Archivi autore: Amministratore

Ledo PRATO: Crescono i mecenati a favore di beni culturali e spettacolo.

Sono ormai trascorsi quattro anni dall’approvazione della legge che consente la piena deducibilità, dal reddito d’impresa, delle erogazioni liberali nel settore dei beni culturali e dello spettacolo. Si può quindi fare un primo bilancio e qualche valutazione. Intanto segnaliamo che negli anni si è passati da 14 milioni di euro a circa 19 milioni (2004). C’è stato quindi un incremento ma non particolarmente rilevante.

Quando la legge fu approvata (nel tempo ha subito modifiche e miglioramenti) le aspettative erano molte. Era stata prevista una capienza molto più alta da parte del Ministero dell’Economia. Tuttavia si deve evidenziare che c’è una tendenza alla crescita e questo è incoraggiante. Soprattutto se si tiene conto che una parte considerevole delle erogazioni liberali sono andate a favore dello spettacolo che, in questi anni, ha subito una serie di tagli nell’ambito dei finanziamenti pubblici. Ad essere privilegiati sono stati in particolare i grandi enti lirici. Dal Teatro alla Scala di Milano all’Arena di Verona, dall’Accademia di Santa Cecilia a Roma al Teatro La Fenice di Venezia. Ma anche nella cosiddetta provincia si sono verificati esempi di mecenatismo. E’ il caso della Fondazione Toscanini a Parma e della Fondazione Ponchielli a Cremona.

Ancora una volta le elargizioni maggiori le hanno fatte le banche e le grandi industrie. Dalla Banca Popolare di Verona e Novara a Banca Intesa, dal San Paolo-Imi all’Unicredito. Ma anche alcune banche ‘minori’ non hanno fatto mancare il loro apporto. Dalla Banca Popolare di Ancona alla Cassa di Risparmio di Prato, solo per fare qualche esempio. Anche i grandi gruppi hanno fatto la loro parte. In testa Telecom Italia (con il bel Progetto Italia) ma anche Lottomatica. Ferrovie dello Stato, Enel e la Pirelli, solo per citare alcuni. Il dato nuovo è rappresentato dal fatto che anche i Comuni cominciano a ricevere erogazioni liberali, con cui integrano le risorse pubbliche destinate ai beni culturali e allo spettacolo. Per tutti segnalo Brescia e Bassano del Grappa.

Ma la svolta potrebbe esserci se il Parlamento approva il recente disegno di legge sulla competitività. Nel testo presentato dal Governo, su proposta del Ministro Urbani, è contemplata la possibilità, anche per le persone fisiche, di dedurre dal reddito le erogazioni liberali a favore dei beni culturali e dello spettacolo. Una misura attesa da molto tempo e applicata in altri Paesi europei e negli Stati Uniti. Con risultati molto importanti per numerose istituzioni culturali.

C’è da aspettarsi che incontri qualche difficoltà nel proprio cammino. La ragione sta nel fatto che i limiti del bilancio pubblico non consentono ampi margini di manovra. Ma soprattutto bisognerà fare i conti con chi sostiene che il finanziamento alla cultura è una prerogativa del sistema pubblico e chi ritiene che le risorse disponibili vanno investite in direzione del rilancio del sistema industriale del Paese. Posizioni alquanto miopi. I primi guardano con diffidenza al principio della sussidiarietà mentre gli altri reclamano investimenti nel sistema industriale senza dire perché e, soprattutto, in quali settori, visto che operiamo nell’ambito di una competizione su scala mondiale.

E’ quindi tempo di scelte difficili ma inevitabili. E questo riguarda tutti, dai corpi intermedi della società al sistema pubblico. La sfida sarà tra chi volge il suo sguardo al futuro e chi si attesta a rimpiangere un passato che non tornerà. La storia è fatta di capitoli. Quando se ne chiude uno è un errore non cimentarsi con quello nuovo, attardandosi sul vecchio. Si sente il bisogno e la necessità di utilizzare tutte le leve (anche quelle fiscali) per investire nello sviluppo dell’economia della conoscenza. E’ questo il nuovo capitolo della storia contemporanea. Ha scritto Seneca: ‘Non c’è vento favorevole per chi non ha una direzione’.

