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Michele Santulli. Le super top models ciociare.

Se solo si tenesse a mente da dove venivano, quali le loro reali condizioni originarie, dove e come vivevano a Parigi, allora si scoprirebbe che, quasi ad indennizzo di sofferenze e di rinunce, la natura di quali straordinari requisiti le ha dotate per conseguire obiettivi così sbalorditivi e per pervenire a certi esiti: sto parlando delle modelle e modelli di artista nel secolo XIX e inizi XX; il degrado poteva raggiungere esiti inimmaginabili, quale quello del genitore che vende letteralmente la propria figlia di dieci anni -incredibile, modella di successo!- come un coniglio o un pollo, ad una nobildonna inglese, per un pugno di monete d’oro! Ma fortuna della bimba!
Scelte a caso, Lorette e Maria Antonia Amelia, Rosalia e Antonia Caira, le nostre top models, storicamente le prime della brillante futura categoria: erano originarie della Valcomino, che è quasi la Gerusalemme, la Giverny dei modelli di artista, a 7-8 Km dall’Abbazia di Montecassino, una piccola valle conficcata nel Molise, incoronata da dodici piccoli villaggi, completamente sconosciuta agli abitanti stessi, all’epoca parte del Regno di Napoli.
Analfabete, istruite e maturate in contesti esistenziali tali da risvegliare in loro sentimenti e pratiche che le resero degne di attenzioni particolari da parte degli artisti: non solo dunque dalla natura specialmente dotate nell’apparenza quanto anche intelligenti e sensibili e attente.
Alle modelle di artista la storia allude sin dai tempi dell’antica Grecia, fino al Rinascimento per poi fiorire e prorompere per tutto il 1800 a Roma prima, poi a Parigi in esuberanza e a Londra e in altre città europee. Oggi il ruolo della modella di artista è scomparso in pittura perché sono venuti meno gli antichi contesti e contenuti e sostituito, in prevalenza, da quello di modella di pubblicità e di fotografia e principalmente di moda: queste le cosiddette top models di oggi perché assieme all’apparenza fisica connotano quel quid individuale che consente agli abiti da loro indossati di venire ammirati e resi appetibili. E una di queste celebratissime top models dei nostri tempi è la canadese-ciociara di Pignataro Interamna Linda Evangelista, bellissima!
Sulla rappresentazione e trattazione di questi soggetti della storia dell’arte lo specialista e lo studioso si occupano quasi sempre molto parsimoniosamente soprattutto perché ardue a rinvenirne le fonti anagrafiche, da qui le approssimazioni che le colpiscono: in effetti trovandoci di fronte all’Eva di Rodin o all’Italienne Agostina di Van Gogh o alla Carmelina di Matisse o alla Carmela Bertagna-Bevilacqua di Sargent o alla Italienne di Manet o di Picasso, quello che attira l’attenzione immediata dell’osservatore, cioè la prima percezione, è il soggetto, donna o uomo, la immagine e la prestanza: prima di valutare e quasi sempre di ammirare gli elementi estetici ed artistici dell’opera, certi dettagli e particolari, cioè la grandezza o meno dell’artista, l’osservatore è dapprima colpito dalla apparizione cioè dalla raffigurazione del personaggio cioè chi è San Giovanni Battista, chi è Eva, chi è Carmelina o Lorette; non è tanto l’esecuzione dell’opera ad attirare immediatamente bensì il personaggio: cioè quello che piace non è la esecuzione o la tecnica comunque sempre determinanti e qualificanti bensì la raffigurazione cioè la modella o il modello in posa! E’ quanto avviene al cospetto del Davide di Michelangelo o del San Matteo di Caravaggio: sono le fisionomie o il corpo dei personaggi cioè dei modelli impiegati dagli artisti o immaginati, che è lo stesso.
Parimenti se ampliamo il discorso, per esempio, alla Cameriera al banco delle Folies Bergères di Manet, alla Danza di Bougival di Renoir o alla Stiratrice di Degas, sono i personaggi che impressionano prima di tutto poi l’opera d’arte: l’opera è bella ed attira perché è il modello o la modella che attrae! La qualità e il resto, sono il livello successivo.
E impiegando la terminologia attuale e tornando al nostro tema, ecco il ricordo di alcune autentiche super top models del 1800, oggi più vive e presenti che duecento anni fa. Infatti a Lorette e a Maria Antonia Amelia, a Rosalia Tobia e Antonia Caira è stato risparmiato il destino comune degli esseri umani e quindi delle top models di oggi che vivono lo spazio di una o due esibizioni: esse al contrario sono eterne, come eterne sono le opere d’arte che le raffigurano e per le quali hanno dato corpo e anima! Quale incredibile destino! Lorette à la tasse de café! Davanti allo specchio! La conchiglia! Andromeda!

