Archivi categoria: Arte e istituzioni

ROMA: La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale ed il Codice Urbani.

L’Associazione Culturale Olimpia si interroga sul tema del Codice Urbani 2004, sul significato di principi cardine quali la “Tutela” e la “Valorizzazione” nel tentativo di operarne una lettura che coniughi l’essenza giuridica del testo di legge attualmente vigente ad una riscoperta umanistica del bene culturale. Partendo da una lettura del Codice assolutamente scevra di simpatie e pregiudizi politici si vuole operarne una critica costruttiva e propositiva.

L’intento è suscitare riflessioni e proposte che si dipartano da un modo, insieme antico e nuovo, di guardare al nostro patrimonio.

Al fine di perseguire questo intento la giornata di studi si avvarrà dell’esperienza di grandi nomi del panorama culturale italiano, tra cui l’avv. Fabrizio Lemme ed il prof. Tommaso Alibrandi, esponenti del Nucleo Recupero opere d’arte dei Carabineri, e dell’analisi condotta dai laureati del Master in studi storico-artistici e di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e dell’ambiente, diretto dal prof. Francesco Sisinni, per desiderio del quale l’associazione è nata.

Info: UNIVERSITA’ L.U.M.S.A. – AULA GIUBILEO, VIA DI PORTA CASTELLO, 44 – ROMA
VENERDI’ 21 OTTOBRE 2005 – ORE 9,30.

Link: http://www.associazioneolimpia.com

Email: info@associazioneolimpia.com

ROMA: Il vero problema resta un’Iva europea.

La legge Carra sull’arte contemporanea prevede agevolazioni fiscali per artisti e «mecenati», ma i galleristi italiani sono ancora penalizzati dall’aliquota del 20% alla quale da gennaio, con l’entrata in vigore del «droit de suite», si dovrà sommare il 4% .

Sta procedendo alla Camera l’esame della proposta di legge Carra ed altri in materia di agevolazioni fiscali per la promozione del mercato dell’arte contemporanea (Atto Camera 4663; cfr. lo scorso numero, p. 1).

In sintesi, la proposta prevede: o un regime fiscale agevolato ai fini delle imposte sia dirette sia indirette per gli artisti che realizzano un volume di affari annuo inferiore a 50mila euro; o l’introduzione di un’aliquota fiscale agevolata pari al 4% (attualmente in Italia è in questi casi il 10%) per le cessioni di opere d’arte da parte degli autori, e anche per le successive cessioni nel caso degli artisti con reddito inferiore a 50mila euro; o vantaggi fiscali per le persone fisiche (detrazione di imposta) e le società (possibilità di ammortamento) per l’acquisto di opere d’arte; o concessione di un credito di imposta (pari all’Iva pagata per l’acquisizione dell’opera d’arte ceduta) a coloro che cedono gratuitamente opere d’arte a musei, gallerie nazionali di arte e istituzioni pubbliche.

Di Carlo. L’Italia è fuori dall’Europa.
Massimo Di Carlo, presidente dell’Associazione Nazionale Gallerie d’arte moderna e contemporanea, dichiara: “Resta però un problema enorme e l’arte italiana sta per essere messa fuori del sistema integrato europeo dell’arte contemporanea a causa della differenza delle nostre aliquote Iva, assai più elevate di quelle applicate nei principali paesi europei”. La situazione diverrà del tutto insostenibile con l’applicazione del “droit de suite”, ovvero il diritto dell’autore di un’opera d’arte sulle successive vendite dell’originale, previsto da una direttiva comunitaria del 2001 che dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il primo gennaio 2006. La direttiva prevede possibilità di applicazione differita del diritto e percentuali di questo tra il 4% (per la parte del prezzo di vendita fino a 50mila euro) e lo 0,25% per cinque fasce di prezzo a salire. “L’aliquota del 4% del “droit de suite”, sommandosi all’Iva ordinaria del 20% (che in Francia è invece del 5%), applicata per tutte le cessioni successive alla prima, porta il mercato dell’arte italiana, secondo Di Carlo, fuori da ogni possibilità competitiva e dà una fortissima ulteriore spinta al sommerso. L’introduzione del diritto di seguito è occasione cruciale per affrontare il problema dell’Iva”.

