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TORINO. I Macchiaioli il sentimento del vero.

Palazzo Bricherasio, Torino, dal 9 febbraio al 27 maggio 2007.

A vent’anni dalla grande mostra alla Mole Antonelliana tornano a Torino, nelle sale di Palazzo Bricherasio, i Macchiaioli.

La mostra, curata da Francesca Dini, propone un itinerario di oltre cento opere, articolato in otto sezioni, volto a studiare l’originale e rigoroso rapporto dei Macchiaioli con “i principi del vero’.

La prima sezione (Origine e affermazione della ‘macchia’) esemplifica con noti capolavori di Telemaco Signorini  (Pascoli a Castiglioncello, Ritorno dalla capitale e Giovani pescatori) di Serafino De Tivoli (Una pastura), di Vito D’ancona, di Giovanni Fattori, di Raffaello Sernesi, l’invenzione della ‘macchia’, strumento ed emblema del movimento dei realisti toscani.

La seconda sezione (Castiglioncello e Piagentina, realtà e lirica del paesaggio) introduce al momento più poetico della storia dei Macchiaioli come movimento unitario. Nel corso degli anni sessanta infatti tali artisti alternarono la loro presenza tra la villa del critico e mecenate Diego Martelli a Castiglioncello e la campagna fiorentina di Piagentina: le splendide predelle di Odoardo Borrani, di Raffaello Sernesi, di Giuseppe Abbati (di quest’ultimo in particolare si segnala l’inedito Paese di Vada nella Maremma toscana), straordinari capolavori di Fattori (Riposo in Maremma, Criniere al vento, Pasture in Maremma, Diego Martelli a Castiglioncello), di Signorini (I renaioli sull’Arno), di Silvestro Lega (La visita in villa), attestano un nuovo modo di rapportarsi con il paesaggio.

La terza sezione (L’epica del quotidiano) ruota attorno al ritrovato capolavoro di Telemaco Signorini L’alzaia, oggi proprietà di una collezione inglese, e raggruppa splendidi dipinti (di Fattori, Le macchiaiole e Raccolta del fieno in Maremma, di Borrani Cucitrici di camicie rosse, di Abbati L’orazione, di Lega Educazione al lavoro) esemplificativi di quella sublimazione del tema lavoro e della realtà della vita quotidiana italiana del tempo, che è dimensione primaria di questi pittori.

La quarta sezione (Presagi di Naturalismo nella pittura dei Macchiaioli) si raccoglie attorno al magnifico Ave Maria di Fattori, non più visto da oltre cinquant’anni, attestando l’insinuarsi nella poetica dei Nostri di inevitabili influenze internazionali, che contemperano da un lato la pittura dei campi di Jules Breton (Cristiano Banti, Confidenze), e dall’altro il caldo olandesismo degli interni di Alfred Stevens e di James Tissot (Signorini, Non potendo aspettare, Borrani, Una visita al mio studio, D’Ancona, Signora in conversazione).

La quinta sezione (La declinazione “gentile” del vero) documenta l’impegno di artisti macchiaioli della seconda generazione ad una trascrizione “oggettiva”del vero che, depotenziando i valori di sintesi e di tensione etica della precedente produzione macchiaiola approda dopo il 1870 ad un fare più piacevolmente narrativo. Sono esposte le opere di Francesco Gioli (Il Monte di Pietà), di  Niccolò Cannicci (Il girotondo e Primi raggi), di Egisto Ferroni.
A partire dagli anni Ottanta i capiscuola macchiaioli, pur rimanendo fedeli ai temi precipui del Realismo, tendono a sviluppare percorsi individuali, Signorini privilegiando il “carattere” nella tipizzazione dei volti di Riomaggiore (Sesta sezione, Il “carattere” di Signorini); Lega accentuando la spiritualità delle sue donne del Gabbro (Settima sezione, il “Sentimento” di Lega); Fattori esprimendo con rigore nel verismo integrale dei grandi quadri maremmani, il sentimento di appartenenza alla civiltà della sua terra (Ottava sezione: la “verità” di Fattori). E’ attraverso questi tre grandi maestri che l’eredità dei Macchiaioli si consegna al Novecento.                      

Info:
ingressi: intero € 7,50, ridotto € 5,50 (per gruppi di minimo 10 persone, studenti fino ai 26 anni, over 65 anni), con abbonamento Musei e Torino Card € 0,00/cad (da presentarsi in cassa);
visite guidate € 75,00 in lingua italiana, € 95,00 in lingua straniera;
Ufficio Gruppi Palazzo Bricherasio – Via Lagrange, 20 – 10123 Torino – tel. +39.011-57.11.807, fax +39.011.57.800.

