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MURANO (Ve). Il Museo del vetro.

esterno 2È un museo completamente trasformato quello che riapre al pubblico a Murano dal 9 febbraio, per raccontare una grande storia. Spazi espositivi quasi raddoppiati, un progetto museografico totalmente rinnovato, allestimenti e percorsi ridisegnati consentiranno ai visitatori di cogliere gli snodi chiave dell’avventura del vetro a Murano e di godere appieno dei capolavori – in molti casi unici – qui custoditi. E poi nuovi servizi per il pubblico, l’abbattimento delle barriere architettoniche, la messa in opera di due ascensori, la possibilità di esporre parti della collezione finora rimaste nei depositi e di realizzare eventi legati anche alla creatività più attuale, con un fascinoso e inatteso dialogo tra ambienti contemporanei e sale antiche.
Insomma, una grande festa per l’isola e per Venezia.
Il Museo del Vetro di Murano, uno dei dodici della Fondazione Musei Civici di Venezia, è forse l’unico luogo al mondo dove l’arte del vetro è raccontata fin dalle sue origini: dagli esempi di vetri romani tra il I e il III secolo d.C. alle creazioni del Rinascimento, fino ai virtuosismi innovativi del Settecento che anticipano l’insperata rinascita del vetro alla fine del XIX secolo e le sperimentazioni del Novecento. Certamente è l’unico museo dedicato al vetro artistico inserito in un contesto produttivo ancora fortemente attivo e radicato, grazie alle tante fornaci e vetrerie tutt’oggi operanti a Murano.
ciotoe-vetro-mosaico-millefL’ampliamento, con il recupero di una parte delle ex Conterie, e il restyling – curato da Chiara Squarcina su progetto museografico di Gabriella Belli direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia e l’allestimento di Daniela Ferretti – sono stati possibili grazie al cofinanziamento del Fondo di Sviluppo Regionale dell’Unione europea assegnato dalla Regione Veneto (nell’ambito del POR CRO FESR Veneto 2007-2013) e al fondamentale intervento del Comune di Venezia, che ha condotto, con responsabile del progetto Roberto Benvenuti, la prima fase del cantiere in collaborazione con l’Ufficio Tecnico della Fondazione, diretto da Daniela Andreozzi.
In questo modo il progetto ha coinvolto sia le storiche sale di Palazzo Giustinian (dove il Museo ha sede dal 1861), sia un’area dell’ex fabbrica di perle di vetro adiacente il giardino del Museo.
Le conterie erano perle di pasta vitrea e in particolare, dalla fine dell’Ottocento, quelle ottenute dai cosiddetti paternostreri tagliando una canna forata e arrotondando poi a caldo i cilindretti nelle ferrazze, appositi vassoi metallici. Nel 1898 più imprese dedite alla produzione di perline – un mondo di tiracanne, conzaureri, tagiadori, cavarobe, fregadori, lustradori, governadori, impiraresse – si riunirono nel complesso sorto tra Palazzo Giustiniani e la Basilica di San Donato, nel cuore di Murano: un’unica grande azienda, la Società Veneziana Conterie, che tra il 1940 e il 1970 arrivò a occupare più di tremila addetti, fino alla chiusura nel 1993.
Ora gli ambienti restaurati del complesso industriale sono diventati un fascinoso withe cube, che mantiene però negli archi e nelle trabeazioni le linee architettoniche del preesistente edificio e che coniuga la luce artificiale con quella naturale, proveniente dall’affaccio sulla Fondamenta Giustinian.
guttus-imbuto-askos-rython-Qui, innanzitutto, un’originale “onda del tempo”, scandita da circa cinquanta opere scelte dall’età romana al Novecento, introduce nel mondo del vetro, esemplificando in maniera suggestiva le tappe salienti della storia vetraria di Murano e le evoluzioni tecnico-stilistiche che l’hanno accompagnata. Perché l’arte del vetro è un connubio magico di creatività e tecnica, una difficile simbiosi tra ideazione artistica, abilità artigianale, capacità quasi alchemica nella costruzione di composti chimici unici e conoscenza di una materia sfuggente e imprevedibile. Ingredienti che ben vengono esplicitati lungo tutto il percorso museale grazie a totem informativi e a contenuti video, realizzati con la collaborazione delle vetrerie dell’isola e dei maestri vetrai.
Ma con il suo open space e i sette metri d’altezza, il nuovo volume è anche destinato a ospitare, al piano terra, mostre ed eventi temporanei: primo fra tutti, dal 9 febbraio al 30 maggio, un sentito tributo – con una selezione di opere bianche e nere – a quel magico scultore del vetro che fu il muranese Luciano Vistosi, scomparso nel 2010 dopo anni di successi internazionali ottenuti grazie a sculture fortemente plastiche, dinamiche, imponenti, capaci soprattutto di catturare la luce.
Il percorso vero e proprio si dipana al primo piano nobile, ove il Museo propone la sua eccezionale collezione, con il riallestimento e il nuovo progetto illuminotecnico, attraverso aree tematico-cronologiche.
L’ingresso di forte impatto è sul sontuoso salone centrale, o portego, con l’affresco allegorico del soffitto, realizzato da Francesco Zugno, restaurato per l’occasione. Il grande ambiente è stato intitolato agli antichi Maestri muranesi, spesso anonimi, ed è espressione della produzione vetraria dal Trecento a tutto il Seicento: la golden age del vetro di Murano.