Autore: Ledo Prato

Fonte:L’Arena

ROMA: Mecenate fa bella Villa Medici.

Quando il mecenatismo si sposa con la grande industria (o la grande distribuzione) c’è pure un grande ritorno d’immagine per l’azienda in questione. Oltre ai vantaggi e benefici che, nel caso del mecenatismo culturale, si condividono, naturalmente, con il pubblico fruitore. Questo succede soprattutto in Francia dove una serie di leggi «ad hoc» relative al mecenatismo d’impresa hanno favorito l’acquisizione da parte delle aziende, che hanno beneficiato di forti agevolazioni, di tesori nazionali e d’interesse patrimoniale. In questi giorni all’Accademia di Francia di Roma – Villa Medici possiamo ammirare una mostra di disegni rinascimentali e barocchi italiani di pregevole fattura e di notevole importanza storica.

Le opere sono state scelte tra 130 disegni acquisiti l’anno scorso dal governo francese per il Museo del Louvre e per altri cinque importanti musei francesi. La mostra è stata possibile grazie al mecenatismo del Gruppo Carrefour (colosso della distribuzione) che, appunto, ha usufruito di due nuove normative: la legge 4 gennaio 2002, relativa ai musei di Francia, e della legge 1° agosto 2003, in materia di mecenatismo, associazioni e fondazioni che favoriscono la salvaguardia dei tesori nazionali. Ma in che cosa consiste quest’operazione? Le opere, della cui vendita si sarebbe dovuta interessare Sotheby’s, appartenevano a un collezionista che le aveva «amorevolmente» raccolte nell’arco di un trentennio. Nel ‘gabinetto dei disegni’ illustri maestri come Correggio, Lotto, Fra Bartolomeo, Parmigianino, Veronese, Tintoretto, Giulio Romano, Polidoro di Caravaggio, Perin Del Vaga, ecc. Il Gruppo Carrefour, usufruendo dei vantaggi fiscali previsti dalla legge, li ha acquistati per conto degli importanti istituti museali francesi. E di fatto sono diventati proprietà dello Stato. La legge (4 gennaio 2002) che ha creato la nuova etichetta “Museo di Francia” (inteso come organismo culturale “attivo” e non semplice contenitore di opere d’arte) e che ha introdotto nuove misure fiscali per le operazioni di ‘mecenatismo culturale’ sta raccogliendo i primi frutti.

Il meccanismo prevede che le imprese soggette all’ imposta sulle società possano beneficiare di una riduzione fiscale pari al 90% dei versamenti effettuati a favore dell’acquisto di Beni culturali per i musei di Francia.

Autore: Natalia Poggi

Fonte:Il Tempo

Salvatore SETTIS: Umberto di Magna Grecia.

Umberto Zanotti Bianco merita di essere ricordato non solo per il contributo che dette all’archeologia magno-greca, da Sibari a Paestum, ma anche perché egli rappresentò e rappresenta una figura rarissima al giorno d’oggi, quella di un grande intellettuale che non disdegnava di scendere nell’arena dei problemi quotidiani del Paese, e che vedeva come essenziali per il suo sviluppo i temi del patrimonio culturale.

Quella che Zanotti Bianco ha perseguito in tutta la sua vita con ammirevole coerenza fu una battaglia contro l’ineguaglianza, soprattutto (ma non solo) tra il Nord e il Sud d’Italia. Alla radice di quel suo generoso, costante combattere per i poveri e gli oppressi (non per niente gli amici lo chiamavano ‘il cavaliere rose-croix’) fu un giovanile empito, propriamente religioso, che lo accompagnò fino alla morte. All’inizio, fu l’educazione nel collegio barnabita ‘Carlo Alberto’ di Moncalieri; ma il cuore del messaggio che egli vi recepì non aveva nulla di bigotto, anzi si nutriva, grazie specialmente al padre Giovanni Semeria, di una religiosità tutta volta all’agire e dei fermenti del modernismo, contestati e repressi dalla Chiesa ufficiale.

