Archivi categoria: Fondazioni

VENEZIA. 91° collettiva giovani artisti.

Ventisei giovani artisti per la 91esima Collettiva della Fondazione Bevilacqua La Masa. Tanti sono i selezionati tra i 240 che hanno partecipato al concorso portando le proprie opere e documentazione presso la sede della Fondazione.

Nei giorni dedicati alla consegna si sono alternati a palazzetto Tito, trasformandolo temporaneamente in un vivace deposito d’arte. In 72 ore sono state archiviate 365 opere, 112 opere in più rispetto all’edizione della 90esima Collettiva.

309 sono le opere tra pittura, installazione, fotografia, scultura e proposte di performance consegnate dai giovani artisti, i video e le installazioni sonore sono state invece 56.

Ottantuno le immagini grafiche per la comunicazione, il 50 per cento in più di quelle ricevute nel 2006 e che avevano toccato la soglia delle 40 domande. I dieci selezionati della Grafica avranno la possibilità di partecipare alla mostra Collettiva nella sezione dedicata alla Grafica. I giovani designer selezionati esporranno, insieme al vincitore della grafica della 91esima Collettiva, i rispettivi manifesti nella galleria di piazza San Marco.

Le opere sono state esaminate sabato e domenica 10 e 11 novembre u.s., dalla giuria selezionatrice. I giovani artisti ‘promossi’ adesso avranno la possibilità di esporre i rispettivi lavori all’interno della galleria di piazza San Marco a partire dall’8 dicembre prossimo. L’inaugurazione è prevista per le ore 12.00.

Quest’anno la Fondazione Bevilacqua La Masa giunge alla sua 91esima Collettiva ponendosi come la mostra italiana che ha avuto un maggior numero di edizioni.

L’esposizione intende dar voce a tutti i giovani emergenti nel Triveneto. Peraltro sono sempre più numerosi i giovani di altre regioni o di altri paesi che sono iscritti alle università veneziane o all’archivio della Fondazione, che ad oggi conta oltre 800 nominativi. Gli artisti selezionati provengono da paesi diversi.

In comune però hanno l’arte e l’età: sono tutti giovani compresi fra i 18 e i 34 anni, che dimostrano col loro lavoro una prima maturità di intenti ed un intuito artistico che meriti di essere incentivato e sostenuto.

La rassegna ha volutamente un carattere di ricognizione e non pretende di enucleare alcuna tendenza né alcun linguaggio prevalente, evitando con ciò forzature che non sarebbero attuali né lecite data la eterogeneità dei materiali pervenuti come risposta al bando di concorso.

La mostra è realizzata grazie alla collaborazione della Fondazione di Venezia e con il supporto di: Provincia di Venezia, Regione Veneto, Azienda di Promozione Turistica della Provincia di Venezia e del ristorante La Colomba di Venezia. Il Casinò di Venezia, la Cassa di Risparmio di Venezia e l’Azienda Servizi Integrati di San Donà hanno offerto rispettivamente: 2 contributi speciali e 2 premi acquisto.
La mostra sarà accompagnata da un catalogo disponibile in galleria.

La commissione, presieduta da Angela Vettese, che ha giudicato i 240 partecipanti era composta da Cornelia Lauf, curatrice indipendente e docente Iuav fda, Marcela Cernadas, artista, Emmanuel Berard, Palazzo Grassi, Venezia, Marzia Scalon, Galleria Radar, Mestre e Gaetano Mainenti, Artista e docente Accademia di Venezia.

Verbale della Commissione della 91esima Collettiva Giovani Artisti: Venerdì 10 novembre 2007 alle ore 11.00 si è riunita la commissione per stabilire la partecipazione e i premi della 91esima Collettiva della Fondazione Bevilacqua La Masa. Partecipa ai lavori anche lo staff della Bevilacqua La Masa (Marco Ferraris, Stefano Coletto, Marinella Venanzi, Giorgia Gallina, Francesca Volpato, Cecilia Cattaneo, Annabianca Traversa).
Si esaminano dapprima tutte le opere pittoriche, scultoree, installative, performative e grafiche concludendo la prima giornata di lavoro alle ore 19.30.
Ci si riunisce alle ore 11 del giorno successivo e si concludono i lavori alle ore 18.30 , dopo aver esaminato dapprima i video e aver rivisto le opere.
Ciascun lavoro è visionato tenendo conto del portfolio che lo accompagna e che descrive sia l’opera nei suoi fondamenti concettuali, sia il curriculum dell’autore.
Dopo ampia discussione su ciascuno e dopo una terza revisione sui casi dubbi si decidono i partecipanti e la distribuzione dei premi prestando attenzione alla pluralità delle tecniche e degli approcci al fare artistico.
I lavori si concludono in un clima di accordo, decidendo di ridurre a quattro la rosa dei cinque premi BLM e di assegnare quattro premi di pari importo includendo tra essi anche quella della realizzazione grafica.

