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BENEVAGIENNA (Cn). De Rerum Natura di Gianna Tuninetti.

A Bene Vagienna, domenica 3 luglio 2011 alle ore 11, negli splendidi saloni di Palazzo Lucerna di Rorà già degli Oreglia di Novello si inaugura la mostra d’arte:
Gianna Tuninetti “De Rerum Natura”. Centoventi acquerelli per raccontare i fiori d’Italia dall’Impero romano ai giorni nostri.
La mostra proseguirà fino al 25 settembre, il Sabato e nei giorni festivi h. 10,30 – 12,30/15,30 – 18,00.
Le opere di Gianna Tuninetti presentate in questa mostra sono scampoli di natura già cantati, due millenni fa, dal sommo poeta Virgilio che nelle sue opere (Bucoliche Georgiche, Eneide) ricorda 149 nomi di piante. Molte le troviamo rappresentate anche negli incantati mosaici delle ville romane, capolavori capaci di unire la seduzione dell’arte al mistero storia. Ma sono anche suggerimenti offerti dalla quotidianità, un tempo come oggi, ed evocati nelle nostre terre dalle testimonianze di quel mondo romano che ha lasciato, anche in Piemonte, memorie di straordinaria suggestione.
Suggestioni e suggerimenti che Gianna Tuninetti ha voluto raccogliere dando vita ad una serie di acquarelli che ritraggono fiori e frutti della nostra storia, delle nostre antiche radici.
Altri colori, altri fiori, altri frutti,ugualmente in esposizione saranno quelli che Tuninetti ama definire, con una certa ironia: “ospiti illustri” “immigrati” “amici invadenti” “turisti per caso” “clandestini” ed “ infiltrati”. A ben guardare, suggerisce l’Artista torinese, anche nel mondo botanico si formano le stesse dinamiche “degli umani”.
Chiarisce Gianna Tuninetti: “mi piace accostare agli “ospiti illustri“ quei fiori rari e un po’ pretenziosetti che vivono in serra, patiscono sbalzi di temperatura, vanno curati e vezzeggiati.
Gli immigrati: fiori che immaginiamo sul nostro territorio da sempre e invece sono arrivati a noi bottino di terre conquistate a partire dall’Antica Roma, molti dall’Oriente, moltissimi dall’ America. E, in qualche caso, i nuovi arrivati, ci si son trovati così bene, a casa nostra, dal diventare invasivi e, proprio come certi amici un po’ impiccioni, non li schiodi più .
E’ il vento, è un uccello migratore, sono pollini posati su legna di foreste lontane, sono granelli attaccati alle ruote dei mezzi d’autotrasporto, in giro per il mondo, a portarci del tutto inconsapevolmente, nuovi petali, nuove forme, nuovi profumi.”
Gianna Tuninetti questi fiori, li studia, li ama e ce li offre in grandi e minime composizioni, solitari e silenziosi oppure riuniti in prorompenti, fantasiosi, squillanti bouquets.
Ogni fiore, ogni foglia, ogni frutto ha una sua personalità, una sua anima una sua storia, e Gianna Tuninetti riesce a raccontarcelo attraverso i suoi splendidi acquarelli.
Durante il periodo espositivo saranno anche organizzate conferenze, incontri e altre iniziative inerenti i temi della mostra.

In allegato, invito alla mostra, vai>>>

Info:
Gianna Tuninetti 011 8177194

Testo critico di Jenny Dogliani
Il fiore, eco delle simmetriche e armoniose geometrie del cosmo, racchiude nella sua natura effimera e delicata il mistero della transitorietà dell’esistenza.
Con la sua bellezza semplice e straordinaria esso ammalia da sempre artisti, scienziati e poeti, che sin dall’antichità vi hanno riconosciuto proprietà officinali, significati simbolici e un’incredibile varietà di forme e colori. Così sono nati miti, leggende, tavole botaniche e un vero e proprio genere pittorico che, al pari del ritratto o della pittura sacra, si è sviluppato dal XVI secolo ai giorni nostri.
È questa la tradizione figurativa e letteraria nella quale va collocata l’opera di Gianna Tuninetti, il cui sguardo, nuovo e profondamente contemporaneo, accoglie e rielabora tutte le componenti estetiche e culturali di tale tradizione.
La pastosità dell’olio che imperava nelle nature morte e nelle tele a soggetto floreale dell’Europa dei secoli scorsi cede il passo alle leggere trasparenze dell’acquerello, steso direttamente sulla carta. La resa accurata dei dettagli, propria delle stampe fitologiche secentesche, sfocia in eleganti accumulazioni dallo spessore e l’equilibrio compositivo tipicamente pittorici, a cui nulla toglie la voluta omissione del contesto e dello sfondo.
Nella sua ricca produzione l’artista torinese raffigura fiori, frutti e piante erbacee, sempre dal vero e in seguito ad accurate ricerche. A colpirne l’immaginario sono, inoltre, evoluzione, contaminazioni e origine delle specie selezionate, in grado di raccontare, insieme alle passioni umane, la storia, i passaggi e le conquiste delle varie civiltà che si sono succedute nel nostro territorio.

