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FONDAZIONE CITTA’ITALIA: Le Giornate dell’Arte campagna di raccolta fondi per il restauro dei beni culturali italiani.

Dal 24 settembre al 2 ottobre 2005 la Fondazione CittàItalia, in collaborazione con la Rai – Radiotelevisione Italiana, organizza la seconda edizione de “Le Giornate dell’Arte – Campagna di raccolta fondi per il restauro dei beni culturali italiani”. L’iniziativa si svolge in concomitanza con le Giornate Europee del patrimonio culturale e mira a sensibilizzare e ad invitare i cittadini a contribuire alla tutela del patrimonio artistico, attraverso una vera e propria consultazione popolare che consentirà agli stessi cittadini di indicare le opere d’arte da restaurare.

Un nuovo meccanismo deciso dalla Fondazione sulla scia della partecipazione collettiva che l’anno scorso, in occasione della prima edizione, aveva contagiato centinaia di migliaia di cittadini desiderosi di segnalare o indicare un bene da restaurare, con oltre 1 milione di contatti registrati sul sito internet e sul numero verde della Fondazione. Dunque, saranno ancora una volta gli italiani i protagonisti del recupero del patrimonio storico-artistico attraverso le loro donazioni che da quest’anno potranno essere effettuate anche “giocando” alle lotterie “Dona&Vinci”, organizzate in 20 province italiane che hanno aderito all’iniziativa, grazie al prezioso contributo delle Aziende che sostengono Fondazione CittàItalia.

• Meccanismo per segnalare i beni da restaurare

Entro la fine del mese di luglio, prima di entrare nel vivo delle “Giornate”, è già possibile attivare segnalazioni attraverso il sito Internet della Fondazione: i cittadini potranno indicare l’opera d’arte italiana che, a loro avviso, necessita di essere restaurata e potranno cominciare a donare utilizzando un conto corrente bancario e un conto corrente postale intestati alla Fondazione, nonché attraverso il sito internet, in attesa che vengano attivate le lotterie e gli sms solidali previsti per settembre prossimo. Le indicazioni dei cittadini e delle Città socie saranno valutate dal Comitato Scientifico della Fondazione. Le proposte passeranno al vaglio del Consiglio di Amministrazione della Fondazione che, verificati i fondi raccolti, procederà all’individuazione dei beni da restaurare.

• Omaggio alla Bellezza

L’Arte “cede il passo” alla Bellezza. Come avvenuto per la scorsa edizione con il libro “Omaggio all’Arte”, in occasione delle Giornate dell’Arte, anche quest’anno, in collaborazione con ERI-RAI, sarà edito un elegante volume, realizzato in tiratura limitata e numerata, che raccoglierà le testimonianze di celebri esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo, del cinema, del teatro, della televisione, della musica. Per “Le Giornate dell’Arte 2005” il nuovo progetto editoriale sarà intitolato “Omaggio alla Bellezza”: i celebri autori sceglieranno un luogo d’arte della propria città a cui sono particolarmente legati, associando una citazione, una emozione, un pensiero. L’originalità del progetto risiede nel fatto che ciascuno sarà libero di fare una scelta secondo propri parametri evidenziando, ancora una volta, lo speciale rapporto che ciascuno di noi ha con l’Arte.

• “David” mutilato: un pericolo da scongiurare

“Il nostro patrimonio artistico e culturale, se non opportunamente mantenuto e protetto, oggi è a rischio e potrebbe sparire”: su questo claim si snoda la campagna di comunicazione creata per sensibilizzare ulteriormente gli italiani alla tutela del loro patrimonio, in occasione de “Le Giornate dell’Arte”. Per realizzarla sono state scelte due opere d’arte, il “David” di Michelangelo e “Ultima Cena” di Leonardo, cui sono state tolte delle parti per farle apparire provocatoriamente danneggiate. Un pericolo da scongiurare, sottolineato dal messaggio: “Senza il tuo aiuto in Italia potrebbe mancare qualcosa”.