Gli artisti selezionati e che daranno vita all’esposizione dell’ 8 dicembre sono 26 : Chiara Albertoni, ‘Senza Titolo’, pittura; Alvise Bittente, ‘La Divina Commedia del Giovane Artista, ovvero un salto nel vuoto omaggio a Iyves Klein’, disegno; Ludovico Bomben, ‘Il grande tappeto’, installazione ambientale; Cristiano Bovo, ‘Joys’, installation site specific; Roberta Bruzzechese, ‘Oggi esco’, video; Antonio Cataldo, ‘Sei luglio trentuno ottobre’, Libro cartaceo; Arianna Callegaro, ‘Metta L sutra’, kitting pattern; Claudia Cavallaro, ‘Lyanobatteri’, ‘Cromococchi’, pittura; Sub’jin D’Jung, ‘DEUX Repas’, video; Andrea De Stefani, ‘In transit’, installazione; Martina Dinato, ‘Reperti urbani’, fotografia; Elisa Fabris, ‘Rojonegra’, video; Giovanni Giaretta, ‘Paris’, video; Goran Gogic, ‘Playground’, pittura; Gruppo RCA,  ‘Rifiuto con affetto’, installazione; Kensuke Koike, ‘Mr Baku Show’, video; Alessandro Laita, ‘In-visibilio’, video; Lara Marconi, ‘These days’, installazione; Octavian Micleusanu, ‘In due 1’, ‘In due 2’, fotografia; Adriano Nasuti-Wood, ‘Paisates’, disegni; Riccardo Perello, ‘Km 41’, video; Lucilla Pesce e Francesca De Pieri ‘Un posto al sole’, installazione; Giulio Squillacciotti, ‘San Vincenzo al Volturno Photobook’, ‘San Vincenzo’, fotografia; Lorenzo Vale, ‘Otto’, pittura; Carlo Veneziano ‘Stairmachine’, video; Debora Vrizzi, ‘Unhappy ending’, video.

Premio grafica, selezionati 10: Daniele Franzi (premiato), Elisa Di Lullo, Brunno Jahara, Roberta Lombardi e Paola Monesterolo, Nera Kelava, Lorenzo Majer, Elisa Miorin e Tommaso Speretta, Filippo Piovene, Paolo Polloniato, Massimo Vaschetto

Elenco Premiati:
Quattro Borse di Studio Fondazione Bevilacqua la Masa del valore di 1680 euro: Martina Dinato, Roberta Bruzzechese, Gruppo Rca, Daniele Franzi, premiato per il progetto della grafica

Contributi speciali del Casinò di Venezia: n. 2 contributi del valore di 1250 euro a: Alvise Bittente, Giulio Squillacciotti:

Premio Acquisto Cassa di Risparmio di Venezia: n. 1 premio acquisto del valore di 1500 euro a: Lorenzo Vale, Pittura

Premio Acquisto A.S.I  S.p.a – Azienda Servizi Integrati Sandonà: n. 1 premio speciale del valore di 1500 euro, a: Adriano Nasutti Wood.

Info:
Inaugurazione, sabato 8 dicembre alle ore 12.00
Periodo: 9 dicembre 2007- 13 gennaio 2008
Orari: da mercoledì a domenica dalle ore 10.30 – 17.30, chiuso nei giorni 25 dicembre 2007 e 01/01/2008
Ingresso Gratuito
Fondazione Bevilacqua la Masa – Tel 041 5207797

Cartella stampa e immagini in alta risoluzione disponibili sul sito
http://www.studiopesci.it/content_it/scheda.aspx?id=441

 

Link: http://www.bevilacqualamasa.it

Email: press@bevilacqualamasa.it

MONCALIERI (To). Il nuovo Collegio Carlo Alberto.

Il 1° gennaio 2007 può essere considerato la data di inizio della “terza vita” del Collegio Carlo Alberto di Moncalieri (Torino).
Dopo la chiusura del glorioso Real Collegio, la scuola dei figli delle classi dirigenti subalpine per almeno un secolo, la Compagnia di San Paolo, alla fine degli anni Novanta, su impulso dell’allora Presidente Gianni Merlini, decise di insediare al Collegio un gruppo di centri di ricerca e di formazione superiore nei campi dell’economia, degli studi politici e delle scienze sociali.
Per coordinare le attività svolte al Collegio e curare l’amministrazione e i progetti di ristrutturazione funzionale dell’imponente edificio, la Compagnia aveva dato vita, insieme con l’Università di Torino, al Consorzio Collegio Carlo Alberto, uno dei suoi enti strumentali.
Nel 2004, esaurito il compito di accompagnare il decollo del Collegio e di presentarne il progetto di ristrutturazione, il Consorzio è stato sostituito dalla Fondazione Collegio Carlo Alberto.
Con la nomina, nel 2006, di Domenico Siniscalco, ex Ministro dell’Economia, alla presidenza della fondazione, è stato avviato un processo di razionalizzazione e di semplificazione dei rapporti con i centri di ricerca e di formazione, accompagnato dall’introduzione di strumenti di valutazione dell’attività scientifica.
Al tempo stesso, il Collegio ha avviato iniziative – il reclutamento di ricercatori sul mercato mondiale, le fellowship, la Carlo Alberto Medal, le Vilfredo Pareto Lectures in Economics, il nuovo Collegio Carlo Alberto and Social Sciences, il progetto “Allievi” – che,
a partire dal 2007, ne rafforzeranno immagine e ruolo internazionale. Ad esse si affianca l’accordo con l’Università di Torino per ospitare la Scuola di dottorato “Vilfredo Pareto”, che raccoglie tre dei quattro dottorati in Economia dell’Ateneo che già hanno sede al Collegio.
Il nuovo portale web del Carlo Alberto riflette il nuovo corso appena descritto. Esso costituisce una presentazione organica della fondazione e delle sue attività, di cui i singoli soggetti rappresentano una parte, sia pure importante. L’home page del sito contiene un menù da cui è possibile accedere alla descrizione della missione del Collegio, alle informazioni sui programmi principali, alle risorse elettroniche, alle comunicazione sugli  eventi, alle notizie sulle attività di ricerca e di formazione.
I collegamenti agli indirizzi dei centri sono possibili dalla sezione “Hanno sede al Collegio” o dai loghi che si alternano in basso a destra. Nella sezione “Focus On”, sono reperibili i link alle informazioni più recenti sull’attività della fondazione. Al centro
della pagina si può accedere alle informazioni principali sulla fondazione e agli annunci degli eventi in programma (reperibili anche cliccando sul calendario, sempre nella home page).
Nella tabella insieme con il portale del Carlo Alberto sono indicati i siti delle unità di ricerca che ne fanno parte; nella parte successiva sono riportati quelli dei centri e delle attività di formazione ospitati al Collegio, ma che godono di autonomia amministrativa rispetto alla fondazione.
Hanno inoltre sede al Carlo Alberto il CERIS, istituto del CNR, e il CSS – Consiglio Italiano per le Scienze Sociali.

