Archivi categoria: Restauri e recuperi

VENARIA REALE (To): il restauro più grande d’Europa.

Un gioiello alle porte di Torino, punta di diamante tra le reggie sabaude, protagonista di una decennale opera di riqualificazione che coinvolge tutto il territorio. La parola a Francesco Pernice, Soprintendente per i beni architettonici e per il paesaggio del Piemonte.

 

Cos’è la Venaria Reale e come è nato il progetto di restauro?

La Venaria appartiene alla “Corona di delizie” delle Residenze Sabaude che circondano Torino, ed è entrata a far parte nel 1997 del patrimonio mondiale dell’UNESCO. Nato con un accordo di programma stato regione, il restauro è stato finanziato con i proventi del gioco del Lotto grazie ad un accordo con il ministero dei Beni e le Attività culturali. Un importo iniziale di 45 miliardi di lire, cui si sono aggiunti successivamente 120 miliardi della Comunità Europea. Il “progetto Venaria” è il più grande d’Europa.


Grande quanto?

Il progetto non comprende soltanto il restauro della Reggia di Venaria, una superficie di 70.000 mq. in consegna alla Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio del Piemonte, ma anche il Borgo Castello della Mandria e la Cascina Rubbianetta parte del Parco regionale della Mandria, di proprietà della Regione Piemonte.

I terreni limitrofi alla Reggia, in parte proprietà di privati, in parte del comune e in parte militari, andavano sotto il nome di Caserma Camerra. Grazie agli accordi raggiunti con tutte le parti abbiamo acquisito i terreni e abbiamo trasformato quelli che erano campi di addestramento militare in giardini, riprendendo le linee degli antichi giardini settecenteschi.

Tutte le superfici calpestabili assommano a circa 200.000 mq di restauri, cui vanno aggiunti gli 800.000 mq di terreni riallestiti a giardini disegnati, peschiere, fontane e giochi d’acqua, così come descritti dalle iconografie settecentesche.


Un lavoro complesso…

Si, sono state indette 11 gare d’appalto internazionali per la selezione delle aziende e 8 gare per la designazione dei progettisti. Le parti più significative dei lavori sono stati progettate e dirette dal sottoscritto, ma l’elenco dei progettisti che hanno preso parte al lavoro annovera nomi illustri come Gae Aulenti e Paolo Marconi.

Hanno lavorato nei cantieri, nel pieno della loro attività più di 1000 persone al giorno, oggi circa 500, avendo terminato parte dei lavori. 400 persone, tra tecnici e impiegati, in una struttura che esisteva ancora prima dell’arrivo dei finanziamenti nel ’97. Sono state create, inoltre, strutture di monitoraggio: un back-office per la gestione delle gare d’appalto e due commissioni di controllo tecnico scientifiche per la validazione dei progetti.


Proviamo a fare il punto sui risultati già raggiunti.

Un progetto che oggi copre 400 milioni di euro, non è solamente un operazione di restauro, ma è anche una riqualificazione ambientale, paesaggistica e sociale. Sono stati previsti interventi per la viabilità, collegamenti con autostrade, ferrovie, aeroporti e aree di parcheggio. Un recupero urbanistico che coinvolge tutta la città. La via Mensa, asse di penetrazione della città di Venaria, le cui facciate mantengono ancora l’originaria foggia seicentesca, è stata oggetto di restauro per quanto riguarda la pavimentazione, e sarà presto inserita in un piano complessivo di riqualificazione concordato tra la soprintendenza e il comune di Venaria che riporterà le facciate al loro aspetto originale.

A seguito del recupero della pavimentazione, la via Mensa, che prima non era frequentata da anima viva, oggi è il centro nevralgico della città, piena di giovani che passeggiano e si incontrano fino a tarda notte. Un recupero sociale eccezionale.

E in termini economici?

Parlando in termini economici, sono state utilizzate le risorse umane provenienti dal territorio, i magazzini sono spesso rimasti sprovvisti di qualsiasi materiale, e ci siamo rivolti anche alle regioni limitrofe. Un esempio, abbiamo avuto bisogno di 4.000 olmi, difficile reperirli tutti in Piemonte.

Torniamo alla riqualificazione paesaggistica.

