Archivi categoria: Tutela e Salvaguardia

ROMA. Attivata la task force dei Caschi blu della cultura.

Potranno operare in Italia e all’estero a difesa del patrimonio culturale e per contrastare il traffico illecito di opere d’arte.
“L’Italia è un’eccellenza nella tutela e nella salvaguardia del patrimonio culturale, le nostre competenze sono riconosciute in tutto il mondo”. Così il Ministro della Cultura Dario Franceschini che ha firmato oggi il decreto che istituisce la Task Force dei Caschi blu della Cultura.
“I caschi blu della cultura – ha aggiunto Franceschini – potranno intervenire in Italia e all’estero a difesa del patrimonio culturale dai danni derivanti da disastri, calamità naturali, guerre, attentati terroristici e per contrastare il traffico illecito delle opere d’arte”.
Questo provvedimento arriva alla vigilia della conferenza dei Ministri della Cultura del Consiglio d’Europa a Strasburgo che sarà presieduta dal ministro Franceschini e che vedrà, domani mattina, la partecipazione del Ministro della Cultura ucraino, Oleksander Tkachenko.
I ‘caschi blu della cultura’ sono esperti civili del Ministero della Cultura e militari altamente qualificati del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC), addestrati per intervenire in aree colpite da emergenze, quali calamità o crisi prodotte dall’uomo, in una cornice di sicurezza, al fine di:
a) effettuare la ricognizione del patrimonio culturale presente nell’area di crisi e degli eventuali danni subiti;
b) individuare i luoghi per il ricovero del patrimonio culturale;
c) individuare ed attuare gli interventi di messa in sicurezza ivi compreso l’eventuale spostamento dei beni culturali mobili;
d) fornire il necessario supporto tecnico-scientifico per l’allestimento dei depositi temporanei e degli eventuali laboratori di pronto intervento allestiti per i beni culturali mobili allontanati dai luoghi di crisi;
e) produrre relazioni periodiche di monitoraggio sull’andamento della missione;
f) produrre una relazione finale sulla missione.
L’intervento all’estero dei Caschi blu della Cultura, previa valutazione delle condizioni di stabilità, di sicurezza e di impiego, può essere attivato su espressa richiesta di uno o più Stati esteri, sentito il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale.
La Task Force può operare su invito dì Unesco come concordato nel corso del G20 Cultura dì fine luglio.

Info:
Ufficio Stampa e comunicazione MiC
ufficiostampa@beniculturali.it

ROMA. Giornata storica per tutela e protezione del patrimonio culturale.

“Una giornata storica, un grande passo avanti nella tutela e nella protezione del patrimonio culturale e nella lotta al traffico illecito di opere d’arte.
Il Parlamento ha approvato definitivamente una legge attesa da anni che ribadisce la centralità della cultura nelle scelte politiche italiane, indipendentemente dagli schieramenti. Siamo una super potenza culturale e con questa legge stiamo indicando la strada, anche dando attuazione alla Convenzione di Nicosia”. Così il ministro della Cultura, Dario Franceschini, commenta l’approvazione all’unanimità da parte del parlamento della legge che riforma le disposizioni penali a tutela del patrimonio culturale.
L’obiettivo della nuova legge, che ricalca il testo presentato nella scorsa legislatura dai ministri Franceschini e Orlando, è quello di operare una profonda riforma della materia, ridefinendo l’assetto della disciplina nell’ottica di un tendenziale inasprimento del trattamento sanzionatorio così come previsto dalla Convenzione di Nicosia del Consiglio di Europa recentemente ratificata dal nostro Paese.
L’intervento legislativo:
– colloca nel codice penale, con un titolo espressamente dedicato, gli illeciti penali attualmente ripartiti tra codice penale e codice dei beni culturali;
– introduce nuove fattispecie di reato;
– innalza le pene edittali vigenti, dando attuazione ai principi costituzionali in forza dei quali il patrimonio culturale e paesaggistico necessita di una tutela ulteriore rispetto a quella offerta alla proprietà privata;
– introduce aggravanti quando oggetto di reati comuni siano beni culturali;
– potenzia gli strumenti investigativi per contrastare i reati contro il patrimonio culturale;
– amplia le ipotesi di responsabilità delle persone giuridiche.
In particolare, il provvedimento inserisce nel codice penale un nuovo titolo, dedicato ai delitti contro il patrimonio culturale, composto da 17 nuovi articoli, con i quali punisce, con pene più severe rispetto a quelle previste per i corrispondenti delitti semplici, il furto, l’appropriazione indebita, la ricettazione, il riciclaggio e l’autoriciclaggio e il danneggiamento che abbiano ad oggetto beni culturali.
Vengono inoltre punite le condotte di illecito impiego, importazione ed esportazione di beni culturali e la contraffazione. Oltre alla previsione di specifiche fattispecie di reato, la proposta i legge prevede un’aggravante da applicare a qualsiasi reato che, avendo ad oggetto beni culturali o paesaggistici, provochi un danno di rilevante gravità. Viene inoltre consentita la possibilità per gli ufficiali di polizia giudiziaria degli organismi specializzati nel settore dei beni culturali di svolgere attività sotto copertura per contrastare il traffico illecito delle opere d’arte.

