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PERUGIA: Certificazione Internazionale HERITY per il Patrimonio Culturale: una opportunità per l’Umbria.

Un riconoscimento internazionale per musei e monumenti umbri? Se ne parlerà il 5 aprile 2006 alle ore 10.30 nella Sala Conferenze della Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia nel Convegno Regionale “Certificazione Internazionale HERITY per il Patrimonio Culturale: prospettive per l’Umbria”, all’interno della settimana della cultura (2-9 aprile 2006) promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Durante l’incontro, organizzato dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Umbria, grazie all’architetto Costantino Centroni, si avrà modo di enucleare quelle che sono le caratteristiche salienti del sistema di Certificazione di Qualità della Gestione del Patrimonio Culturale portato avanti da HERITY (dall’unione di due termini inglesi HERITAGE e QUALITY).

HERITY nata nel 2002, dopo 7 anni di studio e ricerca da parte di esperti provenienti da 15 Paesi, ha come attività principale l’applicazione di un Sistema Globale di Valutazione (HGES) per la certificazione del livello raggiunto da un museo, una biblioteca, un archivio, un sito archeologico, un monumento o un palazzo storico aperti al pubblico rispetto a quattro settori: RILEVANZA, CONSERVAZIONE, COMUNICAZIONE e SERVIZI OFFERTI.

Il livello raggiunto dal bene culturale nei rispettivi settori viene reso visibile graficamente da un “bersaglio” diviso in quattro quadranti (rilevanza, conservazione, comunicazione, servizi offerti) con un punteggio che va da un minimo di 1 a un massimo di 5. Il bersaglio, apposto sul luogo sotto forma di targa, e utilizzato anche nel materiale a stampa e in Internet, tiene conto non solo del giudizio di un expertise internazionale, ma anche di altre due fonti determinanti: l’opinione raccolta presso il pubblico e soprattutto l’autovalutazione dei responsabili del sito culturale stesso.

“Migliorare la Gestione di Qualità dei Beni Culturali attraverso un modello come quello di HERITY significa non solo informare e coinvolgere il visitatore evitando delusioni una volta all’interno del sito culturale, ma anche fornire ai gestori validi supporti alle decisioni” afferma Maurizio Quagliuolo coordinatore HERITY “ciò che ha spinto la Commissione Italiana UNESCO ad adottare tale sistema per i 40 siti iscritti nella lista del Patrimonio Mondiale, esperienza condivisa anche dalla Provincia di Torino, dalla Regione Lazio, Campania e Puglia e molte altre realtà italiane”.

Info:

Pietro Briganò 334.1306930

Link: http://www.herity.it

ROMA: Antonia Pasqua Recchia – Beni culturali tutela a base di innovazione.

Il direttore generale per l’Innovazione tecnologica e la Promozione del Ministero per i Beni e le Attività culturali illustra le iniziative dirette a rendere più accessibile il patrimonio culturale attraverso l’ammodernamento dei sistemi di gestione e il ricorso a tecniche di marketing.

L’istituzione del Ministero per i Beni culturali, avvenuta una trentina di anni fa, costituì una rivoluzione nel sistema di gestione del patrimonio culturale dell’epoca, seguita, una ventina di anni dopo, da un’altra: la possibilità conferita alla Pubblica Amministrazione di offrire al pubblico, oltre all’ingresso in siti e musei e alla visione delle opere contenutevi, una serie di servizi aggiuntivi a pagamento come vendita di riproduzioni di beni culturali, di cataloghi e di altri oggetti relativi all’informazione museale, servizi di caffetteria, ristorazione, guardaroba ecc.

Un traguardo importante ma non ancora sufficiente, visti i rapidi progressi compiuti nel frattempo dai mezzi di informazione grazie allo sviluppo dell’informatica e della telematica. Per cui quasi silenziosamente è avvenuta un’altra rivoluzione: la creazione di un’apposita Direzione generale per l’innovazione tecnologica e la promozione, che è stata affidata all’architetto Antonia Pasqua Recchia, un alto dirigente di grande competenza e di vasta esperienza nel settore dei Beni culturali. L’architetto Recchia illustra, in questa intervista, le iniziative intraprese e i programmi in preparazione.

