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TORINO. Porcellane Imperiali. Dalle collezioni dell’Ermitage.

La mostra (fino al 14 febbraio 2010) presenta tre importanti servizi da tavola in porcellana del Settecento, provenienti dal Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo. I servizi sono stati realizzati dalle più famose manifatture europee, Berlino, Sèvres e Wedgwood, ricevuti in dono dagli zar o da loro commissionati per le residenze imperiali e per offrirli a influenti personaggi della corte.

L’esposizione coincide con l’anniversario della visita dello zar Nicola II in Piemonte, nel 1909, quando fu stipulato l’Accordo segreto di Racconigi relativo alla situazione politica dei Balcani, visita che il Castello Reale di Racconigi ricorderà con la mostra ‘Aspettando lo Zar’.
Il Servizio di Berlino fu prodotto tra il 1770 e il 1772 in Germania, come dono per Caterina II, Caterina la Grande, che fu imperatrice di Russia dal 1762 al 1796.
Il servizio si compone di gruppi e figurine da centrotavola, piatti a forma di foglie o ornati con una raffinata decorazione rocaille che incornicia scene di vita militare.
Il Servizio dei Cammei venne commissionato da Caterina alla Manifattura Reale di Sèvres, nel 1776, per farne dono al principe Potemkin.
Sul vivace fondo turchese emergono il monogramma della zarina ‘E II’ (la lettera iniziale del suo nome in russo, Ekaterina) e la riproduzione a rilievo e a pennello dei cammei greci e romani, pietre incise con teste di profilo e figurine, che Caterina raccoglieva con vorace passione nella sua collezione di antichità.
Il Servizio Green Frog fu realizzato dalla manifattura di Josiah Wedgwood nel 1773 – 1774, sempre su commissione di Caterina: il nome Green Frog deriva dalla piccola ranocchia verde che compare sul bordo di ogni pezzo.
Il servizio era infatti destinato al Palazzo Tschesme, residenza imperiale extraurbana costruita per ordine di Caterina in una zona paludosa, detta La Grenouillère (ranocchiaia o palude delle rane).
Completa l’esposizione un imponente centrotavola di Pierre-Philippe Thomire (1751-1843), orafo e scultore al servizio della corte francese dall’Ancien Régime alla Restaurazione. L’insieme è composto da un grande surtout, vassoi, coppe, alzate e candelieri in bronzo dorato, con piani in specchio e cristalli.
Protagonista della mostra è Caterina la Grande, principessa tedesca che aveva sposato lo zar Pietro III, sostituendosi poi a lui nel governo del paese con l’appoggio di una parte della corte. La sua attenzione alla cultura europea ben si manifesta nello straordinario gruppo di servizi da tavola esposti in mostra, nei quali sono rappresentate le più importanti manifatture europee di porcellana del momento.
Il catalogo, edito da Silvana Editoriale (Cinisello Balsamo, Milano), presenta un saggio sul collezionismo delle arti decorative.

Info:

Museo Civico d’Arte Antica e Palazzo Madama – TORINO, da martedì 1 dicembre 2009 a domenica 14 febbraio 2010.
Orario: 10.00-18.00 martedì-sabato, 10.00-20.00 domenica, chiuso lunedì – tel. 39 0114433501 –
Prezzo: 7,50 Euro intero; 6,00 Euro ridotto.

Email: palazzomadama@fondazionetorinomusei.it

VENARIA REALE (To). Cavalieri. Dai Templari a Napoleone. Storie di crociati soldati cortigiani.

Mostra a cura di: Alessandro Barbero e Andrea Merlotti. Progetto di allestimento: Studio di Architettura di Gianfranco Gritella con Stefania Giulio. Ambientazioni musicali: Nicola Campogrande

Dal 28 novembre è aperta alla Reggia di Venaria la mostra “Cavalieri. Dai Templari a Napoleone”. Per l’occasione inaugurano anche gli 800 metri quadri dei Piani Alti della Reggia di Venaria, Sale delle Arti.

Essere cavaliere: cavaliere del Tempio, di Malta, dell’Annunziata, della Legion d’onore, di Vittorio Veneto o del Lavoro. Cosa accomuna, sul filo del tempo, queste realtà a prima vista così diverse? La nostra civiltà si porta dietro fin dal Medioevo cristiano l’idea che l’onore, o il merito, di un uomo possano essere esaltati e ricompensati con il diritto di portare una croce e di appartenere ad un ordine di cavalieri.

