Archivi categoria: Bibliografia

Boespflug François, Fogliadini Emanuela. Il battesimo di Cristo nell’arte.

Il Battesimo di Cristo fu l’oggetto, fin dai primi secoli cristiani, di un notevole numero di raffigurazioni artistiche, sia semplici sia sontuose. In questo libro i due autori, teologi e storici dell’arte, presentano un panorama di questo tema nella lunga storia dell’arte, ripercorrendone le grandi tappe e le principali caratteristiche secondo le epoce e le confessioni.
La varietà delle opere scelte e i tanti dettagli che queste raffigurano saranno il luogo per far emergere il cuore del messaggio teologico: l’esplicita teofania trinitaria in questo momento eccezionale della vita di Cristo. I gesti di Giovanni, la nudità o quasi di Cristo immerso nelle acque, la voce del Padre resa mediante un simbolo o in modo antropomorfo, la Colomba dello Spirito che assume diverse dimensioni e colori, la presenza degli angeli che porgono asciugamani, il fiume Giordano sovente personificato – per non parlare dei pesci –, variano secondo gli artisti, le regioni, le epoche. Un viaggio dalle catacombe all’arte contemporanea, dall’Oriente all’Occidente europeo, con un’apertura sull’arte extraeuropea (Asia, Africa, America), passando per un mélange di stili e ispirazioni, per raccontare un evento fondativo della storia cristiana.

FRANÇOIS BŒSPFLUG teologo, storico dell’arte e storico delle religioni, è professore emerito dell’Università di Strasburgo. È stato editore letterario per le Éditions du Cerf, titolare della Chaire du Louvre nel 2010 e della Cattedra Benedetto XVI a Ratisbona nel 2013. Le sue numerose pubblicazioni si focalizzano sulla storia delle religioni e la rappresentazione del divino. Tra le più recenti, Le immagini di Dio. Una storia dell’Eterno nell’arte (2012) per Einaudi; Il pensiero delle immagini (2013) per Qiqajon; Le regard du Christ dans l’art IV-XXIe siècle: temps et lieux d’un échange (2015) per Mame; Arcabas, un peintre en société con Régis Ladous (2018); Crucifixion. La Crucifixion dans l’art: un sujet planétaire (2019) per Bayard; Gesù fu veramente bambino? per Jaca Book (2020), Il giorno di Pasqua nell’arte (2021).
EMANUELA FOGLIADINI si occupa d’iconogra?a e storia della teologia bizantina-ortodossa. Dottore in Teologia e in Storia del Cristianesimo, è docente di Storia della Teologia dell’Oriente cristiano presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano e di Teologia ortodossa presso gli Istituti Superiori di Scienze Religiose di Milano e Pavia. Impegnata nella valorizzazione del confronto tra iconogra?a, liturgia e teologia nello studio dei programmi iconografici di edifici sacri, ha pubblicato svariati saggi, tra cui Il volto di Cristo. Gli Acheropiti del Salvatore nella Tradizione dell’Oriente cristiano (2011); L’immagine negata. Il concilio di Hieria e la formalizzazione ecclesiale dell’iconoclasmo (2013) e L’invenzione dell’immagine sacra. Il secondo concilio di Nicea e la legittimazione ecclesiale dell’immagine sacra (2015) per Jaca Book.
François Bœspflug e Emanuela Fogliadini hanno co-pubblicato La Natività di Cristo nell’arte d’Oriente e d’Occidente (2016), La Fuga in Egitto nell’arte d’Oriente e d’Occidente (2017) per Jaca Book; Volti del mistero. Il conflitto delle immagini (2018) per Marietti, Natale nell’arte (2020).

Info:
Jaca Book Editore
ISBN (a 13 cifre): 978-88-16-60656-2
Prezzo: Euro 70,00
Milano, 2021

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Renzo GIACOPINI. La storia secondo Dante.

