Archivi categoria: Restauri e recuperi

FIRENZE. Taddeo Gaddi a buon fresco.

Si è concluso il restauro, durato circa due anni, della Cappella Bandini Baroncelli in Santa Croce, alla testa del transetto destro della basilica: l’intervento, realizzato sotto la responsabilità di Marco Pancani e finanziato dall’Opera di Santa Croce (con la direzione scientifica di Brunella Teodori della Soprintendenza per il Patrimonio e di Lia Pescatori della Soprintendenza per i Beni Architettonici, e con la partecipazione dell’Opificio delle Pietre Dure) ha riguardato ogni elemento pittorico, scultoreo e architettonico della cappella, ed è stato deciso in seguito alla caduta tre anni fa di un piccolo frammento dipinto nel sottarco di ingresso.
Le Storie della Vergine e dell’infanzia di Gesù affrescate da Taddeo Gaddi tra il 1328 e il 1338 erano state restaurate nel 1961-62, ma poi considerevolmente danneggiate dall’alluvione del ’66.
L’attuale intervento svolto a cura di Laura Lucioli ha permesso di verificare l’ottima tecnica esecutiva a buon fresco del Gaddi, appresa nella bottega di Giotto, la scarsità di ripensamenti e la resa accurata dei particolari.
I disegni prospettici schizzati sul muro, tracciati con righe e compassi, confermano la padronanza del linguaggio giottesco da parte del valente allievo, rivelata peraltro anche dalle celebri nicchie dipinte illusionisticamente nei riquadri al di sotto delle storie, fingendo ripiani con oggetti per la celebrazione della messa, straordinarie nature morte ante litteram.


L’articolo integrale è disponibile nell’edizione stampata de ‘Il Giornale dell’Arte’  di febbraio 2007.

Autore: Laura Lombardi

Link: http://www.ilgiornaledellarte.com

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line

FERRARA. RESTAURO – Salone dell’Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali e Ambientali.

L’appuntamento è a FERRARA, dal 22 al 25 MARZO per la XIV edizione di Restauro – Salone dell’Arte del Restauro e della Conservazione dei Beni Culturali ed Ambientali, la prima e più importante rassegna in Italia interamente dedicata al Restauro, alla Conservazione e alla Tutela del patrimonio storico-artistico e paesaggistico.

Quattro intense giornate ricche di eventi e approfondimenti.
Spazi espositivi in cui sono presenti le migliori aziende di riferimento e una ricca agenda di Convegni e Mostre, promossi e organizzati dalle più illustri ed accreditate realtà nell’ambito del restauro, per affrontare le tematiche più attuali ed urgenti, presentare tecnologie e nuovi procedimenti, dare vita a riflessioni e dibattiti su sviluppi e scenari, discutere risultati e stato avanzamento lavori degli interventi di restauro più importanti e interessanti. Numerosi anche gli Incontri Tecnici, organizzati e sviluppati dagli espositori, di breve durata (circa un’ora) e che vertono su argomenti molto specifici e di settore.
Nei padiglioni della fiera saranno presenti circa 300 espositori: produttori di materiali e tecnologie, allestimenti museali, servizi e software, centri di restauro, fondazioni bancarie e non, università, enti pubblici. Un alto grado di professionalità ormai internazionalmente riconosciuto, tanto che il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, insieme ai suoi Istituti più prestigiosi, ha scelto il Salone per promuovere e far conoscere le sue attività.

Contenuti dell’edizione 2007.

I grandi restauri e recuperi:
dalla Porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti a Firenze, il cui intervento ventennale da parte dell’Opificio è giunto a conclusione, al ‘Bambin Gesù delle mani’ del Pinturicchio, parte di un affresco scomparso, realizzato nelle stanze vaticane, riapparso dopo oltre cinque secoli e che ora è sottoposto ad accurato restauro. Dagli interventi sulla Fontana di De Chirico a Milano, al recupero di manufatti artistici contemporanei.

