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Quali mostre vedere in Italia questo inverno?

Prenotare un hotel o un b&b su portali come Expedia è semplice anche in inverno: meno facile è scegliere come passare il tempo, se è vero che alcune giornate particolarmente fredde o umide possono sconsigliare le escursioni nella natura o la classica passeggiata in centro. Una buona alternativa può essere visitare una mostra, e per fortuna questo inverno ce ne sono in programma di imperdibili, in tutta Italia!

Roma

Tra le tante esposizioni organizzate nella Capitale è obbligatorio segnalare Bacon, Freud, la scuola di Londra. Opere della Tate, in mostra al Chiostro del Bramante fino al 23 febbraio 2020: troverete oltre 45 opere (dipinti, incisioni, disegni) di artisti immigrati a Londra per sfuggire al Nazismo o alla povertà. Il MAXXI inaugura il 27 novembre una retrospettiva dedicata a Gio Ponti, architetto e designer di fama internazionale, mentre al Palazzo delle Esposizioni sarà possibile ammirare il lavoro di Carlo Rambaldi, maestro degli effetti speciali che lavorò a blockbuster come E.T. e Alien (22 ottobre – 6 gennaio).

Milano

Come sempre è in grande spolvero la Fondazione Prada, con l’esibizione Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori, curata da Wes Anderson e Juman Malouf per conto del Kunsthistorisches Museum di Vienna: fino al 13 gennaio 2020 saranno esposti 400 oggetti particolarmente curiosi, selezionati da un catalogo che conta più di 4 milioni di pezzi. Sempre alla Fondazione Prada è già possibile assistere alla mostra Training Humans (dal 12 settembre 2019 al 24 febbraio 2020), che raccoglie foto e video utilizzate dagli scienziati per insegnare ai calcolatori a conoscerci un po’ meglio; chi fosse invece interessato alla storia della Milano del boom economico potrà andare a Palazzo Morando per l’esposizione Milano anni ’60.

Nel resto d’Italia

I turisti che visiteranno Napoli avranno la possibilità di conoscere la vera essenza di Wharol all’omonima esposizione, che fino al 23 febbraio 2020 esporrà oltre 150 opere dell’artista, mentre la Casa dei Tre Oci di Venezia ha dedicato una personale a Ferdinando Scianna, il primo fotografo italiano a entrare nella prestigiosa agenzia Magnum. Interessante la mostra #FacceEmozioni, allestita al Museo del Cinema di Torino per raccontare la storia della fisiognomica – una disciplina pseudoscientifica che tenta di dedurre la psicologia e la moralità di qualcuno a partire dai suoi lineamenti –, mentre è stata prolungata fino ai primi di gennaio la mostra Antropocene, il nome che è stato assegnato all’epoca in cui ci troviamo a vivere: 35 foto in grande formato che raccontano l’impatto dell’uomo sul mondo.

 

Ph credit: https://www.chiostrodelbramante.it/post_mostra/bacon-freud-la-scuola-di-londra/

POMPEI autoritratto della Penisola.

Pompei è l’autoritratto più efficace dell’identità collettiva italiana in questo momento: è lo specchio del nostro degrado, che riflette fedelmente quanto poco ci vogliamo bene. Ciò che potrebbe servire di più sarebbe forse proprio l’attuazione della (ventilata) procedura di cancellazione del sito della lista dei siti Unesco. Sarebbe uno shock salutare, l’occasione per rendersi finalmente e integralmente conto della gravità della situazione: un Paese che non riesce a garantire la minima conservazione, protezione e manutenzione del patrimonio ereditato dal proprio passato è un Paese che sta realmente mettendo in discussione il proprio futuro. Che si sta condannando all’impertinenza.

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Giuliano CONFALONIERI Archeologia della settima arte.

La storia del cinema potrebbe essere suddivisa in quattro periodi: l’epoca pionieristica del muto, dal sonoro fino alla seconda guerra mondiale, il dopoguerra fino agli anni Settanta, dalla crisi delle sale alle novità in nuce. Alcune delle opere fondamentali del nuovo mezzo di comunicazione sono state realizzate proprio nel periodo in cui l’immagine era predominante. Ciò obbligava gli autori ad ‘inventare’ il racconto in modo comprensibile, sulla base di intuizioni personali. Continua a leggere

RAVENNA. L’incanto dell’affresco. Capolavori strappati da Pompei a Giotto da Correggio a Tiepolo.

La mostra, curata da Claudio Spadoni, direttore scientifico del MAR e da Luca Ciancabilla, ricercatore del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università degli Studi di Bologna e realizzata grazie al prezioso sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, intende illustrare le vicende che negli ultimi tre secoli hanno segnato l’evoluzione tecnica e la fortuna critica della prassi estrattista: l’arte di distaccare le pitture murali. Protagonisti assoluti delle sale della Loggetta Lombardesca sono più di un centinaio di capolavori un tempo sulle volte, sulle pareti e sulle facciate dei più noti edifici sacri e profani della nostra penisola: decine e decine di affreschi trasportati a massello (cioè segati insieme al muro), strappati o staccati e poi condotti su tela, o su altri supporti, fra la seconda metà del Cinquecento e gli anni ottanta del Novecento, per la prima volta riuniti nella medesima sede espositiva.

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VENEZIA. Archivi del vedutismo 1. Pietro Bellotti. Un altro Canaletto.

Ca’ Rezzonico, Museo del Settecento veneziano, fino al 28 Aprile 2014.
Per lungo tempo ritenuto un vedutista marginale, studi più recenti hanno invece conferito a Pietro Bellotti un ruolo rilevante e inaspettato all’interno dell’arte veneziana del ‘700. Del resto basterebbero i legami di parentela proprio con Bellotto e Canaletto, a giustificare l’interesse nei suoi confronti.
La mostra, curata da Charles Beddington, Alberto Craievich e Domenico Crivellari riunisce per la prima volta quarantatre dipinti provenienti da collezioni private europee e statunitensi, che ricostruiscono il percorso artistico di Bellotti, documentando con la maggior ampiezza oggi possibile il suo vasto repertorio figurativo.

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