Archivi categoria: Beni da salvare

ARTIGIANATO E CULTURA POPOLARE.

L’artigianato è stato da sempre un’asse portante dell’economia locale.
Circa mezzo secolo addietro era consueto imbattersi in botteghe di fabbri, cordai, carradori, sellai, maniscalchi, scalpellini, calzolai, maestri d’ascia, scultori, ecc……
Oggi i loro manufatti costituiscono vere opere d’arte, tanto più ricercate se si considera che le antiche maestranze rischiano di scomparire e che gli artigiani, per l’età avanzata e per l’incidere delle tecniche, si sono quasi tutti ritirati dalle loro attività.
Un esempio classico d’artigianato quasi in via di estinzione è quello del carradore e ad Agrigento il 27 gennaio del 2006 cessava di vivere proprio uno degli ultimi maestri carradori siciliani del 900, il maestro Raffaele La Scala. (www.raffalelascala.it ).

Sarebbe utile ed opportuno che questi ultimi artigiani fossero considerati per la loro abilità, perizia, costanza e capacità creativa, dei patrimoni nazionali da proteggere perché ci permettono di ammirare esemplari di una tradizione unica ed autentica nel suo genere, frutto dell’esperienza accumulata in tanti anni di certosino lavoro svolto con passione ed accurata ricerca dei particolari, ma soprattutto ci ha lasciato una testimonianza in cui sopravvive ancora una cultura popolare capace di tramandare e valorizzare l’immagine delle nostre più profonderadici.                                                                                                          

Info:
tel 360 398231   0922 604966

Autore: Marcello La Scala

Email: info@raffaelelascala.it

PARMA. La situazione della Chiesa di San Francesco del Prato di Parma.

Si tratta della chiesa più ampia della città, superando in dimensioni il vicino Duomo, e pur vantando oltre 8 secoli di storia, si trova in uno stato di totale abbandono.
Fu fondata attorno al 1200 dai primi frati francescani giunti a Parma, che la costruirono grazie ai contributi spontanei degli stessi cittadini che offrirono manodopera e materiali, fino a realizzare uno dei maggiori esempi di gotico francescano di tutto il nord Italia.
 
Innumerevoli sono le simbologie numeriche utilizzate nell’edificazione, che inoltre è stata costruita in modo da creare giochi di luce di estremo interesse. Infatti l’orientamento di San Francesco del Prato è tale da essere perfettamente allineato con i raggi del sole nascente del solstizio di inverno e con quelli del tramonto del solstizio di estate che entrando dal rosone illuminano totalmente il tempio. Il rosone stesso si presta a varie interpretazioni esoteriche e religiose, così come la collocazione della chiesa all’interno del tessuto cittadino, che è tale da formare un perfetto rettangolo aureo con gli altri monasteri della città.
 
L’interno fu totalmente affrescato dai migliori artisti emiliani del 1400, e tutto l’apparato decorativo non subì nessun danno o modifica fino all’inizio del 1800, anno in cui in seguito alle soppressioni napoleoniche i francescati furono cacciati, le opere d’arte distrutte e disperse, mentre la chiesa e l’annesso convento furono tristemente trasformati in carcere maschile.
 
Gli spazi interni vennero quindi suddivisi in vari piani che furono utilizzati per ricavarne celle e una falegnameria per detenuti nella navata centrale, e perfino il campanile venne trasformato in modo da accogliere le celle di rigore. Al tempo stesso nella facciata e lungo i fianchi della chiesa, furono aperte numerose finestre per dare luce agli ambienti carcerari.
 
Tale situazione è durata fino a circa 15 anni fa, quando il nuovo carcere di Parma è stato costruito in una zona periferica, con il contributo dei frati francescani che tutt’ora si occupano dei suoi detenuti. Le pareti carcerarie sono state quindi abbattute rivelando dopo 200 anni tutto il fascino della chiesa, nonchè ampi brani di affreschi che sono sopravvissuti al di sotto della tinta grigia data al carcere.

A questo punto i cittadini di Parma hanno raccolto 30.000 firme per fare in modo che la chiesa fosse ridata ai francescani e riaperta finalmente al culto, a cui fu sottratta forzatamente.
Nel 2001 in vista che tutto ciò accadesse, prima dei tanto attesi lavori di restauro, la chiesa è stata riaperta per circa 3 mesi in modo tale da essere mostrata ai cittadini che hanno riposto entusiasticamente con oltre 50.000 visitatori.
 
Contrariamente a quanto promesso da allora San Francesco del Prato è in stato di totale abbandono, nessun restauro è stato fatto e i piccioni continuano a nidificare sulle pareti coperte da affreschi del 1400. Una sentenza l’ha infatti data in uso all’università di Parma, che se ne sta disinteressando completamente, nonostante gli appelli dei francescani, e dell’apposito comitato cittadino che vorrebbe vederla riconsacrata e riaperta a parmigiani e turisti. Nonostante alcuni istituti creditizi cittadini e alcune grandi aziende si siano offerte di finanziare i lavori di restauro, non è ancora stato fatto nulla.
 
