Archivi categoria: Mostre

ROMA. Le Scuderie del Quirinale celebrano il Manierismo con Pontormo.

Dal 9 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027, le Scuderie del Quirinale ospitano il primo grande progetto monografico su Pontormo, genio del Manierismo.
Il prossimo autunno 2026, alle Scuderie del Quirinale, arriva la mostra su Pontormo e l’auspicio del polo espositivo romano è che si possa bissare il grande successo della mostra sui Faraoni e la cultura dell’Antico Egitto, ora in tour negli Stati Uniti, dopo il record di presenze fatto registrare nella Capitale.
Si tratta della prima grande mostra monografica dedicata a Jacopo da Pontormo (Empoli, 1494 – Firenze, 1557) – ma ricordiamo il precedente di Palazzo Strozzi, che nel 2014 dedicò un ambizioso progetto a Pontormo e Rosso Fiorentino, le Divergenti vie della Maniera) – che fu capofila di quelle prima Maniera direttamente assorbita dal maestro Raffaello, ed elaborata con stile personale, finanche eccentrico, per raggiungere uno degli esiti formali ed espressivi più affascinanti dell’arte cinquecentesca. In tal senso, Pontormo fu il più efficace fautore del passaggio dai modelli classici rinascimentali al Manierismo che avrebbe contraddistinto tutto il Cinquecento, fino alle stanche leziosità di fine secolo.

Pontormo, il cui vero nome era Jacopo Carrucci, è stato uno dei più importanti pittori italiani del Cinquecento. È considerato uno dei principali rappresentanti del Manierismo, uno stile che si sviluppò dopo il grande periodo del Rinascimento. La sua pittura si allontana dall’equilibrio e dalla perfezione tipici degli artisti rinascimentali. Pontormo preferisce infatti creare composizioni più originali, movimentate e talvolta inquietanti. Le sue figure sono spesso molto allungate e assumono pose eleganti ma poco naturali. Anche i colori hanno un ruolo molto importante nelle sue opere e sono spesso vivaci, chiari ed insoliti. Utilizza tonalità come il rosa, l’azzurro, il verde e il giallo, creando effetti molto particolari. Le sue opere trasmettono spesso emozioni intense ed un senso di malinconia e di inquietudine.
Uno dei suoi dipinti più famosi è la Deposizione dalla croce, realizzata per la chiesa di Santa Felicita a Firenze. Non c’è un vero paesaggio che faccia da sfondo, ma le figure occupano quasi tutta la composizione, rendendo la scena molto emozionante. Un’altra opera importante è la Visitazione, caratterizzata da colori vivaci e da figure eleganti ed allungate. Pontormo dimostra una grande attenzione anche alle espressioni ed ai gesti dei personaggi. Il suo stile è molto personale e si distingue da quello degli altri pittori del suo tempo. La sua arte mostra quindi il passaggio dal Rinascimento al Manierismo. Pontormo influenzò altri artisti e contribuì allo sviluppo della pittura manierista a Firenze. Nonostante alcune sue opere siano difficili da comprendere, il suo stile è ancora oggi molto apprezzato. La sua originalità ed il modo innovativo di usare colori, forme ed emozioni lo rendono uno degli artisti più importanti del Cinquecento italiano.

Numerosi sono i capolavori dell’autore in mostra. Fra questi, la Visitazione, grande opera di Pontormo realizzata dal 1528 al 1530, proveniente dalla Chiesa di San Michele Arcangelo di Carmignano – ora in prestito al MuNDA dell’Aquila per la mostra-confronto con la Visitazione di Raffaello in arrivo dalla Spagna – sarà esposta in mostra a Roma. Come pure tutti i principali capolavori dell’artista, insieme ad una vasta e preziosa selezione di sue opere su carta. Promossa da Ales – Scuderie del Quirinale in partnership con le Gallerie degli Uffizi, e prodotta insieme alla casa editrice Electa (che cura anche il catalogo), la mostra è curata da Cristina Acidini, con il supporto di un team di studiosi che annovera Elena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein e Carlo Falciani.
Oltre al cospicuo numero di opere in arrivo dalle Gallerie degli Uffizi, potrà contare su prestiti concessi da musei e collezioni di tutta Italia e del mondo (la Galleria dell’Accademia e Musei del Bargello, l’Istituto Centrale per la Grafica di Roma, il Louvre, la National Gallery, il British Museum, il Metropolitan Museum of Art, la National Gallery of Art di Washington, l’Art Institute di Chicago, il Getty Museum di Los Angeles ed altri).
L’esposizione riunirà inoltre capolavori raramente concessi in prestito internazionale. Il percorso seguirà uno sviluppo cronologico, ritagliandosi però lo spazio per focus tematici.