Domanda. Perché il Ministero per i Beni e le Attività culturali si è dotato di questa nuova struttura?
Risposta. “Per valorizzare le funzioni di innovazione e di ricerca. È un compito impegnativo, perché si tratta di aggiornare in profondità un’Amministrazione che quando è nata era modernissima. A differenza di altri Ministeri nei quali prevaleva la componente amministrativa, il Ministero nacque nel 1974 con una forte componente tecnico-scientifica per iniziativa del senatore Giovanni Spadolini, che lo fece istituire con un decreto legge dell’allora presidente del Consiglio Aldo Moro e ne divenne il primo titolare. Quella componente tecnico-scientifica è stata la nostra ricchezza, ha procurato alla nostra Amministrazione l’ammirazione di Paesi stranieri che la considerano un punto di riferimento per la normativa di tutela di cui dispone. L’Italia ha avuto una valida normativa a cominciare dalle leggi del 1939; l’ha conservata apportandovi le necessarie modifiche, con particolare riguardo alla capacità di intervenire sul patrimonio, di conservarlo, restaurarlo e valorizzarlo.”

D. Come attuate questa tutela?
“R. Quest’azione, che svolgiamo come braccio operativo dell’Amministrazione nei settori dell’innovazione tecnologica e della comunicazione, si basa su due pilastri essenziali. Il primo è quello dell’ammodernamento degli strumenti a disposizione; infatti, in quanto Pubblica Amministrazione, dobbiamo puntare sempre più all’efficienza e ai risultati, essere trasparenti nei confronti dei cittadini, offrire un servizio di qualità per di più abbassando i costi, perché il bilancio dello Stato è troppo deficitario ed è un preciso impegno di tutti i Governi il contenimento della spesa. Questi obiettivi possono raggiungersi attraverso la razionalizzazione e l’arricchimento degli strumenti a disposizione, un’impresa difficile perché è arduo migliorare i risultati riducendo i costi.”

D. Qual è il secondo pilastro?
“R. L’ammodernamento dei servizi culturali, che forse interessa più direttamente ì cittadini. È un compito affascinante: al mio gruppo di lavoro, ai miei collaboratori e anche ai miei colleghi, ripeto sempre che svolgiamo un lavoro bellissimo. Operiamo in un Ministero che gestisce un patrimonio culturale tra i più importanti del mondo; trattiamo con la bellezza dei paesaggi, delle opere, della parte della nostra storia più bella, che è la parte più bella dell’Occidente. Ci occupiamo di un materiale straordinario che suscita un grandissimo interesse.”

D. Che cosa fate per farlo conoscere e apprezzare di più?
“R. Svolgiamo un’attività di informazione per farlo conoscere a un numero sempre più ampio di cittadini, per stimolarne il godimento. Perché la finalità di questa Amministrazione consiste certamente nella conservazione del patrimonio, ma anche nella sua valorizzazione, per renderlo disponibile e diffonderne la conoscenza. A tal fine dobbiamo incentivare, far crescere il desiderio di cultura. Sotto questo punto di vista dobbiamo svolgere un’attività simile alla «vendita di prodotti»: dobbiamo stimolare i consumi culturali utilizzando gli strumenti propri del mercato, ossia il marketing. Non dobbiamo fare altro che sollecitare la domanda culturale, perché attraverso i consumi culturali crescono la cultura, la coesione sociale, l’attenzione alla qualità della vita.”

D. Anche gli introiti del Ministero?<(B>
“R. I nostri obiettivi non hanno un valore economico in sé, non intendiamo ragionare in termini di pura redditività, perché sarebbe un’operazione perdente; nessun museo nel mondo si regge da solo, si autofinanzia; quindi è impensabile ragionare in termini puramente economico-finanziari. Noi puntiamo ai ritorni su grande scala derivanti dall’aumento dei consumi culturali, da parte sia degli italiani sia degli stranieri, relativi a un patrimonio come quello dell’Italia. In questa ottica l’innovazione può fare molto per la valorizzazione e per l’aumento della fruizione.”

