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Alberto Dambruoso. Boccioni, Opere inedite.

A distanza di oltre cento anni dalla morte – e dopo quasi sei dall’uscita del catalogo generale edito da Allemandi a cura di Maurizio Calvesi e di chi scrive – Umberto Boccioni continua a regalare sorprese agli studiosi e agli appassionati d’arte. Sono ben quarantuno tra dipinti a olio, disegni su carta, inclusa una scultura, le opere inedite individuate negli ultimi cinque anni e mezzo, che si aggiungono al nutrito corpus dei lavori noti a testimoniare, ancora una volta, la straordinaria prolificità dell’artista nell’arco di una carriera durata nemmeno vent’anni.
Grazie al rinvenimento di alcuni disegni preparatori per dipinti già noti e viceversa in un caso, riconducendo a un dipinto inedito un disegno con soggetto simile, trova conferma la prassi messa in atto dall’artista, già palese per i numerosi disegni noti accostabili agli olii: Boccioni era solito realizzare vari studi su carta – dall’impianto compositivo generale dell’opera ai singoli dettagli – prima di prendere in mano i pennelli. Già per una delle prime opere note su tela, Campagna romana del 1903, conosciamo alcuni disegni preparatori in cui è possibile ravvisare il taglio orizzontale della composizione e gli schizzi delle mucche al pascolo.
Tra le ultime opere rintracciate vi è un disegno a china con tre studi di testa per il Ritratto del Cavalier Tramello dipinto da Boccioni durante un soggiorno a Padova agli inizi del 1907.
Il ritrovamento di alcune opere inedite all’estero (oltre al Brasile) in Francia, Germania e Inghilterra lascia presupporre che un collezionismo europeo intorno a Boccioni fosse sorto precocemente, in seguito alla circolazione delle sue opere presentate in occasione delle prime esposizioni internazionali personali e collettive del gruppo futurista. Nel periodo dal 1912 al 1915 è notevole l’attività dei futuristi fuori dall’Italia: si tennero mostre a Parigi (1912 e 1913), Berlino (1912 e 1913), Londra (1912 e 1914) oltreché a Bruxelles (1912), Rotterdam (1913), Lipsia (1914), fino a San Francisco (1915).
Un disegno inedito proveniente dallo Städel Museum di Francoforte, donato da un collezionista al Museo nel 1931, era stato molto probabilmente acquistato dal primo proprietario a una delle già citate esposizioni che si tennero in Germania quando Boccioni era ancora in vita, oppure subito dopo la sua morte, nelle mostre tenutesi a Berlino nel 1917 o nel 1922. In Germania era stato rintracciato anche il dipinto Nudo (complementarismo dinamico di forma-colore) del 1913 venduto dal noto critico e gallerista Herwarth Walden a un collezionista tedesco, probabilmente in occasione della mostra tenutasi alla galleria Der Sturm nel 1917.
Molte opere di Boccioni furono vendute all’estero dopo la metà degli anni Cinquanta, sotto l’impulso dei primi studi sull’artista condotti in Italia da Raffaele Carrieri e Calvesi, autore di una monografia su Boccioni con Giulio Carlo Argan nel 1953 in occasione di una mostra di Boccioni al Palazzo delle Esposizioni di Roma.
Dopo lunghi anni di silenzio, queste ricerche davano avvio alla riscoperta di Boccioni a livello internazionale. Nel 1951 il Museum of Modern Art di New York ha acquistato dal figlio di Ferruccio Busoni La città che sale (1910-1911), riunendo nel tempo un nucleo fondamentale di capolavori futuristi di Boccioni; dal 1956 i collezionisti statunitensi Harry e Lydia Winston Malbin acquisirono una serie di opere (principalmente di disegni e stampe, oltre alle fusioni di Antigrazioso, Sviluppo di una bottiglia nello spazio e Forme uniche della continuità nello spazio) in parte donata nel 1989 al Metropolitan Museum of Art di New York.
A parte la documentata storia di queste celebri collezioni, risulta difficile rintracciare eventuali altre opere di Boccioni all’interno di collezioni private estere, essendo state finora scarse le occasioni espositive di Boccioni fuori dall’Italia, che avrebbero potuto incentivare i rapporti tra collezionisti privati e istituzioni.