La mostra Cavalieri. Dai Templari a Napoleone. Storie di crociati, soldati, cortigiani, curata dal Consorzio di Valorizzazione Culturale La Venaria Reale e ospitata alla Reggia dal 28 novembre 2009 all’11 aprile 2010, racconta la storia di come gli ordini cavallereschi medievali, che riunivano combattenti sotto le insegne di Cristo, abbiano prima lasciato il posto a quelli monarchici del Rinascimento e dell’Antico regime (dalla Giarrettiera al Toson d’Oro alla sabauda Annunziata), e poi alle moderne e democratiche decorazioni al merito: attraverso questa speciale prospettiva sono rappresentati e rivivono secoli di storia europea, con le loro dinamiche politiche e sociali e vicende avventurose di uomini.

Circa 120 le opere (statue, dipinti, abiti, armature, gioielli, insegne, manoscritti) sono state raccolte alla Reggia da collezioni e musei italiani e stranieri per descrivere il percorso secondo tre grandi filoni: dall’epoca delle Crociate e dei Templari con gli ordini definibili come “monastico-cavallereschi”, a quella degli “ordini monarchici e militari”, fino al periodo napoleonico con il quale gli ordini cavallereschi superarono l’Antico regime trasformandosi in “decorazioni” con l’inizio dell’Ottocento. Oggi, tranne la Svizzera, tutti gli Stati d’Europa hanno propri ordini con simboli che richiamano ancora quelli degli ordini istituiti nel Tre-Quattrocento.

Tra le affascinanti attrazioni presenti in mostra, è senz’altro da citare la misteriosa “testa di Templecombe”, una tavola medievale datata col carbonio 14 al 1280 circa, poco prima del processo che segnò la tragica fine dell’Ordine. Murata e ricoperta di intonaco, fu ritrovata durante la seconda guerra mondiale in seguito all’esplosione di una bomba tedesca nell’omonimo villaggio inglese, già sede di una precettoria templare. Molte sono le leggende che ruotano attorno a quest’opera: alcuni sostengono che rappresenti il volto di Cristo della Sindone; altri ci vedono semplicemente la testa di San Giovanni Battista: in ogni caso la sua storia romanzesca fa nascere il sospetto che la “testa di Templecombe” abbia invece qualcosa a che fare con l’idolo a forma di testa umana (il Baphomet) che i Templari erano accusati di adorare in segreto.

Al di là dei simboli e delle rappresentazioni, la mostra offre la possibilità di ammirare autentici capolavori, fra cui il Ritratto equestre di Giovan Carlo Doria, cavaliere di Santiago del Rubens, il Ritratto di cavaliere di Malta di Tiziano, il Ritratto di cavaliere Mauriziano del Carracci, il Ritratto di cavaliere di Fra’ Galgario, il Ritratto di San Giovanni Battista come cavaliere di Malta di Mattia Preti, il Ritratto della contessa de Chinchon di Goya. Tra i manoscritti si segnalano una rara copia della Regola dei Templari risalente al XIII secolo e gli Statuti dell’Ordine della Giarrettiera donati dalla regina Maria d’Inghilterra (la celebre Bloody Mary) al duca Emanuele Filiberto di Savoia.

La mostra presenta anche sfarzosi abiti e preziosi gioielli: fra i primi sono particolarmente rilevanti i manti di cavaliere dell’Ordine del Toson d’Oro e dell’Ordine della Corona Ferrea, provenienti dalla Schatzkammer del Kunsthistorisches Museum di Vienna; fra i gioielli meritano una menzione un rarissimo collare settecentesco dell’Ordine dell’Annunziata e uno splendido collare dell’Ordine dell’Elefante concesso alla Venaria dalla Regina di Danimarca. Il pubblico è accompagnato nella visita dall’ambientazione musicale appositamente commissionata a Nicola Campogrande: la partitura, scandita in quattro movimenti (“Luci del Medioevo”, “Con occhi rinascimentali”, “Gli abbagli del Barocco” e “Immagini di Napoleone”), “crea l’atmosfera” per rivivere miti e leggende che dal Medioevo si associano alla storia dei Cavalieri e dei Templari.