Info:
Rom, 3 marzo 2022
Ufficio Stampa MiC
ufficiostampa@beniculturali.it

FIRENZE. Musei, social housing, imprenditoria giovanile: Santa Maria Novella diventa grande polo culturale.

Un polo culturale nel cuore della città, che coniuga passato e presente, storia e contemporaneità all’insegna di una rigenerazione urbana: è l’ambizioso progetto che vede protagonista il complesso di Santa Maria Novella a Firenze, che si appresta a diventare “un grande hub polifunzionale”, come lo ha definito il sindaco Dario Nardella, “strategico dal punto di vista della posizione e della mobilità, legato a cultura, creatività, artigianato, socialità, quasi un nuovo quartiere cittadino, un unicum a livello italiano ed europeo. Gli spazi sono pensati per residenti, turisti, famiglie, giovani, artisti: la forza di questo complesso sta nell’essere un luogo poliedrico che fungerà da grande calamita capace di attrarre generazioni diverse”. Una sorta di nuovo quartiere all’insegna della cultura e della condivisione, che assisterà all’ampliamento della superficie museale (una parte della quale dedicabile anche alla Fondazione Alinari), alla nascita di nuovi depositi visitabili, spazi espositivi, eventi e performance nel Chiostro grande, del Museo della Lingua italiana, social housing, show room per artigiani, start up di creatività e innovazione, atelier per arte contemporanea; rimarrà, con ingresso da Piazza della Stazione, il presidio dell’Arma dei Carabinieri.
IL COMPLESSO DI SANTA MARIA NOVELLA DIVENTA POLO CULTURALE
Per compiere il progetto, verranno investiti 20 milioni di euro in lavori (in parte già avviati e che saranno realizzati a tappe) che interessano oltre 25 mila metri quadrati di superficie. I progetti sono stati presentati durante la conferenza stampa che ha visto la partecipazione del sindaco Nardella e degli assessori alla Casa Benedetta Albanese, all’Urbanistica Cecilia Del Re, al Patrimonio immobiliare Alessandro Martini e alla Cultura Tommaso Sacchi. Santa Maria Novella diventerà così “uno dei distretti culturali più importanti d’Europa”, come ha sottolineato Sacchi, “un luogo pensato per residenti, famiglie, giovani, turisti e comunità artistica”. Tra i punti principali del progetto sarà lo spazio dedicato al social housing, con 4500 metri quadrati che verranno organizzati in una cinquantina di appartamenti da destinare all’affitto per le giovani coppie, così da favorire il ritorno della residenza in centro. Un ruolo fondamentale avrà naturalmente la cultura, con diversi progetti di ampliamento museale che prevedono un nuovo ingresso monumentale da Piazza della Stazione, con sala di accoglienza (con biglietteria, guardaroba e servizi di ristoro per 800 metri quadrati) e spazi espositivi per collezioni permanenti e temporanee (rispettivamente 620 e 680 