D. Con quali strumenti in particolare ne favorite la conoscenza?
“R. Stiamo attivando grandi canali di comunicazione. È in fase di avanzata elaborazione il progetto di un portale della cultura italiana, unico punto di accesso alle informazioni sulle attività culturali italiane, in varie lingue, destinato a far conoscere il patrimonio del nostro Paese nel mondo. Il portale della cultura fornirà informazioni e dati a quello strumento fondamentale che è il Portale Italia.it che sta realizzando il Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie, e che conterrà indicazioni utili sulla rete viaria e dei trasporti, sulle strutture turistiche e alberghiere, sulle attrattive gastronomiche, sul made in Italy ecc; ma i suoi contenuti fondamentali saranno quelli relativi al patrimonio culturale forniti dal Portale della cultura. Attraverso lo stesso portale si potrà accedere a tutte le informazioni fornite da Regioni, Enti locali, istituti culturali; non sarà il portale del Ministero dei Beni culturali ma della cultura nazionale. Nell’ambito dell’informazione culturale stiamo sviluppando anche altre iniziative sfruttando le possibilità fornite dalla tecnologia digitale.”

D. Attraverso internet?
“R. L’uso del computer è limitato a una fascia di utenti anagraficamente portata per questo mezzo, ma esiste anche una vastissima parte della popolazione che non l’usa e neppure ne avverte la necessità, ma possiede la televisione e il telecomando. Il sistema di trasmissione digitale terrestre consente di giungere a questo pubblico con una comunicazione interattiva facile, accessibile a grandi numeri dì cittadini ai quali non si arriverebbe mai con il web. Per questo un’altra attività che cerchiamo di sviluppare nel campo della comunicazione consiste nella realizzazione di contenuti culturali da trasmettere attraverso i canali televisivi.”

D. Come pensate di diffondere la conoscenza del patrimonio straordinario chiuso nei musei?
“R. Attualmente le modalità per ammirarlo sono piuttosto statiche e standardizzate: visite con guide e talvolta con audioguide. In questo ambito stiamo elaborando progetti per aumentarne la conoscenza, per esempio fornendo la possibilità di registrare sul proprio computer palmare o sul telefonino le immagini di siti, di aree archeologiche, di opere d’arte come sono attualmente ma anche come erano in varie fasi storiche, al fine di porre anche i non addetti ai lavori in grado di comprendere e conoscere mondi per loro difficili. Un progetto prevede la possibilità, per i visitatori e in particolare agli studenti, di costruirsi un museo personale virtuale assemblando le immagini digitali prelevate da vari musei; a tal fine man mano che si visitano le sale dei musei si potranno registrare sul cellulare, strumento ormai diffusissimo, testi, grafici, fotografie ecc. La registrazione sul palmare o sul telefonino dovrà essere resa possibile; se non si attivano meccanismi per loro accessibili, i ragazzi non andranno più nei musei per cui, come scaricano la musica via internet, devono potersi costruire il proprio museo virtuale, accedervi ecc.”

D. In che consiste il “merchandising” culturale che il Ministero ha annunciato di voler sviluppare?
“R. Un vero salto qualitativo per il nostro Paese, consistente nell’accrescere l’emozione provocata dalla visita dei musei con l’offerta di qualcosa che la ricordi, ma di elevata qualità, più che la solita vendita del catalogo, di cui pure si realizzano esempi straordinari. Il catalogo presuppone già un livello culturale più avanzato, mentre molte persone cercano solo di acquistare un oggetto da regalare, ma purtroppo dobbiamo riconoscere che nei nostri book shop non ve ne sono molti. In passato, in periodi in cui non c’era nulla, il merchandising culturale, ovvero la gestione di servizi aggiuntivi, è servita a compiere il primo salto, ma oggi essa è abbastanza deficitaria. Un progetto nazionale di merchandising è stato avviato e vorremmo giungere entro non molto tempo, diciamo entro l’anno in corso, a realizzare un sistema di produzione di oggetti di qualità, con il bollino blu per differenziarli da quelli in vendita sulle bancarelle, consistenti per lo più in riproduzioni di opere d’arte realizzate con materiali sintetici nell’Europa dell’Est e nell’Estremo Oriente.”