Email: ufficiogruppi@palazzobricherasio.it

PERUGIA. Riapre la grande ” Galleria Nazionale dell’Umbria.”

La Galleria Nazionale dell’Umbria, una delle raccolte d’arte più affascinanti d’Italia, ospitata nei piani superiori dello storico Palazzo dei Priori di Perugia, sede del Comune fin dall’epoca medievale e splendido esempio di architettura civile gotica, riaprirà il prossimo 19 dicembre al termine di un intrigante percorso di recupero di nuovi spazi, di ampliamento, di restauri delle collezioni, dotata di tutti i servizi in linea con gli standard internazionali. Il progetto, portato avanti dal direttore Vittoria Garibaldi con determinatezza e competenza, in modo sistematico e ad intervalli funzionali a partire dai primi anni Novanta, si è arricchito nel tempo di idee e diverse soluzioni espositive adeguate alle scoperte e alle novità che via via emergevano durante i lavori. Quasi 3.000 opere d’arte perfettamente restaurate, in parte esposte nel percorso storico completamente rivisitato o nelle nuove sale messe a disposizione da una illuminata amministrazione comunale che ha ceduto al più grande museo statale umbro quasi 1500 mq. dei propri preziosissimi spazi, in parte conservate in nuovissimi depositi visitabili, tutto in condizioni microambientali perfettamente controllate.
Le sue origini si riallacciano alla fondazione dell’Accademia del Disegno avvenuta a Perugia nella seconda metà del XVI secolo. Una delle prime sedi fu la bottega della famiglia Danti, in piazza del Campo di Battaglia. Qui Vincenzo, architetto, scultore e trattatista aveva fatto portare i calchi in gesso delle quattro statue giacenti di Michelangelo dei Sepolcri Medicei di San Lorenzo che costituirono il nucleo originario della raccolta formata da dipinti, disegni e sculture, frutto della attività stessa dell’istituzione. Di particolare rilievo è il ruolo da essa svolto in seguito ai provvedimenti di soppressione degli ordini e delle corporazioni religiose che, dalla fine del XVIII alla metà del XIX secolo, comportarono l’asportazione da chiese e conventi dei beni di grande interesse artistico. Questi furono destinati, nelle demaniazioni più antiche, ai musei francesi o ad alcuni dei più grandi musei italiani. Presso l’Accademia di Perugia, divenuta Accademia di Belle Arti, furono invece trasportati numerosissimi dipinti ritenuti di minor pregio, che andarono ad integrare il nucleo originario della raccolta nella nuova sede, l’ex convento degli Olivetani a Montemorcino Nuovo, dove l’Istituto si era trasferito nel 1813. All’indomani dell’unità d’Italia gli incameramenti dei beni monumentali ed artistici avvennero con procedimento sistematico dando origine alle prime raccolte civiche. Anche a Perugia, si giunse alla istituzione di una vera e propria pinacoteca civica, intitolata a Pietro Vannucci, che venne collocata nella grande chiesa del Vanvitelli a Montemorcino.
La Pinacoteca venne inaugurata il 4 giugno del 1863. Nell’ Inventario redatto nel 1872 sono elencati circa 350 dipinti, tra cui opere importantissime come la grande croce del Maestro di San Francesco datata 1272, la piccola Madonna con Bambino di Duccio di Boninsegna, il polittico di Montelabate di Meo da Siena, la grande macchina d’altare di Taddeo di Bartolo, il Polittico dei Domenicani del Beato Angelico, il polittico di Sant’Antonio di Piero della Francesca, il gonfalone del Bonfigli del 1465, la Pala di Santa Maria dei Fossi del Pinturicchio, l’Adorazione dei Magi di Eusebio da San Giorgio, il Polittico di Sant’Agostino del Perugino. L’insufficienza degli spazi nel convento degli Olivetani portò nel 1878 alla determinazione di rimuovere la Pinacoteca e di trasferirla, scorporata dall’Accademia, al piano superiore del Palazzo dei Priori.
La collezione si arricchiva inoltre di buona parte dei manufatti medioevali dei Musei Civici, avori, sculture lignee, oreficerie, ceramiche, cassoni e tessuti. La sua importanza era divenuta tale che si convenne per il passaggio allo Stato. L’atto veniva firmato l’8 maggio del 1918 e l’antica Pinacoteca assumeva il nome di Regia Galleria Vannucci. Oggi la Galleria Nazionale dell’Umbria, arricchitasi ulteriormente in questi ultimi anni grazie ad un’attenta campagna di acquisti, si presenta in una nuova veste, frutto di una complessa rivisitazione degli spazi espositivi con interventi strutturali e di impiantistici ed alle soluzioni architettoniche ed espositive progettate per il nuovo allestimento.
Il nuovo ordinamento museografico curato da Vittoria Garibaldi, che vede una fortissima predominanza di dipinti su tavola dal Duecento al Quattrocento, percorre più di 4.000 mq situati su due piani secondo una rigorosa sequenza cronologia, interrotta da alcune sale destinate ai più grandi maestri del primo Rinascimento, Beato Angelico, Benozzo Gozzoli e Piero della Francesca, Francesco di Giorgio Martini, mentre ampio spazio è dedicato ai maestri umbri come Benedetto Bonfigli, Bartolomeo Caporali e Fiorenzo di Lorenzo fino al Pinturicchio e al Perugino cui sono dedicate quattro sale. è inoltre arricchito da tre ampie sezioni destinate ai più grandi capolavori dell’oreficeria senese, alla famosissime “tovaglie perugine”, appartenenti alle storiche collezione Ada Ragnotti Bellucci e Mariano Rocchi, e ad una inedita raccolta di disegni di Federico Barocci. L’insieme di capolavori si conclude, disegnando una nuova fisionomia della Galleria con una selezione di dipinti e sculture del Seicento, del Settecento e dell’Ottocento lasciati in Umbria dai più grandi protagonisti del tempo, da Orazio Gentileschi a Valentin de Boulogne, da Pietro da Cortona al Sassoferrato, a Montanini, Giaquinto e Trevisani, da Subleyras a Sebastiano Conca fino alla presentazione a tema delle vedute di Perugia e alla preziosa collezione ottocentesca di Luigi Carattoli.
Attraverso nuovi collegamenti verticali, dalle linee moderne perfettamente inserite nel contesto storico, è inoltre possibile accedere alle sale destinate ad iniziative culturali, convegnistiche, espositive e didattiche.


