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Davide Uria. Capire l’arte contemporanea con Davide Uria: un viaggio tra tagli, stanze e sopravvivenze.

L’arte contemporanea, si sa, non è facile. Non parla sempre un linguaggio immediato, non si lascia spiegare con formule semplici, spesso provoca più smarrimento che entusiasmo. Eppure, può succedere che proprio in mezzo a un museo pieno di installazioni incomprensibili, o davanti a una tela tagliata in due, ci si senta vivi. È da questa tensione – tra spaesamento e fascino – che nascono i due libri di Davide Uria: “Lucio Fontana spiegato a mia nonna: Perché i tagli sono opere d’arte” e “Sopravvivere a un museo d’arte contemporanea: Dieci stanze, dieci artisti, dieci sopravvivenze possibili“. Due titoli ironici, certo, ma anche estremamente seri, se si guarda sotto la superficie.

Nel primo volume, Uria prende per mano il lettore e lo porta a conoscere uno degli artisti più emblematici del Novecento: Lucio Fontana. Ma non lo fa con il tono accademico di chi sa e vuole insegnare. Lo fa parlando a una nonna – simbolo di quel pubblico che guarda un’opera contemporanea e chiede candidamente: “Ma questo è davvero arte?”. È proprio da lì che parte il dialogo. Perché il taglio di Fontana non è uno sfregio, ma un gesto filosofico, un’apertura verso lo spazio reale. È la negazione della pittura come finestra e l’inizio di un’arte che dialoga con il vuoto, con la luce, con il pensiero. Uria riesce a raccontare tutto questo con uno stile che unisce la chiarezza alla profondità, senza rinunciare a una buona dose di ironia.

Ma se il primo libro è in qualche modo una monografia atipica, il secondo si presenta come un vero e proprio percorso narrativo. Sopravvivere a un museo d’arte contemporanea è una sorta di guida esistenziale. Dieci stanze, dieci artisti, dieci modi per affrontare le difficoltà – spesso psicologiche – che si provano dentro un museo. Chi non si è mai sentito a disagio davanti a un’opera troppo concettuale? Chi non ha mai pensato, almeno una volta, di non essere “all’altezza”? Uria ribalta questa percezione: non sei tu a non capire, è l’arte che ti invita a cambiare prospettiva. Attraverso riferimenti filosofici, ma anche con un linguaggio narrativo, l’autore suggerisce che il museo non è un tempio da temere, ma un campo di prova per la mente e per il cuore.

I due libri, letti insieme, formano un dittico coerente. Da un lato la spiegazione simbolica di un gesto rivoluzionario, dall’altro la preparazione mentale ad un’esperienza immersiva. Il centro resta sempre lo stesso: rendere l’arte contemporanea accessibile, senza svilirla. Con leggerezza, sì, ma anche con metodo. E questo è forse il punto più interessante del lavoro di Uria: la sua è una divulgazione colta, fondata su studi e letture, ma mai ostentata. Un sapere che si offre con naturalezza, senza pedanteria.

Nel panorama editoriale italiano, dove spesso l’arte contemporanea è spiegata con toni aulici o, al contrario, ridotta a puro intrattenimento, Davide Uria ci presenta una terza via: quella dell’ironia consapevole, che non semplifica ma accompagna. Un’arte dello spiegare che parte dal basso, da una domanda ingenua, per arrivare a riflessioni filosofiche che interrogano il senso stesso del guardare, del creare, del comprendere.
Se siete curiosi, se vi siete sentiti fuori posto in un museo, se avete mai pensato che l’arte contemporanea fosse “una presa in giro”, questi due libri potrebbero cambiare il vostro punto di vista. Non offrono risposte definitive, ma lasciano aperte molte porte. Proprio come i tagli di Fontana.

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Davide Uria. “Fontana spiegato a mia nonna: perché i tagli sono opere d’arte” – Un viaggio ironico nel mondo dell’arte contemporanea.

