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MILANO. Tamara de LEMPICKA. – mostra antologica.

La mostra Tamara de Lempicka (Varsavia 1898 – Cuernavaca 1979) allestita a Palazzo Reale, fino al 14 gennaio 2007 ha un particolare significato, perché proprio a Milano, nella galleria del conte Emanuele Castelbarco, Bottega di Poesia, che era situata in via Montenapoleone 14, avvenne la prima mostra personale di Tamara de Lempicka, nel 1925. A distanza di ottant’anni, Milano ripropone l’infinito fascino del lavoro e delle idee di Tamara alle nuove generazioni di visitatori.

Pittrice cosmopolita e icona dell’Art Déco, Tamara de Lempicka ha creato immagini che sono diventate il simbolo di un’epoca, “i folli” anni Venti e Trenta di cui diventa la più brillante interprete, introducendo nei suoi dipinti i simboli della modernità e rappresentando la donna emancipata, libera, indipendente e trasgressiva. Considerando la vita come un’opera d’arte e sostenuta da una volontà ferrea di affermazione, Tamara coltiva il suo talento artistico, ma anche costruisce con cura la propria immagine di donna elegante e sofisticata, divenendo presto la protagonista stravagante della mondanità europea.

La mostra ripercorre la carriera di questa affascinante artista polacca che visse in Russia, a Parigi, in Italia, per approdare poi negli Stati Uniti e passare gli ultimi anni della sua vita in Messico. Attraverso una meditata scelta di opere pittoriche, ma anche di disegni, documenti, fotografie, immagini di repertorio, viene ricreata l’atmosfera del tempo, i grandi eventi storici, ma anche le tendenze dell’arte a lei contemporanea, in un percorso che consente al visitatore di immergersi e di immedesimarsi nel mondo e nella vita dell’artista, piena di “glamour” ma segnata anche dai grandi eventi storici del Novecento.

Mantenendo costante il parallelismo tra la vita e l’opera di Tamara, la mostra si apre evidenziando il momento della fuga dell’artista dalla Russia all’Europa. Tamara, già sposa di Tadeusz Lempicki, lascia San Pietroburgo sotto l’assedio bolscevico, e inizia una nuova vita a Parigi. Memore dell’arte russa di ispirazione cubista, allieva a Parigi di André Lhote,  Tamara de Lempicka si presenta al mondo parigino esponendo già nel 1922. Tra i suoi primi ritratti, sono in mostra quello dedicato alla figlia Kizette, Portrait d’une fillette avec son ourson (1922), La bohémienne (1923), Danseuse russe (1923-1924). Appare già padrona del suo stile personale, caratterizzato da una forte deformazione e tendenza all’ingigantimento dei volumi, nel ritratto Femme à la robe noire (1923).

Il vero successo e il lancio internazionale avviene con la personale di Milano del 1925, presso la galleria del conte Castelbarco, ricostruita in mostra con alcuni esempi significativi, tra cui Portrait du Prince Eristoff (1925), Portrait du Marquis d’Affitto (1925), Portrait de la Duchesse de la Salle (1925), Les deux fillettes aux rubans (1925). La figura di Castelbarco, importante uomo di cultura della Milano degli anni Venti, marito di Wally Toscanini (figlia di Arturo), e la sua attività di editore e gallerista è oggetto in mostra di una sezione che ne documenta l’attività, e il rapporto con Gabriele D’Annunzio, l’uomo che Tamara rifiutò durante un burrascoso soggiorno al Vittoriale.

La prima esposizione di Tamara a Milano avviene durante anni particolarmente importanti per l’arte italiana, in cui a dominare sono i protagonisti di “Novecento”, alcuni dei quali presentano consonanze di temi, che saranno messe in rilievo nella mostra, come nel caso di Felice Casorati, Ubaldo Oppi, Achille Funi, Francesco Trombadori. Il legame della Lempicka con il nostro paese aveva peraltro origini lontane, quando nel 1911, ancora fanciulla, visita i musei di Firenze, Roma, Venezia; nasce da allora la passione per l’arte italiana, in particolare per Botticelli, Raffaello e Pontormo, da cui riprende numerosi studi: disegni e schizzi di figure riutilizzate spesso in modo evidente in molte sue opere, alcuni dei quali esposti in questa mostra.

