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CASERTA. Le Regine in Mostra alla Reggia. Trame di cultura e diplomazia tra Napoli e l’Europa.

Un evento di forte spessore artistico-culturale e valoriale in senso inclusivo.
Da sabato 20 dicembre 2025 (il “giorno delle Regine”, con il Gran Ballo a Corte…), a lunedì 20 aprile 2026, presso la monumentale Reggia di Caserta, nelle sale della Gran Galleria, è aperta fino a tarda sera al pubblico di visitatori la mostra internazionale: “Regine. Trame di cultura e diplomazia tra Napoli e L’Europa”.
L’esposizione internazionale, che rende visibili oltre 200 opere, provenienti da tutta Europa, accoglie il pubblico, dalle 9.30 alle 23.00, per accompagnarlo alla scoperta delle donne che furono assi portanti di alleanze e continuità dinastiche; mentre il percorso tematico mette in luce la complessità del ruolo delle Regine, evidenziandone il delicato equilibrio tra doveri pubblici e vita privata.
La mostra, un’iniziativa importante e qualificata, registra il prestigioso apporto, tra gli altri, di Château de Versailles (Francia), Palacio Real di Madrid (Spagna), Galería de las Colecciones Reales (Spagna), Schloss Schönbrunn (Austria), Staatliche Kunstsammlungen Dresden (Germania), Palazzo Reale di Napoli, Archivio di Stato di Napoli, Archivio di Stato di Caserta, Museo di Capodimonte, Reggia di Venaria, Musei Reali di Torino, nonchè di prestatori privati.
Il progetto è finanziato dalla Regione Campania, tramite l’Accordo per la Coesione. Sponsor dell’evento La Reggia Designer Outlet, con il supporto di Consorzio UnicoCampania.
La serata di sabato appena scorso, note di musica classica e successivamente danzatori in abiti d’epoca, hanno ridato vita alla tradizione dei festeggiamenti ottocenteschi, con cavalieri e dame a fare il loro ingresso con la marcia Athalia di Mendelssohn, cui sono seguiti, tra gli altri, il valzer di Edward Strauss, il valzer spagnolo, la contraddanza (danza popolare inglese del XVII sec.) Cinderella di Beethoven, e la quadriglia Carmen di Georges Bizet. In pieno spirito natalizio, non è potuto mancare il “valzer dei fiori” dallo Schiaccianoci di Tchaikovsky. Per concludere il Galop dal Guglielmo Tell.

<<Le regine di cui raccontiamo le storie furono spesso considerate soltanto strumenti di alleanze politiche, pedine di un gioco dinastico che sembrava negare loro la possibilità di scegliere il proprio destino — ha affermato Tiziana Maffei, direttore della Reggia di Caserta e curatrice — eppure, entro quei margini imposti dal potere, molte seppero costruire percorsi di influenza e creare spazi di cultura.
La mostra invita a rileggere queste figure non solo come protagoniste, ma come artefici — talvolta consapevoli, talvolta silenziose — di una rete di scambi e di dialoghi che hanno contribuito a dare forma ad una comune identità europea. Attraverso le loro vite ed i segni materiali che ne restano — lettere, opere, oggetti, documenti — si riconosce la forza discreta di una diplomazia culturale femminile, capace di superare i confini dei regni e di intrecciare la storia con un filo invisibile ma tenace. In un tempo in cui l’Europa è chiamata a ritrovare il senso delle proprie radici comuni, le regine tornano a parlarci di visione, di intelligenza e di cultura come strumenti di relazioni tra i popoli>>.
“La mostra — ha aggiunto Valeria Di Fratta, storico dell’arte del Museo e altra curatrice dell’esposizione — intende mostrare la complessità del ruolo delle Regine, evidenziando il delicato equilibrio tra doveri pubblici e vita privata, tra il 18esimo e il 20esimo secolo. Le protagoniste di questo racconto appartengono a quattro dinastie che hanno attraversato la storia del Regno di Napoli fino ed oltre l’Unità italiana: a partire da Elisabetta Farnese, che progettò un regno per suo figlio Carlo di Borbone, passando per Maria Amalia di Sassonia, la prima regina borbonica del Regno di Napoli. La narrazione prosegue con la ferrea Maria Carolina d’Austria, attraversa il Decennio Francese con Giulia Clary e Carolina Bonaparte, la Restaurazione con i brevi regni di Maria Isabella di Spagna, Maria Cristina di Savoia, Maria Teresa d’Asburgo Teschen e Maria Sofia di Baviera, ultima regina di Napoli; e si conclude in piena Unità italiana con le regine della Casa di Savoia: Margherita, prima regina consorte d’Italia, Elena di Montenegro e Maria José del Belgio, testimoni del passaggio dalla monarchia alla Repubblica Italiana”.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it