Autore: Francesca Orazi

Fonte: www.quotidianoarte.com 10 set 2026

MANTOVA. Leonardo, Arcimboldo, Caravaggio: a Palazzo Te la natura come meraviglia e conoscenza.

È stupefacente constatare come l’apparato decorativo concepito cinque secoli fa da Giulio Romano per Palazzo Te continui a offrire stimoli di lettura inediti a chi sappia avvicinarvisi con consapevolezza. Lo hanno provato le mostre che si sono susseguite lungo l’anno del centenario, l’ultima delle quali, «Inventare la natura. Leonardo, Arcimboldo, Caravaggio» (catalogo Marsilio), prodotta dal Comune di Mantova e Fondazione Palazzo Te con il supporto di numerosi sostenitori, è allestita negli appartamenti monumentali fino al 10 gennaio 2027.
Curato da Barbara Furlotti e Guido Rebecchini, il progetto espositivo indaga la molteplice lettura della natura condotta nelle corti del Rinascimento tanto attraverso l’arte quanto attraverso la scienza, accostando opere di maestri come Leonardo, Arcimboldo, Annibale e Agostino Carracci, Caravaggio e di importanti scultori a oggetti, strumenti scientifici, automi, «naturalia et mirabilia», tutti giunti a Mantova dai maggiori musei italiani e internazionali, che testimoniano quel nuovo e diverso stupore che si accendeva allora di fronte alla natura, intesa non più come manifestazione del divino ma come realtà da conoscere e rappresentare con l’arte e da investigare con la scienza (iniziando anche a dominarla).

«In questa mostra, profondamente in dialogo con il palazzo, commenta Stefano Baia Curioni, direttore di Fondazione Palazzo Te, esploriamo il comporsi cinquecentesco dell’idea e della rappresentazione della natura come “altro” dall’umano, meraviglioso e conquistabile, destinato a plasmare la modernità. Una visione di cui è necessario tracciare l’origine anche per arrivare oggi ad un suo superamento».
Articolato in sette sezioni, il percorso, si apre nella Camera degli Stucchi con «Creare», il cui tema è la forza generatrice della natura, più volte rappresentata come dea nelle pitture murali di Palazzo Te e qui incarnata da opere come la «Diana Efesina», divinità nutrice come ci dicono le innumerevoli mammelle, nell’esemplare superbo del Mann di Napoli e nella versione di Niccolò Tribolo per il giardino del palazzo di Fontainebleau, fino alle aeree opere fatte di semi, pappi e ramoscelli dell’artista contemporanea Christiane Löhr (da Villa e Collezione Panza – Fai). Tocca poi alle forze devastanti della natura («Distruggere»), in dialogo con le rovine della Camera dei Giganti: qui i disegni di Leonardo, «Tempesta» e «Frana», dalla Royal Collection, fanno eco al terremoto dell’arazzo (da un cartone raffaellesco) di «San Paolo in prigione». Il Camerino delle Grottesche presenta il «Sentire» evocando con squisiti bronzetti dal Bargello le grotte con fontane così in voga nei giardini rinascimentali, mentre la volontà di «Riprodurre» la natura trova posto nella Camera dei Candelabri, dove si susseguono bronzi, ceramiche, argenti, che raffigurano animali e vegetali con incredibile fedeltà.
La Camera delle Cariatidi («Conoscere») affronta la natura sul piano descrittivo e scientifico con dipinti di Vincenzo Campi e del Maestro di Hartford e con le immagini riunite dallo studioso Ulisse Aldrovandi, fondatore a Bologna di uno dei primi musei naturalistici, che introducono al tema successivo, quello dello «Stupire». Qui, nella Sala dei Capitani, ci s’imbatte nelle invenzioni di Giuseppe Arcimboldo e nell’«Autoritratto in veste di Bacco» di Caravaggio (Galleria Borghese) e si penetra in una Wunderkammer, la «stanza delle meraviglie» con cui sovrani, aristocratici e studiosi sbalordivano gli ospiti con oggetti e artificiali o naturali, ma esotici e inusitati, qui accostati ad opere di tema naturalistico di Teodoro Ghisi ed Annibale Carracci ed a raffigurazioni di persone devianti dalla «norma» di Agostino Carracci («Triplo ritratto di Arrigo peloso», «Pietro matto», «Amon nano»).
Chiude i giochi, nella Camera delle Vittorie, la sezione dell’«Animare», con gli automi mirabolanti che imitavano i suoni ed i movimenti naturali. Ad accrescere la fascinazione delle opere, l’allestimento di Amdl Circle e Michele De Lucchi, con piccole architetture metalliche e tessuti preziosi ispirate alla tenda del «Sogno di Costantino» di Piero della Francesca.
Da non perdere le attività educative e di mediazione.

