Archivi categoria: Restauri e recuperi

ROMA. Macchina tedesca contro i graffiti al Colosseo.

Per rimuovere le scritte delle strade intorno al Colosseo, la Sovrintendenza ha imposto al Comune una speciale macchina tedesca per «microsabbiature», leggere e delicate.

Così, appena arrivata, ai primi di agosto, è stata subito impegnata nell’area archeologica di via San Gregorio al Celio, negli ultimi tempi particolarmente presa di mira dai turisti che non possono fare a meno di lasciare un «ricordino».

Ieri invece le squadre per il decoro urbano del Campidoglio, sono state impegnate a ripulire dai graffiti le mura di via Celio Vibenna, via Labicana e via Merulana.

«Un’operazione cominciata prima di Ferragosto – spiega il direttore dell’ufficio Mario Schina – e destinata a durare ancora una quindicina di giorni per un costo di circa 30 mila euro».
Nato nel 2004, l’ufficio di pronto intervento per il decoro urbano, ha cominciato a lavorare soltanto lo scorso anno dopo l’arrivo dei finanziamenti: nell’ultimo bilancio sono stati previsti circa 1.200 mila euro da investire per la pulizia di monumenti e edifici da scritte e pitture. Ma anche se è questa la principale attività di pronto intervento, le squadre si occupano anche di manifesti abusivi, erbe infestanti, sistemazione della segnaletica stradale, rifacimento di marciapiedi e qualsiasi altro intervento si renda necessario per il ripristino del decoro urbano.

«Le squadre sono composte ciascuna di tre persone e di una macchina idropulitrice – precisa Schina – con turni di 6 ore giornaliere. Nel mese di agosto hanno lavorato 16 squadre: otto la mattina e altrettante il pomeriggio per il controllo di tutto il centro storico. Siamo una struttura agile che fa capo direttamente al Gabinetto del sindaco. Rispetto ai Municipi, per noi la burocrazia è quasi azzerata».

 

Autore: F.Fior

Fonte:Corriere della Sera

UDINE. Tra Venezia e Udine divampa la contesa sul Carpaccio.

La Nuova Venezia 09/07/2006

Tra Venezia e Udine scoppia la guerra del Carpaccio. L’arbitro è il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli. Dovrà dire quale tra le due città potrà tenersi uno dei più bei dipinti dell’artista rinascimentale, Cristo e gli strumenti della Passione, di proprietà delle Gallerie dell’Accademia — dove è ora per una pulitura — ma dal 1919 in deposito al Museo di Udine, concepito per la chiesa locale di San Pietro Martire. La Soprintendenza lo vuole tenere per le Grandi Gallerie, ma il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Riccardo Illy ha scritto a Rutelli per riaverlo.
La soprintendente del polo museale veneziano, Giovanna Nepi Scirè — anche se su tutta la vicenda ha mantenuto un profilo basso, cercandodi non irritare la parte friulana — non nasconde il desiderio di mantenere in laguna questo capolavoro del Carpaccio, che è contemporaneo al ciclo veneziano delle Storie di Sant’Orsola conservate alle Gallerie dell’Accademia e che rappresenta una delle più alte realizzazioni religiose dell’artista.
Per questo la tela — transitata a Venezia dopo una mostra a Bruxelles per alcuni interventi di restauro e pulitura compiuti nei laboratori delle Galleria — è ancora nel museo veneziano, nonostante il restauro si sia concluso già da tempo. L’obiettivo è mantenerla in pianta stabile, rivendicando il proprio diritto di primogenitura. Ma Udine e il Friuli Venezia Giulia non ci stanno. Prima a muoversi è stata la Lega Nord con un’interrogazione sulla vicenda presentata in Regione dal gruppo consiliare.
E così la questione, da artistica, è diventata anche politica, con il governatore triestino Riccardo Illy che ha preso carta e penna e ha scritto al ministro dei Beni culturali.
La lettera si apre con una cronistoria del possesso della tela.
«Dal 1919 — scrive Illy a Rurtelli — i Civici musei di Udine hanno conservato e a lungo esposto al pubblico, nelle collezioni della Pinacoteca, il dipinto di Carpaccio, uno dei più significativi del Rinascimento veneziano. L’opera, realizzata per la chiesa di San Pietro Martire a Udine, nel 1838 venne requisita e trasferita all’Hofmuseum di Vienna. Nel 1919 venne restituita allo Stato italiano, che la diede in consegna alle Gallerie dell’Accademia di Venezia».
Concessi a titolo di deposito al Museo di Udine, il dipinto vi è rimasto fino alla scorsa primavera, quando è stato prestato per le mostre di Liegi e Bruxelles sull’Eucarestia. Ed è qui che — secondo Illy — si è perpetrato il «sequestro».
«Dopo le mostre — scrive il presidente della Regione Illy al ministro dei Beni culturali — l’anno scorso l’opera è stata ripresa dalle Gallerie che, dopo alcuni restauri, si sono dichiarate disponibili alla sua restituzione a Udine, anticipando tuttavia l’intenzione di riprendere definitivamente il dipinto tra due/tre anni, ovvero quando saranno messi a disposizione i nuovi spazi delle Gallerie».
Una richiesta per Illy inaccettabile. «Attualmente — ricorda a Rutelli — l’opera non è stata ancora restituita ai Musei di Udine che giustamente la reclamano». Di qui la richiesta al ministro di «un suo personale interessamento affinchè quest’opera sia restituita definitivamente alla sua città».
Ma Venezia e la dottoressa Nepi Scirè non hanno intenzione di mollare tanto facilmente, reclamando i propri diritti sul Carpaccio conteso. Chi la spunterà?