Info:
CeRP – Center for Research on Pensions and Welfare Policies
http://cerp.unito.it
LABORatorio R. Revelli – Centro Studi sul Lavoro
www.labor-torino.it
CHILD – Centre for Household, Income, Labour and Demographic economics – www.child-centre.it
CLEI – Interuniversity Centre for the Comparative Analysis of Law,
Economics and Institutions – www.iel-turin.it
URGE – Unità di ricerca sulla Governance europea – www.urge.it
Centro Studi sul Federalismo – www.csfederalismo.it
HERMES – Higher Education and Research on Mobility Regulation
and the Economics of Local Services – www.hermesricerche.it
CORIPE Piemonte – www.coripe.unito.it
Scuola di Dottorato in Economia “Vilfredo Pareto” – www.sde.unito.it
Ceris – CNR – www.ceris.cnr.it
CSS – Consiglio Italiano per le Scienze Sociali – www.ScienzeSociali.

Link: http://www.carloalberto.org

MILANO. Fondazione Arnaldo Pomodoro programma 2007.

A un anno e mezzo dall’inaugurazione, la Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano è ormai diventata un irrinunciabile punto di riferimento nel calendario delle proposte culturali, non solo milanesi.
Il programma del 2007 si preannuncia ancora più ricco di appuntamenti, con un’importante novità studiata appositamente per rafforzare il ruolo della Fondazione come polo d’attrazione e affascinante luogo di incontro.

Si partirà subito con I Giovedì alla Fondazione, un ciclo di incontri che prenderà il via il 18 gennaio e che porterà in via Solari – una volta a settimana per tre mesi – il meglio della cultura italiana, con protagonisti quali Lina Wertmüller, che tiene a battesimo il ciclo, cui seguiranno Roberto Vecchioni, Ron e Rapetti, Moni Ovadia, Margherita Hack, Lella Costa, Salvatore Veca, Ermanno Olmi ed Ennio Morricone.

In primavera, dal 18 aprile al 28 luglio, si svolgerà il primo momento espositivo dal titolo ‘Doppio sogno. 2RC fra artista e artefice’.
La mostra, curata da Achille Bonito Oliva, presenterà lo straordinario lavoro della 2RC Stamperia d’Arte, risultato della collaborazione tra Valter ed Eleonora Rossi e i protagonisti della scena artistica mondiale.
Il percorso raccoglierà circa 250 opere grafiche di artisti del ‘900, fra cui Adami, Afro, Bacon, Burri, Chillida, Clemente, Fontana, Kounellis, Moore, Arnaldo Pomodoro, Gio’ Pomodoro, Sutherland, Vasarely. L’allestimento sarà affidato allo studio Cerri & Associati.

Da maggio a giugno, il giovedì tornerà a essere un momento centrale dell’offerta culturale della Fondazione Arnaldo Pomodoro. Il 3 maggio, infatti, cominceranno gli approfondimenti monografici dedicati a grandi artisti del ‘900 attraverso le proiezioni di video che li ritraggono al lavoro nello studio, nell’allestimento di mostre, nel corso di interviste; video inediti o di difficilereperibilità aiuteranno il pubblico ad avvicinarsi e a meglio conoscere il mondo creativo di Lucio Fontana, Alberto Burri, Arnaldo Pomodoro, Marino Marini, Giocomo, Balla, Mario Ceroli, Pino Pascali, Alexander Calder, Giuliano Turcato, Emilio Vedova, Piero Dorazio, Enzo Cucchi. 

Nel periodo autunno – inverno, dal 23 settembre 2007 al 9 marzo 2008, si avrà il secondo momento espositivo: NOUVEAU REALISME. Omaggio a Pierre Restany.
La mostra, curata da Renato Barilli, documenterà la rilevanza del Nouveau Realisme, movimento artistico sviluppatosi tra Parigi e Milano tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60.
Fu il critico Pierre Restany, cui la mostra è dedicata, a creare con una grande intuizione il movimento, determinandone le coordinate teoriche e seguendone gli sviluppi attraverso il lavoro di César, Arman, Nikki de Saint-Phalle, Spoerri e altri. 

Info:

FONDAZIONE ARNALDO POMODORO
Via Andrea Solari 35 – 20144 Milano
Tel. 02 89075394/95

Link: http://www.fondazionearnaldopomodoro.it

Email: info@fondazionearnaldopomodoro.it

FONDAZIONE PER L’ARTE DELLA COMPAGNIA DI SAN PAOLO.

