Archivi categoria: Musei

CANAVESE. Lasciatevi stupire.

Mediares, in collaborazione con Associazione Archeologica Le Muse, gestisce dal 1 giugno la didattica e i percorsi guidati al Museo Garda di Ivrea <http://www.museogardaivrea.it/> e al Parco Archeologico di Montalto Dora.
Ci siamo innamorati di questi luoghi e vorremmo proporveli, con la passione che ci contraddistingue.

Il Museo Garda espone reperti archeologici unici (la stele del gromatico per esempio), oggetti artistici molto interessanti e fino al 9 dicembre una mostra sull’illustratore Lorenzo Mattotti. E naturalmente possiamo aggiungere la visita alla città di Ivrea.

Il Parco Archeologico di Montalto Dora è situato sulle rive del Lago Pistono e consente di coniugare archeologia, arte, natura e ottima cucina: una piccola realtà che non immaginereste di trovare vicino a voi, con un lago dai panorami mozzafiato, e una curiosità che vi divertirà: le terre ballerine che vi faranno danzare con loro.

Organizziamo insieme la vostra gita? Resterete meravigliati.

Leggete le proposte allegate: Ivrea e Montalto Dora

Mediares S.c. – Via Gioberti 80/d – 10128 Torino
Tel. 011.5806363 – Fax 011.5808561 – Cell. 338.4803306
Email: mediares@mediares.to.it – Web: www.mediares.to.it
Facebook: www.facebook.com/MediaresTO
1997-2017: 20 ANNI INSIEME A VOI

MUSEO CIVICO PIER ALESSANDRO GARDA DI IVREA E PARCO ARCHEOLOGICO DEL LAGO PISTONO DI MONTALTO DORA

Le collezioni
Il museo mette a disposizione del pubblico il catalogo delle proprie collezioni:
le opere e gli oggetti che ne fanno parte potranno essere esplorati e percorsi attraverso i temi, le personalità e gli enti che ne hanno fatto la storia.
Un nuovo modo di avvicinarsi al museo prepararsi alla visita o per approfondirla al rientro a casa.
Collezione Guelpa-Croff, collezione archeologica, collezione orientale, medioevo e rinascimento, dal seicento al contemporaneo, paesaggi di carta.
Garda_archeo71La collezione archeologica
Le prime tracce dell’età neolitica, le tante testimonianze di Eporedia -nome romano della odierna Ivrea – i preziosi reperti del periodo longobardo.

Info:
orari e prezzi: vedi
e-mail: musei@comune.ivrea.to.itwww.museogardaivrea.it

Didattica
Il Museo Garda ha affidato a Mediares Società di servizi per la Cultura e all’Associazione Le Muse l’incarico di ideare e gestire i laboratori didattici e altre iniziative mirate a promuovere e valorizzare il patrimonio in esso custodito.
Catalogo attività didattiche
Catalogo completo laboratori didattici

SAN GIMIGNANO (Si). Benozzo Gozzoli a San Gimignano.

Una mostra dedicata al pittore fiorentino Benozzo Gozzoli (Firenze 1420-21 – Pistoia 1497), artista tra i più rappresentativi e prolifici del Quattrocento italiano. La mostra Benozzo Gozzoli a San Gimignano intende celebrare, per la prima volta e in modo esaustivo, il quadriennio sangimignanese del maestro, uno dei periodi più intensi e fecondi nella sua lunga attività.
Protagonista del progetto espositivo è la tavola di Benozzo Gozzoli con la Madonna col Bambino e angeli tra i santi Giovanni Battista, Maria Maddalena, Agostino e Marta che verrà ricomposta per la prima volta nella sua interezza grazie ai prestiti internazionali e prestigiosi del Musée du Petit Palais di Avignone, del Museo Thyssen-Bornemsza di Madrid e della Pinacoteca di Brera.
La pala, come rileva Gerardo de Simone, “esalta il felice connubio, caratteristico dell’autore, tra la moderna misura rinascimentale appresa dall’Angelico e il profuso decorativismo che esalta la ricchezza e la preziosità dei materiali discendente dal filone tardogotico di Gentile da Fabriano […]”.
Curata da Gerardo de Simone e Cristina Borgioli l’esposizione è promossa dal Comune di San Gimignano e dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio delle Provincie di Siena, Grosseto e Arezzo in collaborazione con l’Arcidiocesi di Siena, Colle di Val d’Elsa, Montalcino e la Fondazione Musei Senesi.
Per il terzo anno consecutivo prosegue la sinergia tra le suddette istituzioni in un percorso di valorizzazione e studio delle opere della Pinacoteca. Dopo la mostra dedicata a Pintoricchio. La pala dell’Assunta di San Gimignano e gli anni senesi (6 settembre 2014 – 6 gennaio 2015) e a Filippino Lippi. L’Annunciazione di San Gimignano e le opere degli anni Ottanta (13 giugno – 2 novembre 2015).

