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ROMA. Dal Musèe d’Orsay. Impressionisti tête à tête.

Impressionisti in mostra a Roma dal 15 ottobre 2015 al 7 febbraio 2016 al Complesso del Vittoriano.
Edouard Manet, Pierre-Auguste Renoir, Edgar Degas, Frédéric Bazille, Camille Pissarro, Paul Cézanne, Berthe Morisot: questi gli artisti presenti nella mostra.
Oltre sessanta opere provenienti dal Musée d’Orsay. Attraverso un percorso tra i protagonisti impressionisti la mostra vuole mettere in luce gli aspetti innovativi essenziali nell’elaborazione di un’arte moderna evidenziando le connotazioni delle singole personalità.
“Tête-à-tête” offrirà la possibilità di ricostruire l’ambiente culturale, i contesti sociali e gli stimoli artistici in cui operarono gli artisti impressionisti; e, soprattutto, e di cogliere quella “rivoluzione dello sguardo” e quel rinnovamento stilistico di cui il movimento impressionista fu portavoce. Le opere scelte, alcune diventate vere e proprie icone dell’impressionismo, mettono in luce gli aspetti innovativi del movimento artistico ed evidenziano, allo stesso tempo, le connotazioni delle singole personalità.

Redattore: RENZO DE SIMONE

Info: Roma, Complesso del Vittoriano, fino al 07 febbraio 2016 Costo del biglietto: 12,00 euro Orario: Da lunedì a giovedì: 9:30 – 19:30;venerdì-sabato 9:30 – 22:00;domenica 9:30 – 20:30
Ultimo ingresso un’ora prima
Telefono: 06 678 0664 E-mail: museo.vittoriano1@tiscali.it
Fonte: www.beniculturali.it, 15 ott 2015

UNESCO, approva “caschi blu della cultura”.

Sì del Consiglio esecutivo Unesco alla proposta italiana di istituire meccanismi per l’uso dei ‘caschi blu della cultura’ e di proseguire a lavorare in sede Onu per includere la componente culturale nelle missioni di pace come richiesto dal premier Renzi all’Assemblea Onu.
La risoluzione italiana, cofirmata da 53 paesi e sostenuta dai membri permanenti del Consiglio di sicurezza, è stata votata per acclamazione dopo un dibattito molto intenso e articolato che ha coinvolto la maggioranza delle delegazioni presenti a Parigi. Ecco come, il 29 settembre all’Onu, Renzi aveva descritto il progetto italiano: «L’iniziativa prevede la creazione di una unità nazionale specializzata — formata dai Carabinieri e da esperti civili — con l’obiettivo di preservare il patrimonio culturale», ha affermato sottolineando che si tratta di una task force messa in piedi su richiesta dell’Unesco. «Quali saranno i suoi compiti? Quelli di operare sia in situazioni di disastri naturali che di guerra con compiti sia di formazione che operativi per proteggere il patrimonio e dare consigli ai governi locali.
I caschi blu della cultura nascono sulla base di un modello già sviluppato a livello nazionale». Per il ministro per i Beni e le attività culturali, Dario Franceschini, si tratta di «un successo internazionale del nostro Paese che segue al grande consenso dopo quello ottenuto a Milano con l’approvazione di 83 Paesi della Dichiarazione sulla Protezione del Patrimonio Culturale. L’Italia si conferma come guida nella diplomazia culturale. Bisogna adesso definire subito gli aspetti operativi di questa task force internazionale che dovrà intervenire laddove il patrimonio dell’umanità è messo a rischio da catastrofi naturali o da attacchi terroristici».

Fonte: www.quotidianoarte.it, 20 ott 2015

AQUINO (Fr). Mostra: ENCAUSTO, L’ANIMO COLORATO DEGLI ANTICHI ROMANI.

