Archivi categoria: Mostre

CITTA’ DI CASTELLO (Pg): Gli esordi di Raffaello tra Urbino Città di Castello e Perugia.

Torna in Italia, dopo 200 anni un capolavoro di Raffaello, conservato dal 1764 alla National Gallery di Londra. Si tratta della Predica di San Giovanni Battista, unica tavola superstite della predella della pala Ansidei, dipinta nel 1505 dal genio urbinate per la cappella omonima della chiesa di San Fiorenzo a Perugia.

La tavola rimarrà nel nostro Paese per due mesi e mezzo e sarà il punto centrale della mostra Gli esordi di Raffaello tra Urbino, Città di Castello e Perugina in programma dal 24 marzo all’11 giugno, a Palazzo Vitelli alla Cannoniera di Città di Castello, sede della Pinacoteca comunale.

L’eccezionale prestito è il risultato di una proficua collaborazione tra l’Amministrazione comunale di Città di Castello e la National Gallery di Londra, e rappresenta il tassello fondamentale per documentare i due assunti che il progetto espositivo si propone: indagare su un breve ma fondamentale periodo della storia dell’arte italiana, quello che vede sbocciare e rapidamente affermarsi la formidabile personalità artistica del giovane maestro urbinate, e, come scrive Francesco Federico Mancini nel suo testo in catalogo: “documentare la centralità rivestita da Città di Castello in anni da ritenere decisivi per la formazione di Raffaello”.

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CLP Relazioni Pubbliche – Via Fontana 21 – 20122 Milano
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VERONA: L’infinito dentro lo sguardo – una collezione permanente.

La Galleria d’Arte Moderna Palazzo Forti di Verona espone dal 25 marzo 2006 in modo permanente la propria Collezione, un patrimonio artistico di oltre 150 opere. Le tradizionali grandi mostre saranno, invece, allestite negli spazi del prestigioso Palazzo della Ragione, attualmente in restauro.

Da Francesco Hayez a Cindy Sherman, da Guido Trentini a Vanessa Beecroft, da Felice Castrati a Giulio Paolini, i capolavori di artisti ormai consolidati nella storia dialogano con le realtà culturali in atto. Le quattro sezioni in cui si articola la rassegna – dedicate ai temi di spazio, oggetto, volto e corpo – propongono un itinerario, un modo attuale e problematico di riflettere sull’arte degli ultimi due secoli, sulle continuità e discontinuità che costituiscono il terreno scosceso ed emozionante su cui si è mossa.

Filo conduttore del percorso è, quindi, la consapevolezza dell’uomo contemporaneo di accettare la sfida della sua epoca, di muoversi cioè in quello spazio e in quel tempo infiniti che si nascondono dietro lo sguardo con cui il mondo e i suoi misteri si presentano all’esperienza dell’amore e del tormento, della vita e della morte, dell’ansia e della speranza.

Da sempre lontana dalle ricerche più convenzionali, Palazzo Forti ha contribuito di mostra in mostra (ricordiamo ‘Da Magritte a Manritte‘ del 1991, ‘Da Duchamp a Warhol / Dadaismo Dadaismi‘ del 1997, ‘La Creazione Ansiosa. Da Picasso a Bacon‘ del 2003) ad un rinnovamento dei parametri attraverso cui considerare la Storia dell’Arte, trovando le ragioni di un’opera d’arte nell’inconscio, motore della creazione artistica e dell’esperienza estetica.

L’approccio ideologico, che ha dominato fino a ieri attraverso la distinzione in tendenze, in poetiche, in avanguardie, ritorni all’ordine e neo-avanguardie, mostra ormai i limiti di una classificazione spesso prefabbricata e scarsamente attinente al brivido creativo che promuove l’epifania dell’arte.

Le opere da tempo in collezione e le più recenti acquisizioni (Franz Baumgartner, Alik Cavaliere, Marco Fantini, Patrizia Guerresi, Simone Pellegrini, Luigi Presicce, Daniel Spoerri e Antonio Trotta) catturano il visitatore in un emozionante ‘viaggio’, permettendogli di entrare in contatto con il tempo della creatività, che disattende ed incrocia quello reale, attingendo dal passato e forzando i limiti del presente.

Info:
dal martedì al venerdì ore 9.00-19.00, sabato e domenica ore 10.30-19.00 (chiusura biglietteria ore 18.00)
Ingresso: biglietto intero 5 euro, ridotto 4 euro
Galleria d’Arte Moderna Palazzo Forti – vicolo Volto due Mori, 4 (Corso Sant’Anastasia) 37121 Verona
Tel. 045 8001903, palazzoforti@comune.verona.it; 045 8001903 (int.3) – 3357569331, palazzoforti.press@comune.verona.it

Email: palazzoforti@comune.verona.it

FIRENZE: Arnolfo di Cambio.