GENOVA. VAN DYCK L’EUROPEO. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra.

Palazzo Ducale di Genova organizza dal 20 marzo al 19 luglio 2026, nelle sale dell’Appartamento del Doge, “Van Dyck l’europeo. Il viaggio di un genio da Anversa a Genova e Londra”, la più grande mostra del nostro secolo, dopo le mostre internazionali degli anni Novanta, dedicata alla straordinaria opera di uno degli artisti più iconici della storia dell’arte internazionale e tra i più amati dal grande pubblico.
Un “genio”, appunto, perché è stato in grado di scavalcare i secoli e incontrare il gusto, per contenuti e tecnica pittorica, di diversi contesti sociali e di molte epoche storiche. Van Dyck fu un artista che riuscì a mettere a sistema una serie di soluzioni e di sensibilità provenienti da vari ambienti e, nello stesso tempo, a tradurle in formule innovative.

L’eccezionalità della mostra – che si propone come una retrospettiva aperta a uno sguardo internazionale – si deve al numero davvero straordinario di opere di Van Dyck (58 in dieci sezioni tematiche), prestate dai più grandi e autorevoli musei d’Europa, tra cui il Louvre di Parigi, il Prado e il Museo Tyssen di Madrid e la National Gallery di Londra, e italiani, tra cui la Galleria degli Uffizi, la Pinacoteca di Brera di Milano, la Galleria Sabauda di Torino, oltre che da prestigiose fondazioni e collezioni internazionali, quali la belga Phoebus e la portoghese Gaudium Magnum.

Van Dyck fu un pittore europeo, nel senso letterale del termine: saranno presentate opere dell’importante periodo italiano tra il 1621 e il 1627, in cui Genova ebbe un ruolo centrale, ma anche numerose opere eseguite nei diversi momenti della carriera del pittore, nelle Fiandre, sua patria, e a Londra, dove venne chiamato a lavorare per il re Carlo I d’Inghilterra. La parabola artistica del pittore corre sul filo della storia anche economica e politica dell’Europa.

