Archivi categoria: Restauri e recuperi

Giuseppe Albert MONTALTO. Il Pinturicchio ritrovato.

Il 16 settembre, in occasione della “Notte bianca”, nella Galleria nazionale dell’Umbria di Perugia è stato presentato al pubblico il Bambino Gesù delle Mani, opera del Pinturicchio.

Si tratta di un dipinto dalla storia molto singolare. Era conosciuto dagli storici dell’arte perché ne parlò Vasari nelle Vite del 1568 ma, non essendo mai stato rintracciato per cinque secoli, lo si credeva perso per sempre o frutto di un errore di Vasari. Finchè nel novembre 2004 Franco Ivan Nucciarelli, professore di iconologia dell’Università di Perugia, lo ha intercettato sul mercato antiquario e ha convinto all’acquisto (cifra riservata) il gruppo industriale perugino Margaritelli; il dipinto è stato affidato, per le analisi e il restauro, alla Fondazione Guglielmo Giordano e poi è stato presentato alla stampa a Roma.

Le ragioni di fondo della lunga scomparsa risiedono nel soggetto del dipinto che creò scandalo in passato. Vi è raffigurato il Bambino nudo, seduto su un cuscino con in mano il globo sormontato da una piccola Croce, che sta benedicendo un personaggio fuori del quadro. La mano (maschile) di quest’ultimo accarezza il piedino destro del Bambino (un gesto “consentito” solo al più anziano dei Re Magi e a Santa Caterina nelle Nozze Mistiche), il quale è sostenuto nella sua posizione da altre due mani (femminili) di un personaggio altrettanto assente. Tante mani che hanno dato al dipinto il nome Bambino delle Mani. Le mani appartenevano a papa Alessandro VI Borgia, committente del dipinto, e alla sua giovane amante Giulia Farnese ritratta nelle vesti della Vergine. Il luogo originario del dipinto erano le stanze private dell’appartamento del papa in Vaticano. L’opera era fin troppo blasfema per quella collocazione e, morto papa Borgia nel 1503, fu nascosto sotto una stoffa inchiodata sulla quale fu sistemata una più rassicurante Madonna del Popolo.

Dal 1693 due parti del dipinto, Gesù Bambino e la Madonna, sono documentate nelle collezioni della famiglia Chigi. Come ci erano finite? Il ventitreesimo papa dopo Alessandro VI è un papa Chigi (1665-1667). Probabilmente fu lui che, volendo cancellare il ricordo scandaloso dell’infausto Borgia, ordinò il distacco del dipinto dal muro e la distruzione della figura del papa. Ma la stessa sorte non toccò alle altre due figure che furono però separate. Nulla si sa della Madonna – Giulia Farnese, presumibilmente ancora in possesso dei Chigi.

Tutti i dettagli del ritrovamento saranno esposti nel libro che Nucciarelli pubblicherà per la “Quattroemme”, Pinturicchio. Il Bambino Gesù delle Mani.

Per circa un mese il dipinto resterà nella Galleria Nazionale dell’Umbria, poi partirà per un giro di mostre itineranti in Italia e all’estero di uno – due anni, infine avrà dimora definitiva a Villa Spinola, alle porte di Perugia, sede della Fondazione Guglielmo Giordano.

 

Autore: Giuseppe Albert Montalto

TORINO. I Rembrandt ritrovati.

Nei cassetti della Biblioteca Reale di Torino si annida una delle prime collezioni al mondo di disegni di Rembrandt e della sua cerchia, di sicuro la prima in Italia. Non solo Leonardo è dunque il fiore all’occhiello di una raccolta di oltre 2000 opere su carta acquistate nel 1839 da Carlo Alberto dal mercante Giovanni Volpato.
La scoperta arriva da un gruppo di esperti internazionali chiamati dalla direttrice della biblioteca Giovanna Bernard, giunti in Piemonte per esaminare più di 200 fogli tra ritratti, vedute e paesaggi, scene sacre e di guerra, quasi mai esposti e comunque mai troppo considerati. Il responso di Bozena Anna Kowalczyk, già curatrice della mostra di Rembrandt nel 2002 alle Scuderie del Quirinale di Ger Luijten, capo del Gabinetto disegni e stampe del Rijksmuseum di Amsterdam e di Martin Royalton-Kisch, senior curator del British Mu-seum, non lascia spazio a dubbi: difficile trovare qualcosa di analogo per ricostruire l’arte olandese del ‘600, anche nei suoi collegamenti europei.
Cinquanta di questi disegni (tra cui il Busto di imperatore romano di Rembrandt, e L’adorazione dei magi, a lui attribuita) saranno esposti dal 14 ottobre in Biblioteca nella mostra «L’età di Rembrandt. I disegni olandesi della Biblioteca Reale di Torino». Mostra che si configura come l’evento italiano più importante, infondo l’unico, nell’ambito delle celebrazioni per il quarto centenario della nascita del massimo artista olandese del Seicento.
«Quando ci siamo messi al lavoro, eravamo convinti di trovarci di fronte a una piccola raccolta, ma andando avanti ci siamo accorti di avere davanti qualcosa di straordinario», dice Bozena Anna Kowalczyk.