 

Autore: Enrico Tantucci

Fonte:La Nuova Venezia

ROMA: Restaurata la Smaritana al Pozzo affresco seicentesco esposto per la prima volta dopo il restauro.

E’ esposto per la prima volta, dopo un delicato intervento di restauro durato oltre due mesi e realizzato grazie al finanziamento della Fondazione Paola Droghetti, l’affresco seicentesco de La Samaritana al Pozzo.

L’opera fu realizzata tra il 1654 e il 1661 da un artista ancora oggi ignoto e proviene dal refettorio del Monastero di Sant’Eufemia presso Sant’Urbano ai Pantani. Il monastero fu distrutto durante i lavori di sventramento dei Fori Imperiali in epoca fascista. Distaccato dalla parete che lo accoglieva poco prima che la chiesa venisse abbattuta, l’affresco è conservato dal 1933 al Museo di Roma Palazzo Braschi dove dal 7 luglio al 10 settembre 2006 sarà esposto al pubblico.

Il violento “strappo” subito dall’affresco aveva già notevolmente compromesso lo stato di conservazione dell’opera. Oggi, grazie all’attento e accurato recupero realizzato da Carla Tomasi, è stata riportata al suo originario aspetto l’opera d’arte che raffigura l’incontro tra Cristo e la donna di Samaria da lui ricondotta ad uno stile di vita più morigerato. La pertinenza del tema dell’affresco giustifica la sua collocazione all’interno del Monastero di Sant’Urbano, che aveva la funzione di accogliere quelle donne, allora dette “zitelle sperse”, dal passato non irreprensibile.

Grazie agli stemmi araldici delle casate Pamphilj e Aldobrandini riportati sull’affresco, La Samaritana al Pozzo si fa risalire agli anni tra il 1654 e il 1661. In quel periodo infatti furono eseguiti interventi di restauro e di decorazione interna del complesso religioso promossi da Camillo Pamphilj, il “cardinale nepote” di Innocenzo X che aveva rinunciato alla porpora cardinalizia per sposare nel 1647 Olimpia Aldobrandini.