L’incontro decisivo per il giovane ‘piemontese di Creta’ (lì era nato, nel 1889, da un diplomatico italiano e da madre inglese), fu però quello con Antonio Fogazzaro. Letto “Il Santo”, romanzo che a Fogazzaro era costato la pesante censura della Chiesa romana, Zanotti fece di tutto per incontrare lo scrittore, e finalmente lo conobbe nell’autunno 1908, l’autunno in Valsola che un amico di quegli anni, Tommaso Gallarati Scotti, avrebbe sapientemente evocato. Da quell’incontro, vissuto con l’intensità febbrile di un adolescente, Zanotti trasse un principio a cui avrebbe sempre tenuto fede: evitare a ogni costo “il pericolo di una vita dell’intelletto che sia priva di ogni azione pratica nel campo sociale e morale”.

Pochi mesi dopo l’incontro con Fogazzaro, la sconvolgente notizia del tragico terremoto del 28 dicembre 1908, che rase al suolo Messina, Reggio e altri comuni nell’area dello Stretto, provocando un numero di morti vicino a centomila. Fogazzaro contribuì alla gara di solidarietà che percorse allora l’Italia, e fu per suo suggerimento che Zanotti Bianco partì immediatamente per unirsi alle squadre di soccorso. Fra le macerie di Messina conobbe Gaetano Saivernini (che vi aveva perso la famiglia) e Maksim Gor’kij: due incontri, questi, che si sarebbe tentati di prendere a simbolo di due importanti filoni della sua vita negli anni successivi, l’interesse per il mezzogiorno d’Italia e quello per le popolazioni slave oppresse dal governo zarista.

Fu così che nacque, nel 1910, l’Associazione nazionale per gli interessi del mezzogiorno d’Italia (Animi), con la presidenza onoraria di Pasquale Villari e quella effettiva di Leopoldo Franchetti.

L’uno e l’altro puntavano a una redistribuzione della proprietà agraria fra i contadini come fattore primario di rinnovamento economico e sociale. Zanotti, con Gallarati Scotti e altri, preferirono individuare come veicolo essenziale del riscatto del Sud la cultura e la scuola, e si ripromisero di aprire asili, scuole, biblioteche, ambulatori medici nei villaggi più derelitti (il consuntivo finale fu di oltre 2000 scuole in tutto il Sud, 649 nella sola Calabria).

Dopo che, per reggere le fila dell’ufficio reggino dell’Animi, Zanotti si trasferì a Reggio (1912), gli venne subito chiaro che andavano riscattati dall’emarginazione e dall’oblio non solo i contadini calabresi, ma anche i monumenti e le memorie storielle di quella e delle altre regioni del Sud. Dello stesso 1912 è la sua prima battaglia in favore dei monumenti bizantini e normanni di Calabria, ignorati e negletti. Ma anche qui, in una vita che tanto si nutrì di rapporti personali quanto di idee e di ideali, vi fu un incontro decisivo, quello con Paolo Orsi (1911). Il grande archeologo di Rovereto aveva già da molto tempo deciso di dedicare la propria vita all’archeologia della Sicilia e della Magna Grecia, e fu per Zanotti una guida sicura in quelle antiche civiltà.

“A me che cercavo di traversare quelle regioni chiudendo gli occhi su tutto ciò che non fosse la sofferenza del popolo, [Paolo Orsi] cominciò fin d’allora a instillare la profonda pietà dei monumenti della Calabria”. Pietas è qui la parola-chiave: uno stesso senso, laicamente religioso, di rispetto e di affezione, di identificazione coi cittadini più sfortunati, ma anche con l’archeologia e la storia di quei luoghi.

