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Aldo DE POLI Marco PICCINELLI Nicola POGGI: Dalla casa-atelier al museo. La valorizzazione museografica dei luoghi dell’artista e del collezionista.

La musealizzazione delle case d’artista e degli ateliers presuppone uno studio approfondito delle caratteristiche e della storia dei luoghi e del segno che l’artista lascia nel suo creare ‘altro da sé’.

I grandi studi, col loro disordine organizzato, ma anche le modeste stanze in alloggi d’affitto, gli appartamenti, le ville, le case di villeggiatura. Edifici, stanze, giardini e paesaggi che hanno accolto, protetto, ispirato, deluso l’artista nella sua vita di tutti i giorni e nel suo lavoro.

Questo libro documenta il passaggio di questi spazi da scenario privato a occasione di fruizione pubblica della creazione e dell’agire artistico, ponendo al centro l’architettura museale.

Attraverso un importante apparato iconografico e una approfondita bibliografia, si delinea il racconto della trasformazione di un patrimonio artistico, storico e architettonico unico e ancora poco noto che gli autori indagano non già e non solo per conoscerne il passato ma per prospettarne il futuro.

Dalla salvaguardia al restauro, dalla ricostruzione alla nuova collocazione, dalla restituzione filologica alla reinterpretazione multimediale, sulla base di una ricca documentazione internazionale, vengono individuate le diverse tipologie di case d’artista e i diversi criteri che stanno alla base delle scelte progettuali e di intervento museale.

(dalla IV di copertina)

Casa = Museo di Giuseppe Panza di Biumo,
LE CASE DEGLI UOMINI CELEBRI. DA TEATRO DI VITA PRIVATA A BENE CULTURALE,
Le case degli uomini celebri. Da teatro di vita privata a bene culturale,
Le case degli uomini celebri. Le case degli scrittori. Le case degli architetti.
Dalla casa al museo. La valorizzazione della dimora del collezionista e della casa-atelier dell’artista.
La dimora del collezionista nel XIX e XX secolo,
La casa del collezionista.
Approfondimenti su singole dimore di collezionisti in Europa nella seconda metà del XIX secolo.
Approfondimenti su singole dimore di collezionisti in Europa nella prima metà del XX secolo.
Approfondimenti su singole dimore di collezionisti in America alla fine del XIX e all’inizio del XX secolo.
Approfondimenti su singole dimore di collezionisti in Europa alla metà del XX secolo.
La casa del collezionista dell’epoca contemporanea.
La casa-atelier dell’artista nell’Ottocento,
La casa-atelier di città dell’artista nella seconda metà del XIX secolo.
Un nuovo tema: la villa come casa-atelier in un luogo di villeggiatura.
La casa-atelier dell’artista nel Novecento,
L’atelier futurista. Le case-atelier dell’artista agli albori del Movimento Moderno.
La casa come scena. La spettacolarizzazione della vita quotidiana.
La casa-atelier del dopoguerra. Da universo privato a spazio aperto, centro di produzione culturale.
IL PROGETTO D’ARCHITETTURA. NOVE QUESTIONI PER LA VALORIZZAZIONE MUSEOGRAFICA DELLA CASA D’ARTISTA
La conservazione integrale,
La casa di Pierre Loti a Rochefort. La casa di Gustave Moreau a Parigi. La casa di Theodore Reinach a Beaulieu-sur-mer.
La casa di Karen Blixen a Rungstedlung.
La conservazione apparente,
Il Museo Revoltella a Trieste. La Wallace Collection a Londra. Il Museo Vincenzo Vela a Ligornetto di Mendrisiotto.
Il Castello d’Albertis a Genova.
L’integrazione come parte di un altro edificio,
La Gipsoteca Canoviana a Possagno. La Fondazione Mirò a Palma de Mallorca. Il Centro Dürrenmatt a Neuchâtel.
La Collezione Goetz a Monaco di Baviera. Il Museo Oskar Reinhart ‘am Römerholz’ a Winterthur.
Il riuso di edifici storici,
Il Museo Marini a Firenze. Il Museo David d’Angers ad Angers. La Gipsoteca Bistolfi a Casale Monferrato.
Il Museo Matisse a Nizza. La Villa Panza di Biumo a Varese.
Il riuso di edifici industriali,
Il Museo Minguzzi a Milano. Il Museo Noguchi a Long Island, New York. La Cittadellarte-Fondazione Pistoletto a Biella.
La Fondazione Arnaldo Pomodoro a Milano.
La nuova costruzione,
Il Museo La Congiunta a Giornico. Il Padiglione Cy Twombly presso la Collezione de Menil a Houston.
Il Museo Kirchner a Davos. Il Centro Paul Klee a Berna.
La restituzione simbolica di un luogo perduto,
La casa di Mariano Fortuny a Venezia. L’Atelier di Costantin Brancusi a Parigi. La casa e il giardino di Claude Monet a Giverny.
L’estensione nel parco inteso come museo all’aperto,
La Fondazione Maeght a Saint Paul-de-Vence. Il Museo Louisiana a Humlebæk. La Fondazione de Serralves a Oporto.
La Fondazione Henry Moore a Perry Green.
La collezione di frammenti di paesaggio come evocazione di un percorso artistico,
Il Parco di Pinocchio a Collodi. Il Giardino di Daniel Spoerri a Seggiano. La Fattoria di Celle a Santomato di Pistoia.
Il Parco delle sculture del Chianti a Pievasciata. Il Parco della Fiumara d’Arte a Castel di Tusa.
Bibliografia ragionata. Referenze fotografiche.