Autore: Ada Masoero

Fonte: www.ilgiornaledellarte.com 25 set 2026

TORINO. BANKSY – Street is the museum.

Dopo aver conquistato oltre 3,5 milioni di visitatori nel mondo e aver fatto tappa nelle principali città europee e internazionali, il progetto espositivo dedicato a Banksy si rinnova e torna a Torino con un nuovo titolo ed un concept completamente ripensato.
Dal 22 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027 le storiche cantine di Palazzo Falletti di Barolo (via delle Orfane, 7/a – Torino) ospiteranno Banksy – Street is the Museum, l’evoluzione della celebre mostra The World of Banksy, che porta a Torino oltre 150 opere dedicate al più enigmatico protagonista della Street Art contemporanea.
Curata da Artful Contemporary, la mostra conduce il pubblico nel mondo di Banksy attraverso un percorso che riunisce graffiti, fotografie, installazioni video e accurate ricostruzioni delle sue opere realizzate su tela, tessuto, alluminio, forex e plexiglass. Un viaggio che permette di avvicinarsi ad alcune delle immagini più celebri dell’artista britannico, molte delle quali non sono più visibili nei luoghi in cui erano state realizzate.
Da Flower Thrower a Girl with Balloon, da Napoleon a Steve Jobs, fino ad altri lavori entrati nell’immaginario collettivo, il percorso racconta la straordinaria capacità di Banksy di trasformare la Street Art in uno strumento di riflessione sui grandi temi del nostro tempo. Guerra, pace, consumismo, migrazioni, disuguaglianze, ambiente e diritti civili diventano così il filo conduttore di un racconto che intreccia impatto visivo e critica sociale, restituendo tutta l’attualità del suo linguaggio.
A ispirare Banksy – Street Is the Museum è una riflessione sulla natura stessa della Street Art. Le opere di Banksy nascono per vivere nello spazio pubblico, dialogando con la città e con chi la attraversa, ma proprio per questo sono spesso destinate a scomparire: cancellate dal tempo, coperte, distrutte o persino rimosse dai muri e immesse sul mercato dell’arte.
Il progetto curatoriale nasce dall’esigenza di conservare la memoria di queste opere e, insieme, di mantenere vivo il messaggio che le accompagna.
Il titolo della mostra sintetizza la visione che la strada è il museo di Banksy, il luogo in cui le sue opere prendono forma e dialogano con la società, trasformando muri, edifici e spazi urbani in strumenti di espressione artistica e civile.

Info:
Palazzo Barolo – Via delle Orfane 7/a, Torino – dal 22 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027
I biglietti sono acquistabili sul sito ufficiale della mostra www.banksymuseo.it e su www.ticketone.it, www.vivaticket.com, www.getyourguide.com, www.ticketmaster.it e www.happyticket.it
Orari: da martedì a domenica dalle ore 10.00 alle ore 19.00 (ultimo ingresso ore 18:00)
Calendario completo – GIORNI DI APERTURA (opening 22 OTTOBRE 2026): 22, 23, 24, 25/10 – 27, 28, 29, 30, 31/10, 01/11 – 03, 04, 05, 06, 07, 08/11 – 10, 11, 12, 13, 14, 15/11 – 17, 18, 19, 20, 21, 22/11 – 24, 25, 26, 27, 28, 29/11 – 01, 02, 03, 04, 05, 06/12 – 07, 08, 09, 10, 11, 12, 13/12 – 15, 16, 17, 18, 19, 20/12 – 22, 23, 26, 27/12 – 28, 29, 30/12, 02, 03/01 – 04, 05, 06, 07, 08, 09, 10/01 – 12, 13, 14, 15, 16, 17/01 – 19, 20, 21, 22, 23, 24/01 – 26, 27, 28, 29, 30, 31/01
Aperture straordinarie: 7 dicembre 2026 – 28 dicembre 2026 – 4 gennaio 2027
Chiusure straordinarie: 24 dicembre 2026 – 25 dicembre 2026 – 31 dicembre 2026 – 1 gennaio 2027
Giorni infrasettimanali con prezzo festivo: 8 dicembre 2026 – 6 gennaio 2027
Biglietti: Intero € 14,00 da martedì a venerdì / € 16,00 weekend e festivi
Ridotto bambini 6 – 12 anni € 7 da martedì a venerdì / € 8 weekend e festivi
Sito web e contatti: www.banksymuseo.it | info@banksymuseo.it – Tel. +39 331 2457444 | 011 2636111