Eccher . È l’ora dell’emersione fiscale.
Danilo Eccher, direttore del Museo di arte contemporanea del Comune di Roma (Macro). “Misure agevolative renderebbero scoperto il mercato, e consentirebbero anche agli artisti italiani di affermarsi maggiormente a livello internazionale. L’ottica politica sembra concentrata sull’immediato e teme la perdita di introiti fiscali, mentre le agevolazioni avvierebbero un circuito virtuoso che favorirebbe insieme l’emersione fiscale degli scambi attuali e lo sviluppo del mercato”.

Daverio. Basterebbe l’Iva al minimo.
Philippe Daverio, critico, opinionista ed ex gallerista. “Limite tipico delle leggi italiane è la pretesa di raggiungere almeno la perfezione, possibilmente il sublime. Tutto funzionerebbe molto meglio con una legge imperfetta, ma assolutamente semplice: Iva al livello minimo possibile su tutte le opere d’arte prodotte negli ultimi 50 anni. Così fu la legge voluta da Spadolini, che portò al 2% l’Iva su tutti i libri, di qualsiasi genere e qualità”.

E con il 2% come la mettiamo?
La legge 717 del 1949, che riserva il 2% della spesa per gli edifici pubblici al loro “abbellimento con opere d’arte”, è ampiamente e platealmente disapplicata e va riformata. Al Senato è stata avviato l’esame di un progetto di legge in materia (n.1695), abbinato al disegno di legge Urbani sulla qualità architettonica (n. 2867), esame poi sospeso dallo scorso 3 novembre. Alla Camera è rimasto inoltre fermo l’esame dei progetti di legge relativi alla riforma degli istituti italiani di cultura all’estero (n. 4535 e abbinati), che potrebbe avere effetti importanti sulla promozione dell’arte italiana negli altri paesi.

Di Carlo è particolarmente pessimista e polemico: “Il Piano per l’arte contemporanea non è stato attuato; la nuova Darc sembra operare solo per Roma. La Legge del 2% molto difficilmente potrebbe funzionare con la farraginosità delle procedure e il numero dei componenti le commissioni per la scelta delle opere”.

Per Eccher la legge del 2% “ha provocato nel corso di questi decenni non pochi di-sastri quando è stata applicata. I criteri di selezione sono obsoleti; è necessario tenere conto, nell’individuazione dei soggetti chiamati ad applicarla, che la situazione attuale è molto diversa da quella del dopoguerra: si sono sviluppate grandi personalità, sensibilità e professionalità sia nel campo pubblico sia in quello privato. Questo è uno degli elementi per cui la legge è stata aggirata, non solo per la mancanza di sanzioni”.

Daverio è rapido e sbrigativo: “Credo poco alla legge del 2%: o è applicata da gente molto informata, o per fortuna è disapplicata. Il 2% delle spese per gli edifici pubblici costituirebbe una massa tale da diventare pericolosa se usata male”.

Autore: Marta Romana

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line

ROMA: Beni culturali e burocrazia.

Non c’è più molto da fare. Si può sintetizzare così la lunga intervista dell’ex ministro Urbani a ‘Il Giornale dell’Arte’, per spiegare le ragioni dell’abbandono. E per completare il quadro fa presente che ha riferito al noo ministro Buttiglione questa sua valutazone. C’è sicuramente un fondo di verità in quanto afferma Urbani. Molti sono i provvedimenti adottati durante il suo dicastero, anche se non sempre limpidamente coerenti. Ma sembra eccessivo sostenere che si è fatto tutto ciò di cui c’era necessità. Vediamo perché.Vorrei raccontare brevemente una piccola storia, senza citare i protagonisti. Nel dicembre del 2004 una Direzione regionale del Ministero per i beni e le attività culturali indice una ‘gara informale’ e invita alcune società e associazioni specializzati; a presentare una propria proposta per progettare la realizzazione del Sistema Museale di quella regione. I soggetti invitati accettano e presentano, nei tempi previsti (metà dicembre), i propri elaborati.

