strutture espositive, e presentata in anteprima nell’ambito dell’edizione del maggio scorso di Museum Image, i book-shop, le caffetterie, le librerie, i servizi di guida e audioguida e di prenotazione biglietti attivati in 95 strutture museali di proprietà dello Stato sono stati 248, con un incremento del 138%. Tali servizi hanno generato un gettito per il Ministero, di 42 milioni di euro, derivato, per una percentuale media del 27%, dai canoni annui e dalle royalties versate dai concessionari.

Ma le potenzialità di crescita sono ancora importati, sia in termini di attivazione dei servizi, sia in termini di miglioramento dell’offerta, sotto il profilo qualitativo, della varietà e della presentazione e collocazione del punto vendita che, come emerge dall’indagine, risulta particolarmente rilevante per il suo successo commerciale. L’ostacolo che rende più o meno appetibile per un privato la gestione di nuove iniziative, risulta essere la percentuale molto alta, di canoni e royalties richiesta dallo Stato, che si riflette in una lievitazione dei prezzi e che non contribuisce certo ad aumentare l’interesse all’acquisto del visitatore.

In occasione della seconda edizione di Museum Image, Nomisma è stata da noi incaricata di realizzare un’indagine campionaria sui comportamenti dei visitatori nei punti vendita dei Musei in Italia, con l’intento di fornire agli operatori del settore uno strumento conoscitivo sulle tendenze in atto nell’ambito della commercializzazione dei prodotti. Dalla ricerca è emerso che un visitatore su tre giudica molto importante la presenza di uno spazio commerciale, che la propensione all’acquisto nei musei varia in funzione del grado di soddisfazione per la visita, che la maggioranza degli acquirenti orienta i propri interessi verso l’acquisto di prodotti editoriali a stampa e multimediali. E’ questa la vendita che offre probabilmente i maggiori proventi ai concessionari, il cui “core business”, rimane infatti l’editoria. Tra le motivazioni all’acquisto risultano influire tre aspetti fondamentali: la qualità del prodotto, la varietà dell’assortimento, l’importanza del marchio e la sua esclusività, elemento quest’ultimo che viene a scontrarsi con il fenomeno della vendita, spesso abusiva, al di fuori della sede del museo. Quindi, anche se il bilancio della legge Ronchey è in apparenza confortante, avendo permesso la creazione di strutture di accoglienza più confortevoli ed efficienti per i visitatori e creato un discreto numero di posti di lavoro, esso potrebbe essere più soddisfacente. Per il futuro del merchandising, a nostro giudizio, percorribili e fruttuosi spazi di crescita potrebbero essere rappresentati anche dai musei civici locali, che sempre più manifestano interesse ed investono energie nella dotazione di servizi di accoglienza che offrano al visitatore anche una rappresentazione dell’attività produttiva del territorio fortemente legata al patrimonio culturale.

Questi temi sono attualmente oggetto di dibattito a livello politico-istituzionale: un dibattito che ha avuto un’impennata dopo la proposta del governo, approvata da un ramo del parlamento, di consentire ai privati “l’intera gestione del servizio concernente la fruizione pubblica” e il “concorso al perseguimento delle finalità di valorizzazione”. Tra competenza, gestione e alienazione, regna una certa confusione, che rischia di compromettere l’obiettivo di ottimizzare la gestione e la fruizione dei musei e quindi di raggiungere risultati inferiori a quelli che si potrebbero – dovrebbero ottenere.

Autore: Franco Fani (franco.fani@cpsarezzo.it) – Direttore Centro Promozioni e Servizi di Arezzo

Fonte:ImpresaCultura – periodico bimestrale di Confindustria – luglio/agosto 2002

Dai musei di mezzo mondo ecco il Masaccio mai visto

E’ una chiave inedita quella scelta dallo studioso Luciano Bellosi per la mostra «Masaccio e le origini del Rinascimento», da ieri inaugurata nelle due sale di Casa Masaccio a San Giovanni Valdarno.

Muove dal piccolo, da umili terrecotte – qualcuna addirittura fatta a stampo e tirata in molti esemplari – per raccontare la rivoluzione di un’epoca e di una visione del mondo, insieme ai suoi protagonisti. «E un nuovo tentativo di interpretazione, che rintraccia proprio nel recupero della tecnica scultorea degli antichi, andata perduta nel Medioevo, il primo passo verso il Rinascimento» spiega Bellosi. Una lettura nuova sui primi trent’anni del Quattrocento, centrata sulla figura di Masaccio, dei suoi maestri e dei suoi seguaci, che propone una quarantina di capolavori assoluti, alcuni dei quali mai visti in Italia e arrivati fino al paese natale dell’artista da musei stranieri, accompagnati da un’assicurazione di oltre 400 milioni di euro.