Bouquet, ramoscelli e singoli esemplari s’intrecciano in suggestive coreografie, che guidano l’occhio in un vorticoso susseguirsi di accensioni cromatiche, morbide pennellate e linee sinuose. Con eleganza e abilità Gianna Tuninetti restituisce l’impalpabile consistenza del papavero. Rari e lunghi steli abbracciati da foglie frastagliate si piegano lievemente al peso della corolla. I petali dal rosso luminoso e delicato oscillano disegnando una brezza sottile che li spinge nell’oblio della pagina bianca: luce assoluta che tutto contiene e tutto cancella.
Una scelta cromatica più intensa e decisa caratterizza le rose, dischiuse in sensuali e abbondanti fioriture che sottolineano il lato voluttuoso e carnale della loro seducente bellezza e, anche, le voluminose infiorescenze che sgorgano come piccole lacrime violacee e rosso cupo nel timido giacinto o che si raccolgono a formare sontuose corone nella nobile e imponente ortensia.
L’indiscussa capacità tecnica di Gianna Tuninetti emerge con tutta la sua forza nelle raffinate e impercettibili sfumature del bianco su bianco, con cui riesce a restituire alla carta l’evanescente candore di camelie, margherite e biancospini immersi nella luminosità primaverile, senza dimenticare il tocco leggero con cui l’autrice rappresenta il fugace splendore dell’ibisco, l’ipnotica fioritura dell’iris o le meravigliose sembianze di molte altre varianti.
Violette e gladioli di campo, fiordalisi, fragoline selvatiche, lavanda e rovi s’intersecano con ritmi serrati. Sono caleidoscopiche e brillanti successioni di colori che rendono omaggio silenzioso al fragoroso sbocciare della primavera, mentre cromie fredde, lievi sfumature e linee rarefatte di cardi, licheni ed elicrisi evocano la gelida coltre invernale e le forme che in essa sopravvivono.
Quello di Gianna Tuninetti è dunque uno sguardo che ha radici profonde e non cede alle lusinghe dello spettacolare, del superficiale e del tutto subito. Il suo è un approccio poetico all’arte e al mondo, un approccio che si nutre dei tempi lenti propri della pittura e dei ritmi naturali. È quanto emerge, ancora, dai profumi, le fragranze e la viscosità che si ha l’illusione di percepire nelle raffigurazioni di funghi, bacche, bulbi e frutti: silenti testimoni delle transizioni della fioritura e dello scorrere delle stagioni.
In un mondo frenetico, virtuale e ipertecnologico in cui la natura e la sua rappresentazione pittorica sembrano, sempre più spesso, un vezzoso anacronismo, l’artista compie una scelta coraggiosa e controtendenza, che sottolinea la sua piena autonomia e dignità artistica.
Il suo è un gesto discreto e silenzioso. Esso dà l’impressione che i fiori si siano adagiati sul foglio cascando lentamente dall’alto, trasportati da un alito di vento e che una volta sistematisi lì, ne siano evaporate tutte le sostanze organiche lasciando, soltanto, luce e colore. Così, alla fine di questo volo, il fiore sfugge per sempre alla morsa della morte ed entra in una dimensione puramente estetica. Colto nel momento del suo massimo splendore o nell’istante in cui un petalo si stacca avviandone il declino, ciò che resta è la sua immagine, immobile ed eterna come l’arte più elevata.

Jenny Dogliani

Link: http://www.giannatuninetti.it

Email: gianna.tuninetti@alice.it

Allegato: invito De rerum natura.pdf

ORTA SAN GIULIO (No). Canaletto e i vedutisti. L’incanto dell’acqua.