Il suo maestro è stato Nicola Pisano, antesignano della scultura toscana, che lo prese a bottega a Bologna e Siena; allievi non ne ebbe. O meglio, Arnolfo di Cambio fu così avanti rispetto al gusto ed alla sensibilità del suo tempo da non lasciare dietro di sé nessun diretto discepolo dello scalpello che fosse degno di fama: ma solo, genio par suo, un pittore, Giotto, altrettanto rivoluzionario.

I grandi protagonisti della scultura a Firenze – Brunelleschi, Ghiberti, Donatello – nasceranno parecchi decenni dopo la sua morte.

All’artista toscano – che fu anche architetto, urbanista e forse pittore – nato a Colle di Val d’Elsa tra il 1240 ed il 1250 e morto prima del 1310, Firenze dedica una mostra, ospitata all’ombra della propria chiesa simbolo: il duomo di San Maria del Fiore, che proprio Arnolfo progettò e di cui diresse il cantiere prima di Giotto, e per la quale disegnò la facciata e scolpì i gruppi marmorei che l’rnavano.

Oggi quela facciata non esiste più: rimasta incompiuta dopo la morte di Arnolfo, che ne aveva completato sola la parte inferiore con i tre portali, è stata demolita nel 1587 per edificarne una nuova (mai realizzata, l’attuale prospetto è degli ultimi decenni dell’Ottocento); ma le sculture, disperse in collezioni pubbliche e private ed in parte custodite nello stesso Museo dell’opera del Duomo che ospita la mostra, sono state ricomposte in questa occasione ed offrono, insieme ad altre opere del maestro e di suoi contemporanei, un quadro intenso ed emozionante dell’arte di Arnolfo.

Di un artista che, assimilato l’insegnamento appreso da quel maestro Nicola chiamato Pisano, ma che molto pià probabilmente si era formato in Puglia, nella corrente classicista espressa dalla cultura federiciana, lo superò, infondendovi il gusto lieve del gotico internazionale che già aveva preso a soffiare d’Oltralpe e creando sculture intense, piene di vita e di respiro, che balzano fuori dalla piattezza degli sfondi e degli schemi plastici del tempo.

Accanto, brillano i colori e le volumetrie vivide di Giotto, riformatore, come Arnolfo, dell’arte del Duecento.

Info:
fino al 21 aprile: orario 9-19,30
biglietto: intero € 10, ridotto € 5; biglietto ridotto soci TCI
tel. 055 2469600
Catalogo:Pagliai Polistampa

Autore: Elena del Savio

Fonte:Qui Touring

FIRENZE: Giambologna il “giardiniere” dei Medici.

A quasi trent’anni dalla grande mostra di Vienna, Londra ed Edimburgo, la sua città d’adozione si sdebita riunendo eccezionalmente nel Museo del Bargello un centinaio di pezzi.

Lasciato il suo paese “desideroso di vedere le cose d’Italia”, come scrive Raffaello Borghini riferendosi a una consuetudine per molti artisti fiamminghi, Jean de Boulogne (Douai 1529 ca – Firenze 1608), dopo aver soggiornato a Roma sceglie, dal 1556, Firenze, come patria di elezione e trova in Michelangelo un maestro ideale; in città trascorre così quasi tutta la sua vita operosa, come scultore di corte dei Medici, rinunciando alle offerte generose di quasi tutti i sovrani e i principi di Europa.

“Firenze con Giambologna aveva un debito: questa mostra vuol essere un risarcimento, una riparazione dovuta, a distanza di quasi trent’anni dalla memorabile esposizione, tenuta nel 1978 a Vienna, Londra ed Edimburgo, al più grande scultore europeo della seconda metà del Cinquecento” spiega Beatrice Paolozzi Strozzi, direttrice del Museo del Bargello e curatrice, insieme a Dimitrios Zikos, della mostra “Giambologna. Gli dei, gli eroi. Genesi e fortuna di uno stile europeo nella scultura”, che ha sede nel museo dal 1 marzo al 15 giugno, e del catalogo Giunti.

“Questa ‘sfortuna’ in Italia, continua la Paolozzi Strozzi, ha le sue radici nell’Ottocento, quando Giambologna sfugge all’esaltazione dell’arte del Quattro e del Cinquecento che coinvolge invece perfino Cellini. Eppure Giambologna opera quasi senza interruzioni a Firenze e la casa-bottega di Borgo Pinti, dove si traducevano ‘in piccolo’ e ‘in grande’, nel bronzo, nell’argento e nel marmo, le straordinarie invenzioni del maestro, era tappa obbligata di ogni principe, artista o colto viaggiatore in visita alla città”.

Innumerevoli erano infatti le richieste cui non sempre Giambologna riusciva a far fronte, pur affiancato da suoi diretti allievi (Pietro Francavilla, Pietro Tacca, Antonio Susini), ma anche da giovani scultori d’ogni paese e soprattutto fiamminghi, i quali avrebbero diffuso in tutte le corti d’Europa i segreti della sua tecnica e il fascino delle sue composizioni, rimaste comunque senza pari.

L’articolo integrale è disponibile nell’edizione stampata de “Il Giornale dell’Arte”.

Autore: Laura Lombardi

Link: http://www.ilgiornaledellarte.com

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line