Archivi categoria: Restauri e recuperi

VERONA. Aziende adottate un monumento.

Pulire e restaurare i tanti monumenti della città è dispendioso e soprattutto un lavoro continuo. Per questo le amministrazioni devo escogitare nuovi modi per finanziare queste attività che mantengono attraenti agli occhi dei turisti le bellezze artistiche e architettoniche di Verona.
Un’idea viene dall’assessore all’edilizia pubblica, Vittorio Di Dio, che, sostenendo che le opere di restauro portano via oltre il cinquanta per cento del bilancio del suo assessorato, ha intenzione di mettere in piedi un progetto di «adozione» dei monumenti cittadini.
Una sorta di campagna simile a quella adottata da molti Comuni della provincia per mantenere in buono stato le aiuole delle tante rotonde sorte negli ultimi anni.
Con un progetto in stile «Adotta un monumento» si potrebbe così far ricadere le spese per il restauro delle opere architettoniche cittadine su facoltosi sponsor.
E Di Dio sostiene di aver già preso contatti con alcune aziende di calibro internazionale che si sarebbero dette disposti a ripulire dai segni del tempo e degli agenti chimici e atmosferici i monumenti che ne avrebbero bisogno.
E la mente dell’assessore va subito a due delle principali porte cittadine: Porta Nuova e Porta Palio. Dice infatti: «Sono opere importanti della città perché rappresentano un biglietto da visita per chi arriva da fuori Verona e hanno grande necessità di interventi». E aggiunge: «Si tratterà in primo luogo di verificare la fattibilità con la Sovrintendenza ai beni artistici e, in relazione anche con il nuovo regolamento sugli appalti pubblici, mi auguro che presto questa iniziativa diventi un progetto concreto».
Per l’assessore però il coinvolgimento degli sponsor non dovrebbe essere un problema.
Spiega infatti: «Verona ha un grande richiamo internazionale a livello turistico e i turisti richiamano anche l’attenzione di grandi sponsor poi, ovviamente, anche le conoscenze fanno la loro parte».


 

Fonte:L’Arena

SEGGIANO (Gr). Il San Francesco di Bernardino Mei (sec. XVII).

Presentazione al pubblico del dipinto dopo il restauro.
Sabato 18 agosto nel palazzo comunale di Seggiano (GR)  il Sindaco Daniele Rossi, il Dott. Fabio Torchio della Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico delle province di Siena e Grosseto e il restauratore prof. Andrea Granchi presenteranno alla popolazione l’importante e inedito dipinto, recentemente ritrovato, raffigurante S. Francesco.
L’opera appartenente all’antica Compagnia del Corpus Domini è stata riscoperta fortuitamente nel 2005 in un oratorio del paese ed era in cattive condizioni di conservazione.

La tela è stata oggetto  tra il 2006 e il 2007 di un complesso intervento di restauro diretto da Fabio Torchio che ne ha riportato in evidenza la straordinaria qualità pittorica consentendo di attribuire la tela riscoperta all’importante pittore senese Bernardino Mei.
Il restauro è stato condotto a Firenze dallo Studio Granchi di Giacomo Granchi con la collaborazione tecnica di Andrea Granchi e Maria Bisi.
L’opera sarà visibile al pubblico dal 18 agosto nei rinnovati spazi del Centro di Documentazione Permanente destinati alla costituenda Pinacoteca Civica nel palazzo del Comune di Seggiano.

Info:
Sabato 18 agosto alle ore 17, presso il Centro di Documentazione Permanente del Comune di Seggiano  – Via Trento e Trieste 19, Seggiano (GR) – Tel: 0564.950925

Email: studiogranchi@tiscali.it

SAN BENIGNO CANAVESE (To). Il Chiostro settecentesco dell’Abbazia di Fruttuaria. Un restauro in cammino.

Inaugurazione: Venerdì 22 giugno 2007 ore 18,00.

L’attuale chiostro settecentesco è sorto sulle strutture del precedente chiostro dell’ Abbazia benedettina di Fruttuaria e rappresenta l’elemento di cerniera di tutto il complesso religioso.

Il restauro che si presenterà venerdì 22 giugno rappresenta un nuova tappa, la terza, del lungo cammino di restauro e recupero della struttura settecentesca che agli albori del terzo millennio si presentava in condizioni di elevatissimo degrado.

