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STUPINIGI (Nichelino – To): VISITA ALLA REGGIA – La solita incuria il giorno dopo il ritrovamento dei mobili.

La Stupinigi degli scandali nelle mani dell’elettricista. Entrare alla reggia è un’impresa. Dominano caos e improvvisazione.

C’è chi arriva da Londra, dalla Francia, da Pavia, o dalla parte opposta di Torino. Comitive di amici, famiglie con passeggini al seguito, coppiette di fidanzati.

“Che bella Stupinigi. Chissà se si può visitare il parco: i colori sono meravigliosi”, commenta una signora francese entrando distratta nell’atrio del museo della Palazzina di Caccia. Ma il suo sorriso si trasforma subito in smorfia di delusione, guardando la braccia del custode che mima il gesto di chiusura. “L’ultimo turno di visite inizia alle 15,15. Spiacenti, riapriamo venerdì prossimo”. Altri arrivano alla spicciolata e poi se ne vanno insieme, imbronciati. I custodi sospirano: “Non possiamo farci niente: queste sono le disposizioni del Mauriziano”.

Tre giorni di apertura alla settimana: dal venerdì alla domenica. Sei turni di visita al giorno, per un massimo di 40 persone alla volta. E’ la regola. E leggendo con attenzione i cartelli si scopre anche che si tratta di visite “accompagnate” e non “guidate”: i custodi dovrebbero limitarsi a condurre le persone attraverso le sale senza apire bocca. Dovrebbero.

In realtà fanno anche da guide. “Come si fa a starsene zitti. Che immagine daremmo alla gente”, dicono. Ieri per sopperire alla mancanza di personale c’era pure un elettricista del Mauriziano nel ruolo di accompagnatore. “Si fa quello che si può di questi tempi…”.

E lì, a due passi dall’atrio, dietro una porta a vetri sorvegliata da un uomo armato, ci sono i mobili rubati nel febbraio del 2004 e ricomparsi, dopo una lunga trattativa tra investigatori e ladri, venerdì notte in un campo di Villastellone. “Davvero sono qui i mobili ritrovati? Figurati se li fanno vedere…”, dice una ragazza stringendosi al braccio del fidanzato.

Una domenica qualsiasi a Stupinigi: duecento visitatori circa. “Nella media”, spiegano all’ingresso. L’unico che fa affari è il caffè del borgo, che accoglie le carovane di “respinti”: quelli che per pochi minuti non sono riusciti ad entrare e si accontentano di fare una passeggiata di fronte al cancello monumentale o di scattare una foto al centro del viale.

Ecco l’altra faccia del museo di Stupinigi, un tesoro offuscato dal tracollo economico-gestionale del Mauriziano: un declino che si ripercorre nella storia grottesca dei mobili del Piffetti e del Bonzanigo, rubati in una notte d’inverno, sotto la neve, mentre un allarme suonava invano. E mica con attrezzature da film: muscoli robusti e un paio di camioncini per trasportare specchiere e cassettoni. A giudicare dalle tracce lasciate è bastato un cacciavite per violare la palazzina, per forzare una porta sul retro.

Un colpo audace, agevolato però dalle “leggerezze” del custode notturno assuefatto, forse anche irritato, da un allarme che spesso scattava a vuoto. “Come adesso, del resto”, ripetono i custodi.

Ma il fatto più clamorso di questo colpo da record è che si è scoperto solo ora, recuperando la refurtiva, che i ladri avevano portato via anche tavolini settecenteschi dal magazzino restauri della Palazzina. Oggetti di grande valore di cui si ignorava il furto e che i ladri avrebbero potuto trattenere impunemente. La stessa noncuranza che in fondo si ritrova oggi al museo, dove a poche settimane dalle olimpiadi invernali, non ci sono cartelli informativi in più lingue o un’accoglienza degna dello splendore della reggia sabauda. E come se non bastasse, ci vorrà del tempo prima di poter vedere tutti i mobili trafugati tornare al loro posto.

Gli esperti della Soprintendenza hanno fatto un inventario completo, annotando meticolosamente i danni riscontrati e la loro entità. “Sono mobili delicati, alcuni avranno bisogno di restauri. I quadri sono in buono stato, sono solo sporchi di terra: basterà ripulirli”. I danni più evidenti riguardano il cassettone a ribalta con incisioni in avorio della seconda metà del ‘700: è rotto in più parti. I decori di alcune specchiere invece si sono frantumati: rimetterli insieme sarà come ricostruire un puzzle.

