Per la Reggia di Caserta possono essere spesi i 78 miliardi stanziati dalla Regione e dal Ministero dei beni e le attività culturali, con il sostegno dell’Unione Europea nell’ambito dell’accordo " Grande Reggia" . Nel salone delle rappresentanze del Belvedere settecentesco di san Leucio si è insediato il tavolo di concertazione istituzionale. E’ stato sottoscritto dall’assessore regionale all’urbanistica, Marco Di Lello, dal sindaco di Caserta Luigi Falco, dal presidente della Provincia Riccardo Ventre e dai soprintendenti Margherita Guccione e ai beni archeologici Stefano De Caro l’atto formale che sancisce l’avvio di progetti e degli interventi di restauro e valorizzazione del Palazzo Reale. Ai 78 miliardi della Regione e del Ministero vanno aggiunti altri 26 miliardi messi a disposizione dall’amministrazione regionale per finanziare ulteriori lavori al Belvedere di san Leucio e per realizzare il progetto del Comune per la ristrutturazione dei campetti antistanti la Reggia. " Abbiamo inaugurato – ha dichiarato l’assessore regionale Di Lello – una nuova maniera di intendere la politica dei beni culturali. E questo non deve essere considerato in nessun modo un punto di arrivo”. Con i fondi saranno avviati lavori di restauro, allestimenti museali, miglioramento della sicurezza del Palazzo Reale, restauro e valorizzazione del Giardino all’inglese annesso al parco reale, interventi al parco reale e al bosco di san Silvestro, restauro e nuove infrastrutture per il Belvedere di san Leucio.
Archivi categoria: Restauri e recuperi
Restauri per la chiesa di S. Giovanni ad Asti
Sono iniziati ad Asti i lavori di restauro della chiesa di San Giovanni, che sorge nei pressi della cattedrale. E’ previsto il risanamento dell’intero complesso, rifacimento d’epoca barocca che incorpora parti di una costruzione medievale. L’importo dei lavori è, per il primo lotto, di 800 milioni. L’impegno è stato assunto da un’impresa astigiana specializzata nel restauro di monumenti storici. A finanziare l’iniziativa vi sono anche la Regione Piemonte e la Fondazione della Cassa di Risparmio di Asti. San Giovanni, la cui cripta risale all’ottavo secolo d.C., è il primo tempio della cristianità edificato nel territorio di Asti. Gli scavi porteranno all’eliminazione di una enorme massa di terra, che copre per il 40% la parete nord della chiesa. Al progetto hanno lavorato gli architetti Paola Gagliano, Silvia Girola, Luisa Franco e Federica Penna, coordinati da Giovanni Bo. Gli scavi procederanno con grande cautela, in quanto si dovranno portare alla luce almeno i resti della navata di destra e l’abside della costruzione originaria oltre che isolare la cripta. Nel mese di luglio si lavorerà per liberare il fronte occidentale della chiesa, dove una volta c’era l’ingresso. Gli scavi, ad agosto, proseguiranno verso sud. Fra la cattedrale e i cantieri verrà realizzato un museo dai locali completamente interrati. L’assessorato del turismo della Provincia di Asti ha intanto annunciato il progetto di recupero " Gioielli dimenticati" . Si tratta di un’iniziativa, tesa alla valorizzazione di monumenti e testimonianze storiche, che sarà la prima ad attingere ai fondi (trenta miliardi) messi a disposizione dalla Regione per la promozione turistica. Al programma sono interessati trentuno comuni del nord dell’Astigiano. " Per quest’area, ricca di beni architettonici di importanza nazionale – ha detto l’assessore provinciale Fulvio Brusa – è una grande opportunità di rilancio" . Alcune opere avranno la priorità, come, ad esempio, la costruzione di un centro per mostre e congressi a Calliano. Centri polifunzionali sono previsti anche a Scurzolengo, nel castello medioevale, e nell’ambito del restauro di Castel Alfero. Strutture ricettive adatte ad accogliere i turisti sono previste (con una spesa di sei miliardi) a Cunico, Cossombrato, Moncucco, Cerreto, Capriglio, Viale, Ferrere, Cantarana, Camerano Casasco e Valfenera.