• Multimedialità

Il sito web dedicato, www.fondazionecittaitalia.it, sarà un utile strumento di consultazione per i cittadini desiderosi di essere informati ed aggiornati sulle iniziative organizzate durante “Le Giornate dell’Arte”. Potranno essere consultate pagine di approfondimento sui beni da restaurare, ma soprattutto si potrà interagire attraverso una vera e propria community virtuale per segnalare opere, dare indicazioni e suggerimenti sugli eventi che coinvolgeranno anche i portali delle Aziende e delle Città coinvolte. Tra i progetti speciali la diffusione di 3 web-cartoons realizzati da un gruppo di giovani artisti di GORDO.it.

“Le Giornate dell’Arte” si svolgono sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Commissione Nazionale italiana dell’UNESCO, dell’ANCI, dell’UPI e del Segretariato Sociale RAI; grazie al contributo di Alpitour, Assaeroporti, Autostrade per l’Italia, Alta Roma, Confartigianato, Confservizi, CUP – Consiglio Unitario delle Professioni, FIAVET – Federazione Italiana Associazione Imprese Viaggi e Turismo, Fondazione Monte Paschi di Siena, Legambiente, Maggiore, Postel, Telecom Italia, Tim, Unioncamere, Vodafone, Wind, Wwf.

Link: http://www.fondazionecittaitalia.it

Fonte:Sussidiario.it

LONDRA: Per il Patrimonio italiano una ricetta c’è: è inglese e collaudata da 40 anni.

Il Landmark Trust acquista, restaura, arreda e poi affitta a usi abitativi dimore antiche, templi neogotici, castelli e mulini. Sono 200 in tutta la Gran Bretagna e già 4 (tra cui una villa di Palladio) in Italia.

Quando si parla di tutela di beni storico-artistici in Italia, vengono alla mente il “museo diffuso” e la tutela del paesaggio, plasmato nei secoli dalla sapiente mano dell’uomo. Diciamo che di questa tutela si sono fatti sostanzialmente carico lo Stato e la Chiesa. Come, lo si può vedere.

In Gran Bretagna la tutela nasce nel 1217.

La Gran Bretagna, a differenza dell’Italia, ha seguito un percorso affatto diverso. Il primo atto di tutela, seppur lontanissimo, è riconducibile al 1217, con la promulgazione della poco nota “Charta Foresta”, un’estensione che segue di due anni la “Magna Charta”. Una serie di severe leggi e punizioni contro la costruzione di edifici e recinti per pascoli nelle foreste reali e contro il furto di legnami. Le foreste erano mantenute per usi militari: querce e faggi hanno alimentato nei secoli una miriade di cantieri navali per la costruzione di fregate e navi da guerra.

Un salto di 500 anni ci porta alla rivoluzione industriale e ai commerci con l’Asia dominati dalle Compagnie delle Indie (olandese e inglese), enormi monopoli di Stato smantellati nella seconda metà dell’Ottocento con l’avvento delle idee liberiste (sopra tutti J.S. Mill, economista eclettico, lavorò per la Compagnia delle Indie fino al suo scioglimento nel 1858, fu membro del Parlamento e si adoperò per la formazione della CPS, Commons Preservation Society, gruppo di pressione politico che lottava per mantenere pubblico l’accesso alla campagna e che contribuì poi a formare il National Trust).

Le enormi rendite prodotte da quasi 200 anni di commerci e dalla rivoluzione industriale vengono investite in Inghilterra per far fronte alla forte crescita demografica e ai fenomeni di inarrestabile inurbamento . Una dopo l’altra le antiche foreste che circondavano Londra (Essex, Epping, Wimbledon) subiscono l’espansione della città. Lontano da Londra, in regioni remote come il Lake District, la tentacolare presenza della ferrovia (che cerca di raggiungere le miniere sparse su tutto il territorio) è paragonabile alla invadenza delle automobili e delle autostrade nella seconda metà del 1900.

L’avidità dei privati.

