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VERCELLI.Peggy e Solomon R. Guggenheim: le avanguardie dell’astrazione.

Vercelli, fino al 30 maggio 2010.
La mostra, curata da Luca Massimo Barbero, è il terzo momento che completa un grande progetto espositivo iniziato nel 2007 e che ha portato a Vercelli in due anni oltre 80.000 visitatori.
In tanti hanno potuto ammirare i capolavori storici del Novecento, la maggior parte dei quali provenienti dalla Collezione di Peggy Guggenheim, e rappresentativi di quella visione lungimirante che la mecenate americana aveva di museo.
La prima mostra, incentrata sul Surrealismo, venne introdotta dalle parole di Peggy, che disse: “[Nel 1942] Indossai un orecchino di Tanguy e uno di Calder, per dimostrare la mia imparzialità tra l’arte surrealista e quella astratta”.

Partendo nuovamente dal simbolico gesto della collezionista, e focalizzandosi ora sul suo secondo orecchino, la terza esposizione include altresì capolavori provenienti dalla collezione personale di Solomon R. Guggenheim, rivelando la passione, che lo accomunò alla baronessa e pittrice Hilla Rebay (prima direttrice del Guggenheim di New York) e a Peggy, per l’arte astratta, dalle prime avanguardie all’Espressionismo astratto americano fino al movimento europeo dell’Informale.
Peggy e Solomon R. Guggenheim: le avanguardie dell’astrazione presenta per la prima volta al pubblico europeo il tema dell’astrazione attraverso il dialogo tra zio e nipote, in un percorso che, nello scambio e implementazione delle due collezioni, conferma l’importanza di Solomon e Peggy quali figure portanti della storia dell’arte del XX secolo.
Se Solomon R. fonda nel 1937 a New York il Museum of Non Objective Panting (Museo della pittura non oggettiva) basato sull’idea di pura astrazione come assenza della figura, Peggy si orienta invece su una scelta più “trasgressiva”, quella del Surrealismo, non trascurando di acquistare i capolavori delle avanguardie astratte che la porteranno nel secondo dopoguerra ad includere nella sua collezione opere dell’Espressionismo astratto americano e dei successivi movimenti.
La mostra presenta oltre 50 capolavori, provenienti in gran parte dal museo newyorkese, annoverando artisti come Paul Cezanne, Georges Seurat, Georges Braque, Henri Matisse, Robert Delaunay, Jean Arp, Jean Dubuffet, Pierre Soulages, Adolph Gottlieb fino agli artisti italiani amici di Peggy, quali Edmondo Bacci, Giuseppe Santomaso, Tancredi Parmeggiani ed Emilio Vedova (con un capolavoro concesso in prestito dalla Fondazione Emilio e Anna Bianca Vedova, Venezia).
Capisaldi dell’allestimento sono diverse opere dei due grandi maestri Vasily Kandinsky e Piet Mondrian, figure portanti del linguaggio pittorico astratto del XX secolo.
La mostra, realizzata con la collaborazione produttiva di Giunti Arte mostre musei, che ne pubblica anche il catalogo, prevede un intenso programma di iniziative di promozione e di supporto informativo e didattico.

Info:
Comune di Vercelli – Ufficio URP – tel. 0161 596333 / fax 0161 596335 / arcamostre@comune.vercelli.it
Collezione Peggy Guggenheim – Ufficio stampa
tel. 041 2405404 / fax 041 5206885 / press@guggenheim-venice.it
Promossa da: Regione Piemonte e Comune di Vercelli
In collaborazione con Collezione Peggy Guggenheim
Sede: Arca, Chiesa di San Marco – Piazza San Marco 1 – Vercelli
Orari: da lunedì al venerdì: 14 – 19 (scuole e gruppi prenotati 9 – 14); sabato e domenica: 10 – 20 (la biglietteria chiude mezz’ora prima).
Sito web: www.guggenheimvercelli.it
Ingresso: Intero e gruppi festivi (sab. e dom.) euro 8,00
Ridotto e gruppi feriali (dal lun. al ven.) euro 6,00
Gruppi scolastici euro 4,00 (ingresso gratuito per accompagnatore)
Diritto di prevendita euro 1,50 (escluse scuole provincia di Vercelli)
Infoline e prenotazioni: MostraMi tel. +39 02 542754
www.ticket.it/arcavercelli
Gruppi, scuole e visite guidate: Memores – tel. +39 0161 256840 – tel. +39 346 6241711 – E-mail: memores2008@tiscali.it
Catalogo: Giunti Arte mostre musei (224 pagine a cura di Luca Massimo Barbero
Testi di Philip Rylands, Luca Massimo Barbero, Tracy Bashkoff Prezzo di copertina € 35,00).

