Archivi categoria: Beni da salvare

PADOVA. Salviamo gli affreschi di Giotto.

Appello promosso da Chiara Frugoni con Alessandro Nova e Steffi Roentgen per preservare il ciclo giottesco nella Cappella degli Scrovegni, minacciato da alcuni recenti progetti edilizi.
Gli affreschi di Giotto della Cappella Scrovegni a Padova corrono il rischio di essere distrutti perché la delicatissima situazione idro-geologica sottostante sarà modificata inesorabilmente dalla progettata costruzione di un Auditorium a meno di 200 metri dalla cappella.
Nella stessa zona esiste anche il progetto di un grattacielo di 104 metri ed è stato appena ultimato un parcheggio, cioè una vasta cementificazione che ha modificato l’assorbimento delle piogge nel terreno.
I risultati di uno studio affidato dal Comune nel 2011 a tre ingegneri sulle eventuali conseguenze che la costruzione dell’Auditorium avrebbe sull’area circostante, sono possibilisti, ma segnalano che la falda profonda dell’area Auditorium è in collegamento con quella della Cappella.
È evidente che non si può affidare a un progettista di una nuova opera la salvaguardia dell’ambiente né richiedergli il verdetto sulla possibilità che l’Auditorium danneggi o meno la Cappella, nell’immediato o negli anni futuri.
Chiediamo che prima che inizi la costruzione dell’Auditorium, si realizzino opere di massima salvaguardia del sottosuolo della Cappella, possibilmente a seguito di un concorso internazionale.
Quanto valgono gli affreschi di Giotto, rispetto ai vantaggi portati dalle nuove costruzioni?
Non lasciamo soli i padovani a discuterne il prezzo, perché non c’è prezzo.

Per firmare l’appello: http://savegiotto.com/

Autore: Chiara Frugoni

Link: http://savegiotto.com/

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line

FABRIANO (An). La Chiesa del Crocifisso.

In via delle Fontanelle, vicino al ponte della Canizza, esiste un chiesetta intitolata al Crocifisso delle Fontanelle.
Anticamente dipendeva dalla chiesa di S.Nicolò, già sede di una confraternita, la quale festeggiava il 14 settembre con solennità l’Esaltazione della Croce ed era insignita di speciali indulgenze.
Sull’altare c’è un quadro del Loreti con la scritta Tueor hanc urbem.
L’edificio oggi  si presenta in una situazione precaria e vergognosa; una parte è già crollato.
Dall’entrata, sullo sfondo si nota l’opera del Crocifisso lasciata in balia delle intemperie e delle sterpaglie che occupano tutta la chiesa.
 
Fonte: Pianeta Appennino, 28/05/2010

Info: Federico Uncini. hooks79@aliceposta.it

Paolo CAMPIDORI La Villa di Lorenzo il Magnifico a Careggi.

La Villa di Careggi di Lorenzo il Magnifico era ubicata, come il nome dice, a Careggi, nei sobborghi di Firenze, o meglio, come allora si diceva in campagna. Non dobbiamo pensare che Careggi ai tempi di Lorenzo fosse come oggi, occupato da una grande struttura, una città nella città.


L’intero articolo si trova in www.auditorium.info, alla pagina vai 

Autore: Paolo Capidori

TORINO. Bresso: Lo Stato compri Stupinigi.

Lo Stato acquisisca la Palazzina di Caccia di Stupinigi per il Demanio e poi la affidi a un gestore in grado di valorizzarla come merita. L’attuale proprietà, la Fondazione Ordine Mauriziano, non ha le risorse necessarie.
E’ quanto pensa Mercedes Bresso, la presidente della Regione, che con la Fondazione Crt, guidata da Andrea Comba, ha investito nel recupero della residenza ingenti fondi.

Gli ultimi sono 4 milioni di euro, ai quali la Fondazione Crt ne ha aggiunti 2,5. Partecipano a un portafoglio di 8 milioni, comprensivo di denaro di Stato, che dalla fine del 2005 è speso per offrire nuovi impianti di riscaldamento, sicurezza ed accoglienza alla Reggia.
Le opere, sotto egida del Soprintendente Francesco Pernice, sono dirette da Luisa Papotti e Daniela Biancolini. Vennero presentate il 15 gennaio 2007 dagli architetti Maurizio Momo e Aimaro Isola, accompagnati da Maurizio Guaitoli, commissario della Fondazione Ordine Mauriziano. Dissero che i cantieri avevano già realizzato il 70 per cento dei lavori e che sarebbero finiti in un anno, nel 2008. Il 2008 è giunto e i lavori potrebbero terminare, salvo sorprese, entro l’estate.