In occasione della mostra inaugurano anche gli 800 metri quadri delle Sale delle Arti nei Piani Alti della Reggia: un nuovo importante spazio restaurato che si aggiunge alla Venaria nei pressi di quello che era il Belvedere realizzato da Amedeo di Castellamonte. Davvero speciale è da qui la vista all’infinito dei Giardini, così come la percezione dell’imponenza degli spazi dell’attigua Reggia di Diana, dove era presente il seicentesco Teatro delle Commedie.

Info:

Dove: Sale delle Arti nei Piani Alti della Reggia di Venaria (Torino)

Quando: Dal 28 novembre 2009 all’11 aprile 2010

CATALOGO: Edito da Electa: € 30,00 (prezzo esclusivo per bookshop Reggia e Mostra)

Orari: Martedì, mercoledì, giovedì e venerdì: ore 9 – 18.30
Sabato: ore 9 – 21.30, Domenica: ore 9 – 20
Lunedì: chiuso (tranne i Festivi e lunedì 7 dicembre 2009, che hanno gli stessi orari della domenica)

Ultimi ingressi: 1 ora prima della chiusura

Il 25 dicembre 2009 chiuso, il 1° gennaio 2010 apertura alle ore 11

Biglietti: (il biglietto per la mostra consente anche l’ingresso ai Giardini)
Possono essere acquistati:

 – presso Biglietterie della Venaria Reale – Biglietteria Centrale: via Mensa 34 – Venaria Reale (Centro Storico a ridosso della Reggia);

 – Biglietteria Carlo Emanuele II (Garden House): viale Carlo Emanuele II – Venaria Reale (viale che conduce al Parco La Mandria) – tel. +39 011 4992333
 – presso Infopiemonte in piazza Castello 165 a Torino
 – tramite il sito www.lavenariareale.it
 – tramite il sito www.ticketone.it
Possono essere prenotati contattando il numero di tel. +39 011 4992333 (si raccomanda il ritiro dei biglietti 30 min. prima dell’ingresso)
Intero: € 8,00 Ridotto: € 6,00 (over 65, under 18)
Gruppi: € 6,00 (minimo 12 e massimo 25 persone)
Scuole: € 4,00 (minimo 15 studenti accompagnati da 1 docente)
Gratuito: minori di 12 anni, con accompagnatore adulto

Ingressi abbinati MOSTRA + REGGIA e GIARDINI
Intero: € 18,00 Ridotto: € 13,00 (over 65, under 18)
Gruppi: € 13,00 (minimo 12 e massimo 25 persone)
Scuole: € 7,00 (minimo 15 studenti accompagnati da 1 docente)
Gratuito: minori di 12 anni, con accompagnatore adulto

Altre esenzioni come per la Reggia: Ingresso consentito con Abbonamento Musei e Torino+Piemonte Card

Servizi aggiuntivi: Visite guidate (durata circa 60 minuti) e audioguide. Altre visite guidate possono essere prenotate con un preavviso di almeno 36 ore, e possono essere anche in inglese, francese e tedesco (per altre lingue è necessario prenotare almeno 48 ore prima) fino ad esaurimento delle disponibilità e compatibilmente con le possibilità di prenotazione per gli ingressi.

Radiopass obbligatoria per la visita guidata per gruppi esterni (SOLO per il servizio di guide esterne: costo € 10,00 a gruppo, valida anche per la Reggia). Si ritirano nella Biglietteria Centrale e, su richiesta, in quella Carlo Emanuele II (Garden House).
Visite guidate prenotate per gruppi (gruppi massimo di 25 e minimo 12 persone) alla Mostra: € 80,00
Visite guidate a orario fisso (sabato, domenica e festivi alle ore 11 e alle ore 15) alla Mostra: € 6,00
Visita guidata Mostra e Reggia: € 150,00
Visita guidata Mostra, Reggia e Giardini: € 230,00
Scuole – visite guidate prenotate (gruppi massimo di 25 e minimo 12 persone): € 60,00
Audioguida Mostra: € 4,00
Audioguida Mostra, Reggia e Giardini: € 5,00

Info e prenotazioni: Tel.: +39 011 4992333
Per le scuole: Tel.: +39 011 4992355
E-mail: prenotazioneservizieducativi@lavenariareale.it