Il nuovo libro di Davide Uria trasforma i misteri dell’arte moderna in un racconto accessibile e divertente, spiegando opere complesse come quelle di Fontana con un linguaggio semplice e ironico, alla portata di tutti, anche della nonna!
Il nuovo libro di Davide Uria, un’opera ironica, e allo stesso tempo profondamente riflessiva, che promette di conquistare il pubblico con il suo approccio unico all’arte contemporanea. Intitolato “Lucio Fontana spiegato a mia nonna: perché i tagli sono opere d’arte”, il libro rappresenta la prima pubblicazione di Uria in ambito artistico e nasce dall’esperienza delle sue lezioni di arte rivolte a un pubblico adulto. Durante questi incontri, l’autore ha maturato l’idea di creare un racconto in grado di spiegare i misteri e le provocazioni dell’arte contemporanea con un linguaggio semplice e accessibile, utilizzando la figura di sua nonna come espediente narrativo. “Mi è venuta l’idea di costruire una storia attorno ai miei insegnamenti, immaginando di raccontare Fontana a mia nonna, una persona pragmatica e lontana dal mondo dell’arte moderna”, afferma Uria. Da qui è nato il libro, che si snoda tra umorismo, dialoghi immaginari e riflessioni profonde sul significato dell’arte.
Al centro dell’opera, i celebri “tagli” di Lucio Fontana diventano il punto di partenza per esplorare concetti artistici apparentemente semplici ma carichi di significato. Uria spiega come questi tagli, che a prima vista possono sembrare rotture o danni accidentali alla tela, in realtà aprono lo spazio verso nuove dimensioni e possibilità interpretative. E proprio come cerca di far capire a sua nonna che quei tagli non sono semplicemente buchi da riparare, ma aperture verso l’infinito, così guida il lettore attraverso un mondo artistico che spesso sembra sfuggire alla comprensione.
Il libro, però, non si limita a trattare Fontana: l’autore utilizza questa figura come pretesto per un viaggio che attraversa l’intero panorama dell’arte contemporanea, senza dimenticare di fare riferimenti a movimenti e artisti del passato, creando così un percorso che unisce la storia dell’arte classica e moderna. Dai colori monocromatici alla ricerca dello spazio e dell’infinito, Uria esplora tematiche complesse con un tono leggero e brillante, rendendo concetti difficili alla portata di tutti.

Davide Uria è insegnante di disegno e storia dell’arte presso l’Università della Terza Età di Trani, dove ha sempre unito passione e ironia nella sua divulgazione artistica. Laureato presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, Uria ha lavorato nel campo della comunicazione culturale collaborando con il MART di Rovereto, uno dei musei d’arte contemporanea più prestigiosi d’Italia, dove ha affinato le sue competenze nel settore della comunicazione museale. Successivamente, ha ricoperto il ruolo di cultore della materia presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, dove ha curato eventi artistici e culturali, mostre e workshop dedicati alla comunicazione in ambito culturale.
Parallelamente alla sua carriera nel campo dell’arte visiva, Davide Uria si è dedicato alla scrittura e alla poesia, con pubblicazioni in raccolte e antologie su riviste e testate internazionali di rilievo. La sua versatilità gli ha permesso di spaziare tra diversi linguaggi artistici, dal visivo al letterario, sempre con uno stile che unisce profondità e leggerezza, riflessione e ironia.

“Lucio Fontana spiegato a mia nonna: perché i tagli sono opere d’arte” è un libro pensato per tutti, dagli appassionati di arte agli amanti della cultura pop, passando per chi si affaccia per la prima volta al mondo dell’arte contemporanea. È un viaggio che, attraverso un dialogo immaginario e situazioni quotidiane, mostra come l’arte possa essere non solo uno strumento di riflessione, ma anche di scoperta e divertimento. Con la sua scrittura, Uria riesce a rendere temi complessi comprensibili e affascinanti, restituendo l’idea che l’arte, con tutte le sue sfumature e provocazioni, può essere accessibile a chiunque, anche a una nonna con il suo senso pratico.
Un’uscita da non perdere per chi ama l’arte e vuole esplorare nuove prospettive con una risata in tasca.

Recensione: Lucia Giusto – cosmonautacomunicazione@gmail.com

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Stefania Macioce. Michelangelo Merisi da Caravaggio. Documenti, fonti, inventari 1513-1883.