Autore: Massimiliano Peggio

Fonte:La Stampa

RIVARA (To): Proposta di costituzione di un Comitato Internazionale per la difesa di Villa Colli .

Alcune delle persone cui questo appello per la costituzione di un comitato internazionale per la difesa di Villa Colli è rivolto, sono già al corrente delle vicende legate alla coraggiosa e straordinaria battaglia che da anni gli attuali proprietari, i Signori Chiono, stanno conducendo per salvaguardare un’architettura progettata e realizzata da Giuseppe Pagano e Gino Levi-Montalcini.

La villa, com’è noto, è intimamente legata anche alla vita del compianto filosofo Giorgio Colli. Alla fine degli anni ’90 la famiglia Colli decide di mettere in vendita la villa, che viene acquistata, affinché non venga distrutta, dai Signori Chiono. I quali non ne dispongono unicamente, dopo attenti studi e ricerche, un restauro filologico, ma cercano di aprire la casa a studenti e studiosi, fondando un’associazione culturale e una biblioteca in cui si trovano preziosi volumi di architettura moderna, e non solo. Il tutto, come a volte avviene, senza chiedere nulla in cambio, investendo le proprie energie e il proprio denaro.

Ora tutto questo, che ha il sapore di un miracolo, rischia di essere pregiudicato a causa della presenza della vicina fabbrica di stampaggio che ottiene sempre maggiori privilegi.

In questa battaglia i Chiono non possono, non devono restare soli. La responsabilità per fatti simili ricade su tutti, poiché la tutela del patrimonio culturale deve essere assunta in proprio da ognuno. Né si può credere di scaricare la responsabilità sui cosiddetti uffici competenti: qui, siamo oltre i campi di competenza “tecnici”. Persino il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, venutone a conoscenza, ha chiesto ai Signori Chiono di essere costantemente tenuto al corrente degli sviluppi della vicenda.

Come agire? Iniziative isolate servono unicamente a disperdere le energie, e saranno destinate a conservarsi come testimonianze di persone che hanno speso le loro parole, che hanno offerto un sostegno morale, ma che di più non hanno potuto o saputo fare. Si deve fare di più. Tutti insieme. Altrimenti non se ne esce. Altrimenti si perde. Ipotesi non auspicabile, né tanto meno accettabile, specie nel sessantesimo anniversario della morte di Giuseppe Pagano.

Per chi ne fosse informato per la prima volta, questi in sintesi i punti salienti dei fatti che ci riguardano:

1.la famiglia Chiono intenta più di una causa legale nei confronti della fabbrica di stampaggio e, inoltre, grazie ad un ricorso in Provincia nei confronti del nuovo Piano di Zonizzazione acustica, riesce ad evitare che Villa Colli venga inserita in classe VI, all’interno di un’area esclusivamente industriale, ottenendo l’inserimento in area di classe III, senza tuttavia raggiungere l’obiettivo di vederla inserita in classe I, ovvero in un’area che le spetterebbe di diritto, destinata ad edifici di preminente interesse storico-artistico (come al contrario avviene per altri edifici di valore assai inferiore a Villa Colli).

2.il 20 ottobre 2004, esattamente un anno fa, la famiglia Chiono fonda la “Associazione storico-culturale Extensa Ratio”, tra le cui finalità e scopi vi è la creazione di una biblioteca, iniziativa attraverso la quale si prospettano numerose collaborazioni con importanti biblioteche italiane, a partire dall’Associazione Archivio Storico Olivetti (che il 18 giugno 2005 conferisce a Extensa Ratio 500 volumi), ed estere (fra queste va citato il progetto di gemellaggio con l’Association Alberto Sartoris, che ha sede in Svizzera e con la quale è previsto di dar vita ad un congresso intrenazionale di architettura).