Si capisce così come dal seno stesso dell’Animi nascesse nel 1920 la Società Magna Grecia, presieduta da Paolo Orsi e diretta da Zanotti Bianco, intorno a cui presto si raccolsero archeologi come Pirro Marconi, ma soprattutto cittadini (come Eleonora Duse, Emesto Buonaiuti, Bernard Berenson, Lio-nello Venturi, Corrado Ricci). Fu in quella cornice che Zanotti ebbe un altro incontro decisivo, quello con l’archeologa Paola Zancani Montuoro.

Nella presentazione della Società Magna Grecia scritta in occasione del primo decennale di attività e pubblicata nel 1931, Zanotti faceva notare che il bilancio della direzione generale alle Antichità e Belle Arti d’Italia nel 1920 era di 39 milioni di lire, equivalente a quello del solo Metropolitan Museum di New York.

Sono le cifre ricordate da Paolo Orsi in un discorso al Senato (di cui era membro per nomina regia) del 1927.

Con un bilancio tanto esiguo, quale speranza poteva mai esserci di promuovere la ricerca archeologica al Sud? Ma la Società Magna Grecia ebbe un ruolo essenziale in una raccolta di fondi e in un dispiegarsi di progetti che, per dimensioni e per qualità dei risultati nell’Italia di quegli anni, appare oggi quasi incredibile.

Volte a correggere le disattenzioni del Governo, sia l’Animi che la Società Magna Grecia erano però viste con crescente fastidio, come focolai di opposizione al regime, e perciò furono costrette a chiudere e a riaprire sotto altro nome: l’Animi diventò nel 1939 ‘Opera Principessa di Piemonte’ (Maria José di Savoia fu sempre vicina a Zanotti Bianco), la Società Magna Grecia, sciolta nel 1934, rinacque poco dopo come ‘Società Paolo Orsi’. Solo dopo la guerra l’una e l’altra impresa poterono riprendere il nome originario; e solo allora il ruolo e il significato di Zanotti Bianco furono riconosciuti in modo adeguato, con la nomina a presidente della Croce Rossa Italiana ne] 1944, e poi ad accademico dei Lincei (1947), a presidente della stessa Animi (1951), quindi di Italia Nostra (dalla fondazione, 1955), e soprattutto con la nomina a senatore a vita, dovuta al presidente Luigi Einaudi (1952).

Le prime esperienze di archeologia sul campo per Zanotti furono in Sicilia: nel 1929 partecipò con Pirro Marconi agli scavi del tempio dorico di Himera, nel 1931 con Paolo Orsi e Rufo Ruffo della Scaletta a quelli di Sant’Angelo Muxaro. Nel 1932, osò affrontare da solo, con sondaggi nella Piana di Sibari, il tema arduo della localizzazione di quell’antica città, distrutta dai Crotoniati nel 510 a.C, e seppe identificarla (come solo molti anni dopo sarebbe stato confermato) nell’area di Parco del Cavallo. Ma venne subito dopo il divieto di risiedere in Calabria, e quindi le ricerche più importanti e fortunate, quelle che portarono, in stretta collaborazione con Paola Zancani Montuoro, alla scoperta del complesso dell’Heraion alla foce del Sele, con la sua straordinaria decorazione figurata.

Questo diretto impegno di scavatore e ricercatore dette a Zanotti Bianco armi intellettuali ancor più affilate per condurre, come presidente di Italia Nostra (dal 1955 alla morte, 1963), la battaglia in favore della conservazione del patrimonio culturale e del paesaggio, negli anni in cui cominciava quella tumultuosa crescita economica che avrebbe generato in tutta Italia disordinati e spesso distruttivi interventi edilizi, cinici abusi, lottizzazioni e cementificazioni.

L’imperativo morale a cui egli sempre ubbidì (rompere il conformismo e il silenzio in nome di un senso profondo della giustizia e del diritto) si manifestò al meglio nell’attività iniziale di un sodalizio destinato a rappresentare (come fa ormai da cinquant’anni) una voce significativa in difesa del patrimonio culturale e ambientale, nello spirito dell’articolo 9 della Costituzione repubblicana.