Dopo il restauro delle coperture e delle facciate interne, con questo nuovo intervento interamente finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è stata effettuata la canalizzazione delle acque piovane che da tutti i tetti dell’Abbazia, della Canonica e di parte dell’Istituto Salesiano confluiscono nel chiostro, è stata rimossa la pavimentazione in battuto di cemento ed è stata realizzata una nuova pavimentazione in lastre di pietra di Luserna.
La nuova pavimentazione sia nello spazio interno sia nell’anello porticato ha permesso il recupero di un ampio spazio, comodamente calpestabile e fruibile in futuro per manifestazioni di carattere culturale di altissimo livello. 
E’ stata predisposta una rete elettrica di illuminazione che quando sarà attiva potrà illuminare sia gli spazi aperti che per gli spazi coperti.
Sono state restaurate le murature e gli intonaci di pareti e volte dei lati sud ovest e nord.
I lavori nel lato est hanno riservato insperate sorprese restituendo alla luce, sotto stati di intonaco e di muratura tracce significative delle diverse fasi di vita del complesso.

Il futuro restauro dei ritrovamenti del alto est potrà restituire alla vista la coppia di bifore con capitello e colonnina in muratura intonacata della fase romanica e comprendere come  questa fase, annullata da un significativo intervento quattrocentesco, possa legarsi con le possenti colonne di quella che si ipotizza essere stata la sala capitolare del complesso abbaziale.

Oltre alla coppia di bifore romaniche è stato rinvenuta un’arcata con formelle in cotto e superficie decorata da rare figure antropomorfe stilizzate tra racemi vegetali, trasformati in elementi geometrici della fase quattrocentesca.

Si auspica che prossimi finanziamenti possano consentire la prosecuzione dei lavori, il completamento dell’impianto di illuminazione e il recupero del secondo ordine con la creazione di uno spazio per mostre.

Info:
Proprietà : Demanio dello Stato – Istituto Salesiano
Finanziamenti: Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Progetto e Direzione Lavori: Giuse Scalva – Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio del Piemonte
Impresa: Bona 1858 – Vercelli.

MILANO. Brera mai vista: San Gerolamo penitente di Giovanni Contarini.

Curatori : Valentina Maderna, Cristina Quattrini, Matteo Ceriani
La ventesima edizione di ‘Brera mai vista’ presenta al pubblico della Pinacoteca il San Gerolamo penitente di Giovanni Contarini (Venezia, 1549 – ante 1604), dopo il restauro effettuato e generosamente offerto da Barbara Ferriani.
Nato in una famiglia agiata e dedicatosi agli studi letterari, divenendo notaio, il Contarini, sedotto dall’arte di Tiziano, scelse la pittura per vocazione. Tardomanierista non indistinto, produsse ritratti, racconti biblici e favole mitologiche, che gli valsero notevole popolarità, tanto da essere accolto come pittore alla corte di Rodolfo II a Praga e dell’Arciduca Ferdinando II a Innsbruck; nominato cavaliere, torno’ a Venezia prima della metà degli anni novanta del Cinquecento; dipinse molti quadri da cavalletto (quasi del tutto perduti) per amici intellettuali e ricchi mercanti ed esibi’ il suo stile dai colori preziosi su grandi pale per chiese della città e su teleri celebrativi in palazzo Ducale.

Nel San Gerolamo penitente della Pinacoteca di Brera il Contarini ottiene effetti di grande naturalezza, grazie all’impiego di una luce morbida, che percorre il corpo del vecchio in preghiera, indugia sul bel ritratto, penetra con toni profondi la veste e trascorre in un cielo tormentato, tutto tizianesco.
Il dipinto pervenne alla Pinacoteca di Brera nel 1811, sottratto all’altare maggiore della chiesa di San Girolamo di Serravalle presso Treviso, a seguito della soppressione del convento di monache benedettine. Come e’ emerso dalle ricerche compiute da Annalisa Bristot, autrice del catalogo-dossier e da tempo studiosa dell’artista, la commissione dovette avvenire intorno al 1576, anno di intitolazione al santo e consacrazione dell’altare che la conteneva. Il dipinto braidense rappresenterebbe dunque la prima opera conosciuta di Giovanni Contarini, pittore ancora per molti versi misterioso a ragione delle lacune documentarie riguardanti la vita e la produzione pittorica, che conta un unico dipinto datato: La comunione degli Apostoli di Dignano d’Istria del 1598.