La mostra vuole essere, così, un viaggio alla scoperta del Van Dyck di “tre patrie” e di “tre stagioni” distinte, che condurrà il visitatore non in un percorso strettamente cronologico, ma con proposte tematiche che più chiaramente testimoniano come la sua arte sia stata in grado di adattarsi e di maturare. Ma soprattutto di conquistare il gusto e il favore di tutti, allora come oggi.
In mostra ci saranno tele di grandi dimensioni e il visitatore verrà naturalmente immerso in vere e proprie scene teatrali, piene di colori, di personaggi, di suggestioni.
Non ci sarà, però, soltanto il Van Dyck ritrattista, attività che lo ha reso celebre e che certo verrà rappresentata con opere di ogni stagione della sua attività, da Anversa, all’Italia, all’Inghilterra. Il visitatore scoprirà, forse per la prima volta, il Van Dyck delle opere sacre: un mix di teatro e pathos, religione e sentimento, che sarà più coinvolgente di quanto si possa pensare, per la pura bellezza della sua pittura e per la capacità, comunque e sempre, di sedurre il suo pubblico.
Nella sezione dedicata al sacro saranno presentate opere celebri, come il grande Matrimonio mistico di Santa Caterina proveniente dal Prado di Madrid o l’intenso San Sebastiano dalla Scottish National Gallery di Edimburgo, ma anche alcuni straordinari inediti, con l’Ecce Homo di collezione privata europea. E inoltre, eccezionalmente staccata dall’altare della piccola chiesa di San Michele di Pagana (Rapallo) per essere finalmente ammirata da un pubblico internazionale, sarà esposta a Palazzo Ducale l’unica pala a destinazione pubblica che Van Dyck esegue per la Liguria: una monumentale Crocifissione di grande intensità.
Tra gli highlights, il primo autoritratto che si conosca del pittore, eseguito quando Van Dyck era ragazzino, all’incirca quindicenne. L’opera è in prestito dall’Accademia di Belle Arti di Vienna e ad apertura di mostra farà comprendere immediatamente la genialità dell’artista.
Tra gli altri prestiti eccezionali, il Ritratto di Carlo V a cavallo dagli Uffizi di Firenze, i tre bambini Giustiniani Longo dalla National Gallery di Londra, il Sansone e Dalila della Dulwich Picture Gallery di Londra. Dal Louvre arriva il Ritratto dei Principi Palatini, mentre di grande impatto sono un eccezionale e modernissimo studio per la figura di San Gerolamo con un vecchio dipinto a grandezza naturale della Phoebus Foudation e Le quattro età dell’uomo conservato al Museo civico di Palazzo Chiericati di Vicenza.

Le collezioni civiche genovesi avranno un ruolo rilevante nell’accogliere i tanti visitatori da fuori Genova, ma anche i genovesi, grazie a un percorso di valorizzazione dei dipinti di Van Dyck e dei suoi contemporanei nordici allestiti nei meravigliosi spazi dei Musei di Strada Nuova (Palazzo Rosso e Palazzo Bianco). L’incanto e lo stupore della mostra di Palazzo Ducale potranno proseguire infatti grazie alla segnalazione di itinerari a Genova, città dove Van Dyck risiedette a lungo e dove ha lasciato segni tangibili della sua presenza.

Il catalogo è edito da Allemandi e avrà una edizione inglese a cura della casa editrice belga Hannibal Books.

Curata da Anna Orlando e Katlijne Van der Stighelen, si avvale di un comitato scientifico onorario internazionale, composto da prestigiosi studiosi italiani e stranieri: Anna Maria Bava, Direttrice della Galleria Sabauda e Responsabile del Patrimonio dei Musei Reali di Torino; Maria Grazia Bernardini, già direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini e del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma; Raffaella Besta, direttrice dei Musei di Strada Nuova di Genova; Nils Büttner, Presidente del Centrum Rubenianum di Anversa e professore della Staatliche Akademie der Bildenden Künsten di Stoccarda; Luca Lo Basso, Università degli Studi di Genova; Gregory Martin, membro dell’Editorial Board del Corpus Rubenianum Ludwig Burchard e del Rubenianum Fund di Anversa, viceconservatore alla National Gallery di Londra; Jennifer Scott, Direttrice della Dulwich Picture Gallery di Londra; Alejandro Vergara, Senior Curator of Flemish Art and Northern Schools, Museo del Prado, Madrid; Hans Vlieghe, professore emerito dell’Università di Leuven e membro dell’Editorial Board del Corpus Rubenianum L. Burchard di Anversa e Bert Watteeuw, direttore del Museo Rubenshuis di Anversa.

Info:
VAN DYCK L’EUROPEO. IL VIAGGIO DI UN GENIO DA ANVERSA A GENOVA E LONDRA
Genova Palazzo Ducale – Appartamento e Cappella del Doge, dal 20 marzo al 19 luglio 2026
Prezzi: 15 euro: intero; 13 euro: ridotto; 14 euro: over 65; 9 euro: under 25
Orari: Lunedì: 14- 19; Martedì/Domenica: 10-19; Venerdì: apertura fino alle 20
Massimo Sorci – msorci@palazzoducale.genova.it – tel. +39 010 8171626 – 335 5699135

Immagine:
Anton van Dyck, Portrait of Alessandro, Vincenzo and Francesco Maria Giustiniani Longo (?), NG 6502,

TORINO. “Speranze e fermenti. Arte a Torino dopo il 1945”.