 

Fonte:CivitaInforma

ROMA. Conferenza Internazionale Qualità nella Gestione del Patrimonio Culturale: modelli e metodi di valutazione. La proposta HERITY. Classificare i monumenti aperti al pubblico: criteri come per chi uso.

Roma, 6-8 dicembre 2006

“Qualità nella Gestione del Patrimonio Culturale: modelli e metodi di valutazione. La proposta HERITY – 1. Classificare i monumenti aperti al pubblico: criteri, come, per chi, uso”. Così titola la tre giorni dedicata all’approfondimento della tematica legata alla Gestione dei Beni Culturali in cui verrà proposto il sistema di Certificazione di Qualità per la gestione dei Beni Culturali HERITY, un momento di confronto in cui si avvicenderanno durante le tre giornate esperti del settore, rappresentanti di istituzioni pubbliche come il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, l’English Heritage, i Monumenti Storici di Francia e tra i più rappresentativi protagonisti di organismi intergovernativi nel panorama mondiale come Francesco Bandarin del World Heritage Center dell’UNESCO, Azedine Beschaouch consigliere dell’UNESCO, Eugenio Yunis capo della divisione turismo sostenibile della World Tourism Organization nonché membri di università nazionali e internazionali.
Parteciperanno inoltre operatori del settore come David Brabis Direttore delle Guide Michelin e Michele D’Innella Direttore Editoriale del Touring Club Italiano.
Durante la giornata del 7 dicembre il Vice-sindaco di Roma Mariapia Garavaglia presenterà invece ufficialmente il primo itinerario HERITY del centro storico di Roma (già iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO), un percorso a certificazione HERITY che dal Quirinale al Castel S. Angelo attraversa 2000 anni di storia della città. Nella stessa giornata il Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo premierà il vincitore del concorso “Scruta l’arte…non metterla in disparte” l’iniziativa che vedrà la riapertura di un monumento della regione attualmente chiuso al pubblico.

Link: http://www.herity.it

ROMA. Da Spitzweg a Baselitz: viaggio attraverso la Collezione Würth.

Dopo il grande successo ottenuto dalle due mostre organizzate a Palazzo Normanni di Palermo, la mostra “Da Spitzweg a Baselitz: viaggio attraverso la Collezione Würth” sbarca a Roma, per inaugurare un nuovo Art Forum Würth nella sede romana di Capena.

Sabato 28 ottobre, difatti, è stato tagliato il nastro al nuovo spazio culturale sito all’interno della sede romana della Wurth. Contestualmente, si terrà il vernissage della mostra che tanta eco ha ottenuto durante la sua esposizione all’interno delle Sale Duca di Montalto del Palazzo dei Normanni di Palermo.