Nella «Commedia» Dante incontra re, imperatori, papi, vescovi, capi di fazioni politiche e di ordini religiosi che, nel bene e nel male, ritiene responsabili del suo tempo, uno fra i più tribolati della nostra storia: destinandoli all’Inferno, al Purgatorio o al Paradiso pronuncia il suo giudizio su di loro.
Dei personaggi che hanno fatto la storia a lui contemporanea il Sommo Poeta raccoglie le confessioni, ricerca i motivi profondi del loro operato, arricchisce il racconto di particolari noti o sconosciuti.
Come «ghibellin fuggiasco» è coinvolto in questa storia e la racconta dal suo punto di vista. Leggere la Commedia come opera di uno storico di parte può essere allora un itinerario intrigante. E anche un invito a rileggere per intero il grande capolavoro.

Renzo Giacopini (Pescantina, Verona 1945) è ritornato recentemente allo studio della Divina Commedia, di cui è diventato appassionato cultore. Con la collaborazione della Mazziana ha prodotto per un circuito esclusivo di amici i seguenti titoli: «Le preghiere della Commedia» (2016), «Tutte le donne della Commedia» (2016), «Io e Dante» (2017), «Gli animali della Commedia» (2018), «La mitologia nella Commedia» (2020).

Info:
Editrice Mazziana, Verona, 2021
Pagine: 216 – € 12,50
ISBN: 978-88-97243-37-3
Per acquisto: Casa editrice Mazziana (telefonando al numero 045.912039 oppure inviando una e-mail a: casaeditrice@donmazza.org).

Castelfranchi Vegas Liana, Italia e Fiandra, nell’Europa del ‘400.

Questo libro è l’esito di un cammino di ricerca che ha preso l’avvio nel lontano 1966, con due saggi apparsi sulla rivista Paragone, nei quali l’autrice scorgeva l’esistenza di una trama continua di rapporti tra pittura fiamminga e pittura italiana nel corso del Quattrocento e tentava di tracciarne i primi lineamenti.
Il caso dei rapporti tra Italia e Fiandra si presenta, in realtà, come assai peculiare rispetto a quelli che si stabilirono tra pittura fiamminga e altre aree artistiche in Europa, dove l’impatto fiammingo fu assimilato in modo più netto. In Italia, infatti, la pittura fiamminga non giunse mai ad alterare il corso storico o a determinarne la fisionomia, proprio perché la Penisola nel Quattrocento fu a sua volta teatro di fatti pittorici di altissimo livello.
Ancor più singolare quindi il fatto che l’Italia rappresentò la prima e più ricca area di committenza della pittura fiamminga, sia mercantile sia aristocratica, fenomeno che assunse talora le proporzioni di una vera e propria moda. Soprattutto la conoscenza diretta di esemplari fiamminghi esercitò su molti dei nostri pittori un fascino tale da tradursi in un nuovo arricchimento nella resa pittorica della realtà. È questa ricerca del reale, si sa, che accomuna entrambe le civiltà pittoriche e nel ‘400 venne gettato un ponte tra questi due universi pittorici, a nord e a sud delle Alpi.
L’esempio più eclatante è quello di Antonello da Messina, pittore quasi bilingue, italo-fiammingo, che arrivò a raggiungere la suprema sottigliezza fiamminga e a calarla in altrettanto suprema lucidezza di spazio e di forma italiani.

Liana Castelfranchi Vegas ha insegnato Storia dell’Arte Medievale all’Università di Verona e all’Università degli Studi di Milano, dedicandosi allo studio della pittura del Trecento e del Quattrocento, con particolare attenzione ai fenomeni della circolazione artistica e ai rapporti tra arte italiana e d’Oltralpe. Per Jaca Book ha curato la collezione Storia dell’Arte Europea, ed è autrice di numerose pubblicazioni, tra cui: L’Angelico e l’Umanesimo (1989), Le arti minori nel Medioevo (1994), Van Eyck(1998), L’Arte romanica (2008), Lo splendore nascosto del Medioevo (2020).