Furono quelli gli anni in cui l’abilità delle fornaci veneziane raggiunse fama in tutta Europa grazie alle innovazioni tecnologiche e di lavorazione: anni in cui a Venezia Angelo Barovier ottenne una sostanza pura chiamata “cristallo”; in cui fu introdotta la decorazione graffita a punta di diamante (intaglio) e vennero inventati il “vetro ghiaccio”, la lavorazione a filigrana, la tecnica a “mezza stampatura”. Tantissime sono le opere eccezionali qui esposte, i manufatti con stemmi dogali o papali, creazioni famose come il Cesendello decorato a embrici e oro – caratteristica lampada pensile foggiata su modelli orientali – e pezzi unici quale la celeberrima Coppa “Barovier”, databile tra il 1470 e il 1480, uno dei vetri più antichi al mondo tra quelli decorati a smalti policromi fusibili.
Dal salone, prima di proseguire verso i manufatti del XVIII secolo, si può accedere a una sorta di “antro”, una parentesi dedicata ai vetri d’epoca romana, presi a modello dai vetrai muranesi all’avvio della produzione isolana e capaci di ispirare designer e artisti ancora nel Novecento. Nella sala dedicata a “Le origini”, nicchie illuminate dall’interno rivelano – come dalle profondità della terra – gli antichi vetri rinvenuti negli scavi e nelle necropoli di Enona, Asseria e Zara, mentre lungo le pareti sono allineate antichissime olle funerarie.
Seguono le mode e la creatività del Settecento, con il complesso Trionfo appartenuto alla famiglia Morosini, gli originalissimi fixés sous verre, che presentano scene d’ambiente veneziano alla maniera di Pietro Longhi, e alcuni notevoli specchi muranesi: una vera eccellenza della produzione dell’isola, ambita quanto inimitabile all’estero, richiedendo per le creazioni più imponenti il lavoro di ben cinque maestri.
La sala dedicata al “Gusto della mimesi” tra Sette e Ottocento, con i soffiati in calcedonio, i famosi lattimi e la “stravagante” e “fallace” avventurina, segna il ritorno al vetro non trasparente; mentre nel soppalco, che inaspettato si affaccia sul volume delle Conterie grazie a una grande vetrata, non poteva mancare un focus sulle perle veneziane e le murrine. Si possono ammirare qui le murrine Franchini, le già citate conterie, ma anche le perle a lume e i campionari di fine XIX secolo: una collezione importantissima e mai inserita prima d’ora nel percorso museale.
Il periodo “buio” del vetro a Murano è rievocato attraverso vetri, arredi e dipinti che richiamano il gusto mitteleuropeo d’inizio Ottocento e il dilagare in laguna di manufatti boemi, favorito dall’imposizione da parte del governo asburgico di dazi sulle importazioni di materie prime e sulle esportazione delle produzioni locali.
Tra Otto e Novecento, finalmente, la “rinascita”.
Tra i protagonisti, Pietro Rigaglia che riprende la produzione a filigrana, e Antonio Salviati che nel 1866 dà vita a una fornace di soffiati a Murano presentando, l’anno successivo all’Esposizione universale di Parigi, più di cinquecento tipi diversi di vetri.
Infine il XX secolo, con le creazioni geniali di Vittorio Zecchin, Archimede Seguso, Alfredo Barbini, Carlo Scarpa, Napoleone Martinuzzi – di cui il Museo espone anche un nucleo di opere degli anni Venti ricevute in donazione – e di tanti altri artisti che, assieme a straordinari maestri vetrai capaci di plasmare la materia, hanno aperto la strada alla modernità.
Prima di lasciare il Museo, di nuovo al piano terra, ecco infine una “finestra” sul design moderno e contemporaneo in una sala intitolata a Marie Angliviel de la Beaumelle, poi Brandolini: la creatrice dei famosi goti, recentemente scomparsa, che la Fondazione Musei Civici di Venezia vuole ricordare in quanto esempio di artista non italiana che ha trovato nel vetro di Murano il suo mezzo espressivo contribuendo alla sua rinomanza internazionale.
Qui, grazie all’allestimento volutamente flessibile, potranno essere esposte opere della collezione del Museo attualmente conservate nei depositi, esibiti lavori di giovani artisti, ospitate selezioni delle più significative produzioni attuali dell’isola. Perché il Museo del Vetro, soprattutto ora, con l’atteso ampliamento degli spazi, mira a mantenere vivo il rapporto con la realtà vetraria muranese, con i suoi protagonisti, le loro creazioni, i successi e i momenti di crisi, proponendosi – secondo la volontà dell’abate Vincenzo Zanetti che lo istituì – quale stimolo e punto di riferimento per maestri vetrai e aziende: memoria storica, documentazione di un universo misterioso e affascinante per quanti si avvicinano a esso per la prima volta, ambasciatore nel mondo di un’arte unica e preziosa. Le collaborazioni internazionali, le grandi mostre temporanee, i progetti e i concorsi serviranno anche a questo per un museo che sempre più proporrà suggestive relazioni e dialoghi con l’insieme delle collezioni della Fondazione Musei Civici di Venezia: pittura, scultura, arredi, costumi, materiali d’archivio.
Già con la riapertura, nel giardino del Museo si potrà ammirare una gigantesca scultura di Pietro Consagra, Muraglia Rosso Verona e Nero Atlantide datata 1977 (marmo, 330 x 280 x 56 cm), appartenente alla collezione Walter Fontana e concessa in deposito a lungo termine alla Fondazione. Un’opera che in questo luogo, accanto al muro delle ex Conterie, assume una straordinaria forza espressiva.