Come arrivare: Venaria dista circa 10 chilometri dal centro di Torino e si raggiunge con:

 – Linea dedicata GTT “Venaria Express”
 – Autobus GTT: linee 72, 11
 – Treno GTT: linea Torino Dora-Ceres (fermata Venaria, viale Roma)
Numero verde: 800 019152 – www.comune.torino.it/gtt
Auto: tangenziale di Torino Nord, uscita Venaria o Savonera/Venaria
Aereo: scalo aeroportuale “Sandro Pertini” di Caselle Torinese, poi via Superstrada per Torino o via ferrovia Torino Dora-Ceres
(servizio informazione voli: tel. +39 011 5676361 – www.aeroportoditorino.it)
I principali PARCHEGGI a ridosso del complesso della Venaria Reale sono: park di viale Carlo Emanuele II – PARCHEGGIO CARLO EMANUELE II (viale che conduce al Parco La Mandria, consigliato per i BUS PRIVATI)
 – park di via don Sapino – PARCHEGGIO JUVARRA (raggiungibile da tangenziale di Torino Nord, uscita Savonera).

Email: prenotazioni@lavenariareale.it

VENARIA REALE (To). Diademi e gioielli reali.

Seconda splendida mostra temporanea alla Reggia di Venaria, che ospiterà fino al 10 gennaio 2010 l’esposizione Diademi e gioielli reali.
Capolavori dell’arte orafa italiana per la Corte Sabauda. La mostra raccoglie le principali testimonianze della gioielleria realizzata dall’Ottocento dai migliori orafi italiani per i Savoia, nonché alcune opere che la devozione del popolo, degli aristocratici e degli stessi sovrani sabaudi donò tra il Seicento e il Novecento alla Madonna Nera del santuario di Oropa, sulle montagne di Biella.
Con questa esposizione la Venaria Reale procede nel percorso di riscoperta delle tradizioni della corte sabauda.
I gioielli sono esposti nel cosiddetto “snodo garoviano”, le quattro grandi sale di rappresentanza che precedono la Galleria Grande realizzate all’inizio del Settecento dove si svolgevano le grandi cerimonie della corte sabauda.
Tra le opere più celebri spiccano i gioielli creati per Margherita, prima regina d’Italia (1878), che amava indossarli in gran quantità per rafforzare la sua aura di regalità.
L’estro e la sapienza dei gioiellieri condusse alla realizzazione di veri e propri capolavori dalle fogge e dalle carature straordinarie.
Il percorso è poi arricchito dai grandi ritratti di parata e dai busti in marmo delle regine e delle principesse d’Italia, realizzati dai migliori ritrattisti italiani quali Giacomo Grosso e Pietro Canonica, ornate dai loro gioielli.
A completare la raccolta tre “tableaux vivants” con i ritratti della Regina Margherita e di Maria José di Savoia che si illuminano grazie a particolari proiezioni su speciali lastre in alluminio.
La mostra costituisce così uno spaccato prestigioso e prezioso dei secoli che resero il Regno d’Italia e il Piemonte una delle principali realtà storico-artistiche d’Europa.
 
Info:
Press Office – Progetto ‘La Venaria Reale’ Via Bertolotti 2 – 10121 – Torino tel. + 39 011 5592211 fax + 39 011 4322 791/676.

Link: http://www.lavenaria.it

Email: comunicazione@lavenariareale.it

CODROIPO – Villa Manin di Passariano. L’età di Courbet e Monet.

Dal 26 settembre 2009 al 7 marzo 2010.

Con questa mostra straordinaria, ricca di capolavori, viene per la prima volta studiato e raccontato il rapporto tra la nascita della cosìddetta scuola di Barbizon in Francia e la diffusione del realismo e del naturalismo nei Paesi dell’Europa centrale e orientale.

Centoventi opere, provenienti da Musei di tutto il mondo, per scoprire la misura profonda di una lezione, quella francese, che nel secondo Ottocento ha dilagato in tutta europa.
Manet, Monet, Renoir, Degas, Van Gogh e tanti altri a confronto con i principali pittori delle Nazioni del Centro ed Est Europa.