Tutto su Caravaggio, ma proprio tutto.
Per gli specialisti di Caravaggio sarà destinato a diventare uno strumento di lavoro indispensabile, da prendere in mano di frequente per un controllo o una verifica. Gli amanti delle letture complesse possono anche provare a testarlo, sapendo in anticipo che si tratta di un’impresa non facile.
L’autrice è Stefania Macioce, nota studiosa di temi caravaggeschi che ha consegnato alle stampe un’edizione aggiornata di un suo libro del 2010, uscito in occasione del IV centenario della morte di Caravaggio. All’epoca Maurizio Calvesi (venerato maestro dell’autrice), firmando la presentazione, si compiaceva delle quasi 1.100 voci che componevano il volume. Quello attuale ne aggiunge 106, oltre a 22 fonti e 60 inventari.
I numeri fanno capire abbastanza bene in che impressionante regesto ci si imbatte. Ci sono tutti i documenti fondamentali sulla vita e sulle opere di Caravaggio, ma anche quelli relativi alla famiglia, ai colleghi, ai collezionisti ecc., oltre alle menzioni inventariali. Queste ultime, almeno per certi secoli, possono essere interpretate come il sintomo più vistoso dell’incomprensione di Caravaggio, al quale erano attribuiti soggetti triviali o profani, oggi per noi impensabili. Per fortuna è arrivata la filologia a fare un po’ di chiarezza. Spesso dimentichiamo che l’immagine che ci siamo fatti di un pittore dipende in larga parte da questo genere di studi.
Arrivati a questo punto della ricerca mi pare saggia la decisione di Stefania Macioce di spedire nell’etere il proseguimento del lavoro, destinato a incrementarsi rapidamente nel corso del tempo.

Info:
Michelangelo Merisi da Caravaggio. Documenti, fonti, inventari 1513-1883,
di Stefania Macioce, 768 pp., Ugo Bozzi Editore, Roma 2023, € 95

Autore: Simone Facchinetti

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com, 20 dic 2023

Max Seidel e Serena Calamai. Ambrogio Lorenzetti. I capolavori delle Gallerie degli Uffizi.

Questo volume dedicato ad Ambrogio Lorenzetti (1290 ca-1348) e alle sue opere nelle Gallerie degli Uffizi a Firenze è stato preceduto da studi che ci permettono oggi di conoscere più agevolmente lo stile del grande artista. Per scriverlo, Max Seidel ha collaborato con Serena Calamai. Seidel ha, da un lato, una concezione globale e comprensiva del fare storia, per cui gli orientamenti storico artistici si completano e sostanziano con ricerche in tutti i campi dello scibile, approdando così a risultati esemplari difficilmente replicabili; dall’altro, vi è una conoscenza profonda dell’arte gotica senese.

«Presentazione di Gesù al Tempio» (1342) di Ambrogio Lorenzetti (particolare)

Gli autori dichiarano di aver voluto riempire uno spazio lasciato vuoto nella mostra su Ambrogio Lorenzetti tenutasi a Siena nel 2018. Le regole interne degli Uffizi impedirono infatti di esporvi la «Presentazione di Gesù al Tempio» (1342), considerata la sua opera su tavola più emblematica. Il volume si concentra proprio su questa tavola con uno studio approfondito che include anche le quattro «Storie di san Nicola», ugualmente agli Uffizi. Vengono sviluppate ampiamente le contestualizzazioni storiche. Significative le ricerche sugli Ebrei, innescate dall’immagine del Gran Sacerdote nella «Presentazione».
Già nel catalogo della mostra, Seidel e Calamai avevano scritto della luce nella pittura di Ambrogio; e qui si presenta al lettore un saggio sulla concezione e funzione della luce nel Medioevo. Studiata, anche con l’apporto di sofisticati esami diagnostici, l’«Annunciazione» (1344) della Pinacoteca di Siena che offre una significativa innovazione iconografica nella figura della Vergine che si rivolge direttamente a Dio Padre circondato dal Tetramorfo.
Un’ultima menzione spetta agli approfondimenti sulla prospettiva policentrica. Il pittore realizzò infatti un’architettura davvero efficace dell’interno del Tempio della «Presentazione»: un ambiente dove i personaggi si dispongono in modo armonioso, con una prospettiva e una resa volumetrica della scena che rimasero ineguagliate fino al pieno Rinascimento.

Info:
Ambrogio Lorenzetti. I capolavori delle Gallerie degli Uffizi,
di Max Seidel e Serena Calamai, 368 pp., 283 ill. col. e b/n e XLIX tavv., Giunti, Firenze 2022, € 45

Autore: Giorgio Bonsanti

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com, 28 gen 2023

Alberto Dambruoso. Boccioni, Opere inedite.