La Fondazione per l’Arte è una struttura stabile della Compagnia di San Paolo, nata nel 2004 dalla trasformazione della Fondazione San Paolo di Torino. La Fondazione interviene nel settore dei beni culturali con modalità prettamente operative, che integrano e completano il profilo prevalentemente “grantmaking” della Compagnia. Il suo ruolo si delinea sempre più quale quello di “incubator” di enti volti a presidiare aspetti peculiari della valorizzazione dei beni e delle attività culturali, della formazione e della gestione museale.
L’attività istituzionale della Fondazione, sulla base dello Statuto, consiste nel promuovere la salvaguardia, l’arricchimento e la valorizzazione del patrimonio artistico e la diffusione dell’interesse per l’arte. In tale direzione progetta e sostiene interventi volti a qualificare le professionalità e le attività organizzative nell’ambito della conservazione e del restauro e della conoscenza del patrimonio architettonico e artistico. Sul tema della ridefinizione degli assetti gestionali dei musei, la Fondazione per l’Arte interviene in processi che – avviati a livello nazionale – trovano in Torino un ideale laboratorio di sperimentazione, con le già costituite Fondazione Torino Musei, Fondazione Museo delle Antichità Egizie e Fondazione per la Conservazione e il Restauro ‘La Venaria Reale’.

Restauro, ricerca e formazione

Il Centro di Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, di cui la Fondazione per l’Arte è fondatore e il cui Consiglio di Amministrazione è attualmente presieduto dal Presidente della Fondazione per l’Arte, è stato creato nel marzo 2005. Dispone di laboratori di restauro e scientifici dotati di strumenti ad alta tecnologia e sofisticati apparecchi di analisi non invasiva, nonché di un Centro di Documentazione collegato con le più importanti biblioteche e istituzioni di restauro internazionali. Presso la Reggia di Venaria Reale avrà sede anche un Centro di Studi e Documentazione sul Barocco, destinato ad avere un ruolo di propulsore della ricerca in collaborazione con i principali enti competenti in materia. Per tale istituzione la Fondazione per l’Arte ha sviluppato un progetto che prevede la creazione di una biblioteca specialistica, un archivio fotografico e un archivio di documentazione digitale delle fonti storiche. La Scuola di Alta formazione e Studio istituita presso il Centro, grazie ad una specifica convenzione con l’Università di Torino, è sede, dall’anno accademico 2006/2007, del primo corso universitario per il rilascio del titolo di laurea in Restauratore-Conservatore di Beni Culturali. La Scuola attiva anche corsi di formazione e specializzazione.
In ambito formativo la Fondazione promuove e sostiene borse di ricerca attivate tra gli altri con l’ INHA – Institut National d’Histoire de l’Art di Parigi a favore di giovani ricercatori italiani, l’UNESCO e l’IUCN (World Conservation Union), per il progetto Conserving Natural World Heritage and Cultural Landscapes in Southern Europe. In quest’ultima occasione la Fondazione si avvale anche dell’esperienza maturata da SiTI – altro ente strumentale della Compagnia di San Paolo – autore di ricerche di elevata specializzazione, come Security & Safety Assessment dei Beni Culturali, indagine svolta sui Musei di Torino e del Piemonte.


Valorizzazione dei beni culturali

La Fondazione per l’Arte promuove iniziative finalizzate a valorizzare e diffondere la conoscenza delle opere d’arte acquisite.
Le tre vite del papiro di Artemidoro. Voci e sguardi dall’Egitto greco-romano: l’esposizione, che ha avuto luogo a Torino nel 2006, oltre a presentare per la prima volta il papiro, ne ha fornito la contestualizzazione in un arco cronologico dall’antichità al Rinascimento.
La Fondazione si propone la valorizzazione, la gestione e una nuova offerta al pubblico di beni culturali.
Per il raggiungimento dei suoi obbiettivi la Fondazione si avvale anche della collaborazione di enti attivi in settori analoghi, quali l’Associazione Torino Città Capitale Europea – di cui è socia e con la quale ha contribuito alla realizzazione, tra l’altro, dell’Abbonamento Musei Torino Piemonte, iniziativa di grande successo e vasto apprezzamento del pubblico – o con la partecipazione all’Associazione Civita, con la quale è in corso lo studio di fattibilità di una struttura di produzione, realizzazione e gestione di esposizioni internazionali d’arte a Torino. Il settore delle mostre é infatti considerato primario attrattore e valorizzatore dei beni culturali.
Nel progetto Valle di Susa. Tesori di Arte e Cultura Alpina, finalizzato ad attività di valorizzazione integrata dei beni culturali del territorio, la Fondazione coordina l’attività degli enti coinvolti.