ANTICOLI CORRADO (Roma). Arturo Martini e Anticoli Corrado 1924-1927.

Anticoli Corrado, Civico Museo di Arte Moderna e Contemporanea, dal 26 settembre al 29 novembre 2026; inaugurazione sabato 26 settembre, ore 11.00.

Anticoli Corrado celebra il centenario della Fontana dell’Arca di Noè di Arturo Martini con una mostra dedicata agli anni trascorsi dallo scultore nel borgo laziale ed al ruolo che questa esperienza ebbe nella sua ricerca artistica.
A cento anni dalla realizzazione della Fontana dell’Arca di Noè, uno dei segni più riconoscibili del paesaggio e della memoria di Anticoli Corrado, il Civico Museo di Arte Moderna e Contemporanea dedica ad Arturo Martini una mostra che torna a interrogarsi sulla presenza dello scultore nel paese tra il 1924 e il 1927 e sul significato che quella stagione ebbe nella sua vicenda artistica.
L’esposizione, realizzata con il sostegno del Consiglio regionale del Lazio – Ufficio di Presidenza e con il sostegno di Poste Italiane, nasce da una nuova riflessione critica su un periodo fondamentale della produzione di Martini e intende restituire alla permanenza anticolana la complessità che le appartiene.
Realizzata nel 1926 per Piazza delle Ville, la Fontana dell’Arca di Noè costituisce il fulcro ideale di questo evento. Da un secolo l’opera accompagna la vita della comunità anticolana, divenendo progressivamente qualcosa di più di una testimonianza artistica: una presenza quotidiana e familiare, parte integrante della memoria collettiva del paese. Celebrare il suo centenario significa dunque guardare nuovamente a Martini, ma anche riconoscere il profondo rapporto instauratosi tra l’artista e Anticoli Corrado.
La mostra prende le mosse proprio da questa relazione, ricostruendo il contesto nel quale Martini si trovò ad operare ed approfondendo le esperienze ed i rapporti che caratterizzarono il suo soggiorno. In questa prospettiva assume particolare rilievo il rapporto con Maurice Sterne, artista statunitense anch’egli legato ad Anticoli, la cui presenza consente di ampliare la lettura della vicenda oltre i confini della dimensione locale. Le opere di Sterne conservate nella collezione del Civico Museo entrano così nel percorso espositivo, contribuendo a restituire la fitta trama di relazioni attraverso cui Anticoli Corrado si inserì in una rete artistica che collegava l’ambiente romano alla scena internazionale.
È proprio questa dimensione più ampia a costituire uno degli aspetti della mostra. L’esperienza di Martini ad Anticoli viene infatti riletta all’interno della storia della comunità artistica che frequentò il borgo e delle relazioni personali, professionali e culturali che da questo luogo si irradiarono ben oltre il territorio.
Il centenario della Fontana dell’Arca di Noè diventa così l’occasione per tornare a considerare Anticoli Corrado come parte attiva di una storia dell’arte italiana e internazionale, nella quale un piccolo centro della Valle dell’Aniene seppe assumere un ruolo tutt’altro che marginale.