L’esposizione, curata da Lorenza Tonani, patrocinata e sostenuta da Regione Piemonte, Provincia di Novara, Comune di Orta, ideata e prodotta da Alef – Cultural Project Management di Milano e organizzata in collaborazione con Operaprima, responsabile dell’organizzazione degli eventi di Palazzo Penotti Ubertini, presenta trenta opere di Canaletto e dei maestri della veduta, tra cui Gaspare Van Wittel, Luca Carlevarijs, Francesco Guardi, Francesco Albotto, fino agli epigoni ottocenteschi del genere, quali Luigi Steffani e Giuseppe Borsato.
Il percorso allestito in Palazzo Penotti Ubertini ruota intorno ad un prezioso nucleo di 7 disegni di Canaletto, di proprietà della Galleria nazionale d’arte antica di Trieste, che provengono da un album smembrato e confluito in parte a Trieste, in parte alle Gallerie dell’Accademia e in parte alla Fondazione Cini di Venezia: si tratta di fogli non esposti al pubblico, ragione che rende ancora più eccezionale la loro proposta in mostra.
Attorno al corpus grafico, che si pregia anche di qualche rara acquaforte del Maestro, sono raccolti dipinti dell’artista e lavori degli altri vedutisti, accanto ai quali s’incontreranno opere che segnalano la fortuna del genere di veduta anche nell’Ottocento, concesse in prestito dal Museo storico del Castello di Miramare di Trieste.
I dipinti riportano alle atmosfere eleganti, alle architetture maestose, agli scorci dell’insula felix, la Venezia settecentesca, meta privilegiata del Grand Tour.
Proprio i vedutisti resero possibile la diffusione del mito della città lagunare in Europa e in particolare in Inghilterra, dove il mercato accolse con entusiasmo questo genere artistico, dando origine a una grande fortuna che proseguì anche nell’Ottocento.
Il mito della Serenissima trionfò nel XVIII secolo quando il viaggio di istruzione fu codificato; Venezia divenne una sua tappa irrinunciabile, e il lavoro dei vedutisti molto ricercato per fornire ai viaggiatori, importanti reliquie da riportare in patria come testimonianza di un’esperienza di vita unica.

Info:
Orta San Giulio (NO), Palazzo Penotti Ubertini (via Caire Albertoletti, 31), fino al 18 settembre 2011
Orari: lunedì – domenica: 10.30 – 19.30 ; venerdì e sabato: apertura fino alle 22.00;
l’accesso in mostra è consentito fino a mezz’ora prima dell’orario di chiusura.
Biglietti: intero: € 7.00; ridotto convenzionati: € 6,00; ridotto: € 5.00
Catalogo: Silvana editoriale (www.silvanaeditoriale.it)
Direzione Palazzo Penotti Ubertini
Operaprima Associazione culturale: www.associazioneoperaprima.it; www.palazzoubertini.com
Ideazione e produzione mostra: Alef – cultural project management; www.alefcultural.cominfo@alefcultural.com
Organizzazione: Alef – cultural project management in collaborazione con Operaprima Associazione culturale.
Prenotazioni: info@canalettoaorta.com
infoline dal lunedì al venerdì: +39 0322- 905583 I dalle 10.00 alle 13.00; +39 02- 45496873 I dalle 14.30 alle 18.30.

VENARIA REALE (To). La bella Italia. Arte ed identità delle città capitali.

Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria, fino all’11 settembre 2011
Torino, Firenze, Roma, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Parma, Modena, Napoli e Palermo: ognuna delle principali “capitali culturali” preunitarie è stata ed è in diverso modo rappresentativa dei differenti destini e delle particolari identità delle corti e delle città italiane.
Chiunque abbia anche solo sfogliato un manuale di storia o di storia dell’arte sa che tali città hanno conosciuto vicende antiche e gloriose, ognuna segnata da specifici caratteri distintivi che hanno poi contribuito alla formazione culturale e artistica nazionale.
Alla vigilia del 1861 si erano date un’auto-rappresentazione che univa vicende storiche, fenomeni letterari ed artistici, temperamenti dei popoli, destini, attese e speranze che sarebbero poi scaturiti all’appuntamento dell’Unità nazionale.
La mostra, allestita alle Scuderie Juvarriane della Reggia di Venaria, vuole dare immagine alle Italie che la Storia chiamò a diventare Italia. Il nostro è il Paese delle “differenze”. Oggi, nel tempo della globalizzazione, ci accorgiamo che le “differenze” sono una ricchezza, un moltiplicatore di energie, di suggestioni, di risorse.
La mostra ci porta indietro nel tempo a rappresentare l’orgogliosa consapevolezza delle “differenze” che i popoli d’Italia avevano di se stessi alla vigilia del 1861.
Oltre 350 opere d’arte provenienti dai musei d’Italia, del mondo nonché da collezioni private racconteranno alla Venaria Reale l’identità delle principali ‘capitali culturali’ italiane, viste da grandi artisti che hanno fatto la storia: Giotto, Beato Angelico, Donatello, Botticelli, Leonardo, Michelangelo, Raffaello, Correggio, Bronzino, Tiziano, Veronese, Caravaggio, Rubens, Tiepolo, Canova, Hayez e tanti altri.
Ogni capitale è inoltre rappresentata da documenti e oggetti “identitari”, in grado cioè di significare e di ricostruirne il profilo storico e i termini delle autorappresentazioni.

