Archivi categoria: Restauri e recuperi

DRESDA (D). Festa per un Botticelli ritrovato”.”

Estato scoperto a Dresda un Botticelli sconosciuto. Si tratta di uno studio per la testa di un ragazzo, eseguito da Sandro Botticelli (1445- 15 IO) su carta bianca preparata in azzurro con una punta metallica intrisa nella biacca.
Il disegno, che il maestro del Rinascimento fiorentino realizzò tra il 1478 e il 1480, è stato identificato ed attribuito dalla storica dell’arte Lorenza Melli. Che un Botticelli venga ritrovato – anche se il disegno esisteva già ed era attribuito ad un anonimo – è una festa per chi apprezza l’arte, soprattutto l’arte italiana.

Fonte:Avvenire

DRESDA (D). Festa per un Botticelli ritrovato”.”

Estato scoperto a Dresda un Botticelli sconosciuto. Si tratta di uno studio per la testa di un ragazzo, eseguito da Sandro Botticelli (1445- 15 IO) su carta bianca preparata in azzurro con una punta metallica intrisa nella biacca.
Il disegno, che il maestro del Rinascimento fiorentino realizzò tra il 1478 e il 1480, è stato identificato ed attribuito dalla storica dell’arte Lorenza Melli. Che un Botticelli venga ritrovato – anche se il disegno esisteva già ed era attribuito ad un anonimo – è una festa per chi apprezza l’arte, soprattutto l’arte italiana.

Fonte:Avvenire

ROMA. I Vizi le Arti e le Stagioni. Scoperti affreschi medievali.

Era rimasto nascosto sotto diversi strati di ca1ce. Un ciclo di affreschi di straordinaria bellezza e di grande importanza storica e artistica scoperto durante i lavori di restauro pittorico degli ambienti al primo piano del monastero-fortezza dei Santi Quattro Coronati, sul colle Celio a Roma.
Adesso che il restauro è stato completato, Francesco Rutelli, Ministro dei Beni e delle attivita culturali puo così affermare al Tgl, che ha mostrato in anteprima le immagini dei capolavori: «L’Italia non finisce di regalarci sbalorditive sorprese».
I dipinti conservati all’interno del monastero che dalla fine del Cmquecento è custodito dalla comunità delle monache agostiniane, risalgono al XIII secolo. Raffigurano i Dodici mesi dell’anno, i Vizi, le Figure delle Arti (la Grammatica, la Geometria, la Musica, la Matematica, l’Astronomia), le Stagioni con i Venti, un Paesaggio marino, i Segni zodiacali e le Costellazioni.
Secondo gli esperti, si tratta di una delle opere più importanti della pittura italiana del Duecento, come dimostra l’eccellente stato di conservazione, la ricchezza del repertorio, la vivacità dei colori, ma soprattutto l’alto livello di esecuzione dei dipinti.
– Aggiunge il ministro Rutelli che questa «Italia, è un’inflnita scoperta», e -che questa è la testimonianza di «uno straordinario patrimonio che cresce» su cui «occorre investire più risorse» e che «vogliamo sempre più aperto, fruibile>.

 

Fonte:Corriere della Sera

VENEZIA. Riapre al pubblico LA TORRE DELL’OROLOGIO.

La Torre dei Mori è uno dei segni architettonici più celebri di Venezia e costituisce anche un elemento di rottura e di connessione tra le varie parti architettoniche del complesso di piazza San Marco. Con il suo grande Orologio Astronomico, capolavoro di tecnica e di ingegneria, rappresenta un irrinunciabile elemento dell’immagine stessa di Venezia e ne segna, oramai da cinquecento anni esatti, la vita, la storia e il continuo scorrere del tempo.


Percorso nella Torre

Superate le prime scalette in pietra si giunge in una piccola stanza nella quale viene illustrata la storia della Torre. Di qui si può già scorgere l’interessante gioco di puleggi, pesi e contrappesi dell’orologio, che scendono e salgono silenziosi a intervalli regolari. Oltrepassata una scala metallica a chiocciola, si giunge in prossimità della complessa Macchina dell’Orologio che può essere vista da vicino e di cui vengono illustrate le principali funzioni. Un’ulteriore scaletta conduce al piano superiore dove sono ospitate le statue lignee dei Magi e dell’Angelo, nonché le due preziose porte dalle quali, il giorno dell’Epifania e dell’Ascensione, le statue escono in processione.

Macchina dell’Orologio
 
Qui inoltre è possibile vedere dall’interno il meccanismo delle Támbure con l’indicazione digitale delle ore e dei minuti. Salendo ancora si arriva in una stanza in cui sono conservati antichi reperti della macchina quattrocentesca;da qui si accede alle due terrazze laterali e, attraverso un’altra ripida scaletta a chiocciola, alla terrazza dei Mori dove, oltre a vedere da vicino le colossali statue, si può ammirare una splendida vista di Venezia e della sua laguna.