3.subito dopo, l’Associazione Culturale avvia una collaborazione con il Politecnico di Torino che, attraverso la sinergia stabilita con il prof. Bardelli e la dott.ssa Garda, porterà il Politecnico a Rivara per alcuni corsi di studio. L’Associazione ha come scopo principale di promuovere, soprattutto nel mondo giovanile, attività culturali, di conoscenza e tutela del patrimonio storico-architettonico-ingegneristico. Intende inoltre fornire opportunità per attività individuali e di gruppo mirate a sviluppare ed accrescere la conoscenza dei beni architettonici a livello locale ed internazionale ponendo particolare attenzione a progetti rivolti alle scuole. Intende fornire supporti di studio attraverso la consultazione di testi e scritti, con il valore aggiunto di poter studiare il Movimento Moderno in una struttura disegnata e creata da architetti che hanno contribuito a scriverne la storia. Si impegna a promuovere e favorire l’incontro tra studiosi nonché lo scambio di studi e di tecniche scientifiche e di ricerca in ambito nazionale ed internazionale; come pure ad organizzare attività di stage e di formazione al fine di divulgare le conoscenze storiche, architettoniche e ingegneristiche presenti nel territorio locale e oltre.

4.nel luglio 2005 la vicina fabbrica inoltra una nuova istanza per l’ottenimento di una concessione edilizia per un nuovo capannone industriale; l’istanza viene accolta dalle autorità municipali malgrado a soli tre chilometri di distanza sia già sorto, con notevole dispendio di danaro pubblico e fondi CEE, un nuovissimo Polo dello Stampaggio in cui collocare tali manufatti.

È assolutamente necessario costituire al più presto possibile, in tempi brevissimi, un Comitato Internazionale a difesa di Villa Colli e capace di affiancare e sostenere la battaglia dei Signori Chiono. Non possiamo, non dobbiamo attendere oltre. Si deve agire subito. Si deve agire ora. Affinché la storia, come direbbe Pagano, non venga “messa a verbale”. E “se non ora, quando?”.

Sottoscrizione per aderire quale membro attivo del Comitato Internazionale

La/il sottoscritta/o intende aderire al Comitato Internazione per la difesa di Villa Colli, divenendone membro attivo e accettando che detto comitato coadiuvi e sostenga la procedura e l’azione dei Signori Chiono.

Nome, Cognome, Residenza, Firma legale

Sottoscrizione a sostegno del Comitato Internazionale

La/il sottoscritta/o intende sostenere l’iniziativa del Comitato Internazione per la difesa di Villa Colli pur senza divenirne membro attivo, condividendone tuttavia le finalità e gli scopi.

Nome, Cognome, Residenza, Firma legale

Il documento, secondo il fac-simile sopra indicato, da ritornare compilato e firmato presso l’Associazione Culturale Extensa Ratio, ad uno dei seguenti contatti:
– via fax: nr. + 39 0124 47 44 00 / + 39 0124 47 41 00
– e-mail: segreteria@extensaratio.org , presidente@extensaratio.org , info@extensaratio.org
-indirizzo: Associazione Culturale Extensa Ratio, Villa Colli-Chiono, via Forno, 3, 10080 Rivara – (TO) – Italy – Tel.: + 39 0124 47 41 00 / + 39 0124 47 47 48

Alla formazione ed allo sviluppo dell’Associazione Extensa Ratio partecipano:

la famiglia Levi-Montalcini ed in particolare il Premio Nobel Senatrice a vita Rita Levi-Montalcini – Presidente Onorario Extensa Ratio – che ha personalmente incoraggiato l’attuazione della Biblioteca, e l’ing. Piera Levi-Montalcini, Presidente dell’Associazione Levi-Montalcini a.p.s.; il prof. Sandro Lazier, storico e critico di architettura, la dott.ssa Roberta Russo, il prof. Paolo G. L. Ferrara, critico di architettura, docente all’Università di Milano, fondatore con S. Lazier e Roberta Russo del giornale Antithesi (www.antithesi.info), il prof. Pier Giovanni Bardelli, docente presso la I Facoltà di Ingegneria del Politecnico di Torino e Presidente di Do.Co.Mo.Mo. Italia – sezione Piemonte e l’Arch. Emilia Garda, il G.A.C., Giovani Architetti del Canavese, nella persona del suo Presidente, arch. Paolo Giordano, la S.I.A.T., Società Ingegneri ed Architetti di Torino, nel suo Presidente prof. Torretta, il prof. Luca Zevi, Presidente della Fondazione Bruno Zevi di Roma, redattore della rivista internazione L’Architettura – cronache e storia e Presidente dell’A.M.I.S., Associazione per il Museo delle Intolleranze e degli Stermini, l’Associazione Archivio Storico Olivetti, nella persona del Direttore, dott. Eugenio Pacchioli e del Presidente, prof. Bruno Lamborghini, per la consegna di un cospicuo numero di opere alla Biblioteca, l’Association Alberto Sartoris rappresentata dal Vice-Presidente arch. Enrico Maria Ferrari, il dott. Andrea Chiono laureato in Ingegneria Chimica, il Sig. Ricciardi per aver donato alla Biblioteca una propria raccolta di volumi e molte altre persone che hanno collaborato e collaboreranno all’iniziativa.