 

Autore: Marina Paglieri

Fonte:La Repubblica

ROMA. I capolavori dei writer ci costeranno oltre un milione.

Se dovessero cancellare tutte le scritte che ci sono sui muri di Roma servirebbero 50 milioni di euro, ben 100 miliardi delle vecchie lire.
E’ questo il danno che recano writer e semplici vandali alla collettività quando con un pennarello o una bomboletta spray fanno una scritta su monumenti e palazzi. E poi una volta cancellata, si ricomincia. Perché sembra che i ragazzi ci provino più gusto a scarabocchiare i muri appena puliti.
«Dall’inizio dell’anno l’Ufficio decoro urbano del Comune ha tolto scritte per 40 mila metri quadrati – nel 2005 i metri quadri ripuliti sono stati ben 62.500 – spendendo quasi un milione e mezzo di euro», spiega il responsabile Mario Schina.
Eppure basta guardarsi intorno per accorgersi che c’è ancora molto da fare. In questi giorni il lavoro è concentrato nelle strade dietro al Colosseo, via Celio Vibenna. Un progetto che è partito la prima settimana di agosto e che ha già ripulito via S. Gregorio al Celio. Un mese di lavoro per un costo di circa 30 mila euro.
«Questa operazione ha un prezzo più alto – continua Schina – perché il muro ricoperto di scritte è fatto di mattoncini di cotto». Tanto che il Comune ha dovuto assoldare una squadra ad hoc. Un processo delicato e più lungo del solito: un’ora di lavoro per ogni metro quadro di superficie. Con un macchinario che arriva dalla Germania. Si chiama turbo microsabbiatrice, è a bassa pressione – la pressione alta rovinerebbe i mattoncini – e usa solamente agenti naturali, materiali ecologici che non inquinano l’ambiente.
La squadra di lavoro è formata da tre addetti che con una pistola sparano sulla parete il composto di acqua e sabbia e poi si sciacquano. «In questo modo riusciamo a mandare via tutte le scritte – assicura il responsabile -.
Per i disegni o i graffiti però è più difficile perché sono fatti con diversi colori e il tratto è più pesante».
Si definisce soddisfatto dell’operazione il capogruppo di An alla Provincia Piergiorgio Benvenuti che negli ultimi giorni aveva lanciato un appello alle Istituzioni proprio al fine di ripulire la città ricordando però che «non bisogna dimenticare la periferia». In effetti, la zona maggiormente colpita dai graffitari è il centro storico e in particolare le strade che di solito vengono percorse dalle manifestazioni. Ma in generale gli «scrittori» non disdegnano nessun muro di Roma, dice affranto Mario Schina che per contrastarli ha a disposizione 36 squadre di lavoro. Ognuna ha assegnata un’area della città.
La priorità di intervento sono gli edifici pubblici, poi le scritte antisemite. ingiuriose o razziste. Le segnalazioni possono arrivare dai cittadini, dai vigili urbani, dalla polizia, dai comuni. Quest’anno ce ne sono state più di 4 mila.

 

Autore: Virgilia Polizzi

Fonte:Il Giornale

ROMA. Macchina tedesca contro i graffiti al Colosseo.

Per rimuovere le scritte delle strade intorno al Colosseo, la Sovrintendenza ha imposto al Comune una speciale macchina tedesca per «microsabbiature», leggere e delicate.

Così, appena arrivata, ai primi di agosto, è stata subito impegnata nell’area archeologica di via San Gregorio al Celio, negli ultimi tempi particolarmente presa di mira dai turisti che non possono fare a meno di lasciare un «ricordino».

Ieri invece le squadre per il decoro urbano del Campidoglio, sono state impegnate a ripulire dai graffiti le mura di via Celio Vibenna, via Labicana e via Merulana.