La Direzione affida l’incarico ad uno dei tre concorrenti a fine dicembre, quindi con grande celerità. Si tenga presente che, nel consegnare le proprie proposte, ciascuno dei concorrenti ha presentato i documenti richiesti e fatto ricorso alla cosiddetta autocertificazione (strumento introdotto per responsabilizzare i cittadini e alleggerire il ricorso alla produzione e moltiplicazione di documenti burocratici).

A febbraio, 2005 la Direzione regionale comunica all’aggiudicatario ‘provvisorio” che farà richiesta, agli enti preposti, della documentazione che confermi quanto e stato dichiarato con l’autocertificazione (che quindi non si capisce a cosa serve). Con posta ordinaria ad una serie di uffici (INPS, camera di commercio, tribunale, Inail ecc.) di fornire informazioni sull’aggiudicatario provvisorio. A metà giugno 2005 la Direzione generale conferma ai concorrenti che il ‘provvisorio’ è diventato definitivo. Ora dovranno passare alla stesura e sottoscrizione del contratto fra le due parti. Mesi trascorsi: sette (senza contare quelli impiegati dalla Direzione Regionale per imbastire la decisione di realizzare il Sistema Museale regionale e predisporre le procedure).

Questa vicenda, una delle tante che caratterizzano l’attività burocratica delle amministrazioni pubbliche, non si è sviluppata così per la ‘miopia’ di qualche funzionario. E, al contrario, la modalità che presiede la pubblica amministrazione. E’ alla base dei continui richiami della Corte dei Conti sull’accumulo dei cosiddetti residui passivi del ministero per i beni e le attività culturali.

Ora guardiamo il risvolto economico di una tale procedura. Chi ha ‘perso’, per 7 mesi non ha saputo l’esito finale. Chi, alla fine, ha ‘vinto’, ha sopportato oneri in vista di un lavoro da fare, senza sapere a partire da quando.

Ma c’è un altro aspetto. Promuovere e realizzare un Sistema Museale è operazione complessa ma straordinariamente utile. Consente, infatti, a più soggetti (pubblici, privati, ecclesiastici, ecc) di riconoscersi in un’unica strategia di tutela e valorizzazione del proprio patrimonio, avvia una politica di marketing per la promozione e la fruizione dei musei, concorre a dare slancio allo sviluppo del turismo culturale di un’area vasta, favorisce nuovi investimenti. Quanto ha pesato, sul piano economico, il tempo perso nell’applicazione di un così tormentato iter burocratico? Quante occasioni sono state perdute? Ai lettori la risposta.

Al Ministro Buttiglione un invito: ci sono riforme, come quelle che riguardano le procedure burocratiche, che non costano niente ma possono dare un contributo allo sviluppo del Paese. Non è solo un ritornello caro al Presidente di Confindustria, è una verità inconfutabile. E nel caso in questione potrebbe essere un impegno per ‘smentire’ Urbani. Semplificare e snellire aiuterebbe tante Direzioni regionali e Sovrintendenze a fare di più e meglio, in tempi più rapidi. Magari aiutandoli a promuovere sistemi museali capaci di aiutare i territori a competere meglio sul piano nazionale e internazionale. Se la situazione del Paese è così difficile, tocca a ciascuno, secondo il ruolo e il grado di responsabilità, fare la propria parte. Anche con ‘piccole’ riforme.

Autore: Ledo Prato

Fonte:L’Arena

NAPOLI: Un Centro Studi sui beni culturali mediterranei.

Recuperare i tesori del passato per farne uno scrigno aperto ad accogliere anche il paziente e sapiente lavoro delle nuove generazioni. Con questo presupposto nasce il Museo vivo dell’Istituto Suor Orsola Benincasa, inaugurato di recente da una mostra aperta fino al 28 luglio. Una mostra speciale, perché riporta alla luce alcuni capolavori dell’arte antica, e perché le opere sono state restituite all’antico splendore dal certosino lavoro degli allievi del corso di diagnostica e restauro dell’Università Suor Orsola. “Il Museo in sé è una novità, poiché nasce non tanto come collezione di opere ma, soprattutto, come testimonianza storica della vita e dell’identità dell’Istituto nella città, e viceversa”, spiega il rettore del Suor Orsola, Francesco De Sanctis.