Info:

Formato 21,5×24 /  208 pagine /  Oltre 800 immagini / Isbn 88-8223-081-3 /  Euro 24,00;
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ROMA. Farnesina il museo della diplomazia.

Il Ministero apre le porte ed espone la sua collezione di maestri del ‘900.

Porte aperte. E’ la parola d’ordine, presa in prestito da una manifestazione diventata cavallo di battaglia del Fai, con cui la Farnesina presenta la decisione di concedere al pubblico la visita dei suoi esclusivi saloni di marmo e della sua collezione d’arte italiana dell’ultimo secolo.
«Un’idea – spiega il sottosegretario Ugo Intini – venuta al ministro Massimo D’Alema, dopo il successo della partecipazione all’ultima Notte bianca, nel corso della quale accolse personalmente e guidò in giro oltre ottocento visitatori, per sfatare il preconcetto dei palazzi del potere arroccati su se stessi. E realizzata con la collaborazione dello staff che da sei anni ha trasformato questo edificio in uno dei più attrezzati musei del made in Italy contemporaneo. Nel solco aperto da Sandro Pertini prima a Montecitorio e poi al Quirinale».
In realtà, per motivi di sicurezza e comprensibili difficoltà di sincronizzarsi con le esigenze di un ministero così strategico e sempre in funzione, l’apertura verrà, almeno per quest’anno, sperimentata col contagocce: un sabato ogni due mesi, a partire dal prossimo 18 novembre, ingresso gratuito dalle 9 alle 14, visite a scaglioni guidati da esperti e scortati dai carabinieri in servizio.
Bisognerà inevitabilmente mettersi in coda e scontare qualche disagio e qualche limitazione di percorso. Ma ne vale sicuramente la pena. Per il fascino di questo imponente edifìcio anni Trenta, firmato da Foschini. Del Debbio e Morpurgo, progettisti del vicino Stadio dei Marmi, nel quale il Ministero degli Esteri si è insediato nel dopoguerra. E per i pezzi, alcun i davvero straordinari. come due cartoni di Sironi, un arazzo di Gastone Novelli, un tenebroso e raro autoritratto di Scipione, due colletex dipinti da Burri, che compongono la collezione, nata nel 1999 da un’idea dell’ambasciatore Vattani, per arricchire il piccolo corredo iniziale d’opera d’arte del palazzo: una fontana di Consagra, due mosaici di Montanarini e Scialoja, i portabandiera di Cascella e la ‘Sfera’ di Arnaldo Pomodoro. Su indicazioni di un comitato presieduto da Maurizio Calvesi, ad artisti, eredi, galleristi e collezionisti è stato chiesto di offrire in comodato le opere in loro possesso per poterle esporre a rotazione e portarle all’estero in un programma di mostre itineranti, che si conta dì intensificare negli anni a venire.

