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UDINE. GAMUD – Galleria d’Arte Moderna di Udine.

Trascorso ormai più di un secolo dalla sua fondazione, quando nel 1885 il ricco commerciante Udinese Antonio Marangoni nominò erede delle sue cospicue sostanze la sua città natale con l’impegno di acquistare periodicamente quadri di giovani pittori di qualche merito per formare una galleria d’arte contemporanea, il Museo ha conosciuto in questi ultimi anni un particolare accrescimento.

Oltre tremila opere tra dipinti, grafica e scultura, e migliaia di disegni di architettura ne compongono le collezioni arricchite dal generoso contributo di mecenati: ricordiamo le centodieci opere donate da artisti statunitensi per solidarietà in occasione del terremoto del Friuli del 1976, e nel 1983 la ricca collezione d’arte italiana del Novecento acquisita per lascito testamentario di Maria Luisa Astaldi.

Si configurava così l’attuale realtà della Galleria d’Arte Moderna, formata inizialmente dalle opere acquistate dalla Fondazione Marangoni che spaziavano con presenze di rilievo nel panorama internazionale delle prime Biennali veneziane attingendo anche alle principali mostre nazionali con una particolare attenzione anche nei confronti dei giovani artisti friulani beneficiari dell’omonima borsa di studio, quindi da opere documentanti la produzione artistica friulana, e infine dai centonovantatre capolavori della collezione Astaldi cronologicamente distribuiti attraverso Metafisica, Novecento, Scuola Romana, Informale ecc.

Una saletta raccoglie una selezione di incisioni dal ricco fondo di grafica, dove spiccano i nomi di Ensor, Modigliani, A. Martini, Morandi, ecc.

LA COLLEZIONE ASTALDI
La Galleria d’Arte Moderna di Udine conserva la prestigiosa collezione di Maria Luisa e Sante Astaldi, donata al Comune di Udine nel 1983 per lascito testamentario. Capitolo interessantissimo nella storia del collezionismo privato di arte contemporanea, tra dipinti, disegni e stampe, la raccolta annovera 193 opere e costituisce, all’interno della Galleria, un momento privilegiato di riflessione sull’arte italiana dagli anni Venti agli anni Sessanta, attraverso opere scelte con gusto sicuro tra le più rappresentative dei nostri capiscuola.

La collezione, una delle principali in Italia, si è formata prevalentemente a Roma, nell’animato mondo culturale legato all’attività letteraria dell’Astaldi, fondatrice nel ‘47 della rivista di cultura internazionale Ulisse. In contatto con i maggiori critici e operatori d’arte moderna, molti dei quali collaboratori della rivista che spaziava dalle scienze esatte alla letteratura e alla critica d’arte militante, la Astaldi istituì nel 1949 il Premio Europeo Cortina-Ulisse, da assegnare ad un’opera di divulgazione scientifica “nella convinzione che la cultura debba essere strumento comune di civiltà e di vita e non patrimonio o retaggio di privilegiati ”, motivazione illuminante per comprenderne la personalità.

COLLEZIONE DEL MUSEO

PITTURA E SCULTURA
Artisti italiani
Le opere degli artisti italiani rappresentati nelle collezioni della Galleria sono pervenute nella sede attuale grazie alle acquisizioni effettuate dalla specifica Commissione della Fondazione Marangoni alle Biennali veneziane, alle mostre Sindacali regionali e alle Quadriennali romane tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.
Successivamente le raccolte si sono ampliate per acquisizioni, lasciti e donazioni da parte dei singoli artisti o di collezionisti privati.

Artisti stranieri
Attraverso i passaggi sul territorio e le sale internazionali allestite presso la Biennale di Venezia, la Galleria ha potuto raccogliere una piccola ma significativa testimonianza di pittura straniera.
Essa riflette pienamente il gusto dell’eclettismo dominante nella cultura figurativa ufficiale tra Otto e Novecento.

Artisti friulani
La presenza di opere di artisti friulani è uno dei tratti caratterizzanti delle collezioni della Galleria. I fondi documentano l’attività di pittori e scultori friulani d’origine che hanno operato o operano a livello nazionale apportando il proprio contributo creativo nel panorama dell’arte figurativa italiana.