TORINO. Da Carracci a De Chirico. Capolavori della collezione Croff di Ivrea.

Museo di Arti Decorative Pietro Accorsi, Torino, dal fino al 30 maggio 2010.

Per il ciclo Tesori nascosti. Capolavori d’arte in Piemonte, la Fondazione Accorsi, in collaborazione con il Comune di Ivrea e la Fondazione Guelpa, presenta, nella sala dei pannelli cinesi del Museo di Arti Decorative, una ventina di opere scelte dalla collezione Croff di Ivrea.
La raccolta comprende una cinquantina di dipinti e disegni, fra i quali alcuni capolavori di Giovanni del Biondo, Neri di Bicci, Bergognone, Annibale Carracci, Giuseppe Palizzi, Filadelfo Simi, Pietro Annigoni, Xavier e Antonio Bueno, Giorgio De Chirico.
L’Archivio Lucia Guelpa conserva sulle opere una ricca documentazione, che annovera carteggi con artisti, antiquari ed esperti d’arte coevi. Croff trattenne stretti rapporti di amicizia con pittori come Pietro Annigoni, Antonio Bueno e Giorgio De Chirico e si avvalse per la ricerca dei dipinti antichi anche di storici dell’arte del calibro di Adolfo Venturi e Bernard Berenson, nonché dei migliori antiquari e case d’aste del suo tempo.
La collezione non appare propriamente forgiata su un preciso filo conduttore. Ma proprio la sua mancanza di sinapsi storico-critica conferisce alla raccolta modernità ed attualità: le opere sono legate dal filo rosso della ”gioia per gli occhi”, del piacere che potevano conferire – inanellate le une alle altre – ai loro proprietari. Un approccio all’arte non filologico, forse discutibile, ma certamente gioioso e vitale.
Nel contempo, la collezione, che troverà sede definitiva nel Museo Civico P.A. Garda di Ivrea, documenta sicuramente un frammento non trascurabile di storia del collezionismo del tempo: una nuova tessera, un nuovo percorso museale prende forma a testimonianza della ricchezza del patrimonio italiano.

Info:
011.837.688 int. 3 da martedì a domenica ore 10.00-13.00; 14.00-18.00.

Email: info@fondazioneaccorsi.it

ROVIGO. BORTOLONI PIAZZETTA TIEPOLO: Il ‘700 veneto.

Dal 30 gennaio al 13 giugno 2010.

Finalmente una grande mostra ‘svela’ Mattia Bortoloni ponendolo a confronto con Piazzetta, Tiepolo, Balestra, Ricci e gli altri grandi del Settecento Veneto.

Alcuni lo conoscono solamente per un’opera da Guiness: il più esteso affresco unitario di tutti i tempi e luoghi: 5500 metri quadri di finissima pittura per l’enorme cupola ellittica (anch’essa da primato, essendo la più grande al mondo) del Santuario di Vicoforte, in Piemonte.
Un’opera colossale, più o meno delle dimensioni di un intero campo da calcio, considerata il capolavoro del barocco piemontese, affrescata per celebrare la Beata Vergine e, insieme, la gloria di Casa Savoia.

Mattia Bortoloni (Canda di Rovigo, 1696 – Bergamo, 1750), famoso, e molto richiesto in vita, è passato poi nel dimenticatoio, considerato ‘solo’ come uno dei migliori aiuti di Giovan Battista Tiepolo, al punto che in non pochi capolavori del grande maestro è ancora oggi difficile distinguere ciò che si deve al pennello dell’uno o dell’altro.

Negli ultimi 20 anni, studi più approfonditi hanno gradualmente portato a riscoprire la grandezza del tutto autonoma di Bortoloni. Oggi è possibile dire, senza remore, che egli fu artista straordinario, originalissimo, ‘soffocato’ in vita e nella fama dall’aver operato con i titani dell’arte veneta del Settecento, dal veronese Balestra (di cui fu allievo) ai Tiepolo.