«Un’operazione cominciata prima di Ferragosto – spiega il direttore dell’ufficio Mario Schina – e destinata a durare ancora una quindicina di giorni per un costo di circa 30 mila euro».
Nato nel 2004, l’ufficio di pronto intervento per il decoro urbano, ha cominciato a lavorare soltanto lo scorso anno dopo l’arrivo dei finanziamenti: nell’ultimo bilancio sono stati previsti circa 1.200 mila euro da investire per la pulizia di monumenti e edifici da scritte e pitture. Ma anche se è questa la principale attività di pronto intervento, le squadre si occupano anche di manifesti abusivi, erbe infestanti, sistemazione della segnaletica stradale, rifacimento di marciapiedi e qualsiasi altro intervento si renda necessario per il ripristino del decoro urbano.

«Le squadre sono composte ciascuna di tre persone e di una macchina idropulitrice – precisa Schina – con turni di 6 ore giornaliere. Nel mese di agosto hanno lavorato 16 squadre: otto la mattina e altrettante il pomeriggio per il controllo di tutto il centro storico. Siamo una struttura agile che fa capo direttamente al Gabinetto del sindaco. Rispetto ai Municipi, per noi la burocrazia è quasi azzerata».

 

Autore: F.Fior

Fonte:Corriere della Sera

UDINE. Tra Venezia e Udine divampa la contesa sul Carpaccio.

La Nuova Venezia 09/07/2006

Tra Venezia e Udine scoppia la guerra del Carpaccio. L’arbitro è il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli. Dovrà dire quale tra le due città potrà tenersi uno dei più bei dipinti dell’artista rinascimentale, Cristo e gli strumenti della Passione, di proprietà delle Gallerie dell’Accademia — dove è ora per una pulitura — ma dal 1919 in deposito al Museo di Udine, concepito per la chiesa locale di San Pietro Martire. La Soprintendenza lo vuole tenere per le Grandi Gallerie, ma il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Riccardo Illy ha scritto a Rutelli per riaverlo.
La soprintendente del polo museale veneziano, Giovanna Nepi Scirè — anche se su tutta la vicenda ha mantenuto un profilo basso, cercandodi non irritare la parte friulana — non nasconde il desiderio di mantenere in laguna questo capolavoro del Carpaccio, che è contemporaneo al ciclo veneziano delle Storie di Sant’Orsola conservate alle Gallerie dell’Accademia e che rappresenta una delle più alte realizzazioni religiose dell’artista.
Per questo la tela — transitata a Venezia dopo una mostra a Bruxelles per alcuni interventi di restauro e pulitura compiuti nei laboratori delle Galleria — è ancora nel museo veneziano, nonostante il restauro si sia concluso già da tempo. L’obiettivo è mantenerla in pianta stabile, rivendicando il proprio diritto di primogenitura. Ma Udine e il Friuli Venezia Giulia non ci stanno. Prima a muoversi è stata la Lega Nord con un’interrogazione sulla vicenda presentata in Regione dal gruppo consiliare.
E così la questione, da artistica, è diventata anche politica, con il governatore triestino Riccardo Illy che ha preso carta e penna e ha scritto al ministro dei Beni culturali.
La lettera si apre con una cronistoria del possesso della tela.
«Dal 1919 — scrive Illy a Rurtelli — i Civici musei di Udine hanno conservato e a lungo esposto al pubblico, nelle collezioni della Pinacoteca, il dipinto di Carpaccio, uno dei più significativi del Rinascimento veneziano. L’opera, realizzata per la chiesa di San Pietro Martire a Udine, nel 1838 venne requisita e trasferita all’Hofmuseum di Vienna. Nel 1919 venne restituita allo Stato italiano, che la diede in consegna alle Gallerie dell’Accademia di Venezia».
Concessi a titolo di deposito al Museo di Udine, il dipinto vi è rimasto fino alla scorsa primavera, quando è stato prestato per le mostre di Liegi e Bruxelles sull’Eucarestia. Ed è qui che — secondo Illy — si è perpetrato il «sequestro».
«Dopo le mostre — scrive il presidente della Regione Illy al ministro dei Beni culturali — l’anno scorso l’opera è stata ripresa dalle Gallerie che, dopo alcuni restauri, si sono dichiarate disponibili alla sua restituzione a Udine, anticipando tuttavia l’intenzione di riprendere definitivamente il dipinto tra due/tre anni, ovvero quando saranno messi a disposizione i nuovi spazi delle Gallerie».
Una richiesta per Illy inaccettabile. «Attualmente — ricorda a Rutelli — l’opera non è stata ancora restituita ai Musei di Udine che giustamente la reclamano». Di qui la richiesta al ministro di «un suo personale interessamento affinchè quest’opera sia restituita definitivamente alla sua città».
Ma Venezia e la dottoressa Nepi Scirè non hanno intenzione di mollare tanto facilmente, reclamando i propri diritti sul Carpaccio conteso. Chi la spunterà?

 

Autore: Enrico Tantucci

Fonte:La Nuova Venezia