La raccolta ha ormai all’attivo cifre di tutto rispetto: 236 opere, oltre 150 artisti rappresentati. Non tutto, ma di tutto. A partire da Boccioni e Balla per arrivare alla Transavanguardia, all’arte povera di Cerali e Kounellis, alla scultura in legno di una new entry come Roberto Almagno, passando per De Chirico, Martini, Savinio, Afro, Mirko, Leoncillo, Dorazio e così via. Impossibile garantirlo, ma i più fortunati potrebbero essere ammessi anche nello studiolo del ministro D’Alema uno spettacolo fuori copione: alle pareti oltre a un fascinoso Morandi un Guercino doc e un paesaggio di Vanvitelli.

Autore: Danilo Maestosi

Fonte:Messaggero

FERRARA. André Derain.

Pioniere delle più audaci avanguardie artistiche del primo Novecento, dal fauvisme al cubismo, e precursore del classicismo degli anni Venti e Trenta, André Derain (1880-1954) è una figura chiave nella storia dell’arte moderna. In Italia, dove l’artista francese soggiornò nel 1921, Carlo Carrà, in una monografia pubblicata nello stesso anno, riconobbe in lui un profondo conoscitore dei maestri italiani del Rinascimento. Fin dagli esordi Derain aveva infatti affiancato la più ardita sperimentazione formale allo studio appassionato della tradizione, alla ricerca dei «segreti perduti» dei pittori antichi, tracciando una strada maestra seguita dai più insigni artisti italiani dell’epoca.

Questa mostra, organizzata da Ferrara Arte in collaborazione con lo Statens Museum for Kunst di Copenaghen, è la prima retrospettiva dedicata in Italia a Derain da trent’anni a questa parte. L’esposizione, curata da Isabelle Monod-Fontaine, ricostruisce l’intero arco della carriera dell’artista, offrendo l’opportunità di riscoprire una delle personalità più affascinanti e complesse del Novecento.

Sin dalle opere giovanili, con le quali si apre la mostra, Derain mette in luce quel temperamento innovatore, che lo portò ad assimilare precocemente le conquiste degli impressionisti, di Van Gogh e di Gauguin, per approdare a quella rivoluzione nell’arte moderna che prese il nome di fauvisme. Negli abbaglianti paesaggi eseguiti nel 1905 a Collioure, in sodalizio con Matisse, e in quelli londinesi dipinti a partire dall’anno seguente per il celebre mercante d’arte Ambroise Vollard, un’esplosione di colori puri s’impone come il vero soggetto dell’opera. Anche i ritratti, icone fauve come Donna in camicia, evidenziano quelle dissonanze cromatiche e quell’irruenza nella stesura del colore, che sconcertarono il pubblico e la critica del tempo.

Non si era ancora esaurito il clamore suscitato dalla pittura fauve, che già Derain esplorava nuovi percorsi. A partire dal 1907, come i suoi amici Picasso e Braque, egli subì il fascino dell’arte primitiva e rimeditò la lezione di Cézanne, operando una semplificazione geometrica delle forme e una riduzione della gamma cromatica che partecipa della stagione cubista.

Elenco di alcune opere:

Il funerale, 1899 – Olio su tela, cm 47,3 x 37
New York, Pierre and Maria-Gaetana Matisse Foundation Collection

La salita al Calvario, 1901 – Olio su tela, cm 166 x 169,2
Berna, Kunstmuseum. Lascito Georges F. Keller, 1981

Le rive della Senna a Pecq, 1904 – Olio su tela, cm 85 x 95,5
Parigi, Centre Georges Pompidou, Musée national d’Art moderne. Dono di Charles Wakefield-Mori, 1938

Ritratto di Vlaminck, 1905 – Olio su carta, cm 42 x 33
Chartres, Musée des Beaux-Arts

I dintorni di Collioure, 1905 – Olio su tela, cm 59,5 x 73,2
Parigi, Musée national d’Art moderne – Centre Georges Pompidou. acquisito nel 1966

Lucien Gilbert, c. 1905 – Olio su tela, cm 81,3 x 60,3
New York, The Metropolitan Museum of Art. Dono di Joyce Blaffer von Bothmer, in memoria dei signori Robert Lee Blaffer, 1975.

