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TRENTO – Castello di Beseno: PORTOBESENO – viaggio tra fonti storiche e sorgenti web.

Dal 4 giugno 2005 al Castello di Beseno in Trentino.

Portobeseno è una manifestazione che nasce con lo scopo di indagare la memoria, in tutte le sue forme, attraverso spettacoli ed esposizioni che si terranno nel Castello di Beseno.

L’evento di inaugurazione è la sera del 4 giugno 2005 con le installazioni e le interazioni multimediali di Mylicon/EN nella Piazza Grande del castello.

Ci piacerebbe suggerire una riflessione su come la memoria collettiva agisca per la formazione del pregiudizio dei singoli, influenzandone vita e opinioni. Si tratta soprattutto di capire fino a che punto la Storia sia una chiave di lettura del presente o una problematica fonte di pregiudizio. Se sia possibile evocare il passato in modo selettivo e consapevole per ricostruire una storia virtuale come premessa per vivere meglio la realtà del presente.

L’iniziativa è nata dopo un esperimento sul web in collaborazione con persone che scrivono e pubblicano in Rete una sorta di diario chiamato blog. Attraverso un blog infatti sono state pubblicate le fotografie storiche della comunità di Calliano (TN) dove si chiedeva ai visitatori di lasciare un commento pur non dando loro notizie della provenienza e storia di quei documenti fotografici. È stato interessante mettere a confronto i loro commenti con la storia dei luoghi. Da questa esperienza è nata l’esposizione, foto storiche corredate dai commenti raccolti sul web, intitolata Memoriaeblog.

Tre esposizioni multimediali permanenti, due spettacoli serali con installazioni video-sonore, indagini foto-giornalistiche, attori di strada e letture improvvisate saranno ospitati nelle piazze del magnifico castello per tutto il mese di giugno. Abbiamo voluto pensare Beseno e la sua collina come un porto tra le montagne, un approdo per i navigatori della memoria nel quale creare contaminazioni culturali, uno spazio oscillante tra il Dato e le Interpretazioni.

Si racconta che gli arcieri di Massimiliano I d’Austria si allenassero proprio a Castel Beseno a lanciare contemporaneamente tre frecce, il nostro obiettivo è quello di unire ricerca storica, arte e didattica.

Evento inaugurale: performance multimediale di Mylicon/EN sabato 4 giugno 2005 h. 21

Presentazione di Portobeseno domenica 12 giugno 2005 ore 11

Informazioni al pubblico: APT di Rovereto – telefono 0464 430 363

Sostenuto e organizzato da: Assessorato alla Cultura della Provincia Autonoma di Trento – “Progetto Memoria per il Trentino”, Ente Castello del Buonconsiglio, Assessorati alla Cultura dei Comuni di Besenello, Calliano e Folgaria, Cassa Rurale Alta Vallagarina, Rovereto e Vallagarina Azienda per il Turismo, Trentino Trasporti , Associazione Libera Mente di Calliano.

CALENDARIO DELLE INIZIATIVE

sabato 4 giugno: ore 21 – Performance multimediale Mylicon/EN – Piazza Grande, Castello di Beseno;

domenica 12 giugno: ore 11 – Inaugurazione Portobeseno + performance di strada: La PazziataLocale del Granaio + vari luoghi, Castello di Beseno;

dal 12 al 26 giugno, orario 11-17, chiuso lunedì – Esposizioni permanenti: “Memoria di lingua e di feste”, Casa delle Guardie; “Memoriaeblog”, Polveriera; ‘TIMELINE’, Cantine di Palazzo Marcabruno – Castello di Beseno;

sabato 18 giugno: ore 21 – Performance multimediale “Elementi della memoria” – Piazza Grande, Castello di Beseno;

giugno – ottobre: Indagine fotogiornalistica “Mai stato qui!” – Besenello, Calliano e Folgaria.

giugno – ottobre: Performance teatro e musica da “IlcieloMetropolitano“ – Castello di Beseno, Besenello, Calliano e Folgaria.

giugno – ottobre : Performance della Compagnia di Teatro del CDM – Castello di Beseno, Besenello, Calliano e Folgaria.

Aggiornamenti su http://portobeseno.splinder.comCITAZIONI

Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t’aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti.
Italo Calvino – Le città invisibili

Il significato – la realtà oggettiva – è il prodotto collettivo di quelli che comunicano.
J.Wheeler – Center for Theoretical Physics

Pinocchio nel libro nasce burattino e si comporta sempre come un bambino vero finche avrà come premio il riconoscimento delle sue aspirazioni…. Collodi ha lasciato ad ogni lettore la libertà di inventarsi i fatti e i personaggi, di far lavorare la fantasia.
Luigi Comencini

Marco Polo lì c’è stato e mi assicura che è sospesa sull’abisso, la vita degli abitanti d’Ottavia e meno incerta che nelle altre città. Sanno che più di tanto la rete non regge.
Italo Calvino – Le città invisibili

Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t’aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti.
Italo Calvino – Le città invisibili

Recte faciendo neminem time
Motto della Famiglia Trapp von Matsch dinasta di Castel Beseno