Info:
Edizioni Jaca Book
Pagine: 292 – € 50,00
ISBN:978-88-16-60645-6

Per acquisto: http://www.jacabook.it/ricerca/schedalibro.asp?idlibro=4992

Forestier Sylvie, Kuzmina Evgenia, Hazan-Brunet Nathalie. Chagall, viaggio nella Bibbia.

L’edizione di ventidue studi inediti, insieme alle quaranta gouaches bibliche, è l’occasione per meglio comprendere l’importanza della Bibbia nel lavoro di Marc Chagall. Gli studi e le gouaches, creati all’inizio degli anni Trenta, sono i due cicli pittorici all’origine di tutta l’opera grafica di Chagall sulla Bibbia, un impegno che si concluderà solo dopo la Seconda guerra mondiale con le edizioni di Tériade.
Se è esplicita la funzione preparatoria nei confronti delle acqueforti, il volume ravvisa anche l’aspetto anticipatorio del monumentale progetto del Messaggio Biblico, che darà vita al Musée National Marc Chagall di Nizza. Nel 1930 e nel 1931, anni degli studi e delle gouaches, l’artista teme per il popolo ebraico in Russia e in Europa, ma anzitutto considera di trovarsi in un mondo «senza Profezia» e drammaticamente oscurato.
Per Chagall la Bibbia è essenzialmente il testo dei Profeti, anche se la sua scelta iconografica verterà su Genesi ed Esodo. Il suo impegno di pittore, attraverso le Figure della Bibbia, intende riportare nel mondo quello sguardo di Profezia, di cui denuncia l’assenza. Questo lavoro nasce da incontri con gli autori e gli editori organizzati da Meret Meyer al Comité Marc Chagall di Parigi.
Il volume posiziona studi e gouaches, opere di forte e autonoma rilevanza estetica, all’interno dell’itinerario artistico di Chagall (Forestier) e ne mette in luce l’impegno storico-politico (Hazan-Brunet); infine sviluppa una lettura iconografica che esplicita le fonti filosofiche e figurative dell’artista (Kuzmina).

Sylvie Forestier (1931-2015) è stata curatrice presso il museo Château de Compiègne e capo curatore al Musée National des Arts et Traditions Populaires di Parigi, direttrice incaricata del Musée National Message Biblique Marc Chagall a Nizza per più di dodici anni, e responsabile del Musée National Picasso a Vallauris e del Musée National Fernand Léger a Biot.
Nathalie Hazan-Brunet ha lavorato presso il Musèe National d’Art Moderne Centre George Pompidou di Parigi; dal 1996 è responsabile delle collezioni d’arte moderna e contemporanea del Musèe d’Art et d’Histoire du Judaisme a Parigi, dove ha curato mostre dedicate a Bruno Schulz Charlotte Salomon, Felix Nussbaum e in particolare a Marc Chagall, al quale ha dedicato anche la monografia Marc Chagall, gli universi del pittore (Actes-Sud, 2007).
Evgenia Kuzmina assistente di Storia dell’Arte presso l’Università di Navarra, dopo aver curato una tesi di dottorato sul tema del «Circo nell’opera di Marc Chagall». È autrice di numerose pubblicazioni sull’artista e in generale sull’arte del ventesimo secolo (quali la cappella di Rothko a Houston e la cappella di Matisse a Vence).

Info:
Edizioni Jaca Book
ISBN: 978-88-16-60651-7

Per acquisto: http://www.jacabook.it/ricerca/schedalibro.asp?idlibro=4997

Guido ACCASCINA. Automi.