Nel 1994, quando mi venne affidata la Reggia di Venaria, in qualità di funzionario di questa Soprintendenza, con la raccomandazione di pensare al progetto “in grande”, la città si trovava in una situazione di degrado e abbandono. Non era possibile immaginare un intervento sulla Reggia, che non comprendesse il recupero dell’intero centro urbano. Tale intuizione è stata ampiamente confermata negli anni, basti pensare all’incredibile aumento del valore delle case che registriamo oggi, senza essere ancora intervenuti sulle abitazioni stesse ma solo con il restauro della reggia.


Parlare di “Venaria Reale” significa anche parlare del suo prestigioso istituto di restauro.

Certo, Venaria non è soltanto un cantiere, ma è anche sede del terzo centro nazionale del restauro dopo l’Istituto Centrale per il Restauro e l’Istituto delle Pietre dure. La Fondazione Centro per la Conservazione ed il Restauro dei beni culturali “La Venaria Reale” è stata costituita lo scorso anno dal ministero per i Beni culturali, dalla Regione Piemonte, dall’Università di Torino, dalla Fondazione per l’arte della Compagnia di San Paolo e della Fondazione CRT. Il centro è già attivo e sta lavorando sugli arredi, i quadri e gli arazzi che saranno collocati all’interno della reggia.

Venaria, inoltre, è il più grande cantiere della sperimentazione d’Europa , abbiamo iniziato nel ‘95 con la creazione di nuovi materiali, come gli intonaci realizzati con calci naturali. Tutti i materiali prodotti sono realizzati a basso costo; oggi, il tipico marmorino sabaudo può essere acquistato ad un prezzo di 30 euro al metro quadro, posato in opera, a differenza dei 200 euro che richiederebbe un restauratore. Tale traguardo è stato possibile grazie alla specializzazione della manodopera artigiana, sono gli stuccatori a posare il marmorino.

E’ per me motivo d’orgoglio ricordare che abbiamo ricreato le scuole che si erano perse vent’anni fa, e molti operai che lavoravano nell’edilizia hanno acquisito nuove tecniche di lavorazione che gli hanno consentito di divenire piccoli artigiani.

 

Autore: Marta Francescangeli

Fonte:CulturalWeb

ASSISI: La Basilica superiore di San Francesco restituita al pubblico.

A otto anni dal tragico terremoto, del settembre 1997, si sono conclusi ieri i lavori di restauro all’interno della Basilica Superiore di San Francesco di Assisi con la solenne inaugurazione alla presenza del ministro dei Beni e le Attività culturali, Rocco Buttiglione.

Decine di restauratori, impiegati per 160.000 ore, con un costo che supera i 6 milioni di euro per restituire al mondo un patrimonio artistico inestimabile.

 

All’indomani del crollo, il cordoglio per le vite perse, la necessità di impiegare tutte le risorse disponibili per fronteggiare le esigenze delle centinaia di persone rimaste senza casa non permettevano neanche di immaginare di poter recuperare i capolavori di Giotto e Cimabue che il terremoto aveva ridotto in detriti, eppure oggi siamo di fronte a una “Utopia che diventa realtà”, come recita il titolo dei convegni svolti sul restauro.


La ricollocazione della vela di S.Matteo, della vela stellata e del costolone trasversale rappresentano l’ultimo atto del processo di restauro iniziato con i lavori di consolidamento successivi al crollo.


Interventi di pronta urgenza immediatamente dopo il sisma coinvolsero sia la basilica inferiore che quella superiore. Anche laddove le superfici non erano crollate si procedette tempestivamente a tamponare i gravi danni inferti alla struttura e alle opere pittoriche, con interventi di riadesione dell’intonaco e delle pellicole pittoriche e con il consolidamento delle volte dal basso. Nella Basilica superiore le cui pareti ospitano la “Storia di San Francesco” si rese necessario un imponente e minuzioso lavoro di pulitura, le opere erano ricoperte da uno strato spesso di polvere tenacissima in conseguenza del crollo della volta. Per quanto riguarda le decorazione murarie delle volte, furono rapidamente messi in atto i processi di reintegrazione in corrispondenza delle fratture e delle lacune mentre iniziava il lavoro di recupero dei frammenti delle volte che inesorabilmente erano crollate. I frammenti recuperati, grazie al tenace lavoro di Vigili del Fuoco, restauratori, storici dell’arte e volontari, sono oltre 300.000.

