Archivi categoria: Restauri e recuperi

NAPOLI. La chiesa di Santa Croce al Mercato, tanta Storia da raccontare.

Un tesoro di arte sacra, uno dei tanti del ricco patrimonio che vanta la città, è tornato recentemente al suo antico splendore. E’ la chiesa di Santa Croce e Purgatorio al Mercato, situata al centro dell’esedra monumentale di Piazza Mercato, uno dei luoghi simbolo di Napoli, con tanta Storia da raccontare ed altrettanti ricordi da tramandare.
Un motivo di orgoglio, questo dell’edificio sacro riaperto al culto, che si concretizza in seguito a significativi interventi di consolidamento e restauro, condotti dalla competente Soprintendenza e dal Servizio Grande Progetto UNESCO, del Comune di Napoli, con la Chiesa in parola, affidata in gestione al Servizio Cultura del Comune, e destinata ad ospitare attività culturali di valorizzazione, quali mostre, concerti, reading, laboratori, seminari e visite guidate.
Essa venne edificata alla fine del XVIII secolo, nell’ambito di una generale risistemazione dell’antico Largo del Mercato, su progetto dell’architetto militare Francesco Sicuro, nel corso del Regno di Ferdinando IV, in una fase della storia della città caratterizzata dalla realizzazione di importanti progetti urbanistici, tra cui anche quello di piazza del Foro Magno, oggi appunto Piazza Mercato.
Un rogo divampato nel 1781, durante il famoso incendio del campanile del vicino santuario del Carmine, che si era esteso distruggendo il sistema di baracche sorte in loco, pose le condizioni per una generale riflessione sulla forma del grande, omonimo, Largo.
Il Sicuro presentò diversi progetti, di cui uno che avrebbe previsto al centro di una estesa esedra a due bracci, destinata ad accogliere le botteghe, una grande fontana monumentale. Ma i costi per la realizzazione sembrarono troppo alti, optando così per una seconda versione, risultata vincitrice, che metteva al centro delle due ali un’elegante chiesa, stante altresì l’esigenza di ricordare la preesistenza di una cappella intitolata alla Croce, sorta per rievocare il luogo dove era stato decapitato nel 1268, per volontà di Carlo I d’Angiò, il giovane Corradino di Svevia, nonchè di una piccola chiesa che celebrasse le tante anime del purgatorio, circa 47.000, morte durante la peste.
Un progetto elegante e di grande armonia, moderno ed al passo con i tempi che, prevedendo la costruzione di un edificio basso e continuo a forma di mezza luna, sembra ispirarsi ad un modello che aveva un’origine antica, secondo alcuni anche pieno di riferimenti simbolici, di stampo massonico, che forse ritroviamo -si ricorda- anche nel progetto di Francesco Sicuro, suggeriti dalla presenza dei due obelischi con sfingi, altra simbologia massonica, eleganti elementi di arredo presenti nella piazza che fungevano anche come abbeveratoi. Quello che è certo è che il Sicuro sembra voler assegnare al Largo Mercato – luogo nato per il commercio e le attività artigianali, ma anche teatro di rivolte, esecuzioni, vendette – una nuova moderna identità in linea con una stagione politica che cercava di attribuire alla città un volto da grande capitale europea.
La chiesa di cui trattasi, parte integrante del progetto, venne realizzata a croce greca, con una simmetrica facciata a due ordini, con le statue dei SS. Pietro e Paolo e Eligio e Gennaro e con una leggera cupola, ricoperta, secondo la moda del tempo, da embrici colorati.
L’interno si presenta vuoto dei suoi arredi e degli apparati decorativi. I dipinti, attribuiti ad Andrea Malinconico e Giacinto Diano, sono nei depositi di Castel Nuovo. Sopravvivono degli altari in marmo gli splendidi angeli reggi mensola, opera di Angelo Viva, ed i poco leggibili lacerti di affresco: due pennacchi rappresentanti gli evangelisti Matteo e Giovanni ed un affresco nel soffitto che fa da divisorio alla balconata. All’ingresso, sul lato sinistro, troviamo la colonna di porfido rosso, quale parte importante di questa storia…
Il resto, tutto il resto, è cronaca dei nostri giorni, che registra purtroppo, nel centro antico e dintorni, di Napoli, lo scenario da fari puntati, testimoniato da oltre 200 chiese, da decenni serrate ed abbandonate al degrado, in quanto danneggiate dal terremoto dell’ ’80, si può ben dire tra l’indifferenza generale.
Della serie insomma: “La fede chiusa a chiave”, quindi da riaprire a nuova vita.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it