Le opere rinvenute tra il 2016 e il 2019 sono state esaminate e valutate con cura dal sottoscritto insieme al professor Calvesi, sebbene la malattia lo avesse debilitato al punto da impedirgli negli ultimi anni la scrittura. Dopo la scomparsa del professore, le valutazioni sull’autenticità delle opere che mi venivano sottoposte sono state accompagnate da scrupolosi esami di diagnostica strumentale e di perizie calligrafiche.
A fronte di una trentina di opere autentiche, sono state più del triplo le opere false che mi sono giunte con la richiesta di archiviazione. Nella maggior parte dei casi, i falsi si riferiscono a opere del periodo futurista – notoriamente quelle che fanno registrare in asta le quotazioni più alte dell’artista.
Tra le opere appartenenti al periodo prefuturista, di grande interesse sono alcune tempere giovanili eseguite a Roma quando Boccioni lavorava per la ditta Racah-Bossi, un negozio che produceva stampe di genere popolare, all’epoca di moda in tutta Europa, con soggetti quali scene di caccia alla volpe, di gite in campagna con le prime automobili, di figure vestite con abiti tradizionali olandesi o ciociari.
Di notevole importanza sono poi alcuni dipinti prefuturisti di paesaggio e ritratti. Tra i primi va sicuramente menzionato un paesaggio lacustre realizzato a pastello e datato 1903, che si colloca tra i primi paesaggi finora noti realizzati in assoluto da Boccioni, mentre tra i ritratti è da segnalarsi un meraviglioso olio che ritrae l’amata sorella Amelia, eseguito tra il 1906 e il 1907, proveniente dagli eredi di Gabriele Chiattone, tra i datori di lavoro di Boccioni a Milano, nonché uno dei suoi primi collezionisti. Sempre dagli eredi Chiattone provengono cinque paesaggi inediti eseguiti nello stesso arco temporale (1908-1909) di altre opere aventi il medesimo soggetto donate alla Città di Lugano nel 1961.
Da un’importante collezione ligure proviene invece una serie di dipinti e due disegni inediti, già nella collezione di Angelo Sommaruga, il noto editore, scrittore e gallerista milanese, tra le cui opere è stato inoltre rintracciato un suo ritratto eseguito da Giacomo Balla nel 1898. Sono tutte opere risalenti al periodo prefuturista di Boccioni di grande importanza, oltreché di grande qualità, perché offrono nuove testimonianze sul percorso di maturazione e affermazione dell’artista tra il 1903 e il 1909.
Per quanto riguarda il periodo futurista è emerso lo scorso anno in Inghilterra, a Dorchester, un dipinto di eccezionale bellezza. La tela, conservata smontata dal telaio, ritrae una giovane donna adagiata su un cuscino blu. Sebbene il soggetto rappresentato possa ascriversi al momento prefuturista, la pennellata decisa e il movimento impresso a tutta la composizione rivelano invece chiaramente il linguaggio pittorico futurista.
Un altro importante ritrovamento della produzione futurista è una fusione, mai prima documentata, di Forme uniche della continuità nello spazio (1913), realizzata dal fonditore Francesco Bruni in occasione della nota edizione della Galleria La Medusa del 1972, ed ereditata dalla nipote di Bruni nel 1994.
Di grande interesse, sempre di epoca futurista, è inoltre una serie di studi, eseguiti a china o a grafite, incentrati sul Dinamismo del corpo umano in movimento che arricchiscono questo significativo e prolifico momento della ricerca di Boccioni nel corso del 1913. A questo periodo si possono far risalire inoltre tre disegni che hanno per protagonisti altrettanti compagni dell’avventura futurista – Francesco Cangiullo, Antonio Sant’Elia e Carlo Carrà – che completano la galleria dei ritratti e delle caricature già noti degli amici futuristi, insieme a una autocaricatura dello stesso Boccioni.
Infine, di particolare rilevanza, anche per allontanare qualsiasi dubbio sulla autenticità di un dipinto del periodo futurista già oggetto di critiche in passato e ravvivatesi in tempi recenti, è il ritrovamento di due disegni inediti inequivocabilmente preparatori per l’opera contestata.