Info:
Sede: Museo del Vetro, Fondamenta Giustinian, 8 – 30141 Murano (Venezia)
Orario: dal 1 aprile al 31 ottobre, 10.00-18.00 (biglietteria 10.00/17.00)
dal 1 novembre al 31 marzo, 10.00 – 17.00 (biglietteria 10.00-16.00)
aperto tutti i giorni, escluso 25 dicembre, 1 gennaio e 1 maggio
Vaporetto: Linea 4.1/4.2/3-fermata Murano Museo
www.visitmuve.itinfo@fmcvenezia.it
call center 848082000 (dall’Italia) – +3904142730892 (dall’estero)
www.facebook.com/visitmuve – twitter.com/visitmuve_it
BIGLIETTI: Intero 10,00 euro; Ridotto 7,50 euro, ragazzi da 6 a 14 anni; studenti* dai 15 ai 25 anni; accompagnatori (max. 2) di gruppi di ragazzi o studenti; cittadini over 65; personale* del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; titolari di Carta Rolling Venice; soci FAI; Gratuito: residenti e nati nel Comune di Venezia; bambini 0/5 anni; portatori di handicap con accompagnatore; guide autorizzate e interpreti turistici* che accompagnino gruppi; 1 gratuità ogni 15 biglietti previa prenotazione;membri I.C.O.M; Volontari Servizio Civile; partner ordinari MUVE; possessori MUVE Friend Card; membri Venice International Foundation – *è richiesto un documento.