metri quadrati). Alcuni di questi locali potranno ospitare una parte dell’Archivio Alinari, in accordo con la Fondazione e la Regione Toscana. Sarà poi realizzata una nuova biblioteca di 600 metri quadri, in collegamento con la biblioteca domenicana, e depositi e archivi museali accessibili e fruibili: 1100 metri quadrati di spazi con dipinti, arredi, oggetti d’arte e opere scultoree, la cui riunificazione consentirà la valorizzazione, lo studio e il restauro di cicli pittorici smembrati. I nuovi depositi inoltre accoglieranno opere appartenenti ad altre raccolte dei Musei Civici attualmente disseminati in altri depositi esterni non adeguati. I lavori per i depositi partiranno a maggio. Un posto importante sarà riservato anche alla creatività, con la nascita di uno showroom per l’artigianato di qualità, una sorta di kunsthalle per esposizioni di giovani artisti che avranno anche spazi per residenze. Confermati anche gli spazi per cerimonie, mentre il Chiostro Grande sarà ancora di più utilizzato per gli spettacoli culturali dell’Estate Fiorentina e per i grandi eventi internazionali.
IL MUSEO DELLA LINGUA ITALIANA E LA FOTOTECA
Farà parte del Complesso anche il Museo della Lingua Italiana, all’interno dell’ex Monastero Nuovo: 2500 metri quadrati suddivisi su piano terra e primo piano, per un investimento pari a 4,5 milioni di euro. Entro quest’anno partiranno i lavori, per un progetto che prevede “600 metri quadrati del piano terra destinati ai servizi di accoglienza e alle esposizioni temporanee; nel piazzale interno troverebbero posto un servizio di caffetteria e un’area relax. Nei restanti 1400 metri quadrati del piano nobile, caratterizzato anche da sale con soffitti affrescati, sarebbe allestita la collezione permanente del museo; previsti anche spazi per laboratori e didattica, guardaroba e bookshop”, come spiega Valentina Silvestrini in questo articolo. All’interno del Complesso troverà collocazione anche la fototeca del servizio musei: istituita formalmente agli inizi del Novecento per documentare opere d’arte ed edifici monumentali di pertinenza del Comune di Firenze, la fototeca raccoglie oggi vari fondi di fototipi, costituiti da negativi su lastra e su pellicola e positivi su carta, in trasparenza e in formato digitale. Fanno parte della fototeca alcuni fondi storici, tra cui il Baccani, quello di Belle Arti e il fondo Stefano Bardini, e autori quali Alinari, Brogi, Anderson. Da non dimenticare che, in zona, c’è ovviamente anche il Museo del Novecento, il futuro Museo del Treno col Plastico di San Giuliano e una variegata serie di nuovi alberghi creativi che confermeranno la destinazione creativa del quartiere.

Autore: Desirée Maida

Fonte: www.artribune.com, 16 feb 2021

Il Salvator Mundi e Leonardo da Vinci, tra enigmi e conferme.