Info:
Alberto Dambruoso (a cura di) – Boccioni. Opere inedite
Maretti Editore, Imola 2022
Pagg. 96, € 50
ISBN 9788893970631
https://marettimanfredi.it

Fonte: www.artribune.com, 14 ott 2022

Boespflug François, Fogliadini Emanuela. Il battesimo di Cristo nell’arte.

Il Battesimo di Cristo fu l’oggetto, fin dai primi secoli cristiani, di un notevole numero di raffigurazioni artistiche, sia semplici sia sontuose. In questo libro i due autori, teologi e storici dell’arte, presentano un panorama di questo tema nella lunga storia dell’arte, ripercorrendone le grandi tappe e le principali caratteristiche secondo le epoce e le confessioni.
La varietà delle opere scelte e i tanti dettagli che queste raffigurano saranno il luogo per far emergere il cuore del messaggio teologico: l’esplicita teofania trinitaria in questo momento eccezionale della vita di Cristo. I gesti di Giovanni, la nudità o quasi di Cristo immerso nelle acque, la voce del Padre resa mediante un simbolo o in modo antropomorfo, la Colomba dello Spirito che assume diverse dimensioni e colori, la presenza degli angeli che porgono asciugamani, il fiume Giordano sovente personificato – per non parlare dei pesci –, variano secondo gli artisti, le regioni, le epoche. Un viaggio dalle catacombe all’arte contemporanea, dall’Oriente all’Occidente europeo, con un’apertura sull’arte extraeuropea (Asia, Africa, America), passando per un mélange di stili e ispirazioni, per raccontare un evento fondativo della storia cristiana.

FRANÇOIS BŒSPFLUG teologo, storico dell’arte e storico delle religioni, è professore emerito dell’Università di Strasburgo. È stato editore letterario per le Éditions du Cerf, titolare della Chaire du Louvre nel 2010 e della Cattedra Benedetto XVI a Ratisbona nel 2013. Le sue numerose pubblicazioni si focalizzano sulla storia delle religioni e la rappresentazione del divino. Tra le più recenti, Le immagini di Dio. Una storia dell’Eterno nell’arte (2012) per Einaudi; Il pensiero delle immagini (2013) per Qiqajon; Le regard du Christ dans l’art IV-XXIe siècle: temps et lieux d’un échange (2015) per Mame; Arcabas, un peintre en société con Régis Ladous (2018); Crucifixion. La Crucifixion dans l’art: un sujet planétaire (2019) per Bayard; Gesù fu veramente bambino? per Jaca Book (2020), Il giorno di Pasqua nell’arte (2021).
EMANUELA FOGLIADINI si occupa d’iconogra?a e storia della teologia bizantina-ortodossa. Dottore in Teologia e in Storia del Cristianesimo, è docente di Storia della Teologia dell’Oriente cristiano presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano e di Teologia ortodossa presso gli Istituti Superiori di Scienze Religiose di Milano e Pavia. Impegnata nella valorizzazione del confronto tra iconogra?a, liturgia e teologia nello studio dei programmi iconografici di edifici sacri, ha pubblicato svariati saggi, tra cui Il volto di Cristo. Gli Acheropiti del Salvatore nella Tradizione dell’Oriente cristiano (2011); L’immagine negata. Il concilio di Hieria e la formalizzazione ecclesiale dell’iconoclasmo (2013) e L’invenzione dell’immagine sacra. Il secondo concilio di Nicea e la legittimazione ecclesiale dell’immagine sacra (2015) per Jaca Book.
François Bœspflug e Emanuela Fogliadini hanno co-pubblicato La Natività di Cristo nell’arte d’Oriente e d’Occidente (2016), La Fuga in Egitto nell’arte d’Oriente e d’Occidente (2017) per Jaca Book; Volti del mistero. Il conflitto delle immagini (2018) per Marietti, Natale nell’arte (2020).