D. Come ottenere questo risultato?
“R. Unendo i beni culturali, la capacità progettuale e creativa del nostro artigianato e delle nostre scuole di design, i materiali di pregio di cui dispone il nostro Paese, dovremmo produrre oggetti di qualità da vendere, perché la domanda esiste e lo dimostrano tutte quelle vendite non controllate di oggetti dal livello qualitativo bassissimo, ma che comunque rispondono a una domanda. Questo non significa che va eliminata la vendita sulla bancarella, ma se immettessimo in commercio oggetti che costano poco ma siano di qualità, potremmo far emergere un vasto sommerso e nello stesso tempo, attuando modalità distributive diverse, potremmo sfruttare uno spazio enorme. Perché non è detto che tutto il merchandising prodotto debba essere per forza venduto nel book shop del museo.”

D. Quindi anche nelle bancarelle?
“R. Possiamo ipotizzare una rete esterna, un franchising, una vendita in rete, alla quale anzi ho già pensato. Si tratta di un progetto che stiamo elaborando e al quale credo. Prima abbiamo compiuto una ricognizione su quello che avviene in Europa e negli Stati Uniti. Bisogna dire che tutto quel che brilla non è oro, e che anche negli altri Paesi esistono grandi difficoltà. Nella riproduzione e nella vendita di oggetti abbiamo osservato sempre un estremo rigore, tanto che a volte siamo accusati di esagerare. Ma il rigore va mantenuto se si avvicinano molto di più la fase produttiva a quella distributiva. Ormai l’offerta non è più adeguata alla domanda, perché questa è aumentata e si è modificata.”

D. Per quale motivo?
“R. Perché è cambiata la società e anche i numeri e i sistemi tecnici si sono ampliati. Il lavoro del Ministero va aggiornato. La legge Ronchey ha costituito lo spartiacque tra due ere, ma dobbiamo riconoscere che all’inizio essa era difficilmente applicabile, e sono trascorsi anni prima che si riuscisse ad impiantare un servizio aggiuntivo; abbiamo dovuto in primo luogo sottoporci a un’operazione di ammodernamento mentale, perché siamo funzionari dello Stato scelti e reclutati soprattutto per garantire la tutela e la conservazione del patrimonio. Sono architetto, ho partecipato a un concorso e sono entrata nella Pubblica Amministrazione con un obiettivo principale: tutelare e conservare efficacemente il patrimonio culturale come ad esempio i ruderi archeologici. E così tanti miei colleghi. Adesso abbiamo dovuto effettuare, più che una riconversione, un ampliamento della nostra sfera professionale, perché la valorizzazione, la promozione, la comunicazione sono diventati ambiti estremamente importanti.”

D. Le risorse finanziarie sono adeguate a questi nuovi compiti?
“R. Sono limitate, per cui abbiamo dovuto dotarci di una preparazione anche nel project manager financing perché nell’ambito del bilancio dello Stato la spesa corrente è destinata a ridursi sempre più. È anche giusto che sia così, perché i problemi sono moltissimi. Per cui dobbiamo reperire risorse finanziarie altrove. Non esistono tanti altrove, tuttavia alcuni ve ne sono, in particolare il parternariato con il privato. Spesso a questa possibilità è stata attribuita eccessiva importanza, il privato non è sempre un mecenate e vuole avere giustamente il proprio guadagno. Per cui questa formula è certamente importante ma non è sufficiente, e comunque deve essere sviluppata.”

D. L’Unione europea contribuisce?
“R. Il bilancio comunitario costituisce un’altra fonte di finanziamento; stiamo riuscendo ad ottenere fondi consistenti perché siamo abbastanza competitivi, presentiamo progetti validi, operiamo in partnership con altri Paesi europei. In tal modo possiamo usufruire di finanziamenti sia direttamente sia attraverso il Fondo sociale europeo, che li eroga alle Regioni. Nei programmi operativi regionali un’ampia parte di risorse è destinata a progetti nel campo dei beni culturali. Certamente non possiamo fare salti di gioia, ma bisogna anche adeguarsi alla realtà: riducendosi il bilancio dello Stato, dobbiamo trovare altrove le risorse, in un sistema che rende possibile anche nuove operazioni; le nuove normative rendono infatti possibili iniziative di parternariato con i privati e mettono a disposizione fondi europei, progetti speciali europei e altro.”