Ma l’Italia è anche la scena di molti suoi amori: dal marchese Guido Sommi, del quale è in mostra un ritratto a figura intera mai esposto prima d’ora, al conte veneziano Vettor Marcello, ritratto nel 1933, a Gino Puglisi, importante collezionista di Tamara, al quale apparteneva la Vierge bleue, mai più esposta dal 1934, quando venne presentata al Salon des Tuileries. 
Sono poi presenti alcuni dei suoi famosi ritratti e nudi degli anni del suo massimo successo, tra cui La tunique rose (1927), Le rêve (1927), La belle Rafaela en vert (1927), Jeune fille aux gants (1930), acquistato dallo Stato francese già nel 1932, La musicienne (1929), Nu aux buildings (1929), Le téléphone 2 (1930), Nu aux voilers (1931), Arlette Boucard aux arums (1931), Portrait de Marjorie Ferry (1932), Portrait de Mademoiselle Poum Rachou (1934): ritratti unici nella geniale rappresentazione della società mondana durante gli anni tra le due guerre.

Sono opere che raffigurano tutto ciò che era considerato glamour e che rappresentava “il nuovo”: il telefono, le vedute urbane con grattacieli, le barche a vela dei lussuosi luoghi di villeggiatura. Le donne esprimono una sicurezza gelida e perfetta: le labbra con rossetto rosso profondo e prezioso, le mani immacolate, le braccia ricoperte da gioielli sfavillanti e gli sguardi sicuri e sfidanti, immagini vicine all’artificio e al perfezionismo della fotografia di moda. L’artista sviluppa in queste opere quella che definisce “visione amorosa”, ovvero una visione deformata dai sentimenti che la pittrice prova per una persona o per un oggetto. Nei suoi quadri, le figure quasi esplodono e tendono a fuoriuscire dalla tela, a pretendere una solidità che si contrappone all’effimero dei sentimenti; e l’artista ha dichiarato di aver quasi sempre ritratto gli uomini e le donne che ha amato.  Le immagini oscillano così tra raffinata sensualità e gelido classicismo.

Il contributo di Tamara de Lempicka alla pittura moderna viene inoltre esposto nel contesto della moda e del design degli anni Venti e Trenta; moda come parte integrante della sua arte, e lo dimostrano i suoi disegni di figurini, le pubblicità e le copertine delle riviste disegnate dall’artista;  e pure della sua vita, come dimostrano le numerose foto in abbigliamenti alla moda e la frequentazione dei locali più moderni.

Amante della perfezione e del design pulito e lucido fatto di linee essenziali e acciaio, l‘artista allestisce il suo studio di Parigi in un edificio progettato dall’architetto Robert Mallet-Stevens, rappresentante di spicco dell’architettura modernista, e ne affida l’arredamento alla sorella Adrienne Gurwick-Gorska, architetto, che disegna per lei oggetti e mobili rappresentativi del gusto dell’epoca.

Ma l’affermarsi delle dittature in Europa e la paura delle persecuzioni razziali (il padre di Tamara era ebreo, così come il suo secondo marito, il barone Raoul Kuffner), la fanno decidere nel 1939 per un nuovo espatrio, prima a Cuba e poi negli Stati Uniti, dove vive per un periodo in California, a Hollywood, e poi a New York. Sono gli anni in cui realizza opere dal carattere meditativo e dallo stile iperrealista: Atelier à la campagne (1941), Le turban orange II (1945), La Mexicaine (1947), Portrait de Kizette adulte I (1954), Femme au chapeau (1952), e le nature morte ispirate all’arte fiamminga.