Mentre noi lavoriamo alla natura,la natura lavora alla nostra anima. Noi piantiamo gli alberi e gli alberi piantano noi.
Il vecchio e nuovo si congiungono, decretando la possibilità dell’incontro, di creare una cosa da un’altra cosa, un significato da un altro significato…
1 + 1 non fa mai 2, 1 + 1 fa sempre 3. Del resto la natura produce questo: un uomo e una donna riescono a creare una terza persona che chiamiamo figlio …
Joseph Beuys – Il cappello di Feltro

Lo spirito di un’epoca è qualcosa a cui non possiamo tornare. (…) Non può, in effetti, essere sempre primavera o estate, e ugualmente non può essere sempre giorno; quindi, se anche desiderassimo riportare il mondo allo spirito del secolo trascorso, ciò non sarebbe possibile. E’ importante trarre il meglio da ogni generazione. L’errore di chi ha nostalgia del passato sta nel fatto che non afferra questo principio. Ma coloro che mostrano considerazione solo per la realtà attuale, ostentando disprezzo per il passato, appaiono molto superficiali
Hagakure (II, 18)

Il nostro albero genealogico da un lato è la trappola che limita i nostri pensieri, emozioni, desideri e vita materiale… dall’altro è il tesoro che racchiude la maggior parte dei nostri valori.
Alejandro Jodorowsky

L’Europa non è vecchia, è antica. Il mondo non è moderno, è attuale.La tradizione, se ben utilizzata, è una risorsa. La storia è una forza che spinge in avanti, e speriamo – restituendo contenuto e titolo di nobilta’ a un termine bistrattato dalla nostra epoca, specie in Europa, dove si sono prodotti abominii che si sarebbero pensati banditi per sempre da questo continente – che ci porti, se non verso il progresso, per lo meno verso certi progressi.
Jacques Le Goff

Un uccello canta meglio sul proprio albero genealogico.
Jean Cocteau

IN ARRIVO A PORTOBESENO

Mylicon/EN (sabato 4 giugno, ore 21, Piazza Grande)
Il progetto presentato per Portobeseno è una declinazione dell’estetica e del modus operandi di Mylicon/En sul tema della memoria. Il lavoro di preparazione consiste nella ricerca di immagini, di referenze iconografiche e tematiche che fungono da superficie visivo/sonora ed allo stesso tempo di oggetti quotidiani da trasformare in strumenti ed attori della performance.
In questo caso specifico gli oggetti che verranno utilizzati durante la performance sono tutti legati al contesto specifico di Castel Beseno e dei paesi limitrofi: oggetti e materiali comuni, documenti storici, fotografie d’archivio, dipinti, frammenti di filmati (video e super8) girati in diversi periodi del ‘900, tutti elementi che hanno un potere evocativo dato loro dalla sedimentazione di sguardi che su di essi si sono posati nel corso del tempo.
Mylicon/En cerca nuovi punti di vista, attraverso la rielaborazione visivo/sonora di tali elementi, cerca di stimolare una riflessione sui meccanismi della percezione. Non si tratta solo di riattualizzare e rileggere la storia, di fare interagire passato e presente, ma anche di cogliere gli aspetti essenziali che stanno alla base della creazione di un documento storico, evidenziare come la diversa percezione nel tempo di uno stesso documento crei quella che è la vera ‘memoria’ del documento stesso. Mylicon/En è Daniela Cattivelli e Lino Greco. http://www.myliconen.it/
Mylicon: effetti indesiderati (…) Si potrebbero manifestare effetti indesiderati quali sonnolenza, ottundimento delle emozioni, riduzione della vigilanza, confusione, alterazione dello stato di coscienza con rapida evoluzione dallo stupore al coma, vertigini, debolezza muscolare, atassia, visione doppia. Questi fenomeni si manifestano principalmente all’inizio della terapia e solitamente scompaiono con le successive somministrazioni.

I pazziati a Beseno (domenica 12 giugno, ore 11-17, piazze e bastioni)
Teatro di strada, letture improvvisate e a sorpresa: La Pazziata. Gli autori (i cosiddetti ‘pazziati’) si sono conosciuti grazie ai blog (*) di scrittura creativa, condividendo dapprima in Rete i propri pensieri e le proprie passioni fino a esplicitare la voglia di fare outing, traslare l’esperienza espressiva in un ambito più vasto, non digitale: il quotidiano, appunto.
Negli spazi di Castel Beseno saranno realizzate performance di strada che attraverso il tema della memoria, con l’ausilio di parole, musica e immagini, coinvolgeranno i presenti. La Memoria, infatti, è uno dei tratti caratteristici dei personaggi della Pazziata, la Memoria come strumento indagatore del proprio io e dell’essere umano in generale, nonché come necessario collante tra passato, presente e futuro: http://www.lapazziata.it

(*) Cos’è un blog?
Non esiste una definizione univoca e condivisa da tutti di cosa sia un blog.
Contrazione del termine weblog, questo termine identifica una pagina web personale o collettiva in cui il blogger, colui che scrive sul blog, pubblica più o meno quotidianamente pensieri, racconti, sensazioni, indagini, notizie .
Grazie ai blog si intrecciano amicizie, nascono comunità e crescono iniziative che vanno dall’utile al futile, senza soluzione di continuità.