Trattiamo qui di seguito un tema complesso, dibattuto e affascinante che riguarda la storia del dipinto noto con il titolo di Salvator Mundi attribuito a Leonardo e oggetto di riflessioni da parte di grandi storici dell’arte. In sostanza il tema è centrato su quali elementi lo individuino come un Leonardo, di sua mano, o come un Leonardo concettualmente e certamente da lui ideato e architettato, con interventi pittorici, coevi e non, non tutti di sua mano.
Il Salvator Mundi è un dipinto a olio su tavola, formato 66 x 46 cm. Il legno della tavola è il noce. La datazione lo colloca tra il 1490 e il 1519, essendo quest’ultimo l’anno della morte di Leonardo.
Il dipinto riprende l’iconografia bizantina del Cristo Pantocratore. In luogo del classico libro con le lettere Alfa e Omega, la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto greco, l’inizio e la fine (“Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine”, Apocalisse, 22), Cristo regge in mano una sfera di cristallo, meravigliosa, che contiene, nell’infinitamente piccolo, ogni cosa vivente nel Mondo, come l’Aleph di Borges. Una sfera di vetro riempita d’acqua, il mare da cui viene la vita; una lente, in uso già dall’epoca medievale. Come detto in apertura, vi sono elementi a favore della attribuzione certa a Leonardo, di sua mano, da parte di studiosi di fama e scienza mondiali e indiscutibili (i ricami della veste, la forma delle unghie, i pentimenti, l’uso della luce e dello sfumato, superbi), altri contrari (lo stato del dipinto prima del restauro, cattivo e sfregiato da interventi pittorici successivi, la freddezza schematica dei boccoli del Cristo, l’incarnato della mano benedicente, sezioni della veste poco leggibili). Per alcuni è un capolavoro di Leonardo e del lavoro straordinario della restauratrice.
salvator mundiLa ideazione da parte di Leonardo sembra certa mentre il suo intervento diretto sulla tavola è fonte di dubbi. Certo il dipinto è stupendo, certo un soggetto simile è stato dipinto da Caprotti (Salaì, uno dei suoi fidanzatini), da Cesare da Sesto, dalla Bottega di Leonardo (versioni Napoli, de Ganay, Worsley) dal Giampietrino, da Marco d’Oggiono…
“Nel caso del Salvator Mundi il bene è unico e irripetibile, l’utilità marginale del compratore è massima, la scelta, ossia la decisione di acquisto, non è sensibile (o lo è in misura minima) alla variazione del prezzo del bene”.
Ora, analizziamo la sequenza di crescita di valore economico del dipinto. Il punto, ossia l’opera d’arte più costosa della Storia acquistata da un privato, è tutt’altro che secondario. L’opera è stata acquistata per la cifra, da capogiro, di 450,3 milioni di dollari, inclusi i diritti d’asta. Battuta da Christie’s a New York, Rockefeller Center, il 15 novembre del 2017. Ecco la sequenza cronologica dei valori economici dell’opera oggi conosciuti: 1958, 75 sterline; 2005, 1.175 dollari; 2013, 75.000.000 dollari; 2017 450.300.000 dollari. Il dipinto viene battuto dopo poco meno di 19 minuti di rilanci di 2 (lo sfidante) e 10 (il vincente) milioni di dollari al colpo.
L’acquirente, secondo fonti di Intelligence USA, sarebbe il principe saudita Badr bin Abdullah bin Mohammed bin Farhan Al Saud per conto dell’erede al trono, il principe Mohammed bin Salman (nell’ottobre del 2018 Jamal Khashoggi, uno dei più celebri giornalisti contemporanei, editorialista del Washington Post, voce prima vicina al potere della famiglia reale saudita, poi divenuta quella di un dissidente, viene assassinato e fatto a pezzi all’interno del consolato saudita a Istanbul. Si sospetta che il mandante sia Mohammed bin Salman).