PORTICI (Na). Ercolano ospiterà il nuovo museo progettato da R. Piano e finanziato da Packard.

ercolano aUn nuovo gioiello architettonico, sta per nascere a ridosso degli scavi di Ercolano per mano del grande architetto genovese, Renzo Piano.
Si tratta del nuovissimo museo archeologico di Ercolano, al cui interno verranno esposti mobili e ori conservati  nei depositi. Un’attività in corso da mesi che si sta svolgendo nel riserbo più assoluto, a partire dallo stesso Ministro Franceschini che ha chiesto espressamente di mantenere il silenzio.
Il progetto rappresenta uno dei principali sogni di mister David W. Packard, figlio di uno dei fondatori di Hewlett-Packard, il quale ha investito 16 milioni di euro nel progetto Ercolano. Il mecenate californiano, ex professore di latino e greco, ogni volta che visitava gli scavi, esprimeva il desiderio di realizzare il museo all’interno di quegli spazi. Da li è nato l’incontro del presidente del Packard Humanities Insitute, che ha sede a Los Altos in California, con il grande architetto genovese, che negli Stati Uniti ha realizzato alcune delle sue opere più significative, come il Resmick Pavillon a Los Angeles (2010) o il Whitney Museum at Gansevoort di New York, a Manhattan, sulle rive dell’Hudson, che sarà inaugurato il primo maggio prossimo.
Il museo ospiterà i reperti attualmente presenti nei depositi, tra cui grandissima importanza rivestono i reperti organici che si sono conservati grazie al particolare microclima creatosi nei depositi eruttivi che hanno seppellito la città antica. Non solo cibo, reti, cesti, alberi, travi ma anche i gioielli in oro rinvenuti tra il 1980 e il 1984 sugli scheletri dei trecento ercolanesi rinvenuti in procinto di salpare dal porto per fuggire dalla città ormai in preda alla distruzione operata dal Vesuvio nel 79 d.C.

Fonte: www.quotidianoarte.it , 22 gen 2015

TORINO. La nuova Galleria Sabauda.

galleria_sabauda_interni_2Il 4 dicembre 2014 è stata inaugurata la Nuova Galleria Sabauda di Torino. Viene così ultimato un grande progetto che restituisce al pubblico una delle maggiori pinacoteche pubbliche italiane e completa il Polo Reale di Torino.
Con il trasferimento della Galleria Sabauda dalla storica sede nel Palazzo del Collegio dei Nobili, avvenuto nel 2012, si è realizzato un nuovo e più aggiornato allestimento, forte non solo di innovative soluzioni museografiche, ma anche di più ampi e funzionali spazi espositivi.
galleria_sabauda_interniLa lunga manica progettata da Emilio Stramucci tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, occupata sino ad alcuni anni fa da uffici della Regione Piemonte, è stata restituita all’originario splendore per essere destinata ad accogliere le oltre ottocento opere della Galleria Sabauda.
L’apertura della nuova sede permette di giungere al compimento del Polo Reale di Torino, uno straordinario complesso nel centro aulico di Torino che, insieme alla Galleria Sabauda, riunisce alcune delle più prestigiose realtà museali cittadine: il Palazzo Reale, l’Armeria Reale, il Museo Archeologico, la Biblioteca Reale e lo spazio mostre di Palazzo Chiablese.
2_ galleria_sabaudabellottoIl Polo Reale di Torino, con i suoi oltre 46.000 mq e più di 3 km di percorso espositivo, offre al pubblico uno dei più importanti circuiti artistici europei, quali il Louvre di Parigi o il Prado di Madrid. Nei rinnovati spazi della Manica Nuova i visitatori possono ammirare capolavori dell’arte italiana ed europea dal Medioevo alla modernità.
“L’apertura della Nuova Galleria Sabauda è l’ultimo tassello che completa il progetto del Polo Reale – afferma Mario Turetta, Direttore per i Beni Culturali e Paesaggistici del Piemonte – una realtà museale tra le più ampie e significative non solo in Italia. Questo importante obiettivo è stato raggiunto grazie all’impegno convinto di soggetti diversi in sinergica collaborazione tra pubblico e privato. A sostenere tale sforzo progettuale hanno infatti concorso, oltre al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Arcus S.p.A., la Città di Torino, la Regione Piemonte, la Compagnia di San Paolo, la Fondazione CRT, la Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino”.
1_galleria_sabauda_gentileschi“Facilità e godibilità di fruizione: ecco una chiave, peraltro tipicamente italiana – dice il Soprintendente Gabrielli – perfino nel lessico critico. I quattro piani della Galleria Sabauda sono organizzati in un percorso ad anello, che scorre fluido nelle stanze esterne dell’edificio – aperte verso la luce del giorno – e che consente al pubblico una visione anche ravvicinata delle opere.”
In allegato, Intervento_soprintendente_Gabrielli
In allegato, Iintervento_AM Bava Direttore Gall Sabauda
In allegato, Intervento_direttore_regionale_Turetta