Memoria di lingua e di feste (dal 12 al 26 giugno, orario 11-17, Casa delle Guardie, chiuso lunedì)
‘Memoria di lingua e di feste’ è un progetto sulla memoria articolato in diverse fasi. La prima fase si è svolta nei mesi di aprile e maggio 2005 ed è consistita nella raccolta di interviste narrative tra le persone di Besenello. Questo tipo di ricerca ha tra i suoi obiettivi principali la valorizzazione delle memorie individuali e collettive.
Il ‘tempo’ del ricordo raccolto nelle interviste va dal periodo fra le due guerre mondiali ai giorni nostri. Il pretesto per la ricerca era rappresentato dal lontano ricordo, da parte di alcuni, di certe feste che si svolgevano a Castel Beseno coinvolgendo l’intero paese, banda compresa.
La seconda fase del progetto si concretizza nel mese di giugno all’interno dell’evento Porto Beseno. Le interviste vengono donate alla comunità attraverso una installazione audio, localizzata in una stanza di Castel Beseno, con specifiche interazioni individuali e collettive.
Si ascoltano storie sulla vita del paese, leggende della tradizione popolare, racconti d’infanzia e narrazioni sui divertimenti della gente, spesso espresse nel dialetto locale.
L’installazione ha lo scopo di reinserire nel tempo del vivere della comunità il ‘tempo del racconto’: un momento di ascolto, di sospensione e di riflessione che può donare anche divertimento, come accadeva nei filò.
Il progetto intende dare vita ad un archivio sonoro di storie narrate dalla viva voce dei protagonisti della Storia e diffondere, contemporaneamente, un metodo di raccolta.
A cura di Sara Maino: http://www.teatropercaso.it/sara_maino.htm

Memoriaeblog (dal 12 al 26 giugno, Polveriera, orario 11-17, chiuso lunedì)
L’idea di base è interagire con la Storia raccontata dalle immagini dando ‘vita’ alle persone e ai luoghi raffigurati nel documento fotografico. Seguendo il filo della propria esperienza e capacità di elaborazione ognuno descrive la forma compiuta, non è così anche la Storia?
L’esposizione fotografica “Memoriaeblog” del 2003 aveva utilizzato un blog(*) come supporto visivo delle fotografie, visionate da persone che semplicemente si collegavano al Web. I testi di www.memoriaeblog.blog.tiscali.it non permettevano di identificare la zona di provenienza delle fotografie. La fantasia e l’originalità di chi ha partecipato al progetto sono diventate riflessioni, poesie, cartoline e lettere d’amore, dialoghi impossibili. Questo materiale stampato su cartoncino corredava le fotografie durante l’esposizione così il visitatore poteva leggere i commenti direttamente vicino alla ‘propria’ foto.
Si intendeva raggiungere due obiettivi: valutare l’impatto visivo dei luoghi su commentatori non informati dei precedenti storici di quei luoghi; stimolare la reazione e il commento dei visitatori che conoscevano le immagini e le avevano già associate a una propria memoria, al periodo storico ed all’ambiente raffigurato.
Nell’esposizione fotografica attuale saranno assenti le didascalie con i riferimenti storici delle immagini, che comunque potranno essere consultate in loco su apposite schede. Ai commenti già realizzati nel corso della precedente esposizione si sono aggiunti quelli raccolti attraverso il blog www.memoriaeblog.splinder.com creato per Portobeseno.
Si pensa di realizzare, in seguito, un testo o un ipertesto che metta a confronto i documenti storici relativi alle immagini e i commenti dei visitatori.
A cura di Davide Ondertoller.

Stefano Cagol, ‘TIMELINE’ (dal 12 al 26 giugno, Cantine di Palazzo Marcabruno, orario 11-17, chiuso lunedì)
Stefano Cagol si esprime nella sua ricerca artistica attraverso il linguaggio del video e della fotografia: attraverso questi media espressivi riscrive e ripete elementi e punti di vista del nostro immaginario quotidiano, naturale o urbano.
L’aspetto del tempo assume un ruolo importante all’interno delle opere dell’artista. La frenesia degli scorci urbani è opposta alla lenta istintualità dei movimenti della natura, mentre l’universo segnico delle sequenze restituisce una memoria temporale mutata, ma costante e mai scossa da cambi improvvisi, che altera la stessa identità dell’elemento rappresentato. La velocità viene a coincidere così con l’atteggiamento estraniante delle immagini.
Da questa costante riflessione sul concetto di tempo nasce anche ‘TIMELINE’, la doppia video proiezione ideata appositamente per Portobeseno. In questa continua interazione tra immagini e temporalità risulta infatti importante nelle opere di Cagol la componente site-specific dell’opera d’arte, ossia il suo inserimento nella specifica situazione spaziale espositiva.
http://www.stefanocagol.com

