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VITERBO: Mostra dal titolo “N e t i z e n s II – la libertà del post-mediale.”

Viterbo, Chiesa di Santa Maria della Salute, Via Ascenzi, 3- 01100
INAUGURAZIONE MOSTRA: sabato 18 giugno, ore 18.30
DURATA: fino al 30 giugno 2005 – dal martedì al sabato 17.00 – 20.00
A CURA DI: Yael Kanarek e Sylvie Parent
IDEATRICE: Antonella Pisilli
COORDINAMENTO: Gruppo GAPPER SNIPPER, Claudia D’Alonzo, Giusy Noce, Giulia Detrassi, Vincent Filona
CATALOGO: Testi di Yael Kanarek, Sylvie Parent, Elena Giulia Ross, ValentinaTanni.
INFO: tel/fax 0761340378

NETIZENS II – la libertà del post-mediale approda a Viterbo presso la Chiesa di Santa Maria della Salute dal 18 al 30 giugno 2005 dove verrà annunciato il vincitore del Netizens II Web Prize.

Netizens nasce dall’idea di Antonella Pisilli di portare la Net Art in uno spazio fisico. I sei artisti internazionali, scelti da Yael Kanarek e Sylvie Parent, sono accomunati pur con modalità molto differenti, da una volontà di provocazione critica e libera manipolazione dei mezzi e delle strategie di comunicazione. L’iniziativa è coordinata dal Gruppo GAPPER SNIPPER.

Sylvie Parent propone HistoireSansFin di Yan Breuleux. Navigando all’interno del lavoro lo spettatore si trova nel centro di un universo grafico fatto da immagini prefabbricate, pronte all’uso, pittogrammi destinati a stabilire un corto-circuito concettuale, e ad eliminare il problema delle differenze linguistiche. In HistoireSansFin il visitatore compone il volto del nostro tempo e fa riemergere le preoccupazioni della nostra epoca come gli sviluppi del dominio della genetica, del disequilibrio ecologico, dei conflitti geopolitici, del mondo consumistico, dell’industria del divertimento, dell’evoluzione delle nuove tecnologie. Per l’intermediazione di questi differenti quadri intercambiabili l’opera propone una visione critica del mondo Occidentale e dei valori capitalisti che esso impone.

Yael Kanarek per questa rassegna ha scelto cinque artisti che si ispirano ad altri artisti e ad altri generi artistici. Peter Horvath sviluppa il net cinema-montaggio (rimescola il solfeggio musicale e visuale). Questi net film utilizzano la finestra del browser per rompere lo schermo unico, tradizionale, trasformandolo in coreografiche finestre multiple. Questa tecnica utilizzata come mezzo architettonico per anticipare il tempo e lo spazio attraverso il quale si mostra il film. David Crawford crea scene metropolitane inquiete, ma deliziosamente vive: realizzate unificando casualmente con il computer le singole inquadrature. Nel SMS13, le scene sono riunite per formare una narrazione più ampia. Quando all’artista si pone la domanda circa la sua intenzione di costruire una storia lineare, risponde: “Inizialmente, sì, ma già dai primi tentativi di ridurre le cose dentro un’inquadratura basata soltanto sulla continuità non hanno avuto successo. A questo punto, il materiale ha preso possesso di tutto. Quindi la sola narrazione che si capisce è quella che non c’è.” Five Small Videos About Interruption And Disappearing del gruppo MTAA si ispira ai primi video-performance di Bruce Nauman e Vito Acconci caratterizzati da gesti ripetitivi e da azioni semplici. In questo progetto, gli artisti utilizzano l’interattività per dare allo spettatore il ruolo di collaboratore diretto nella costruzione del lavoro.

Portal, è una collaborazione tra la danzatrice/cineasta Evann Siebens e Yael Kanarek, con il quale si definisce un rapporto tra mondi realistici e i mondi immaginari. Il lavoro è contaminato dalla tradizione della video-danza, ed esteticamente tende ad avvicinare alla fantasia post-apocalittica, al cinema e ai videogiochi di fantascienza. Portal rende lo schermo una barriera invisibile tra il protagonista e lo spettatore attraverso un contatto fisico fortemente sollecitato. Perfect Victoria è il primo della serie Victoria Defiled composto da tre lavori, realizzati dal gruppo di Seoul YOUNG-HAE CHANG HEAVY INDUSTRIES. Il lavoro mescola i testi, la voce recitante e il jazz. In Perfect Victoria si evoca la tradizione della poesia sonora che ebbe inizio con la Beat Generation di San Francisco negli anni ’50 e ’60. Ma Victoria è una voce sintetizzata col sistema operativo Macintosh dei primi anni ’90. In una e-mail scritta dagli artisti raccontano: “Abbiamo pensato che sarebbe divertente creare una sorta di “doppelganger” (sic) – non esattamente un corpo, ma un controfigura software come portavoce. Victoria non è altro che gli stessi YOUNG-HAE CHANG HEAVY INDUSTRIES.”