NICHELINO (To): Stupinigi non sarà destinata alle residenze.

Prima i fondi dell’accordo di programma per il recupero della Palazzina di Caccia rimasti nel limbo delle opere da definire, poi il furto clamoroso – e inestimabile – dello scorso anno in una delle notti più sventurate per il patrimonio culturale piemontese e adesso anche polemiche sul futuro. Negli ultimi giorni, in seno a una riunione sul Piano d’Area strumento che deciderà il futuro utilizzo del concentrico e delle cascine di Stupinigi, pare sia emersa la volontà della Soprintendenza di destinare tutto a residenze. O almeno cosi dice il sindaco di Nichelino Giuseppe Catizone dopo un breve confronto con il suo vice Franco Fattori presente all’incontro del 31 maggio in soprintendenza. Tutto nero su bianco, in una lettera inviata dal primo cittadino di Nichelino al soprintendente ai beni architettonici Francesco Pernice.

Residenze a Stupinigi? “Non se ne parla neanche – replica secco Catizone – è un’ipotesi surreale e diffamatoria”. Poi con più serenità prosegue: “Stupinigi è un territorio ricco di cultura per cui da anni, la mia città si batte su vari fronti e su cui abbiamo previsto anche una variante al piano regolatore. Certo è contemplata anche la possibilità di residenza per coloro – artigiani a agricoltori – che svolgono in loco la propria attività, ma mi è sembrato di capire che l’intenzione della Soprintendenza, a nome della dottoressa Daniela Biancolini, sia quella di destinare a residenza pura tutta l’area”. Il sindaco è arrabbiato, alterna toni pacati a improvvisi picchi di autentica ira: “Sarebbe – dice – un’offesa per la città intera che sia in termini di popolazione che di associazionismo culturale e civile ha sempre creduto nelle immense potenzialità della Palazzina per un rilancio turistico d’accordo, ma rispettando le peculiarità di inestimabile bene storico e culturale”. La lettera è stata spedita ieri, ma non è stata l’unica iniziativa che il sindaco ha intrapreso a fronte delle indiscrezioni trapelate nel confronto del 31 maggio scorso. Un’altra missiva è stata inviata al presidente della Regione Mercedes Bresso alla quale Catizone ha chiesto un incontro immediato per attivare un tavolo ad alto livello tra le parti al fine di salvaguardare un territorio che è patrimonio di tutto il Piemonte e non di Nichelino.

Oltre la cronaca recente, resta un’incredibile scia di infortuni per il gioiello juvarriano: il furto e l’accordo di programma -sottoscritto nel 2002 – che aveva stanziato decine di milioni di euro per la ristrutturazione completa della struttura dei quali solo un lotto partirà a breve, ne sono una testimonianza. Senza contare le difficoltà dell’Ordine Mauriziano che più volte hanno finito per attirare – indirettamente e involontariamente -un’attenzitoe negativa sui beni legati alla Palazzina di Caccia. II sindaco ha ancora voglia di chiarire il senso del suo discorso: “Diremo no senza alcun dubbio e con determinazione a qualsiasi mira speculativa sull’area di Stupinigi”.

Nel pomeriggio di ieri, il soprintendente ai Beni Architettonici Francesco Pernice, raggiunto telefonicamente, ha risposto in maniera lapidaria alle argomentazioni contenute nella lettera di Catizone: “Non mi risulta di questa volontà di residenzializzare le cascine. Appena rientrerò a Torino convocherò la dottoressa Biancolini per avere una spiegazione di quello che apprendo, oggi, con stupore”.