Il quadrante dell’Orologio della Torre consta di un cerchio fisso marmoreo dove sono segnate le ore in numeri romani e di una parte mobile composta da un anello maggiore che reca i segni zodiacali con le relative costellazioni, i nomi dei mesi ed i numeri dei giorni; un anello più sottile su cui è fissata la lancetta delle ore in forma di sole con raggiera e lunga coda; un disco più interno con la terra al centro e la luna; la luna, inoltre, ruota sul suo asse a rappresentare le varie fasi.
Il quadrante attuale dell’Orologio è il frutto di un processo di semplificazione rispetto a quello originale di fine Quattrocento: sono stati eliminati i pianeti disposti secondo il sistema tolemaico e i relativi anelli e meccanismi che ne garantivano le opportune e differenziate rotazioni. I cerchi mobili sono in legno rivestito di lastre di robusto lamierino di rame smaltato in azzurro; le figure e le stelle sono in rame sbalzato e dorato. I segni zodiacali sono di ottima fattura e risalgono alla versione originaria del quadrante. Con il trascorrere dei giorni e dei mesi la diversa velocità dei moti dei cerchi fa sì che i simboli del sole e della luna entrino ed escano dai settori delle costellazioni rappresentate nello zodiaco.

Il quadrante verso le Mercerie è costituito da un cerchio marmoreo esterno con le ore segnate in numeri romani. All’interno si trova un tondo in mosaico azzurro disseminato ordinatamente di stelle d’oro. Nella parte interna si trova un disco mobile a raggi fiammeggianti in rame sbalzato e dorato di circa cm. 170 di diametro con tracce di doratura e con applicata una faccia del sole (diametro cm. 70) a costituire la lancia indicante le ore. Al centro è collocato un leone di S. Marco in rame, un tempo dorato, che copre la testa dell’asse di trasmissione del moto.

 
I Re Magi e l’Angelo

Nel 1499 quando venne realizzata la Torre dell’Orologio i tre Re Magi e l’Angelo con la tromba erano stati concepiti per uscire ad ogni ora dalla loggia del secondo piano e sfilare in processione davanti alla statua della Madonna con il bambino. La delicata complessità del meccanismo e l’usura cui le sue parti erano sottoposte fecero sì che presto la processione dei Magi fosse smessa o ridotta nella frequenza.
Creata la nuova macchina e rifatto il congegno della processione dal Ferracina (1758-59) i Magi furono rimessi in funzione con lo stesso meccanismo che ancor oggi li fa muovere in occasione delle festività dell’Epifania e dell’Ascensione. Le attuali statue lignee dei Magi e dell’Angelo, rifatte da GioBatta Alviero, risalgono al 1755.

I Mori e la campana
I due giganteschi automi in bronzo (tradizionalmente i Mori, visto il colore della patina del metallo) furono fusi da Ambrogio delle Ancore nel 1497; il corpo è snodato all’altezza della vita per permettere il movimento di torsione richiesto dal battito delle ore. Nonostante la collocazione e la funzione, le due statue hanno richiesto una lavorazione con forti accentuazioni delle masse e con un disegno volutamente caricato così da consentire di coglierne le inconfondibili sagome sin dalla lunga distanza. I Mori appaiono di assai accurata modellazione e di pregevole fattura; Ambrogio delle Ancore è quindi da ritenersi solo il fonditore delle statue, mentre sul nome dello scultore si registrano diversità di pareri da parte degli studiosi: da Paolo Savin ad Alessandro Leopardi ad Antonio Rizzo. Anche la campana che è sovrastata da una sfera dorata e una croce, fu realizzata nel 1497, essendone autore un certo Simeone, che si firma nella bella iscrizione sul bronzo. I mori e la campana furono sollevati di circa un metro rispetto alla posizione originaria in occasione del rifacimento della copertura della Torre a metà Ottocento.

Dalla terrazza dei Mori, oltre a vedere da vicino le colossali statue, si può ammirare una splendida vista di Venezia e della sua laguna.

 

Fonte:Huma 3 NewsLetter

ROMA. Il restauro del busto di Medusa.

Considerata dalla critica una delle opere più problematiche di Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598-Roma 1680) il Busto di Medusa fu probabilmente realizzata nei primi anni di pontificato di papa Innocenzo X Pamphilj, tra il 1644 e il 1648. Furono gli anni più difficili per l’artista, la cui fama venne oscurata a seguito della morte di Maffeo Barberini che, eletto papa nel 1623 col nome di Urbano VIII, gli aveva sino a quel momento garantito la sua protezione, considerandolo l’artista ideale per realizzare i suoi progetti urbanistici e architettonici e per dare forma ed espressione alla volontà della Chiesa di rappresentarsi come forza trionfante, attraverso delle opere spettacolari, con uno spiccato carattere comunicativo, persuasivo e celebrativo.
Proprio a questo periodo (1646) risale, infatti, l’amara vicenda dell’abbattimento del campanile della Basilica di San Pietro. Il busto di Medusa fu donato dal marchese Francesco Bichi, Conservatore del primo trimestre dell’anno 1731, ed è documentato per la prima volta negli Inventari del 1734 del Palazzo dei Conservatori ai Musei Capitolini di Roma, Sala delle Oche.
Ora l’opera è soggetta ad un restauro che, durato complessivamente quattro mesi, terminerà a fine novembre. I lavori, diretti da Elena Bianca Di Gioia ed eseguiti dai restauratori Tuccio Sante Guido e Giuseppe Mantella, sono stati ideati come cantiere aperto allestito nella Sala di Annibale, dove il busto è stato spostato, permettendo così ai visitatori di osservare direttamente il procedere degli interventi conservativi in ogni loro fase: dalle preliminari indagini diagnostiche non invasive al restauro vero e proprio, fino all’analisi delle tecniche di esecuzione e di finitura delle superfici marmoree.
Il restauro è realizzato grazie al sostegno della Federazione Italiana Tabaccai e di Logista Italia nell’ambito del progetto “FIT per l’Arte e la Cultura”.
 

Link: http://www.civita.it

Fonte:CivitaInforma