LA VENARIA REALE, LA REGGIA D’ITALIA
Insieme alle Officine Grandi Riparazioni, sede di Esperienza Italia è la Reggia di Venaria, a pochi chilometri da Torino, capolavoro dell’architettura barocca internazionale costruito nel Seicento e Settecento come residenza di piacere e di caccia dei Savoia, la dinastia che regnò in Italia dopo l’unificazione.
La Venaria Reale fu progettata dai più grandi architetti del Barocco, tra i quali Amedeo di Castellamonte e Filippo Juvarra, e nel corso dei secoli venne ampliata fino a presentarsi come uno straordinario unicum ambientale-architettonico che include l’attuale centro storico, la Reggia, i Giardini e il vicino Parco La Mandria.
Dopo l’occupazione napoleonica, per Venaria iniziò una fase di lungo abbandono. A partire dal 1998, il complesso ha costituito il più grande cantiere di restauro d’Europa e ha finalmente aperto al pubblico nel 2007, attestandosi poi fra i cinque beni culturali più visitati d’Italia.
Il progetto di recupero nel 2011 sarà a regime, regalando così ai turisti ulteriori spazi di visita con proposte molteplici tra eccellenze dell’arte, della moda, del genio, del paesaggio e del gusto italiani: per scoprire gli 80.000 metri quadrati della Reggia e i 50 ettari di Giardini con itinerari tematici per visitatori singoli, gruppi organizzati, scuole di ogni ordine e grado; visitare nelle imponenti Scuderie Juvarriane le mostre La bella Italia. Arte e identità delle città capitali e Leonardo. Il genio e il mito, e la mostra Moda in Italia. 150 anni di eleganza nelle suggestive Sale delle Arti; e, infine, nell’incantevole cornice del Parco Basso, immergersi Potager Royal, il più grande d’Italia lasciandosi poi tentare, nella Galleria Grande della Reggia, dalle Cene Regali preparate dai migliori chef della cucina italiana.

UDINE. Il Giovane Tiepolo: alla scoperta della luce.

Dal 4 giugno al 4 dicembre 2011.
Si può dire che Udine sia stata, dopo Venezia, la seconda patria di Giambattista Tiepolo: infatti è Udine la prima città di terraferma nella quale, non ancora trentenne, ottiene importanti commissioni e che gli schiude le porte al successo europeo.
Arriva a Udine nel 1725, su invito del patriarca Dionisio Dolfin, per decorare il suo palazzo, appena ristrutturato. Il primo affresco che esegue è il soffitto dello scalone, con La caduta degli Angeli ribelli, per passare poi alla decorazione della Cappella del Sacramento del Duomo.
Quando arriva a Udine, Tiepolo è ancora legato alla pittura accademica, ma qui trova un ambiente particolarmente favorevole, che, diversamente da quello veneziano saturo di artisti e di rivalità, è caratterizzato da una committenza forse più “ruspante” ma certamente più aperta, che gli consente anche nuove sperimentazioni.
Il momento più importante è il ciclo degli affreschi della “Galleria” nel Palazzo Patriarcale: è il suo primo importante intervento pittorico su larga scala, quello in cui riesce a svincolarsi definitivamente dalla tradizione barocca, per elaborare un linguaggio autonomo e originale. Qui, con la collaborazione del suo quadraturista di fiducia, Gerolamo Mengozzi-Colonna, affresca scene della Genesi: Il sogno di Giacobbe; Il sacrificio di Isacco; Agar nel deserto; Rachele nasconde gli idoli; Abramo e gli Angeli;  Sara e l’Angelo, affreschi nei quali, nonostante qualche reminiscenza ancora barocca, il clima è confidenziale: ambientato in una cornice rurale tipicamente friulana, caratterizzata da un cielo azzurro percorso da nubi rosate, con gli alberi appena potati, su uno sfondo di colline e montagne. Il tono colloquiale è accentuato, in Rachele nasconde gli idoli, dal suo autoritratto nelle vesti di Giacobbe e dal ritratto della moglie, Cecilia Guardi, nel ruolo di Rachele.

