Archivi categoria: Restauri e recuperi

Inventata una penna laser per restauri

Una penna laser per il restauro del futuro. Si chiama laser a erbio il nuovo strumento sperimentale, i cui risultati vengono presentati mercoledì 9 maggio, nel corso di una giornata di lavoro promossa dall’Opificio delle Pietre Dure, nella Sala del Buonumore del Conservatorio musicale “Luigi Cherubini”, in piazza delle Belle Arti a Firenze.La nuova tecnologia promette di risolvere casi nei quali i metodi tradizionali si rivelano insufficienti e consente, inoltre, di sostituire almeno in parte le fasi di pulitura in cui si impiegano solventi aggressivi e potenzialmente tossici.La penna laser, manovrata direttamente dal restauratore per intervenire sulle superfici policrome di statue e pitture, permette di controllare in ogni fase l’azione del raggio e la profondità dell’intervento di pulitura.Progettato e proposto da un gruppo statunitense composto da Adele De Cruz Studios, New York e da Myron L. Wolbasht con la Duke University di Durham, lo strumento è stato realizzato dalla Schwartz Electro Optics di Orlando.

Fonte:Kataweb

Polemiche per i restauri della casa di Gide

Valgono di più le ragioni del restauro filologico o quelle della celebrazione di un mito della letteratura moderna? Michel Drouin, imparentato con Gide e di fatto considerato il suo unico ‘erede’, ha lanciato un appello contro i restauri che hanno riguardato la casa del grande scrittore francese (1869-1951). Il maniero di Cuverville en Caux in Normandia, dove visse Gide, ha ritrovato in facciata i colori originari, le cromie di quando l’edificio venne costruito nel 1735. Ma non è il colore dell’abitazione di Gide, obietta Drouin. Che si scaglia anche contro la sostituzione delle persiane ‘di Gide’. Il maniero, che è menzionato in diverse opere dello scrittore, quali Se il grano non muore e il Diario, sarebbe stato sottoposto ad un vero ‘massacro’, sostiene Drouin, tanto più scandaloso " se si considera che le facciate della casa sono state iscritte, dal 1970, nell’inventario supplementare dei monumenti storici di Francia" . In occasione delle celebrazioni del cinquantesimo anniversario della nascita di Gide, Drouin ha rivolto un pubblico appello affinché qualche mecenate si impegni a " restaurare ciò che è stato rinnovato e impedire che le facciate posteriori, ancora intatte, siano toccate" .

Fonte:Kataweb

I restauri della Cappella degli Scrovegni

Il 14 novembre scorso si è conclusa la prima fase dei restauri della Cappella degli Scrovegni a Padova. I lavori, iniziati il 3 luglio 2001, sono stati finanziati dal Ministero per un ammontare di 3,5 miliardi di lire e affidati all’Istituto centrale per il restauro sotto la direzione di Giuseppe Basile.Con la conclusione di questa prima fase sono stati restaurati 26 riquadri e gran parte della controfacciata e della volta stellata, considerate le aree a massimo rischio, pari cioè al 40% della superficie dipinta. La conclusione dei lavori e la riapertura al pubblico della Cappella è prevista per il marzo 2002. Ma fin da ora è possibile visitaree seguire da vicino l’opera di intervento eseguita per riportare alla luce uno dei capolavori più importanti del mondo.Fino al 17 febbraio 2002 sono, infatti, possibili visite organizzate per vedere i dipinti da vicino salendo anche sui ponteggi e assistere in tempo reale al loro restauro. L’ingresso è limitato a un massimo di venti persone per volta ed è pertanto necessario prenotate (per informazioni e prenotazioni: Alata, tel. 041 5459709).Il pubblico potrà così ammirare la forza e la qualità cromatica originaria della pittura di Giotto ma anche la tecnica dello stucco lucido utilizzata per realizzare i finti marmi dipinti che costituiscono la struttura architettonica che sorregge la volta stellata e i riquadri in cui sono inserite le storie della Vergine e di Cristo.All’inizio dei lavori la Cappella presentava già gravi segni di degrado e abbandono secolari e sono stati necessari oltre 20 anni di scrupolosi lavori preparatori, eseguiti sempre dall’Icr, per definire il tipo di interventi necessari.L’edificio fu costruito nel 1300 nell’anno del primo Giubileo per volontà di Enrico Scrovegni, ricco banchiere e uomo d’affari padovano, destinato ad accogliere le tombe sua e dei suoi discendenti. Furono chiamati a decorare l’edificio due dei più importanti artisti del tempo: Giovanni Pisano, che eseguì tre statue d’altare e Giotto, per la decorazione murale. Ma poco si conosce delle sorti dell’edificio in seguito e bisogna arrivare fino all”800 quando, a causa del disinteresse dei nuovi proprietari, i Foscari Gradenigo, rischiò di scomparire. L’edificio fu salvato da perdita sicura grazie al Comune di Padova che lo acquistò nel 1881, ma gli affreschi erano fortemente compromessi. Solo verso gli anni ’60 si procedette a un primo intervento radicale sia alla struttura che alle decorazioni murarie interne per far fronte ad anni di abbandono e degrado ma anche a un nuovo fenomeno, l’inquinamento atmosferico, che risultò essere una delle cause della polverizzazione del colore. Gli effetti degli interventi non durarono a lungo e, solo dopo dieci anni, l’Istituto centrale per il restauro fu incaricato di avviare uno studio per individuare, da un lato, le cause del rapido degrado e, dall’altra, i possibili rimedi.