La Fondazione Giorgio Amendola presenta, dall’11 dicembre 2025 al 14 febbraio 2026, nella sede di via Tollegno 52 a Torino, la mostra “Speranze e fermenti. Arte a Torino dopo il 1945”, a cura di Luca Motto.
L’esposizione, realizzata in collaborazione con il Comune di Torre Pellice, sarà successivamente ospitata alla Civica Galleria d’Arte Contemporanea Filippo Scroppo dal 28 febbraio al 18 aprile 2026.

Proseguendo lungo il proprio percorso di ricerca e valorizzazione dell’arte piemontese del Novecento, la Fondazione dedica l’appuntamento espositivo alla stagione della ricostruzione culturale torinese tra il 1945 e il 1955, periodo cruciale per la rinascita artistica del Paese dopo la guerra.
La mostra si sofferma sul decennio che precede l’affermarsi dell’Informale, restituendo la complessità e la vitalità di un ambiente animato da affermati maestri e giovani talenti.
Il percorso espositivo si articola in sezioni dedicate ai principali protagonisti di quegli anni: da Felice Casorati e il suo gruppo (Daphne Maugham, Nella Marchesini, Lalla Romano) ai pittori dei “Sei di Torino”, tra cui Carlo Levi, Nicola Galante, Enrico Paulucci e Francesco Menzio. Accanto a loro, figure centrali come Piero Martina ed il geniale Luigi Spazzapan.
Un’ampia sezione è riservata all’astrattismo torinese, rappresentato da Filippo Scroppo, Adriano Parisot, Albino Galvano, Carol Rama, Paola Levi Montalcini, Annibale Biglione, Piero Rambaudi, Mario Davico e Gino Gorza. Non mancano le sculture di Sandro Cherchi, Umberto Mastroianni, Franco Garelli, Giuseppe Tarantino, a testimonianza del rinnovato fermento plastico del periodo.
La mostra si chiude con una panoramica sulla nuova generazione di artisti che, nei primi anni Cinquanta del Novecento, avviò una stagione di sperimentazione destinata a segnare il futuro dell’arte italiana: Francesco Casorati, Nino Aimone, Francesco Tabusso, Giacomo Soffiantino, Sergio Saroni, Piero Ruggeri, Antonio Carena, Mario Merz, Romano Campagnoli, Mauro Chessa.

Info:
La mostra è aperta: lun–ven 9.30-12.30 / 15.30-19.00; sab 9.30–12.30
www.fondazioneamendola.it

Fonte:
Ufficio Stampa Città Metropolitana di Torino
tel. +39 011.8617612; 349.6510474
corso Inghilterra, 7 – 10138 Torino
www.cittametropolitana.torino.it

 

 

 

 

MONFALCONE (Go). Giorgio De Chirico.

Giorgio de Chirico, padre della Metafisica, è uno dei protagonisti assoluti dell’arte del Novecento. Pittore colto ed inquieto, capace di fondere mitologia, architetture sospese, enigmi simbolici e memoria personale, ha costruito un universo visivo che continua ad interrogare lo spettatore. Le sue piazze silenziose, le figure classiche, i manichini, le torri e le prospettive infinite hanno aperto una frattura nel realismo della modernità, anticipando Surrealismo e concettualismi futuri. La sua opera, multiforme e spesso controcorrente, attraversa epoche e stili mantenendo una coerenza profonda: la ricerca dell’enigma come forma più alta di verità poetica.
Un nucleo di circa cinquanta opere racconta ora l’universo dechirichiano, dagli oli ai disegni fino al celebre Plastico dei Bagni Misteriosi (1973).
La mostra, articolata in sei sezioni, ripercorre origini, piazze metafisiche, nature morte, cavalli, ritratti e l’importanza del disegno come mezzo autonomo. La neo-metafisica riunisce le iconiche piazze d’Italia, le torri ferraresi e l’Arianna dormiente; le nature morte segnano il passaggio ad un realismo più morbido; i cavalli rivelano un simbolismo intimo; i paesaggi includono vedute veneziane e ruderi romani.