Dalla oppressione della vita cittadina, dalle penose condizioni del proletariato, dallo sfruttamento intensivo delle risorse naturali dell’industria (è del 1848 il primo “Public Health Act” in difesa dei lavoratori, del 1867 la prima descrizione scientifica delle piogge acide), dalla crisi dell’agricoltura (che, a causa delle importazioni dal Nord America, trasforma l’uso del suolo da agricolo a pastorale) e dalla necessità di resistere alle speculazioni immobiliari nasce un dinamico gruppo di militanti (appunto la CPS, costituita nel 1865, poi divenuta Open Spaces Society nel 1879) che promette di fare pressione sul governo in modo da “resistere all’avidità dei privati chiamata impresa” e non permettere di abusare di un bene pubblico come il territorio, “salotto all’aperto dei poveri”. Tra i principali animatori della CPS troviamo sin dal principio i tre fondatori del National Trust: Robert Hunter, Octavia Hill e Hardie Rawnsley . Nei primi anni di attività la Cps porterà alla promulgazione di una serie di leggi in difesa del libero accesso alle aree verdi (“Conservation Act” del 1884 ), della conservazione degli edifici storici (“Ancient Monument Act” del 1882 ), fino al primo “Metropolitan Open Spaces Act” del 1877, che dà al Board della Corporation of London il potere di acquisire (anche espropriando, ma pagando il giusto prezzo di mercato) terreni da convertire in parchi pubblici . Da notare che nello stesso anno William Morris (formatosi sui testi di John Ruskin, intimo amico di Octavia Hill e Augustus Pugin) fonda la SPAB, Society for Protection of Ancient Buildings, che si prometteva di divenire promotrice delle giuste tecniche di restauro e manutenzione degli edifici di importanza storica (molti dei temi che si trovano nel movimento dell’ Arts and Crafts ).

Il National Trust .

Negli anni Ottanta ai tre futuri fondatori del National Trust vengono offerte in alcune occasioni donazioni di edifici che i proprietari, sul finire della loro vita, erano felici di affidare alle cure della Cps perché venissero aperti al pubblico godimento. Non potendo le autorità locali utilizzare fondi pubblici per la manutenzione di questi edifici, i tre giungono alla inevitabile conclusione di dover costituire una fondazione (prima dell’atto di costituzione detta “The Commons and Garden Trust”): nasce così nel 1894 il “National Trust for Historic Sites and National Scenery”. La riunione inaugurale, una volta che il Duca di Westminster accettata di divenirne il primo presidente, si svolge il 16 luglio del 1894.

Di qui in avanti le tappe si seguono in rapida successione: nel 1900 il primo appello al pubblico (per finanziare l’acquisto di una proprietà nel Lake District; molti dei donatori saranno semplici operai), nel 1902 si costituisce il primo comitato nazionale di raccolta fondi . Nei primi 25 anni di vita del NT saranno acquisite ben 80 proprietà (60 di tipo naturalistico, 6 lungo la costa).

Nel 1907 viene promulgato dal parlamento il primo National Trust Act, che conferisce all’ente privato il potere di dichiarare le proprietà inalienabili (e dunque per sempre sottratte a possibili speculazioni).

Precoce « devolution » .

C’è in questa legge un caso molto concreto della oggi tanto invocata “devolution”, cioè la decisione (e relativi costi da finanziare) se tutelare o meno un’area da speculazioni di privati è demandata ad altri privati. Nel 1937 il Parlamento approva un nuovo “NT Act”, nel quale si prevede la possibilità di acquisire terreni e investimenti per generare il reddito necessario alla manutenzione di dimore storiche . Infine nel 1965 viene lanciato il “Progetto Nettuno” , una campagna di raccolta fondi per la tutela delle coste tuttora in corso: in 40 anni, il NT è riuscito ad acquisire circa metà delle coste dell’intera isola! Sono impeccabili e l’accesso è rigorosamente gratuito.

3,5 milioni di soci.

Oggi il NT è un ente di tutela che conta su 3,5 milioni di sostenitori (membri che pagano una somma annuale per sostanzialmente avere gratuito accesso in oltre 350 proprietà aperte al pubblico: sono circa 80 milioni di euro di entrate per il NT), dà lavoro a circa 5.000 persone, controlla una società commerciale (National Trust Enterprises) che impiega altre 800 persone e produce un contributo netto per il NT di oltre 20 milioni di euro.

Dal 1965 c’è anche il Landmark Trust .