Autore: Francesca Pace

Fonte:Il Sole-24 Ore

L’industria nuovo mecenate

Investire nell’arte per mantenere le radici di un popolo e per creare ricchezza. E’ questa la ricetta della Banca Mondiale che per la prima volta si occupa di beni culturali come opportunità economica. E per ragionare sugli scenari possibili la più grande istituzione finanziaria internazionale, insieme all’Unesco e alla Farnesina ha scelto l’Italia. E’ a Firenze che si svolge la conferenza mondiale " Culture Counts" – partner della World Bank nell’organizzazione è stata la Fondazione Piaggio – a cui partecipano quaranta ministri degli Esteri e della Cultura. Lunedì ha parlato Lamberto Dini e domani concluderà i lavori la first lady americana Hillary Clinton.Ieri Umberto Agnelli, presidente dell’Ifil, ha parlato del ruolo che i privati possono, e dovrebbero, avere nella salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale. Ha fatto notare come in Italia, ma anche in Europa, è quasi scomparsa la figura del mecenate del passato. Recuperare oggi " tycoton" all’arte è possibile ma bisogna incentivare quest’impegno con la defiscalizzazione. " Esonerare cioè dalla tassazione – ha spiegato Agnelli – quanto un cittadino, un’industria, una banca spendono per contribuire alla tutela dei beni culturali" ." Questa – ha proseguito Umberto Agnelli – è certamente la via maestra per un impegno sostanziale dei privati verso il patrimonio. Tuttavia, da questo punto di vista, le legislazioni sono profondamente differenti da Paese a Paese. Riferendomi agli stati Ocse i due estremi mi pare siano gli Usa e l’Italia. L’America ha una tradizione e una legislazione di defiscalizzazione che è – credo – la più consolidata e generosa del mondo. L’Italia, di contro, da pochissimo tempo ha una legislazione che permette la defiscalizzazione. Ma per importi irrisori. Mille dollari per il privato cittadino, 2.500 dollari per le imprese" .Agnelli ha anche suggerito un " board" di esperti provenienti da grandi aziende mondiali che affianchi la Banca Mondiale in una " policy" di interventi a sostegno del patrimonio culturale mondiale che, a suo giudizio, è possibile: " Credo sarebbe gradito anche alle imprese perché permetterebbe loro di essere presenti con interventi di interesse generale in aree (si pensi l’Africa) in cui la loro presenza " business" è modesta, se non assente" .Le imprese che già operano esportando " idee" per far fruttare la cultura dei popoli sono in questi giorni tutte a Firenze. L’ultimo progetto approvato dalla Banca Mondiale, e che viene presentato nell’ambito del convegno sulla cultura e lo sviluppo sostenibile, è a favore della regione cinese di Chongqing minacciata dalla diga sul Fiume Giallo che sommergerà interi villaggi cancellando identità culturale e luoghi archeologici. Si ripeterà quello che avvenne con la diga di Assuan in Alto Egitto. Allora il mondo si mosse, l’Italia in prima fila, per scongiurare il disastro. La storia si ripete e si spera avrà lo stesso buon fine.