Info:
Jaca Book Editore
ISBN (a 13 cifre): 978-88-16-60656-2
Prezzo: Euro 70,00
Milano, 2021

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Renzo GIACOPINI. La storia secondo Dante.

Nella «Commedia» Dante incontra re, imperatori, papi, vescovi, capi di fazioni politiche e di ordini religiosi che, nel bene e nel male, ritiene responsabili del suo tempo, uno fra i più tribolati della nostra storia: destinandoli all’Inferno, al Purgatorio o al Paradiso pronuncia il suo giudizio su di loro.
Dei personaggi che hanno fatto la storia a lui contemporanea il Sommo Poeta raccoglie le confessioni, ricerca i motivi profondi del loro operato, arricchisce il racconto di particolari noti o sconosciuti.
Come «ghibellin fuggiasco» è coinvolto in questa storia e la racconta dal suo punto di vista. Leggere la Commedia come opera di uno storico di parte può essere allora un itinerario intrigante. E anche un invito a rileggere per intero il grande capolavoro.

Renzo Giacopini (Pescantina, Verona 1945) è ritornato recentemente allo studio della Divina Commedia, di cui è diventato appassionato cultore. Con la collaborazione della Mazziana ha prodotto per un circuito esclusivo di amici i seguenti titoli: «Le preghiere della Commedia» (2016), «Tutte le donne della Commedia» (2016), «Io e Dante» (2017), «Gli animali della Commedia» (2018), «La mitologia nella Commedia» (2020).

Info:
Editrice Mazziana, Verona, 2021
Pagine: 216 – € 12,50
ISBN: 978-88-97243-37-3
Per acquisto: Casa editrice Mazziana (telefonando al numero 045.912039 oppure inviando una e-mail a: casaeditrice@donmazza.org).

Castelfranchi Vegas Liana, Italia e Fiandra, nell’Europa del ‘400.

Questo libro è l’esito di un cammino di ricerca che ha preso l’avvio nel lontano 1966, con due saggi apparsi sulla rivista Paragone, nei quali l’autrice scorgeva l’esistenza di una trama continua di rapporti tra pittura fiamminga e pittura italiana nel corso del Quattrocento e tentava di tracciarne i primi lineamenti.
Il caso dei rapporti tra Italia e Fiandra si presenta, in realtà, come assai peculiare rispetto a quelli che si stabilirono tra pittura fiamminga e altre aree artistiche in Europa, dove l’impatto fiammingo fu assimilato in modo più netto. In Italia, infatti, la pittura fiamminga non giunse mai ad alterare il corso storico o a determinarne la fisionomia, proprio perché la Penisola nel Quattrocento fu a sua volta teatro di fatti pittorici di altissimo livello.
Ancor più singolare quindi il fatto che l’Italia rappresentò la prima e più ricca area di committenza della pittura fiamminga, sia mercantile sia aristocratica, fenomeno che assunse talora le proporzioni di una vera e propria moda. Soprattutto la conoscenza diretta di esemplari fiamminghi esercitò su molti dei nostri pittori un fascino tale da tradursi in un nuovo arricchimento nella resa pittorica della realtà. È questa ricerca del reale, si sa, che accomuna entrambe le civiltà pittoriche e nel ‘400 venne gettato un ponte tra questi due universi pittorici, a nord e a sud delle Alpi.
L’esempio più eclatante è quello di Antonello da Messina, pittore quasi bilingue, italo-fiammingo, che arrivò a raggiungere la suprema sottigliezza fiamminga e a calarla in altrettanto suprema lucidezza di spazio e di forma italiani.