Il restauro oltre la necessità di conservazione:
‘Conservazione: una storia futura’, questo il tema con il quale il MiBAC si presenterà a Ferrara, per mettere in evidenza come l’esperienza del passato, le professionalità e le tecnologie siano le basi per la crescita futura della competitività della filiera produttiva connessa al patrimonio culturale.
Il restauro come ponte tra conservazione e innovazione: dalle navi romane a Pisa, il cui cantiere ha dato vita ad un centro di restauro del legno bagnato e posto le basi per una valutazione del problema della musealizzazione dei beni archeologici, alla ruota idraulica in legno di Casalecchio, operante fino agli anni Trenta, il cui restauro è stato il punto di partenza per la realizzazione di una ruota moderna per la produzione di energia elettrica pulita. Per inciso, fu proprio con l’applicazione delle ruote idrauliche alla manifattura che a fine settecento ebbe inizio l’era industriale.

Interventi sul patrimonio documentale:
dalla presentazione a Ferrara di un codice miniato Etiope della metà del XV secolo restaurato, primo di una serie di codici che saranno recuperati ogni anno, ai risultati eccellenti dei lavori di studio dell’Opificio delle Pietre Dure nel campo della conservazione dei materiali cartacei, fino alla problematica della conservazione del digitale.

Il restauro del paesaggio urbano:
tema di grande sviluppo per il futuro dell’architettura.
La Venaria Reale intesa come un unicum ambientale-architettonico, osservata dal punto di vista di un ‘restauro del territorio’, in cui l’originario disegno e le antiche funzioni si misurano con nuovi linguaggi e nuove culture.
Rione Sanità: ieri, oggi e domani. Un progetto triennale di riqualificazione urbana che passa attraverso la ristrutturazione e il restauro di strade e palazzi nell’area di Piazza San Severo alla Sanità a Napoli.

Le innovazioni tecnologiche e i grandi maestri:
rilievi 3D e riflettografia ci fanno scoprire aspetti insoliti e nuove visioni di capolavori assoluti. Di seguito alcune opere, le cui indagini saranno presentate a Ferrara: il complesso Laurenziano di Michelangelo a Firenze, il Palazzo del Podestà a Mantova, le opere di Piero della Francesca, l’Ebe di Antonio Canova alla Pinacoteca civica di Forlì e la Minerva di Arezzo.
Il complesso Laurenziano di Michelangelo a Firenze insieme al Palazzo del Podestà a Mantova e all’Ebe del Canova sono stati oggetto di rilevamento 3d da parte del Diaprem dell’Università di Ferrara. Gli interventi hanno recuperato una nuova immagine urbana del tempo per il complesso Laurenziano e una visione completamente nascosta e sconosciuta del palazzo del Podestà.
Le opere di Piero della Francesca sono state oggetto di indagini riflettografiche da parte dell’Opificio delle Pietre Dure. L’analisi ha rivelato interessanti sorprese sull’impostazione spaziale e prospettica del maestro, una mente matematica al lavoro.

Fronti di dibattito e di indagine ancora poco esplorati:
Restauro dell’Arte Contemporanea.
A Ferrara si affronterà il tema delle problematiche tuttora poco studiate relative a controllo, manutenzione, conservazione e restauro dell’Arte Contemporanea, erroneamente considerata poco bisognosa di interventi.
Conservazione dei documenti sonori e audiovisivi.
L’Istituto per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Emilia Romagna, che collabora alla manifestazione Restauro, prosegue la riflessione sulla documentazione moderna, quest’anno dedicata alla conservazione dei documenti sonori e audiovisivi.
Il patrimonio culturale extraeuropeo in Emilia-Romagna
Ancora l’Istituto per i Beni Culturali presenta una mostra dal titolo Progetto Etno, un’indagine di rilevamento del patrimonio culturale extraeuropeo in Emilia-Romagna, giunto a noi attraverso esploratori, collezionisti e missionari. Un polo multietnico attorno a cui creare occasioni di confronto ed integrazione culturale.

Novità editoriali e pubblicazioni:
la fiera è inoltre diventata con il tempo il palcoscenico per presentare novità editoriali e pubblicazioni di settore. Quest’anno, tra i molti volumi, ce ne saranno alcuni dedicati proprio al restauro nell’antichità, palchi, ponteggi e armature per la realizzazione e il restauro delle pitture murali.