Ritratto di Henri Matisse, 1905 – Olio su tela, cm 93 x 52,5
Nizza, Musée Matisse

Il ponte di Waterloo, 1906 – Olio su tela, cm 80,5 x 101
Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza

Le due chiatte, 1906 – Olio su tela, cm 80 x 97,5
Parigi, Musée national d’Art moderne – Centre Georges Pompidou, acquisito nel 1972.

Donna in camicia, 1906 – Olio su tela, cm 100 x 81
Copenaghen, Statens Museum for Kunst

Madame Derain in abito verde, 1907 – Olio su tela, cm 73 x 60
New York, The Museum of Modern Art. Donazione anonima, 1942.

Nudo in piedi, 1907 – Scultura in pietra, cm 95 x 33 x 17
Parigi, Musée national d’Art moderne – Centre Georges Pompidou

Paesaggio a Martigues, 1908 – Olio su tela, cm 100 x 81
Sapporo, Hokkaido Museum of Modern Art

Alberi nei pressi di Martigues, c. 1908 – Olio su tela, cm 35 x 28,5
Copenaghen, Statens Museum for Kunst

Natura morta sul tavolo, 1910 – Olio su tela, cm 92 x 71
Parigi, Musée d’Art moderne Ville de Paris

Cadaquès, 1910 – Olio su tela, cm 60,5 x 73
Basilea, fondo di famiglia Rudolf Staechelin

Natura morta, 1913 – Olio su tela, cm 91,3 x 72,8
Washington, National Gallery of Art, dono della W. Averell Harriman Foundation, in memoria di Marie N. Harriman

Ritratto di Lucie Kahnweiler, 1913 – Olio su tela, cm 92 x 73
Parigi, Musée national d’Art moderne – Centre Georges Pompidou, donazione di Louise e Michel Leiris, 1984

Natura morta con tavolozza, 1914 – Olio su tela, cm 92 x 73
Copenaghen, Statens Museum for Kunst

Ritratto di ragazza, 1914 – Olio su tela, cm 61 x 50
Parigi, Musée Picasso

Ritratto di Alice Derain, 1920-21 – Olio su tela, cm 91,5 x 73,5
Parigi, Musée national d’Art moderne – Centre Georges Pompidou

L’italiana, 1921-22 – Olio su tela su compensato, cm 91 x 72
Liverpool, Walker Art Gallery, National Museums

Arlecchino, 1923 – Olio su tela, cm 92 x 73
Copenaghen, Statens Museum for Kunst

Nudo, c. 1925 – Olio su tela, cm 65,2 x 50,3
Saitama, The Museum of Modern Art

Il boa nero, 1935 – Olio su tela, cm 162,6 x 97,8
New York, The Metropolitan Museum of Art, The Pierre and Maria-Gaetana Matisse Collection, 2002

Due nudi e natura morta, 1935 – Olio su tela, cm 104 x 112
Troyes, Musée d’art moderne, donazione Pierre e Denise Lévy

Natura morta, 1935-37 – Olio su carta incollata, cm 76 x 94
Collezione privata

Natura morta, c. 1938-43 – Olio su tela, cm 88,5 x 145,8
Londra, Tate, acquisito con il contributo della Cognac Courvoisier, 1986

Natura morta con zucca (La zucca), 1939 – Olio su tela, cm 101,5 x 132
Santa Barbara Museum of Art, lascito Wright S. Ludington

Autoritratto con pipa, 1953 – Olio su tela, cm 35,5 x 33
Collezione privata

 
Info:

Ferarra, fino al 7 gennaio 2007 – Aperto tutti i giorni, feriali e festivi,lunedì incluso; orario: 9.00/19.00 orario continuato
Call Center Ferrara Mostre e Musei – Palazzo dei Diamanti – Corso Ercole I d’Este, 21 – 44100 Ferrara – tel. 0532.244949 fax 0532.203064;
lunedì-venerdì: 8.30/20.00  – sabato e prefestivi: 9.00/18.00
domenica, durante il periodo di mostra: 10.30/15.30

Biglietto d’ingresso: Intero: € 9,00 Ridotto: € 7,50, (dai 6 ai 18 anni, over 65, studenti universitari, categorie convenzionate), Gruppi (almeno 20 persone): € 7,50 (gratuito per 1 accompagnatore), Gruppi scolastici: € 4,00 (gratuito per 2 accompagnatori).