Info:
18 giugno – 1 novembre 2016 San Gimignano, Pinacoteca Piazza Duomo 2

Fonte: www.quotidianoarte.it, 20 giu 2016

L’AQUILA. Riapre il MUNDA Museo Nazionale d’Abruzzo.

A sei anni dal disastroso terremoto del 6 aprile 2009, dopo tre anni di lavori costati allo Stato sei milioni di euro, riapre all’Aquila il Museo Nazionale d’Abruzzo con oltre cento opere tra le più significative della collezione ospitata dal 1949 nel Castello Cinquecentesco, gravemente lesionato dal sisma. Avendo dovuto abbandonare la storica Fortezza spagnola, il MUNDA ha trovato casa in un edificio di archeologia industriale, l’ex Mattatoio comunale, danneggiato anch’esso e non usato da anni e stato assegnato dal Comune in comodato gratuito trentennale al Mibact.
Progettato da un ingegnere comunale, il marchese Alessandro Vastarini Cresi, venne inaugurato nel 1883 (prima di quello di Roma a Testaccio di Gioacchino Ersoch che è del 1889), rimanendo in funzione per più di un secolo. E’ situato a Borgo Rivera, all’estrema periferia meridionale della città storica ma all’interno delle mura trecentesche, di fronte alla chiesa di San Vito e alla Fontana delle 99 cannelle realizzata “nell’anno del Signore 1272”.
Una zona di facile accesso e di grande interesse storico, legata com’è alla fondazione della città e al fiume Aterno che scorrendo poco oltre le mura irrigava gli orti, azionava i mulini e la sua acqua insieme a quella delle sorgive, era utilizzata dagli opifici della lana e del cuoio assicurando la ricchezza della città medievale. In origine era costituito da tre diversi padiglioni per la macellazione dei bovini, dei suini e degli ovini a cui si aggiunsero altri due padiglioni, tutti danneggiati dal sisma. Anche se i più antichi hanno resistito meglio. I lavori hanno interessato la demolizione dei corpi centrali dell’ex mattatoio e la ricostruzione di nuove strutture portanti, imbrigliando le murature grazie all’utilizzo di una maglia costituita da fasce in acciaio inossidabile. Tre infatti erano le esigenze da rispettare, spiega l’architetto Gianni Bulian. Anzitutto ridare sicurezza per il futuro sia all’edificio che alle opere, adottando metodologie d’avanguardia come piastre antisismiche per ogni scultura. Poi tener conto nell’allestimento della preesistenza. Ed ecco ben visibili le coperture a capriate. E coinvolgere il territorio esponendo opere in cui ciascuno, da qualunque zona della regione venga, possa ritrovarsi. E finalmente è arrivato il gran giorno dell’inaugurazione.
“Quando un museo riapre è una giornata di festa e quando riapre a L’Aquila lo è ancora di più”, dice il ministro Dario Franceschini, visitando il Museo accompagnato da Lucia Arbace, direttore del Polo Museale dell’Abruzzo.
“Un museo bellissimo, un allestimento che valorizza le opere e rappresenta la forza del sistema museale italiano. Questa apertura, in corsa contro il tempo per rispettare la data, è un regalo di natale”, prosegue il ministro che si augura che vengano in molti a riscoprire le bellezze della loro città.