Oltre al più noto NT, esiste e opera dal 1965 una seconda, più piccola organizzazione di tutela del patrimonio storico-artistico in Gran Bretagna: il Landmark Trust. Fondato da un cittadino privato, Sir John Smith , il LT è una charity (ente morale senza fini di lucro) che si propone di salvare quel “patrimonio minore” di edifici storico-artistici di cui la Gran Bretagna è ricchissima. Edifici che, non essendo né troppo noti né di dimensioni importanti, erano finiti in abbandono.

Si tratta di un patrimonio di quasi 200 dimore, spesso eccentriche, alcuni forti lungo la costa, edifici neogotici, castelli di varie epoche, mulini, fattorie, ex prigioni, un tempio gotico, un appartamento all’interno di Hampton Court, stazioni di trasmissione radio, torri per l’acqua, vecchie scuole o stazioni ferroviarie, casini di caccia, una ex biblioteca, la Capanna di Robin Hood, un antico ospedale a pianta circolare, una sala da musica, antichi cottage o bungalow lungo la costa… tutti riadattati nel modo meno intrusivo possibile per consentire un uso abitativo . E ancora case nel centro di Londra, un’intera isola, Lundy Island (che il LT gestisce in concessione per il NT), con il relativo servizio di trasporto per nave ed elicottero. Inoltre, il LT gestisce 4 proprietà in Italia (villa Saraceno, progettata da Andrea Palladio presso Vicenza, il monastero di Sant’Antonio a Tivoli e due appartamenti a Firenze e Roma) e, attraverso una fondazione indipendente (LT Usa), 4 proprietà negli Stati Uniti .

Acquisto, restauro e autosufficienza.

Il modello secondo cui funziona il LT prevede una spesa iniziale per l’acquisto e il restauro degli edifici, che poi vengono “messi a reddito”, cioè affittati come case di vacanza, riuscendo in questo modo a raggiungere la piena autosufficienza. Il progetto di restauro si completa con l’arredamento degli edifici, con intervento di arredatori del LT che curano uno stile che sia adatto alla storia di ogni singolo edificio ma anche coerente con lo «chic» tipico di ogni dimora gestita dal LT .

Una volta raggiunta la somma per effettuare ed effettuati i restauri (il LT riceve aiuto dal Manifold Trust, a partire dal 1994 dall’Heritage Lottery Fund e attraverso lasciti e appelli pubblici), gli edifici stessi provvedono a finanziare la propria manutenzione nel tempo. L’affitto comporta per il LT ridotte spese di gestione, dal momento che provvede alla pulizia ma non fornisce altri servizi (si tratta di “self-catering holidays”). Gli affitti vanno da 202 sterline a 3.460 per settimana (per edifici capaci di ospitare 2/16 persone).

La buona educazione.

Allo scopo primario, che è la conservazione del patrimonio, il LT affianca uno scopo educativo: il soggiorno in edifici di particolare pregio architettonico, storico e artistico contribuisce a sensibilizzare al bello, al valore della storia che questi edifici (e gli immediati dintorni, anch’essi tutelati) trasmettono a chi li abita. Educazione con la “e” minuscola, ovvero un piacere che viene più dal frequentare, dal vivere nei bei posti piuttosto che da un’attività di apprendimento imposta. A differenza del National Trust, il Landmark Trust non ha aderenti, e destina i propri edifici principalmente a uso abitativo. Tuttavia ci sono alcuni giorni di apertura in cui è possibile visitare quasi tutti gli edifici del LT. Nel complesso, le quasi duecento proprietà del LT sono occupate per l’80% del tempo e generano un reddito di oltre 12 milioni di euro. Tra restauratori, operai, addetti alla manutenzione, ufficio centrale e custodi delle proprietà, il LT impiega circa 500 persone, producendo annualmente anche un utile che viene reinvestito in nuove proprietà (circa 4-5 ogni anno). Per festeggiare il proprio quarantesimo anniversario, il LT conta di concludere quest’anno il più oneroso e importante progetto di restauro mai effettuato, avendo acquisito nel 1997 sul mercato (grazie a un finanziamento dell’Heritage Lottery Fund) “The Grange” a Ramsgate, un edificio costruito per la propria famiglia dal celebre architetto Augustus Pugin intorno al 1840.
Presidente onorario è il Principe Carlo , e direttore ne è Peter Pearce, che prima di entrare al LT nel 1995 ha lavorato per 13 anni al NT .