Terminati gli interventi delle decorazioni in situ delle 2 basiliche e grazie agli interventi strutturali condotti sull’edificio è stata possibile la riapertura al pubblico dell’edificio di culto già nel 2000.


Dal 2001 ad oggi si è compiuta l’ultima e più delicata fase del restauro quella degli interventi sui frammenti.


Distrutti e in larga parte polverizzati i frammenti dei dipinti sembravano inservibili persino agli occhi degli addetti ai lavori, la cui dedizione e amore per l’arte ha consentito, tuttavia, di giungere ai risultati che possiamo ammirare oggi. Un miracolo sembra aver salvato quelli che le direttrice dell’Istituto centrale per il Restauro, Caterina Bon Valsassina, definisce testi figurativi fondamentali della cultura artistica dell’Occidente.


Nel settembre del 2002 era stata inaugurata la vela di San Gerolamo, quello fu il primo miracolo, ma un lavoro ben più arduo quello dei restauratori per la ricollocazione della vela di San Matteo di Cimabue inaugurata ieri. Ostacoli insormontabili quali la quantità dei frammenti e la loro significatività dal punto di vista dell’immagine hanno reso necessario scegliere una direzione chiara nella gestione del restauro. La direzione privilegiata è stata quella di difendere in maniera intransigente i valori di autenticità. Purtroppo, nonostante siano state adottate le stesse metodologie utilizzate per il restauro di San Gerolamo, solo il 25% della superficie originale della vela di San Matteo è stata recuperata.


Il ministro Rocco Buttiglione ricordando lo scenario di desolazione che si prospettò all’indomani del crollo e le quattro vite perse in quella tragica occasione, ha sottolineato la straordinarietà dei risultati ottenuti, definendoli un vero e proprio miracolo.





Autore: Marta Francescangeli

Fonte:CulturalWeb

ROMA: Restauro consolidamento e recupero funzionale del “Casino Nobile di Villa Torlonia”.

Inquadramento storico
Il Casino Nobile è l’edificio principale del Complesso di Villa Torlonia. La storia “moderna” della Villa ha inizio nel 1797, quando Giovanni Torlonia acquistò dai Colonna una Vigna sulla Via Nomentana, di cui commissionò il restauro e l’ampliamento all’architetto Giuseppe Valadier.
Successivamente, nel 1830, il figlio di Giovanni Torlonia, Alessandro, diede l’incarico all’architetto Giovan Battista Caretti di ristrutturare ed ampliare l’intero complesso della Villa; l’intervento si concentrò sul prospetto nord prospiciente Via Nomentana, con l’intento di donare all’ingresso principale del palazzo monumentalità e nobiltà; sulla facciata nord aggiunse un grandioso pronao ionico, di gusto palladiano, costituito alla base da un atrio coperto e, superiormente, da una loggia con dieci colonne ioniche di ordine gigante, il tutto coronato da un timpano decorato in rilievo.
Il Caretti, inoltre, sostituì sui lati est ed ovest del palazzo, le ali rettangolari del Valadier con porticati dorici semicircolari, due per ogni lato.
A questo periodo appartiene anche la cosiddetta “Sala Ipogea”, una sala circolare, completamente interrata nelle immediate vicinanze del Casino, affrescata come una tomba etrusca, inesplorata fino ad oggi e ritrovata nel corso dei lavori.
Le ultime e più recenti modifiche al Casino Nobile si devono a Benito Mussolini che, dal 1925, ne fece la propria residenza. L’aggiunta più importante di questa fase consiste nella costruzione di due bunker, interamente interrati, uno anti-gas e uno anti-aereo.
Tra il 1944 ed il 1947, la Villa fu requisita dal Comando Anglo-Americano e, purtroppo, in questo breve periodo vennero procurati molti danni sia agli edifici che al Parco.
Da allora la Villa è rimasta in abbandono fino alla fine degli anni Settanta, quando fu acquistata dal Comune di Roma, il quale cercò di arginare il degrado della struttura, realizzando alcune opere di presidio. Le murature, i solai, ed anche le fondazioni presentavano segni di cedimento; particolarmente preoccupante era la situazione della sala di Bacco, dove tutta la parte centrale del soffitto era crollata(con la perdita irreparabile delle decorazioni ad affresco) e la parte rimanente versava in precarie condizioni di stabilità. Meno gravi, ma sempre precarie, erano le condizioni della volta della sala di Alessandro, dove la caduta d’intonaci era cospicua ed era a rischio la conservazione degli affreschi, tanto che due riquadri sono stati staccati e collocati su nuovi supporti.
All’inizio dei lavori, gran parte della decorazione architettonica esterna, come le cornici e le lesene, erano ormai crollate, dilavate e corrose dal tempo; gli infissi e le persiane erano in condizioni precarie.
All’interno dell’edificio, gli apparati decorativi erano in decadenza: molte pitture, i gessi e le cornici, mostravano immense lacune e le stesse impalcature di sostegno delle volte erano fatiscenti.