“Elementi della memoria” (sabato 4 giugno, ore 21, Piazza Grande)
La performance si svolge su quattro quadri principali che riconducono al rapporto tra uomo e luogo in cui vive attraverso gli elementi della natura (aria, acqua, terra fuoco), con particolare attenzione all’interazione tra essi. Suoni, immagini, parole sono il mezzo per rievocare questi elementi nella memoria di ognuno ponendo l’accento sull’importanza che essi hanno e hanno sempre avuto nel presente e nel passato. E’ proprio questo rapporto tra presente e passato che gli artisti hanno voluto approfondire indagando gli angoli più profondi della memoria e del sentimento. Sarà difficile non stupirsi di fronte ad immagini che fanno parte della memoria di ognuno,e che spesso vengono messe da parte, ma che inconsciamente sono ‘parcheggiate’ nella nostra testa e contribuiscono al nostro radicamento sul territorio; come provocherà una sensazione strana ma quantomai naturale l’ascoltare suoni e rumori della natura circondare il pubblico e fondersi con musica proveniente dal passato come dal presente.
Luca Fronza – dj/producer – Juan Manuel Moretti – vj – Annalisa Morsella – reader/performer – Enrico Tavernini – reader/performer
http://www.5thsuite.com

Indagini sul territorio e performance teatrali.
L’indagine fotografica e giornalistica: ‘Mai stato qui!’ è realizzata da un gruppo di photoblogger selezionati da www.buba.it . Oggetto dell’indagine i territori e la realtà delle comunità di Calliano, Besenello e Folgaria ma nessuno di loro conoscerà la meta del viaggio fino a pochi giorni dalla partenza. Tutte le istruzioni (luoghi e cultura da indagare) saranno rese note ai photoblogger solo alla vigilia del viaggio. Contemporaneamente la giornalista/blogger Manila Benedetto (www.pproserpina.net ) tenterà un’indagine giornalistica locale basata sull’inattendibilità di qualsiasi informazione mediata. L’indagine, realizzata nel corso dell’estate 2005, prevede una presentazione con 3 serate di proiezioni (una per comunità) in date da stabilire a ottobre. Il materiale raccolto sarà in seguito esposto nei locali pubblici delle comunità di Calliano, Besenello e Folgaria.

La performance multimediale de ‘Ilcielometropolitano’ consiste nella raccolta di materiali originali ‘campionati’ in situazioni quotidiane intorno al castello attraverso una piccola inchiesta sul territorio (nei paesi intorno al castello), Le testimonianze, interviste e storie raccontate dalle persone locali, saranno raccolte ed elaborate in una storia, base per il progetto artistico che prevede rappresentazioni teatrali e traslazione dei contenuti in mezzi espressivi diversi.
Con questo materiale costruiranno una prima piccola opera montando le diverse testimonianze e costruendo una storia che farà da base al progetto artistico. A questo documento originale lavoreranno gli artisti de IlCieloMetropolitano: ad ognuno verrà mandata questa storia e verrà chiesto, col proprio mezzo espressivo (che sia musica, scrittura, fotografia o video) di tornare a raccontare quella stessa storia arricchita dalla propria fantasia, dalla propria arte. Questo lavoro andrà a formare la rivista e, in parallelo, uno spettacolo con attori e musicisti sulla scena insieme alla proiezione delle fotografie e dei video realizzati.
Il racconto e i materiali raccolti saranno presentati sulla rivista ‘Ilcielometropolitano’ e formeranno la materia di uno spettacolo multimediale dal vivo.

Le performance della Compagnia di Teatro del C.D.M. di Rovereto sono la materia di un teatro della comunicazione, dello scambio, dell’interazione. Nonostante ogni membro del gruppo abbia diverse attitudini e metta a disposizione del gruppo diverse qualità ed esperienze, abbiamo quasi subito identificato un filo comune: la necessità e la voglia di fare teatro non per far bella mostra di sé né per passare necessariamente da ‘innovatori’, ma fare teatro per comunicare qualcosa, ma anche per imparare ad ascoltare.
Riteniamo infatti che il teatro debba assolutamente riprendere la via del contatto, e soprattutto dello SCAMBIO, con la gente, con le persone, e che se il teatro comunica, anche ad alti livelli, ma solo con una stretta fascia sociale, resta quello che sta diventando sempre di più in Italia: un alternativa intellettuale, e solo per pochi, al cinema.
E’ per questi motivi che prediligiamo luoghi teatralmente ‘inadatti’ o insoliti per fare teatro (come bar e caffetterie), luoghi in cui lo spettatore non paga un biglietto, non sceglie di vedere qualcosa, ma gli capita, senza volerlo, di trovarsi in mezzo ad un evento teatrale dal quale o si lascia coinvolgere o…scappa via. La nostra aspirazione è che sempre più persone, specialmente in Trentino, si lascino coinvolgere, magari apportando il proprio contributo alla crescita del gruppo in particolare e del teatro in generale, che ha sempre più bisogno di rinnovata freschezza: e quella si può trovare solo nelle persone.
Poter partecipare ad un evento come Porto Beseno ci è dunque sembrato subito un’importante e adattissima occasione di rafforzare e mettere in pratica queste nostre convinzioni: una manifestazione, pur culturale, ma che basi la propria organizzazione e gli eventi che la compongono sull’esperienza della memoria, e dunque sulle persone che saranno spettatori attivi degli eventi proposti, ci è parsa la situazione ideale per proporre interventi di teatro e di lettura che riescano ad essere non PER la gente, ma FRA la gente, forti anche del contributo che apporterà l’interazione attiva di questi interventi teatrali con la musica, la fotografia, e le altre ‘installazioni’ artistiche di Porto Beseno.