COLLEZIONE FRIAM
A seguito del sisma del 1976, un gruppo di artisti americani dona alla città di Udine un cospicuo nucleo di opere. Queste opere testimoniano la ricerca artistica statunitense negli anni Sessanta e Settanta. Vi sono esempi dell’Action Painting, della Pop Art, della Minimal Art: Donald Judd, Frank Stella, Robert Mangold, Sol Le Witt.

GRAFICA
La Galleria d’Arte Moderna possiede un ricco fondo di grafica comprendente centinaia fra disegni e stampe. Il nucleo principale delle raccolte di incisioni si formò nel 1958 per esplicita volontà testamentaria di Fabio Mauroner (1884-1948), in seguito alla donazione effettuata dalla moglie Cecilia de Madrazo della sua personale collezione ricca di un centinaio di fogli di incisori di varie nazionalità vissuti tra fine Ottocento e primi Novecento, in parte omaggio di amici e colleghi. Nella stessa occasione pervenne alla Galleria anche un’ampia raccolta di acqueforti opera dello stesso Mauroner. Il fondo si è ulteriormente accresciuto attraverso lasciti, donazioni e acquisizioni successivi.

ELENCO DEI PRINCIPALI ARCHIVI DI DESIGN CONSERVATI IN GAMUD
Una sezione museale illustra la storia del design nella regione Friuli Venezia Giulia attraverso i rendering: in particolare la donazione dell’archivio da parte dell’Electrolux Zanussi permette di tracciare l’evoluzione formale e tecnica dell’elettrodomestico ‘bianco’ impressa dai designer attivi dagli anni Cinquanta ad oggi. Stili e tecniche diverse, schizzi, studi e progetti (per un totale di 107 opere, eseguite fra il 1959 e il 1996) documentano la storia della rappresentazione grafica e pittorica di un oggetto destinato alla produzione industriale che ha reso noto in Europa il marchio dell’azienda fondata da Antonio Zanussi a Pordenone nel 1916. Vere e proprie opere grafiche e pittoriche, i disegni testimoniano la sensibilità artistica di autori quali Gastone Zanello, Bruno Fracarossi, Tullia Tull, Marco Pasianotto, Claudio Paschini e Roberto Pezzetta, che hanno dato vita a progetti di riguardanti lavatrici, frigoriferi, lavastoviglie, stufe e cucine all’americana.
Un nucleo significativo della collezione è rappresentato sicuramente dai diciotto disegni di Gastone Zanello, realizzati fra il 1959 e il 1970, nel quale possiamo scorgere l’abilità del designer nel rendere con matita e tempera pregevoli studi su frigoriferi, lavatrici, cucine. Ma oltre a singoli studi su elettrodomestici, la collezione Zanussi annovera progetti a più ampio respiro, come lo “Studio Nuove Cucine” realizzato nel novembre del 1967 da Tullia Tull, e il progetto “C70 Coordinata” compiuto fra la fine del 1967 e gli inizi del 1968, dove comincia l’elaborazione progettuale delle cucine compatte cosiddette “all’americana”. Significativa è inoltre la produzione di Bruno Fracarossi, donata dallo stesso progettista, di cui la Galleria possiede una serie di studi si stufe al kerosene, di maniglie per frigoriferi e dei bellissimi spaccati di lavastoviglie, nei quali sono realizzati abilmente i meccanismi interni dell’elettrodomestico. La collezione “Rendering” comprende anche quella serie di progetti elaborata fra il 1976 ed il 1989 grazie alla collaborazione con lo Studio Van Onck, la quale segnò nella storia del desing Zanussi un “ritorno all’ordine”.