Autore: Martin Angioni

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line

SVIZZERA: Finalmente si mette in regola con l’Unesco.

In vigore dal 1° giugno le nuove norme sul trasferimento internazionale dei beni culturali in uno dei più ricchi mercati del mondo, in passato zona franca per trattative non sempre trasparenti: particolarmente colpito il commercio archeologico.

Il 13 aprile il Consiglio federale ha approvato l’ordinanza sul trasferimento internazionale dei beni culturali (Otbc) che entrerà in vigore, unitamente alla legge sul trasferimento internazionale dei beni culturali (Ltbc), il 1 giugno 2005.

Assieme agli Stati Uniti d’America, alla Gran Bretagna, alla Francia e alla Germania, la Svizzera è una delle principali piazze mondiali per il commercio dell’arte. La nuova legge sul trasferimento dei beni culturali (Ltbc) adatta la legislazione svizzera alle norme internazionali, ossia alla “Convenzione Unesco del 14 novembre 1970 concernente le misure da adottare per interdire e impedire l’illecita importazione, esportazione e trasferimento di proprietà dei beni culturali”. Questo trattato multilaterale formula i principi fondamentali per la protezione dei beni culturali e definisce le prescrizioni minimali di misure legislative, amministrative e di diritto internazionale per impedirne il commercio illegale. Ad oggi, più di cento paesi l’anno ratificata, tra cui l’Italia, la Grecia, la Gran Bretagna, il Giappone, la Spagna, la Francia e gli Stati Uniti d’America.

L’Assemblea federale aveva già approvato il 20 giugno 2003 la legge federale sul trasferimento internazionale di beni culturali, atta a trasporre le misure della Convenzione Unesco del 1970 nel diritto svizzero, aprendo così la via alla ratificazione della Convenzione da parte della Svizzera il 3 ottobre 2003 e permettendone l’entrata in vigore il 3 gennaio 2004. La Legge include disposizioni sull’importazione e l’esportazione di beni culturali, sulla loro restituzione se importati illecitamente dal loro paese d’origine e sul loro commercio. Comprende inoltre misure destinate al miglioramento della protezione del patrimonio culturale sia svizzero che degli altri paesi, nell’intento di favorire qualsiasi scambio internazionale di opere d’arte.

L’ordinanza sul trasferimento internazionale dei beni culturali (Otbc) contiene le prescrizioni d’esecuzione della Legge (Ltbc). In particolare, regola il dovere di diligenza al quale sono tenuti a conformarsi, a partire dal 1 giugno 2005, i mercanti d’arte e le persone operanti nelle aste pubbliche, dovere che impone innanzitutto di stabilire l’identità del cliente, un passo destinato a impedire qualsiasi transazione anonima. In aggiunta, gli operatori dovranno tenere un registro delle acquisizioni nel quale figureranno tutti i dettagli relativi a ogni bene culturale da loro trattato.

La Legge (Ltbc) e l’Ordinanza (Otbc) rispettano, nel limite del possibile, il principio di autoresponsabilità dei mercanti d’arte, imponendo loro tuttavia nuovi obblighi di attenzione in materia d’importazione e di trasferimento di beni culturali. Particolarmente colpito è il commercio di oggetti archeologici ed etnografici.

L’entrata in vigore della Ltbc e della Otbc, che non hanno effetto retroattivo, comporterà inoltre delle nuove formalità di dogana sia per le esportazioni che le importazioni di beni culturali. Ai collezionisti privati è raccomandato di redigere entro il 1 giugno 2005 un inventario sullo stato attuale della loro collezione, cosicché in caso di controversia possano essere in grado di provare che erano già in possesso dell’oggetto in questione prima dell’entrata in vigore dei due atti legislativi. Con questa risoluzione, la Svizzera va a soddisfare finalmente le esigenze imposte dalla Convenzione dell’Unesco del 14 novembre 1970. Le versioni definitive dei due atti legislativi sono consultabili sul sito Internet dell’Ufficio federale della cultura www.bak.admin.ch, sotto la voce “Trasferimento di beni culturali”.

Autore: Gaia Regazzoni

Fonte:Il Giornale dell’Arte

Massimo SIVIERO: Vendesi Napoli.