Autore: Giuseppe Legato

Fonte:La Stampa

FONDAZIONE CITTA’ITALIA: Le Giornate dell’Arte campagna di raccolta fondi per il restauro dei beni culturali italiani.

Dal 24 settembre al 2 ottobre 2005 la Fondazione CittàItalia, in collaborazione con la Rai – Radiotelevisione Italiana, organizza la seconda edizione de “Le Giornate dell’Arte – Campagna di raccolta fondi per il restauro dei beni culturali italiani”. L’iniziativa si svolge in concomitanza con le Giornate Europee del patrimonio culturale e mira a sensibilizzare e ad invitare i cittadini a contribuire alla tutela del patrimonio artistico, attraverso una vera e propria consultazione popolare che consentirà agli stessi cittadini di indicare le opere d’arte da restaurare.

Un nuovo meccanismo deciso dalla Fondazione sulla scia della partecipazione collettiva che l’anno scorso, in occasione della prima edizione, aveva contagiato centinaia di migliaia di cittadini desiderosi di segnalare o indicare un bene da restaurare, con oltre 1 milione di contatti registrati sul sito internet e sul numero verde della Fondazione. Dunque, saranno ancora una volta gli italiani i protagonisti del recupero del patrimonio storico-artistico attraverso le loro donazioni che da quest’anno potranno essere effettuate anche “giocando” alle lotterie “Dona&Vinci”, organizzate in 20 province italiane che hanno aderito all’iniziativa, grazie al prezioso contributo delle Aziende che sostengono Fondazione CittàItalia.

• Meccanismo per segnalare i beni da restaurare

Entro la fine del mese di luglio, prima di entrare nel vivo delle “Giornate”, è già possibile attivare segnalazioni attraverso il sito Internet della Fondazione: i cittadini potranno indicare l’opera d’arte italiana che, a loro avviso, necessita di essere restaurata e potranno cominciare a donare utilizzando un conto corrente bancario e un conto corrente postale intestati alla Fondazione, nonché attraverso il sito internet, in attesa che vengano attivate le lotterie e gli sms solidali previsti per settembre prossimo. Le indicazioni dei cittadini e delle Città socie saranno valutate dal Comitato Scientifico della Fondazione. Le proposte passeranno al vaglio del Consiglio di Amministrazione della Fondazione che, verificati i fondi raccolti, procederà all’individuazione dei beni da restaurare.

• Omaggio alla Bellezza

L’Arte “cede il passo” alla Bellezza. Come avvenuto per la scorsa edizione con il libro “Omaggio all’Arte”, in occasione delle Giornate dell’Arte, anche quest’anno, in collaborazione con ERI-RAI, sarà edito un elegante volume, realizzato in tiratura limitata e numerata, che raccoglierà le testimonianze di celebri esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo, del cinema, del teatro, della televisione, della musica. Per “Le Giornate dell’Arte 2005” il nuovo progetto editoriale sarà intitolato “Omaggio alla Bellezza”: i celebri autori sceglieranno un luogo d’arte della propria città a cui sono particolarmente legati, associando una citazione, una emozione, un pensiero. L’originalità del progetto risiede nel fatto che ciascuno sarà libero di fare una scelta secondo propri parametri evidenziando, ancora una volta, lo speciale rapporto che ciascuno di noi ha con l’Arte.

• “David” mutilato: un pericolo da scongiurare

“Il nostro patrimonio artistico e culturale, se non opportunamente mantenuto e protetto, oggi è a rischio e potrebbe sparire”: su questo claim si snoda la campagna di comunicazione creata per sensibilizzare ulteriormente gli italiani alla tutela del loro patrimonio, in occasione de “Le Giornate dell’Arte”. Per realizzarla sono state scelte due opere d’arte, il “David” di Michelangelo e “Ultima Cena” di Leonardo, cui sono state tolte delle parti per farle apparire provocatoriamente danneggiate. Un pericolo da scongiurare, sottolineato dal messaggio: “Senza il tuo aiuto in Italia potrebbe mancare qualcosa”.