Finalità e criteri dell’intervento di restauro
La “filosofia” dell’intervento è stata quella di “conservare” l’integrità della Villa in tutte le sue parti ed in tutti i suoi aspetti stratificatisi storicamente, eliminando solo le superfetazioni incongrue con l’assetto conseguito nel tempo.
Il recupero funzionale del Casino Nobile di Villa Torlonia è stato finalizzato al ripristino della configurazione architettonica che l’edificio aveva nell’Ottocento, attraverso l’eliminazione delle superfetazioni novecentesche e l’adeguamento alle normative esistenti, per garantire la fruizione futura e lo svolgimento delle attività previste, come edificio di rappresentanza, museo di se stesso e sede della Scuola Romana.
L’atrio di accesso al fabbricato è stato riportato al suo originario aspetto; sul fronte sud dell’edificio è stata ripristinata la terrazza sul piccolo portico posteriore ed è stato riportato alla luce il finestrone semicircolare tripartito che il Valadier aveva realizzato per illuminare la Sala da Ballo.
Nell’intervento sono stati aggiunti alcuni bagni per adeguare l’edificio alle nuove esigenze ed alle normative attuali; nel rispetto del superamento delle barriere architettoniche e della fruibilità dell’intero fabbricato è stato sostituito il montacarichi esistente con un ascensore.
Tutti i solai e le strutture voltate sono state consolidate e verificate, intervenendo in alcuni casi per rinforzare e adeguare la struttura ai carichi attuali, ricostruendo talvolta gli elementi portanti delle volte; in altri casi è stato necessario realizzare un nuovo solaio superiore, indipendente dalla volta sottostante, per alleggerirla dai carichi eccessivi.
Nel corso dei lavori e, soprattutto durante le demolizioni, è stato possibile rileggere la storia dell’edificio: infatti, le numerose lesioni emerse erano principalmente dovute alla scelta di materiali di scarsa qualità e alla realizzazione delle superfetazioni aggiunte nel corso dei secoli, che avevano sollecitato eccessivamente le strutture murarie.
Ogni scelta progettuale ed ogni decisione di intervento, dal punto di vista del consolidamento delle volte e delle murature, ma anche tecnologico per gli impianti, è stata presa in funzione del rispetto delle decorazioni parietali, dei controsoffitti e delle pavimentazioni.
L’adeguamento degli impianti tecnologici è stato realizzato con diverse modalità al fine di garantire al massimo la conservazione degli apparati decorativi e assicurare il confort ambientale per i visitatori.
Al piano terra è stato inserito un impianto di riscaldamento a pavimento a elementi radianti; le pavimentazioni esistenti in legno, oltremodo degradate, compresa quella della Sala da Ballo sono state sostituite da una nuova pavimentazione in marmo.
Al primo piano, sono stati utilizzati i numerosi cavedi con le relative bocchette, che erano presenti nelle murature dell’edificio, per il passaggio di tutti gli impianti e per la diffusione del riscaldamento.
All’ultimo piano, invece, essendo un livello di servizio, dedicato alle cucine e, probabilmente, agli alloggi del personale di servizio, è stato realizzato un classico impianto a radiatori a muro.Infine, l’impianto di illuminazione è stato realizzato con tiranti d’acciaio e punti luce appesi in quasi tutte le sale decorate del primo e del piano terra.
Il restauro degli apparati decorativi ha riguardato molte porzioni di affresco che erano state coperte da puntellamenti e protezioni inadeguate, che hanno prodotto la proliferazione di agenti bio deteriogeni; i mosaici presentavano numerose tessere distaccate o perdute; le porte, in origine dipinte a vivaci colori, avevano tinteggiature a smalto sovrapposte che avevano coperto le decorazioni.
L’intervento sugli apparati decorativi è stato condotto con otto squadre di restauratori specializzati nei vari settori. Tutti i dipinti parietali sono stati puliti, consolidati e reintegrati nei partiti modulari mancanti; nei casi di lacune molto vaste, come nella Sala di Bacco, è stata riprodotta solo la scansione geometrica degli spazi, mentre per partiti figurativi è stata lasciata una lacuna.
Tutti i marmi e gli stucchi sono stati accuratamente puliti, consolidati e protetti. Un intervento di particolare complessità ha riguardato il restauro e rifacimento della marmoridea che ricopre alcune pareti.