Autore:
Michele Santulli – michele@santulli.eu

Didascalie:
Matisse, H.: Lorette et la tasse de café , Mus. Naz. Parigi, 1917
Browning, R. Pen: Maria Amelia davanti allo specchio. Coll.priv.,
Bouguereau W.A.: Rosalia Tobia e la conchiglia. Coll. priv., 1885
Poynter, E.: Antonia Caira come Andromeda. Coll.priv., 1865

Medieval Wooden Architecture Museums project.

MWA Museums è un progetto di White Oak Arkitecture finalizzato alla creazione di una rete di musei territoriali sull’architettura medievale in legno, con ricerca accademica, ispezioni archeologiche, sale espositive, e ricostruzioni a grandezza naturale, collegando le attività museali a progetti di riqualificazione urbana e territoriale, con la materia legno protagonista, in pieno accordo con le raccomandazioni internazionali ONU sulla sostenibilità e resilienza dell’architettura. …

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Nella visione MWA Museums, i musei devono generare cavalieri di bellezza, non mercenari del territorio, e per durare nel tempo devono basarsi su un modello sistemico, multidisciplinare, che metta in dialogo costruttivo il mondo accademico di storici, archeologi, e architetti, con quello imprenditoriale locale e il mercato immobiliare. Diversamente, un museo non arricchisce un territorio, ma semplicemente lo usa.

Info:
Per collaborare al progetto MWA Museums, o per aderire come Amministrazione Comunale e diventare sede museale:
Tel. +39 339 536 8672 – e-mail: info@whiteoak.it – url: www.whiteoak.it/mwa

Michele Santulli. Corot, Rodin, Matisse: una pagina sconosciuta.

La cosiddetta ‘Grande Eva’ incompiuta di Auguste Rodin (1840-1917) è une delle opere d’arte più note ed amate. L’artista, terminato l’’Adamo’ ordinatogli dallo Stato ed il ‘San Giov. Battista’, preso da ‘furia’ operativa mise mano a differenti iniziative, tra cui il ‘Bacio’, il ‘Pensatore’, la ‘Porta dell’Inferno’, alle centinaia di disegni ed a quella che doveva essere una delle opere più sofferte e conosciute: l’’Eva’. Cesidio Pignatelli, ormai suo modello di fiducia, gli presentò la ragazza, una ciociara che abitava nel medesimo casamento, a Montparnasse. Al primo attento esame, Rodin approvò la scelta: era Maria Antonia Amelia Apruzzese, aveva circa 18 anni verso il 1881-82: era bella come la Venere di Milo” scriverà un giornalista: è stata la prima modella dell’artista! Per il ‘Bacio’ già abbozzato, fece posare Pignatelli e Maria Antonia, il primo esemplare del celeberrimo capolavoro. E Maria Antonia subito dopo il ‘Bacio’ posò per un’opera per la quale è arduo trovare le parole idonee: ‘La donna accovacciata’ una rivoluzione nella storia dell’arte. Il corpo nudo di Maria Antonia Amelia sulla pedana era una continua ispirazione e nacque un altro capolavoro, il suo ‘Torso’ noto come Torso d’Adele! E intanto venne il momento dell’Eva, il cui Adamo era già stato completato qualche anno prima.
La modellazione dell’argilla iniziò nei primi mesi del 1884 sicuramente nello studio di Rue de l’Universitè, al calore di una stufa. Dopo alcuni mesi ‘Eva’ iniziava a mostrarsi, quei gesti, quelle braccia, quel viso, quel corpo! Al momento delle rifiniture, Rodin si avvide delle discrepanze tra argilla e modella e quindi modifiche e interventi vari: alla fine venne fuori l’arcano: la modella era incinta! Il reprobo era un allievo e Maria Antonia andò via con lui. La bibliografia cita un articolo di giornale: vi si legge che nell’estate 1884  il giornalista va a visitare  Rodin nel suo studio e lo trova molto depresso: l’artista gli racconta della modella  andata via  e dell’opera incompiuta e in un dettagliato articolo del dicembre 1884  descrive la disperazione e perfino le lacrime: la modella era “bella come la Venere di Milo”, quale complimento! non mancando di  notare che l’argilla nello studio era ancora coperta di panni bagnati per mantenerla plasmabile! E nel febbraio 1885 veniva al mondo il frutto di Maria Antonia e del nobile pittore e scultore scozzese amatore e genitore!