Se il prepotente influsso tizianesco degli anni giovanili, avvertibile nelle due tele della Pinacoteca Querini Stampalia con il Sacrificio d’Isacco e Davide che suona la cetra, rimane una costante di tutta la sua produzione, le esperienze successive lo porteranno a conoscere l’arte elegante dei Salviati, come dimostra il Cristo portato al sepolcro nella chiesa veneziana di San Nicolo’ dei Tolentini e soprattutto il luminismo acceso del Tintoretto. Il periodo piu’ documentato della sua opera pittorica, che coincide con l’ultimo decennio del Cinquecento, e’ caratterizzato infatti da modi eclettici, vicini a quelli di Palma il Giovane, evidenti nella Cacciata degli Ariani dei Frari, nel Ritratto del doge Marino Grimani e nella fastosa Battaglia di Verona, entrambe nella Sala delle Quattro Porte di Palazzo Ducale. Il suo capolavoro, la Nascita della Vergine, si conserva a Venezia nella chiesa dei Santi Apostoli e segna il raggiungimento di un linguaggio maturo, dove i prestiti si compongono in una felice vena espressiva. I diciassette scomparti nel soffitto di San Francesco di Paola a Venezia, l’impresa piu’ impegnativa e celebrata dell’artista, eseguiti ormai nei primi anni del XVII secolo, preannunciano i modi stanchi dell’attività estrema.

Il restauro del San Gerolamo braidense, illustrato nel catalogo da Barbara Ferriani, e’ dunque occasione per mettere a fuoco questa elusiva e interessante figura del tardo Manierismo veneziano. La mostra e’ stata realizzata in collaborazione con Intesa Sanpaolo.

Testi di Annalisa Bristot e Barbara Ferriani

Opera esposta: Giovanni Contarini (Venezia, 1549 – ante 1604) ‘San Girolamo penitente’, Olio su tela, cm 208 x130. Reg. Cron. 124. Dalla chiesa di San Girolamo a Serravalle (Treviso).

Info:
Pinacoteca di Brera  – via Brera, 28 – Milano
Orari : 8.30 -19.15 da martedi’ a domenica
Ingresso: – 5 (compreso Pinacoteca) – 2,50 ridotto
fino al 10/9/07

Fonte:Undo.net

FIRENZE. Taddeo Gaddi a buon fresco.

Si è concluso il restauro, durato circa due anni, della Cappella Bandini Baroncelli in Santa Croce, alla testa del transetto destro della basilica: l’intervento, realizzato sotto la responsabilità di Marco Pancani e finanziato dall’Opera di Santa Croce (con la direzione scientifica di Brunella Teodori della Soprintendenza per il Patrimonio e di Lia Pescatori della Soprintendenza per i Beni Architettonici, e con la partecipazione dell’Opificio delle Pietre Dure) ha riguardato ogni elemento pittorico, scultoreo e architettonico della cappella, ed è stato deciso in seguito alla caduta tre anni fa di un piccolo frammento dipinto nel sottarco di ingresso.
Le Storie della Vergine e dell’infanzia di Gesù affrescate da Taddeo Gaddi tra il 1328 e il 1338 erano state restaurate nel 1961-62, ma poi considerevolmente danneggiate dall’alluvione del ’66.
L’attuale intervento svolto a cura di Laura Lucioli ha permesso di verificare l’ottima tecnica esecutiva a buon fresco del Gaddi, appresa nella bottega di Giotto, la scarsità di ripensamenti e la resa accurata dei particolari.
I disegni prospettici schizzati sul muro, tracciati con righe e compassi, confermano la padronanza del linguaggio giottesco da parte del valente allievo, rivelata peraltro anche dalle celebri nicchie dipinte illusionisticamente nei riquadri al di sotto delle storie, fingendo ripiani con oggetti per la celebrazione della messa, straordinarie nature morte ante litteram.


L’articolo integrale è disponibile nell’edizione stampata de ‘Il Giornale dell’Arte’  di febbraio 2007.

Autore: Laura Lombardi

Link: http://www.ilgiornaledellarte.com

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line