Facendo ricorso a 120 opere, provenienti da musei di tutto il mondo, e come logica prosecuzione di alcuni recenti progetti curati da Marco Goldin, ideatore anche di questo per Villa Manin, viene sviluppata una storia che non verrà illustrata attraverso una banale suddivisione nazionale, ma piuttosto si esprimerà con una tematizzazione che metterà puntualmente a confronto i dipinti francesi con quelli dei diversi Paesi dell’Europa centrale e orientale. Così da scoprire, non nella genericità dei nomi ma appunto dalla precisione degli accostamenti, la misura profonda di una lezione, quella francese, che nel secondo Ottocento ha dilagato in tutta Europa.
 
La mostra si concentrerà entro cinque distinti capitoli, che ovviamente molto saranno aderenti al senso del paesaggio, vero esprit del XIX secolo, ma indugeranno anche su altro:

   1. Boschi e campagne
   2. Città e villaggi
   3. Acque
   4. Nevi
   5. Ritratti e figure

Il puntuale resoconto dei rapporti tra Parigi e le grandi capitali del centro ed est Europa, darà luogo in mostra all’istituzione di un dialogo che si sviluppò sì nell’accostarsi al mondo del realismo e del naturalismo di Barbizon prima e dell’impressionismo poi, ma che seppe anche trattenere quelle affascinanti caratteristiche nazionali che hanno fatto di tanta pittura ottocentesca del centro ed est Europa un caso di assoluta e indimenticabile bellezza.

I viaggi degli artisti, e poi anche dei grandi collezionisti, verso Parigi non sono dunque che il punto di partenza che l’esposizione vuole evidenziare, fissandosi poi però alle caratteristiche di novità che quel vento portò verso Amsterdam, Berlino, Bruxelles, Monaco, Zurigo, Vienna, Mosca, San Pietroburgo, Varsavia, Praga, Budapest, Bucarest e tanti altri centri. E non solo i viaggi verso Parigi, ma anche le mostre che in molte di queste capitali portarono le opere degli stessi artisti francesi. O addirittura taluni quadri che in quelle nazioni vennero realizzati soltanto sul racconto di chi a Parigi era stato, e testimoniava ai pittori che mai vi erano giunti il loro entusiasmo.

Quindi la rassegna di Villa Manin si raccoglierà dapprima attorno ai dipinti di maestri celebri quali Courbet, Corot, Daubigny, Millet, Rousseau solo per dire di alcuni che hanno fatto dell’impronta legata al realismo e al naturalismo la loro forza. Poi si avvicinerà gradualmente al primo tempo impressionista, con un folto e meraviglioso gruppo di opere di Manet, Monet, Sisley, Renoir, Pissarro, Degas, fino all’esplosione dello stesso impressionismo nel suo tempo più pieno, anche con il coinvolgimento di Vincent van Gogh, presente nell’esposizione friulana con quattro, motivatissime opere.

Di volta in volta cercando, e trovando, concordanze di soggetto e linguaggio con i migliori pittori del centro ed est Europa, che quindi saranno agli artisti francesi accostati sulle pareti di Villa Manin. Pittori, almeno alcuni, in Italia non così noti, ma spesso di inarrivabile bellezza e che talvolta hanno gareggiato con gli impressionisti nella precoce realizzazione di certi temi, come nel caso sensibilissimo del grande pittore ungherese Pál Szinyei Merse. E poi da Levitan a Serov in Russia, da Chelmonsky a Podkowinski in Polonia, da Grigorescu e Andreescu in Romania a Chitussi nella Repubblica Ceca, da Leibl a Liebermann in Germania, da Calame al giovane Hodler in Svizzera, da Mesdag a Maris in Olanda, da Rops al primo Ensor in Belgio, da Schuch a Wiesinger – Florian in Austria, solo per fare alcuni nomi tra i tanti che saranno portati a conoscenza del pubblico italiano.

Per far infine comprendere, per la prima volta, il senso di un percorso che ha indubbiamente segnato in modo profondo alcuni decenni di pittura nel secondo Ottocento nel vecchio Continente. Attraverso opere universalmente conosciute, come quelle degli impressionisti francesi, e opere che gareggiano con quelle per fascino anche se non per notorietà. Così Villa Manin porterà alla luce una pagina d’arte straordinaria e il visitatore potrà avvicinarsi a qualcosa di non completamente conosciuto.