L’iniziativa è promossa dall’Assessorato Politiche Culturali – Sovraintendenza ai Beni Culturali. L’intervento di recupero della Samaritana, compiuto da Carla Tomasi, è stato curato da Maria Elisa Tittoni, Dirigente dei Musei d’Arte Medievale e Moderna della Sovraintendenza ai Beni Culturali del Comune di Roma con la collaborazione di Isabella Colucci. L’esposizione a Palazzo Braschi è stata organizzata da Simonetta Tozzi, Anita Margiotta e Isabella Colucci, in collaborazione con Zétema Progetto Cultura. Il restauro è stato realizzato grazie al finanziamento della Fondazione Paola Droghetti, che ha anche curato la pubblicazione Interventi d’arte sull’arte per permettere di approfondire le notizie riguardanti la storia dell’affresco e illustrare le varie fasi del restauro.

La visita all’affresco è inclusa nel biglietto di ingresso al Museo di Roma Palazzo Braschi.

Info:
Museo di Roma Palazzo Braschi, Piazza San Pantaleo 10
Aperta al pubblico fino al 10 settembre 2006
Orari: da martedì a domenica ore 9.00 – 19.00; lunedì chiuso; la biglietteria chiude un’ora prima.
Biglietti: intero € 9,00 – ridotto € 5,50 – ingresso gratuito per le categorie previste nella tariffazione vigente;
06 82059127 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.30).

 


 

Link: http://www.museodiroma.comune.roma.it

TORINO: Villa della Regina.

Dopo più di dieci anni di lavori e circa 20 milioni di euro investiti per la prima volta Villa della Regina potrà essere ammirata dal grande pubblico.

Il prezioso complesso, costituito da edifici aulici, giardini all’italiana con grotte e giochi d’acque, aree agricole e boscate, fu fatto costruire ad inizio secolo XVII dal cardinal Maurizio di Savoia sul modello delle ville romane. Nel corso del secolo successivo fu ampliato ed aggiornato per le regine negli apparati decorativi e nell’architettura dei giardini. A causa delle vicende conservative e d’uso che ne hanno segnato la storia recente, è stato sino ad oggi tra i meno noti del complesso delle Residenze Sabaude, iscritte al Patrimonio Mondiale dell’Unesco. 

I lavori di restauro – progettati dalla Soprintendenza per il Patrimonio storico artistico ed Etnoantropologico con la Soprintendenza per i Beni architettonici e del paesaggio e finanziati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, la Compagnia di San Paolo, la Regione Piemonte, tramite gli Amici dell’Arte in Piemonte, e la Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino – evidenziano appieno la stretta relazione tra edifici e giardini, nata da un sapiente progetto in cui architettura e paesaggio erano strettamente legati.

Info:
Torino, Strada Santa Margherita 79 – Torino
La Villa sarà aperta straordinariamente nei giorni 8 e 9 luglio (con orario prolungato 10 – 19) e poi da agosto 2006 a Pasqua 2007 tutti i sabati e le domeniche (con orario 15 – 19).
Prenotazione obbligatoria al n° verde della Regione Piemonte 800333444.
Le visite guidate, con gruppi di 25 persone, sono rese possibili grazie al contributo della Compagnia di San Paolo e della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, tramite la Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti.

 
 
 
 


 

Maria Luisa REVIGLIO della Veneria: Zuliani artista dimenticato grande amico di Juglaris.

Ritrovato nel bergamasco un suo dipinto.

Si sono appena spenti gli echi del successo della mostra internazionale dedicata a Tommaso Juglaris. La mostra ha suscitato grande interesse per la qualità delle opere esposte e per la raffinatezza dell’allestimento fortemente evocativo realizzato sotto l’attenta regia svolta dalla Famija Moncalereisa a cui vanno i meriti di aver proposto alla città un così importante avvenimento culturale della sua storia recente.

L’articolo completo si trova in www.auditorium, alla pagina:

http://www.auditorium.info/articolo.asp?id=191

Autore: Maria Luisa Reviglio della Veneria