Il mito di Tamara, “donna moderna” per eccellenza e dai comportamenti sessuali che precorrono quelli della cosiddetta generazione BI (bisex) della Hollywood dei nostri tempi, si afferma dopo la sua scomparsa, negli anni Ottanta, con un collezionismo d’élite dai nomi famosi: da Barbra Streisand a Jack Nicholson, da Madonna a Donna Karan e Wolfgang Joop. Citazioni delle sue opere e del suo stile si trovano nel cinema, nella fiction televisiva, nella pubblicità (basti ricordare la campagna Campari del 1997, Red Passion) e ancora oggi il suo personaggio e le sue opere affascinano e seducono.

La mostra è un’operazione di respiro internazionale, le opere esposte provengono infatti da prestigiose collezioni pubbliche e private, soprattutto americane ed europee, tra cui i francesi Musée National d’Art Moderne – Centre Pompidou di Parigi, Musée des Beaux-Arts de Nantes, Museé Malraux di Le Havre e Musée-Château de Cagnes, e le collezioni Wolfgang Joop di Berlino e Donna Karan di New York oltre che molte opere courtesy Barry Friedman e Alain Blondel.

Info:

Milano, Palazzo Reale, fino al 14 gennaio 2007

Infoline: Tel.  02 54919
Orario call center: Lunedì – Venerdì ore 9.00 – 17.00

Orario apertura mostra: lunedì chiuso, martedì, mercoledì e venerdì ore 9.30-19.30, giovedì 9.30-22.30, sabato ore 9.30 – 22.30, domenica ore 9.30 – 20.30 (la biglietteria chiude un’ora prima).

Modalità di visita:
La visita della mostra è regolamentata da un sistema di fasce orarie con ingressi programmati.  La prenotazione è obbligatoria per i gruppi e consigliata per i singoli.

Biglietti: Intero € 9,00, ridotto € 7,50 ; gruppi di almeno 15 persone, visitatori oltre i 60 anni, studenti fino a 26 anni , portatori di handycap , soci Touring Club con tessera
soci ACI con tessera possessori Carta Più – Feltrinelli, soci CTS, soci Club Skira, altre categorie convenzionate.
Ridotto speciale € 6,00, dal martedì al venerdì dalle 12.30 alle 14.30 , gruppi di studenti delle elementari e medie inferiori possessori di abbonamento annuale ATM
Con biglietto omaggio minori di 6 anni, un accompagnatore per gruppo, due accompagnatori per scolaresca accompagnatori di disabili che presentino necessità.
Prenotazione (obbligatoria per i gruppi): diritto di prenotazione, oltre al prezzo del biglietto.
Singoli e gruppi ordinari:  € 1,50 a persona, gruppi studenti € 1,00 a persona
Audioguide: noleggio a persona € 5
Visite guidate in mostra e prenotazioni gruppi e scuole, prenotazioni tel 02. 6597728
Orario call center: Lunedì – Venerdì ore 9.00 – 13.00 / 14.00 – 18.00
Gruppi € 85 (90 minuti); Scuole elementari Euro 45,00 (60 minuti) ; Scuole medie e superiori € 65 ( 90 minuti); Visite in n lingua (inglese e francese) € 85,00 per scolaresche; € 105 per gruppi organizzati (durata 90 minuti).

 

Link: http://www.tamaradelempicka.it

PERUGIA. La Galleria Nazionale dell’Umbria.

Il prossimo 18 dicembre grande evento a Perugia,  sarà inaugurata la  nuova Galleria Nazionale dell’Umbria, museo che conserva una delle più ricche raccolte d’arte  in Italia, con centinaia di opere e capolavori, che documentano sette secoli di storia e di cultura italiana  con le opere di  Duccio di Boninsegna, Gentile da Fabriano, Beato Angelico, Benozzo Gozzoli, Piero della Francesca, Pintoricchio, Perugino, Orazio Gentileschi e Pietro da Cortona .

I nuovi spazi, messi a disposizione dal Comune, hanno reso possibile il completamento di un progetto di ampio respiro che, dopo 15 anni di lavori, grazie all’impegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ha consentito il pieno recupero dell’edificio storico e la valorizzazione delle prestigiose collezioni  attraverso un percorso espositivo sviluppato ora in 41 sale, per una superficie complessiva di circa 4.000 mq. . 
 