Link: http://www.portobeseno.splinder.com

Email: portobeseno@email.it

MUSEO DEL FUTURO REATTIVO E 3D

A disposizione dei musei italiani un progetto che attraverso intelligenza artificiale, sensori e telecamere vuole dar vita ad un nuovo modo di fruire degli spazi museali, dentro o fuori dai musei stessi.

‘Il museo del futuro guarda negli occhi il visitatore. Reagisce alle sue emozioni, ai suoi umori, alle sue sollecitazioni. Non solo: è capace di promuovere se stesso facendosi conoscere con una visita virtuale, in ambienti a tre dimensioni, ed è anche pronto ad aprire le sue sale all’esterno, stimolando l’incontro con altre realtà museali e con le bellezze del territorio’.

Viene introdotto così uno dei progetti di punta che sono stati presentati alla ‘Minerva European Conference – Qualità del web per la cultura. Il patrimonio culturale in rete per la Ricerca, per la Didattica, per il Turismo Culturale‘.

Il ‘Museo del Futuro’, un progetto realizzato dal Gruppo Meta di Lucca e da Etruria Innovazione, viene presentato come il primo museo reattivo in Europa e si propone di far conoscere i progetti museali mettendo a disposizione una visita virtuale, ambienti tridimensionali e facilitando l’incontro con altre realtà museali, ‘il tutto nel pieno e assoluto rispetto dei contenuti espositivi’, come afferma Gruppo Meta in una nota.

Tre gli elementi base del progetto: museo reattivo, motore 3D e portale museale.

‘Immaginiamo – scrivono gli autori del progetto parlando del museo reattivo – di guardare un quadro. Siamo esperti e abbiamo notato che è stato recentemente restaurato e per questo ci avviciniamo: il museo reattivo, attraverso un sistema di sensori, lo ‘capisce’ e ci aiuta fornendoci, a fianco della tela, una didascalia con tutte le notizie sull’intervento e un filmato. Ci avviciniamo ancora, ma in maniera eccessiva e imprudente: il quadro, prezioso e non coperto da una teca per consentirne una migliore fruizione, è a rischio e il sensore fa scattare l’allarme. Terzo esempio: stiamo lasciando una sala nella quale per disattenzione non ci siamo accorti che era esposto il capolavoro dell’autore; una luce si accende sopra la tela a indicarci che forse è il caso di fare qualche passo indietro’.

Tutte situazioni, dunque, che parlano di un museo in cui al visitatore giungono segnali-guida e suggerimenti grazie ai sensori, alle telecamere e ai videoproiettori che sono gestiti dall’intelligenza artificiale del sistema informatico che ne è alle spalle. L’idea è che durante la visita, a seconda dei comportamenti del visitatore, di ciò che più lo attira, il museo possa offrire contenuti dedicati: filmati, suoni, rumori, percorsi e scene che variano in funzione del visitatore.

Il motore 3D è invece concepito per ricostruire l’ambiente tridimensionale di uno spazio museale non più operativo o per presentare una esposizione esistente, consentendo in questo caso di accedervi anche da remoto, prima della visita, scaricando il motore dalla rete.

Il portale museale è invece la ‘sponda in rete’ dell’impianto museale che collega il museo ad altri musei e alle risorse del territorio in cui si trova. ‘In questo modo – spiegano gli autori del progetto – un museo rimanda ad altri e, anzi, dai musei l’offerta si allarga a tutto il patrimonio storico-artistico del comprensorio, sino alle proposte eno-gastronomiche, artigianali o alle altre opportunità relative a quell’area’.

Una proposta di questo tipo è già stata realizzata in Alto Adige, nell’area del museo archeologico di Bolzano che conserva la famosa mummia del Similaun.

Link: http://punto-informatico.it

Fonte:Punto Informatico on line

Ledo PRATO: Crescono i mecenati a favore di beni culturali e spettacolo.

Sono ormai trascorsi quattro anni dall’approvazione della legge che consente la piena deducibilità, dal reddito d’impresa, delle erogazioni liberali nel settore dei beni culturali e dello spettacolo. Si può quindi fare un primo bilancio e qualche valutazione. Intanto segnaliamo che negli anni si è passati da 14 milioni di euro a circa 19 milioni (2004). C’è stato quindi un incremento ma non particolarmente rilevante.

Quando la legge fu approvata (nel tempo ha subito modifiche e miglioramenti) le aspettative erano molte. Era stata prevista una capienza molto più alta da parte del Ministero dell’Economia. Tuttavia si deve evidenziare che c’è una tendenza alla crescita e questo è incoraggiante. Soprattutto se si tiene conto che una parte considerevole delle erogazioni liberali sono andate a favore dello spettacolo che, in questi anni, ha subito una serie di tagli nell’ambito dei finanziamenti pubblici. Ad essere privilegiati sono stati in particolare i grandi enti lirici. Dal Teatro alla Scala di Milano all’Arena di Verona, dall’Accademia di Santa Cecilia a Roma al Teatro La Fenice di Venezia. Ma anche nella cosiddetta provincia si sono verificati esempi di mecenatismo. E’ il caso della Fondazione Toscanini a Parma e della Fondazione Ponchielli a Cremona.