“Non volevamo aggiungere qualcosa di nuovo, ma mostrare opere mai viste, spesso da collezioni private”, spiega il curatore Cesare Orler. “Ne nasce un corpus raro che restituisce la complessità del suo pensiero poetico.”
Prestatori istituzionali come GNAMC, MART e Casa Museo Remo Brindisi affiancano i privati, con il sostegno della Regione FVG e della BCC Venezia Giulia.
La mostra si inserisce nel percorso di “GO! 2025” e punta a richiamare pubblico da tutto il territorio.
La Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone, già sede di grandi nomi del Novecento, ospiterà la mostra fino ad aprile del prossimo anno.

Fonte:
Gorizia3.0 29 nov 2025

CESENATICO (FC). Navigare per ricordare. Gli orizzonti marittimi di Gianluca Marcon.

Al Museo della Marineria di Cesenatico una mostra che cattura l’atmosfera dei luoghi più amati dai velisti, dalla Laguna di Venezia sino alle coste del Mediterraneo ed ai mari del Grande Nord.
La mostra “Navigare per ricordare. Gli orizzonti marittimi di Gianluca Marcon”, in programma dal 6 dicembre al 25 gennaio, propone al visitatore un viaggio in compagnia di un navigatore che ha scelto di tenere traccia dei suoi itinerari in un diario di bordo visivo e sentimentale, realizzato all’acquarello ed arricchito da annotazioni e ricordi personali.
Gianluca Marcon, velista e skipper di grande esperienza ed illustratore per diletto e necessità, riesce a realizzare opere che colgono l’essenza dei luoghi visitati, usando acquerelli a volte impreziositi da colori trovati in loco, come fondi di caffè, a volte integrati da reperti come foglie raccolte lungo le coste, ed accompagnati da note ed appunti che completano il racconto visivo.
Un diario di bordo che non esaurisce la sua funzione per la sola memoria dell’autore, ma diventa invece anche un “portolano” non ufficiale, ma non meno dettagliato e utile agli altri velisti che vogliono ripercorrere le stesse rotte, sia per navigazioni reali, sia per quelle solo immaginate…
I luoghi ritratti da Marcon sono quelli più iconici e cari agli amanti della vela: si parte dalla Laguna di Venezia e quella di Grado, dove le memorie del tempo come case abbandonate, isole, campanili si fondono con una natura affascinante; si prosegue navigando tra le isole maggiori e minori del Mediterraneo; per arrivare agli scenari dei mari del Nord resi celebri dai romanzi di Bjorn Larsson, tra Scozia, Ebridi, Lofoten, dove il mare diventa una esperienza molto più solitaria e selvaggia.
La mostra è realizzata in collaborazione con Mare di carta, la casa editrice e libreria di Venezia fondata e diretta da Cristina Giussani, punto di approdo per tutti coloro che amano il mare, ed editore dei libri di Gianluca Marcon.

Gianluca Marcon ha iniziato a navigare a vela al Collegio Morosini di Venezia, e successivamente ha continuato con il Centro Velico di Caprera, diventando poi skipper per l’associazione allievi di questo celebre centro velico. Ha quindi navigato un po’ dappertutto, prediligendo le alte latitudini come l’Islanda, la Norvegia, Scozia, Olanda, Bretagna, senza dimenticare però il Mediterraneo e soprattutto la laguna di Venezia e l’alto Adriatico. Il disegno e la scrittura rappresentano da sempre il suo modo di raccontarsi, a partire dal primo taccuino Moleskine dove iniziò ad appuntare i suoi disegni e ricordi: racconti disegnati che hanno trovato spazio per anni anche sulle pagine della rivista “Bolina”, oltre che in varie mostre. Per Mare di Carta di Venezia ha pubblicato: Venezia in barca (2023), e Litoranea in barca (2025).

Fonte:
Museo della Marineria Cesenatico – museomarineria@comune.cesenatico.fc.it