Archivi categoria: Beni da salvare

PAPASIDERO (Cs). Replica del Comitato di Papasidero all’intervento delle progettiste.

Nessuno nega che negli interventi subiti dal Santuario di S. Maria di Costantinopoli a Papasidero siano state effettuate anche operazioni positive di recupero all’interno del Santuario, pagate con opportuni finanziamenti pubblici, però è davvero triste osservare come nel restauro:
1- sia stata del tutto ignorata la situazione quantomeno imbarazzante della cementificazione della roccia sovrastante il tempio, che presenta tuttora numerosi ganci metallici e colate e schizzi di cemento che coprono e nascondono la roccia naturale: nel restauro di un santuario rupestre non si può accettare che proprio la rupe sia resa artificiale!
2- non sia stata rispettata minimamente la sensibilità e la memoria collettiva della torre campanaria che al di là di una qualsiasi teoria di restauro non andava offesa con colorazioni che non corrispondono a quelle precedenti gli interventi in questione.


Comitato Civico per la tutela del Santuario di S.Maria di Costantinopoli – Via Nicola Dario; 87020 Papasidero (CS)

Link: http://www.petizionexcostantinopoli.blogspot.com/

PAPASIDERO (Cs). Il restauro al Santuario di Santa Maria di Costantinopoli.

In riferimento a quanto pubblicato sul restauro della Chiesa SS. Maria di Costantinopoli (vedi gli articoli sotto indicati)  ed allo scopo di dare diritto di replica e dare, quindi, ai lettori la più ampia e corretta informazione sull’argomento, viene inserito il file allegato che contiene la documentazione del restauro in questione.

Quando riportato nell’allegato è stato fornito dai progettisti del restauro eseguito.

 

https://www.mecenate.info/articolo.asp?id=874 

https://www.mecenate.info/articolo.asp?id=896

 

Autore: Arch. Franca Colino, Arch. Rosanna Droghini

Email: terdrog@libero.it

Allegato: Il Restauro della Chiesa SS Maria di Costantinopoli.pdf

TORINO. ALLA RICERCA DEI TESORI PERDUTI – Lavorare insieme per…

Concorso per classi e studenti delle Scuole Secondarie Superiori e Accademie di Belle Arti di Torino e Provincia. Anno scolastico 2006-2007 – fotografie, racconti e poesie per i Tesori perduti della Valle di Susa.
 
L’ Univoca  –  Unione Volontari Culturali Associati indice un concorso  dal titolo “Alla ricerca dei tesori perduti. Lavorare insieme per…” rivolto alle classi e ai singoli studenti delle Scuole Secondarie Superiori e Accademie di Belle Arti.

Obiettivo del concorso è recuperare, almeno alla nostra memoria, quei tesori architettonici, ambientali e folcloristici considerati minori e che sono nascosti o dispersi nella Valle di Susa. Con la dicitura “Tesori da salvare” si intendono tutti quei beni minori (archeologici, artistici, architettonici, naturalistici, folcloristici e strutture fortificate) che hanno caratterizzato nel tempo la Valle di Susa e che oggi per incuria, abbandono o dimenticanza rischiano di perdersi per sempre. Cercandoli ed evidenziandoli con il linguaggio grafico, poetico o pittorico specifico di ogni ambito scolastico si proverà almeno idealmente a fermarne il degrado.
 
Attraverso l’elaborazione di semplici immagini fotografiche, letterarie e pittoriche, si può partecipare al concorso comunicando l’adesione compilando il form scaricabile dal sito http://www.univoca.org/tesoriperduti

Per facilitare la ricerca e avere una visione d’insieme dei “Tesori da salvare” le classi o i singoli studenti visitando il sito http://www.univoca.org/tesoriperduti/news.asp possono scaricare l’immagine della Valle di Susa che contiene l’indicazione di alcune località nelle quali esistono beni minori e meno noti da salvare.
Analogamente si può scaricare un’indicativa e non esaustiva lista di beni minori e meno noti; tale lista potrà essere aggiornata da tutti i partecipanti con la proposta di altri tesori da tutelare. L’Elenco è stato redatto con la collaborazione dei Sindaci e degli Assessori alla Cultura dei Comuni della Valle di Susa che hanno aderito al progetto e con alcune Associazioni di Volontariato Culturale.
 