Link: http://www.netizensonline.it

Email: antonellapisilli@tele2.it

VITERBO: Mostra dal titolo “N e t i z e n s II – la libertà del post-mediale.”

Viterbo, Chiesa di Santa Maria della Salute, Via Ascenzi, 3- 01100
INAUGURAZIONE MOSTRA: sabato 18 giugno, ore 18.30
DURATA: fino al 30 giugno 2005 – dal martedì al sabato 17.00 – 20.00
A CURA DI: Yael Kanarek e Sylvie Parent
IDEATRICE: Antonella Pisilli
COORDINAMENTO: Gruppo GAPPER SNIPPER, Claudia D’Alonzo, Giusy Noce, Giulia Detrassi, Vincent Filona
CATALOGO: Testi di Yael Kanarek, Sylvie Parent, Elena Giulia Ross, ValentinaTanni.
INFO: tel/fax 0761340378

NETIZENS II – la libertà del post-mediale approda a Viterbo presso la Chiesa di Santa Maria della Salute dal 18 al 30 giugno 2005 dove verrà annunciato il vincitore del Netizens II Web Prize.

Netizens nasce dall’idea di Antonella Pisilli di portare la Net Art in uno spazio fisico. I sei artisti internazionali, scelti da Yael Kanarek e Sylvie Parent, sono accomunati pur con modalità molto differenti, da una volontà di provocazione critica e libera manipolazione dei mezzi e delle strategie di comunicazione. L’iniziativa è coordinata dal Gruppo GAPPER SNIPPER.

Sylvie Parent propone HistoireSansFin di Yan Breuleux. Navigando all’interno del lavoro lo spettatore si trova nel centro di un universo grafico fatto da immagini prefabbricate, pronte all’uso, pittogrammi destinati a stabilire un corto-circuito concettuale, e ad eliminare il problema delle differenze linguistiche. In HistoireSansFin il visitatore compone il volto del nostro tempo e fa riemergere le preoccupazioni della nostra epoca come gli sviluppi del dominio della genetica, del disequilibrio ecologico, dei conflitti geopolitici, del mondo consumistico, dell’industria del divertimento, dell’evoluzione delle nuove tecnologie. Per l’intermediazione di questi differenti quadri intercambiabili l’opera propone una visione critica del mondo Occidentale e dei valori capitalisti che esso impone.

Yael Kanarek per questa rassegna ha scelto cinque artisti che si ispirano ad altri artisti e ad altri generi artistici. Peter Horvath sviluppa il net cinema-montaggio (rimescola il solfeggio musicale e visuale). Questi net film utilizzano la finestra del browser per rompere lo schermo unico, tradizionale, trasformandolo in coreografiche finestre multiple. Questa tecnica utilizzata come mezzo architettonico per anticipare il tempo e lo spazio attraverso il quale si mostra il film. David Crawford crea scene metropolitane inquiete, ma deliziosamente vive: realizzate unificando casualmente con il computer le singole inquadrature. Nel SMS13, le scene sono riunite per formare una narrazione più ampia. Quando all’artista si pone la domanda circa la sua intenzione di costruire una storia lineare, risponde: “Inizialmente, sì, ma già dai primi tentativi di ridurre le cose dentro un’inquadratura basata soltanto sulla continuità non hanno avuto successo. A questo punto, il materiale ha preso possesso di tutto. Quindi la sola narrazione che si capisce è quella che non c’è.” Five Small Videos About Interruption And Disappearing del gruppo MTAA si ispira ai primi video-performance di Bruce Nauman e Vito Acconci caratterizzati da gesti ripetitivi e da azioni semplici. In questo progetto, gli artisti utilizzano l’interattività per dare allo spettatore il ruolo di collaboratore diretto nella costruzione del lavoro.