Proprio nei giorni scorsi, infatti, si è concluso a Palazzo dei Normanni il secondo tassello di un percorso culturale, della durata di cinque anni, collegato al finanziamento per il restauro della Cappella Palatina. Nel 2005 la mostra d’arte Würth aveva dato spazio ai grandi maestri dell’Impressionismo e dell’Espressionismo, da Monet a Pissarro, da Sisley a Liebermann passando per Nolde, Kirchner, Beckmann e Munch,

Fino al 17 giugno, del prossimo anno, presso l’Art Forum di Capena saranno esposte 66 opere d’arte firmate da maestri come Spitzweg, Baselitz, Arp, Nolde, Ernst, Picasso, Léger, Lichtenstein e Richter.

Con l’inaugurazione dell’Art Forum Würth S.r.l. rafforza e consolida il proprio impegno verso l’arte e la cultura. Filosofia che l’Unione Europea ha apprezzato e riconosciuto, assegnando nel 2005 a Würth Italia un importante riconoscimento, sottolineando il grande impegno economico finalizzato dall’azienda a favore della conservazione, per la valorizzazione e promozione in Europa del patrimonio artistico italiano.

Info:
Via della Buona Fortuna, Loc. Scorano – Capena (Rm),
dal lunedì al sabato, ore 10-17; tel. 06 90103800

Link: http://www.artoforumwuerth.it

Email: art.forum@wuerth.it

TORINO. Dittamondo – Una mostra un progetto un libro da viaggio di Francesco Severini.

“Dittamondo” è un viaggio nei meandri della pittura e nel cuore dell’Arte.
Come l’omonima opera di Fazio degli Uberti – da cui la mostra, ma soprattutto l’intero lavoro prende spunto – che viaggia idealmente nei luoghi fisici del mondo al tempo conosciuti (siamo intorno al 1360) vale a dire parte d’Europa, dell’Asia e dell’Africa, tentando di ripercorrere a sua volta il ben più noto viaggio mentale e ultraterreno di Dante, così “Dittamondo” è un percorso in un tempo e in uno spazio a loro modo immanenti, come tali sono le idee e le opere spesso prese a riferimento. Dai temi della letteratura a quelli della spiritualità, dalle immagini di un’arte “minore” (ma esiste un’arte minore?) a tutti quei “prodotti” variegati della creatività umana. Si tratta, dunque, di mappe mentali, di percorsi interiori.
Partenze ed arrivi. Frequenze cromatiche che navigano sulle onde del cuore.
Dai confini indefiniti d’Oriente e Occidente ove si racconta la nascita della scrittura, nell’estasi favolistica di un movimento apparente, alle pareti ruvide in cui scorre l’incedere lento e sinuoso del colore – l’Arte – attraverso il dualismo della vita – bianco e il nero – nell’intento di un approdo verso direzioni solo casuali, dalle rive del mare nostrum da cui è tratto uno “scorcio” non mediale della cultura occidentale, alle rappresentazioni geografiche di mille e un’idea.  “Dittamondo” è un lavoro in fieri, una mostra che non può trovare compimento nella sua stessa effettuazione. Come l’essenza stessa del viaggio.
E’ un’indagine intorno alla straordinaria storia dell’uomo e delle sue idee, delle sue creazioni.
Si tratta, in definitiva, di un cammino che andrà avanti per anni, di uno studio che non può concludersi per sua stessa ammissione, almeno finché non cesserà l’anelito dell’uomo alla creatività, alla rappresentazione di idee e sensazioni attraverso le immagini o alla trasposizione mediante la scrittura.

In mostra 21 opere, tutti olii su tela o tavola,  volutamente scandite a gruppi di tre nel corso di sette ipotetiche “giornate” di viaggio. Ognuna di esse è inscindibilmente legata ad una propria didascalia, ed è inoltre corredata da un testo dell’autore.

Sarà disponibile in Galleria il libro da viaggio, che è poi anche il catalogo della mostra, realizzato dalle Edizioni Thyrus.

Info:
Salaprove – Torino, Via Quittengo 35/a
Inaugurazione:  9 Gennaio 2007 – ore 17,00
Date e orari:  dal 9 al 27  Gennaio 2007 – Tutti i giorni dalle ore 15,00 alle 19,00
Meetwork srl – Via Quittengo, 35/A – 10154 Torino – Tel. 011.2340072 – Fax 011.2340073
Mail: segreteria@meetwork.it    Web:  www.meetwork.it     Blog: http://dittamondo.spaces.live.com

Link: http://www.dittamondo.it

Email: francesco_severini@hotmail.com