salvator mundi 3E il dipinto dov’è finito? Da New York forse vola a Zurigo, in uno dei freeport della città, come suggerisce la superlativa restauratrice dell’opera Dianne Dwyer Modestini (in Svizzera esistono 245 depositi doganali analoghi a quello di Zurigo. A parere dell’Economist, i soli Freeport di Ginevra e Zurigo custodiscono beni di pregio, incluse molte opere d’arte, per circa 10 miliardi di dollari). Il Salvator dovrebbe essere esposto al Louvre Abu Dhabi nel settembre del 2018, sino a oggi non si è ancora visto. 2019, anno leonardiano: il dipinto avrebbe dovuto essere esposto alla super-mostra del Louvre, ma il dipinto non arriverà a Parigi. O forse è stato a Parigi per essere analizzato dal Centro di Ricerca e di Restauro dei Musei di Francia; pare sia stato, in quella sede, attribuito a Leonardo e riconosciuto come proprietà del Ministero della Cultura del Regno dell’Arabia Saudita. È d’uopo sottolineare che il solo costo assicurativo del dipinto varrebbe quanto l’investimento per la realizzazione di una mostra di alto livello e, a specchio, assicurarlo a un valore inferiore equivarrebbe a svalutarlo e quindi a metterne in dubbio l’attribuzione. Un serpente uroboro realmente diabolico.
Ora consentitemi una succinta digressione connessa alla scienza economica, e in particolare alla cosiddetta microeconomia, ossia lo studio del comportamento dei singoli operatori e del funzionamento dei singoli mercati. In microeconomia, con il concetto di elasticità della domanda rispetto al prezzo di mercato – definibile come reattività della quantità domandata di un bene in seguito a una variazione del prezzo di tale bene – si indica quella misura che mette in relazione la variazione percentuale della quantità domandata con la variazione percentuale del prezzo, data una certa funzione di domanda. Il grande economista inglese Alfred Marshall (ma da tempo si postula che il genio vero sia stata la moglie, Mary Paley) nel 1890 rese popolare l’utilizzo delle funzioni di domanda e offerta come strumenti per la determinazione del prezzo; un altro dei suoi (?) contributi fu l’idea che i consumatori tendano a eguagliare i prezzi alla loro utilità marginale e la stessa nozione di elasticità della domanda rispetto al prezzo veniva presentata da Marshall come estensione di questi concetti.
Nel nostro caso, paradossalmente, abbiamo una funzione di domanda definita anelastica rispetto al prezzo, infatti la domanda dei beni di lusso (yacht, gioielli, fashion di alta gamma, automobili sportive… opere d’arte) è poco sensibile alle variazioni di prezzo del bene. Nel caso del Salvator Mundi il bene è unico e irripetibile, l’utilità marginale del compratore è massima, la scelta, ossia la decisione di acquisto, non è sensibile (o lo è in misura minima) alla variazione del prezzo del bene.
Infine: non ho gli strumenti scientifici e tecnici per giudicare, né mi permetterei mai di dire una sciocchezza su un tema così complesso, specialistico e delicato. Trasferisco l’interrogativo ai lettori, attraverso tre immagini: il dipinto oggi, il dipinto prima del restauro, una fotografia in bianco e nero eseguita nel 1912 (di quest’ultima la fonte non è certa al 100%). Ho calcolato, ampiamente per difetto, che nel corso della mia vita lavorativa (e non solo lavorativa) a oggi ho visto circa 1.500.000 immagini di opere d’arte, architettura, design. Molte ripetute centinaia o decine di volte, naturalmente, molte stupende, altre meno. Sono abituato a lavorare con le immagini, amo le immagini.
Il Salvator Mundi è enigmatico, magico, inquietante (forse si potrebbe leggere, nella veste, una piega a forma di Omega sul lato sinistro, ossia la Fine) potente e bellissimo. Un mistero affascinante. Speriamo di poter rivedere il dipinto “live”, prima o poi.