Seguirebbe il riallestimento museale, ma per ora non è ancora finanziato. Non è solo questione di soldi, anche di regia. Bisogna chiarire il ruolo che la Palazzina assumerà fra le regge sabaude e in che modo.
Nel frattempo Papotti, Biancolini, Momo e Isola hanno messo a frutto le risorse disponibili. I lavori hanno coinvolto l’appartamento di Levante, realizzato da Benedetto Alfieri, fino a raggiungere la grande sala da ballo di Juvarra. Qui sono state consolidate le scalinate di accesso. Gli ambienti hanno ricevuto idonei impianti di riscaldamento e antifurto.

Mentre nei locali sottostanti, nella cucina con forno che nell’Ottocento sfornava le pizze care alla Regina Margherita, si sono ricavati gli spazi di una caffetteria.

L’attigua galleria dei ritratti è stata predisposta come foyer d’accoglienza. Con un’ardita scala di pietra e cristalli introdurrà al nuovo percorso di visita.
Ma quando verrà riallestito? La domanda per ora non ha risposta. Il piano dei lavori un anno fa prevedeva che la Soprintendenza guidata da Carlenrica Spantigati si occupasse del restauro dei beni artistici dell’appartamento del Re e della Regina. Gli interventi pare siano programmati entro l’estate.

Al termine dovrebbero essere invece riplasmati i giardini, per presentare trasfigurata l’intera residenza entro il 2011.
Ma sono tempi sui quali è difficile oggi avere conferme. Per tutto il 2007 nessuno ha voluto più pronunciarsi.

Così ben venga Mercedes Bresso a smuovere le acque: «Chiederò alla Stato di fare la sua parte. Noi faremo la nostra. Lo Stato acquisti la Palazzina. La Regione è pronta ad attivarsi affinchè il bene possa essere valorizzato tramite un apposito gestore, magari un’idonea fondazione».

 

Autore: Maurizio Lupo

Fonte:La Stampa

RICENGO (Cr). Una Villa Veneta in Lombardia – Villa Obizza.

Villa Obizza di Bottaiano, piccolo borgo nel Comune di Ricengo (Cremona), è l’unico esempio di grande dimora storica lombarda realizzata secondo i canoni e gli stili architettonici delle famose ville venete. Voluta da Giò Matteo Obizzi, consigliere della città di Crema, alla fine del 1600 la villa venne terminata nel 1702 come risulta da due epigrafi poste sull’edificio. Un secolo più tardi cominciava un progressivo abbandono e, se nell’area della villa continuava l’attività agricola, l’edificio adibito a residenza divenne deposito per le derrate, anche se nel 1912 venne posta sotto vincolo artistico.Passata di mano da un proprietario all’altro questo monumento, già inserito peraltro fin dal 1996 nell’Elenco del Patrimonio mondiale dell’Umanità dell’UNESCO, rischia, per un persistente stato di degrado e di abbandono che perdura da oltre quindici anni, di crollare se non si interviene con un restauro di consolidamento strutturale.
Un’azione di restauro che deve prevedere, già una successiva azione di gestione, di promozione e di fruizione al fine di poter dialogare con il territorio e con i suoi attori.
Ed agendo proprio in un’ottica di pianificazione culturale, dove lo sviluppo del territorio viene attuato anche attraverso un bene di natura culturale, questa villa potrà essere salvata e riutilizzata in un’ottica di condivisione di strategie e obiettivi
Alla fine del 2005 viene costituito, dopo una serie di incontri preparatori realizzati per sensibilizzare l’opinione pubblica, l’Associazione Amici di Villa Obizza.

L’Associazione, nel febbraio 2006, riesce a fare siglare un protocollo d’intesa tra la Soprintendenza per i Beni Culturali (Arch. Luca Rinaldi) e la provincia di Cremona, inserendo la Villa negli otto edifici in emergenza da mettere al più presto in sicurezza. Nel luglio 2006 la Provincia di Cremona firma con la proprietà della Villa una dichiarazione d’intenti per l’acquisto entro sei mesi.
Ad oggi, individuato il tipo di soggetto giuridico, che dovrà diventare proprietario della Villa, viene costituita una Fondazione in partecipazione tra pubblico e privato.

Alla Fondazione aderiscono, oltre alla Provincia di Cremona e al Comune di Crema e al comune di Ricengo, altri dieci Comuni limitrofi e una quindicina fra aziende e privati, una sinergia tra pubblico e aziende in un’ottica di cultura d’impresa. Insieme si adoperano per raccogliere i 190 mila euro necessari all’acquisto.
 
La Villa sarà acquistata e il Ministero parteciperà con un finanziamento di 270 mila euro per la messa in sicurezza, che non avrebbe potuto essere elargito se la villa fosse rimasta in mano privata. E’ stata decretata dalla Soprintendenza l’immediata cantierabilità dell’edificio, ed i lavori di recupero partiranno a settembre.
Le leggende popolari hanno da sempre tramandato la storia della Villa Obizza, ora, nonostante l’incuria degli uomini, la memoria e le tradizioni del passato, combattono contro l’oblio e rivivono ogni qualvolta ci si ferma ad ammirare la maestà di una villa veneta nella semplicità della campagna cremasca.