ARCHITETTURA
Presentazione
La Galleria d’Arte Moderna di Udine, sezione dei Civici Musei e Gallerie di Storia e Arte, negli ultimi decenni ha raccolto nel contesto del suo patrimonio articolato in pittura scultura e grafica, ricco di oltre quattromila opere d’arte, un considerevole numero di progetti e disegni realizzati da architetti friulani, in parallelo con un crescente interesse scientifico rivolto all’architettura del Novecento. Tale attenzione al linguaggio architettonico, che caratterizza in maniera unica la nostra realtà museale, si è manifestato, fin dal 1982, con una sezione espositiva permanente dedicata all’architettura, con una serie di mostre, convegni internazionali e pubblicazioni, oltre che con una campagna mirata di acquisizioni di fondi archivistici, come si evince dalle indicazioni allegate.
Di fatto Udine e l’intero territorio friulano nel campo delle arti visive si distinguono per una straordinaria qualità  architettonica che si fonda su una consolidata tradizione edilizia e artigianale, concretizzandosi in particolare nel corso del Novecento, a partire dalla personalità di Raimondo D’Aronco in poi, fino all’ultima generazione di professionisti, che annovera i nomi di Marcello D’Olivo, Angelo Masieri  e Gino Valle, in una straordinaria sequenza di opere architettoniche sparse in tutto il mondo. Da questa considerazione deriva l’attenzione del nostro Museo per la salvaguardia e la valorizzazione da una parte degli archivi che documentano l’attività degli architetti, dall’altra per la salvaguardia del patrimonio edilizio tra fine Otto e per tutto il Novecento della nostra Città, il cui volto attuale è segnato da tale attività. A tale proposito il Museo collabora con gli uffici della Pianificazione Territoriale nel quadro del programma ‘Agenda XXI ‘ per un progetto che valorizzi gli archivi di progetti depositati presso l’Amministrazione Comunale, e soprattutto mirante a individuare con una catalogazione sistematica tutti gli edifici ubicati nel territorio comunale databili da fine Ottocento in poi, meritevoli di salvaguardia. Da questa catalogazione attualmente in corso, ci aspettiamo nuovi dati storici e documentari e soprattutto le indicazioni per un’azione legislativa mirante alla valorizzazione e conservazione di particolari tipologie urbane e di singoli edifici.

Successivamente si è intensificato lo sguardo sulla contemporaneità a comprendere anche le arti applicate, il fumetto, i disegni di architettura, sezione quest’ultima che grazie alla donazione di archivi completi (D’Aronco, Aloisio, Zanini ecc.) distingue in modo assolutamente unico la Galleria, e il design (donazione archivio Electrolux Zanussi). Proprio per meglio rendere fruibile e valorizzare questo cospicuo patrimonio, il Comune ha individuato in Palazzo Valvason Morpurgo , la cui apertura è prossima, la sede adeguata a contenere la sezione di Architettura e Design della Galleria d’Arte Moderna.
Spiccano dunque i protagonisti dell’arte italiana a partire da fine ‘800 (Gemito, Mancini Innocenti, Nomellini, Chini, Carena, ecc.) e in particolare la scuola veneta (i Ciardi, Tito, Brass, Nono, Milesi, ecc.), proseguendo in ordine cronologico attraverso le più recenti acquisizioni (Arturo Martini, Mafai, Cagli, Casorati, Guidi, Alberto Viani, Fontana, Vedova, Capogrossi, Santomaso, Scanavino ecc.) allargate da una donazione di artisti americani attivi negli anni Settanta tra cui W. De Kooning. A questa sequenza sono intercalate le vicende dell’arte in Friuli, da D’Avanzo, Pellis, a Crali, Spazzapan, fino a Pittino, i giovani della ‘Scuola Friulana d’Avanguardia’ (Modotto, Filipponi, Grassi), Pizzinato, Zigaina, Alviani e in particolare Dino, Mirko, e Afro Basaldella ai quali è riservato un apposito spazio.