Fonte:Specchio Economico

ITALIA: Innamorati dell’arte.

Per tutte le coppie che il 14 febbraio visiteranno musei e siti statali, su due biglietti interi uno sarà omaggio. E’ quanto ha stabilito il Ministero per i Beni e le Attività culturali.

“E’ il primo anno che promuoviamo un’iniziativa nella giornata dedicata a San Valentino. Un invito – ha dichiarato l’on. Antonio Martusciello, Vice Ministro per i Beni e le Attività culturali – che mira a far avvicinare i cittadini al nostro patrimonio storico, artistico e architettonico, per renderli sempre più consapevoli del grande tesoro d’Italia, trasformando così il nostro slogan in ‘Innamoráti dell’arte‘”.

La festa di San Valentino può essere un’occasione per partecipare alla passione del Bacio di Hayez, conservato a Milano presso la pinacoteca di Brera, o per apprezzare al Museo del Bargello di Firenze L’assalto al castello d’amore raffigurato su una valva di specchio d’avorio o ancora un’opportunità per visitare la Camera degli sposi di Mantova. Inoltre si potrà ammirare alla Galleria Borghese di Roma il capolavoro di Tiziano, Amor sacro e amor profano, o assistere all’amore che lega per l’eternità la coppia etrusca del Sarcofago degli sposi, esposto al Museo nazionale etrusco di Villa Giulia.

“Vogliamo che i beni culturali diventino un valore per tutti e che questa giornata porti a varcare la soglia di un museo, scoprendone le ricchezze e apprezzandone il valore per la storia e le passioni che ci racconta – ha aggiunto il Vice Ministro Martusciello –. E’ proprio a tutti quelli che non avvertono quel legame indissolubile di continuità tra il nostro passato e il presente che deve volgersi la nostra attenzione. Perché l’arte e la cultura determinano l’identità di un Paese”.

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

ROMA: Ora il governo vuole l’arte povera.

La scelta del governo di tagliare la cultura dimostra non solo l’incapacità di ripartire equamente i sacrifici e di capire quali sono le vere risorse per il futuro del Paese, ma soprattutto il livello infimo del fabbisogno culturale della classe politica.

Anche la manovra finanziaria proposta dal governo Berlusconi per il 2006, ultimo anno della legislatura, e al momento oggetto di frenetiche contrattazioni in Parlamento e fuori, conferma la tendenza a diminuire le risorse dedicate alla cultura, che ha caratterizzato il quinquennio Berlusconi; pur nell’ambito di una riduzione generalizzata delle spese pubbliche, alla cultura viene riservata una netta penalizzazione. Questa tendenza può essere riscontrata, a titolo indicativo, nei dati relativi alla percentuale della dotazione finanziaria del Ministero per i Beni culturali sul totale delle spese finali dello Stato (spese correnti e spese in conto capitale), negli ultimi 5 anni:

2001 = 0,61%; 2002 = 0,54%; 2003 = 0,55%; 2004 = 0,50%; 2005 = 0,45%

Percentuali riferite a spese finali, previsioni definitive, comprendenti spese correnti e spese in conto capitale, e non spese per rimborso di prestiti.