La destinazione d’uso
Il Casino Nobile, così restaurato, si presenta come esempio di eccellenza di dimora principesca dell’Ottocento e questo carattere sarà completato con l’allestimento previsto.
Nelle sale saranno infatti esposte le sculture della collezione Torlonia, attualmente collocate nel Casino dei Principi, mentre alcuni mobili d’epoca (consolles, specchiere, lumi, ecc..) ricostituiranno in parte l’arredo d’epoca.
Faranno eccezione le due sale al pianterreno prive di decorazioni. In una vi sarà un bookshop specialistico, su temi legati al verde storico e alla cultura della villa, mentre nella seconda sarà organizzata una mostra documentaria sulla storia della Villa e del Casino in particolare, mediante piante, vedute e foto, che ripercorrono le varie fasi di trasformazione fino alle più recenti. Alcuni filmati mostreranno la Villa all’epoca della residenza di Mussolini, quindi al momento dell’acquisizione da parte del Comune di Roma e, infine, durante gli interventi di restauro.
All’ultimo piano, privo di decorazioni (con la sola eccezione di alcuni disegni a pastello realizzati dai militari anglo americani durante l’occupazione e che sono stati anch’essi restaurati e conservati), troverà invece sede il Museo della Scuola Romana. L’Archivio della Scuola Romana, fondato negli anni Ottanta e attivo mediante mostre, pubblicazioni e iniziative legate ad un periodo particolarmente fecondo per la cultura italiana, curerà l’esposizione permanente di opere e aprirà al pubblico, nell’attiguo Casino dei Principi, al piano interrato, il ricco archivio cartaceo. Ai piani superiori del Casino dei Principi saranno organizzate mostre legate a temi della Scuola Roma e della cultura ottocentesca della quale Villa Torlonia è un esempio tra i più pregevoli.

Dati tecnici
L’intervento, finanziato con i fondi della Legge 396/90 – programma degli interventi per Roma Capitale ed in parte con finanziamenti comunali, ha comportato una spesa complessiva di € 5.574.000,00.
I lavori durati venti mesi sono stati condotti dalla Sovraintendenza BB.CC. Direzione Edilizia Monumentale.

Dopo, quindi, la Casina delle Civette e il Casino dei Principi, si aggiunge alla ricca collezione di edifici di Villa Torlonia un nuovo gioiello il Casino Nobile, recuperato grazie all’impegno del Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali, Sovraintendenza ai Beni Culturali – Direzione Edilizia Monumentale.

Dagli anni ’90 il Comune ha infatti avviato una serie di consistenti interventi di restauro sia del parco sia degli edifici. Sono stati completamente ristrutturati la Casina delle Civette, le Scuderie Nuove, il Villino Rosso, i manufatti dei Propilei e nel 2002 il Casino dei Principi. Anche il Casino Nobile, edificio principale della Villa, potrà finalmente rivelare tutto il suo fascino, le elaborate decorazioni, l’eclettismo dei dipinti così diversi per temi, generi e stili, la grandiosità delle sale e dei rilievi.

Il Casino Nobile, una volta ultimati i lavori di allestimento, diventerà il “Museo della Villa” con l’obiettivo di ricostruire lo stile fastoso della dimora originaria. All’interno saranno collocati i mobili e le sculture della collezione Torlonia, mentre nella sala al pianterreno sarà conservata la “memoria” della Villa, con i documenti che testimoniano la sua storia, dall’epoca sfarzosa dei Torlonia ai recenti restauri, comprendendo gli anni del fascismo in cui fu residenza di Benito Mussolini.