Portal, è una collaborazione tra la danzatrice/cineasta Evann Siebens e Yael Kanarek, con il quale si definisce un rapporto tra mondi realistici e i mondi immaginari. Il lavoro è contaminato dalla tradizione della video-danza, ed esteticamente tende ad avvicinare alla fantasia post-apocalittica, al cinema e ai videogiochi di fantascienza. Portal rende lo schermo una barriera invisibile tra il protagonista e lo spettatore attraverso un contatto fisico fortemente sollecitato. Perfect Victoria è il primo della serie Victoria Defiled composto da tre lavori, realizzati dal gruppo di Seoul YOUNG-HAE CHANG HEAVY INDUSTRIES. Il lavoro mescola i testi, la voce recitante e il jazz. In Perfect Victoria si evoca la tradizione della poesia sonora che ebbe inizio con la Beat Generation di San Francisco negli anni ’50 e ’60. Ma Victoria è una voce sintetizzata col sistema operativo Macintosh dei primi anni ’90. In una e-mail scritta dagli artisti raccontano: “Abbiamo pensato che sarebbe divertente creare una sorta di “doppelganger” (sic) – non esattamente un corpo, ma un controfigura software come portavoce. Victoria non è altro che gli stessi YOUNG-HAE CHANG HEAVY INDUSTRIES.”

Link: http://www.netizensonline.it

Email: antonellapisilli@tele2.it

VENEZIA: Al via il cantiere delle grandi Gallerie dell’Accademia.

Un vasto progetto di restauro che comprende l’ampliamento della sede mussale e relativo adeguamento impiantistico è avviato alle storiche Gallerie dell’Accademia di Venezia.

Il progetto prevede il raddoppiamento delle sale espositive completate dei servizi richiesti oggi da una istituzione mussale. A fine lavori, l’intero Complesso della Carità sarà restituito per l’esposizione permanente di arte veneta più importante del mondo, che fino ad ora era ristretta ai piani superiori.

La coprogettazione dei soprintendenti Renata Codello (per l’architettura) e Giovanna Nepi Sciré (per il museo) con l’architetto Tobia Scarpa, è riuscita a conciliare il notevole ampliamento con il massimo rispetto del contesto storico ed architettonico, dotando tutti gli spazi di innovativi sistemi impiantistici.

Particolare attenzione è stata rivolta alle soluzioni del progetto illuminotecnico, sorte dalla necessità di studiare un’equilibrata illuminazione specifica per ciascuna delle opere esposte, modulando continuamente l’intensità del fascio luminoso con la possibilità di orientarlo contemporaneamente verso l’alto e verso il basso e di avere una mobilità di 360 gradi, ottenendo di illuminare non solo l’opera, ma anche lo spazio circostante, valorizzandone le qualità architettoniche. .

Link: http://www.mizarlighting.com

Email: chiara.bazzo@umbrella.it

SVIZZERA: Finalmente si mette in regola con l’Unesco.

In vigore dal 1° giugno le nuove norme sul trasferimento internazionale dei beni culturali in uno dei più ricchi mercati del mondo, in passato zona franca per trattative non sempre trasparenti: particolarmente colpito il commercio archeologico.

Il 13 aprile il Consiglio federale ha approvato l’ordinanza sul trasferimento internazionale dei beni culturali (Otbc) che entrerà in vigore, unitamente alla legge sul trasferimento internazionale dei beni culturali (Ltbc), il 1 giugno 2005.

Assieme agli Stati Uniti d’America, alla Gran Bretagna, alla Francia e alla Germania, la Svizzera è una delle principali piazze mondiali per il commercio dell’arte. La nuova legge sul trasferimento dei beni culturali (Ltbc) adatta la legislazione svizzera alle norme internazionali, ossia alla “Convenzione Unesco del 14 novembre 1970 concernente le misure da adottare per interdire e impedire l’illecita importazione, esportazione e trasferimento di proprietà dei beni culturali”. Questo trattato multilaterale formula i principi fondamentali per la protezione dei beni culturali e definisce le prescrizioni minimali di misure legislative, amministrative e di diritto internazionale per impedirne il commercio illegale. Ad oggi, più di cento paesi l’anno ratificata, tra cui l’Italia, la Grecia, la Gran Bretagna, il Giappone, la Spagna, la Francia e gli Stati Uniti d’America.