Con il disegno di legge finanziaria per il 2006 le dotazioni del Ministero per i Beni e le Attività culturali (Mibac) vengono ulteriormente ridotte in vari modi. I tagli alla finanza regionale e locale comporteranno inoltre altre significative riduzioni, ora non quantificabili, dei finanziamenti pubblici ai beni e alle attività culturali. Una valutazione precisa anche solo del quadro delle spese statali potrà farsi solo alla fine del processo di definizione del bilancio 2006 e 2006-2008, sia per ragioni tecniche (il bilancio definitivo verrà predisposto solo dopo l’approvazione del disegno di legge finanziaria, che insieme ai provvedimenti collegati contiene la parte innovativa, la “manovra” annuale), sia soprattutto per ragioni politiche. Il ministro Buttiglione ha dichiarato una netta opposizione ai tagli nel suo settore, al punto di minacciare le dimissioni. Sono quindi possibili modifiche migliorative nel corso dell’esame parlamentare (augurandosi che non si tratti soltanto di meri aggiustamenti), e che riguardino anche i beni culturali oltre allo spettacolo, fortemente penalizzato dalla riduzione di circa un terzo del Fondo unico (Fus). Pur sostenendo ovviamente le richieste di Buttiglione, non si può non notare come sulla manovra finanziaria la contrapposizione tra il Ministro per i Beni e le Attività culturali e il Governo di cui fa parte appaia una assai singolare abitudine di questa fase politica: basti pensare al ministro Urbani l’anno scorso e non solo (cfr. n. 236, ott. ’04, p. 1). La debolezza dei Ministri dei Beni culturali nella formazione delle decisioni e delle proposte del Governo sta purtroppo relegando la cultura in un orizzonte meramente difensivo, con l’«obiettivo massimo» di contenere le perdite.

La manovra 2006: la proposta del Governo

Nei documenti proposti, in linea con il silenzio sui beni culturali del “Documento di programmazione economico finanziaria”, non sono previste innovazioni normative in materia, ma semplicemente riduzioni di risorse, in parte in base a misure generali di contenimento delle spese della pubblica amministrazione.

Autorizzazioni di spesa già previste
Per la materia dei beni culturali, le spese sono ridotte per ciascuno degli anni 2006-2008, in misura complessivamente pari a circa il 40%:
le autorizzazioni di spesa derivanti dalla devoluzione degli utili del Lotto (-30,9 milioni di euro). A partire dal 2004 tali finanziamenti erano stati distribuiti anche allo spettacolo, riducendo già per questa via di quasi il 60% quelli dedicati alla tutela del patrimonio culturale;
le autorizzazioni di spesa della legge relativa al «Piano per l’arte contemporanea» (-2 milioni di euro);
le autorizzazioni di spesa relative al «Fondo unico per gli investimenti del Mibac» (-92,2 milioni di euro).

Accantonamenti su qualità architettonica, siti Unesco e interventi vari
Altre voci significative dei tagli riguardano gli accantonamenti per i provvedimenti che si prevede di approvare nel corso del triennio, importanti perché dovrebbero rappresentare il programma legislativo della prossima legislatura (e quindi del futuro governo) e ne determinano le possibilità di realizzazione. Le somme per il Mibac (accantonamenti di parte corrente, 783mila euro) diminuiscono di circa il 29% sul 2005; gli accantonamenti in conto capitale, 7,9 milioni euro, di circa il 73%. Le finalizzazioni indicate dal Governo per tali accantonamenti sono riferite: q alla legge quadro sulla qualità architettonica, q all’esame del Senato, q alle misure speciali per la tutela delle città italiane inserite nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco, in corso di esame alla Camera (presso il Ministero dell’Economia, che sarà quindi chiamato a gestirli, sono previsti ulteriori accantonamenti). Inoltre sono indicati, tra i provvedimenti per cui riservare le somme accantonate, non meglio precisati interventi in materia di beni culturali e di sport.

Contenimento spesa delle Amministrazioni
Gli interventi in Finanziaria per il contenimento della spesa di tutte le pubbliche amministrazioni, e quindi anche del Mibac, riguardano:
il contenimento delle spese dei Ministeri per «consumi intermedi» (ovvero acquisto di beni e servizi), che per il Mibac riduce una serie di stanziamenti specificati di circa il 19% (-17.676 euro);
la contrazione delle spese per studi e incarichi di consulenza per rappresentanza e per le autovetture, che non potranno essere superiori al 50% di quelle rispettivamente previste nel 2004;
la riduzione della spesa dei Ministeri per investimenti fissi lordi, che è indicata nel caso del Mibac in misura pari al 7,4% sul totale di quelli discrezionali (-1.254 euro);
l’istituzione presso ogni Ministero di un Fondo per i trasferimenti correnti alle imprese, in cui sono riportati con decurtazioni determinati stanziamenti; ciascun Ministro dovrà ogni anno riferire al Parlamento sull’utilizzo. Le somme interessate del Mibac (in materia di editoria) sono diminuite del 29,5% (-1.007 euro);
limiti al ricorso al personale a tempo determinato, per cui non si potrà superare il 60% di quanto speso nel 2003, nonché limiti alle risorse utilizzabili per la contrattazione integrativa e il lavoro straordinario, e riduzioni di altre spese per il personale.Assunzioni in deroga al Ministero;
Le questioni del personale costituiscono uno dei punti più critici per il Ministero per i Beni e le attività culturali, sotto diversi punti di vista. Insieme ad altre amministrazioni viene con la Finanziaria autorizzato a prorogare determinati contratti di lavoro a tempo determinato, e a procedere all’assunzione di circa 2mila persone a tempo indeterminato, al fine di stabilizzare l’attuale personale precario, come da tempo richiesto anche in sede parlamentare.