PALAZZO VALVASON MORPURGO
PRESENTAZIONE
La Galleria d’Arte Moderna di Udine negli ultimi decenni ha raccolto nel contesto del suo patrimonio articolato in pittura scultura e grafica, ricco di oltre quattromila opere d’arte, anche un considerevole numero di progetti e disegni realizzati da architetti friulani, in parallelo con un crescente interesse scientifico rivolto all’architettura del Novecento. Tale attenzione al linguaggio architettonico, che caratterizza in maniera unica nel panorama regionale la nostra realtà museale, si è manifestato fin dal 1982 con una sezione espositiva permanente dedicata all’architettura, con una serie di mostre, convegni internazionali e pubblicazioni, oltre che con una campagna mirata di acquisizioni di fondi archivistici.
Di fatto Udine così come l’intero territorio friulano nel campo delle arti visive, si distingue per una straordinaria vocazione architettonica fondata su una consolidata tradizione edilizia e artigianale che si esprime in particolare, nel corso del Novecento, nell’opera di progettisti di chiara fama a partire dalla personalità di Raimondo D’Aronco fino all’ultima generazione di professionisti fra cui Marcello D’Olivo, Angelo Masieri e Gino Valle, che hanno lasciato una straordinaria sequenza di opere architettoniche sparse in tutto il mondo.
Da questa considerazione deriva l’attenzione del nostro Museo per la salvaguardia e la valorizzazione da una parte degli archivi che documentano l’attività degli architetti, dall’altra per la salvaguardia del patrimonio edilizio tra fine Otto e Novecento della nostra Città, il cui volto attuale reca anche alcune importanti testimonianze di tale attività, ma anche dall’attenzione per la tutela e la valorizzazione dell’ architettura moderna in senso lato. A tale proposito il Museo collabora con gli uffici della Pianificazione Territoriale del Comune di Udine nel quadro del programma ‘Agenda XXI ‘ per un progetto di valorizzazione degli archivi depositati presso l’Amministrazione, e soprattutto mirante a individuare con una catalogazione sistematica tutti gli edifici ubicati nel territorio comunale del territorio cittadino databili da fine Ottocento in poi, meritevoli di salvaguardia ai fini della redazione dei nuovi piani urbanistici.
E inoltre, grazie al sostegno dei più sensibili Service Clubs friulani la Galleria d’Arte Moderna ha promosso e realizzato la tabellazione di oltre un centinaio di edifici di particolare interesse, creando all’interno della città veri e propri percorsi didattici dedicati agli architetti che hanno contribuito a qualificare il volto moderno di Udine.
Parallelamente si è sviluppato l’interesse istituzionale per il mondo del design che vede spesso gli stessi architetti in veste di progettisti, anch’esso fortemente qualificante la produzione industriale del Friuli del secondo Novecento. Tra le collezioni recentemente donate alla Gamud ricordiamo i rendering dell’azienda Zanussi – Electrolux, nonché i progetti di vari professionisti e alcuni arredi che attestano il legame con le aziende attive sul territorio, quali Fantoni, Gervasoni, Moroso, Montina o Solari, a vario titolo partner delle attività espositive della Galleria d’Arte Moderna di Udine.

Info:
p.le Paolo Diacono, 22 – via Ampezzo, 2 – 33100 Udine
tel. 0432.295891 – fax 0432.504219

Orari e tariffe: dal martedì al sabato: 9.30-12.30 / 15.00-18.00; domenica mattina: 9.30-12.30:
chiuso lunedì e pomeriggi festivi. Ingresso accessibile ai disabili.
Ingresso giorni feriali: – intero: 3,20 € – ridotto: 1,60 € – ridotto scolaresche: 1,00 € (per alunno).
Ingresso giorni festivi: – biglietto unico: 1,00 €
Riduzioni e vantaggi acquistando la Card Udine Museale.
Consultazione archivi su prenotazione.
Sala didattica e sala video per conferenze, videoproiezioni e mostre temporanee.

Email: gamud@comune.udine.it

MUSEI. Centralità della funzione educativa del Museo.

In margine a un recente volume di Maria Teresa Balboni Brizza.