L’Assemblea federale aveva già approvato il 20 giugno 2003 la legge federale sul trasferimento internazionale di beni culturali, atta a trasporre le misure della Convenzione Unesco del 1970 nel diritto svizzero, aprendo così la via alla ratificazione della Convenzione da parte della Svizzera il 3 ottobre 2003 e permettendone l’entrata in vigore il 3 gennaio 2004. La Legge include disposizioni sull’importazione e l’esportazione di beni culturali, sulla loro restituzione se importati illecitamente dal loro paese d’origine e sul loro commercio. Comprende inoltre misure destinate al miglioramento della protezione del patrimonio culturale sia svizzero che degli altri paesi, nell’intento di favorire qualsiasi scambio internazionale di opere d’arte.

L’ordinanza sul trasferimento internazionale dei beni culturali (Otbc) contiene le prescrizioni d’esecuzione della Legge (Ltbc). In particolare, regola il dovere di diligenza al quale sono tenuti a conformarsi, a partire dal 1 giugno 2005, i mercanti d’arte e le persone operanti nelle aste pubbliche, dovere che impone innanzitutto di stabilire l’identità del cliente, un passo destinato a impedire qualsiasi transazione anonima. In aggiunta, gli operatori dovranno tenere un registro delle acquisizioni nel quale figureranno tutti i dettagli relativi a ogni bene culturale da loro trattato.

La Legge (Ltbc) e l’Ordinanza (Otbc) rispettano, nel limite del possibile, il principio di autoresponsabilità dei mercanti d’arte, imponendo loro tuttavia nuovi obblighi di attenzione in materia d’importazione e di trasferimento di beni culturali. Particolarmente colpito è il commercio di oggetti archeologici ed etnografici.

L’entrata in vigore della Ltbc e della Otbc, che non hanno effetto retroattivo, comporterà inoltre delle nuove formalità di dogana sia per le esportazioni che le importazioni di beni culturali. Ai collezionisti privati è raccomandato di redigere entro il 1 giugno 2005 un inventario sullo stato attuale della loro collezione, cosicché in caso di controversia possano essere in grado di provare che erano già in possesso dell’oggetto in questione prima dell’entrata in vigore dei due atti legislativi. Con questa risoluzione, la Svizzera va a soddisfare finalmente le esigenze imposte dalla Convenzione dell’Unesco del 14 novembre 1970. Le versioni definitive dei due atti legislativi sono consultabili sul sito Internet dell’Ufficio federale della cultura www.bak.admin.ch, sotto la voce “Trasferimento di beni culturali”.

Autore: Gaia Regazzoni

Fonte:Il Giornale dell’Arte

Umberto ALLEMANDI: Paesaggio – adesso tocca alle Regioni.

A ben guardare dovremmo essere in una botte di ferro per quanto riguarda la tutela del paesaggio. Oltre il 50% del territorio nazionale è coperto da dispositivi di vincolo. Con punte che in Liguria, Trentino e Val d’Aosta superano il 90% e dei flessi di minima intorno al 20%, come in Puglia. Non mi pare che in altri paesi si faccia e si sia fatto altrettanto.

Anche sul piano dei principi della tutela, il sistema di leggi del 1939 ha messo il Paese all’altezza dei compiti che gli si paravano di fronte.

Quanto al controllo del territorio, disponiamo di un sistema capillare di presidi rappresentato dalle Soprintendenze che altri paesi stanno pensando d’imitare. E anche se le Soprintendenze non sono tante quante vorremmo che fossero e col personale di cui vorremmo disporre, non si tratta certo di una struttura di piccole dimensioni. Si parla di 105 uffici (comprese quelle archeologiche e quelle storico-artistiche) che dispongono di circa 18mila persone (con cui si gestiscono anche oltre 400 musei).