Studio RomaUna delle poche mostre sull’antica tecnica pittorica dell’Encausto. Questa pittura fu molto famosa nelle civiltà: Egiziana, Greca e Romana e molto apprezzata da Imperatori romani e la ricca borghesia. Ancora oggi questa tecnica è oggetto di molti studi e ricerche da parte di: studiosi d’arte, ricercatori, pittori e altri, l’ultimo a cimentarsi con l’Encausto fu il grande LEONARDO nella battaglia di Anghiari a Firenze. Questa tecnica è andata persa nei secoli la sua conoscenza dei reali procedimenti tecnici. Oggi l’Encausto non e più praticato, però posso affermare (io che lavoro con questa tecnica da diversi decenni) che questa pittura è la più completa e superba pittura di tutti i tempi, non ancora superata da altre tecniche.
Solo attraverso i supporti dipinti possiamo a distanza di secoli capire la qualità e la quantità di colori che adoperavano gli antichi Romani. Il mondo coloristico romano era composto di una quantità superiore ai soli quattro colori che Plinio menziona nella sua Naturalis Historia, i grandi capolavori sono stati eseguiti solo con: bianco, giallo, rosso e nero. Forse Plinio si riferiva al mondo classico quello di Apelle, Pausias, Polignoto di Taso, Kydias, ecc.
Senza descriverci l’animo coloristico romano che oggi possiamo intuire visitando quello che resta delle antiche Domus o ville Romane con bellissimi esempi: la casa dei Vettii, Villa dei Misteri, villa di Poppea a Oplontis, di Augusto e di Livia a Roma, e ancora i famosi ritratti del El Fayum.
Questa certezza coloristica romana era visibile all’interno, all’esterno delle ville, nei Fori e oltre. Quest’uso coloristico ebbe inizio sotto Claudio, con Nerone poi si disseminarono delle macchie che non erano nelle lastre di marmo, aggiungendo delle decorazioni e protezioni. Tutto questo scaturisce dal fatto che i romani adoperavano oltre alle tecniche pittoriche dell’affresco e della tempera, la famosa tecnica pittorica dell’encausto molto apprezzata da ricchi e imperatori romani. Questa tecnica era usata per: campire, dipingere e proteggere, adoperata all’esterno, era chiamata Gànosis Vitruvio, De Architectura. Veniva usava sulla statuaria e marmi in generale direttamente senza una particolare preparazione. Si adoperava sia colorata che trasparente per rendere i marmi patinati o lucidi.

Encausto su legno (2)Descrzione dell’Encausto. Questa superba tecnica pittorica è per mia esperienza la più completa. Nella sua componente principale ci sono le cere d’api. Plinio: Cera punica fit hoc modo e il fuoco.
Supporti. Per l’Encausto i supporti sono quasi illimitati: intonaco fresco bagnato e ancora molle, anche su quello già secco e duro, marmi tutti poi cotto e tela. Per i legni se escludiamo quelli resinosi sono validi quasi tutti, quercia, pioppo, sicomoro, cedro del Libano acacia ecc.
Colori storici in ambito Greco: Plinio ci riferisce che i pittori riuscivano a creare grandi capolavori usando solo quattro colori: melino, elephantinum, sinopia pontica e ocra.
In ambito Romano: i colori più importanti erano divisi in quelli floridi e austeri. Floridi, cinabro, azzurrite, sangue di drago e malachite. Austeri: sinopia, terre rosse, melinum, orpimento, rosso ferro, nero avorio, minio di piombo e bianco di piombo e altri ancora.
Si può adoperare con l’Encausto direttamente su intonaco fresco e senza problemi i colori esclusi dalla tavolozza dell’affreschista di cui: cinabro, nero avorio o vite, bianco titanio o di piombo, minio, alizarina, robbia ecc. Le motivazioni dell’esclusione per questi colori dall’affresco sono: la difficile stesura e conseguente lucidatura in special modo i neri, per gli altri invece l’immediata aggressione caustica della calce e conseguente perdita del colore.
Maestro Michele Paternuosto