“Ma non basta recuperare il patrimonio, si deve riportare la vita all’Aquila che può diventare un centro di richiamo del turismo interno”, afferma. Va in questo senso il progetto di una sede staccata del MAXXI a Palazzo Ardinghelli i cui lavori di consolidamento e restauro finanziati dal governo russo termineranno a primavera. Il nuovo Museo, visitabile gratuitamente fino al 3 gennaio, si compone di cinque grandi ambienti in cui le opere sono disposte secondo uno sviluppo cronologico e tematico. In alto le capriate, sul pavimento i led a segnare il percorso che dalla sezione archeologica delle antiche civiltà degli Abruzzi giunge al Seicento con Ribera, Stanzione, Mattia Preti.
Nella prima sezione si va dai reperti inediti appena restaurati rinvenuti nelle ultime campagne di scavo al famoso cippo funerario con serpente, caro al popolo dei Marsi ( si pensi alla festa dei “serpari”), ai mascheroni in osso dei letti scavati a Fossa, al rilievo con ludi gladiatori in pietra calcarea proveniente da Amiternum.
La porta a due battenti che viene da Campovalano di Campli introduce in un raffinatissimo Medioevo di statue lignee e di tavole dipinte dedicate alla Vergine dai tratti austeri, elegante e sempre dolcissima. La Madonna del latte di Montereale, una tempera su pergamena incollata su una tavola di legno di pino o la Madonna delle Concanelle, la più antica firmata e datata 1262 in legno intagliato e dipinto con traccia di dorature. Accanto alle Madonne in alto è posto il Cristo del Duomo di Penne, un capolavoro riconducibile ai gruppi lignei delle Deposizioni a più figure. Realizzato alla fine del XIII secolo, intagliato e dipinto, scaraventato al suolo dal sisma, è stato sapientemente restaurato grazie al finanziamento della Wiegand Foundation di Reno in Nevada. Altro capolavoro in cui il restauro ha fatto miracoli è il Presepe del XVI secolo in terracotta policroma attribuito a Saturnino Gatti cui si deve la Madonna con Bambino di Collemaggio. Restaurato dagli specialisti dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro ha un meccanismo interno che tiene insieme le varie parti e le collega alla base antisismica. Perla del Munda il “Trittico di Beffi”, un raffinatissimo esempio di pittura su tavola intriso di suggestioni europee dell’arte cortese. Scampato al terremoto, è diventato ambasciatore d’Abruzzo nei musei americani, ammirato da oltre un milione di visitatori. E’ opera di Leonardo di Sabino da Teramo, cui si deve anche “L’albero della croce o delle sette parole”. E ancora il Polittico di Jacobello del Fiore, il San Sebastiano intagliato e dipinto di Silvestro dell’Aquila, il Cristo alla colonna di Pompeo Cesura, la tavola con le storie di San Giovanni da Caprestrano, le due vetrate dagli smaglianti colori provenienti dalla chiesa di San Flaviano all’Aquila. E il Nodo di croce processionale con smalti champlavés firmato da Nicola da Guardiagrele, grande protagonista dell’arte orafa abruzzese.
L’Aquila Borgo Rivera di fronte alla Fontana delle 99 Cannelle.

Info: www.munda.abruzzo.it

Autore: Laura Gigliotti

Fonte: www.quotidianoarte.it, 21 dic 2015

BASSANO DEL GRAPPA (Vi). “Il Magnifico Guerriero” di Jacopo Bassano.

