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MILANO. Giuseppe De Nittis a Palazzo Reale. Grande mostra del pittore dall’animo francese.

Palazzo Reale di Milano dedica per la prima volta una grande monografica di 90 opere a Giuseppe De Nittis, pittore che è stato, insieme a Boldini, il più grande degli italiani a Parigi e la cui notorietà è esplosa alla Biennale di Venezia del 1914.
In programma dal 24 febbraio al 30 giugno 2024, la mostra De Nittis. Pittore della vita moderna – con prestiti provenienti tra gli altri dalla Pinacoteca di Barletta, intitolata al pittore, che ne conserva un eccezionale numero a seguito del lascito testamentario della vedova Léontine De Nittis – intende ricostruire l’avventura pittorica di questo artista che si è sempre sentito profondamente parigino di adozione.
Come i francesi, poi, ne ha affrontato i temi, come il paesaggio, il ritratto e la rappresentazione della vita moderna, catturata lungo le strade delle due metropoli da lui frequentate, in quegli anni – seconda metà dell’Ottocento – grandi capitali europee dell’arte: Parigi e Londra.
“L’unicità della sua pittura”, scrive il curatore Fernando Mazzocca in catalogo, “che si confronta con quella degli Impressionisti e non ne esce ridimensionata, sta proprio nella straordinaria capacità di osservazione che gli ha consentito di rendere, come pochi altri, l’inafferrabile dinamicità della città moderna, caratterizzata dall’ ‘imprevisto, il mutevole, ciò che è fuga’, fermandolo nell’ attimo, come i fotografi, senza irrigidirlo”. Un viaggio nel mondo immaginato da questo pittore, scomparso a 38 anni.

Autore: Claudia Giraud

Fonte: www.artribune.com, 17 feb 2024

MASSA MARITTIMA (Gr). IL SASSETTA E IL SUO TEMPO – Uno sguardo all’arte senese del primo Quattrocento.

Dopo Ambrogio Lorenzetti, il Museo di San Pietro all’Orto, a Massa Marittima, propone un altro grande appuntamento con l’arte senese. Protagonista della mostra, dal 14 marzo al 14 luglio, sarà Stefano di Giovanni, meglio noto come il Sassetta (attivo a Siena dal 1423 al 1450), l’artista che immise i fermenti del Rinascimento nella grande tradizione trecentesca senese.
La mostra, curata da Alessandro Bagnoli, è promossa dal Comune di Massa Marittima, in collaborazione con l’Arcidiocesi di Siena – Colle Val d’Elsa – Montalcino, il Dipartimento Beni Culturali dell’Università di Siena, la Diocesi di Massa Marittima – Piombino, la Pinacoteca Nazionale di Siena, la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Siena, Grosseto e Arezzo.
Come già avvenne con l’evento espositivo sul Lorenzetti, anche questa mostra prende spunto da un’opera esposta in modo permanente al Museo di San Pietro all’Orto: l’Arcangelo Gabriele del Sassetta, piccola tavola un tempo collocata fra le cuspidi di una pala d’altare. La Vergine Annunciata, protagonista della stessa pala, non ha potuto fare ritorno, sia pur temporaneamente per ritrovare il suo Angelo Annunciante, essendo oggi patrimonio della Yale University Art Gallery a New Haven.
Ad accompagnare l’Angelo saranno una cinquantina di opere di cui ventisei del maestro senese, le altre appartengono ad artisti attivi in quegli anni nel medesimo contesto. Tra essi il ‘Maestro dell’Osservanza’, Sano di Pietro, Giovanni di Paolo, Pietro Giovanni Ambrosi e Domenico di Niccolò dei Cori.
La mostra presenta, tra le molte opere del Sassetta concesse da musei e istituzioni nazionali, una importantissima “prima”, che è stata scoperta dal curatore della mostra. Solo il fine occhio di un valente storico dell’arte come quello di Alessandro Bagnoli poteva riconoscere sotto una pesante ridipintura un capolavoro del Sassetta, che l’eccellente restauro di Barbara Schleicher ha restituito alla piena leggibilità. Si tratta di una Madonna con Bambino, proveniente dalla pieve di San Giovanni Battista a Molli (Sovicille) ma originariamente realizzata per una chiesa senese, probabilmente San Francesco.
A quest’opera di straordinaria bellezza e delicatezza viene accostata una ulteriore Madonna con Bambino, del Museo dell’Opera di Siena e recentemente restaurata dal FAI, cui si aggiunge la particolare Madonna delle ciliegie, dal Museo di Grosseto, così chiamata per la presenza di questi inusuali frutti nella mano della Vergine. Dalla Pinacoteca Nazionale senese giungono in mostra i Quattro Protettori di Siena, i Quattro Dottori della Chiesa, la meravigliosa tavoletta del Sant’Antonio bastonato dai diavoli, l’Ultima cena, tutti frammenti della famosissima pala commissionata a Sassetta dall’Arte della lana, per la quale in mostra si propone una nuova e più convincente ricostruzione. Mentre un Sant’Antonio Abate giunge dalla Collezione Banca Monte dei Paschi. Dalla Collezione Chigi Saracini provengono una Madonna dolente e San Giovanni, un San Martino e il povero e la raffinata Adorazione dei Magi. Dal Diocesano di Cortona arriva un grande polittico. Altre opere del pittore provengono dalla Pinacoteca Nazionale di Siena, da Museo dell’Opera di Siena e dalla già citata Collezione Chigi Saracini.
La Madonna col Bambino proveniente dalla pieve di San Giovanni Battista a Molli (Sovicille), pur essendo il capolavoro svelato in questa mostra, non è l’unica novità: l’esposizione raccoglie il frutto di anni di lavoro del curatore sul territorio. Vengono presentati infatti per la prima volta due nuovi profili di artisti di cultura sassettesca: Nastagio di Guasparre, finora noto come il ‘Maestro di Sant’Ansano’ e il ‘Maestro di Monticiano’.
Inoltre saranno presenti opere mai esposte al pubblico come un gentile Sant’Ansano, disegnato nel codice dei capitoli dell’omonima Compagnia, una Flagellazione dipinta sulla copertina di un volume dell’Ufficio della Gabella del Comune di Siena, che è stata recentemente riacquisita al patrimonio pubblico e prestata in via del tutto eccezionale per la mostra di Massa Marittima dall’Archivio di Stato di Siena. Infine una piccola scultura raffigurante le Stigmate San Francesco, che si può riconoscere come un elemento di un coro ligneo intagliato da Domenico di Niccolò dei Cori.
Stefano di Giovanni detto il Sassetta fu senza dubbio il più importante e originale pittore senese della prima metà del Quattrocento. Morì nel 1450 nel pieno della sua attività lasciando la “sventurata vedova con tre povari pupilli che il maggiore è d’anni sette, et Idio sa in che stato”.