encausto 33x38CURRICULUM.
Il Maestro Michele Paternuosto, pittore restauratore, nato nel 1943 a Toro nel Molise. La sua prima formazione artistica ha inizio a quindici anni a Campobasso sotto la guida di due maestri molisani A. Fratipietro e N. Rago. Nei primi anni ‘60 prosegue in Germania e a Parigi, poi a Roma, in Canada e quindi definitivamente a Roma, dove apre lo studio a pochi metri dal Colosseo. Il maestro esercita il restauro d’Arte. Realizza opere con l’Encausto, la Scagliola artistica e l’Affresco lucido. I suoi lavori sono presenti all’estero e in Italia, anzitutto a Roma, in musei, chiese, palazzi patrizi e nelle case di noti personaggi della vita politica e artistica italiana. Ha al suo attivo importanti mostre nella capitale, in Italia e all’estero.
Hanno parlato del Maestro Paternuosto personaggi illustri: Prof. PICO CELLINI Restauratore Emerito – Prof. CLAUDIO STRINATI, Sovrintendente per il polo Museale Romano. – Prof. UMBERTO PAPPALARDO, docente di Antichità Pompeiane, alla Federico II. Napoli- Prof. PAOLO MORENO, DOCENTE di STORIA, Greco Romana, Roma tre- Dr. PINO CHIARUCCI, Museo Civico Albano – LUDOVICA RIPA DI MEANA – VITTORIO SERMONTI – Dr. COSTANZO COSTANTINI, Critico d’arte del Messaggero e biografo di: Fellini, Visconti, De Chirico, Manzù- MARIA SOLE GALEAZZI, Latina Oggi- GIOVANNI MASCIA STORICO. riviste e giornali: RAI tre, Tele Molise, Archeologia Viva, BBC History Magazine, Corriere della sera, Il Messaggero, Istituto Calderini, Latina Oggi. Patrocini: Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero per i Beni e le Attività Culturali , Soprintendenza per i beni Artistici e Storici di ROMA. Provincia di Roma Assessorato alla cultura.

Contatti. STUDIO ROMA, Via del Cardello 21/b (Metrò Colosseo), cell. 347 4795244, morenart@libero.it, Web www.encausticitalia.com

Info:
Sede, Museo della citta di Aquino (Frosinone) Italia
Date dal 18 ottobre al 21 novembre 2015
Orari del Museo: Lun. 9,00-13,00 – Mart. 9,00- 13,00 – Mercoledi Chiusura. Giov. 9- 13.00
Ven. 15.30-18,30 Sab. 9,00- 18.30 Dom. 9,00- 1300 / 15,30-18,30.
Biglietto intero € 2. Gratuito: per i residenti di Aquino, per minori di anni 17 e superiori ai 65.
Tel.0776 729061- Sito web: www.facebook.com/museo.diaquino
E-mail: museo@comune.aquino.fr.it Ufficio Stampa museoaquino@libero.it

ROMA. La forza delle rovine.