Gli automi sono tra i pochi manufatti costruiti dall’uomo capaci di unire in un solo oggetto il talento artistico, l’inventiva dell’ingegno e un movimento programmabile, prevedibile e controllabile.
Automi è il primo libro completo su questo argomento edito in Italia, e ripercorre la storia di queste invenzioni e dei loro autori, dall’Egitto dei Tolomei ai nostri giorni, con una descrizione dettagliata di vari progetti.
Agli automi sono state affidate, nel corso del tempo, funzioni diverse: così, oltre che per intrattenere un pubblico, gli automi sono stati usati per fare, come si direbbe oggi, ricerca e sviluppo in ambito naturalistico, per misurare il tempo in modo condiviso, per sperimentare la meccanica e la pneumatica, per personificare gli dei, per fare musica, per mescere bevande, per predire gli spostamenti degli astri, per mettere in movimento scene teatrali, attori e a volte il teatro stesso, per imitare il verso degli animali, per dar vita ai simboli del potere laico e religioso, per spaventare e intimorire un pubblico, per consolare un re intristito o per regalargli dei fiori, per rallegrare un giardino o una tavola principesca, per servire il tè, per offrire un dono pregiato a un sultano, per studiare strumenti e protesi ortopediche, per contribuire ad affermare l’idea di scienza, per sperimentare la programmazione e il controllo delle macchine, per costruire gioielli meccanici, per fare arte, per insegnare letteratura e meccanica e in ultimo, ma non per importanza, per ironizzare, fantasticare e giocare.
Questo volume contiene nuove interpretazioni grafiche e nuove traduzioni.
Una intera sezione è dedicata al Modern Automata Museum, alle sue collezioni e ai corsi di istruzione per ragazzi e adulti.
Prefazione di Eugenio Lo Sardo.

Guido Accascina, ingegnere e nato a Palermo e vive in Sabina. È il curatore del Modern Automata Museum, un Museo dedicato agli automi contemporanei, inserito dal Mibac tra i “Luoghi della Cultura Italiani” e premiato dalla Regione Lazio sia per le “Buone pratiche” che per la “Buona gestione”. Un suo profilo biografico è nel volume: Il talento e la passione, Ritratti Italiani, di Aldo Carboni, Ed. Laterza, Bari, 2006, prefazione di Salvatore Settis.

Info:
Guido Accascina – Automi
Stefania Baldazzi – ufficio stampa Iacobellieditore – 333 3288420 – – stefania.baldazzi@iacobellieditore.it
pag. 328 – euro 25,00

Liana CASTELFRANCHI, Lo splendore nascosto del Medioevo.

Il termine arti minori con cui si comprende miniatura, oreficeria, avori, ecc. è sempre stato non felice e molto limitante. L’espressione “arti decorative” usata all’estero a sua volta non fa giustizia di questo vasto contributo dell’espressione figurativa. Liana Castelfranchi non solo mostra lo splendore “nascosto” dell’arte medievale, dagli avori tardoantichi alla miniatura gotica, ma opera una folgorante constatazione.
Forse con la sola eccezione del romanico, in cui affresco, pittura e miniatura hanno proceduto di concerto, nel periodo tardoantico, nel mondo carolingio e ottoniano, e così pure nel gotico, sono le cosiddette arti minori, e con esse la miniatura, a far da apripista allo sviluppo delle arti visive.
Non avremmo il romanico senza la stagione di miniature carolinge e ottoniane, ed è la miniatura gotica che riapre l’arte al fenomeno della prospettiva, determinante dal Rinascimento.
Uno splendore, quello delle arti minori, che non solo si fa ammirare per l’equilibrio estetico raggiunto, ma si fa studiare per la forza d’innovazione. Questo sintetico lavoro dell’autrice, in cui le immagini sono state selezionate in estrema coerenza con il testo, resta una delle pietre miliari per l’affronto dell’arte medievale.

Liana Castelfranchi, nata a Milano nel 1924, ha insegnato Storia dell’Arte Medievale all’Università di Verona e all’Università degli Studi di Milano. Ha dedicato principalmente i suoi studi al campo della pittura del Trecento e del Quattrocento, con particolare attenzione ai fenomeni della circolazione artistica e ai rapporti tra arte italiana e d’Oltralpe. Per Jaca Book ha curato la collezione «Storia dell’Arte Europea», cui appartiene L’Arte del Medioevo (1994) e Il Quattrocento (1998), ed è autrice di numerose pubblicazioni, tra cui: Italia e Fiandra nella pittura del ’400 (1983), L’Angelico e l’Umanesimo (1989), L’Arte Medievale in Italia e nell’Occidente europeo (1993), Le arti minori nel Medioevo (1994), Van Eyck (1998), L’Arte dell’anno Mille in Europa 950-1050 (2000, con contributi di altri autori, e 2018), L’arte ottoniana intorno al Mille (2002).