Info:
dal 26/09 al 1/11/2009, tutti i giorni: ore 9-19
dal 2/11/2009 al 7/03/2010: lunedì-giovedì: 9-18 – venerdì; sabato e domenica: 9-19
CHIUSO: 24, 25, 31 dicembre – 1 gennaio 2010: 11-19
PRENOTAZIONI: call center: 0422 429999 – www.lineadombra.it

FERRARA. Boldini nella Parigi degli IMpressionisti.

Dal 20 settembre 2009 al 10 gennaio 2010, Palazzo dei Diamanti ospiterà una rassegna su Giovanni Boldini.
La mostra, organizzata da Ferrara Arte e dal Clark Art Institute di Williamstown (Massachusetts), che la ospiterà dopo il debutto a Ferrara, sarà anche l’occasione per presentare per la prima volta l’artista ferrarese in un museo statunitense di grande prestigio.
A differenza dalle precedenti rassegne dedicate all’artista, tutte antologiche, questa si concentrerà invece sui primi quindici anni di attività del pittore a Parigi, dal 1871 al 1886, proponendosi di far luce su un periodo della sua arte poco studiato, durante il quale Boldini, per dirla con le sue parole, dipingeva ‘quadri di tutti i generi che sparivano facilmente perché avevo molto successo’, quadri di straordinario interesse e spesso di grande qualità in sé.
Ordinati in sezioni tematiche, oltre cento capolavori provenienti dalle più importanti collezioni pubbliche e private d’Italia e del mondo faranno emergere tutta la complessità della personalità boldiniana in questo periodo di ricerca e sperimentazione.

Ad accogliere il visitatore sarà un breve prologo dedicato all’attività degli anni fiorentini, un’esperienza fondamentale per la formazione di Boldini. Cogliendo istanze innovatrici provenienti dalla cultura francese, e in particolare da Degas, nella Firenze dei Macchiaioli Boldini si distinse come principale artefice di un’autentica rivoluzione nell’arte del ritratto, dipingendo i suoi modelli non più su uno sfondo neutro e in un atteggiamento statico e ufficiale, bensì in ambienti fortemente caratterizzati, non in posa ma in atteggiamenti i più svariati e perlopiù informali, e talvolta, perfino, non nel chiuso di una stanza ma en plein air.

Si entra poi nel cuore della rassegna con i quadri dei primi anni Settanta che fecero la fortuna del pittore fra i ricchi collezionisti del tempo, non solo in Francia, ma anche e soprattutto in America. Protagoniste saranno piccole e preziose tavolette caratterizzate dallo stile ricercato e dal colore scintillante che, ispirate talvolta ad un Settecento galante, talaltra a fantasie esotiche spagnoleggianti o ancora a scene di vita contemporanea, innovano il cliché dei quadri di genere in costume storico di maestri affermati come Meissonier e Fortuny.
Accanto a questa produzione Boldini realizzò, a partire dalla metà degli anni Settanta, una serie di vedute di città che colpirono i contemporanei e con le quali l’artista diede una sua personale interpretazione della pittura della vita moderna praticata anche dagli impressionisti. In queste opere, cui verrà dedicata un’ampia sezione, Boldini registra la vita che scorre nelle vie affollate e nelle piazze dove passano veloci o sostano le carrozze e gli omnibus a cavalli. Sono dipinti di un ‘realismo’ singolare in cui l’artista ferrarese dimostra di governare sia il piccolo che il grande formato, basando ogni sua creazione sullo studio attento, talvolta ostinato, del modello naturale. Su molte di queste opere Boldini medita a lungo come dimostrano diversi studi preparatori e bozzetti, esposti in mostra anche per sfatare l’immagine ancora troppo diffusa di Boldini come grande ‘improvvisatore’.

Boldini non registrò soltanto la realtà urbana. Si spinse nelle campagne, lungo la Senna o sulla Manica, lavorando a vedute e paesaggi con figure che costituiscono una personale interpretazione della pittura en plein air, dipinti di grande fascino caratterizzati da una luce cristallina e da quella capacità, che tanto colpì Diego Martelli, di ‘scoprire minuzie impossibili di colore e di forma a tre miglia di distanza’.
Anche il mondo dei teatri e dei caffè concerto richiamò la sua attenzione. L’artista frequentò questi ambienti e ritrasse i personaggi che li animavano al pari del suo amico Degas. Forse proprio questo confronto impossibile – come suggerisce in catalogo Richard Kendall – trattenne Boldini dall’approfondire questo soggetto.