Info: via XX Settembre 86 Torino

SASSOFERRATO (An). Nasce il MAM’S.

Sante Monachesi, Case a sassoferrato, 1960, 81x70, olio su telaInaugurato a Sassoferrato (Ancona), nel prestigioso Palazzo degli Scalzi il MAM’S (Mondo Arte Marche Sassoferrato), che nasce grazie a una collezione di circa quattromila opere che il Comune di Sassoferrato ha ricevuto dal 1996 in gestione dal fondo del Premio G.B. Salvi che ha visto la prima edizione nel 1951 ed è quindi fra i più antichi premi istituiti in Italia nel secondo dopoguerra e il più antico delle Marche. Premio intitolato a Gian Battista Salvi, detto “Il Sassoferrato”, uno fra i più grandi e famosi pittori italiani del Seicento.
Drago, Europa unita, 102x102,olio su telaGrazie a questo Premio (che oltre a quello di Salvi prendeva anche il nome di “Piccola Europa” in quanto era aperto non solo alla realtà locale ma a quella internazionale) centinaia di artisti e critici hanno attraversato Sassoferrato: da Sante Monachesi a Orfeo Tamburi, Pericle Fazzini e Walter Valentini, Giuseppe Uncini, Umberto Peschi, Loreno Sguanci, Arnaldo Pomodoro, unitamente alle realtà culturali più significative delle Marche: il secondo Futurismo da Macerata con e la Scuola degli Incisori da Urbino.
Dante Panni, Primo piano 7B 74-70,1980, 51x71, serigrafiaA livello internazionale si ricordano i seguenti artisti, invitati nelle varie edizioni, tra gli altri: Remo Brindisi, Hans Bellmer, Vasco Bendini, Agostino Bonalumi, Enrico Baj, Miquel Barcelò, Renzo Biasion, Robert Chapman, Sandro Chia, Bruno Cassinari,  Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi, Enrico Castellani, Ettore Colla, Pietro Consagra, Antonio Corpora, Mario ceroli, Carmelo Cappello, Lin Delija, Gino de Dominicis, Lucio del Pezzo, Luciano De Vita, Albert Diato, Piero Dorazio, Gianni Dova, José Luis Delgado, Pablo Echaurren, Tano festa, Giosetta Fioroni, Giannetto Fieschi, Mario Giacomelli, Jean Fautrier, Horacio Garcia Rossi, Renato Guttuso, Virgilio Guidi, Omar Galliani, Quinto Ghermandi, Zhang Guang, Giuseppe Guerreschi, Gruppo Uno, Emilio Isgrò, Jiri Kolar, Antonio Ligabue, Julio Le Parc, Wilfred Lam, Bice Lazzari, Osvaldo Licini, Gino Marotta, Eugenio Miccini, Giuseppe Migneco, Mino Maccari, Bruno Munari, Mario Merz, Anton Zoran Music, Edgardo Mannucci, Ugo Nespolo, Gastone Novelli, Mimmo Paladino, Lamberto Pignotti, Cocetto Pozzati, Achille Perilli, Ivo Pannaggi, Fabrizio Plessi, Fausto Pirandello, Mimmo Rotella, Mario Radice, Mario Schifano, Mario Sasso, Albergo Susi, Toti Scialoia, Graham Sutherland, Giulio Turcato, Ernesto Treccani, Leonardo Sinisgalli, Wladimiro Tulli, Emilio Tadini, Tancredi, Renzo Vespignani, Sergio Vacchi, Emilio Vedova, Luigi Veronesi.
Walter Valentini_ La porta del tempo, acquaforte, s.d.L’acronimo “MAM’S” (Mondo Arte Marche Salvi) allude al fatto che la nuova Galleria d’arte, allestita nel Palazzo degli Scalzi, raccoglie il più consistente nucleo delle Marche di opere di artisti da tutto il mondo, datate nella seconda metà del Novecento.
Vittorio Merolli medico privato del papa Paolo V e illuminato mecenate, all’inizio del Seicento costruì questo Palazzo che in seguito donò all’ordine religioso dei Carmelitani.
Il Museo, fortemente voluto dal Comune di Sassoferrato, nasce per rispondere all’esigenza della conservazione delle opere e della loro esposizione al pubblico seguendo una scansione “tematica”: ogni parete è costruita come una ipotetica mostra a tema, con la possibilità di variare nel tempo utilizzando anche le nuove acquisizioni, per le quali è stata riservata una sala. Alcune delle pareti espositive sono ante apribili che espongono parte delle opere a deposito organizzate in modo cronologico ponendole così a disposizione degli studiosi e del pubblico; le restanti opere non esposte sono conservate nel deposito del piano superiore, mentre ogni sala è utilizzabile come laboratorio. L’idea dell’allestimento, curato da Roberto Bua e dallo studio MJRAS, è quella di restituire con un’immagine centripeta il potere di attrazione che il Premio ha esercitato su tanti artisti del Novecento, e con un’immagine centrifuga la diffusione delle opere autentiche o in copia del Sassoferrato nei maggiori musei di tutto il mondo, a testimoniare la grande fortuna esercitata dai suoi modelli.
La documentazione storica sarà poi facilmente consultabile attraverso la restituzione informatica di quasi tutti i cataloghi che hanno accompagnato le varie edizioni del premio. Una sala è riservata all’esposizione degli artisti che si sono distinti nel territorio. Accanto alle sale espositive ci sono spazi attrezzati per l’accoglienza del pubblico, per conferenze e incontri e per la gestione del Museo. Le didascalie di ogni parete sono “opera” di un artista del Novecento, che assicura la sua presenza nel Museo con i suoi aforismi e le sue parole. Nel progetto il MAM’S è stato inoltre pensato come punto centrale dell’intero territorio; a tale scopo sotto le volte dell’ingresso si accendono insegne luminose a neon come prima segnalazione al pubblico delle emergenze culturali dei paesi circostanti, neon che vanno ancor più a sottolineare la contemporaneità dell’intervento.
La rassegna del Premio Salvi avrà poi luogo in settembre e, quest’anno, si articolerà in tre sezioni: “Abito su misura”, “Shorts”, e una mostra monografica. Nella prima verrà richiesto agli artisti che parteciperanno al Premio di ispirarsi ai temi delle sale della collezione MAM’S; nella seconda verranno esposti i vincitori di premi e rassegne d’arte e fotografia nella regione Marche; nella terza, in relazione quest’anno all’apertura del museo, la monografica svilupperà il senso di una collezione, dalla collezione privata alla collezione pubblica, dalla collezione d’impresa a quella della fondazione.