Gratuito: bambini fino a sei anni, portatori di handicap con un accompagnatore, giornalisti con tesserino, guide turistiche con tesserino, militari in divisa.

Tariffe Visite Guidate per Gruppi – massimo 25 persone: Adulti € 80,00, Scuole Medie e Superiori: € 65,00, Scuole Elementari e Materne: € 45,00.

Card Musei: La Card Musei consente l’ingresso a un prezzo di assoluto favore a tutti i Musei Civici e l’ingresso a prezzo ridotto alla mostra. È valida un anno ed è in vendita presso le biglietterie dei musei e della mostra.

Catalogo: Ferrara Arte Editore
Palazzo dei Diamanti – Corso Ercole I d’Este, 21 – 44100 Ferrara
tel. 0532.244989 fax 0532.203064 – e-mail: diamanti@comune.fe.it

Come raggiungere la mostra:
Dalla Stazione FF.SS.: Bus n. 3/c, collegamento ogni 20 minuti (fermata di fronte a Palazzo dei Diamanti); a piedi, in 20 minuti, seguendo Viale Costituzione e Corso Porta Po oppure Viale Cavour e Corso Ercole I d’Este.

 


 

Email: diamanti@comune.fe.it

FONDAZIONE PER L’ARTE DELLA COMPAGNIA DI SAN PAOLO.

La Fondazione per l’Arte è una struttura stabile della Compagnia di San Paolo, nata nel 2004 dalla trasformazione della Fondazione San Paolo di Torino. La Fondazione interviene nel settore dei beni culturali con modalità prettamente operative, che integrano e completano il profilo prevalentemente “grantmaking” della Compagnia. Il suo ruolo si delinea sempre più quale quello di “incubator” di enti volti a presidiare aspetti peculiari della valorizzazione dei beni e delle attività culturali, della formazione e della gestione museale.
L’attività istituzionale della Fondazione, sulla base dello Statuto, consiste nel promuovere la salvaguardia, l’arricchimento e la valorizzazione del patrimonio artistico e la diffusione dell’interesse per l’arte. In tale direzione progetta e sostiene interventi volti a qualificare le professionalità e le attività organizzative nell’ambito della conservazione e del restauro e della conoscenza del patrimonio architettonico e artistico. Sul tema della ridefinizione degli assetti gestionali dei musei, la Fondazione per l’Arte interviene in processi che – avviati a livello nazionale – trovano in Torino un ideale laboratorio di sperimentazione, con le già costituite Fondazione Torino Musei, Fondazione Museo delle Antichità Egizie e Fondazione per la Conservazione e il Restauro ‘La Venaria Reale’.

Restauro, ricerca e formazione

Il Centro di Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, di cui la Fondazione per l’Arte è fondatore e il cui Consiglio di Amministrazione è attualmente presieduto dal Presidente della Fondazione per l’Arte, è stato creato nel marzo 2005. Dispone di laboratori di restauro e scientifici dotati di strumenti ad alta tecnologia e sofisticati apparecchi di analisi non invasiva, nonché di un Centro di Documentazione collegato con le più importanti biblioteche e istituzioni di restauro internazionali. Presso la Reggia di Venaria Reale avrà sede anche un Centro di Studi e Documentazione sul Barocco, destinato ad avere un ruolo di propulsore della ricerca in collaborazione con i principali enti competenti in materia. Per tale istituzione la Fondazione per l’Arte ha sviluppato un progetto che prevede la creazione di una biblioteca specialistica, un archivio fotografico e un archivio di documentazione digitale delle fonti storiche. La Scuola di Alta formazione e Studio istituita presso il Centro, grazie ad una specifica convenzione con l’Università di Torino, è sede, dall’anno accademico 2006/2007, del primo corso universitario per il rilascio del titolo di laurea in Restauratore-Conservatore di Beni Culturali. La Scuola attiva anche corsi di formazione e specializzazione.
In ambito formativo la Fondazione promuove e sostiene borse di ricerca attivate tra gli altri con l’ INHA – Institut National d’Histoire de l’Art di Parigi a favore di giovani ricercatori italiani, l’UNESCO e l’IUCN (World Conservation Union), per il progetto Conserving Natural World Heritage and Cultural Landscapes in Southern Europe. In quest’ultima occasione la Fondazione si avvale anche dell’esperienza maturata da SiTI – altro ente strumentale della Compagnia di San Paolo – autore di ricerche di elevata specializzazione, come Security & Safety Assessment dei Beni Culturali, indagine svolta sui Musei di Torino e del Piemonte.