Di poco anteriore alla fondazione di Italia Nostra è la sdegnata lettera con cui Zanotti e altre personalità (fra cui Salvemini, Elena Croce, Corrado Alvaro, Carlo Levi, Gaetano De Sanctis) protestavano contro gli scempi nell’area della Via Appia antica. Pienissima fu dunque la continuità fra il giovane Zanotti, che durante la Prima guerra mondiale collaborò con Ugo Ojetti alla salvaguardia dei monumenti nelle zone di guerra, e lo Zanotti maturo che, in una situazione profondamente mutata, combatteva in tempo di pace un’ancor più dura battaglia.

Per la prima volta, sorgeva con Italia Nostra un’associazione ambientalista a livello nazionale, e nessuno meglio di lui poteva esserne il presidente, grazie a un’indiscussa autorità morale, sigillata ed esaltata dalla nomina a senatore a vita a soli 63 anni.

Autore: Salvatore Settis

Fonte:Il Sole – 24 Ore

RACCONIGI (Cn): Iniziative per la “Settimana della Cultura”.

Da lunedì 16 maggio a domenica 22 maggio 2005 “L’Italia è arte. Per tutti”. Sette giorni da dedicare alle bellezze e alle curiosità del patrimonio artistico italiano in cui sarà possibile visitare i luoghi della cultura senza pagare il biglietto e con percorsi insoliti. In occasione della Settimana della Cultura, il castello di Racconigi propone una ricca programmazione culturale.

·Apertura eccezionale dei Bagni di Carlo Alberto.
14/15 maggio 2005 e 17-22 maggio 2005
All’interno dell’iniziativa Aperto per restauri, verranno aperti eccezionalmente i bagni di Carlo Alberto. I bagni vennero progettati dall’architetto Pelagio Palagi sul modello dei balnea delle ville private pompeiane. Nella Sala da bagno del sovrano domina una splendida vasca di marmo bianco lavorato,con la rubinetteria a collo di cigno e decorazioni a grottesche, conchiglie e delfini.
In occasione di questa eccezionale apertura verrà proposto al pubblico uno spettacolo itinerante intitolato “Un Bagno (Sur)REALE”,organizzato dall’Accademia dei Folli. Il pubblico verrà accompagnato da un improbabile artigiano/ingegnere e da Pelagio Palagi stesso che, attraverso una puntuale ricerca storica e aneddotica, racconteranno queste sale così inconsuete e suggestive.
Le visite saranno proposte dalle 11:00 alle 17:00 con partenza ogni 15 minuti.
L’accesso ai Bagni di Carlo Alberto è limitata per motivi di sicurezza ed i gruppi non potranno superare le 10 persone.
Per informazioni:Castello di Racconigi 0172 84005; e-mail: comunica.racconigi@libero.it

·ACQUA’05
16 – 21 maggio 2005
Nel parco del Castello di Racconigi l’acqua è sempre stata elemento fondamentale della composizione del paesaggio, oltreché fattore essenziale di vita e luogo di divertimenti per la corte. I giochi d’acqua e la navigazione, infatti, erano uno dei principali diletti che offriva il soggiorno racconigese.
In occasione della settimana della cultura, il castello di Racconigi propone l’iniziativa Acqua ’05 arrivata alla sua terza edizione. Acqua ’05 si propone come un viaggio all’interno del parco in cui diverse forme espressive evocano l’elemento acqua attraverso il gioco, la musica, la danza, il teatro, la letteratura, l’arte, il benessere, l’intrattenimento, la riflessione e la solidarietà.
Acqua ’05, ha coinvolto enti ed istituzioni a livello locale e regionale e si propone di affrontare le tematiche sociali e solidali e le problematiche relative all’elemento idrico grazie a momenti didattici e divulgativi rivolti sia al grande pubblico che a quello scolastico.
Tra le iniziative proposte ricordiamo “L’anima dell’acqua” itinerario estetico attraverso gli stati dell’acqua di Domenico Brizio, “Il Segno dell’acqua” mostra fotografica multimediale e percorso culturale e didattico in collaborazione con il Museo A come Ambiente di Torino, “Birdwatching” avvistamento e studio dell’avifauna presente nel lago e nei canali del parco reale e infine l’allestimento della fontana di Le Notre a cura del castello di Racconigi.
Per informazioni: Castello di Racconigi 0172 84005, e-mail: comunica.racconigi@libero.it