La collaborazione con le scuole è stata attivata per:

 – promuovere la coscienza e la conoscenza del mondo del volontariato
 – promuovere il valore della comunicazione e dello scambio sinergico delle informazioni.
 
Il progetto ha una funzione educativa perché vuole:

– sviluppare negli studenti capacità di comunicazione in relazione a un tema preciso;
– invogliare gli studenti a seguire un metodo di lavoro coerente proposto come un gioco all’interno del sito
– sviluppare l’attenzione all’ambiente circostante (naturale o culturale)
– sviluppare la tutela e la conservazione dei beni naturali o culturali considerati minori e che si disperdono nell’indifferenza di tanti.
 
Anche nei confronti della comunità si sviluppa una funzione educativa: far capire il senso e il valore delle tematiche di tutela e conservazione.
 
Il filo rosso che collega i partners del progetto permette di attivare:
 – rapporti di reciprocità tra la scuola, il mondo della cultura e il territorio.
 – rapporti di collaborazione e convergenza su temi specifici tra Enti, privati, associazioni.

CONCORSO PER LE CLASSI

Si propone alle classi delle Scuole Secondarie Superiori e delle Accademie di Belle Arti di Torino e Provincia un concorso che prevede di sviluppare un percorso di ricerca e approfondimento sui tesori perduti, ovvero sui beni minori da salvare. Tale percorso terminerà il 30 marzo 2007. La partecipazione a questa sezione del concorso è aperta all’intera classe o a più gruppi di studenti della stessa classe (minimo 5 studenti per gruppo). Le classi o i gruppi potranno presentare un solo elaborato.
Gli insegnanti e gli studenti interessati a questa sezione del concorso possono mettersi in contatto con la segreteria organizzativa all’indirizzo e-mail: tesoriperduti@univoca.org per approfondire le modalità operative e avviare il percorso di ricerca che sarà costantemente monitorato.
È previsto un contributo alle classi per casi particolari segnalati dalla Presidenza o dal Collegio Docenti.


CONCORSO PER SINGOLI STUDENTI

I singoli studenti delle Scuole Secondarie Superiori e Accademie di Belle Arti sono invitati a partecipare al concorso secondo le modalità di seguito indicate:

BANDO DEL CONCORSO FOTOGRAFICO

Gli studenti dovranno inviare, singolarmente, la stampa (b/n o colori) in formato 10 x 15 di una sola fotografia che sottolinei, esalti, renda testimonianza di un tesoro perduto o che si sta disperdendo della Valle di Susa (per l’elenco dei “Tesori” consulta la pagina “Elenco dei tesori da salvare”).

BANDO DEL CONCORSO LETTERARIO E POETICO

Gli studenti sono invitati ad inviare una breve poesia o in alternativa un breve racconto di 1 o 2 cartelle (massimo 8.000 battute spazi inclusi) che descriva, rivitalizzi o fantastichi su un tesoro perduto o che si sta disperdendo della Valle di Susa (per l’elenco dei “Tesori” consulta la pagina “Elenco dei tesori da salvare”).
Per partecipare al concorso è necessaria una preiscrizione da effettuarsi compilando il seguente form.
Un singolo studente può partecipare ad entrambi i concorsi.
Tutti i materiali dovranno pervenire entro le ore 18,00 del 10 marzo 2007 alla sede di UNI.VO.C.A. – via Toselli 1 – 10129 Torino.
 
PREMI

Concorso per le classi
Gli elaborati saranno scelti da una giuria composta da un rappresentante dei docenti, un rappresentante di UNI.VO.C.A., un critico d’arte.

L’ammontare del premio è di Euro 1.500,00 che sarà suddiviso tra tutti gli studenti della classe o del gruppo (minimo 5 studenti) vincitore del concorso.