La mostra, curata da Alessia Vedova, è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, dall’Accademia dei Concordi, e dal Comune di Rovigo, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza, con il patrocinio e la collaborazione della Regione del Veneto e della Provincia di Rovigo.

La grande esposizione propone una selezione di capolavori del Bortoloni vis à vis con una trentina e più di opere straordinarie dei Tiepolo, del Piazzetta, del Ricci, i ‘titani’ del Settecento Veneto.

Tra i capolavori esposti, vanno segnalate fondamentali opere giovanili del Tiepolo come la ‘Gloria di San Domenico‘ e le ‘Tentazioni di Sant’Antonio‘, accanto a prove di soggetto mitologico quali ‘Diana e Atteone‘ e ‘Il Giudizio di Mida‘ concesse dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia.

Del Piazzetta sarà in mostra una struggente pala raffigurante l’ ‘Estasi di San Francesco‘ proveniente dal Museo Civico di Vicenza, accanto ad una prova giovanile di Sebastiano Ricci raffigurante ‘Ercole al Bivio‘, proveniente dalla storico Palazzo Fulcis di Belluno.
Di Giambattista Pittoni saranno messe a confronto due tele, la prima ispirata ai temi di Torquato Tasso che raffigura ‘Olindo e Sofronia‘, ancora di impaginazione seicentesca, la seconda, ‘Diana e le ninfe‘ che è già di gusto rocailles.
Del maestro del Bortoloni, Antonio Balestra, saranno presenti in mostra una inedita ‘Natività‘ e due straordinarie tele, provenienti dal monastero benedettino di San Paolo d’Argon, recuperate dopo un lungo intervento di restauro.
La mostra sarà arricchita da una preziosa sezione di bozzetti dei più grandi frescanti del Settecento: oltre ai Tiepolo (Giambattista e Giandomenico), Piazzetta ed allo stesso Bortoloni, anche Diziani, Crosato, Fontebasso, Guarana che di quest’arte furono gli ultimi grandi epigoni.
A completare, per la prima volta, una fotografia di gruppo della quale, per troppo tempo, era stato dimenticato uno dei protagonisti: quel Mattia Bortoloni che di questa grande mostra è il fulcro.
Bortoloni fu artista tanto apprezzato da ottenere, a soli 20 anni, un incarico ambitissimo come quello di affrescare gli interni di Villa Cornaro a Piombino Dese, capolavoro del Palladio. Un’impresa in cui egli, giovanissimo, seppe anticipare il rococò che il suo futuro compagno di strada e di lavoro, Gianbattista Tiepolo, seppe poi declinare in modo magnifico.

Luci e ombre accompagnano la sua lunga carriera che, insieme ad altri ma molto spesso da solo, lo ha visto impegnato in una attività ciclopica anche per quei tempi, in grandi lavori a Venezia, nel Veneto, Lombardia, Piemonte.
Tra i suoi capolavori i cicli affrescati per il Duomo di Monza, per il Santuario della Consolata e per Palazzo Barolo a Torino, per Palazzo Clerici e Palazzo Dugnani a Milano, Villa Vendramin Calergi a Fiesso Umbertiano, Villa Albrizzi a Preganziol, Villa Raimondi a Birago di Lentate e Visconti-Citterio a Brignano d’Adda, le Chiese veneziane dei Santi Giovanni e Paolo e di San Nicolò ai Tolentini, Ca’ Sceriman e Ca’ Rezzonico, sempre a Venezia, sino al suo capolavoro assoluto, l’imponente ciclo per il Santuario di Vicoforte, più di 5 mila metri quadri di finissimo affresco per la cupola ellittica più grande del mondo. l’affresco più grande mai dipinto, per dare immortalità al pantheon di Casa Savoia.

All’attività di frescante Bortoloni affiancò quella di grande autore di teleri, opere dove la necessità del racconto va di pari passo con una del tutto originale capacità interpretativa.

Per ovvi motivi è soprattutto questa importante produzione ad essere indagata dall’attesa mostra di Palazzo Roverella. Sono opere spesso studiate per la prima volta, attribuzioni inedite, tele mai svelate al pubblico e altre difficilmente visibili, opere che restituiscono a Bortoloni la fama, meritatissima, di cui godette al suo tempo, prima di trovarsi offuscato dalla magnificenza dell’arte tiepolesca.