NAPOLI. Tesori d’arte degli Incurabili tra restauri, cultura e bellezza.

Un patrimonio artistico inestimabile, eccellenza della Cultura con la maiuscola, si rigenera e si riqualifica: rivivono le opere, tra cui dipinti e sculture, strappate alle tarme e all’oblio, per certi aspetti all’indifferenza istituzionale.
Grazie ad un importante finanziamento della Regione Campania, procede come suol dirsi a pieno ritmo, l’operazione di recupero – restauro “a porte aperte”, dei tesori d’arte dell’ospedale, ufficialmente chiamato: “Santa Maria del Popolo degli Incurabili”, che trovasi nel centro storico di Napoli e, precisamente, in via Maria Longo 50. Proprio in questo sito, si radicò nel Cinquecento (era il marzo del 1522), una forte vocazione assistenziale e sanitaria, specie in termini di qualità, efficienza e dignità, con la costruzione del Complesso degli Incurabili, voluta dalla beata Maria Lorenza Longo, religiosa catalana fondatrice a Napoli dell’ordine delle suore clarisse. Intanto, col trascorrere degli anni, il polo ospedaliero, fulcro della sanità napoletana, era divenuto purtroppo un luogo di degrado. L’iniziativa di cui trattasi, avviata da Regione, Asl NA1 e Soprintendenza al ramo, rientra nel progetto da 100 milioni di euro (durerà circa due anni), per la riqualificazione appunto dell’oramai storico presidio ospedaliero e del percorso museale degli Incurabili.
«Le indagini preliminari che stanno portando alla luce molti dati sulla storia del sito — ha assicurato Luigi La Rocca, capo dipartimento tutela del patrimonio culturale del ministero della Cultura —. Il progetto espositivo consentirà di realizzare una sezione permanente della collezione dedicata alla storia degli ospedali campani, al patrimonio artistico della Asl, alla medicina napoletana e scuola salernitana e che affiancherà la farmacia storica» (annessa).
Il direttore del Museo Arti sanitarie, Gennaro Rispoli, vuole inoltre creare «un percorso che coniughi opere d’arte come quadri, manufatti e architetture, con strumenti medici e ricostruzioni di ambienti clinici. Offrendo una narrazione in cui al centro rimane sempre l’uomo». In attesa del recupero di nuovi tesori artistici, Vincent Delieuvin, del dipartimento di pittura del museo del Louvre, ha descritto il lavoro di restauro che gli esperti stanno eseguendo sul dipinto: “La Pietà degli Incurabili”, realizzato nel sedicesimo secolo dal fiorentino Giuliano Bugiardini, mentre la restauratrice a livello mondiale, Cinzia Pasquali, alla quale sono stati affidati i lavori, ha ripercorso la difficile operazione che ha portato al recupero delle prime tre opere: il Cristo ligneo, il Martirio di San Bartolomeo (di Giambattista Tiepolo – 1722), e la Madonna Assunta, ritrovati in mezzo ad un compendio di altri manufatti.
«Una delle prime cose che abbiamo fatto — ha ricordato — è stata la disinfestazione perché gli insetti mangiavano i quadri e i tessuti. Poi la digitalizzazione in 3D e infine ci siamo dedicati al vero e proprio restauro di queste opere straordinarie».
L’iniziativa, avviata da Regione, Asl1 e Soprintendenza, rientra nel progetto da 100 milioni di euro per la riqualificazione dell’importante presidio ospedaliero e del percorso museale degli Incurabili. Il progetto di restauro riguarda opere che sono state per lungo tempo trascurate e sottoposte a condizioni ambientali poco adatte. Molte di esse, come detto dimenticate, si trovavano in ambienti umidi, poco ventilati e malcondizionati, situazione questa che ne ha compromesso la stabilità nel tempo, ragion per cui sono state trasportate alla Basilica paleocristiana di “San Gennaro Fuori le Mura”, al Vico San Gennaro dei Poveri, per un incisivo recupero. L’intervento non si limita ad un semplice restauro estetico, ma si estende ad una diagnostica approfondita. In questo modo si studiano in dettaglio materiali, tecniche di realizzazione e danni, per scegliere le misure migliori di conservazione.
Napoli ha avuto un ruolo fondamentale nella medicina europea per secoli e l’ospedale degli Incurabili è una testimonianza di questa tradizione. In tale contesto, poi, sembra scontato che i previsti interventi di restyling vengano estesi anche alla Basilica interna al prestigioso sito ospedaliero. ovvero la Chiesa di Santa Maria del Popolo agli Incurabili.
Costruita nel ’500 da un architetto del quale le fonti non ci hanno tramandato il nome, fu abbellita nel corso del ’700 con preziosi stucchi e con i dodici altari in marmo. Sulla vicenda dei crolli e dei rischi statici del complesso degli Incurabili, fortunatamente, non sembra essere calato il sipario: l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica sta sensibilizzando eccome, le autorità preposte ad intervenire con tempestività, per salvare questo importante sito, al tempo stesso ospedale e museo.
<< Un progetto ampio e articolato. Tutelare questi beni significa salvaguardare la memoria collettiva e valorizzare l’identità storica di un luogo in cui salute, cultura e bellezza si intrecciano in modo esemplare>>, ha affermato tra l’altro Ciro Verdoliva, direttore generale Asl Napoli1 – Centro.
Insomma, un legame con il passato che pesa sul presente tutta la sua efficacia, in un rinnovato legame tra arte e scienza.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it