Il Magnifico Guerriero” farà il suo trionfale ingresso ai Civici Musei di Bassano del Grappa, accolto come il nuovo protagonista della già magnifica Sala dei Bassano che allinea 27 capolavori della grande famiglia di artisti. Per il pubblico, ma anche per gli esperti, sarà una straordinaria sorpresa.
Di ritratti di Jacopo Bassano se ne conoscono pochi, tutti molto belli. Ne posseggono uno i Musei di Los Angeles, di Budapest e solo pochissimi altri. Bassano conservava solo un prezioso piccolo ritratto su rame del doge Sebastiano Venier, uno dei protagonisti della battaglia di Lepanto (1571). Una lacuna di un grande ritratto è colmata ora dall’arrivo di questa tela (cm 109×82) che i Civici Musei hanno ottenuto in comodato gratuito, omaggio del possessore al Museo che è il fulcro degli studi intorno a Jacopo e alla sua famiglia.
Il Magnifico Guerriero”, o più esattamente “Il ritratto di uomo in armi” rappresenta un affascinate nobiluomo dalla fulva, curatissima barba. Non un giovane ma un uomo maturo, certo aduso al comando ma soprattutto ad una vita raffinata lontano dai campi di battaglia. Indossa una preziosa corazza alla moda dell’epoca, che lo costringe, ma che non riesce ad ingabbiare la sua grazia e la sua flessibilità. Le lunghe dita, curate e perfette, non sembrano le più adatte a menar fendenti, così come il suo spadino di ferro e oro sembra più da parata che da battaglia. Secondo Vittoria Romani dell’Università di Padova, che ha avuto il merito di ricondurre a Jacopo Bassano questo autentico capolavoro già attributo a Veronese e a Pordenone, il ritratto è databile agli anni immediatamente seguenti il 1550, ovvero al momento più altamente manierista del maestro.
Che si tratti di un’opera altissima di Jacopo lo afferma anche Giuliana Ericani, già direttore dei Civici Musei di Bassano, che ha stimolato la concessione del Ritratto per la Sala dei Bassano. “Il Magnifico Guerriero” era finito all’estero. Lo si ritrova nel ‘700 a Melbury House nel Dorset. Va sul mercato da Christie’s nel 1968 con l’attribuzione a Paolo Veronese, non condivisa da Giuseppe Fiocco che lo riconduce invece al Pordenone. È un’opera sicuramente interessante, tant’è che di essa si occupa anche Federico Zeri.
Vittoria Romani, nello studio redatto intorno a questo capolavoro, rileva che “La condotta pittorica dell’uomo d’armi appare… in sintonia con il clima lagunare, e anzi qui Bassano, che nei ritratti giovanili condivide il registro obiettivo di Lotto e di Moretto mostrando una peculiare riservatezza di sguardo verso i ritrattati, raccoglie la sfida tutta lagunare, risalente al magistero di Giorgione, degli effetti di luce incidente e dei riflessi sulle superfici specchianti delle armature. Colate di materia accesa nei punti di massima luce si alternano a una scrittura in punta di pennello, volta a risaltare gli ornamenti con l’oro spento e a cogliere i bagliori dei profili e della cotta di maglia che luccicano nell’ombra. Il grigio del metallo vira in azzurro nell’ombra, si mescola a riflessi bruni e si accende sul fianco sinistro del rosso della camicia. Su questo brano di pittura balenante di luce si innesta con un peculiare contrasto il volto leggermente reclinato sulla spalla, che introduce una nota sentimentale inattesa, gli occhi rivolti altrove, sgranati e liquidi”.
Tolte alcune ridipinture, eseguite tutte le indagini, il Ritratto ricompare all’asta newyorkese di Sotheby’s all’inizio del 2013, proposto a poco meno di un milione di euro. Ora, rientrato in Italia, torna a Bassano, accanto ai capolavori della Famiglia. Questo rientro è festeggiato con una serie di iniziative di prestigio: l’uscita di tre volumi degli Atti del Convegno sui Bassano del 2011, la pubblicazione del catalogo completo delle opere dei Bassano patrimonio dei Civici Musei della Città, l’esposizione, a Palazzo Sturm, di una selezionata parte del poderoso corpus di incisioni tratte da Jacopo.

Fonte: www.quotidianoarte.it, 24 nov 2015