Autore: Stefano Piantini

Fonte: www.artribune.com, 9 lug 2020

SARDEGNA. Le chiese e le feste campestri: un patrimonio materiale ed immateriale.

Tra gli innumerevoli siti culturali dell’Isola, spiccano le cosiddette “chiese campestri” o “chiese rurali”, luoghi di culto più o meno piccoli, sparsi ovunque nel territorio. Un progetto amatoriale, curato dall’Associazione NOSTRASARDEGNA tramite il sito internet www.chiesecampestri.it cerca di dare visibilità a questi piccoli gioielli, dei quali nonostante la diffusione risulti vastissima e capillare, pochi ne percepiscono la complessità in ambito perfino provinciale o diocesano e la conoscenza si limita agli edifici circostanti alla propria area di appartenenza o al limite, alle grandiose basiliche romaniche, delle quali spesso si è solamente sentito parlare.

Leggi tutto nell’allegato: Le chiese campestri della Sardegna

Autore: Maurizio Serra

Info:
www.chiesecampestri.it, il portale delle Chiese Campestri della Sardegna

ROMA. Nascono i caschi blu della cultura.

“Una nazione è viva quando è viva la sua cultura” era scritto in persiano e in inglese su un drappo di stoppa appeso in segno di sfida sopra l’ingresso principale del Museo Nazionale dell’Afghanistan a Kabul nel 2002, come testimonia una foto scattata due anni dopo dagli archeologi e dai tecnici dell’Istituto Centrale del Restauro. Un museo che era sopravvissuto in qualche modo a saccheggi e distruzioni grazie anche alla collaborazione di una missione italiana presente per il primo intervento. Una cooperazione che è proseguita nel 2009 con la formazione di allievi e allieve presso l’Istituto Centrale del Restauro (oggi ISCR). E’ avvenuto pochi anni fa, quasi la premessa della nascita dei “caschi blu della cultura”. E’ il Ministro dei beni culturali e del turismo Dario Franceschini ad accogliere gli ospiti nella maestosa aula X delle Teme di Diocleziano, il complesso termale più grandioso della romanità, costruito in soli otto anni dal 298 al 306 d. C. che ospita la cerimonia per la nascita della task force italiana “Unite for Heritage” a difesa del patrimonio culturale in pericolo per disastri naturali o guerre.
Presenti i ministri della Difesa Roberta Pinotti, degli Esteri Paolo Gentiloni, dell’Istruzione Stefania Giannini, nonché il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio del Sette e il Direttore Generale dell’Unesco Irina Bokova e una decina di Carabineri della Tutela del Patrimonio Culturale che sfoggiano sulla divisa il distintivo “United4Heritage”. Propedeutico alla firma del Memorandun, sottoscritto dal Ministro degli Esteri Gentiloni e dal Direttore Generale Unesco Bokova, la firma dei Ministri Gentiloni e Franceschini e del sindaco di Torino Fassino del protocollo d’intesa per la costituzione nella città sabauda del centro internazionale di formazione e ricerca sull’economia della cultura e del patrimonio mondiale.
Da molti anni ormai si parlava di organizzare un sistema internazionale per combattere le nuove forme di aggressione alle testimonianze della storia e della cultura in qualunque paese si verifichino. Non come un tempo incidentali, ma voluti e e premeditati per distruggere con i simboli la memoria e l’identità di un popolo e di una civiltà. Ora il progetto caro al ministro Franceschini diventa realtà. E il Ministro non nasconde la sua soddisfazione.