Nell’atrio del Palazzo dei Priori, inoltre, sarà disponibile un nuovo allestimento dell’area di accoglienza dove i  visitatori potranno trovare nuovi ed adeguati servizi , fra cui   una spaziosa libreria, la biglietteria elettronica  e diversi punti informativi.

Info:
Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Dipartimento per i Beni Culturali e Paesaggistici – Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Umbria – Soprintendenza B.A.P.P.S.A.E. dell’Umbria – Galleria Nazionale dell’Umbria
 

CESENA. Mostra delle opere di Alberto Sughi.

Dal 23 marzo 2007 al 22 luglio 2007 si terrà, presso la Biblioteca Malatestiana di Cesena, la Mostra delle opere di Alberto Sughi, curata da Vittorio Sgarbi.
Si tratta di una mostra monografica, comprensiva di oltre cinquanta opere, dedicata all’intero percorso artistico del Maestro che nacque a Cesena nel 1928.
Alberto Sughi è stato un attento e disincantato osservatore della vita quotidiana, della quale ha messo in luce in maniera spietata le miserie, i sentimenti e le perversioni. La sua profonda poetica è dominata dalla solitudine e dall’incomunicabilità, dal disagio e dal piacere. Espresse la sensualità e la critica sociale, spesso con un velo di amara ironia, con colori scarni, nell’ultima parte della sua carriera addirittura al limite del monocromo, ma sempre molto efficaci.
E’ una pittura cruda, che mostra senza giudicare, che indaga ma non trae conclusioni; una pittura senza una morale, quella semmai è lasciata all’osservatore. Con occhio imparziale Sughi ci fa vedere le degenerazioni borghesi, che portano con se rabbia, tristezza e disagio. Ma, come detto, non ne fa mai una questione di coscienza, bensì un documento severo e silente.
La mostra è stata fortemente voluta dal Comune di Cesena, che onora così il suo illustre cittadino, e dalla Fondazione Cassa di Risparmio.
La realizzazione è affidata all’Associazione Culturale Tekne.
Il catalogo è edito da Skira.

 

Autore: Giuseppe Albert Montalto

LUSSEMBURGO. Sarà la Capitale europea della cultura 2007 insieme alla città di Sibiu in Romania.

Granducato dal 1815, il Lussemburgo è uno dei più piccoli stati d’Europa (meno di 500mila abitanti su un territorio di 2.600 kmq) ma con il tasso più alto di residenti stranieri dell’Unione Europea (oltre il 40%), con 140 nazionalità differenti rappresentate.
Non stupisce quindi che il tema prescelto per questa importante manifestazione sia proprio quello delle migrazioni, del travalico delle frontiere e della cooperazione culturale.
A partire dall’8 dicembre 2006, e per tutto il 2007, la città di Lussemburgo e la circostante Grande Région (Lorena, Palatinato, comunità germanofona del Belgio) ospiteranno circa 350 iniziative, comprendenti prime mondiali di produzioni musicali, teatrali e coreografiche, progetti per i giovani e per le comunità.
Tra i principali investimenti fatti per l’anno culturale spiccano il nuovo Musée d’Art Moderne Grand-duc Jean, realizzato dall’architetto I.M. Pei, che inaugura la stagione con una retrospettiva dell’artista lussemburghese Michel Majerus, che unisce un’insolita arte elettronica e digitale a elementi pop e minimalisti; segue la nuova sala filarmonica, progettata da Christian de Portzamparc, e il restauro delle Rotonde, due antiche officine per locomotive trasformate in spazi espositivi. Nell’ambito delle arti visive vanno segnalate numerose mostre monografiche articolate durante il corso dell’anno (Sophie Calle, Wim Delvoye, Duane Hanson, Glenn Ligon, Jeffrey Shaw).
A «Global Multitude in the Rotunda» sarà invece la grande esposizione curata da Hou Hanru, dedicata alle tematiche della migrazione, in quanto fattore di diversità culturale e della globalizzazione, attraverso l’opera di artisti provenienti da tutti i continenti.

Autore: Barbara Musetti

Fonte:Il Giornale dell’Arte