• Multimedialità

Il sito web dedicato, www.fondazionecittaitalia.it, sarà un utile strumento di consultazione per i cittadini desiderosi di essere informati ed aggiornati sulle iniziative organizzate durante “Le Giornate dell’Arte”. Potranno essere consultate pagine di approfondimento sui beni da restaurare, ma soprattutto si potrà interagire attraverso una vera e propria community virtuale per segnalare opere, dare indicazioni e suggerimenti sugli eventi che coinvolgeranno anche i portali delle Aziende e delle Città coinvolte. Tra i progetti speciali la diffusione di 3 web-cartoons realizzati da un gruppo di giovani artisti di GORDO.it.

“Le Giornate dell’Arte” si svolgono sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Commissione Nazionale italiana dell’UNESCO, dell’ANCI, dell’UPI e del Segretariato Sociale RAI; grazie al contributo di Alpitour, Assaeroporti, Autostrade per l’Italia, Alta Roma, Confartigianato, Confservizi, CUP – Consiglio Unitario delle Professioni, FIAVET – Federazione Italiana Associazione Imprese Viaggi e Turismo, Fondazione Monte Paschi di Siena, Legambiente, Maggiore, Postel, Telecom Italia, Tim, Unioncamere, Vodafone, Wind, Wwf.

Link: http://www.fondazionecittaitalia.it

Fonte:Sussidiario.it

LONDRA: Per il Patrimonio italiano una ricetta c’è: è inglese e collaudata da 40 anni.

Il Landmark Trust acquista, restaura, arreda e poi affitta a usi abitativi dimore antiche, templi neogotici, castelli e mulini. Sono 200 in tutta la Gran Bretagna e già 4 (tra cui una villa di Palladio) in Italia.

Quando si parla di tutela di beni storico-artistici in Italia, vengono alla mente il “museo diffuso” e la tutela del paesaggio, plasmato nei secoli dalla sapiente mano dell’uomo. Diciamo che di questa tutela si sono fatti sostanzialmente carico lo Stato e la Chiesa. Come, lo si può vedere.

In Gran Bretagna la tutela nasce nel 1217.

La Gran Bretagna, a differenza dell’Italia, ha seguito un percorso affatto diverso. Il primo atto di tutela, seppur lontanissimo, è riconducibile al 1217, con la promulgazione della poco nota “Charta Foresta”, un’estensione che segue di due anni la “Magna Charta”. Una serie di severe leggi e punizioni contro la costruzione di edifici e recinti per pascoli nelle foreste reali e contro il furto di legnami. Le foreste erano mantenute per usi militari: querce e faggi hanno alimentato nei secoli una miriade di cantieri navali per la costruzione di fregate e navi da guerra.

Un salto di 500 anni ci porta alla rivoluzione industriale e ai commerci con l’Asia dominati dalle Compagnie delle Indie (olandese e inglese), enormi monopoli di Stato smantellati nella seconda metà dell’Ottocento con l’avvento delle idee liberiste (sopra tutti J.S. Mill, economista eclettico, lavorò per la Compagnia delle Indie fino al suo scioglimento nel 1858, fu membro del Parlamento e si adoperò per la formazione della CPS, Commons Preservation Society, gruppo di pressione politico che lottava per mantenere pubblico l’accesso alla campagna e che contribuì poi a formare il National Trust).

Le enormi rendite prodotte da quasi 200 anni di commerci e dalla rivoluzione industriale vengono investite in Inghilterra per far fronte alla forte crescita demografica e ai fenomeni di inarrestabile inurbamento . Una dopo l’altra le antiche foreste che circondavano Londra (Essex, Epping, Wimbledon) subiscono l’espansione della città. Lontano da Londra, in regioni remote come il Lake District, la tentacolare presenza della ferrovia (che cerca di raggiungere le miniere sparse su tutto il territorio) è paragonabile alla invadenza delle automobili e delle autostrade nella seconda metà del 1900.

L’avidità dei privati.