Eppure, guardandosi intorno, non si direbbe davvero che il territorio sia ben tutelato, e con territorio intendo ribadire che parlo di paesaggio, perché per il cosiddetto sistema delle Arti il discorso è fortunatamente diverso. C’è un abusivismo diffuso e c’è un alto livello di litigiosità che non depone a favore della tutela. Facendo intendere che il sistema di protezione non sia condiviso e rappresenti una forma di controllo elitario. Non è così. Lo si è già detto da queste stesse colonne. Ma vale la pena di ripeterlo. Il problema della tutela del territorio diventa particolarmente acuto nel 1976 quando la materia viene completamente delegata alle Regioni. Con una disposizione improvvisa, perentoria. Senza lasciare nemmeno il tempo di fare le consegne. Solo nel 1985 le Soprintendenze furono rimesse in gioco. Per mettere un riparo a una situazione di grave perdita di controllo del territorio. In realtà, furono chiamate a impegnarsi molto per poca cosa. Devono guardare i progetti solo per dire se quel che si vuol realizzare è congruente o meno con gli strumenti urbanistici. Appena mettono fuori la testa per dire che qualcosa non va sotto il profilo del merito, e cioè se quel che si vuol fare sia bello o brutto, vengono sommerse di ricorsi e ricacciate indietro. A spulciare regolamenti, a controllare gli aspetti formali. Quel che si riesce a fare è una sorta di moral suasion e poco più. Che vale quel che vale e che spesso fa gridare allo scandalo perché non si riesce a fare di meglio.

Si tratta di cose note. Come è noto che i dispositivi che presiedono a questo tipo di tutela sono formulati in maniera assolutamente inadeguata, rispetto a quel che sarebbe necessario. I vincoli di bellezze naturali, come vengono chiamati in omaggio alla legge del 1939 n. 1497, hanno un impianto di dichiarazione generico. Si tratta di solito di una descrizione dei luoghi più o meno attenta, accompagnata da qualche notizia storica e da una perimetrazione dell’area. Non si dice quel che si può e non si può fare. Ci si esprime sui singoli interventi. Non sull’impianto generale dell’area tutelata. Quel che viene sottoposto alla verifica è il caso singolo.

Anche il sistema di perimetrazione dei cosiddetti vincoli automatici, che si attivano per effetto della legge del 1985, non è più adeguato. Basta guardare la carta dei vincoli per capire che con questo sistema si può reggere solo per porre un freno a una situazione di emergenza, com’era quella che s’era manifestata a metà degli anni ’80. A regime i nodi vanno sciolti. Alle affermazioni apodittiche va sostituito un giudizio critico sui criteri, sui modi e sui metodi d’applicazione della tutela.

Il nuovo Codice dei Beni culturali introduce novità importanti. Prevede che si redigano piani paesistici regionali, secondo un articolato sistema di procedure e di verifiche che dovrebbero consentire di passare dall’esame del caso per caso, a una valutazione complessiva della materia della tutela paesaggistica regionale. Con delle dichiarazioni di principio parecchio interessanti, come il fatto di aver stabilito che il “patrimonio culturale è costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici”. Che significa operare con un’unitarietà di intenti e di modi che prima non era dato di prevedere. Col Codice, il Piano Paesistico diventa uno strumento di controllo del territorio sovraordinato rispetto agli altri strumenti urbanistici, per una gestione unica e condivisa delle trasformazioni territoriali.

Non si tratta di una novità assoluta. Ma è il portato di un impianto disciplinare consolidato, che aveva già avuto modo di sottolineare “[…] la necessità di un tempestivo, oculato lavoro di previsione e notifica, con la redazione nelle regioni di alta importanza di un vero e proprio piano regolatore paesistico, che disciplini la conservazione o la mutazione e, valutando e bilanciando le opposte esigenze, stabilisca una zonizzazione e un regolamento edilizio schematico in modo analogo a quello che si fa nei piani regolatori delle città: saprà in tal modo ciascun proprietario quale è la potenzialità fabbricativa del proprio terreno e potranno su quella basare i loro calcoli gli eventuali acquirenti; difficili e rare saranno le frodi; un criterio organico investirà tutta la regione, sostituto al carattere ineguale arbitrario, aleatorio del caso per caso”. Sono parole che Gustavo Giovannoni pronuncia nel lontanissimo 1938. Non ebbe la fortuna che si sarebbe meritato. Sosteneva allora esattamente quel che oggi vogliamo dire noi. Anticipava di quasi settant’anni quel che oggi è diventato legge. Con intuizioni lucidissime anche sul piano dell’abusivismo che, come ben si sa, trova fondamento sull’incertezza delle regole. Se i piani paesistici non verranno redatti (la legge purtroppo non lo impone) rimarrà la situazione che c’è (art. 159). Con le procedure previste dalla legge del 1985. Con le polemiche, le rincorse, i ricorsi e una mancanza diffusa di tutela reale. Un perenne regime transitorio.

Autore: Umberto Allemandi

Fonte:Il Giornale dell’Arte