Un museo permanente, dedicato alla Scuola Romana, sarà allestito all’ultimo piano del Casino Nobile, nel quale troveranno posto opere dei più rappresentativi artisti operanti a Roma nella prima metà del XX secolo.

visite DIDATTICHE Dal 22 marzo al 15 giugno 2006
In occasione della presentazione del restauro del Casino Nobile di Villa Torlonia, dal 22 marzo al 15 giugno 2006, un ciclo di visite didattiche offre al pubblico la possibilità di ammirare il piano terra e il piano nobile del palazzo.
La prenotazione per le visite è obbligatoria. I gruppi possono essere composti da 20 persone al massimo. Per le prenotazioni si può chiamare il numero 06 82059127, attivo tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 19.00.
Si ricorda che il Casino Nobile di Villa Torlonia non è dotato di ascensore, pertanto l’accesso al piano nobile è possibile solo per mezzo delle scale.
Le visite didattiche si svolgeranno, tutti i giorni escluso il lunedì, dalle ore 9.30 alle ore 16.00 (9.30, 11.00, 12.30, 14.30, 16.00) da mercoledì 22 marzo a sabato 25 marzo 2006 e dalle ore 9.30 alle ore 17.30 (9.30, 11.00, 12.30, 14.30, 16.00, 17.30) da domenica 26 marzo a giovedì 15 giugno 2006.

Info:
Zètema Progetto Cultura
Patrizia Bracci – tel. 06 82077337 – e-mail: p.bracci@zetema.it
Gabriella Gnetti – tel. 06 82077305 – e-mail: g.gnetti@zetema.it

Link: http://www.zetema.it

ROMA: Ritrovati i dipinti rubati a S. Gregorio.

“Venere e Adone” e “Venere e Marte”, quadri realizzati da Andrea Appiani nel 1784, sottratti dalla Stanza degli Amori del castello Brancaccio, nel Comune di San Gregorio Da Sassola, sono due delle opere d’arte recuperate dal Comando tutela Patrimonio Culturale dei carabinieri. Opere presentate ieri presso la caserma La Marmora a Roma – presenti il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Rocco Buttiglione, e il Generale Ugo Zottìn – in occasione della relazione sul bilancio annuale delle attività di tutela, salvaguardia e recupero delle opere d’arte.

I dipinti, che erano stati già inseriti nel catalogo Chri-stie’s per un’asta del 17 giugno 2004 sono stati appena bloccati in tempo dagli uomini dell’Arma che ne hanno evitato la vendita. “Il recupero dei due dipinti dell’Appiani – dice Claudio Girdeni, consigliere comunale di San Gregorio e capo ufficio stampadel sottosegretario per i Beni e le Attività Culturali, Nicola Bono – rappresenta un importante segnale per il rilancio culturale e per la stessa identità della comunità Sangregoriana”.

Le opere dovrebbero essere esposte anche a Castel Sant’Angelo durante l’annuale rassegna dedicata ai recuperi delle opere d’arte da parte delle forze dell’ordine. “La proposta che presenterò subito in Consiglio comunale – afferma ancora il consigliere Girdeni – sarà quella della predisposizione di un piano di messa in sicurezza di tutti i luoghi pubblici che ospitano opere di valore storico e artistico”.

Fonte:Il Tempo

BARD (Ao): Il Forte riapre all’insegna dell’arte e della cultura alpina.

La gigantesca struttura militare ora ospita musei, mostre, negozi e un “hotel de charme”.

Le parole spese negli ultimi decenni da amministratori di ogni età e partito hanno lasciato il posto ai fatti. Il mastodontico Forte di Bard, arrampicato sulla rocca che sbarra la vallata centrale della Dora Baltea e affacciato su uno splendido borgo, ha smesso di essere un monumento all’incuria. La Regione Valle d’Aosta, con 40 milioni di euro messi a disposizione in gran parte (30) dal Fondo sociale europeo e dallo Stato italiano, è pronta a restituire al pubblico una delle più grandi fortificazioni dell’arco alpino, rasa al suolo nel 1800 da Napoleone e fatta ricostruire quarant’anni dopo da Carlo Felice.

L’articolo completo si trova in www.archeomedia.net, alla pagina:
Bard

Autore: Stefano Sergi

Fonte:La Stampa