Ancora una volta le elargizioni maggiori le hanno fatte le banche e le grandi industrie. Dalla Banca Popolare di Verona e Novara a Banca Intesa, dal San Paolo-Imi all’Unicredito. Ma anche alcune banche ‘minori’ non hanno fatto mancare il loro apporto. Dalla Banca Popolare di Ancona alla Cassa di Risparmio di Prato, solo per fare qualche esempio. Anche i grandi gruppi hanno fatto la loro parte. In testa Telecom Italia (con il bel Progetto Italia) ma anche Lottomatica. Ferrovie dello Stato, Enel e la Pirelli, solo per citare alcuni. Il dato nuovo è rappresentato dal fatto che anche i Comuni cominciano a ricevere erogazioni liberali, con cui integrano le risorse pubbliche destinate ai beni culturali e allo spettacolo. Per tutti segnalo Brescia e Bassano del Grappa.

Ma la svolta potrebbe esserci se il Parlamento approva il recente disegno di legge sulla competitività. Nel testo presentato dal Governo, su proposta del Ministro Urbani, è contemplata la possibilità, anche per le persone fisiche, di dedurre dal reddito le erogazioni liberali a favore dei beni culturali e dello spettacolo. Una misura attesa da molto tempo e applicata in altri Paesi europei e negli Stati Uniti. Con risultati molto importanti per numerose istituzioni culturali.

C’è da aspettarsi che incontri qualche difficoltà nel proprio cammino. La ragione sta nel fatto che i limiti del bilancio pubblico non consentono ampi margini di manovra. Ma soprattutto bisognerà fare i conti con chi sostiene che il finanziamento alla cultura è una prerogativa del sistema pubblico e chi ritiene che le risorse disponibili vanno investite in direzione del rilancio del sistema industriale del Paese. Posizioni alquanto miopi. I primi guardano con diffidenza al principio della sussidiarietà mentre gli altri reclamano investimenti nel sistema industriale senza dire perché e, soprattutto, in quali settori, visto che operiamo nell’ambito di una competizione su scala mondiale.

E’ quindi tempo di scelte difficili ma inevitabili. E questo riguarda tutti, dai corpi intermedi della società al sistema pubblico. La sfida sarà tra chi volge il suo sguardo al futuro e chi si attesta a rimpiangere un passato che non tornerà. La storia è fatta di capitoli. Quando se ne chiude uno è un errore non cimentarsi con quello nuovo, attardandosi sul vecchio. Si sente il bisogno e la necessità di utilizzare tutte le leve (anche quelle fiscali) per investire nello sviluppo dell’economia della conoscenza. E’ questo il nuovo capitolo della storia contemporanea. Ha scritto Seneca: ‘Non c’è vento favorevole per chi non ha una direzione’.

Autore: Ledo Prato

Fonte:L’Arena

ROMA: Mecenate fa bella Villa Medici.

Quando il mecenatismo si sposa con la grande industria (o la grande distribuzione) c’è pure un grande ritorno d’immagine per l’azienda in questione. Oltre ai vantaggi e benefici che, nel caso del mecenatismo culturale, si condividono, naturalmente, con il pubblico fruitore. Questo succede soprattutto in Francia dove una serie di leggi «ad hoc» relative al mecenatismo d’impresa hanno favorito l’acquisizione da parte delle aziende, che hanno beneficiato di forti agevolazioni, di tesori nazionali e d’interesse patrimoniale. In questi giorni all’Accademia di Francia di Roma – Villa Medici possiamo ammirare una mostra di disegni rinascimentali e barocchi italiani di pregevole fattura e di notevole importanza storica.

Le opere sono state scelte tra 130 disegni acquisiti l’anno scorso dal governo francese per il Museo del Louvre e per altri cinque importanti musei francesi. La mostra è stata possibile grazie al mecenatismo del Gruppo Carrefour (colosso della distribuzione) che, appunto, ha usufruito di due nuove normative: la legge 4 gennaio 2002, relativa ai musei di Francia, e della legge 1° agosto 2003, in materia di mecenatismo, associazioni e fondazioni che favoriscono la salvaguardia dei tesori nazionali. Ma in che cosa consiste quest’operazione? Le opere, della cui vendita si sarebbe dovuta interessare Sotheby’s, appartenevano a un collezionista che le aveva «amorevolmente» raccolte nell’arco di un trentennio. Nel ‘gabinetto dei disegni’ illustri maestri come Correggio, Lotto, Fra Bartolomeo, Parmigianino, Veronese, Tintoretto, Giulio Romano, Polidoro di Caravaggio, Perin Del Vaga, ecc. Il Gruppo Carrefour, usufruendo dei vantaggi fiscali previsti dalla legge, li ha acquistati per conto degli importanti istituti museali francesi. E di fatto sono diventati proprietà dello Stato. La legge (4 gennaio 2002) che ha creato la nuova etichetta “Museo di Francia” (inteso come organismo culturale “attivo” e non semplice contenitore di opere d’arte) e che ha introdotto nuove misure fiscali per le operazioni di ‘mecenatismo culturale’ sta raccogliendo i primi frutti.