Acquisizioni in favore di raccolte museali

Nella convinzione che gli acquisti di opere d’arte siano strumenti vitali per le istituzioni museali, la Fondazione per l’Arte agisce in modo proattivo, operando acquisizioni che entrano in esposizione permanente nei Musei destinatari di rilevanti programmi di intervento della Compagnia di San Paolo.
Le caratteristiche di qualità e di eccellenza delle opere e degli oggetti d’arte prescelti sono tali da consentire il completamento di collezioni di notevoli presenza e interesse, elevando la percezione e l’apprezzamento dell’Istituzione stessa. In relazione ad attività e ruoli ricoperti da altri grandi collezionisti, l’azione è indirizzata in particolare all’archeologia e all’arte antica. Le opere individuate dalla Fondazione vengono perciò recuperate alla fruizione pubblica laddove sarebbero altrimenti non godibili; sono completati nuclei collezionistici con limitate capacità di spesa, con il conseguente avvio di nuove aree di ricerca corredate da pubblicazioni scientifiche. Si amplia così la capacità del museo ricevente attraverso più completi allestimenti, in modo da attrarre nuovo pubblico e da produrre il volano economico oggi auspicato dal settore dei beni culturali.
Tra le iniziative di maggior rilievo vi è nel 2005 l’acquisto del Papiro di Artemidoro, straordianario reperto d’età tolemaica esposto nel 2006 a Torino; il papiro, recuperato dopo il riutilizzo del materiale come maschera funebre, contiene un brano del secondo libro della perduta opera ‘Geographia’ di Artemidoro di Efeso, corredato dalla prima mappa conosciuta della Spagna e da numerosi disegni di animali fantastici ed esercitazioni di bottega d’artista tratti da calchi di sculture.
Un importante nucleo di opere è stato acquisito per lo sviluppo e il completamento della sezione dedicata all’arte antica giapponese del costituendo Museo d’Arte Orientale – MAO di Torino.
Tale acquisto ha compreso, tra le altre, statue lignee del XII e XVI secolo di assoluta eccellenza raffiguranti Guardiani Celesti e Shokannon e due paraventi Rakuchu Rakugai in tempera e foglia d’oro su carta del periodo Edo (inizio XVII secolo).
La Fondazione per l’Arte ha acquistato importanti dipinti antichi tra cui l’Autoritratto (1550-1560) di Luca Cambiaso per le collezioni di Palazzo Bianco a Genova e il seicentesco ritratto di Margherita di Savoia di Giovanni Caracca per la Galleria Sabauda di Torino.

Link: http://www.fondazionearte.it

Email: info@fondazionearte.it

Antonio PAOLUCCI: la Fondazione ideale.