A distanza di oltre cento anni dalla morte – e dopo quasi sei dall’uscita del catalogo generale edito da Allemandi a cura di Maurizio Calvesi e di chi scrive – Umberto Boccioni continua a regalare sorprese agli studiosi e agli appassionati d’arte. Sono ben quarantuno tra dipinti a olio, disegni su carta, inclusa una scultura, le opere inedite individuate negli ultimi cinque anni e mezzo, che si aggiungono al nutrito corpus dei lavori noti a testimoniare, ancora una volta, la straordinaria prolificità dell’artista nell’arco di una carriera durata nemmeno vent’anni.
Grazie al rinvenimento di alcuni disegni preparatori per dipinti già noti e viceversa in un caso, riconducendo a un dipinto inedito un disegno con soggetto simile, trova conferma la prassi messa in atto dall’artista, già palese per i numerosi disegni noti accostabili agli olii: Boccioni era solito realizzare vari studi su carta – dall’impianto compositivo generale dell’opera ai singoli dettagli – prima di prendere in mano i pennelli. Già per una delle prime opere note su tela, Campagna romana del 1903, conosciamo alcuni disegni preparatori in cui è possibile ravvisare il taglio orizzontale della composizione e gli schizzi delle mucche al pascolo.
Tra le ultime opere rintracciate vi è un disegno a china con tre studi di testa per il Ritratto del Cavalier Tramello dipinto da Boccioni durante un soggiorno a Padova agli inizi del 1907.
Il ritrovamento di alcune opere inedite all’estero (oltre al Brasile) in Francia, Germania e Inghilterra lascia presupporre che un collezionismo europeo intorno a Boccioni fosse sorto precocemente, in seguito alla circolazione delle sue opere presentate in occasione delle prime esposizioni internazionali personali e collettive del gruppo futurista. Nel periodo dal 1912 al 1915 è notevole l’attività dei futuristi fuori dall’Italia: si tennero mostre a Parigi (1912 e 1913), Berlino (1912 e 1913), Londra (1912 e 1914) oltreché a Bruxelles (1912), Rotterdam (1913), Lipsia (1914), fino a San Francisco (1915).
Un disegno inedito proveniente dallo Städel Museum di Francoforte, donato da un collezionista al Museo nel 1931, era stato molto probabilmente acquistato dal primo proprietario a una delle già citate esposizioni che si tennero in Germania quando Boccioni era ancora in vita, oppure subito dopo la sua morte, nelle mostre tenutesi a Berlino nel 1917 o nel 1922. In Germania era stato rintracciato anche il dipinto Nudo (complementarismo dinamico di forma-colore) del 1913 venduto dal noto critico e gallerista Herwarth Walden a un collezionista tedesco, probabilmente in occasione della mostra tenutasi alla galleria Der Sturm nel 1917.
Molte opere di Boccioni furono vendute all’estero dopo la metà degli anni Cinquanta, sotto l’impulso dei primi studi sull’artista condotti in Italia da Raffaele Carrieri e Calvesi, autore di una monografia su Boccioni con Giulio Carlo Argan nel 1953 in occasione di una mostra di Boccioni al Palazzo delle Esposizioni di Roma.
Dopo lunghi anni di silenzio, queste ricerche davano avvio alla riscoperta di Boccioni a livello internazionale. Nel 1951 il Museum of Modern Art di New York ha acquistato dal figlio di Ferruccio Busoni La città che sale (1910-1911), riunendo nel tempo un nucleo fondamentale di capolavori futuristi di Boccioni; dal 1956 i collezionisti statunitensi Harry e Lydia Winston Malbin acquisirono una serie di opere (principalmente di disegni e stampe, oltre alle fusioni di Antigrazioso, Sviluppo di una bottiglia nello spazio e Forme uniche della continuità nello spazio) in parte donata nel 1989 al Metropolitan Museum of Art di New York.
A parte la documentata storia di queste celebri collezioni, risulta difficile rintracciare eventuali altre opere di Boccioni all’interno di collezioni private estere, essendo state finora scarse le occasioni espositive di Boccioni fuori dall’Italia, che avrebbero potuto incentivare i rapporti tra collezionisti privati e istituzioni.