Il meccanismo prevede che le imprese soggette all’ imposta sulle società possano beneficiare di una riduzione fiscale pari al 90% dei versamenti effettuati a favore dell’acquisto di Beni culturali per i musei di Francia.

Autore: Natalia Poggi

Fonte:Il Tempo

Salvatore SETTIS: Umberto di Magna Grecia.

Umberto Zanotti Bianco merita di essere ricordato non solo per il contributo che dette all’archeologia magno-greca, da Sibari a Paestum, ma anche perché egli rappresentò e rappresenta una figura rarissima al giorno d’oggi, quella di un grande intellettuale che non disdegnava di scendere nell’arena dei problemi quotidiani del Paese, e che vedeva come essenziali per il suo sviluppo i temi del patrimonio culturale.

Quella che Zanotti Bianco ha perseguito in tutta la sua vita con ammirevole coerenza fu una battaglia contro l’ineguaglianza, soprattutto (ma non solo) tra il Nord e il Sud d’Italia. Alla radice di quel suo generoso, costante combattere per i poveri e gli oppressi (non per niente gli amici lo chiamavano ‘il cavaliere rose-croix’) fu un giovanile empito, propriamente religioso, che lo accompagnò fino alla morte. All’inizio, fu l’educazione nel collegio barnabita ‘Carlo Alberto’ di Moncalieri; ma il cuore del messaggio che egli vi recepì non aveva nulla di bigotto, anzi si nutriva, grazie specialmente al padre Giovanni Semeria, di una religiosità tutta volta all’agire e dei fermenti del modernismo, contestati e repressi dalla Chiesa ufficiale.

L’incontro decisivo per il giovane ‘piemontese di Creta’ (lì era nato, nel 1889, da un diplomatico italiano e da madre inglese), fu però quello con Antonio Fogazzaro. Letto “Il Santo”, romanzo che a Fogazzaro era costato la pesante censura della Chiesa romana, Zanotti fece di tutto per incontrare lo scrittore, e finalmente lo conobbe nell’autunno 1908, l’autunno in Valsola che un amico di quegli anni, Tommaso Gallarati Scotti, avrebbe sapientemente evocato. Da quell’incontro, vissuto con l’intensità febbrile di un adolescente, Zanotti trasse un principio a cui avrebbe sempre tenuto fede: evitare a ogni costo “il pericolo di una vita dell’intelletto che sia priva di ogni azione pratica nel campo sociale e morale”.

Pochi mesi dopo l’incontro con Fogazzaro, la sconvolgente notizia del tragico terremoto del 28 dicembre 1908, che rase al suolo Messina, Reggio e altri comuni nell’area dello Stretto, provocando un numero di morti vicino a centomila. Fogazzaro contribuì alla gara di solidarietà che percorse allora l’Italia, e fu per suo suggerimento che Zanotti Bianco partì immediatamente per unirsi alle squadre di soccorso. Fra le macerie di Messina conobbe Gaetano Saivernini (che vi aveva perso la famiglia) e Maksim Gor’kij: due incontri, questi, che si sarebbe tentati di prendere a simbolo di due importanti filoni della sua vita negli anni successivi, l’interesse per il mezzogiorno d’Italia e quello per le popolazioni slave oppresse dal governo zarista.

Fu così che nacque, nel 1910, l’Associazione nazionale per gli interessi del mezzogiorno d’Italia (Animi), con la presidenza onoraria di Pasquale Villari e quella effettiva di Leopoldo Franchetti.

L’uno e l’altro puntavano a una redistribuzione della proprietà agraria fra i contadini come fattore primario di rinnovamento economico e sociale. Zanotti, con Gallarati Scotti e altri, preferirono individuare come veicolo essenziale del riscatto del Sud la cultura e la scuola, e si ripromisero di aprire asili, scuole, biblioteche, ambulatori medici nei villaggi più derelitti (il consuntivo finale fu di oltre 2000 scuole in tutto il Sud, 649 nella sola Calabria).

Dopo che, per reggere le fila dell’ufficio reggino dell’Animi, Zanotti si trasferì a Reggio (1912), gli venne subito chiaro che andavano riscattati dall’emarginazione e dall’oblio non solo i contadini calabresi, ma anche i monumenti e le memorie storielle di quella e delle altre regioni del Sud. Dello stesso 1912 è la sua prima battaglia in favore dei monumenti bizantini e normanni di Calabria, ignorati e negletti. Ma anche qui, in una vita che tanto si nutrì di rapporti personali quanto di idee e di ideali, vi fu un incontro decisivo, quello con Paolo Orsi (1911). Il grande archeologo di Rovereto aveva già da molto tempo deciso di dedicare la propria vita all’archeologia della Sicilia e della Magna Grecia, e fu per Zanotti una guida sicura in quelle antiche civiltà.

“A me che cercavo di traversare quelle regioni chiudendo gli occhi su tutto ciò che non fosse la sofferenza del popolo, [Paolo Orsi] cominciò fin d’allora a instillare la profonda pietà dei monumenti della Calabria”. Pietas è qui la parola-chiave: uno stesso senso, laicamente religioso, di rispetto e di affezione, di identificazione coi cittadini più sfortunati, ma anche con l’archeologia e la storia di quei luoghi.