Al tema tutto boldiniano degli interni d’atelier, un soggetto che non trova eguali nella pittura coeva, verrà dedicata un’interessante sezione. Dopo aver esplorato instancabilmente i mille volti della capitale francese, nella convinzione che soltanto ‘chi viaggia, ha molto da raccontare’, è come se improvvisamente Boldini si rendesse conto che anche la sua casa e il suo studio sono un mondo sconfinatamene grande, e come l’altro capace di evocare emozioni e suggestioni formali. Anche chi rimane fermo nello stesso luogo e scava in profondità in se stesso e in quel luogo, può avere molto da raccontare. Sembra essere questa, di fronte agli ambienti e agli oggetti che lo hanno accompagnato per una vita, la convinzione intima dell’artista.

Un ricco capitolo della mostra tratterà, infine, l’evoluzione del suo stile nel genere del ritratto: da quelli di amici e colleghi, a quelli ufficiali. Durante questi anni, infatti, Boldini sviluppa questo genere sotto la spinta di molteplici suggestioni. È il cammino compiuto in questo periodo che lo condurrà a definire quello stile inconfondibile che, al volgere del secolo, lo imporrà come uno dei più contesi ritrattisti del panorama internazionale.

È proprio con opere di questa fase che si conclude il percorso espositivo: capolavori assoluti degli anni Novanta dell’Ottocento, alcuni dei quali mai esposti prima d’ora in Italia come il meraviglioso Ritratto di Whistler del Brooklyn Museum di New York o la straordinaria Lady Colin Campbell della National Portrait Gallery di Londra, che testimoniano come l’artista sia stato, oltre che un indiscusso innovatore di questo genere pittorico, lo straordinario interprete di uno dei periodi più affascinanti e importanti della nostra storia, la Belle Époque.

Quanto alle novità critiche presenti in catalogo, sono numerose e danno un contributo significativo alla costruzione di una lettura filologica di Boldini e della sua opera ancora assai lacunosa. Richard Kendall ha esplorato per la prima volta un aspetto fondamentale del lavoro di Boldini, il disegno: dai semplici schizzi che costituirono un archivio di idee e di forme di straordinaria importanza, ai disegni preparatori di dipinti, a disegni compiuti che sono opere d’arte in se stessi. Oltre ad un confronto inedito tra l’itinerario boldiniano e quello dei maestri dell’impressionismo, studiando i registri mai indagati fino ad ora del mercante Goupil, per il quale l’artista lavorò nei primi anni parigini, Sarah Lees, la curatrice della mostra, ha ricostruito, tra l’altro, la sua fortuna americana negli anni ’70 e ’80 dell’Ottocento. Questa ricerca si è integrata con quella di Barbara Guidi che, dedicandosi all’epistolario di Boldini e a fonti a stampa dell’epoca mai esplorate prima d’oggi, ha individuato in importanti mercanti statunitensi come Samuel Avery o George Lucas altri protagonisti del successo dell’artista negli Stati Uniti. La sua ricerca ha permesso inoltre di precisare la datazione di alcuni capolavori come il Ritratto del pittore Joaquin Araújo y Ruano del Museo Boldini di Ferrara, da sempre ascritto al 1889 e invece esposto alla Galleria Georges Petit di Parigi già nel 1882 o il Ritratto di Alice Regnault in costume da amazzone, della Galleria d’Arte Moderna di Milano, la cui datazione oscillava tra il 1878 e il 1884, ma che invece fu presentato al Salon del 1880. Ha consentito, ancora, di scoprire quali opere Boldini espose ad alcuni Salon come, ad esempio, il Ritratto di Madame Max, del Musée d’Orsay di Parigi, presentato a quello dello Champ de Mars del 1896. Ha permesso, infine, di approfondire il rapporto che legò Boldini ad alcuni tra i maggiori artisti del tempo come Degas e Manet, ma anche ad altri importanti protagonisti di quell’epoca come Menzel, Sargent e Whistler.