Liana Castelfranchi Vegas ha insegnato Storia dell’Arte Medievale all’Università di Verona e all’Università degli Studi di Milano, dedicandosi allo studio della pittura del Trecento e del Quattrocento, con particolare attenzione ai fenomeni della circolazione artistica e ai rapporti tra arte italiana e d’Oltralpe. Per Jaca Book ha curato la collezione Storia dell’Arte Europea, ed è autrice di numerose pubblicazioni, tra cui: L’Angelico e l’Umanesimo (1989), Le arti minori nel Medioevo (1994), Van Eyck(1998), L’Arte romanica (2008), Lo splendore nascosto del Medioevo (2020).

Info:
Edizioni Jaca Book
Pagine: 292 – € 50,00
ISBN:978-88-16-60645-6

Per acquisto: http://www.jacabook.it/ricerca/schedalibro.asp?idlibro=4992

Forestier Sylvie, Kuzmina Evgenia, Hazan-Brunet Nathalie. Chagall, viaggio nella Bibbia.

L’edizione di ventidue studi inediti, insieme alle quaranta gouaches bibliche, è l’occasione per meglio comprendere l’importanza della Bibbia nel lavoro di Marc Chagall. Gli studi e le gouaches, creati all’inizio degli anni Trenta, sono i due cicli pittorici all’origine di tutta l’opera grafica di Chagall sulla Bibbia, un impegno che si concluderà solo dopo la Seconda guerra mondiale con le edizioni di Tériade.
Se è esplicita la funzione preparatoria nei confronti delle acqueforti, il volume ravvisa anche l’aspetto anticipatorio del monumentale progetto del Messaggio Biblico, che darà vita al Musée National Marc Chagall di Nizza. Nel 1930 e nel 1931, anni degli studi e delle gouaches, l’artista teme per il popolo ebraico in Russia e in Europa, ma anzitutto considera di trovarsi in un mondo «senza Profezia» e drammaticamente oscurato.
Per Chagall la Bibbia è essenzialmente il testo dei Profeti, anche se la sua scelta iconografica verterà su Genesi ed Esodo. Il suo impegno di pittore, attraverso le Figure della Bibbia, intende riportare nel mondo quello sguardo di Profezia, di cui denuncia l’assenza. Questo lavoro nasce da incontri con gli autori e gli editori organizzati da Meret Meyer al Comité Marc Chagall di Parigi.
Il volume posiziona studi e gouaches, opere di forte e autonoma rilevanza estetica, all’interno dell’itinerario artistico di Chagall (Forestier) e ne mette in luce l’impegno storico-politico (Hazan-Brunet); infine sviluppa una lettura iconografica che esplicita le fonti filosofiche e figurative dell’artista (Kuzmina).

Sylvie Forestier (1931-2015) è stata curatrice presso il museo Château de Compiègne e capo curatore al Musée National des Arts et Traditions Populaires di Parigi, direttrice incaricata del Musée National Message Biblique Marc Chagall a Nizza per più di dodici anni, e responsabile del Musée National Picasso a Vallauris e del Musée National Fernand Léger a Biot.
Nathalie Hazan-Brunet ha lavorato presso il Musèe National d’Art Moderne Centre George Pompidou di Parigi; dal 1996 è responsabile delle collezioni d’arte moderna e contemporanea del Musèe d’Art et d’Histoire du Judaisme a Parigi, dove ha curato mostre dedicate a Bruno Schulz Charlotte Salomon, Felix Nussbaum e in particolare a Marc Chagall, al quale ha dedicato anche la monografia Marc Chagall, gli universi del pittore (Actes-Sud, 2007).
Evgenia Kuzmina assistente di Storia dell’Arte presso l’Università di Navarra, dopo aver curato una tesi di dottorato sul tema del «Circo nell’opera di Marc Chagall». È autrice di numerose pubblicazioni sull’artista e in generale sull’arte del ventesimo secolo (quali la cappella di Rothko a Houston e la cappella di Matisse a Vence).

Info:
Edizioni Jaca Book
ISBN: 978-88-16-60651-7

Per acquisto: http://www.jacabook.it/ricerca/schedalibro.asp?idlibro=4997