Mai come negli ultimi armi il museo ha dato segni tanto decisi di vitalità e presenza. Ormai archiviata la dura contestazione condotta all’inizio del Novecento dalle Avanguardie, quando erano stati innanzitutto gli artisti stessi a criticare duramente l’autorità polverosa dell’istituzione museale, e superata anche la crisi d’identità vissuta negli anni Settanta, quando il dibattito fra «museo tempio» e «museo forum» sembrava dover definitivamente mettere in scacco il ruolo tradizionale della «tomba di famiglia delle opere d’arte» (Adorno), nata, è stato detto, assieme alla ghigliottina, il museo si mostra oggi come una delle figure più salde e determinanti nell’organizzazione culturale e sociale del mondo globalizzato.
Ad attestarlo non è soltanto il proliferare di nuovi musei che da qualche anno caratterizza la scena internazionale (e basterà ricordare la diffusione della «multinazionale Guggenheim» o la nascita, annunciata come imminente, di nuove sedi del Louvre in Cina, negli Stati Uniti e negli Emirati Arabi), perché a sottolineare il ruolo centrale del museo nel sistema, sempre più articolato, dei beni culturali, materiali e immateriali, è, soprattutto in Italia, il moltiplicarsi di convegni e di iniziative editoriali che alimentano il dibattito sulle trasformazioni e sulle prospettive del museo contemporaneo.
Superando finalmente il ritardo che, fatte le dovute e prestigiose eccezioni, ha caratterizzato nel secolo scorso lo sviluppo degli studi di museologia in Italia, la riflessione sulle funzioni del museo e sul suo ruolo nella società si presenta vivace e persuasiva, indicando strategie di intervento e di sviluppo che, superata l’ebbrezza del marketing, puntano oggi soprattutto sull’incontro con il pubblico e sulla funzione educativa.
E appunto Riflessioni sulla didattica e il pubblico è il sottotitolo del volume di Maria Teresa Balboni Brizza Immaginare il museo, recentemente edito da Jaca Book (Milano 2007, pp, 108, € 14,00). Inserito nella sezione Museo e Beni Culturali curata da Giovanni Pinna all’interno della collana di fronte e attraverso, il saggio, che in parte rielabora interventi pubblicati dall’autrice, storica dell’arte e responsabile dei Servizi Educativi del Museo Poldi Pezzoli di Milano, sulla rivista «Nuova Museologia», offre in maniera affabile un’analisi delle questioni che definiscono la funzione educativa del museo, funzione, viene sottolineato ad apertura del volume, non accessoria ma istitutiva del museo stesso.
«La didattica — scrive a questo proposito Balboni Brizza — non dovrebbe essere considerata soltanto un servizio aggiuntivo e i suoi confini non sono rigidamente delimitabili. A mio parere, investe qualunque scelta e attività del museo nel momento in cui questo si apre al rapporto con il pubblico». Una posizione non sempre compiutamente recepita in ambito formativo e professionale — non a caso da qualche tempo attraverso momenti seminariali e la redazione di un documento, Eduarte, alcuni studiosi e operatori italiani provano a sostenere le ragioni educative del museo — di cui l’autrice argomenta in maniera puntuale luoghi e problemi cruciali.
L’articolazione degli apparati didattici e l’utilizzo delle nuove tecnologie, la questione del rapporto, talvolta micidiale, fra mostre e museo, il riconoscimento dei differenti pubblici sono alcuni dei temi che Balboni Brizza affronta nelle pagine appassionate del suo libro, una testimonianza e una proposta che alle derive spettacolari del Museo dell’lper-consumo (Purini) contrappone il valore educativo di un’istituzione che, senza venir meno alla propria storia, può essere oggi una straordinaria macchina per la definizione di identità aperte e dialoganti.

Autore: Stefania Zuliani

Fonte:L’Osservatore Romano

FIRENZE. Il Gran Teatro della natura .