Dalla oppressione della vita cittadina, dalle penose condizioni del proletariato, dallo sfruttamento intensivo delle risorse naturali dell’industria (è del 1848 il primo “Public Health Act” in difesa dei lavoratori, del 1867 la prima descrizione scientifica delle piogge acide), dalla crisi dell’agricoltura (che, a causa delle importazioni dal Nord America, trasforma l’uso del suolo da agricolo a pastorale) e dalla necessità di resistere alle speculazioni immobiliari nasce un dinamico gruppo di militanti (appunto la CPS, costituita nel 1865, poi divenuta Open Spaces Society nel 1879) che promette di fare pressione sul governo in modo da “resistere all’avidità dei privati chiamata impresa” e non permettere di abusare di un bene pubblico come il territorio, “salotto all’aperto dei poveri”. Tra i principali animatori della CPS troviamo sin dal principio i tre fondatori del National Trust: Robert Hunter, Octavia Hill e Hardie Rawnsley . Nei primi anni di attività la Cps porterà alla promulgazione di una serie di leggi in difesa del libero accesso alle aree verdi (“Conservation Act” del 1884 ), della conservazione degli edifici storici (“Ancient Monument Act” del 1882 ), fino al primo “Metropolitan Open Spaces Act” del 1877, che dà al Board della Corporation of London il potere di acquisire (anche espropriando, ma pagando il giusto prezzo di mercato) terreni da convertire in parchi pubblici . Da notare che nello stesso anno William Morris (formatosi sui testi di John Ruskin, intimo amico di Octavia Hill e Augustus Pugin) fonda la SPAB, Society for Protection of Ancient Buildings, che si prometteva di divenire promotrice delle giuste tecniche di restauro e manutenzione degli edifici di importanza storica (molti dei temi che si trovano nel movimento dell’ Arts and Crafts ).

Il National Trust .

Negli anni Ottanta ai tre futuri fondatori del National Trust vengono offerte in alcune occasioni donazioni di edifici che i proprietari, sul finire della loro vita, erano felici di affidare alle cure della Cps perché venissero aperti al pubblico godimento. Non potendo le autorità locali utilizzare fondi pubblici per la manutenzione di questi edifici, i tre giungono alla inevitabile conclusione di dover costituire una fondazione (prima dell’atto di costituzione detta “The Commons and Garden Trust”): nasce così nel 1894 il “National Trust for Historic Sites and National Scenery”. La riunione inaugurale, una volta che il Duca di Westminster accettata di divenirne il primo presidente, si svolge il 16 luglio del 1894.

Di qui in avanti le tappe si seguono in rapida successione: nel 1900 il primo appello al pubblico (per finanziare l’acquisto di una proprietà nel Lake District; molti dei donatori saranno semplici operai), nel 1902 si costituisce il primo comitato nazionale di raccolta fondi . Nei primi 25 anni di vita del NT saranno acquisite ben 80 proprietà (60 di tipo naturalistico, 6 lungo la costa).

Nel 1907 viene promulgato dal parlamento il primo National Trust Act, che conferisce all’ente privato il potere di dichiarare le proprietà inalienabili (e dunque per sempre sottratte a possibili speculazioni).

Precoce « devolution » .

C’è in questa legge un caso molto concreto della oggi tanto invocata “devolution”, cioè la decisione (e relativi costi da finanziare) se tutelare o meno un’area da speculazioni di privati è demandata ad altri privati. Nel 1937 il Parlamento approva un nuovo “NT Act”, nel quale si prevede la possibilità di acquisire terreni e investimenti per generare il reddito necessario alla manutenzione di dimore storiche . Infine nel 1965 viene lanciato il “Progetto Nettuno” , una campagna di raccolta fondi per la tutela delle coste tuttora in corso: in 40 anni, il NT è riuscito ad acquisire circa metà delle coste dell’intera isola! Sono impeccabili e l’accesso è rigorosamente gratuito.

3,5 milioni di soci.

Oggi il NT è un ente di tutela che conta su 3,5 milioni di sostenitori (membri che pagano una somma annuale per sostanzialmente avere gratuito accesso in oltre 350 proprietà aperte al pubblico: sono circa 80 milioni di euro di entrate per il NT), dà lavoro a circa 5.000 persone, controlla una società commerciale (National Trust Enterprises) che impiega altre 800 persone e produce un contributo netto per il NT di oltre 20 milioni di euro.

Dal 1965 c’è anche il Landmark Trust .