Valorizzazione dei beni culturali

La Fondazione per l’Arte promuove iniziative finalizzate a valorizzare e diffondere la conoscenza delle opere d’arte acquisite.
Le tre vite del papiro di Artemidoro. Voci e sguardi dall’Egitto greco-romano: l’esposizione, che ha avuto luogo a Torino nel 2006, oltre a presentare per la prima volta il papiro, ne ha fornito la contestualizzazione in un arco cronologico dall’antichità al Rinascimento.
La Fondazione si propone la valorizzazione, la gestione e una nuova offerta al pubblico di beni culturali.
Per il raggiungimento dei suoi obbiettivi la Fondazione si avvale anche della collaborazione di enti attivi in settori analoghi, quali l’Associazione Torino Città Capitale Europea – di cui è socia e con la quale ha contribuito alla realizzazione, tra l’altro, dell’Abbonamento Musei Torino Piemonte, iniziativa di grande successo e vasto apprezzamento del pubblico – o con la partecipazione all’Associazione Civita, con la quale è in corso lo studio di fattibilità di una struttura di produzione, realizzazione e gestione di esposizioni internazionali d’arte a Torino. Il settore delle mostre é infatti considerato primario attrattore e valorizzatore dei beni culturali.
Nel progetto Valle di Susa. Tesori di Arte e Cultura Alpina, finalizzato ad attività di valorizzazione integrata dei beni culturali del territorio, la Fondazione coordina l’attività degli enti coinvolti.

Acquisizioni in favore di raccolte museali

Nella convinzione che gli acquisti di opere d’arte siano strumenti vitali per le istituzioni museali, la Fondazione per l’Arte agisce in modo proattivo, operando acquisizioni che entrano in esposizione permanente nei Musei destinatari di rilevanti programmi di intervento della Compagnia di San Paolo.
Le caratteristiche di qualità e di eccellenza delle opere e degli oggetti d’arte prescelti sono tali da consentire il completamento di collezioni di notevoli presenza e interesse, elevando la percezione e l’apprezzamento dell’Istituzione stessa. In relazione ad attività e ruoli ricoperti da altri grandi collezionisti, l’azione è indirizzata in particolare all’archeologia e all’arte antica. Le opere individuate dalla Fondazione vengono perciò recuperate alla fruizione pubblica laddove sarebbero altrimenti non godibili; sono completati nuclei collezionistici con limitate capacità di spesa, con il conseguente avvio di nuove aree di ricerca corredate da pubblicazioni scientifiche. Si amplia così la capacità del museo ricevente attraverso più completi allestimenti, in modo da attrarre nuovo pubblico e da produrre il volano economico oggi auspicato dal settore dei beni culturali.
Tra le iniziative di maggior rilievo vi è nel 2005 l’acquisto del Papiro di Artemidoro, straordianario reperto d’età tolemaica esposto nel 2006 a Torino; il papiro, recuperato dopo il riutilizzo del materiale come maschera funebre, contiene un brano del secondo libro della perduta opera ‘Geographia’ di Artemidoro di Efeso, corredato dalla prima mappa conosciuta della Spagna e da numerosi disegni di animali fantastici ed esercitazioni di bottega d’artista tratti da calchi di sculture.
Un importante nucleo di opere è stato acquisito per lo sviluppo e il completamento della sezione dedicata all’arte antica giapponese del costituendo Museo d’Arte Orientale – MAO di Torino.
Tale acquisto ha compreso, tra le altre, statue lignee del XII e XVI secolo di assoluta eccellenza raffiguranti Guardiani Celesti e Shokannon e due paraventi Rakuchu Rakugai in tempera e foglia d’oro su carta del periodo Edo (inizio XVII secolo).
La Fondazione per l’Arte ha acquistato importanti dipinti antichi tra cui l’Autoritratto (1550-1560) di Luca Cambiaso per le collezioni di Palazzo Bianco a Genova e il seicentesco ritratto di Margherita di Savoia di Giovanni Caracca per la Galleria Sabauda di Torino.