CASERTA. La Reggia e le sue meraviglie, restauro del Tempio Diruto e Casa dei cigni.

Visioni romantiche tra acqua e architettura. Ovvero una meraviglia quale fonte di ispirazione.
Parliamo della più che prestigiosa Reggia di Caserta, patrimonio dell’umanità (UNESCO), sintesi perfetta di tutte le arti, quali architettura, scultura, decorazioni e persino musica, nel cui “Giardino inglese”, uno dei più suggestivi d’Europa, angolo romantico e raccolto del pregiato complesso vanvitelliano, hanno preso il via gli interventi di restauro conservativo, di due architetture simboliche: il Tempio Diruto e la Casa dei Cigni, immersi si sa nel suggestivo laghetto delle Ninfee, incorniciato da vegetazione lussureggiante e rigogliosa, ricoperto in questo periodo dell’anno di fiori acquatici bianchi.
Grazie all’Acquedotto Carolino, l’acqua raggiunge appunto il Parco Reale della Reggia, all’altezza della cascata e, da qui, scende ad alimentare l’articolato sistema di vasche e fontane, tra cui il “Bagno di Venere”.
Tornando al cantiere dei lavori, finanziati con fondi ordinari, esso è stato reso accessibile anche al pubblico, che potrà seguire le fasi del restauro direttamente dal vivo, con percorsi sull’acqua in fase di studio. Il progetto, curato dalla Direzione del Museo autonomo del Ministero della Cultura, intende salvaguardare due delle presenze più evocative del celebre Parco settecentesco, la cui parte più bassa vede un intricato boschetto di lecci, nascondere un piccolo tempio circolare, mentre due isolette ne spezzano lo specchio d’acqua, su cui affaccia il Criptoportico, ospite una Venere in marmo di Carrara, ispirata al celebre modello classico dell’Afrodite accovacciata: una custodisce il Tempio Diruto, l’altra la Casa dei Cigni. Entrambe le strutture sono state, infatti, selezionate per un intervento di valorizzazione, a lungo attesa, che permetterà -come detto- pure al pubblico di seguire da vicino l’evolversi delle operazioni di restauro.
Posto sull’isola più grande, ecco il Tempio Diruto (chiamato anche “Tempiotto”), che venne realizzato tra il 1793 e il 1798, secondo il gusto del tempo per l’antico e per le rovine pittoresche. Ispirato agli scavi archeologici allora in corso, il piccolo edificio fu costruito volutamente in rovina, in forma di rudere, con rocchi di colonne (=spezzate) e capitelli corinzi abbandonati sul prato, ad evocare un mondo perduto: un esercizio di stile e memoria classica, incastonato in un paesaggio volutamente “selvaggio” ed idealizzato. L’intervento previsto è mirato alla salvaguardia dell’esistente, mantenendo la patina del tempo senza ricostruzioni arbitrarie, ma secondo criteri filologici.
Sull’altra isola sorge invece la Casa dei Cigni, una piccola costruzione coperta da una volta a calotta semisferica, edificata intorno al 1840, come riparo per i cigni reali. Simbolo della grazia e dell’eleganza romantica ottocentesca, verrà sottoposta ad un intervento di manutenzione straordinaria, preservandone intanto la struttura e l’aspetto.
La Direzione del Museo, con il supporto dei responsabili tecnici, sta inoltre valutando la possibilità di realizzare un percorso galleggiante sul lago, che colleghi la riva alle due isolette, con l’obiettivo di consentire a piccoli gruppi di visitatori di scoprire da vicino le architetture restaurate, senza danneggiare il delicato ecosistema acquatico. Un’iniziativa, questa, che coniuga armoniosamente: conservazione, sostenibilità e partecipazione, nel solco della valorizzazione di uno dei giardini storici più suggestivi d’Europa. Perle, tutte queste ed altre, di un mosaico: il Giardino inglese, uno dei luoghi più iconici del Museo, oggetto dunque delle cure degli esperti. Un luogo speciale, dove il tempo sembra essersi fermato. Perché, forse o meglio probabilmente, si abbia modo di sognare un domani migliore, di assoluto rispetto al passato (nel bene e nel male), ed a quanto continua ad “insegnarci” (o ci dovrebbe ancora insegnare?), il presente, per un futuro dove tutto è possibile e, almeno al momento, anche impossibile. Specie in termini inclusivi e di (vera) solidarietà tra i popoli.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennario@libero.it

CASERTA. “Reggia dell’arte e del design”, un progetto di rigenerazione del territorio.