“L’Italia si conferma una grande potenza culturale in grado di assumere importanti incarichi in ambito internazionale sotto le insegna Onu – Ed è il primo paese nel mondo a mettere a disposizione una task force” i Carabinieri del Comando tutela patrimonio culturale che hanno esperienza e credibilità internazionale, già pronti ed esecutivi a disposizione dell’Unesco, così come gli esperti dell’Opificio delle pietre dure e dell’ICSR. Trenta super esperti carabinieri della Tutela (sono in totale circa 300) affiancati da altrettanti civili con grande esperienza e preparazione in materia, fra storici dell’arte, studiosi, restauratori ed esperti del patrimonio librario ed archivistico. E in futuro, attraverso il MIUR ricorda il ministro Giannini, potranno farne parte anche docenti universitari. Un contingente super specializzato, in una parola il meglio del meglio che può offrire l’Italia in questo campo. Un passo importante e moralmente dovuto a difesa del patrimonio dell’umanità, quindi di ciascun di noi, dice Franceschini. A protezione di patrimonio colpito non incidentalmente come in passato, ma proprio perché rappresenta una religione, un’identità diversa, quindi da distruggere. La task force “è un pezzo molto italiano della strategia antiterrorismo che molti paesi e l’Unesco condividono”, sottolinea il ministro degli esteri Gentiloni.
“Sempre più spesso l’obiettivo è colpire la cultura, cancellare attraverso i simboli la diversità e il pluralismo in quei paesi dal Golfo di Guinea al Pakistan in cui le diversità erano coltivate e accettate. La distruzione dei simboli è una sorta di pulizia culturale”, afferma Gentiloni che non si nasconde la difficoltà di individuare le aree minacciate, a rischio. Ma l’Italia con le sue 170 missioni archeologiche sostenute dagli Esteri e dal Mibact ha le carte in regola per riuscire nell’impresa. Proteggere la cultura è “un’arma molto importante” per sconfiggere il terrorismo, dice il Ministro Pinotti, sottolineando le specificità dei Carabinieri in fatto di competenza e controllo del territorio, nel rispetto della popolazione, dei suoi usi e costumi. Sempre a difesa dei beni culturali in Iraq come in Kosovo.
Un’attitudine consolidata fin dal 1969, anno di costituzione del Nucleo originario, il “primo reparto di polizia al mondo” specializzato in questo campo, ricorda il Generale Del Sette. La task force, diretta da un ufficiale superiore, è organizzata in quattro segmenti, informatica, logistica, addestramento e operativo. Si complimenta con l’Italia “protagonista di questa iniziativa” la direttrice dell’Unesco Irina Bokova che ha appena ricevuto dall’Università per stranieri di Perugia la laurea honoris causa.
“Voglio testimoniare la grande minaccia che colpisce l’umanità. Gli attacchi deliberati alla nostra cultura sono attacchi al nostro comune sentire e alla condivisione degli stessi valori. E cita più volte i “Carabinieri italiani” che tanto si adoperano per la salvaguardia delle opere d’arte. “La nostra risposta agli attacchi contro il patrimonio culturale – dice – è la costruzione di un mausoleo, il restauro degli scritti della sapienza islamica, dalla matematica all’astronomia. La nostra risposta è nella ricostruzione del ponte di Mostar”.
E’ giunto dunque alla realizzazione il progetto di cui si parlava da qualche tempo, in linea con l’approvazione da parte di 83 paesi durante l’Expo di Milano della “Dichiarazione sulla protezione del patrimonio culturale” e con la proposta avanzata a settembre all’Onu dal Presidente del consiglio Renzi di una task force messa in piedi sotto l’egida dell’Unesco. Il 17 ottobre è seguito il sì del Consiglio esecutivo dell’Unesco che ha votato per acclamazione la proposta italiana e di proseguire a lavorare in sede Onu per includere la componente culturale nelle missioni di pace, come richiesto dal premier nel suo intervento. La task force interverrà, tramite l’Unesco, su richiesta di uno stato membro colpito da una calamità naturale o che sta affrontando una crisi (non durante un conflitto) per fornire assistenza al personale locale, pianificare le operazioni di salvaguardia, stimare i danni, formare i restauratori e non ultimo contrastare il saccheggio e il traffico illecito di opere d’arte. Un’attività in cui i Carabinieri sono maestri nel mondo.