In principio c’era il museo pubblico, inteso come archivio della memoria, luogo dell’identità nazionale, strumento di educazione civile. Per la gran parte del Novecento, nell’Europa dei fascismi, dei comunismi, delle socialdemocrazie, dei governi democristiani, nessuno avrebbe mai pensato al museo come risorsa anche economica, come luogo di interesse per l’iniziativa privata. Tutto è cambiato all’inizio degli anni Ottanta quando il vento del liberismo e della destrutturazione privatistica ha cominciato a soffiare in Italia e in Europa.
II ’900 che era stato statalista per la gran parte del suo corso – in Italia c’era fino a ieri una economia che potremmo definire per certi aspetti para sovietica, con l’IRI e con le partecipate, con lo Stato che produceva non solo energia elettrica e combustibili, acciaio e cemento, chimica e strade ferrate ma anche baci Perugina, pomodori pelati, panettoni etc. – è diventato iperliberista nel suo ultimo segmento. Quando ero giovane mi insegnavano e volevano convincermi che il privato è pubblico, ora che giovane non sono più vogliono persuadermi che il pubblico deve diventare privato. Sono le mutazioni della storia, ogni generazione ha i suoi “idola Phori” come insegnava il grande Bacone.
Ai giorni nostri scenari privatistici (o presunti tali) si aprono anche sul fronte dei musei e si aprono in un clima culturale di convincimento diffuso, sostenuto a destra come a sinistra. Valgano due soli esempi.
Un recentissimo decreto del Ministro Buttiglione (del 13/6/05) istituisce un gruppo di lavoro incaricato di “approfondire le forme e le modalità per la costituzione di fondazioni di diritto privato, finalizzate alla gestione delle attività di valorizzazione dei beni culturali etc…”. Si dirà che questo è il provvedimento tipico di un governo di centro destra. Niente affatto perché il d.l. del 20 Ottobre ’98, in pieno centro sinistra, diceva le stesse cose prevedendo che il Ministero potesse “costituire o partecipare ad associazioni, fondazioni e società, al fine del più efficace esercizio delle sue funzioni e, in particolare, per la valorizzazione dei beni culturali e ambientali”.
Intanto era intervenuta la legge costituzionale n. 3 del 2001. A seguito della riforma del Titolo V, mentre la tutela rimaneva affidata agli organismi statali, la valorizzazione nel settore dei beni culturali diventava competenza legislativa concorrente fra Stato e Regioni. Il che è ribadito (e non poteva non esserlo) nell’ultimo codice Urbani. Il carattere autonomo e indipendente che oggi la costituzione riconosce alle potestà regionali e locali in materia di valorizzazione dei beni culturali, è un fatto nuovo e di grande portata che entra “a gamba tesa”, (si direbbe in gergo calcistico), nello scenario delle istituende fondazioni museali.
Ma caliamoci nella realtà italiana e quindi nelle soluzioni possibili. Immaginiamo una fondazione che riguardi per esempio gli Uffizi o, per meglio dire, il sistema dei musei statali fiorentini oggi raggruppati nel Polo: 25 milioni all’anno di introiti da biglietterie, diritti di riproduzione, concessione d’uso, settecento dipendenti, circa 5 milioni di utenti ogni anno.
I fondamentali ci sono, la massa critica c’è perché si possa immaginare una fondazione. Purtroppo manca l’elemento costitutivo essenziale della fondazione di tipo americano, mancano cioè i capitali privati. In America c’è il finanziamento che viene dagli enti pubblici (per esempio le municipalità) e poi ci sono i “trustees”. “Trust” è un verbo inglese che non ha il corrispettivo italiano. Vuol dire confidare, avere fiducia, “credere” in senso quasi religioso in un progetto o in una missione. “In God we Trust” c’è scritto infatti sul dollaro. Negli Stati Uniti (un paese che per scelta costituzionale vuole ridotte al minimo le funzioni dello Stato) ci sono cittadini che credono nel museo e nel museo investono i loro soldi. Sarebbe possibile questo in Italia? Ne dubito. Dove sono da noi i grandi privati virtuosi? L’unico esempio di mecenatismo capitalistico privato in Italia è stato palazzo Grassi, a Venezia, proprietà della famiglia Agnelli. È finita come sapete.
Da noi non ci sono, non ci sono mai stati, i grandi privati generosi e virtuosi. Il nostro è sempre stato il paese del capitalismo di Stato e del microcapitalismo artigianale e familiare: l’economia del distretto, del “cespuglio”, del pulviscolo produttivo, il popolo delle partite IVA, le valli dove si producono soltanto occhiali, o pentole, o cucine componibili, o scarpe.
In compenso ci sono le fondazioni bancarie. Che non possono essere considerate “privati” nel senso classico della parola. Privato è uno che coi suoi soldi può fare quello che vuole. Può comprare un Canaletto da venti milioni per regalarlo agli Uffizi oppure giocarsi quei soldi al Casinò. Potrebbe comportarsi così il Presidente dell’Ente Monte dei Paschi? Certo che no perché la fondazione bancaria è una realtà semipubblica che svolge funzioni di surroga di supporto alle istituzioni culturali e agli organi elettivi presenti nel territorio ed è orientata e controllata da molte potestà interne ed esterne.
Quindi immaginiamo una “Fondazione Uffizi” dove ci siano i grandi enti bancari toscani (Cassa di Risparmio, Monte dei Paschi) e poi chi ancora? La Regione e il Comune certamente, forti dei poteri concorrenti nel settore della valorizzazione che la legge 3 del 2001 esplicitamente riconosce. Ci sarebbe di necessità lo Stato che è proprietario delle opere d’arte che ha i suoi dipendenti inamovibili ed ipergarantiti e che continuerebbe a pagare il personale (30 milioni costano all’anno i dipendenti del Polo fiorentino mentre solo di 25 è l’incasso delle biglietterie e dei servizi aggiuntivi…a proposito della fruttuosità dei musei!). Ci sarebbero anche i sindacati, perché in Italia i sindacati ci sono dappertutto. Quanto ai rappresentanti del Comune e della Regione essi sarebbero il risultato di sottili bilanciamenti, di complicate alchimie politiche. A loro volta i rappresentanti delle fondazioni bancarie dovrebbero rispondere ai consigli di amministrazione che li hanno designati. E quale sarebbe il ruolo del tecnico? Abbastanza marginale, temo, se non ininfluente; fortemente condizionato, in ogni caso, dal primato della “politica politicante”.
Altra cosa sono le fondazioni all’americana. Lì ci sono i privati veri che si siedono al tavolo delle decisioni perché su quel tavolo mettono i loro soldi e quindi possono assumere o licenziare, comprare o vendere senza che la politica possa interferire più di tanto. Il modello americano va bene per l’America. Qui da noi non è praticabile né augurabile. Noi italiani abbiamo inventato il concetto di tutela su tutto il patrimonio ovunque distribuito e comunque posseduto ed è nostra l’idea di museo pubblico che è di tutti perché è la ‘res publica‘ che tutti rappresenta a possederlo e a gestirlo. La fondazione museale che si vorrebbe e si potrebbe realizzare alle nostre latitudini è un ibrido dove di americano c’è solo l’epigrafe e tutto il resto rimane molto tradizionale. Con lo Stato che paga, i privati veri che non ci sono, la politica che comanda e i tecnici che contano sempre di meno. Nihil varietur, quindi. Meglio lasciare le cose come stanno.

Autore: Antonio Paolucci

Fonte:Il Giornale di Civita

ROMA: La cultura non può fare a meno delle Fondazioni.

Stanziamenti crescenti degli enti di origine bancaria a favore dei beni architettonici e archeologici. Le Fondazioni bancarie sono uno dei soggetti più dinamici nel sostenere interventi di tutela e valorizzazione delle risorse culturali. 
L’elaborazione dei risultati presentati annualmente nei rapporti
dell’Acri e in altre fonti significative, nonché le esperienze testimoniate da un ampio campione di Fondazioni, sono state ordinate in un volume dei quaderni di Civita dal titolo ‘Fondazioni Bancarie e cultura: un impegno di valore’, edito da Sperling & Kupfer. Il volume è stato presentato a Roma, nel Palazzo dei Conservatori del Campidoglio, dal presidente di Civita, Antonio Maccanico, attorniato da un qualificato panel di economisti.