Speriamo che qualcuno possa fare qualcosa per salvare questo monumento e restituirlo alla sua vera funzione religiosa, che riporterebbe giustamente alla luce l’importanza per la città e per il nord Italia di un monumento così carico di storia e fascino.

E’ inaccetabile pensare che il nostro patrimonio artistico ora come 2 secoli fa, venga abbandonato a se stesso e ulizzato in modo improprio. E’ necessario quindi sbloccare questa situazione rispettando la volontà dei cittadini di Parma, ridando a questo luogo la sua antica funzione e bellezza.

Info
rivolgersi a Padre Celso dei frati francescani di Parma telefonando o inviando un fax allo 0521/282079.
La chiesa e l’ex carcere sono inoltre visitabili su richiesta.
L’indirizzo è: FRATI MINORI CONVENTUALI – CONVENTO DI SAN FRANCESCO – VIA DEL PRATO 4 – 43100 PARMA.

Autore: Elvis Piovani

Link: http://www.parmaitaly.com/carcere.html

Email: e.piovani@alice.it

PAPASIDERO (Cs). Incontro Soprintendenza Regionale (arc. Prosperetti)-Comitato Civico santuario.

Il Comitato Civico per la Tutela del Santuario di S. Maria di Costantinopoli – Papasidero rende nota la propria richiesta di un urgente INCONTRO inoltrata in data 19/01/07 alla Soprintendenza Regionale per i Beni architettonici e del Paesaggio della Calabria, all’attenzione dell’Arc. Prosperetti, in modo da poter esprimere al meglio le proprie osservazioni e perplessità a riguardo dei lavori di “restauro” subiti dal sito storico artistico e naturalistico papasiderese; intanto da Roma anche il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha fatto sapere che sta prendendo informazioni sulla vicenda come notificato ad alcuni membri del Comitato stesso.
Auspichiamo pertanto che l’interessamento del Ministero a livello centrale e delle innumerevoli associazioni culturali-ambientaliste, riviste d’arte e guide escursionistiche che continuano ogni giorno ad esprimere il proprio sostegno alla nostra iniziativa facciano riflettere quanti sono in grado di provvedere alla risoluzione del problema in termini di vero restauro.
Da oramai troppi mesi, molti cittadini hanno cercato come noi un dialogo costruttivo con la Soprintendenza provinciale di Cosenza ma con nostro profondo rammarico constatiamo che, come balza agli occhi anche di un profano, colorazioni non fedeli alla memoria storica del santuario e cemento in abbondanza, contenente anche orrendi ganci metallici sulla rupe, permangono nel sito in questione sopra il fiume Lao, in area sottoposta a specifici e molteplici vincoli paesaggistici ed ambientali. Stiamo portando avanti una civile iniziativa di sensibilizzazione nei confronti degli enti preposti e della popolazione calabrese e non solo, anche mediante una petizione on line il cui testo è consultabile via internet al link: http://www.petizionexcostantinopoli.blogspot.com/

Non ci piacciono assolutamente le polemiche sterili che non portano a nulla, siamo convinti al contrario che il dialogo democratico con le Istituzioni, quelle però che rispondono realmente ai cittadini, sia la vera strada percorribile per il recupero del santuario di S. Maria di Costantinopoli a Papasidero, recupero che ci sembra assolutamente possibile e doveroso all’indomani dell’abbattimento dell’ecomostro di Copanello, annunziato come un chiaro segnale dell’intenzione della regione Calabria di contrastare l’abuso di cemento effettuato a discapito del paesaggio calabrese, anche confortati dalle parole del sindaco di Papasidero che in uno dei suoi ultimi comunicati stampa definisce assolutamente “reversibili” gli interventi subiti dal sito in oggetto.
Speriamo che si dimostri presto nei fatti l’intenzione di fare finalmente qualcosa per il luogo di culto papasiderese animati dall’amore e dal rispetto del bello e dell’antico riportando il campanile alla colorazione realmente attestata dalla memoria storica del monumento, rimuovendo materiali inopportuni ed indecorosi dalla rupe e, una volta effettuati gli opportuni interventi di ingegneria naturalistica, ponendo a dimora piante della macchia mediterranea tra gli anfratti della roccia da svuotare del materiale sintetico presente,  laddove crescevano un tempo gli alberi presenti nell’abbondante documentazione fotografica relativa, alberi che andavano rispettati e non rimossi brutalmente, sepolti dal cemento o soffocati da resine sintetiche anche in considerazione del fatto che si  parla di un Sito di Interesse Comunitario (UE) oltre che Zona di Protezione Speciale, Riserva naturale orientata dello Stato “Valle del Fiume Lao” e, se vale ancora qualcosa, di uno dei simboli più belli del Parco Nazionale del Pollino dove tagliare anche solo un cespuglio senza le giuste autorizzazioni e valutazioni ad un comune cittadino può costare molto caro.