Le opere rinvenute tra il 2016 e il 2019 sono state esaminate e valutate con cura dal sottoscritto insieme al professor Calvesi, sebbene la malattia lo avesse debilitato al punto da impedirgli negli ultimi anni la scrittura. Dopo la scomparsa del professore, le valutazioni sull’autenticità delle opere che mi venivano sottoposte sono state accompagnate da scrupolosi esami di diagnostica strumentale e di perizie calligrafiche.
A fronte di una trentina di opere autentiche, sono state più del triplo le opere false che mi sono giunte con la richiesta di archiviazione. Nella maggior parte dei casi, i falsi si riferiscono a opere del periodo futurista – notoriamente quelle che fanno registrare in asta le quotazioni più alte dell’artista.
Tra le opere appartenenti al periodo prefuturista, di grande interesse sono alcune tempere giovanili eseguite a Roma quando Boccioni lavorava per la ditta Racah-Bossi, un negozio che produceva stampe di genere popolare, all’epoca di moda in tutta Europa, con soggetti quali scene di caccia alla volpe, di gite in campagna con le prime automobili, di figure vestite con abiti tradizionali olandesi o ciociari.
Di notevole importanza sono poi alcuni dipinti prefuturisti di paesaggio e ritratti. Tra i primi va sicuramente menzionato un paesaggio lacustre realizzato a pastello e datato 1903, che si colloca tra i primi paesaggi finora noti realizzati in assoluto da Boccioni, mentre tra i ritratti è da segnalarsi un meraviglioso olio che ritrae l’amata sorella Amelia, eseguito tra il 1906 e il 1907, proveniente dagli eredi di Gabriele Chiattone, tra i datori di lavoro di Boccioni a Milano, nonché uno dei suoi primi collezionisti. Sempre dagli eredi Chiattone provengono cinque paesaggi inediti eseguiti nello stesso arco temporale (1908-1909) di altre opere aventi il medesimo soggetto donate alla Città di Lugano nel 1961.
Da un’importante collezione ligure proviene invece una serie di dipinti e due disegni inediti, già nella collezione di Angelo Sommaruga, il noto editore, scrittore e gallerista milanese, tra le cui opere è stato inoltre rintracciato un suo ritratto eseguito da Giacomo Balla nel 1898. Sono tutte opere risalenti al periodo prefuturista di Boccioni di grande importanza, oltreché di grande qualità, perché offrono nuove testimonianze sul percorso di maturazione e affermazione dell’artista tra il 1903 e il 1909.
Per quanto riguarda il periodo futurista è emerso lo scorso anno in Inghilterra, a Dorchester, un dipinto di eccezionale bellezza. La tela, conservata smontata dal telaio, ritrae una giovane donna adagiata su un cuscino blu. Sebbene il soggetto rappresentato possa ascriversi al momento prefuturista, la pennellata decisa e il movimento impresso a tutta la composizione rivelano invece chiaramente il linguaggio pittorico futurista.
Un altro importante ritrovamento della produzione futurista è una fusione, mai prima documentata, di Forme uniche della continuità nello spazio (1913), realizzata dal fonditore Francesco Bruni in occasione della nota edizione della Galleria La Medusa del 1972, ed ereditata dalla nipote di Bruni nel 1994.
Di grande interesse, sempre di epoca futurista, è inoltre una serie di studi, eseguiti a china o a grafite, incentrati sul Dinamismo del corpo umano in movimento che arricchiscono questo significativo e prolifico momento della ricerca di Boccioni nel corso del 1913. A questo periodo si possono far risalire inoltre tre disegni che hanno per protagonisti altrettanti compagni dell’avventura futurista – Francesco Cangiullo, Antonio Sant’Elia e Carlo Carrà – che completano la galleria dei ritratti e delle caricature già noti degli amici futuristi, insieme a una autocaricatura dello stesso Boccioni.
Infine, di particolare rilevanza, anche per allontanare qualsiasi dubbio sulla autenticità di un dipinto del periodo futurista già oggetto di critiche in passato e ravvivatesi in tempi recenti, è il ritrovamento di due disegni inediti inequivocabilmente preparatori per l’opera contestata.

Info:
Alberto Dambruoso (a cura di) – Boccioni. Opere inedite
Maretti Editore, Imola 2022
Pagg. 96, € 50
ISBN 9788893970631
https://marettimanfredi.it

Fonte: www.artribune.com, 14 ott 2022