Le innovazioni messe a frutto nella Galleria trovano la loro naturale manifestazione nella Sala Rossa, con il gigantesco Giudizio di Salomone (350×650).
Con la Sala Rossa si conclude il programma decorativo del Palazzo Patriarcale, ma non cessa l’attività del Tiepolo a Udine: oltre alla Cappella del Sacramento nel Duomo, realizzerà anche gli affreschi del Castello, due dipinti in Palazzo Caiselli, le due tele per la Chiesa dei Filippini; il clamoroso e rivoluzionario Consilium in arena, per ricordare e celebrare un momento importante per la nobiltà udinese, che aveva ottenuto (faticosamente) di essere iscritta, come la nobiltà veneziana, nell’Ordine di Malta, e la decorazione della Chiesa della Purità, con la collaborazione del figlio Giandomenico.
 
LE GIORNATE DEL TIEPOLO
Nella nuova edizione delle Giornate del Tiepolo, Udine si lascia guidare dal suo pittore attraverso un viaggio alla scoperta di una pittura costruita dalla luce.
Nella mostra sono esposte opere provenienti dai musei di Venezia, Milano, Torino e da alcune delle più importanti collezioni pubbliche e private internazionali che testimoniano il percorso formativo del pittore precedente al 1726.
Il visitatore, inoltre, può seguire le tracce che Giambattista Tiepolo (1696 – 1770) e suo figlio Giandomenico (1727 – 1804), lasciarono in una città che amavano e che li amava: lo stupendo ciclo di affreschi del Palazzo Diocesano, i lavori giovanili in Duomo, quell’opera d’arte totale che è l’Oratorio della Purità e gli altri disegni e dipinti conservati nei civici Musei del Castello.
Dal 4 giugno la città si immerge nell’atmosfera tiepolesca Con la mostra ‘Il Giovane Tiepolo: alla scoperta della luce‘, ma anche con concerti di musica barocca e proposte enogastronomiche a tema.
Una manifestazione a tutto campo che faccia assaporare , unendo immagini e suoni, quella gioia dei sensi che è una delle maggiori eredità della civiltà barocca settecentesca.

Info:
Civici Musei di udine, da martedì a domenica h. 10,30 – 19,00 (fino al 30 settembre), h. 10,30 – 17,00 (dal 1 ottobre al 4 dicembre). Lunedì chiuso.
Biglietto: € 8, ridotto € 5, scuole € 2; per mostra in Castello, con Museo Diocesano e Gallerie del Tiepolo, € 10.
Tel. 0432271591.

Link: http://www.udinecultura.it

ROMA. Marta Czok.

I dipinti esposti ricostruiscono la recente ricerca dell’artista di origini polacche. A partire dai dipinti ‘narrativi’ dove l’artista era solita descrivere scene di vita quotidiana all’interno di case aperte come teatri urbani, fino alla nuova produzione che, nel continuo evolvere di una tecnica sempre più tesa a privilegiare il segno della grafite alla matericità dell’olio, indaga la rappresentazione dell’uomo di oggi con le sue paure e le sue aspirazioni oltre ai suoi lati meno nobili.
Slawka G. Scarso, curatrice della mostra insieme a Francesco Ciaffi, nella presentazione della recente personale di Marta Czok presso gli spazi del Palazzo dei Papi di Viterbo, sottolinea che ‘Lasciate le città nelle quali gli interni di casa sovraffollati si aprivano davanti allo spettatore come case di bambole, il dualismo di Marta Czok è oggi fato di dettagli e campi vuoti, dell’urgenza di dire tutto, nei minimi particolari, e in quel respiro che si concede il narratore, per riprendere fiato, ma che, soprattutto, viene concesso allo spettatore, per immagazzinare il messaggio appena ascoltato, per dargli il tempo di domandarsi: e io che ne penso? Per dargli la possibilità di riflettere non tanto sull’opera in sé, sulla sua estetica, quanto sul suo denso contenuto […]’.

Info:
La mostra, che si compone di 25 opere, è visibile fino al 21 maggio 2011, presso  Edarcom Europa Galleria d’Arte Contemporanea – Roma, Via Macedonia, 12/16 – tel. 06.7802620
Orari di apertura: dal lunedì al sabato 10,30/13,00 e 15,30/19,30
Biglietto: ingresso libero

Link: http://www.edarcom.it