Per la Reggia di Caserta, suggestivo capolavoro dello stile barocco italiano ed un imponente simbolo della grandezza di quel periodo, visitato ogni anno da migliaia di turisti provenienti da tutti il mondo, si preannuncia una grande rivoluzione: il bellissimo edificio, dal grande valore storico ed artistico campano, è pronto a trasformarsi in un polo di innovazione e creatività.
E’ in arrivo infatti un cambiamento epocale, ovvero da luogo che racconta la storia di un regno, a centro di cambiamento culturale.
Grazie al progetto: “Reggia in arte e design”, in particolare, si desidera restituire alla collettività l’ex Convento dei Passionisti, uno spazio fino ad oggi poco conosciuto, in un’ottica di sperimentazione, sostenibilità ed economica circolare.
A fine marzo 2024, ne venne appunto pubblicata la gara per il restauro e la rifunzionalizzazione, le cui opere stanno per essere avviate con i fondi del Piano Strategico: “Grandi Progetti Beni Culturali”, per un importo totale “a base”, di 3 milioni e 875mila euro circa. E proprio in questi giorni, il Museo del Ministero alla Cultura ha dato il classico via, perché la Reggia di Caserta definisca le procedure del progetto esecutivo, che prevede l’apertura al pubblico entro il 2026, dell’hub culturale polifunzionale: “La Fabbrica dei Passionisti”, nella zona del cosiddetto Bosco vecchio, un tempo occupata dall’omonimo complesso, ed in cui studiosi, artisti, designer e professionisti, possano “sentirsi a casa”, dare impulso alle proprie idee e sperimentare nuove forme espressive.
Il progetto di rinascita, quindi, vuole essere un ponte tra tradizione e innovazione: l’ex Convento, luogo che un tempo era destinato al silenzio ed alla contemplazione, è pronto a diventare un vivace fulcro creativo.
La riqualificazione è stata concepita in modo da rispettare l’anima storica di questo importante edificio, il cui importante patrimonio culturale sarà integrato in un contesto moderno ed evolutivo.
Tutti gli interventi di restauro, che stanno per essere applicati, sono stati studiati per valorizzare le stratificazioni architettoniche esistenti, senza comprometterne l’autenticità. Saranno creati nuovi spazi, che fungeranno da atelier, laboratori e aree di co-working, per promuovere la collaborazione tra artisti, studenti e designer.
La corte centrale di questo edificio, situato all’interno dell’area della Reggia di Caserta, diventerà quindi uno spazio di incontro e scambio in cui si ospiteranno mostre, eventi e spettacoli.
<<“Reggia in arte e design”, rappresenta una straordinaria opportunità per il territorio. Non solo per i nuovi ampi spazi che diventeranno parte dell’esperienza di visita della Reggia di Caserta. Il Complesso Vanvitelliano aprirà, infatti, il Parco Reale anche da via dei Passionisti, sul territorio di Casagiove, accogliendo nella meraviglia del Museo Verde tutta la comunità, offrendo un’area nevralgica, recuperando spazi degradati e rendendo pubblici luoghi e percorsi poco conosciuti…>>, ha spiegato tra l’altro Tiziana Maffei, direttrice generale della Reggia.