Concorso per singoli studenti

Gli elaborati fotografici saranno scelti da una giuria composta da un rappresentante dei docenti, un rappresentante di UNI.VO.C.A., un esperto fotografo. Al primo, secondo e terzo classificato andranno rispettivamente buoni acquisto del valore di Euro 100,00, Euro 75,00 e Euro 50,00.

Gli elaborati letterari saranno scelti da una giuria composta da un rappresentante dei docenti, un rappresentante di UNI.VO.C.A., un giornalista. Al primo, secondo e terzo classificato andranno rispettivamente buoni acquisto del valore di Euro 100,00, Euro 75,00 e Euro 50,00.

I premi/buoni acquisto sono offerti da UNI.VO.C.A. e da varie ditte di attrezzature sportive, prodotti informatici e prodotti editoriali della Valle di Susa e Torino.

L’elenco degli sponsor sarà leggibile nella pagina “News” del sito
http://www.univoca.org/tesoriperduti/news.asp a fine febbraio 2007.

La premiazione avverrà durante l’inaugurazione della mostra in luogo e data da definire (vd. pagina “News”).
 
Tutti gli elaborati pervenuti saranno valorizzati nel seguente modo:

inserimento nella mostra itinerante per Torino e la Valle di Susa (a partire da maggio 2007). L’elenco delle tappe della mostra sarà visibile nella pagina “News” a fine aprile;
–   inserimento nel Quaderno del Volontariato Culturale n. VII che viene inviato   agli Enti, alle Istituzioni e alle Biblioteche di Torino e presentato annualmente alla Fiera del Libro;
 – inserimento dell’elenco degli studenti, delle scuole e degli insegnanti che  hanno partecipato ai concorsi nella pagina “Risultati”.

Informazioni: e-mail: tesoriperduti@univoca.org

 

Email: tesoriperduti@univoca.org

ARTIGIANATO E CULTURA POPOLARE.

L’artigianato è stato da sempre un’asse portante dell’economia locale.
Circa mezzo secolo addietro era consueto imbattersi in botteghe di fabbri, cordai, carradori, sellai, maniscalchi, scalpellini, calzolai, maestri d’ascia, scultori, ecc……
Oggi i loro manufatti costituiscono vere opere d’arte, tanto più ricercate se si considera che le antiche maestranze rischiano di scomparire e che gli artigiani, per l’età avanzata e per l’incidere delle tecniche, si sono quasi tutti ritirati dalle loro attività.
Un esempio classico d’artigianato quasi in via di estinzione è quello del carradore e ad Agrigento il 27 gennaio del 2006 cessava di vivere proprio uno degli ultimi maestri carradori siciliani del 900, il maestro Raffaele La Scala. (www.raffalelascala.it ).

Sarebbe utile ed opportuno che questi ultimi artigiani fossero considerati per la loro abilità, perizia, costanza e capacità creativa, dei patrimoni nazionali da proteggere perché ci permettono di ammirare esemplari di una tradizione unica ed autentica nel suo genere, frutto dell’esperienza accumulata in tanti anni di certosino lavoro svolto con passione ed accurata ricerca dei particolari, ma soprattutto ci ha lasciato una testimonianza in cui sopravvive ancora una cultura popolare capace di tramandare e valorizzare l’immagine delle nostre più profonderadici.                                                                                                          

Info:
tel 360 398231   0922 604966

Autore: Marcello La Scala

Email: info@raffaelelascala.it

PARMA. La situazione della Chiesa di San Francesco del Prato di Parma.

Si tratta della chiesa più ampia della città, superando in dimensioni il vicino Duomo, e pur vantando oltre 8 secoli di storia, si trova in uno stato di totale abbandono.
Fu fondata attorno al 1200 dai primi frati francescani giunti a Parma, che la costruirono grazie ai contributi spontanei degli stessi cittadini che offrirono manodopera e materiali, fino a realizzare uno dei maggiori esempi di gotico francescano di tutto il nord Italia.
 