In queste pale, Bortoloni si dimostra pittore dotato di estro e originalità. Sono composizioni impaginate in modo antiaccademico, ironico, talvolta irriverente, certamente in controtendenza rispetto alla pittura religiosa dell’epoca. La tela con San Tommaso di Villanova dell’Accademia dei Concordi rappresenta in questo senso uno degli esiti più alti: Bortoloni segna infatti il superamento della tradizione tardo seicentesca sorprendentemente in anticipo rispetto anche al grande Tiepolo e, come dimostrano i due teleri con l’Adorazione dei Magi e dei Pastori di Fratta Polesine (RO), in piena consonanza con le innovazioni del Pittoni e del Ricci.

Ciò che in mostra fisicamente non può esserci, ovvero i grandi cicli affrescati, vi compare in versione multimediale. La mostra si avvale infatti di un sistema integrato di tecnologie e apparati multimediali che esaltano la piacevolezza e l’interattività della fruizione: il visitatore avrà infatti modo di esplorare gli spazi e i contenuti espositivi in modo estremamente accattivante grazie all’utilizzo di tour e ricostruzioni virtuali, proiezioni 360°, installazioni multimediali con postazioni touch screen, integrandosi e arricchendo non solo le esistenti ambientazioni scenografiche e gli apparati museali ma anche dando la possibilità di collegamenti visuali e tematici a contenuti che non sono fisicamente esposti, nonché a illustrare con completezza il valore del progetto di valorizzazione culturale del territorio.

La mostra pone particolare attenzione anche ai visitatori sordi e non vedenti: sono stati infatti predisposti servizi ad hoc, con visite guidate con il linguaggio dei segni e una presentazione in braille per non vedenti con contenuti tratti dal catalogo.


Info:
BORTOLONI PIAZZETTA TIEPOLO: IL ‘700 VENETO, dal 30 gennaio 2010 al 13 giugno 2010
Rovigo, Pinacoteca di Palazzo Roverella, via Laurenti 8/10
Pinacoteca di Palazzo Roverella
Tel. 0425 460093. Cell. 348 3964685;
Comitato Scientifico: Marisa Elisa Avagnina; Caterina Bon Valsassina; Marina Dell’Omo; Fabrizio Magani; Paola Marini; Giuseppe Pavanello; Giandomenico Romanelli; Leobaldo Traniello
Catalogo: Silvana Editoriale
Segreteria organizzativa: Anonima Talenti
Coordinamento Generale: Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo – Area Comunicazione e Relazioni Esterne.

Link: http://www.palazzoroverella.com

Email: info@palazzoroverella.com

Fonte:Exibart

TORINO. ARCHEOLOGIA IMMAGINATA di Giorgio Giorgi.

Dal 15 gennaio al 7 febbraio 2010

Mirafiori Galerie presenta al pubblico la mostra Archeologia Immaginata, un tuffo nel mistero di nuovi mondi e antiche civiltà attraverso le opere di Giorgio Giorgi.

L’artista, appassionato studioso di archeologia, presenta una selezione di venti opere realizzate tra il 2007 e il 2009 con una particolare tecnica compositiva: le tele, inizialmente ricoperte da uno strato in pomice di Lipari, vengono poi incise e infine dipinte con colori acrilici e ad olio.
Ideogrammi, graffiti e simboli sono i soggetti che abitano le opere di Giorgi che possono essere non soltanto osservate, ma anche toccate dal pubblico: una scelta che sottolinea la volontà di cogliere e trasmettere il senso profondo della vita, dei segni tramandati da antichi popoli, di un’interiore visione del mondo.
Ricerche e approfondimenti hanno condotto l’artista alla scoperta di una nuova materia su cui ha tracciato i segni di colate vulcaniche, i resti di un muro scrostato, le pietre di palazzi distrutti dal tempo, creando così una visione d’insieme mai scontata e ricca di una grande forza espressiva.
Ogni quadro diventa così un “reperto”, un frammento da analizzare, un iniziale segnale da interpretare per rievocare lontani riti, misteri e magie di civiltà sepolte.
Linea, colore, composizioni geometriche, angoscia esistenziale e spiritualità, genti andine e azteche, formano la complessa, anche se nitidamente delineata, stagione di Giorgi che stabilisce un rapporto diretto tra pittura e realtà d’oggi, tra reperti e umanità, tra sogno e archeologia immaginata.”
Angelo Mistrangelo.