Autore: Maria Corbi

Fonte:La Stampa

Packard mette la firma su Ercolano

In gran segreto arrivano, osservano i restauri fatti negli anni passati, studiano la situazione generale di quanto scavato a Ercolano; poi, vanno via. Gli americani del Packard Humanities Institute, la fondazione per la cultura dell’azienda statunitense di elettronica presieduta da Dave Woodley Packard, stanno raccogliendo tutti i dati preliminari ai progetti di recupero e restauro dell’intera città che partiranno, forse, gia dal prossimo gennaio. Dopo quasi un anno di contatti e incontri è stato, difatti, finalmente firmato il protocollo d’intesa tra la fondazione filantropica statunitense e la Soprintendenza archeologica di Pompei per il completo recupero degli scavi di Ercolano (cfr. Il Giornale dell’Arte n. 192, ott. 2000, p. 1). “Non si tratta di una, sponsorizzazione, precisa il soprintendente Pietro Giovanni Guzzo, ma di un rapporto nuovo in cui la Soprintendenza pompeiana farà da pilota per eventuali interventi in altri siti”. In una primissima fase il piano prevede interventi d’urgenza e il restauro di una tra le più interessanti dimore ercolanesi, la casa di Galba. Gli interventi immediati saranno rivolti sia al puntellamento dei muri delle case (i cedimenti sono frequenti e sempre più vasti), al fine di garantire la sicurezza dei percorsi, sia a una pulizia generale della città le cui pitture, mosaici e statue subiscono la corrosione provocata dagli escrementi depositati da centinaia di piccioni. In un secondo tempo si potrebbe concretizzare un progetto ancora più vasto che porterebbe, tra le altre cose, anche alla definitiva messa in luce di Villa dei Papiri, la grandiosa dimora dei Pisoni già identificata a metà del ‘700 e tuttora sepolta sotto metri di lava, che ha restituito circa 2mila rotoli carbonizzati in fase di decifrazione e di restauro.“Parlando con Packard, uomo di grande cultura classica” commenta Antonio De Simone, l’archeologo che nel decennio passato e stato il responsabile del recupero di una vasta area dell’antica città vesuviana, “ho avuto la sensazione che il gioiello dell’operazione, in termini di conoscenza del mondo letterario antico, sia appunto il recupero di Villa dei Papiri. Occorre, però, che il quadro delle spese sia efficace, veloce e operativo, tenendo conto di chi su Ercolano ha acquisito competenze specifiche”.Per il filologo Marcello Gigante tra i massimi esperti dei papiri ercolanesi la vera emergenza è “quella della dimora dei Pisoni, visto che l’acqua la sta sommergendo. Perché se è vero che quando una casa sta per cadere deve essere restaurata, è anche vero che quello che è stato portato alla luce della villa dei Papiri dev’essere protetto e salvaguardato. Ercolano tradizionalmente è la sorella povera di Pompei, ma se recuperata e ancora indagata non le è seconda per interesse scientifico e per bellezza. Figurarsi cosa potremmo offrire al mondo intero se recuperassimo i papiri ancora sigillati nel fango”. Riguardo ai fondi che l’Istituto americano renderà disponibili, non ci sono ancora dati certi; le prime indiscrezioni sull’accordo parlavano di somme illimitate, qualunque cifra, e per tutto il tempo necessario, pur di raggiungere l’obiettivo prefissato. Di sicuro per questa prima tranche di lavori i soldi non mancheranno: il denaro dovrebbe arrivare tramite la Pmg (un gruppo internazionale di controllo gestione) che eserciterebbe anche la supervisione sui costi e sui lavori realizzati. A quanto è dato sapere fino a questo momento le ipotesi di lavoro prevederebbero che lo studio globale dell’esercizio fosse diviso in sei tranche (tante quante sono le insulae cittadine) con interventi analitici da affidare ad altrettanti istituti di ricerca o Università italiane. Un comitato scientifico, che comprenderebbe il soprintendente di Pompei Pietro Giovanni Guzzo, Stefano De Caro, soprintendente archeologo di Napoli, Paul Zanker, direttore dell’Istituto archeologico germanico di Roma e Herman Geertmann, responsabile della Scuola archeologica olandese, garantirà la scientificità degli interventi che sul campo saranno seguiti da Maria Paola Guidobaldi, attuale direttore dell’area.

Autore: Carlo Avvisati

Fonte:Il giornale dell’arte