E’ il caso del «Sant’Andrea» di Masaccio del Paul Getty Museum di Los Angeles, di altre opere di Filippo Lippi, con l’esposizione della tavola della «Madonna col bambino» del Fitzwilliam Museum di Cambridge, dell’Angelico con la novità di una «Tebaide» recentemente ritrovata nei depositi del museo Szepmuveszeti di Budapest dallo studioso Miklos Boskovits, di una «Santa con due fanciulli» di Paolo Uccello, acquistata dallo Stato (per 2 miliardi e mezzo di vecchie lire all’asta di Finarte), donata alla Galleria degli Uffizi ed esposta per la prima volta al pubblico.

Una mostra che si propone come evento clou delle celebrazioni del sesto centenario della nascita dell’artista, che si apre con le terrecotte e i due crocifissi lignei di Brunelleschi e Donatello (l’uno dalla basilica di Santa Maria Novella, l’altro da Santa Croce), testimoni appunto del primato della scultura nel rinnovamento che poi culminerà nell’architettura e nella pittura. Prosegue con le opere di Donatello, con un marmo di Michelozzo (una ‘Madonna col bambino’ rinvenuta qualche mese fa in una chiesa sulle Apuane), con Nanni di Bartolo, Luca della Robbia, prima di arrivare a Masaccio con la «Madonna del solletico» degli Uffizi, la «Crocefissione» che arriva dal Museo Capodimonte di Napoli, in «Sant’Andrea», il «San Paolo» da Pisa, e la «Storia di San Giuliano» dal Museo Horne. Accanto, due tavole di Masolino, con la predella «San Giuliano» (dal Musèe Ingres di Montauban) e un «Evangelista» (da una collezione privata di New York) per ripercorrere lo stretto rapporto tra i due artisti. Su tutto primeggia il genio iniziatore di Masaccio (celebrato anche agli Uffizi con un percorso didattico) e prossimamente anche alla chiesa del Carmine con uno spettacolo multimediale sulla Cappella Brancacci.

La mostra a Casa Masaccio, curata da Luciano Bellosi con Laura Cavazzini e Aldo Galli, è accompagnata dal catalogo Skira (35 euro), e promossa dal comitato scientifico con Luciano Berti, Cristina Acidini, Antonio Poalucci, Giorgio Bonsanti, Miklos Boskovits, Anna Maria Maeztke, Anna Padoa Rizzo.

Aperta fino al 21 dicembre (tutti i giorni 920), ingresso 7 euro (5 ridotto).
Info 055943788.

Autore: Ma Amorevoli

Fonte:La Repubblcia

La compagnia dei Musei

La Compagnia di San Paolo, da anni impegnata nella valorizzazione del patrimonio culturale, artistico e architettonico, in particolare torinese, ha presentato il 4 aprile a Villa Abegg (la secentesca Vigna di Madama Reale progettata da Amedeo di Castellamonte), il proprio “Programma per lo sviluppo del distretto dei Musei nel centro storico di Torino”, illustrato dal presidente della Compagnia, Onorato Castellino e dal segretario generale, Piero Gastaldo, e redatto in accordo con le locali Soprintendenze e le pubbliche amministrazioni a partire dal 2000. “Per la sua lunga durata, è più un “programma” che un “progetto”, ha dichiarato il segretario Piero Gastaldo. Per la prima volta la Compagnia non lavora con un singolo ente su un singolo progetto, ma su una pluralità di fronti”. Il programma, consentito dagli studi preliminari svolti in collaborazione con l’Università e con la Facoltà di Architettura del Politecnico, costituisce una sorta di summa della “raffica di singole proposte innovative” avanzate in mesi recenti di forte fermento per il “sistema” dei musei cittadini: uno strumento, quindi, di riorganizzazione sistematica e di ridisegno complessivo, unitario e coordinato, del panorama mussale cittadino. La Compagnia ha messo a disposizione una dotazione iniziale di 21.5 milioni di euro (da integrare con ulteriori 10 milioni entro l’anno), destinata ad essere incrementata nei prossimi anni: con l’auspicio, espresso dal presidente Onorato Castellino, che la riforma Tremonti consenta alle Fondazioni bancarie di “rafforzare la propria vocazione all’intervento sul territorio, volta alla cooperazione con tutti i soggetti interessati alla promozione del patrimonio artistico e culturale”. In attesa dell’istituzione della Fondazione dei Musei Torinesi, ormai più volte annunciata come imminente dall’assessore alla Cultura del Comune di Torino, Fiorenzo Alfieri, e quella per il Museo Egizio, di cui faranno parte Ministero, Enti locali e fondazioni bancarie, i singoli progetti sono stati presentati nel corso della settimana dei Beni Culturali dai diversi istituti: perché, dichiara ancora Gastaldo, “pur presentandosi come co-progettista e non mera erogatrice di denaro, la Compagnia non intende sostituirsi nelle prerogative decisionali agli enti preposti”.