Info:
Catalogo: GIOVANNI BOLDINI NELLA PARIGI DEGLI IMPRESSIONISTI, a cura di Sarah Lees, Editore: Ferrara Arte Editore, Pagine: 232 pagine a colori
Prezzo di copertina: € 47,00; in mostra € 28,00
Apertura della mostra: 20 settembre 2009 – 10 gennaio 2010
Orari di apertura: Aperto tutti i giorni, feriali e festivi, lunedì incluso: 9.00-19.00 orario continuato
Aperto anche: 1 novembre, 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio (la biglietteria chiude 30 minuti prima).
Palazzo dei Diamanti : Corso Ercole I d’Este, 21 – 44100 Ferrara
Biglietto d’ingresso : Il biglietto della mostra Boldini nella Parigi degli Impressionisti consente fino al 10 gennaio 2010 l’ingresso anche al Museo Giovanni Boldini a Palazzo Massari (Corso Porta Mare 9, orario: 9.00-13.00 / 15.00-18.00; chiuso il lunedì, 1 novembre, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio).
Intero: euro 10,00
Ridotto: euro 8,00 (dai 6 ai 18 anni, over 65, studenti universitari, categorie convenzionate, visitatori con biglietto del Museo Archeologico Nazionale, del Museo di Casa Romei e della Pinacoteca Nazionale di Ferrara, possessori del biglietto ferroviario per Ferrara)
Gruppi (almeno 15 persone): euro 8,00 (1 accompagnatore gratuito ogni 20 persone)
Gruppi scolastici: euro 4,00 (gratuito per 2 accompagnatori)
Gratuito: bambini sotto i 6 anni, portatori di handicap con un accompagnatore, giornalisti con tesserino, guide turistiche con tesserino, militari in divisa

Tariffe visite guidate per gruppi: Massimo 25 persone:, Adulti: euro 80,00
Scuole Medie e Superiori: euro 65,00, Scuole Elementari e Materne: euro 45,00
La card Musei consente l’ingresso a un prezzo di assoluto favore a tutti i Musei Civici e l’ingresso a prezzo ridotto alla mostra.
È valida un anno ed è in vendita presso le biglietterie dei musei e della mostra.

Facilitazioni
• Presentando il biglietto intero d’ingresso del Museo Archeologico Nazionale, del Museo di Casa Romei e della Pinacoteca Nazionale di Ferrara si ha diritto ad una riduzione sul biglietto d’ingresso alla mostra: euro 8,00 anziché 10,00. Non cumulabile con altre riduzioni. Con il biglietto intero d’ingresso della mostra si ottiene la riduzione ai suddetti Musei e a tutti i Musei Civici di Ferrara
• Presentando alla mostra i biglietti dei cinema del centro storico, Sala Boldini e Multisala Apollo, acquistati durante la sua apertura al pubblico, e viceversa, si avrà diritto ad un ingresso a prezzo ridotto.

Accordo sconto tra Assessorato Attività Economiche, Ferrara Arte ed esercizi commerciali di Ferrara
Possibilità di usufruire di una riduzione del 10% sul costo di un prodotto o di un servizio acquistato presso le attività commerciali aderenti all’iniziativa esibendo il biglietto della mostra (sconto applicabile su un importo minimo di spesa di euro 20,00).
Riduzione del costo del biglietto di mostra, euro 8 anziché euro 10, per coloro che presenteranno in biglietteria il coupon rilasciato da uno degli esercizi commerciali che aderiscono all’iniziativa, assieme allo scontrino attestante la spesa sostenuta (minimo euro 20,00).
Le attività commerciali che prendono parte al progetto saranno inserite in un elenco disponibile in mostra e saranno contraddistinte da una vetrofania recante il titolo della rassegna.

Call Center Ferrara Mostre e Musei: informazioni, prenotazioni, prevendita: tel. 0532.244949 fax 0532.203064 – lunedì-venerdì: 8.30-18.30  – sabato e prefestivi: 9.00-18.00 – domenica durante il periodo di mostra: 10.30-15.30.

Come raggiungere la mostra
Dalla Stazione FF.SS. a Palazzo dei Diamanti:
Autobus n. 3/c, collegamento ogni 20 minuti (fermata di fronte a Palazzo dei Diamanti); a piedi, in 20 minuti, seguendo Viale Costituzione e Corso Porta Po oppure Viale Cavour e Corso Ercole I d’Este
Servizi in mostra: Accesso e servizi per disabili, guardaroba gratuito, bookshop, audioguide.

Link: http://www.palazzodiamanti.it

Email: diamanti@comune.fe.it