Si è inaugurato il 16 giugno il molto atteso Museo della natura morta (catalogo Sillabe) al terzo piano della villa di Poggio a Caiano, costruita nel 1484 per volontà di Lorenzo il Magnifico su progetto di Giuliano da Sangallo.
Le opere, circa duecento, provengono tutte dalle collezioni delle varie residenze medicee, frutto di una selezione di un patrimonio ripartito fin dall’Ottocento in altre sedi: musei, depositi, uffici…
La genesi dell’attuale museo a Poggio a Caiano risale a un progetto del 1938 di Giovanni Poggi, direttore delle Gallerie di Firenze, ma il primo passo è del 1990, quando, in occasione del XXIII International Horticultural Congress, due sale della villa di Poggio a Caiano accolgono i «campionari pomologici» di Bartolomeo Bimbi. Nel 2002, in seguito all’integrazione della Villa di Poggio a Caiano nel Polo museale fiorentino, Antonio Paolucci affida l’incarico a Marco Chiarini, ideatore del progetto, e a Stefano Casciu, mentre il 25 giugno 2005 è firmato il protocollo d’intesa con il Comune di Poggio a Caiano.
Il progetto museografico tiene conto degli studi e delle ricerche compiuti sulla natura morta nelle collezioni dai Medici ai Lorena e della sintesi offerta da celebri mostre; in particolare, l’impianto del museo segue quello del volume Il giardino del Granduca edito nel 1997, curato e coordinato da Marco Chiarini con testi di Stefano Casciu, Ilaria della Monica, Elena Fumagalli, Silvia Mascalchi, Marilena Mosco, Riccardo Spinelli, Maria Letizia Strocchi (sfociato poi nella mostra del 1998 a Pitti «La natura morta a Palazzo e in Villa»).
Il percorso espositivo guida dunque il visitatore dalla fine del Cinquecento alla metà del Settecento, muovendo dall’interesse manifesto alla corte fiorentina per l’illustrazione scientifica, specie nell’opera di Jacopo Ligozzi; attraverso le scelte dei diversi granduchi, Cosimo II de’ Medici (1609-21), e i suoi fratelli Don Lorenzo e il cardinale Carlo, il suo successore Ferdinando II con la moglie Vittoria della Rovere, i fratelli Leopoldo e Giovan Carlo ed infine Cosimo III, con il fratello cardinale Francesco Maria e i figli Ferdinando e Anna Maria Luisa, si coglie l’evolversi di un gusto in cui si riflettono le molteplici implicazioni della cultura del tempo. Oltre alla presenza di numerosi dipinti di artisti fiamminghi e olandesi (tra cui Willem Van Aelst), sono in mostra, tra gli italiani, Filippo Napoletano, Camillo Berti, Leonardo Feroni detto «il Bigino», Mario de’ Fiori, Astolfo Petrazzi, Carlo Dolci, Bartolomeo Ligozzi, Giovanna Garzoni, Giovanni Stanchi, Margherita Caffi, Andrea Scacciati, Nicola Casissa, Lorenzo Todini, Franz Wener Tamm.
Lo stile della natura morta muta negli anni e agli echi del naturalismo fiammingo e della sintesi caravaggesca si sostituisce il gusto dell’«artificio» barocco, che si esprime nei trionfi di cacciagioni, ma anche nelle ghirlande o nelle grandi cascate di fiori, ove si concentrano significati morali con riferimento alla caducità della bellezza, che assumono altresì caratteri di magnificenza e di sontuosità scenografica senza pari.
Un crescendo culminante nel «teatro della natura» voluto da Cosimo III, destinato a illustrare il Creato, specchio della bontà divina: legato a scienziati quali Francesco Redi, Lorenzo Magalotti e Pier Antonio Viviani, che coltivavano i temi della scienza della natura secondo il metodo sperimentale galileiano perseguito dall’Accademia del Cimento, il Granduca predilige tra i pittori Bartolomeo Bimbi, cui spettano infatti i dipinti con gli animali nella Villa dell’Ambrogiana, quelli raffiguranti la straordinaria varietà di agrumi (frutto di ibridi raffinatissimi messi a punto nelle serre medicee) e di altri frutti di ogni specie, posti nel Casino della Topaia, veri capolavori della natura morta barocca italiana conservati entro sontuose cornici dell’olandese Vittorio Crosten. Nell’impossibilità di esporre l’immenso patrimonio di nature morte il museo ha allestito un deposito che potrà essere visitabile dagli studiosi e che permetterà anche una rotazione di opere.

 

Autore: Laura Lombardi

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line

POGGIO A CAIANO (Prato). Il nuovo Museo della Natura Morta nella Villa Medicea.

Con una selezione di duecento dipinti appartenuti alle collezioni medicee, apre al pubblico in Toscana – nella Villa Medicea di Poggio a Caiano, capolavoro dell’architettura rinascimentale – il Museo della Natura Morta, unico nel suo genere in Italia e nel mondo.

L’intero ultimo piano della Villa, fatta costruire da Lorenzo il Magnifico su progetto di Giuliano da Sangallo e affrescata da Andrea del Sarto, Pontormo e Alessandro Allori, ospiterà nei suoi novecento metri quadrati, secondo un percorso cronologico, i dipinti di natura morta e “natura viva” appartenuti alle celebri collezioni.

L’articolo completo si trova in exibart.com, alla pagina … vai

Info:
Inaugurazione: domenica 17 giugno 2007 – ore 18.00
Villa Medicea di Poggio a Caiano – Piazza de’ Medici 14 – Poggio a Caiano (Prato) – tel. 0558798779 – 055877012


 

Link: http://www.polomuseale.firenze.it

Fonte:Exibart on line

VINCI (Fi). Il ritorno di Leonardo.

In programma di una serie di eventi per la riapertura del Museo dopo 18 mesi di restauri.

Sono fra l’altro presentate al pubblico 4 pitture mai esposte prima che costituiscono significativi esempi delle riscoperte ancora possibili nell’ambito pittorico tra Leonardo, la sua Bottega e la sua Scuola.
La collezione del museo comprende opere e documenti su Leonardo artista, scienziato, inventore e designer con originali antichi, oltre 50 modelli ricostruiti dai progetti di Leonardo e meraviglie del Leonardismo (compresi due autografi di Duchamp).

Info:
Museo Ideale Leonardo Da Vinci – via Montalbano, 2
Tel. 0571 56614  – FAX 0571 567986

Fonte:Undo.net