Si capisce così come dal seno stesso dell’Animi nascesse nel 1920 la Società Magna Grecia, presieduta da Paolo Orsi e diretta da Zanotti Bianco, intorno a cui presto si raccolsero archeologi come Pirro Marconi, ma soprattutto cittadini (come Eleonora Duse, Emesto Buonaiuti, Bernard Berenson, Lio-nello Venturi, Corrado Ricci). Fu in quella cornice che Zanotti ebbe un altro incontro decisivo, quello con l’archeologa Paola Zancani Montuoro.

Nella presentazione della Società Magna Grecia scritta in occasione del primo decennale di attività e pubblicata nel 1931, Zanotti faceva notare che il bilancio della direzione generale alle Antichità e Belle Arti d’Italia nel 1920 era di 39 milioni di lire, equivalente a quello del solo Metropolitan Museum di New York.

Sono le cifre ricordate da Paolo Orsi in un discorso al Senato (di cui era membro per nomina regia) del 1927.

Con un bilancio tanto esiguo, quale speranza poteva mai esserci di promuovere la ricerca archeologica al Sud? Ma la Società Magna Grecia ebbe un ruolo essenziale in una raccolta di fondi e in un dispiegarsi di progetti che, per dimensioni e per qualità dei risultati nell’Italia di quegli anni, appare oggi quasi incredibile.

Volte a correggere le disattenzioni del Governo, sia l’Animi che la Società Magna Grecia erano però viste con crescente fastidio, come focolai di opposizione al regime, e perciò furono costrette a chiudere e a riaprire sotto altro nome: l’Animi diventò nel 1939 ‘Opera Principessa di Piemonte’ (Maria José di Savoia fu sempre vicina a Zanotti Bianco), la Società Magna Grecia, sciolta nel 1934, rinacque poco dopo come ‘Società Paolo Orsi’. Solo dopo la guerra l’una e l’altra impresa poterono riprendere il nome originario; e solo allora il ruolo e il significato di Zanotti Bianco furono riconosciuti in modo adeguato, con la nomina a presidente della Croce Rossa Italiana ne] 1944, e poi ad accademico dei Lincei (1947), a presidente della stessa Animi (1951), quindi di Italia Nostra (dalla fondazione, 1955), e soprattutto con la nomina a senatore a vita, dovuta al presidente Luigi Einaudi (1952).

Le prime esperienze di archeologia sul campo per Zanotti furono in Sicilia: nel 1929 partecipò con Pirro Marconi agli scavi del tempio dorico di Himera, nel 1931 con Paolo Orsi e Rufo Ruffo della Scaletta a quelli di Sant’Angelo Muxaro. Nel 1932, osò affrontare da solo, con sondaggi nella Piana di Sibari, il tema arduo della localizzazione di quell’antica città, distrutta dai Crotoniati nel 510 a.C, e seppe identificarla (come solo molti anni dopo sarebbe stato confermato) nell’area di Parco del Cavallo. Ma venne subito dopo il divieto di risiedere in Calabria, e quindi le ricerche più importanti e fortunate, quelle che portarono, in stretta collaborazione con Paola Zancani Montuoro, alla scoperta del complesso dell’Heraion alla foce del Sele, con la sua straordinaria decorazione figurata.

Questo diretto impegno di scavatore e ricercatore dette a Zanotti Bianco armi intellettuali ancor più affilate per condurre, come presidente di Italia Nostra (dal 1955 alla morte, 1963), la battaglia in favore della conservazione del patrimonio culturale e del paesaggio, negli anni in cui cominciava quella tumultuosa crescita economica che avrebbe generato in tutta Italia disordinati e spesso distruttivi interventi edilizi, cinici abusi, lottizzazioni e cementificazioni.

L’imperativo morale a cui egli sempre ubbidì (rompere il conformismo e il silenzio in nome di un senso profondo della giustizia e del diritto) si manifestò al meglio nell’attività iniziale di un sodalizio destinato a rappresentare (come fa ormai da cinquant’anni) una voce significativa in difesa del patrimonio culturale e ambientale, nello spirito dell’articolo 9 della Costituzione repubblicana.

Di poco anteriore alla fondazione di Italia Nostra è la sdegnata lettera con cui Zanotti e altre personalità (fra cui Salvemini, Elena Croce, Corrado Alvaro, Carlo Levi, Gaetano De Sanctis) protestavano contro gli scempi nell’area della Via Appia antica. Pienissima fu dunque la continuità fra il giovane Zanotti, che durante la Prima guerra mondiale collaborò con Ugo Ojetti alla salvaguardia dei monumenti nelle zone di guerra, e lo Zanotti maturo che, in una situazione profondamente mutata, combatteva in tempo di pace un’ancor più dura battaglia.

Per la prima volta, sorgeva con Italia Nostra un’associazione ambientalista a livello nazionale, e nessuno meglio di lui poteva esserne il presidente, grazie a un’indiscussa autorità morale, sigillata ed esaltata dalla nomina a senatore a vita a soli 63 anni.

Autore: Salvatore Settis

Fonte:Il Sole – 24 Ore