Molti ancora saranno gli argomenti trattati, dalle più recenti novità in materia legislativa, ai finanziamenti fino alle ultimissime innovazioni tecnologiche.

Inoltre, anche per questa edizione, l’Istituto per il Commercio Estero ICE organizzerà la presenza in fiera di operatori provenienti dal mondo degli architetti, ingegneri, restauratori e dirigenti/funzionari di amministrazioni locali. I Paesi di provenienza dei delegati sono la Turchia, con una nutrita delegazione e la Russia, a cui si affiancheranno operatori provenienti da Algeria, Cina, Siria, India, Brasile, Argentina, Cile, Perù, Polonia, Giordania, Arabia Saudita, Israele, per un totale di 60 persone.
Una presenza considerevole proprio perché è riconosciuto a livello internazionale il primato delle aziende italiane nel settore del restauro.

Link: http://www.salonedelrestauro.com

Email: info@salonedelrestauro.com

VENEZIA. Vittore Carpaccio – Tre capolavori restaurati.

Come noto le Gallerie dell’Accademia conservano l’unico ciclo completo di teleri musealizzato ed il maggior nucleo di opere dell’artista. Le tre tele di Vittore Carpaccio: Sangue del Redentore (1496), Apparizione dei crocifissi del monte Ararat nella chiesa di Sant’Antonio di Castello (1512-13) e la Crocifissione e apoteosi dei diecimila martiri del monte Ararat (1515), erano le ultime tre opere che mancavano per completare la revisione dell’intero nucleo dell’artista di proprieta’ del Museo. Grazie al prestigio della Soprintendenza ed alla fama delle Gallerie dell’Accademia i restauri sono stati finanziati con generosi contributi privati: l’Apparizione da Banca Intesa nell’ambito del progetto ‘Restituzioni 2006’, la Crocifissione e apoteosi con un lascito testamentario della rinomata storica dell’arte americana Rona Goffen, infine il Sangue del Redentore a spese del comitato privato Save Venice Inc., California Chapter.

I primi due dipinti provengono dalla distrutta chiesa di Sant’Antonio di Castello, mentre la terza venne ritirata, anch’essa durante le soppressioni napoleoniche, dalla chiesa di San Pietro Martire di Udine. Se i due dipinti di Venezia sono sempre stati esposti alle Gallerie dell’Accademia, il Sangue del Redentore e’ rimasto in deposito presso i Civici Musei di Udine dal 1924 fino all’attuale intervento di restauro, diventando cosi’ per i veneziani quasi un inedito. Alla fine della mostra l’opera tornera’ in deposito temporaneo a Udine, ed e’ questa un ulteriore stimolo per vederla alle Gallerie.

Anche in queste tele Carpaccio rivela le sue eccezionali capacita’ di narratore, le sue complesse ed originali ricerche prospettiche, l’attenzione lenticolare per i dettagli, la straordinaria capacita’ narrativa mediata tra cronaca e invenzione, esaltati dall’attuale restauro. Lo stesso Vasari descrivendo la Crocifissione e apoteosi scriveva: ‘Fece meglio che trecento figure, fra grandi e piccole: ed inoltre, cavalli ed alberi assai, un cielo aperto, diverse attitudini di nudi, e vestiti molti, scorti, e tante altre cose; e si puo’ vedere che egli non la conducesse se non con fatica straordinaria’. La stessa che Carpaccio profonde nei suoi dipinti, tra i quali questi capolavori oggi restaurati.

Info:
Gallerie dell’Accademia di Venezia, sala XXIII – Campo della Carita’, Dorsoduro 1050 – Venezia.
Fino al 4/3/07
tel.  041 5222247

Fonte:Undo.net

ROMA. Madre Rita «nascondeva» il ciclo che cambia la storia.