Perciò lo avete definito Museo vivo? “Sì, ma anche perché ospiterà ogni anno una mostra dei restauri eseguiti dagli allievi del corso di restauro su dipinti, sculture lignee e lapidee, affreschi, oggetti preziosi che fanno parte del patrimonio del complesso monumentale”.

Quali altri progetti legati ai beni culturali sono in programma? “Quest’anno partono tutte le lauree specialistiche e, tra queste, c’è un indirizzo che riguarderà l’archeologia del mare con un accesso limitato a 30 persone. Il corso è collegato anche al problema del Mediterraneo per il quale la Regione ha appena stanziato un grosso finanziamento per un Centro studi a tema, che vivrà della collaborazione tra Suor Orsola e l’Università ‘Federico II’. Il Suor Orsola si occuperà, in particolare, del problema relativo ai beni culturali e sarà, inoltre, la sede ufficiale del Centro”.

Quali altre novità legate ai tesori del passato vedrà impegnati i vostri allievi ed esperti? “Il complesso monumentale è sede della Fondazione ‘Rocco Pagliara’ di cui fanno parte pezzi di grande valore. Il Museo vecchio è articolato in diverse stanze che dal ’500 al ’900 espongono ceramiche, mobili, sculture, oggetti preziosi e un notevole gabinetto di stampe che stiamo rivalutando attraverso una serie di mostre. A fine anno è in programma una mostra sulle stampe fiamminghe. E ogni evento è sempre seguito da pubblicazioni che lo riguardano”.

Fonte:Il Mattino

ROMA: Patrimonio in vendita. Buttiglione: superato il silenzio assenso.

Sulla vendita dei beni culturali non esiste più il silenzio assenso. Lo ha precisato ieri il ministro Rocco Buttiglione davanti alla commissione Cultura della Camera, in risposta ad alcune osservazioni dei deputati, che paventavano i pericoli della norma contenuta nel decreto legge 269/2003 e poi riproposta nel Codice dei beni culturali.

Caduto il silenzio assenso, che consentiva di procedere alla vendita del bene nel caso le soprintendenze regionali non si fossero pronunciate entro 120 giorni, ora la strada da percorrere contro l’inerzia dell’amministrazione è — ha precisato il ministro — quella del ricorso al Tar.

Il silenzio assenso. La disposizione nacque tra mille polemiche. Fece la sua comparsa nel decreto legge 269/2003, ma venne modificata nel corso della conversione parlamentare del Dl. Alla fine fu deciso che, nella procedura di verifica dell’interesse culturale del patrimonio immobiliare pubblico, le soprintendenze regionali — deputate a valutare, su elenchi forniti dall’agenzia del Demanio, se il bene avesse o meno pregio (in caso negativo, si poteva metterlo sul mercato) — avrebbero dovuto rispondere entro 120 giorni. Altrimenti, il silenzio sarebbe stato interpretato come un via libera alla vendita.

Il pericolo paventato da più parti fu che il carico di lavoro delle soprintendenze e la cronica mancanza di organici, avrebbe reso quasi fisiologico il ricorso al silenzio assenso. Fu anche a seguito dell’acceso dibattito che la disposizione venne corretta, limitandone la portata al primo periodo di applicazione. E intale versione, venne assorbita dal Codice dei beni culturali.

Niente più silenzio. L’annuncio fatto ieri da Buttiglione fa seguito a quanto già stabilito dal decreto del 28 febbraio scorso, diventato operativo a marzo.

Con quel provvedimento, che aggiorna le procedure per la verifica del patrimonio pubblico, i Beni culturali e l’agenzia del Demanio hanno deciso di concerto di considerare terminato il periodo di “prima applicazione” della norma sul silenzio assenso. Allo stesso tempo, hanno specificato che, in caso di mancata risposta delle soprintendenze, la questione finisce davanti ai giudici amministrativi.

Fonte:Il Sole – 24 Ore