L’iniziativa si inserisce inoltre nel percorso di ricerca intrapreso dal Civico Museo di Arte Moderna e Contemporanea, che affianca alla conservazione e valorizzazione del patrimonio una costante attività di studio e di approfondimento.
«A distanza di trentacinque anni dalla ricostruzione critica attuata con la mostra Arturo Martini e gli anni di Anticoli Corrado, curata da Fabio Benzi nel 1991 – sottolinea Agnese Sferrazza, Direttrice del Civico Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Anticoli Corrado – il centenario della realizzazione della Fontana dell’Arca di Noè offre oggi l’occasione per tornare a riflettere sulla presenza di Arturo Martini ad Anticoli Corrado. La mostra nasce dalla volontà di aggiungere nuovi tasselli alla conoscenza dell’opera di Martini e, al tempo stesso, di restituire alla vicenda anticolana la sua dimensione internazionale, attraverso una nuova lettura del rapporto con Maurice Sterne».
L’iniziativa assume inoltre un particolare significato per la comunità locale. La Fontana dell’Arca di Noè, infatti, non appartiene soltanto alla storia dell’arte, ma alla storia stessa di Anticoli Corrado: da generazioni accompagna la vita del paese e costituisce un elemento riconoscibile della sua identità. In occasione del centenario è stato avviato un primo intervento di restauro dell’opera, destinato ad essere completato grazie ad un successivo contributo della Regione Lazio.
«Celebrare il centenario dell’Arca di Noè significa rendere omaggio ad Arturo Martini, ma anche riscoprire il legame profondo tra l’artista e il nostro paese – afferma Francesco De Angelis, Sindaco di Anticoli Corrado –. L’Arca di Noè è stata parte della vita degli anticolani di ieri, lo è per quelli di oggi e dovrà continuare ad esserlo per quelli di domani».
Il progetto espositivo è accompagnato dal catalogo “Arturo Martini con Maurice Sterne ad Anticoli Corrado 1924-1927” edito da Dario Cimorelli Editore, che raccoglie gli studi dedicati alla mostra e contribuisce ad ampliare la conoscenza di una stagione particolarmente significativa della storia artistica di Anticoli Corrado e del percorso di Arturo Martini.

Info:
Civico Museo di Arte Moderna & Contemporanea di Anticoli Corrado
piazza Santa Vittoria 2, 00022 Anticoli Corrado Roma
museoanticoli@gmail.com – www.museoanticoli.it

PARMA. “LEI”. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre.

Dopo il successo della retrospettiva “Giacomo Balla. Un universo di luce”, dal 2 ottobre 2026 va in scena a Parma, nelle sale del Palazzo del Governatore, il secondo capitolo del protocollo d’intesa tra il Comune di Parma e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea con una nuova esposizione, “LEI”, concepita per la città emiliana con capolavori provenienti esclusivamente dalla collezione della galleria.

La mostra, dal titolo LEI. Ritratti di donne, da Van Gogh a Modigliani e oltre. Capolavori dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea presenta oltre 60 opere allestite in 13 sale – dipinti, sculture, disegni, fotografie e arazzi – che compongono una sorprendente rassegna di sguardi tra figure reali e ideali dell’universo femminile, lungo oltre due secoli di storia. Alcuni lavori sono di recente acquisizione, a partire da Nu Debout, il pastello del 1906 ca. di Pablo Picasso donato lo scorso anno dalla Cy Twombly Foundation.

La figura femminile ha saputo catturare l’interesse, il dibattito e l’ispirazione delle arti visive; è stata vero e proprio motore della creatività umana e tema privilegiato della ricerca artistica tra XIX e XX secolo. Attraverso il ritratto femminile si sono manifestate le tensioni estetiche, psicologiche, culturali e politiche che hanno accompagnato il passaggio alla modernità.
«La GNAMC propone a Parma una straordinaria selezione di ritratti femminili, con diversi capolavori, per celebrare l’ottantesimo anniversario del voto alle donne. Conferma, in questo modo, il concreto impegno nel progetto “Museo migrante”, ideato proprio per diffondere la conoscenza della propria collezione in Italia e all’estero. La mostra, inoltre, offre l’occasione per perfezionare e aggiornare gli studi sulla collezione, anche alla luce di alcune importanti nuove acquisizioni promosse recentemente in vista della mostra, secondo una visione dinamica del patrimonio culturale che mira ad arricchirlo costantemente.», afferma Renata Cristina Mazzantini, direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea.
«Credo che il compito delle amministrazioni pubbliche e delle grandi istituzioni culturali non si esaurisca nella conservazione del patrimonio. La sua funzione è anche quella di creare occasioni di conoscenza, confronto e riflessione, affinché le opere continuino a dialogare con il presente e ad arricchire la vita della comunità. È questo il senso della collaborazione tra il Comune di Parma e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea: permettere a una grande collezione pubblica nazionale di incontrare la città e, allo stesso tempo, rafforzare Parma come luogo di progettazione culturale, capace di promuovere iniziative di rilievo nazionale attraverso la sinergia tra istituzioni. È attraverso queste collaborazioni che una città cresce, amplia i propri orizzonti e rende la cultura una componente centrale della vita pubblica. La collaborazione con la GNAMC va esattamente in questa direzione e rappresenta un investimento sul presente e sul futuro culturale di Parma», dichiara Lorenzo Lavagetto, Vicesindaco e Assessore alla Cultura del Comune di Parma.
Prodotta dal Comune di Parma e dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, con la collaborazione di Solares Fondazione delle Arti, grazie al sostegno di Fondazione Cariparma e di Regione Emilia-Romagna, l’esposizione è curata da Renata Cristina Mazzantini e Cesare Biasini Selvaggi, ed è visitabile al primo piano del Palazzo del Governatore dal 2 ottobre 2026 fino all’8 marzo 2027.