L’ex Convento dei Passionisti fruirà anche di una foresteria per artisti e creativi, dove potranno essere accolte ed ospitate, personalità internazionali del mondo dell’Arte e del Design.
Alla base di questa trasformazione, si sottolinea, c’è la ferma volontà di posizionare la Reggia a livello europeo, quale uno dei poli culturali più vivi e frequentati.
Come si evince, gli interventi non riguardano semplicemente l’architettura del luogo, ma puntano ad una più ampia rigenerazione sociale ed economica, quanto più possibile inclusiva e incisiva.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it

 

VENEZIA. L’impronta di Andrea Mantegna in un dipinto riscoperto del Museo Correr.

Torna a casa il dipinto Madonna col Bambino, San Giovannino e sei sante, riscoperto nei depositi del Museo Correr: accolto per la prima volta nelle sale museo veneziano, tra i capolavori della Quadreria, in una sala interamente dedicata con una mostra–dossier ricca di approfondimenti, per scoprire la storia, i risultati delle prime indagini e anche i misteri che ancora avvolgono l’opera. Gli stessi dati sono contenuti nel piccolo catalogo che accompagna l’esposizione, di fatto la prima pubblicazione sulla ‘nuova’ opera.
Una tavola di piccole dimensioni, pervasa dallo spirito delle grandi corti italiane del Rinascimento e che, soprattutto, mostra la chiara ‘l’impronta’ del celebre pittore padovano: Andrea Mantegna.
Dopo un lungo e complesso restauro e la prima restituzione con la mostra di Villa Contarini – Fondazione G. E. Ghirardi a Piazzola sul Brenta – luogo natale di Andrea Mantegna, torna ora visibile al pubblico, offerta a specifici studi, approfondimenti, confronti.
Le sale della Quadreria del Museo Correr di Venezia accolgono il “ritorno a casa” della piccola e preziosa tavola, rinvenuta nei depositi del museo: una scena sacra tutta “al femminile”, individuata come Madonna col Bambino, San Giovannino e sei sante, oggetto nell’ultimo anno di approfonditi studi scientifici e storico-artistici, esposto oggi al pubblico in un nuovo allestimento che celebra la sua riscoperta e il suo significato nel panorama dell’arte rinascimentale.
Un ritorno nel museo in cui è stato custodito per quasi due secoli come dipinto di autore anonimo e dove ora rientra, dopo un lungo e impegnativo restauro, con l’individuazione certa dell’ideazione e disegno (l’ “impronta”) del grande Mantegna e l’esecuzione quanto meno del suo atelier, sotto il suo diretto controllo, se non addirittura della sua stessa impareggiabile mano.