Anche gli ultimi anni furono per Camille Jean Baptiste Corot (1796-1875) nel segno della più grande operosità e del successo. Una delle sue modelle fu Agostina Segatori che ammiriamo nella ‘Donna ciociara con mandolino e tamburello’, nel ‘The Repose’ alla Galleria Naz. di Washington, nella ‘Bacchante by the Sea’ al MET di New York e nella ‘Nymphe’ del Museo di Ginevra, nella ‘Interrupted Reading’ a Chicago, nella ‘Dame en Bleu’ al Louvre ed in altre opere. Nel 1872 crea un dipinto  che pure apre un nuovo spiraglio alla nota sensibilità dell’artista: la sua modella Agostina è incinta del pittore E. Dantan col quale convive.
Corot ritrae Agostina che indossa il suo bel costume ciociaro, è certamente l’ultima opera, delle circa undici, ad illustrare il costume ‘ciociaro’ classico. E Corot oltre a realizzare un‘opera di estrema rarità nell’ambito della storia dell’arte, una donna incinta in posa, anche ora impone la sua presenza e partecipazione con un dettaglio unico in riferimento alla sterminata produzione di opere ciociare da parte degli artisti europei e cioè l’anello, al dito di Agostina! peraltro particolarmente evidente, grande Corot! Nella sua purezza morale, ha voluto chiaramente santificare la gravidanza della cara modella, facendola originare da matrimonio ideale, non da peccaminosa convivenza! E nel 1873 in verità viene al mondo Jean Pierre.

Con Henri Matisse (1869-1954) tutto è all’insegna della più completa discrezione e riservatezza.  E nei mesi tra ottobre 1916 e maggio 1917, anni in piena guerra mondiale, Matisse vive il momento più significativo della sua carriera di artista e cioè l’approdo ad un nuovo mondo, quello che caratterizzerà la sua seconda parentesi di artista fino alla fine: alludiamo ai circa otto mesi al quarto piano di Quai S. Michel, di fronte alle due suggestive isole sulla Senna, in quasi clausura con Lorette, la modella ciociara che marca lo spartiacque dalla violenza e veemenza cromatica alla dolcezza e mitezza! E’ Loreta, che ancora oggi nei contesti familiari e artistici di Matisse viene definita “la femme italienne”, espressione già linguisticamente di un certo sapore. Lorette per quanto si conosce ed interpreta fu protagonista di almeno cinquanta opere che ne marcano tra l’altro fascino ed intelligenza oltre che le nuove frontiere stilistiche dell’artista che iniziano ad imporsi.
Gli studiosi più vicini e più competenti di Matisse e cioè Hilary Spurling e Jack Flam nelle loro veramente sottili analisi e resoconti, ripetutamente hanno accennato ad un incontestabile e perfino comprensibile rapporto sessuale tra i due, vista l’intimità artistica come numerose opere documentano. Venuto il tempo, Loreta scompare agli occhi dei due studiosi, ritorna al suo sperduto paesello di Ciociaria, lasciando dietro di sé leggende e misteri. Certo è che il 19 gennaio 1918   viene al mondo Cesidio!

Altre notizie in MODELLE E MODELLI CIOCIARI a Roma, Parigi e Londra.

Autore: Michele Santulli – michele@santulli.eu

guiducci

Pier Luigi Guiducci. Quando la Madonna «mena». Alcune espressioni artistiche mariane.

Nel trascorrere dei secoli ogni artista ha cercato di esprimere dei modi diversi per rappresentare la Vergine Maria con il Bambino Gesù. Tali espressioni creative hanno comunque dovuto rispettare diversi aspetti teologici, primo tra tutti quello che riguarda il ruolo della Madonna: Madre di Dio. Per tale motivo si è voluto dipingere o scolpire Maria in modo regale: su un trono, in posizione centrale, con vesti preziose, con un contesto di angeli. La Madonna, poi, è rappresentata orante, china verso Gesù, in ascolto del Figlio. In tale contesto, però, esistono anche degli artisti che hanno cercato di evidenziare nelle loro opere dei momenti di una «quotidianità» familiare. In tal senso le diverse opere presentano dei dettagli innovativi, semplici ma significativi. Questo saggio presenta alcuni esempi….

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Giuseppe C. Budetta. Arte neolitica.

Per alcuni, l’arte neolitica fu humus da cui germogliarono i miti. L’arte neolitica nacque dall’esigenza di dare una risposta universale al mistero del cosmo, della vita e della morte?
Forse non è mai esistita una società umana senza i miti che spiegassero l’inspiegabile, facendo luce sull’invisibile e che guardasse alla Causa del Tutto. Il mito fu il tentativo di Homo Sapiens sapiens di diffondere un’anima collettiva?

Leggi tutto nell’allegato: ARTE NEOLITICA

Autore: Giuseppe C. Budetta – giuseppe.budetta@gmail.com