GIORGIO GIORGI
Nasce a Torino dove vive e lavora; formatosi all’Istituto di Arti grafiche Paravia inizia la sua attività artistica nel 1968. Ha partecipato a concorsi e mostre collettive internazionali a Parigi, Tokyo, Hong Kong, Ciudad del Mexico e Toronto e ha allestito numerose mostre personali a Torino e sul territorio nazionale.

Info:
Archeologia immaginata – Mirafiori Galerie – Mirafiori Motor Village
Piazza Cattaneo 9, Torino
Dal lunedi al sabato: 9.00-19.30 orario continuato
Domenica 9.30-13.00 / 15.00-19.30.

Link: http://www.mirafiorimotorvillage.it

ISTAMBUL. Venezia e Istambul in epoca Ottomana.

Istanbul, Museo Sakip Sabanci, fino al 28 febbraio 2010.

Organizzata in occasione della visita di Stato in Turchia del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la mostra si inserisce nelle celebrazioni per “Istanbul 2010, Capitale Europea della Cultura” e si realizza grazie alla collaborazione tra la Fondazione Musei Civici di Venezia e il Museo Sakip Sabanci di Istanbul, con il patrocinio e il finanziamento del Ministero degli Affari Esteri/ Direzione Generale per la Promozione e la Cooperazione Culturale e il coordinamento dell’Istituto Italiano di Cultura di Istanbul.

Curata da Giampiero Bellingeri, Nazan Ölçer e Giandomenico Romanelli, con il coordinamento di Camillo Tonini, è articolata in sezioni e presenta oltre centosettanta opere, attraverso le quali si ripercorrono i rapporti e gli scambi culturali tra le due civiltà dal XV al XX secolo.

Di queste, centoventisei provengono dalle collezioni dei Musei Civici Veneziani (Museo Correr, Biblioteca e  Gabinetto Stampe e Disegni, Museo di Palazzo Mocenigo-Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume, Ca’ Pesaro-Galleria Internazionale d’Arte Moderna, Museo Fortuny e Palazzo Ducale) e quarantacinque dai musei di Istanbul (Topkapi, Pera, Yapi Kredi “Vedat Nedim Tör” e Opere Turche e Islamiche).

Si tratta di incontri e intrecci, non esaustivi in sé, ma scelti per il loro valore emblematico, avvenuti in circostanze storiche delle quali si sottolineano le caratteristiche e il contesto.

Catalogo Electa (bilingue, turco e italiano) a cura di Giampiero Bellingeri e Nazan Ölçer.

La mostra è stata inaugurata al Museo Sakip Sabanci di Istanbul dal Ministro degli Affari Esteri italiano, On. Franco Frattini e da quello turco, H.E. Ahmet Davutoğlu.

E’ un lungo, differenziato periodo, quello ottomano, rappresentato dai materiali esposti costituiti da: libri e manoscritti (trattati veneziani di storia e letteratura ottomana, quali “Historia universale dell’Imperio dei Turchi” di Francesco Sansovino, “La letteratura turca” di G.B. Donà e di G.B. Toderini), dipinti con ritratti e vedute (Gentile Bellini, C. Vecellio, P. Liberi, B. Castelli, I. Caffi), disegni geografici (C. Buondelmonti, G..B. Agnese, Piri Reis, G. Rossini), stampe, maioliche, vetri (lampade da moschea prodotte a Venezia), cuoi lavorati (“cuoridoro”), strumenti musicali ottomani dalla collezione di Francesco Morosini, medaglie (Maometto II di Gentile Bellini) e monete (zecchini con contromarca ottomana), tappeti, stoffe (Collezione M. Fortuny) e abiti che documentano i continui sforzi di approfondimento della conoscenza dell’altra parte, intercorsi tra le due potenze confinanti.

Al centro è prevalentemente la valorizzazione del ruolo culturale di Istanbul, così come si manifesta nei suoi riflessi in Laguna e in sintonia con il tema delle celebrazioni del 2010.