Un termine di confronto che ha trovato spazio nel corso della prima restituzione al pubblico nella mostra primaverile a Villa Contarini – Fondazione E. Ghirardi scelta per l’accostamento al celebre pittore del Rinascimento – nativo di Isola di Carturo, ora Isola Mantegna, frazione di Piazzola sul Brenta – e proponendo le prime suggestive ipotesi su iconografia e significati polivalenti e nascosti. Un momento di grande significato, non solo per la divulgazione al pubblico, ma anche per avviare un proficuo confronto e dialogo tra studiosi e tra istituzioni.

Tra questi la vista alla mostra di Nathaniel Silver, Associate Director And Chief Curator all’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston (USA) accolto lo scorso settembre da Andrea Bellieni, responsabile del Museo Correr di Venezia, primo ad aver intuito il valore e l’interesse eccezionali dell’opera protagonista dell’esposizione. Il primo dato emerso nell’analisi de la Madonna col Bambino, San Giovannino e sei sante, intrigante e singolare, è stata infatti l’uguaglianza con il dipinto oggi conservato proprio all’Isabella Stewart Gardner Museum, storicamente attribuito al grande Andrea Mantegna e già presente nelle celebri collezioni mantovane dei Gonzaga.
Di tale somiglianza le indagini radiologiche e riflettografiche effettuate sul dipinto veneziano hanno dato chiara spiegazione ‘tecnica’, assolutamente inaspettata e sorprendente: il disegno, rilevato strumentalmente sotto al colore, delinea un tracciato pressoché perfettamente coincidente con quello del dipinto di Boston. Dunque, entrambe le opere sembrano effettivamente esser state realizzate a partire dallo stesso cartone, forato per trasferire a spolvero i punti guida del disegno sulle due tavole. Opere dunque ‘quasi’ identiche e coincidenti; non del tutto, poiché il dipinto veneziano ha anche varie diversità di dettaglio e cromatiche; e anche significativi ‘pentimenti’, ossia particolari dapprima realizzati identicamente all’opera di Boston, ma successivamente variati ‘in corso d’opera’; ciò a dimostrare una ben determinata volontà d’autore. Ma un ulteriore elemento aumenta il mistero e gli interrogativi: il dipinto veneziano è evidentemente incompiuto, non finito e – quindi – forse mai consegnato al committente (verosimilmente, alla committente). Per quale ragione? E per volontà di chi fu portato tanto avanti, ma purtroppo non finito?
Indagini, analisi, deduzioni, ipotesi, riflessioni che ora trovano spazio in una prima pubblicazione/catalogo. Restano le molte domande ancora sospese, capaci di generare nuovi stimoli e temi di confronto, studi e approfondimenti, nonché nuovi filoni di indagine per la ricerca storico-artistica.

Fonte:
Fondazione Musei Civici di Venezia
Chiara Vedovetto con Alessandra Abbate
press@fmcvenezia.it
www.visitmuve.it/it/ufficio-stampa

Info:
Museo Correr
San Marco 52
30124 Venezia
Tel. +39 041 2405211
correr.visitmuve.it