Link: http://www.fondazionearte.it

Email: info@fondazionearte.it

NAPOLI. Campi Flegrei. Mito storia realtà.

L’itinerario parte dalla piazza d’armi di Castel Sant’Elmo, ma si dirama lungo il litorale flegreo, con puntatine in antri che riservano mistero ed effluvi ancora oggi, come quello della Sibilla.
Il Grand Tour settecentesco riapre i battenti grazie a Retour nei Campi Flegrei: civiltà del futuro, un insieme di interventi -a finanziamento regionale più i partner del PIT, Piano Integrato Territoriale- mirati al restauro e alla valorizzazione dei “poli di vista”, che abbondano in un ambiente ricco di storia, ma puntellato dai casermoni dell’edilizia indiscriminata sviluppatasi dal dopoguerra.

Rione Terra, Pozzuoli, Anfiteatro Flavio: solo alcuni dei luoghi in cui aprono i cantieri per sviluppare l’imprenditoria locale, strutturando un percorso archeologico-architettonico-paesistico. Nel frattempo occorre un ripasso tra dipinti, antiche vedute cartografiche e gli occhi di cinque artisti napoletani contemporanei.

Due reperti classici, la Testa di Atena Lemnia (Museo Archeologico, Baia, I sec. a.C e prima metà III sec. d. C.) dal morbido incarnato, e la Testa di filosofo, indicano la presenza dei greci, fondatori di Cuma, la polis più antica d’Italia. Splendore paesaggistico magicamente incrociato di verde e azzurro, frescura dei boschi e scrosciare di mare: è qui che Virgilio conduce Enea per interrogare la Sibilla. Più in là si innalzano tempi a Serapide e residenze romane d’alta classe sorgono lungo la costa, come la villa Pausilypon (pausa dal dolore). Miniature in oro e scarlatto dedicate a Federico di Svevia (Napoli, bibl. nazionale, XIV sec.) dal poeta medico Pietro da Eboli con lo scorrere delle fonti termali.
 
Si fa avanti l’immagine scientifica, la veduta “a volo d’uccello”, la riproduzione realistica delle rovine archeologiche e della stratificazione del terreno nelle stampe a bulino e acquaforte del cartografo Joris Hoefnagel e Abraham Oertel, geografo nel 1580. A decretare la diffusione dei Campi Flegrei in tutt’Europa in pieno secolo dei lumi nei risvolti della stessa medaglia, intellettuale e scientifica, ricorrono brani su carta di viaggiatori letterati come Jean Houel (Rouen 1735-Parigi 1813) e Johann Wolfgang Goethe (Francoforte 1749-Weimar 1832), che accompagnò con l’acquarello leggerissimo il colore intenso di un tramonto nel 1787.

Non solo stranieri però. Anche Giacinto Gigante e la Scuola di Posillipo hanno lasciato tracce a piccolo formato nel ‘800, mentre i luoghi percepiti nell’immaginario attuale trova voce nei dipinti di Carmine Di Ruggiero, Gianni Pisani, Domenico Spinosa, Ernesto Tatafiore.
In una sezione a parte sono riuniti una ventina di scatti in bianco e nero di Mimmo Jodice: “un laboratorio in cui far coincidere il presente e la memoria”, come dichiara l’artista. “L’immagine e l’emozione e che mi ispira una lettura inquietante e poeticamente sospesa nel tempo e solo apparentemente non legata al quotidiano”.

Info:
Castel Sant’Elmo – Napoli, via Tito Angelini 20 (località San Martino), fino al 30 gennaio 2007  – prenotazioni: tel. 848 800 288; cellulare ed estero 06 399 970 50; scuole: 845 800 288

orari: tutti i giorni ore 9.00 – 18; chiuso il mercoledì;
biglietti: € 7.00 intero; € 3.50 ridotto. Catalogo Electa con testi di Nicola Spinosa.

Email: ufficioscuola@lineadarte.it

Fonte:Exibart on line