Info:
Massa Marittima, Musei di San Pietro all’Orto, dal 14 marzo al 14 luglio 2024
Museo di San Pietro all’Orto, Corso Diaz 36 – Massa Marittima 0566/906525; accoglienzamuseimassa@gmail.comwww.museidimaremma.it

roma

Roma: Antonio Donghi. La magia del silenzio.

Sono raccolte trentaquattro opere, prevalentemente acquistate direttamente dalle maggiori mostre del tempo (Biennali di Venezia, Quadriennali di Roma, ecc.) o altrimenti reperite sul mercato.
In particolare, la mostra si pone come approfondimento di uno dei principali nuclei pittorici rappresentati nella Fondazione Elena e Claudio Cerasi, che possiede ed espone in permanenza tre fondamentali capolavori donghiani: Le lavandaie (1922-23), primo vertice in assoluto del maestro; Gita in barca (1934); Piccoli saltimbanchi (1938).
Solo tre dipinti particolarmente iconici (La Pollarola, Ritratto di Lauro De Bosis, Annunciata), legati in diverso modo alla collezione Cerasi, sono inseriti al di fuori del nucleo delle collezioni pubbliche.
La mostra è prodotta da CoopCulture ed è stata realizzata grazie al sostegno del Main Sponsor UniCredit, che ha anche contribuito con sedici importanti prestiti delle opere di Donghi, provenienti dalla straordinaria collezione esposta a Palazzo De Carolis, sede di rappresentanza del gruppo bancario a Roma.

Info:
La mostra è inclusa nel biglietto di ingresso di Palazzo Merulana, che comprende la visita alla Collezione Cerasi.
Durata: dal 9 febbraio al 26 maggio 2024, dal mercoledì alla domenica, ore 12-20.
Ingresso: 12 € intero; 10 € ridotto (Giovani under 26, adulti over 65, insegnanti in attività, possessori); gratuito (bambini e ragazzi under 7, un insegnante ogni 10 studenti, un accompagnatore ogni 10 persone, disabile con accompagnatore, possessori Pass Palazzo Merulana e Pass Palazzo Merulana Young, membri ICOM, guide turistiche con patentino).
Sede: Palazzo Merulana, via Merulana 121, Roma – + 39 06 39967800 | info@palazzomerulana.it

ROVIGO. Dipinti, pastelli e manifesti. La mostra su Toulouse-Lautrec.

In piazza Maggiore e Rovigo, Palazzo Roverella fu costruito per volontà del cardinale Bartolomeo Roverella nel 1474. A causa della sua morte improvvisa, i lavori furono interrotti, condannando l’edificio a un stato di abbandono e degrado, per molti secoli. Solo nel 2000, grazie al sostegno del Comune e della Fondazione Cariparo, il palazzo ha beneficiato di un importante intervento di restauro, e oggi ospita la Pinacoteca dell’Accademia dei Concordi, il Seminario Vescovile di Rovigo e spazi adibiti a progetti espositivi temporanei.
Come la mostra dedicata a Henri de Toulouse-Lautrec (Albi, 1864 – Château Malromé, 1901), che dal 23 febbraio 2024 (fino al 30 giugno 2024) riunisce a palazzo 200 opere tra dipinti, pastelli e manifesti, provenienti dai maggiori musei europei e americani.
Il progetto – a cura di Jean-David Jumeau-Lafond, Francesco Parisi e Fanny Girard, direttrice del Museo Toulouse-Lautrec di Albi – intende esplorare i molteplici interessi e inclinazioni artistiche del pittore e disegnatore francese, in rapporto con l’ambiente parigino e con i pittori Realisti, Impressionisti e Simbolisti che animavano la scena artistica della Ville Lumière nell’ultimo scorcio del XIX Secolo.
La mostra è per questo articolata in sezioni, alcune più di contesto – l’apertura del percorso è concentrata sul delineare un quadro d’insieme sulla Parigi 1885-1900 – altre dedicate a luoghi emblematici o centri di produzione artistica che influenzarono il lavoro di Toulouse-Lautrec (Le Chat Noir, Toulouse-Lautrec e gli amici artisti, Il rinnovamento della grafica). Inedito il focus dedicato al movimento artistico francese Les Arts Incohérents (a cura di Johan Naldi), anticipatore di molte delle tecniche adottate dalle avanguardie del Novecento come il Dadaismo.

Info:
https://www.palazzoroverella.com

Autore: Valentina Muzi

Fonte: www.artribune.com 9 feb 2024