Nella primavera del 2007 verrà ufficialmente inaugurata l’Aula Gotica del monastero agostiniano femminile presso la chiesa dei Ss. Quattro Coronati. Si tratta di due vaste aule duecentesche, coperte con volta a crociera, dove, dal 1997 ad oggi, è stato pazientemente riscoperto e portato in luce il più importante ciclo di affreschi medievali dedicati a un tema profano in Italia: trecentocinquanta metri quadrati di dipinti murali databili entro la metà del Duecento, di cui nessuno sapeva l’esistenza e che consentiranno di riscrivere parte della storia dell’arte medievale italiana (cfr. n. 183, dic. ’99, p. 33).
Il 9 dicembre scorso i risultati di questo entusiasmante lavoro sono stati presentati nel monastero dei Ss. Quattro in un volume dell’autrice della scoperta, Andreina Draghi, edito da Skira e sponsorizzato da banca Dexia Crediop (disponibile in libreria in primavera).
Andando con ordine: nel 1997 la Draghi, in forze presso la Soprintendenza per i Beni architettonici di Roma, comincia a eseguire, assieme alla restauratrice Francesca Matera, dei sondaggi sulle murature imbiancate di due grandi ambienti coperti a volta nel monastero agostiniano femminile di clausura dei Ss. Quattro Coronati, straordinario monumento del Duecento a un passo dal Colosseo.
Le monache, ignare, usavano l’Aula Gotica come stireria. Immediatamente i tasselli di pulitura danno risultati eccezionali: in ogni angolo emergono affreschi meravigliosi e in ottimo stato di conservazione.
Era l’inizio di quella che si sarebbe rivelata una delle scoperte d’arte più sensazionali di tutti i tempi in quanto la pittura medievale romana è quasi del tutto scomparsa.


L’articolo integrale è disponibile nell’edizione stampata de
Il Giornale dell’Arte

Autore: Tommaso Strinati

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line

VENARIA REALE (To). La reggia che osò sfidare Versailles.