Iter parlamentare: “Sconcerto” in Commissione.
Con l’adesione di Buttiglione, che ha ringraziato i senatori per la posizione assunta, la Commissione cultura del Senato ha approvato (in parte all’unanimità) un parere favorevole ma «condizionato» su finanziaria e bilancio per quanto riguarda il Ministero dei beni culturali. «Preso atto con sconcerto dei pesanti tagli imposti al settore, che (sia pure in un’ottica di contenimento della spesa pubblica) appaiono sproporzionati anche rispetto alla media delle riduzioni di spesa relative agli altri Ministeri», la Commissione ritiene anzitutto indispensabile ripristinare per il Fondo unico per gli investimenti e per il Fondo unico per lo spettacolo almeno le previsioni della finanziaria 2005. Chiede inoltre di riorganizzare le principali istituzioni culturali per recuperare economicità ed efficienza, di incrementare i fondi destinati al funzionamento corrente del Ministero, di destinare effettivamente ad interventi sui beni culturali i fondi attribuiti alla società Arcus.

Autore: Marta Romana

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line

ROMA: Convegno Lumsa sui beni culturali obbligatorio per tutti lo studio della storia dell’arte.

La funzione educativa dei beni culturali, l’importanza della loro tutela, della comunicazione, l’esigenza di avere un quadro normativo definito. Aspetti emersi venerdì 21 ottobre, al convegno sul patrimonio culturale e la legislazione di riferimento, organizzato a Roma dall’Olimpia, associazione culturale della Lumsa, università che specializza in materie storico artistiche.

“Una tutela che permette di individuare i beni su cui fare prevenzione e conservazione, e le varie categorie di beni; il codice “Urbani”, stabilisce i principi di circolazione dei beni e le sanzioni amministrative e penali a cui si va incontro in caso di reati”, ha osservato Giovanni Pastore, vice comandante dei carabinieri della tutela del patrimonio culturale. Obbligatorietà dell’insegnamento della storia dell’arte per tutte gli ordini di scuola e modifica del servizio di assistenza museale da aggiuntivo a essenziale ancora fra gli spunti della giornata, che ha messo a confronto idee e esperienze diverse intorno ai vari temi del patrimonio culturale.

Due le sessioni, una dedicata al patrimonio ambientale e paesaggistico, con citazione negativa per la regione Campania in materia di abusivismo edilizio, anche per il parco delle ville vesuviane, dove sembra in crescita un’edilizia compromettente per il paesaggio.

Menzione positiva, invece, per l’Abruzzo dove il parco archeologico di Civitella, a Chieti, ha messo insieme estetica e antropizzazione e, piu’ in generale, per i piani di archeologia preventiva, già sperimentati nella realizzazione delle linee ferroviarie dell’alta velocità.

Molte le interpretazioni tecniche e gli approfondimenti proposti per il codice Urbani, in contraddittorio, a volte in polemica.

Il sottosegretario ai beni culturali Nicola Bono ha inviato un messaggio all’organizzatore, Francesco Sisinni, ricordando che: “Intorno ai beni culturali, negli ultimi anni, si è accesa l’attenzione generale, oltre a quella degli specialisti. Questa iniziativa rappresenta un segnale di crescita, nel mettere a confronto idee e generazioni diverse, e una risposta positiva alle campagne di sensibilizzazione promosse dalle istituzioni”.

Autore: Tiziana Benini

Fonte:CulturalWeb