Dario Flaccovio Editore, Palermo 2005, pp. 207, € 13 – ISBN 88 7758 605 2

Mai come in questi giorni è attualità il tema della dismissione, della vendita/svendita dei beni dello Stato ai privati. In questo senso sono impressionanti la lungimiranza e l’attualità del romanzo ‘Vendesi Napoli’ (Dario Flaccovio Editore) dello scrittore napoletano Massimo Siviero, la cui opera – sin dal titolo – fa chiaro riferimento a vicende analoghe a quelle recentemente balzate agli onori della cronaca. In ‘Vendesi Napoli’ Siviero descrive una città ormai in balia di chi ha deciso di cambiarle volto, stravolgendone i toponimi e svendendone i monumenti, che cadranno preda di amministratori arruffoni e senza scrupoli. A Napoli come in qualunque altra città italiana.

Strillo: Il pluripremiato commissario Abruzzese s’immerge nelle paludi del malaffare di Napoli.

Biografia autore: Massimo Siviero, giornalista professionista, scrittore e saggista, per trent’anni redattore del Mattino e per dieci corrispondente del Messaggero, vive a Napoli. Inventore del personaggio del commissario capo Gabriele Abruzzese della Questura partenopea, con Vendesi Napoli è al suo quarto romanzo, dopo Il diavolo giallo, Il terno di San Gennaro e Un mistero occitano per il commissario Abruzzese.

Premi: Siviero ha vinto vari premi importanti, fra i quali “Procida – Isola di Arturo – Elsa Morante”, “Napoli in giallo” e il Premio della cultura 2002 della Presidenza del Consiglio per la narrativa, ed è stato finalista al Premio Scerbanenco. È anche autore di saggistica (ha pubblicato due saggi su Giacomo Leopardi e uno sulla storia e la scrittura del thriller partenopeo) .

Contenuto: Il “Maggio dei monumenti” di Napoli va sottosopra per uno strano incidente: una moto non sfiora nemmeno il soprintendente ai beni culturali Goffredo Handmann però lo ammazza sul colpo. Il commissario Gabriele Abruzzese è convinto che non si tratti di un pirata della strada, ma di una mano criminale che non si fermerà. Infatti arrivano altri delitti e anche una serie di raid inspiegabili tra le tombe di uomini illustri, da Giambattista Vico a Giacomo Leopardi. C’è un collegamento fra questi episodi e la morte del custode dell’arte partenopea? Tra un’umanità chiassosa e multietnica, il commissario Abruzzese, armato di un bizzarro alpenstock e di acume investigativo, si confronta con gli antichi misteri che emergono dal ventre di Napoli, ma anche con le moderne brutture che devastano una città destinata a cambiare faccia. E di cui qualcuno vorrebbe vendere anche l’anima.

Stralci del testo: Il fossato pieno d’acqua, reso molto più profondo dai lavori si sbancamento, attutì l’urto e lo avrebbe salvato se non fosse stato abitato da quell’inquilino scontroso…

Arrivò una ronda e notò che i due armigeri, invece di lancia e corazza, avevano kalashnikov e mitraglietta e il giubbotto antiproiettili… Info: Dario Flaccovio Editore – via E. Oliveri Mandalà, 35 – 90146 Palermo – tel. 091-202533

Autore: Raffaella Catalano

Link: http://www.darioflaccovio.it

Email: press@darioflaccovio.it

IRAQ: On line la banca dati su beni rubati sui sito dei Carabinieri il catalogo delle opere d’arte trafugate.

Approda su internet la banca dati sulle opere d’arte rubate in Iraq. I carabinieri del Comando Tutela patrimonio artistico hanno realizzato un approfondito catalogo, corredato di schede esplicative, dei beni archeologici e artistici trafugati in Iraq. Le foto e le descrizioni degli oggetti sono ospitate in un’apposita sezione del sito ufficiale dell’Arma www.carabinieri.it.

L’articolo completo lo trovi in www.archeomedia.net, alla pagina:

IRAQ: On line la banca dati su beni rubati; sui sito dei Carabinieri il catalogo delle opere d’arte trafugate

Autore: Maurizio Pizzuto

Fonte:CulturalWeb