rovine“Chi, di fronte a una mostra dal titolo ‘La forza delle rovine’, immaginasse di visitare la consueta esposizione di bucolici paesaggi pittorici disseminati di colonne spezzate e architetture con rovine antiche nella pittura a partire dal XVI secolo fino al XX secolo”, avrebbe sbagliato indirizzo. Mette subito le mani avanti, Marcello Barbanera che ha curato la rassegna, insieme con Alessandra Capodiferro, appena inaugurata a Palazzo Altemps (catalogo Electa).
In quanto questo tema non è stato mai centrale nella concezione della mostra per la sua scarsa originalità e perché doveva essere trattato come un fenomeno culturale di ampio respiro. Caratteristica delle rovine è la loro ambivalenza. Se da un lato le rovine sono “sentinelle al confine del tempo che ci sfugge”, dall’altro “stanno davanti al tempo” che le ha investite e modellate riducendole e fantasmi. Ma proprio questa caparbia resistenza al trascorrere del tempo conferisce loro il senso della durata rendendole un’ancora per la memoria. Due i punti fermi della rassegna: esplorare l’argomento in tutti i suoi aspetti, e in riferimento stretto con il luogo in cui le opere vengono esposte, uno fra i più superbi scrigni della scultura antica. Ovvero il Museo di Palazzo Altemps che conserva la collezione Boncompagni Ludovisi. Per l’occasione inaugura tre nuove sale.
La visita della mostra aperta fino al 31 gennaio 2016 potrebbe iniziare dal teatrino cui si accede, traversato il meraviglioso cortile di Baldassarre Peruzzi, Antonio da Sangallo il Vecchio e Martino Longhi scendendo pochi gradini di una doppia rampa dalle forme arrotondate al centro della quale spicca una “vera” di pozzo con lo stemma degli Altemps. Superato il foyer eccoci nel piccolo teatrino privato, fra i più antichi di Roma, chiamato anche Goldoni. Uno dei primi ad accogliere anche la magia del cinema muto. E’ qui che su grandi schermi scorrono frammenti di una decina di pellicole firmate da registi come Wilder, Herzog, Stone, Rossellini. E Fellini di cui viene proiettato un brano di “Roma” del ’72. Alla luce delle torce compaiono, per scomparire subito dopo, meravigliose pitture romane.
“Fate qualcosa”, grida una donna di fronte alla distruzione. Un abbrivio che lascia immaginare cosa ci riserva il percorso che attraversa tutte le sale del museo. LA F dove è facile, anzi consigliabile perdersi fra l’Ares Ludovisi e il Galata Suicida, fra sarcofagi e rilievi. Si può dunque iniziare dal basso con metodo, ma niente impedisce che si possa partire da una qualunque delle nove sezioni in cui si articola la rassegna che si estende alla musica con pezzi selezionati appositamente e alla letteratura con una quarantina di testi da Cicerone a Eliot a Kavafis.
La scelta delle 120 opere, pitture, sculture, incisioni, acquerelli, fotografie, volumi antichi, allestiti su leggere strutture autoportanti simili a canneti da Federico Porcari e Gent Islami, è stata operata tenendo conto della collezione permanente del Museo. Quasi un dialogo fra loro. Le rovine non sono solo quelle antiche, ma anche quelle moderne, le macerie che seguono le catastrofi e le guerre.
“Sono nato fra le rovine…Io amo le rovine perché sono il punto di partenza per qualcosa di nuovo” dice Anselm Kiefer presente in mostra. Ed ecco “Massacro” di Guttuso che dipinge la presa di Palermo, Gabriele Basilico che ritrae le macerie di Beirut, il teatro di Gibellina di Consagra ridotto a un rudere fotografato da Cristaldi e la copertina del ”The New Yorker” che sintetizza il buio della ragione dell’11 settembre.
La seconda sezione è dedicata alla poetica del frammento, a partire dal monumentale “Torso di Polifemo” della collezione di Palazzo Altemps er vedere come gli artisti dal ’500 ad oggi hanno lavorato sul Torso. Del “Torso del Belvedere” da cui tutto si origina c’è la copia in gesso di Villa Medici, accanto studi e opere di Arturo Martini, sculture di Rodin e Mitoraj, tele di Kauffmann, Fortuny, Roberto Ferri, foto di Mapplethorpe. Non possono mancare i paesaggi di rovine dal ‘700 e fino all’800 e al ‘900, la pittura di veduta e di paesaggio che recupera la memoria dell’Antico concentrandosi sulle vestigia romane. In mostra i capricci di Marco Ricci, i dipinti di Hubert Robert, Ippolito Caffi, Arturo Nathan. Alle grandi rovine di Roma, di Pompei, Ercolano e di Atene, si aggiungeranno nell’800 i complessi gotici. Di contro agli armoniosi paesaggi di rovine la doccia fredda dei paesaggi rovinati dalle macchine, dall’industria, dai rifiuti, dalla banalità dell’uomo costruttore nelle fotografie di Luigi Ghirri, Basilico, Lori Nix.
A Giovan Battista Piranesi, indagatore di stili, tecniche e materiali usati in antico è dedicata un’intera sezione “Anatomia delle rovine”. Non solo lo studio del frammento, dell’ordine con i suoi ornamenti, non solo le architetture di templi, teatri, fori, ma anche di ponti, acquedotti, strade, fogne, canali. Piranesi non tanto l’archeologo, quanto architetto che legge i monumenti e il tessuto urbano di Roma per interrogare la storia.
“Beati gli antichi che non avevano un’antichità!”, diceva Denis Diderot. Ma non è così, anche gli antichi conobbero le loro rovine come memoria. In mostra una preziosissima, piccola “Kore” prestata dal Museo dell’Acropoli, fatta a pezzi e bruciata nel 480 a. C. dai Persiani. Dal Museo di Ostia viene un rilievo che rappresenta un pescatore. Nella rete insieme ai pesci ha trovato una scultura. E dalla Galleria Borghese il monumentale dipinto di Frderico Barocci “Enea fugge da Troia in fiamme”.
“Il canto delle rovine” è affidato a fogli che sembrano volare. Scendono dal soffitto della sala grande del Galata e rimandano ai poemi sospesi dell’era preislamica scritti in lettere dorate su pezzi di lino ripiegati e appesi sulle tende che coprivano la Ka’ba. E’ la letteratura delle rovine che ben conoscevano Cicerone, Properzio e Marco Aurelio che si recano a contemplare le rovine di Corinto, Veio e del Pireo che loro stessi avevano creato.
“(Ri)Costruire le rovine”, l‘ultima sezione, affronta la relazione fra archeologia e modernità, cosa fare, quali sono le forme d’intervento richieste e consentite, si chiede. Soprattutto dopo i grandi scavi iniziati nell’800 di Troia, Micene, Delfi, Efeso, Pergamo, Baalbek, quando si creano altre rovine da conservare, proteggere e far conoscere. A Creta nel ‘900 si scopre il palazzo di Knosso, che viene ricreato in modo totalmente fantasioso, ma di grande impatto. Come sono fantasiose le sceneggiature per la Semiramide di Rossini per un Oriente immaginato. Un posto importante era riservato ai restauratori che spesso reintegravano le rovine, come Bartolomeo Cavaceppi. Anche Bernini e Algardi lasciarono il loro segno sulle sculture antiche.
A Roma negli anni ’20-’30 gli sventramenti fanno emergere i problematici rapporti fra città antica e città moderna, documentati dalle foto delle demolizioni per l’apertura dei Fori Imperiali. E poi la guerra con le distruzioni dei monumenti, mai come oggi tanto sciaguratamente attuale. Di Mario Mafai la “Basilica di San Lorenzo” bombardata.