Passeggiata archeologica
Il progetto, previsto sulla base di una più vasta ricerca sull’intera “Città Romana” affidata nel 1998 a un gruppo di lavoro della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino (Gambetti, Isola, Falco, Rigamonti, Durbiano e Reinerio), prevede di saldare i punti di rottura dell’area, vero e proprio margine urbano sfrangiato, e le slabbrature eredità della seconda guerra mondiale. E’ previsto il ridisegno complessivo della viabilità e l’adozione di cortine arboree, nel tentativo di mascherare gli interventi del secondo dopoguerra, in particolare il Palazzo degli Uffici Tecnici del Comune realizzato da Mario Passanti, Paolo Perona e Giovanni Garbaccio nel 1957, da sempre nodo problematico della piazza. Si prevede di integrare nel percorso accessibile al pubblico il teatro romano (in futuro anche suggestivo palcoscenico per spettacoli e rappresentazioni) collegato alla sezione del Museo di Antichità dedicata alla storia di Torino in via di allestimento nel piano seminterrato della Manica Nuova di Palazzo Reale, e l’area di scavo delle tre chiese medievali precedenti alla realizzazione del Duomo: fulcro visivo dell’intervento saranno le Porte Palatine (I sec. d.C.), con le due torri poligonali di 16 lati. Allo stato attuale, il Comune ha bandito un concorso (appena scaduto) per l’individuazione di un “esperto per consulenza e coordinamento progettuale finalizzato alla valorizzazione delle Porte Palatine e alla realizzazione del Parco Archeologico” progetto che verrà probabilmente gestito interamente dagli Uffici Tecnici.

Zona di Comando: collezioni dinastiche e nuova Galleria Sabauda
L’intera area, incentrata su Palazzo Reale e su Piazza Castello recentemente pedonalizzata e su cui è in via di riapertura integrale Palazzo Madama con il Museo d’Arte Antica (ma sono annunciati ritardi rispetto al previsto 2004), sarà destinata ad accorpare in maniera sistematica e coordinata le collezioni della dinastia sabauda. Dal Museo di Antichità, a Palazzo Reale (opportunamente ampliato nella sua accessibilità ai diversi spazi attualmente aperti soltanto saltuariamente), all’Armeria Reale (per cui sono in corso lavori di restauro), alla Biblioteca Reale, attraverso le Segreterie juvarriane fino agli Archivi di Corte (un percorso, non più soltanto “ipotetico”, di quasi 8 km.). Ma la gemma dell’intero complesso, grazie anche alla collaborazione della Fondazione Crt, sarà la Galleria Sabauda che, trasferita dal secondo piano del Collegio dei Nobili per lasciare spazio al Museo Egizio, sarà collocata su tre piani nella Manica Nuova di Palazzo Reale (realizzata da Emilio Stramucci nel 1911), nelle sale ora occupate dagli uffici della Regione. L’ipotesi di fruizione degli spazi, presentato dalla soprintendente Carla Enrica Spantigati su progetto di Roberto Pagliero e Stefano Trucco, prevede di accrescere le superfici da 4.558 a 6.865 mq.