«La Reggia di Venaria di Sua Maestà il Re di Sardegna ha come confini solo le Alpi e il cielo di Nostro Signore». Così assicuravano gli ambasciatori sabaudi accreditati nel Settecento alle corti di Vienna e Parigi. Nemmeno Versailles poteva vantare una simile prospettiva naturale, invidiata quanto poi devastata dalle truppe di Napoleone. E’ rimasta mortificata per due secoli, finchè il Piemonte ha osato non solo restaurare la Reggia, ma anche ricostruire l’intero panorama che la circonda, perduto da secoli.
Con duecento milioni di euro l’impresa è stata infine compiuta. Disegni e mappe antiche hanno guidato ruspe e progettisti. Si sono cimentati in dieci cantieri, che hanno restituito alla storia un complesso architettonico e paesaggistico di 950 mila metri quadri, circondato da 87 ettari di verde. Ha ritrovato i volumi e le linee prospettiche che gli architetti Amedeo di Castellamonte, Michelangelo Garove e Filippo Juvarra concepirono per ospitare i «piaceri» della corte sabauda.
Il risultato è sorprendente: la Reggia di Venaria Reale, orgoglio del Duca Carlo Emanuele II di Savoia, si specchia di nuovo nella sua peschiera di 11 milioni di litri d’acqua. Pare di nuovo trovare limiti solo nella cerchia delle Alpi. Fanno da scenario al suo parco, disegnato su un asse che in due chilometri unisce la città di Venaria, i 400 vani della Reggia e il loro «orizzonte» ritrovato. E’ uno spazio pari per estensione a quello dei giardini di Versailles, ma in più, là dove l’occhio già si perde, propone altri 6500 ettari. Sono quelli della tenuta della Mandria: un borgo e un castello, al centro di boschi e pascoli, racchiusi da una cinta di 42 chilometri. La fece costruire Re Vittorio Emanuele II, per difendere la propria intimità. Qui abitava con Rosa Vercellana, la sua sposa morganatica. Vissero in quattrodici stanze più servizi che prediligevano più d’ogni altra residenza. Qui difesero il loro amore, contrastato dalla Corte. Perché è l’amore la linfa di Venaria Reale. Amore inteso come piacere di riscoprire la vita.
La Reggia nasce nel 1659, quasi per celebrare la fine di una tragedia: il conflitto civile, fra partigiani della Francia e della Spagna, che dal 1639 al 1648 lacera il Ducato sabaudo nel più ampio e tragico teatro della «Guerra dei Trent’aimi». Massacri, carestie, la peste narrata dal Manzoni nei «Promessi Sposi», sterminano e dividono migliaia di famiglie. Finché l’esaurimento delle risorse umane e del territorio pongono la parola fine.
Carlo Emanuele II sale al trono, «nato dalla guerra – scrive lo storico Emanuele Tesauro – per progettare la pace».
A Venaria crea il «palazzo di luce» che sacra alla dea Diana, patrona delle cacce. Sono il suo massimo piacere. Lo condivide con una generazione dl ruvidi guerrieri che, lasciate le armi, scoprono quasi increduli le seduzioni di schiere d’aristocratiche adolescenti. Sono le figlie della nobiltà che Cristina di Francia, sorella di Re Luigi XIII e madre di Carlo Emanuele Il, aveva condotto con sè da Parigi. La «Reggia di Diana», ideata da Amedeo di Castellamonte, accoglie ora le loro schermaglie d’amore, balli e licenziose feste spettacolari. Di quel tempo sensuale rimane la stupenda «Sala di Diana». E’ il cuore della Reggia, edificata fra il 1659 e il 1675 su progetto di Amedeo di Castellamonte.
L’ambiente, a pianta rettangolare, con maestosa volta a croce, vanta un ricco apparato d’affreschi allegorici e stucchi, con erme di satiri, ninfe, trofei di caccia e grandiosi dipinti. Insieme sviluppano un tema ideato da Emanuele Tesauro, che vede nelle gesta di Diana, dea della caccia, una metafora morale del vivere civile. Accanto s’aprono gli appartamenti ducali, seguiti dalla stupefacente «Galleria di Diana».
Impostata alla fine del Seicento dall’architetto Michelangelo Garove, quale punto di «esibizione» della Corte e luogo di collegamento fra Reggia e scuderie.
Viene in seguito trasfigurata da Filippo Juvarra, che la riprogetta fra il 1716 e il 1718, per concepirla come grandioso «teatro di luce». Quindi, dal 1722 al 1727, Juvarra aggiunge una citroniera e una scuderia, due ambienti maestosi. La scuderia misura 70 metri di lunghezza, è ampia 12 ed è sormontata da una volta che si sviluppa a 13 metri di altezza. La citroniera, pari circa per altezza, è lunga ben 146 metri e larga 14.
L’insieme è completato da una chiesa con pianta a croce greca smussata, con cappelle semicircolari sulle diagonali. E’ dedicata a San Uberto, patrono dei cacciatori. La sua costruzione, su progetto di Juvarra, inizia nel 1716 ed è ultimata nel 1728. Il tutto è riplasmato fra il 1789 e il 1769, quando Benedetto Alfieri riunisce in un solo sistema architettonico i contributi di Juvarra.
L’armonia raggiunta viene però presto infranta dall’invasione napoleonica, che segna l’inizio della decadenza della Reggia. Il regime francese prima la saccheggia, poi la trascura. Nel 1809 il complesso è cadente. Per risanarlo c’è bisogno di 800 mila lire. Vengono richieste a Napoleone, che le rifiuta. La spogliazione della dimora dura duecento anni, finchè Piemonte e Europa decidono d’intervenire.

La Fondazione
Il super centro dedicato al restauro.
E’ attivo dal 2005, ma ha già fama internazionale. Istituito come fondazione, per iniziativa congiunta di Ministero per i Beni e le Attività culturali, Regione Piemonte, Università di Torino e Fondazione per l’Arte della Compagnia di San Paolo.
E’ il «Centro per la conservazione e il restauro dei beni culturali” di Venaria, presieduto da Carlo Callieri e diretto da Carlenrica Spantigati.
Qui Pinin Brambilla, una delle più grandi restauratrici ha allestito i laboratori che hanno risanato parte delle opere d’arte della Reggia e alcuni capolavori della Galleria Sabauda. Il Centro sta riparando anche i mobili della Palazzina di Caccia di Stupinigi, recuperati dopo il furto patito dalla residenza alcuni anni fa.
Intanto l’università di Torino ha inaugurato nel centro il primo corso di laurea italiano per restauratori.

 

Autore: Maurizio Lupo

Fonte:La Stampa