Fonte:Kataweb
Venezia importanti restauri a Palazzo Barbarigo
Con il restauro della facciata dipinta di Palazzo Barbarigo alla Maddalena, decorata con soggetti mitologici e fantastici, emblemi militari ed altri simboli, Venezia propone all’attenzione della cittadinanza e dei turisti uno dei tre palazzi dipinti ancora presenti sul canal Grande. E mette a disposizione degli studiosi l’opera di un pittore come Camillo Ballini che – ha detto Donatella Basso, della Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio, nel corso della presentazione dei lavori – “è noto solo per questi interventi in Palazzo Barbarigo”. “Ballini – prosegue la studiosa – dovrebbe essere nato intorno alla metà del XVI secolo e l’ultima notizia che lo riguarda è un documento datato 1592”. Le decorazioni di Palazzo Barbarigo sono un rarissimo esempio di pitture realizzate su prospetti affacciati direttamente sull’acqua, oggi quasi completamente scomparse per effetto degli agenti atmosferici, ma che caratterizzarono la storia artistica di Venezia: basti pensare ai dipinti, perduti, realizzati nel 1508 da Giorgione e Tiziano sulla facciata del Fondaco dei Tedeschi. Il restauro di Palazzo Barbarigo, durato circa un anno, ha liberato dalle polveri e dalla sovrapposizione degli intonaci una serie di figure, tra cui, al primo ammezzato, quella di una giovane donna con una coroncina vegetale sulla testa. Sopra la porta d’acqua, un’altra figura femminile introduce un giovane al cospetto di emblemi militari, uno scudo, una fiaccola, drappi colorati; altre due, nude e distese, sono riapparse, al primo piano nobile. A destra, tra l’altro, un fregio di soggetto arcadico rappresenta una donna, una capra e dei fanciulli.Per parecchi anni, informa una nota, la soprintendenza ha invitato la proprietà, privata, dell’immobile ad intervenire per la salvaguardia del bene. Ma fin dall’inizio i proprietari hanno dichiarato di non disporre di risorse economiche tali da poter far fronte ai lavori richiesti. La situazione si è sbloccata quando il ministero per i Beni e le attività culturali, su richiesta della soprintendenza veneziana, decise di finanziare l’intervento sulle superfici dipinte. Grazie ad un contributo della Regione, inoltre, i proprietari hanno poi provveduto al restauro dei materiali lapidei della facciata.
Fonte:Kataweb
Inventata una penna laser per restauri
Una penna laser per il restauro del futuro. Si chiama laser a erbio il nuovo strumento sperimentale, i cui risultati vengono presentati mercoledì 9 maggio, nel corso di una giornata di lavoro promossa dall’Opificio delle Pietre Dure, nella Sala del Buonumore del Conservatorio musicale “Luigi Cherubini”, in piazza delle Belle Arti a Firenze.La nuova tecnologia promette di risolvere casi nei quali i metodi tradizionali si rivelano insufficienti e consente, inoltre, di sostituire almeno in parte le fasi di pulitura in cui si impiegano solventi aggressivi e potenzialmente tossici.La penna laser, manovrata direttamente dal restauratore per intervenire sulle superfici policrome di statue e pitture, permette di controllare in ogni fase l’azione del raggio e la profondità dell’intervento di pulitura.Progettato e proposto da un gruppo statunitense composto da Adele De Cruz Studios, New York e da Myron L. Wolbasht con la Duke University di Durham, lo strumento è stato realizzato dalla Schwartz Electro Optics di Orlando.
Fonte:Kataweb
Polemiche per i restauri della casa di Gide
Valgono di più le ragioni del restauro filologico o quelle della celebrazione di un mito della letteratura moderna? Michel Drouin, imparentato con Gide e di fatto considerato il suo unico ‘erede’, ha lanciato un appello contro i restauri che hanno riguardato la casa del grande scrittore francese (1869-1951). Il maniero di Cuverville en Caux in Normandia, dove visse Gide, ha ritrovato in facciata i colori originari, le cromie di quando l’edificio venne costruito nel 1735. Ma non è il colore dell’abitazione di Gide, obietta Drouin. Che si scaglia anche contro la sostituzione delle persiane ‘di Gide’. Il maniero, che è menzionato in diverse opere dello scrittore, quali Se il grano non muore e il Diario, sarebbe stato sottoposto ad un vero ‘massacro’, sostiene Drouin, tanto più scandaloso " se si considera che le facciate della casa sono state iscritte, dal 1970, nell’inventario supplementare dei monumenti storici di Francia" . In occasione delle celebrazioni del cinquantesimo anniversario della nascita di Gide, Drouin ha rivolto un pubblico appello affinché qualche mecenate si impegni a " restaurare ciò che è stato rinnovato e impedire che le facciate posteriori, ancora intatte, siano toccate" .
Fonte:Kataweb