Le donne rappresentate appartengono a mondi differenti, hanno età, condizioni, caratteri e destini eterogenei, eppure condividono la capacità di raccontare un’esperienza umana che supera il tempo in cui furono ritratte. Dalla Signora Ginoux (L’Arlesiana di Vincent van Gogh), moglie del proprietario del Café de la Gare di Arles, alla marchesa Luisa Casati, diva eccentrica e collezionista immortalata da Giovanni Boldini; dalla facoltosa aristocratica polacca Hanka Zborowska (la Signora dal collaretto di Amedeo Modigliani) a Carminella, figlia del popolo la cui storia il tempo ha lasciato nella penombra, ma non il pennello di Antonio Mancini; da Palma Bucarelli (la donna che rivoluzionò l’arte contemporanea italiana alla guida della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma) dipinta da Savinio, all’attrice Elsa Martinelli nell’interpretazione di Giosetta Fioroni. Un immaginario al femminile rivelatore e generatore di una moltiplicazione dell’Io di donne attraverso altre donne. I soggetti esposti agiscono, in taluni casi, sia da rappresentazione di una realtà sia sotto forma di variazioni possibili dell’identità femminile. Da qui nascono ritratti di donne con potenti personalità, esaltate nella loro energia grazie alla cattura “magistrale” di uno sguardo rivelatore, di un gesto segreto o di un respiro appena trattenuto.

La mostra (che si avvale di un comitato scientifico composto – oltre dai curatori – da Stefano Marson, Alberto Salvadori e Simona Tosini Pizzetti) comprende un prestito eccezionale di capolavori alla città di Parma, molti dei quali raramente concessi, provenienti dalle collezioni della GNAMC di Roma, la più ampia sul territorio nazionale di arte italiana e internazionale del XIX e XX secolo. Dai raffinati disegni di Gustav Klimt (tra cui uno studio per Le tre età della donna) in cui la linea sigilla l’erotismo e l’eleganza della donna della Secessione viennese, alla Figura (Femme de Venise VI) di Alberto Giacometti, un totem ancestrale, una madre-matrice scarnificata, fino alle Femmes di Man Ray, dove il corpo femminile smette di essere oggetto di contemplazione per farsi rebus, ombra perturbante, enigma che rifiuta di essere catalogato dallo sguardo maschile. Mentre la cera della Bambina che ride di Medardo Rosso cattura il guizzo dell’infanzia della piccola protagonista prima che venga normata dalle ristrettive convenzioni sociali del decoro borghese di fine Ottocento, la Donna in bianco invece viene dipinta da Kees van Dongen agli albori del XX secolo con occhi enormi, inquisitori, che non subiscono la posa e iniziano a guardare dritto il pubblico, costringendolo a fare i conti con la fiera indipendenza di un secolo in cui le donne non hanno più voglia di chiedere il permesso.

Legata a doppio filo all’emancipazione sociale e politica delle donne, la nascita di una nuova identità femminile guida anche la pratica delle artiste in mostra. Con i rispettivi e differenti linguaggi – dalla densità plastica della scultura di Antonietta Raphaël all’obiettivo fotografico di Dora Maar e Francesca Woodman, fino alle performance dalle complesse coreografie di Vanessa Beecroft e Marinella Senatore –, queste autrici hanno scardinato vecchi paradigmi e aperto una riflessione profonda sui concetti di personalità, libertà, autodeterminazione e riappropriazione del corpo.