Palazzo Mazzonis: entro l’anno il Museo d’Arte Orientale
La Compagnia di San Paolo ha anche commissionato il progetto preliminare per il nuovo Museo d’Arte Orientale, previsto all’interno di Palazzo Mazzonis (già Solaro della Chiusa e di Covone, su probabile progetto di Benedetto Alfieri), ubicato nel cuore della città romana e medievale, protagonista di una recente, rapida rinascita. Il progetto del Museo sarà il primo a partire: entro la fine dell’anno è previsto l’affidamento dell’incarico, e l’assessore Alfieri ha confermato il finanziamento di 9,7 milioni di euro. Il progetto, la cui redazione definitiva ed esecutiva è attualmente in corso da parte degli uffici tecnici del Comune, è stato elaborato sulla base delle linee guida commissionate dalla Compagnia agli architetti Giovanni Durbiano, Aimaro Isola e Luca Reinerio, già approvate; mentre la realizzazione partirà nel 2003. Il progetto prevede di accorpare nell’edificio, su circa 4 mila mq (270 mq. Per esposizioni temporanee al piano terreno, 660 mq. Per la collezione al primo piano, 190 al secondo e 300 rispettivamente al terzo e al quarto, più superfici di servizio, uffici e depositi, le collezioni attualmente conservate nella sede di via Bricherasio del Museo civico di Etnografia, Numismatica e Arti Orientali (soprattutto i rilievi di Gandhara), con le collezioni della Regione Piemonte (arte giapponese surinomo e stame ukiyo-e e tibetana) e con quelle di proprietà della Fondazione Agnelli (protagoniste della mostra a Palazzo Madama). E prevista, inoltre, la promozione costante di molte temporanee di qualità.

Museo Egizio e Accademia delle Scienze
Strettamente correlato al trasferimento della Galleria Sabauda è il futuro del Museo Egizio e dell’Accademia delle Scienze: come si è ripetuto negli ultimi mesi, da quando il Ministero dei Beni culturali, con il decisivo apporto del sottosegretario Sgarbi, si è definitivamente espresso contro il trasferimento del museo in una nuova sede in periferia (“il museo è uno dei fulcri del distretto mussale cittadino: era obbligatorio che rimanesse in centro”, ha dichiarato Gastaldo); e a favore, invece, dell’ampliamento nelle aree adiacenti, nell’ambito del centro cittadino, secondo l’ipotesi commissionata agli architetti Pagliero e Trucco: oltre al Collegio dei Nobili, negli spazi liberati dalla Sabaudia, anche nei sotterranei della Chiesa di San Filippo e, se necessario, in nuovi piani interrati. La superficie complessiva passerà così da 6.298 a 10.717 mq; quella dell’Accademia da 2.779 a 4.308 mq.

Grandi mostre alla Cavallerizza Reale
Strettamente collegata alla “zona di comando” di cui fa storicamente e architettonicamente parte, e ai Giardini Reali, l’area della Cavallerizza Reale comprende edifici di epoche diverse, tra Seicento e Ottocento, con l’emergenza del grande salone voltato di Benedetto Alfieri: vera e propria “città nella città”, luogo “segreto” nel pieno del centro cittadino e insieme cerniera e tramite tra il polo mussale delle collezioni sabaude e la prevista “Cittadella del Cinema” (prossima alla zona universitaria), l’area sarà destinata ad ospitare grandi esposizioni. Il progetto era stato inizialmente annunciato nel 1997 in collaborazione con la Fondazione Crt (quando alcuni spazi vennero parzialmente resi agibili in occasione della Biennale dei Giovani Artisti dell’Europa e del Mediterraneo), per poi essere di fatto dimenticato: attualmente, fino al 19 maggio l’intera area ospita le manifestazioni legate a “Big Torino 2002”.

Palazzo Carignano: itinerari del Risorgimento
Sono ancora in corso, in vista delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia che avranno luogo nel 2011, gli studi volti a definire i criteri scientifici e metodologici per la ridefinizione e il riallestimento del Museo Nazionale del Risorgimento, dal 1938 collocato all’interno di Palazzo Carignano, già sede dal 1848 del Parlamento Subalpino.

Via Po: la “Cittadella del Cinema”
In considerazione del successo ottenuto a partire dalla sua apertura nel luglio 2000, il Museo Nazionale del Cinema ospitato alla Mole Antonelliana ha oggi la “forza” per poter aspirare a nuovi spazi, destinati a esibire quelle parti della collezione, gli archivi e soprattutto la ricca biblioteca specializzata, attualmente non accessibili: grazie alla collaborazione della sede Rai di Torino (nell’ambito di un più vasto accordo immobiliare con il Comune, ancora da definire), il Museo potrebbe ampliarsi nell’edificio degli anni trenta della Radio, in via Verdi. Nell’area occupata dai resti del Teatro Scribe, sede dal 1925 al 1930 della celebre stagione del “Teatro di Torino” promossa dal finanziere-mecenate Riccardo Gualino, il Comune propone la realizzazione del Palazzo del Cinema, grande “casa” per i diversi festival torinesi, oggi dispersi in sedi sparse nella città. Sono in corso gli studi, mentre i lavori, secondo l’assessore Alfieri, saranno avviati nel corso del 2003.

Autore: Alessandro Martini

Fonte:Il Giornale Arte, n. 210 – maggio 2002