Oltre al più noto NT, esiste e opera dal 1965 una seconda, più piccola organizzazione di tutela del patrimonio storico-artistico in Gran Bretagna: il Landmark Trust. Fondato da un cittadino privato, Sir John Smith , il LT è una charity (ente morale senza fini di lucro) che si propone di salvare quel “patrimonio minore” di edifici storico-artistici di cui la Gran Bretagna è ricchissima. Edifici che, non essendo né troppo noti né di dimensioni importanti, erano finiti in abbandono.

Si tratta di un patrimonio di quasi 200 dimore, spesso eccentriche, alcuni forti lungo la costa, edifici neogotici, castelli di varie epoche, mulini, fattorie, ex prigioni, un tempio gotico, un appartamento all’interno di Hampton Court, stazioni di trasmissione radio, torri per l’acqua, vecchie scuole o stazioni ferroviarie, casini di caccia, una ex biblioteca, la Capanna di Robin Hood, un antico ospedale a pianta circolare, una sala da musica, antichi cottage o bungalow lungo la costa… tutti riadattati nel modo meno intrusivo possibile per consentire un uso abitativo . E ancora case nel centro di Londra, un’intera isola, Lundy Island (che il LT gestisce in concessione per il NT), con il relativo servizio di trasporto per nave ed elicottero. Inoltre, il LT gestisce 4 proprietà in Italia (villa Saraceno, progettata da Andrea Palladio presso Vicenza, il monastero di Sant’Antonio a Tivoli e due appartamenti a Firenze e Roma) e, attraverso una fondazione indipendente (LT Usa), 4 proprietà negli Stati Uniti .

Acquisto, restauro e autosufficienza.

Il modello secondo cui funziona il LT prevede una spesa iniziale per l’acquisto e il restauro degli edifici, che poi vengono “messi a reddito”, cioè affittati come case di vacanza, riuscendo in questo modo a raggiungere la piena autosufficienza. Il progetto di restauro si completa con l’arredamento degli edifici, con intervento di arredatori del LT che curano uno stile che sia adatto alla storia di ogni singolo edificio ma anche coerente con lo «chic» tipico di ogni dimora gestita dal LT .

Una volta raggiunta la somma per effettuare ed effettuati i restauri (il LT riceve aiuto dal Manifold Trust, a partire dal 1994 dall’Heritage Lottery Fund e attraverso lasciti e appelli pubblici), gli edifici stessi provvedono a finanziare la propria manutenzione nel tempo. L’affitto comporta per il LT ridotte spese di gestione, dal momento che provvede alla pulizia ma non fornisce altri servizi (si tratta di “self-catering holidays”). Gli affitti vanno da 202 sterline a 3.460 per settimana (per edifici capaci di ospitare 2/16 persone).

La buona educazione.

Allo scopo primario, che è la conservazione del patrimonio, il LT affianca uno scopo educativo: il soggiorno in edifici di particolare pregio architettonico, storico e artistico contribuisce a sensibilizzare al bello, al valore della storia che questi edifici (e gli immediati dintorni, anch’essi tutelati) trasmettono a chi li abita. Educazione con la “e” minuscola, ovvero un piacere che viene più dal frequentare, dal vivere nei bei posti piuttosto che da un’attività di apprendimento imposta. A differenza del National Trust, il Landmark Trust non ha aderenti, e destina i propri edifici principalmente a uso abitativo. Tuttavia ci sono alcuni giorni di apertura in cui è possibile visitare quasi tutti gli edifici del LT. Nel complesso, le quasi duecento proprietà del LT sono occupate per l’80% del tempo e generano un reddito di oltre 12 milioni di euro. Tra restauratori, operai, addetti alla manutenzione, ufficio centrale e custodi delle proprietà, il LT impiega circa 500 persone, producendo annualmente anche un utile che viene reinvestito in nuove proprietà (circa 4-5 ogni anno). Per festeggiare il proprio quarantesimo anniversario, il LT conta di concludere quest’anno il più oneroso e importante progetto di restauro mai effettuato, avendo acquisito nel 1997 sul mercato (grazie a un finanziamento dell’Heritage Lottery Fund) “The Grange” a Ramsgate, un edificio costruito per la propria famiglia dal celebre architetto Augustus Pugin intorno al 1840.
Presidente onorario è il Principe Carlo , e direttore ne è Peter Pearce, che prima di entrare al LT nel 1995 ha lavorato per 13 anni al NT .

Autore: Martin Angioni

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line