Info:
Roma, Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps, Piazza di Sant’Apollinare 46. Orario: dalle 9.00 alle 19.30, chiuso il lunedì, fino al 31 gennaio 2016. Informazioni: 06-39967700 e www.coopculture.it

Autore: Laura Gigliotti

Fonte: www.quotidianoarte.it, 13 ott 2015

ROMA. Franceschini firma un D.M. per la concessione di 10 siti chiusi.

Il ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini, ha annunciato di aver firmato un ”decreto ministeriale per la concessione in uso a privati no profit di beni immobili del demanio culturale dello Stato non aperti alla fruizione pubblica o non adeguatamente valorizzati’‘.
A breve, ha aggiunto il ministro, saranno indicati i primi 10 siti.
”Con questo atto – ha sottolineato Franceschini, intervenendo alla presentazione della campagna del Fai ‘Ricordiamoci di salvare l’Italia’ – le associazioni no profit attive nei territori, potranno partecipare con una procedura chiara e trasparente alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale, uno strumento che consentirà di partire dal basso nell’adempimento dell’art. 9 della Costituzione. Pubblico e privato sociale perseguono infatti lo stesso obiettivo a favore del patrimonio culturale, a tutto vantaggio dell’intero sistema Paese”.
L’affidamento in concessione, secondo il decreto, è riservato ad associazioni e fondazioni senza scopi di lucro, dedicate alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale e che abbiano, specifica il Mibact, ”una significativa esperienza nel settore, ossia la gestione nell’ultimo quinquennio di almeno un immobile culturale pubblico o privato, con attestazione della sovrintendenza competente di adeguata manutenzione e apertura al pubblico”.
I primi 10 beni verranno affidati tramite una procedura di selezione con il coinvolgimento degli uffici periferici competenti per territorio. Tra i principali requisiti per ottenere l’affidamento verranno valutati il progetto di restauro e conservazione programmata, il programma di apertura alla fruizione pubblica e l’ammontare del canone proposto.
L’attuazione del decreto non comporta nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Insieme alla concessione è prevista la stipula con l’aggiudicatario di un contratto di servizio che disciplina lo svolgimento delle attività di gestione del bene. La concessione, non rinnovabile automaticamente, avrà una durata ordinaria tra i 6 e i 10 anni, estendibile fino a 19 nel caso di interventi di restauro particolarmente complessi e onerosi. Nel testo del decreto viene specificato che possono essere conferiti in concessione d’uso a soggetti privati no profit “i beni culturali immobili del demanio culturale dello Stato per l’utilizzo dei quali attualmente non è corrisposto alcun canone e che richiedono interventi di restauro”.
Il canone da porre a base d’asta sarà determinato dal Mibact, “di concerto con l’Agenzia del Demanio”.
Assegnata la gestione del bene, valutando l’offerta più congrua in termini di progetto e di ritorno economico, “dal canone di concessione vengono detratte le spese sostenute dal concessionario per il restauro, entro il limite massimo del canone stesso”.
Per ottenere la detrazione il concesionario dovrà rendicontare al ministero, alla fine di ogni anno, interventi effettuati e spese sostenute, che devono essere “in coerenza con il progetto di conservazione programmata e di restauro contenuto nella concessione”.
Il canone dovrà essere corrisposto in mensilità.

Fonte: adnkronos, 8 ott 2015