Autore: Laura Gigliotti

Fonte: www.quotidianoarte.it, 16 feb 2016

ROMA. Franceschini firma un D.M. per la concessione di 10 siti chiusi.

Il ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini, ha annunciato di aver firmato un ”decreto ministeriale per la concessione in uso a privati no profit di beni immobili del demanio culturale dello Stato non aperti alla fruizione pubblica o non adeguatamente valorizzati’‘.
A breve, ha aggiunto il ministro, saranno indicati i primi 10 siti.
”Con questo atto – ha sottolineato Franceschini, intervenendo alla presentazione della campagna del Fai ‘Ricordiamoci di salvare l’Italia’ – le associazioni no profit attive nei territori, potranno partecipare con una procedura chiara e trasparente alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale, uno strumento che consentirà di partire dal basso nell’adempimento dell’art. 9 della Costituzione. Pubblico e privato sociale perseguono infatti lo stesso obiettivo a favore del patrimonio culturale, a tutto vantaggio dell’intero sistema Paese”.
L’affidamento in concessione, secondo il decreto, è riservato ad associazioni e fondazioni senza scopi di lucro, dedicate alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale e che abbiano, specifica il Mibact, ”una significativa esperienza nel settore, ossia la gestione nell’ultimo quinquennio di almeno un immobile culturale pubblico o privato, con attestazione della sovrintendenza competente di adeguata manutenzione e apertura al pubblico”.
I primi 10 beni verranno affidati tramite una procedura di selezione con il coinvolgimento degli uffici periferici competenti per territorio. Tra i principali requisiti per ottenere l’affidamento verranno valutati il progetto di restauro e conservazione programmata, il programma di apertura alla fruizione pubblica e l’ammontare del canone proposto.
L’attuazione del decreto non comporta nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Insieme alla concessione è prevista la stipula con l’aggiudicatario di un contratto di servizio che disciplina lo svolgimento delle attività di gestione del bene. La concessione, non rinnovabile automaticamente, avrà una durata ordinaria tra i 6 e i 10 anni, estendibile fino a 19 nel caso di interventi di restauro particolarmente complessi e onerosi. Nel testo del decreto viene specificato che possono essere conferiti in concessione d’uso a soggetti privati no profit “i beni culturali immobili del demanio culturale dello Stato per l’utilizzo dei quali attualmente non è corrisposto alcun canone e che richiedono interventi di restauro”.
Il canone da porre a base d’asta sarà determinato dal Mibact, “di concerto con l’Agenzia del Demanio”.
Assegnata la gestione del bene, valutando l’offerta più congrua in termini di progetto e di ritorno economico, “dal canone di concessione vengono detratte le spese sostenute dal concessionario per il restauro, entro il limite massimo del canone stesso”.
Per ottenere la detrazione il concesionario dovrà rendicontare al ministero, alla fine di ogni anno, interventi effettuati e spese sostenute, che devono essere “in coerenza con il progetto di conservazione programmata e di restauro contenuto nella concessione”.
Il canone dovrà essere corrisposto in mensilità.

Fonte: adnkronos, 8 ott 2015

La cura dei territori storici: condizione per la salvaguardia del patrimonio d’arte ivi diffuso?

Nel ringraziare la rivista Kermes per avere scelto di aprire uno specifico Dossier per pubblicare gli interventi che sviluppassero criticamente i problemi posti dalla nota di
Mnemosyne, mi onoro di chiedere, alle riviste di cultura che ricevono questo messaggio, la disponibilità a esprimere il loro parere sugli stessi problemi, possibilmente con particolare attenzione all’auspicio di Giovanni Urbani, che chiedeva che “il fare umano sia integrativo e non distruttivo della bellezza del mondo”.
Auspicio che postula particolare attenzione al rapporto tra urbanistica e salvaguardia-valorizzazione del patrimonio di storia e d’arte che manifesta l’intrinseca musealità di ogni territorio umanizzato, soprattutto mentre si continua a non “avvertire la terribile novità storica dell’esaurirsi del proprio ambiente di vita”.
Mentre si avvicina il L° dell’alluvione di Firenze (e mentre, sempre più spesso, dobbiamo assistere a eventi indotti dalle medesime cause di quel disastro) pare non secondario chiedere, alle riviste di cultura, riflessioni che consentano di mantenere viva “la presenza materiale del passato”, quale “componente primaria dell’ambiente”.
In questa prospettiva, con questo Dossier, si vorrebbe contribuire a maturare una cultura che postuli i territori storici quali “risorse di cultura”, da vivere e da far vivere anche grazie a norme di legge che smettano di essere veicoli di consumo degli stessi territori e delle risorse di storia e d’arte che li costituiscono.
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Pietro Segala – Istituto Mnemosyne, Brescia – Tf.: 329.8642280
http://www.istituto-mnemosyne.it