Innumerevoli sono le simbologie numeriche utilizzate nell’edificazione, che inoltre è stata costruita in modo da creare giochi di luce di estremo interesse. Infatti l’orientamento di San Francesco del Prato è tale da essere perfettamente allineato con i raggi del sole nascente del solstizio di inverno e con quelli del tramonto del solstizio di estate che entrando dal rosone illuminano totalmente il tempio. Il rosone stesso si presta a varie interpretazioni esoteriche e religiose, così come la collocazione della chiesa all’interno del tessuto cittadino, che è tale da formare un perfetto rettangolo aureo con gli altri monasteri della città.
 
L’interno fu totalmente affrescato dai migliori artisti emiliani del 1400, e tutto l’apparato decorativo non subì nessun danno o modifica fino all’inizio del 1800, anno in cui in seguito alle soppressioni napoleoniche i francescati furono cacciati, le opere d’arte distrutte e disperse, mentre la chiesa e l’annesso convento furono tristemente trasformati in carcere maschile.
 
Gli spazi interni vennero quindi suddivisi in vari piani che furono utilizzati per ricavarne celle e una falegnameria per detenuti nella navata centrale, e perfino il campanile venne trasformato in modo da accogliere le celle di rigore. Al tempo stesso nella facciata e lungo i fianchi della chiesa, furono aperte numerose finestre per dare luce agli ambienti carcerari.
 
Tale situazione è durata fino a circa 15 anni fa, quando il nuovo carcere di Parma è stato costruito in una zona periferica, con il contributo dei frati francescani che tutt’ora si occupano dei suoi detenuti. Le pareti carcerarie sono state quindi abbattute rivelando dopo 200 anni tutto il fascino della chiesa, nonchè ampi brani di affreschi che sono sopravvissuti al di sotto della tinta grigia data al carcere.

A questo punto i cittadini di Parma hanno raccolto 30.000 firme per fare in modo che la chiesa fosse ridata ai francescani e riaperta finalmente al culto, a cui fu sottratta forzatamente.
Nel 2001 in vista che tutto ciò accadesse, prima dei tanto attesi lavori di restauro, la chiesa è stata riaperta per circa 3 mesi in modo tale da essere mostrata ai cittadini che hanno riposto entusiasticamente con oltre 50.000 visitatori.
 
Contrariamente a quanto promesso da allora San Francesco del Prato è in stato di totale abbandono, nessun restauro è stato fatto e i piccioni continuano a nidificare sulle pareti coperte da affreschi del 1400. Una sentenza l’ha infatti data in uso all’università di Parma, che se ne sta disinteressando completamente, nonostante gli appelli dei francescani, e dell’apposito comitato cittadino che vorrebbe vederla riconsacrata e riaperta a parmigiani e turisti. Nonostante alcuni istituti creditizi cittadini e alcune grandi aziende si siano offerte di finanziare i lavori di restauro, non è ancora stato fatto nulla.
 
Speriamo che qualcuno possa fare qualcosa per salvare questo monumento e restituirlo alla sua vera funzione religiosa, che riporterebbe giustamente alla luce l’importanza per la città e per il nord Italia di un monumento così carico di storia e fascino.

E’ inaccetabile pensare che il nostro patrimonio artistico ora come 2 secoli fa, venga abbandonato a se stesso e ulizzato in modo improprio. E’ necessario quindi sbloccare questa situazione rispettando la volontà dei cittadini di Parma, ridando a questo luogo la sua antica funzione e bellezza.

Info
rivolgersi a Padre Celso dei frati francescani di Parma telefonando o inviando un fax allo 0521/282079.
La chiesa e l’ex carcere sono inoltre visitabili su richiesta.
L’indirizzo è: FRATI MINORI CONVENTUALI – CONVENTO DI SAN FRANCESCO – VIA DEL PRATO 4 – 43100 PARMA.

Autore: Elvis Piovani

Link: http://www.parmaitaly.com/carcere.html

Email: e.piovani@alice.it