Info:
Sottotitolo: Arti minori V-XIV secolo
Editore: Jacabook – www.jacabook.it
Prezzo: Euro 80,00
Anno di pubblicazione: Settembre 2005 – Ristampa / N.ediz.: Gennaio 2020
Pagine: 240
ISBN (a 13 cifre): 978-88-16-60609-8
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AA.VV. Pietra di Finale. Una risorsa naturale e storica del Ponente ligure.

In questi giorni, da parte del Museo Archeologico del Finale, della sezione finalese dell’Istituto Internazionale di Studi Liguri e del Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università di Genova, è stato pubblicato un atteso libro dedicato alla “Pietra di Finale”.
Si tratta di una pubblicazione dal titolo: “Pietra di Finale. Una risorsa naturale e storica del Ponente ligure”, edita a cura di Giovanni Murialdo, Roberto Cabella e Daniele Arobba.
Fig_02Dopo la presentazione di Vincenzo Tinè, fino a pochi giorni fa Soprintendente ai Beni Archeologici, Belle Arti e Paesaggio della Liguria, il volume contiene alcuni importanti contributi riguardanti gli aspetti geologici e naturalistici della Pietra di Finale. Particolare attenzione è stata rivolta agli ambienti del mare miocenico dal quale tra 28 e 11 milioni di anni fa si formò questa roccia ed ai fossili che caratterizzano le formazioni della Pietra di Finale e di quella di Verezzi. Tra questi, un capitolo specifico riguarda l’importante testimonianza ossea di balenide proveniente dalla cava dell’Aquila, recentemente acquisita ed esposta nel Museo Archeologico del Finale.
Segue una fitta sequenza di capitoli dedicati alle tecniche estrattive, all’impiego ed alla diffusione della Pietra di Finale nei vari periodi storici, a partire dalla Preistoria e soprattutto in Età romana e tardoantica, quest’ultima caratterizzata dalla produzione di tipici sarcofagi diffusi in tutta la Liguria tra V e VII secolo.
Fig_03Particolare rilievo ha ovviamente l’impiego di Pietra di Finale durante il Medioevo e nella costruzione di importanti edifici rinascimentali da parte dei Del Carretto tra la metà del Quattrocento e i primi decenni del Cinquecento.
In Età moderna, la Pietra di Finale – e in particolare quella estratta a Verezzi – furono usate a Genova in prestigiosi edifici civili e religiosi riconducibili alle grandi famiglie dell’aristocrazia locale, così come nella vicina Loano, feudo dei Doria.
Infine, vengono ripercorse le vicende delle principali figure che tra Otto- e Novecento segnarono le vicende estrattive di questi materiali e il loro impiego da parte di prestigiosi nomi dell’architettura e della scultura italiana del XX secolo, quando la Pietra di Finale conobbe una diffusione che raggiunse anche altri continenti.
Il capitolo conclusivo sottolinea le potenzialità offerte da un recupero delle antiche cave nell’ambito di una suggestiva valorizzazione di questi esempi di archeologia industriale.
La pubblicazione, di oltre 570 pagine, rientra tra le iniziative di valorizzazione del territorio finalese nell’ambito del progetto per la creazione di un Museo Diffuso del Finale – MUDIF, sostenuto dalla Compagnia di San Paolo.
In attesa della presentazione ufficiale al pubblico, prevista nel prossimo mese di settembre, la pubblicazione è già reperibile presso il Museo Archeologico del Finale a Finalborgo e presso alcune delle principali librerie locali.

Illustrazioni:
Figura 1- La copertina della pubblicazione dedicata alla Pietra di Finale.
Figura 2- Fossili della Pietra di Finale.
Figura 3- Una delle Virtù Cardinali della lunetta in Pietra di Finale sulla facciata del Palazzo del Tribunale a Finalborgo (1462).