Comitato Civico per la Tutela del Santuario di S. Maria di Costantinopoli – Papasidero

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PAPASIDERO (Cs). Costituito il Comitato Civico per la tutela del Santuario di S. Maria di Costantinopoli.


Autore: Giovanni N. Roviello

GIAPPONE. Opere italiane rubate.

Il Giappone sarebbe un’importante meta di opere d’arte trafugate in Italia. Lo ha scritto ieri in una corrispondenza da Roma il quotidiano nipponico Yomiuri, precisando che l’attenzione degli inquirenti si sarebbe concentrata su una cinquantina di pezzi esposti al museo Miho, aperto nel 1997 da un’associazione shintoista a Koka, sui monti della turistica provincia occidentale di Shiga.
Tra tali pezzi come indicato dallo stesso sito web del museo figurano un vasto affresco di un giardino con uccelli e varie statue di stile ellenistico.
Stando allo Yomiuri le autorità italiane sospettano che le opere siano giunte in Giappone tramite un’organizzazione di trafficanti con base in Svizzera, a Basilea, e ramificazioni attive in Giappone fin dagli anni Novanta.

 

Fonte:Il Giornale

PAPASIDERO (Cs). Costituito il Comitato Civico per la tutela del Santuario di S. Maria di Costantinopoli.

Il testo costitutivo recita:

Noi Cittadini PAPASIDERESI ed Amici del patrimonio artistico e naturale di PAPASIDERO, accogliendo volentieri l’invito dell’Associazione nazionale ItaliaNostra che, nella persona del presidente nazionale Carlo Ripa di Meana, a cui va tutta la nostra riconoscenza ed affetto, ha manifestato grande attenzione alla situazione del nostro Santuario di S. Maria di Costantinopoli assieme allo storico d’arte Paolo Damiano Franzese, alla prof.ssa Teresa Liguori, consigliere nazionale di ItaliaNostra, al prof. Domenico Maio, presidente della sezione di ItaliaNostra di Fuscaldo, al Dr.Ugo Manco, presidente della sezione ItaliaNostra ‘Riviera dei Cedri’, all’avv. Francesco Bevilacqua, giornalista ambientalista, al Prof. Saverio Napolitano socio della Deputazione della Storia Patria per la Calabria, al giornalista ed ambientalista Francesco Cirillo, al Movimento Ambientalisti del Tirreno, al Co.S.A. (Comitato Salute ed Ambiente) del Pollino, al GruppoArcheologico sez. Pollino, all’Associazione Guide Ufficiali del Parco del Pollino, allo staff di Mecenate.info rivista dei beni culturali, al WWF POLLINO CALABRESE, alla redazione di Arsetfuror, periodico nazionale di cultura artistica e di informazione ed altri ancora……

CHIEDIAMO

agli ENTI preposti che vengano prese tutte le iniziative consone e opportune per la tutela del Santuario di Santa Maria di Costantinopoli, gioiello da salvaguardare nel PARCO NAZIONALE DEL POLLINO, in un territorio che è interessato anche dal Sito di Importanza Comunitaria “Valle del Fiume Lao” oltre che dalla Zona di Protezione Speciale  IT9310303, con particolare riguardo al ripristino:
1.della situazione originaria del CAMPANILE con la colorazione originaria riportata nella documentazione fotografica presente al link www.petizionexcostantinopoli.blogspot.com , dato che è quella riportata da tutte le testimonianze fotografiche, cartoline e libri riguardanti Papasidero, colorazione che da sempre abbiamo conosciuto ed a cui siamo affezionati;
2.della ROCCIA per la quale chiediamo la rimozione dei ganci metallici, del cemento o materiale sintetico che la rende di un colore artificiale, anche per permettere alle piante della macchia mediterranea di crescere nuovamente sulla rupe creando la cornice stupenda che rivogliamo.
Questo noi chiediamo dato che non è ammissibile cancellare col cemento o colorazioni non fedeli a quanto memorizzato da sempre nell’immaginario collettivo, il sapore di antico di un luogo che per la nostra comunità ha un significato molto profondo, in nome di una propria teoria di “restauro”.
Invitiamo infine i Calabresi e in generale quanti amano la Calabria innanzitutto a vegliare sul patrimonio storico artistico e naturale di questa terra stupenda e a sostenerci in questa civile battaglia culturale firmando, come stanno già facendo in molti da tutta Italia, la petizione online al link www.petizionexcostantinopoli.blogspot.com .

COMITATO  CIVICO  PER LA TUTELA DEL SANTUARIO DI S. MARIA DI COSTANTINOPOLI

 

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