«Il contributo delle Fondazioni è fondamentale», ha spiegato Gianfranco Imperatori, che di Civita è il segretario generale. «E’ un contributo decisivo verso la valorizzazione di quella che è una risorse economiche più importanti, ancorché spesso sottostimata, dell’intero sistema Italia».
Ha aggiunto Marcello Messori, docente di economia a Roma-Tor Vergata: «Tutto questo è lodevole, purché però venga completato l’assetto istituzionale delle Fondazioni, inserendo norme più esatte di governance e rendendo possibile un più chiaro confronto fra valore delle erogazioni e dei risultati conseguiti».
Ha risposto Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri: «E’ stato un
cammino tortuoso, costellato di momenti di impressionante vuoto normativo, durato fin troppi anni, ma ora con le recenti sentenze della Corte Costituzionale che hanno chiarito la natura privatistica degli enti siamo incamminati su una via di sviluppo. Certo, non bisogna aspettarsi qualità salvifiche del nostro intervento, così come accadde per esempio con le Regioni, ma un contributo importante certamente sì».
Mario Causi, assessore al Bilancio del Comune di Roma e in passato consigliere economico di Veltroni quando era ai Beni Culturali, non ha mancato di rimarcare il fatto che con il nuovo governo Prodi «si è ricreato un ministro forte alla Cultura, che vista l’importanza del patrimonio italiano è il minimo che si possa fare».

Nate all’inizio degli anni ’90, le Fondazioni devolvono annualmente al settore culturale un’importante quota delle loro erogazioni. Hanno sviluppato nuove strategie e politiche culturali che, oltre a soddisfare l’efficacia di gestione del singolo intervento, rispondono sempre di più alle reali esigenze del territorio, in termini di sviluppo economico e di benessere sociale. Dai dati emerge che l’impegno delle 88 Fondazioni nel settore dell’arte e della cultura è progressivamente cresciuto, sia pure più al Nord che al Mezzogiorno: per ovviare agli squilibri l’ACRI ha promosso fin dal 2003 il Progetto sviluppo sud, al quale hanno aderito 43 Fondazioni che hanno messo a disposizione 25 milioni di euro per
realizzare progetti di creazione di distretti culturali nelle regioni
meridionali. Dato il successo ottenuto è stata avviata ora la seconda edizione. «Il merito delle Fondazioni – ha detto Imperatori – è aver colto la valenza strategica dei beni culturali e aver convogliato consistenti risorse verso progetti che aprono spazi di cooperazione tra enti locali, autorità ‘ e imprese».
Nel 2004 le Fondazioni hanno distribuito donazioni complessive per 1.275 milioni di euro (+12% sul 2003): il 32,2% destinato ad arte, attività e beni culturali; il 13,2 a volontariato, filantropia e beneficenza; 1′ 11,8% a educazione e formazione; 1′ 11,5% a favore della salute pubblica; il 10,7% a programmi di assistenza sociale; il 10,3% alla Ricerca; il 6,2% per lo sviluppo locale. Dei 338 milioni erogati dalle Fondazioni per la cultura ben 131,8 pari al 39% del totale, sono stati destinati alla conservazione dei beni architettonici e archeologici. Seguono fondi per creazioni e interpre-tazioni artistiche e letterarie, attività dei musei, arti visive, mezzi di comunicazione, biblioteche, archivi.

 

Autore: Renata Fontabelli

Fonte:La Repubblica

Antonio PAOLUCCI: La Fondazione ideale.

In principio c’era il museo pubblico, inteso come archivio della memoria, luogo dell’identità nazionale, strumento di educazione civile. Per la gran parte del Novecento, nell’Europa dei fascismi, dei comunismi, delle socialdemocrazie, dei governi democristiani, nessuno avrebbe mai pensato al museo come risorsa anche economica, come luogo di interesse per l’iniziativa privata. Tutto è cambiato all’inizio degli anni Ottanta quando il vento del liberismo e della destrutturazione privatistica ha cominciato a soffiare in Italia e in Europa.

II ’900 che era stato statalista per la gran parte del suo corso – in Italia c’era fino a ieri una economia che potremmo definire per certi aspetti para sovietica, con l’IRI e con le partecipate, con lo Stato che produceva non solo energia elettrica e combustibili, acciaio e cemento, chimica e strade ferrate ma anche baci Perugina, pomodori pelati, panettoni etc. – è diventato iperliberista nel suo ultimo segmento. Quando ero giovane mi insegnavano e volevano convincermi che il privato è pubblico, ora che giovane non sono più vogliono persuadermi che il pubblico deve diventare privato. Sono le mutazioni della storia, ogni generazione ha i suoi “idola Phori” come insegnava il grande Bacone.

Ai giorni nostri scenari privatistici (o presunti tali) si aprono anche sul fronte dei musei e si aprono in un clima culturale di convincimento diffuso, sostenuto a destra come a sinistra. Valgano due soli esempi.

Un recentissimo decreto del Ministro Buttiglione (del 13/6/05) istituisce un gruppo di lavoro incaricato di “approfondire le forme e le modalità per la costituzione di fondazioni di diritto privato, finalizzate alla gestione delle attività di valorizzazione dei beni culturali etc…”. Si dirà che questo è il provvedimento tipico di un governo di centro destra. Niente affatto perché il d.l. del 20 Ottobre ’98, in pieno centro sinistra, diceva le stesse cose prevedendo che il Ministero potesse “costituire o partecipare ad associazioni, fondazioni e società, al fine del più efficace esercizio delle sue funzioni e, in particolare, per la valorizzazione dei beni culturali e ambientali”.

Intanto era intervenuta la legge costituzionale n. 3 del 2001. A seguito della riforma del Titolo V, mentre la tutela rimaneva affidata agli organismi statali, la valorizzazione nel settore dei beni culturali diventava competenza legislativa concorrente fra Stato e Regioni. Il che è ribadito (e non poteva non esserlo) nell’ultimo codice Urbani. Il carattere autonomo e indipendente che oggi la costituzione riconosce alle potestà regionali e locali in materia di valorizzazione dei beni culturali, è un fatto nuovo e di grande portata che entra “a gamba tesa”, (si direbbe in gergo calcistico), nello scenario delle istituende fondazioni museali.