L’arte italiana tra le due Guerre
Una sezione del percorso espositivo è dedicata alla ricerca in Italia tra le due guerre mondiali. In questa complessa fase di transizione, l’universo delle donne si impone sulla scena sempre più autonomo, volitivo, protagonista. La mostra ricompone questo straordinario mosaico culturale attraverso i ritratti femminili dei maggiori protagonisti del periodo (tra cui i pittori Giorgio de Chirico, Gino Severini, Carlo Carrà, Cagnaccio di San Pietro, Antonio Donghi, Achille Funi, Mario Sironi, Enrico Prampolini, Renato Guttuso, e scultori come Arturo Martini, Adolfo Wildt, Arturo Dazzi, Giacomo Manzù, Pericle Fazzini) facendo risaltare la varietà delle esperienze tra Metafisica, “Valori Plastici”, il Novecento italiano, la poetica del Realismo magico, insieme alle grandi mitologie dei primi decenni del XX secolo. L’attività di questi artisti si rivela d’avanguardia anche nel respingere, negli anni Trenta e Quaranta, i rigidi stereotipi domestici e materni che la propaganda del regime fascista tenterà di imporre, scegliendo piuttosto di raccontare l’intimità delle donne, solcata da silenziosa e tenace resistenza nonché da inquietudini esistenziali.

Info:
Ufficio Stampa: Studio Esseci Comunicazione
Rif. Simone Raddi simone@studioesseci.net tel. 049 663499.
Ufficio Stampa Gnamc – Antonella Fiori
gan-amc.uffstampa@cultura.gov.it; a.fiori@antonellafiori.it – + 39 3472526982

Palazzo del Governatore – Piazza Giuseppe Garibaldi 1, Parma
contatti: governatore@comune.parma.it; turismo@comune.parma.it
tel. biglietteria: 0521 218035

Date e orari di apertura: dal 2 ottobre 2026 all’8 marzo 2027
mercoledì, giovedì, sabato e domenica e festivi: 10.00 – 19.00 (ultimo ingresso alle 18.00)
venerdì: 10.00 – 22.00 (ultimo ingresso alle 21.00)
chiuso lunedì e martedì
aperture straordinarie: martedì 8 dicembre dalle 10:00 alle 19:00, giovedì 31 dicembre dalle 10:00 alle 15:00, lunedì 8 marzo dalle 10:00 alle 19:00; chiuso il 25 dicembre e il 1° gennaio

Biglietti disponibili su Vivaticket, presso lo IAT e i punti autorizzati Vivaticket e la biglietteria della mostra.
Tariffe: intero data fissa:€ 12,00 – ridotto:€ 8,00 – ridotto convenzionati:€ 5,00
catalogo mostra:€ 34,00

Biglietto ridotto valido per:
giovani fino a 25 anni (il venerdì dalle 19 alle 22), over 65, under 16, insegnanti in attività, docenti universitari*, auser e volontari Mi impegno a Parma, residenti, gruppi con prenotazione obbligatoria (minimo 10 persone), possessori tessera ARCI*, Forze dell’ordine e militari*, COLORO CHE RAGGIUNGONO LA MOSTRA CON MEZZI SOSTENIBILI: Bus – Treno- Bike e Car Sharing (presentandone documentazione)

Biglietto Ridotto valido per i seguenti convenzionati*:
dipendenti Complesso Monumentale della Pilotta, Amici della Pilotta, studenti universitari, Fiere di Parma, Fondazione Magnani Rocca, Labirinto della Masone, Festival Verdi

Biglietto gratuito valido per: dipendenti Comune di Parma, bambini fino a 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo prenotato, un accompagnatore ogni 10 studenti, persone con disabilità e accompagnatore, guide turistiche abilitate*, accompagnatori turistici*, interpreti al seguito delle guide*, possessori di tessera ICOM, giornalisti iscritti all’Ordine*

* presentando tesserino di riconoscimento

Gruppi e scuole – prenotazione obbligatoria a info.cultura@comune.parma.it
Scuole € 2,00 a studente
Gruppi di almeno 10 persone prenotazione obbligatoria a info.cultura@comune.parma.it: € 8,00 a persona