MJRAS è un gruppo di lavoro composto da Roberto Bua (architetto), Silvia Cuppini (storico dell’arte), Joan Martos (grafico). La regia di ogni progetto per mostre e musei vede unite le diverse professionalità al fine di comporre una delle molteplici storie da offrire al visitatore. In questo anno ha curato per il Chiostro del Bramante il progetto di allestimento per la mostra Alma Tadema e i pittori inglesi dell’800 e nel passato, per lo stesso spazio Boldini e gli Italiani a Parigi, mostre che hanno riscosso un grande successo. Negli ultimi anni la collaborazione con Studio Azzurro a Milano ha visto impegnato il gruppo per la realizzazione della mostra alla Rotonda della Besana su Fabrizio De Andrè. Ha curato l’intero progetto del Museo della Città di Urbino e mostre alla Mole Vanvitelliana come Allo specchio con la collezione della Cariverona e È una notte stellata. Ecco il progetto, monografica di Walter Valentini le Guardare con Tatto al Museo Omero.

Vedi in allegato: Il Premio Salvi, il Sassoferrato, il Palazzo degli Scalzi

Info:
Comune di Sassoferrato | Ufficio Cultura, tel. 0732.956218 – 0732.956205
Mjras Snc, tel  0722.322348 – info@mjras.it