Ma caliamoci nella realtà italiana e quindi nelle soluzioni possibili. Immaginiamo una fondazione che riguardi per esempio gli Uffizi o, per meglio dire, il sistema dei musei statali fiorentini oggi raggruppati nel Polo: 25 milioni all’anno di introiti da biglietterie, diritti di riproduzione, concessione d’uso, settecento dipendenti, circa 5 milioni di utenti ogni anno.

I fondamentali ci sono, la massa critica c’è perché si possa immaginare una fondazione. Purtroppo manca l’elemento costitutivo essenziale della fondazione di tipo americano, mancano cioè i capitali privati. In America c’è il finanziamento che viene dagli enti pubblici (per esempio le municipalità) e poi ci sono i “trustees”. “Trust” è un verbo inglese che non ha il corrispettivo italiano. Vuol dire confidare, avere fiducia, “credere” in senso quasi religioso in un progetto o in una missione. “In God we Trust” c’è scritto infatti sul dollaro. Negli Stati Uniti (un paese che per scelta costituzionale vuole ridotte al minimo le funzioni dello Stato) ci sono cittadini che credono nel museo e nel museo investono i loro soldi. Sarebbe possibile questo in Italia? Ne dubito. Dove sono da noi i grandi privati virtuosi? L’unico esempio di mecenatismo capitalistico privato in Italia è stato palazzo Grassi, a Venezia, proprietà della famiglia Agnelli. È finita come sapete.

Da noi non ci sono, non ci sono mai stati, i grandi privati generosi e virtuosi. Il nostro è sempre stato il paese del capitalismo di Stato e del microcapitalismo artigianale e familiare: l’economia del distretto, del “cespuglio”, del pulviscolo produttivo, il popolo delle partite IVA, le valli dove si producono soltanto occhiali, o pentole, o cucine componibili, o scarpe.

In compenso ci sono le fondazioni bancarie. Che non possono essere considerate “privati” nel senso classico della parola. Privato è uno che coi suoi soldi può fare quello che vuole. Può comprare un Canaletto da venti milioni per regalarlo agli Uffizi oppure giocarsi quei soldi al Casinò. Potrebbe comportarsi così il Presidente dell’Ente Monte dei Paschi? Certo che no perché la fondazione bancaria è una realtà semipubblica che svolge funzioni di surroga di supporto alle istituzioni culturali e agli organi elettivi presenti nel territorio ed è orientata e controllata da molte potestà interne ed esterne.

Quindi immaginiamo una “Fondazione Uffizi” dove ci siano i grandi enti bancari toscani (Cassa di Risparmio, Monte dei Paschi) e poi chi ancora? La Regione e il Comune certamente, forti dei poteri concorrenti nel settore della valorizzazione che la legge 3 del 2001 esplicitamente riconosce. Ci sarebbe di necessità lo Stato che è proprietario delle opere d’arte che ha i suoi dipendenti inamovibili ed ipergarantiti e che continuerebbe a pagare il personale (30 milioni costano all’anno i dipendenti del Polo fiorentino mentre solo di 25 è l’incasso delle biglietterie e dei servizi aggiuntivi…a proposito della fruttuosità dei musei!). Ci sarebbero anche i sindacati, perché in Italia i sindacati ci sono dappertutto. Quanto ai rappresentanti del Comune e della Regione essi sarebbero il risultato di sottili bilanciamenti, di complicate alchimie politiche. A loro volta i rappresentanti delle fondazioni bancarie dovrebbero rispondere ai consigli di amministrazione che li hanno designati. E quale sarebbe il ruolo del tecnico? Abbastanza marginale, temo, se non ininfluente; fortemente condizionato, in ogni caso, dal primato della “politica politicante”.

Altra cosa sono le fondazioni all’americana. Lì ci sono i privati veri che si siedono al tavolo delle decisioni perché su quel tavolo mettono i loro soldi e quindi possono assumere o licenziare, comprare o vendere senza che la politica possa interferire più di tanto. Il modello americano va bene per l’America. Qui da noi non è praticabile né augurabile. Noi italiani abbiamo inventato il concetto di tutela su tutto il patrimonio ovunque distribuito e comunque posseduto ed è nostra l’idea di museo pubblico che è di tutti perché è la ‘res publica’ che tutti rappresenta a possederlo e a gestirlo. La fondazione museale che si vorrebbe e si potrebbe realizzare alle nostre latitudini è un ibrido dove di americano c’è solo l’epigrafe e tutto il resto rimane molto tradizionale. Con lo Stato che paga, i privati veri che non ci sono, la politica che comanda e i tecnici che contano sempre di meno. Nihil varietur, quindi. Meglio lasciare le cose come stanno.

Autore: Antonio Paolucci

Fonte:CivitaInforma

TORINO: Cinque anni di grandi eventi alla Fondazione Agnelli.

Ferve l’attività culturale sulla vetta del Lingotto, storico opificio torinese che ha dato agli italiani il dono della mobilità su quattro ruote.

Nella neo-costituita Fondazione Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli si è inaugurata la grande mostra su Poussin e Canaletto che apre la programmazione delle Olimpiadi della Cultura, programma artistico a latere delle gare olimpioniche di Sestriere e dintorni.

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Fondazione Agnelli

Fonte:Exibart on line