·DOMENICA 22 maggio 2005
Per l’ultimo giorno della settimana della cultura e di Acqua ’05 il castello di Racconigi propone oltre alle iniziative già citate, “L’acqua del parco di Racconigi racconta”, momenti di narrazione proposti all’interno del parco dalle 14,30 in poi e “Danzando sull’acqua”, spettacolo di teatro danza presso la Margaria del castello, ore 17:00 circa a cura dell’associazione O.P.S. di Nichelino.
Per la rassegna “BiblioAutori”, sarà ospite della Biblioteca del Parco Donato Bosca che presenterà il volume Giochi di terra del Piemonte contadino edito da Priuli & Verlucca. Il volume è il risultato di un’accurata ricerca sul territorio piemontese, grazie a questo libro tornano alla memoria antichi modi di giocare frutto della fantasia e della mancanza di denaro tipici dell’ambiente contadino.
Due iniziative sono inoltre rivolte ai più piccoli “Biblicino e l’acqua”, percorso gioco che permette ai bambini di scoprire l’acqua nelle sue caratteristiche fisiche, nella quotidianità della casa e soprattutto attraverso i contenitori con cui ci viene presentata a tavola: le bottiglie. Chiude l’esperienza un momento di gioco in cui i bambini sono invitati ad interpretare l’oggetto ‘bottiglia’ come il materiale di base per un’opera d’arte. L’ultima iniziativa rivolta ai bambini è “Ernesto Roditore guardiano di parole” spettacolo teatrale a cura di Assemblea Teatro ore 16,00 circa.

VISITE PARCO
Il parco è aperto al pubblico dal 27 marzo al 6 novembre dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 18.00. Aperto tutti i giorni tranne il lunedì.
Costo del biglietto: € 1,00; ridotto del 50% dai 18 ai 25 anni; gratuito ai cittadini UE al di sotto dei 18 e al di sopra dei 65 anni.
Per informazioni: Castello di Racconigi 0172 84005, e-mail: comunica.racconigi@libero.it
Si avvisa che gli orari potranno subire variazioni, a causa di esigenze di cantiere e in relazione alle condizioni atmosferiche. In caso di condizioni climatiche avverse, il parco può essere chiuso anche senza preavviso.

VISITE CASTELLO
1° piano e cucine 3€ – Cumulativo (castello 1° e 2° piano e cucine) 5€ – Inferiori 18 anni Superiori 65 anni Abbonamento Musei gratuito. Aperto tutti i giorni tranne il lunedì.
Orario:9:00 – 19:00, ultimo ingresso ore 18:00; prenotazioni Gruppi: 0172-717185

In occasione della “Settimana dei Beni Culturali” gli ingressi al Castello, al Parco ed a tutte le altre iniziative sono gratuiti.

Info: Castello di Racconigi, via Morosini 3, Racconigi Tel 0172/84005 Fax 0172/811531; e-mail comunica.racconigi@libero.it

Link: http://www.ilcastellodiracconigi.it

Email: comunica.racconigi@libero.it

BOLOGNA: Bibliotecha di assiriologia.

La Fondazione Carisbo ha acquisito una preziosa biblioteca di assiriologia che può essere considerata una delle più significative raccolte del mondo, e l’ha donata al Dipartimento di Archeologia dell’Università di Bologna. La biblioteca apparteneva a Dietz Otto Edzard, scomparso nel 2004, per oltre trent’anni docente di Assiriologia all’Università di Monaco.

La Biblioteca consta di circa 2100 volumi e di oltre 900 periodici specializzati. In Italia la più importante biblioteca per l’assiriologia è quella del Pontificio Istituto Biblico (Roma): la sola altra in grado di competere è adesso la Biblioteca Edzard.

Fonte:AV Avvenire