Archivi categoria: Mostre

ROMA. Marta Czok.

I dipinti esposti ricostruiscono la recente ricerca dell’artista di origini polacche. A partire dai dipinti ‘narrativi’ dove l’artista era solita descrivere scene di vita quotidiana all’interno di case aperte come teatri urbani, fino alla nuova produzione che, nel continuo evolvere di una tecnica sempre più tesa a privilegiare il segno della grafite alla matericità dell’olio, indaga la rappresentazione dell’uomo di oggi con le sue paure e le sue aspirazioni oltre ai suoi lati meno nobili.
Slawka G. Scarso, curatrice della mostra insieme a Francesco Ciaffi, nella presentazione della recente personale di Marta Czok presso gli spazi del Palazzo dei Papi di Viterbo, sottolinea che ‘Lasciate le città nelle quali gli interni di casa sovraffollati si aprivano davanti allo spettatore come case di bambole, il dualismo di Marta Czok è oggi fato di dettagli e campi vuoti, dell’urgenza di dire tutto, nei minimi particolari, e in quel respiro che si concede il narratore, per riprendere fiato, ma che, soprattutto, viene concesso allo spettatore, per immagazzinare il messaggio appena ascoltato, per dargli il tempo di domandarsi: e io che ne penso? Per dargli la possibilità di riflettere non tanto sull’opera in sé, sulla sua estetica, quanto sul suo denso contenuto […]’.

Info:
La mostra, che si compone di 25 opere, è visibile fino al 21 maggio 2011, presso  Edarcom Europa Galleria d’Arte Contemporanea – Roma, Via Macedonia, 12/16 – tel. 06.7802620
Orari di apertura: dal lunedì al sabato 10,30/13,00 e 15,30/19,30
Biglietto: ingresso libero

Link: http://www.edarcom.it

CASTELFIORENTINO (Fi). Benozzo Gozzoli e Cosimo Rosselli nelle terre di Castelfiorentino. Pittura devozionale in Valdelsa.

La mostra «Benozzo Gozzoli e Cosimo Rosselli nelle terre di Castelfiorentino. Pittura devozionale in Valdelsa» a cura di Serena Nocentini e Anna Padoa Rizzo, apertasi il primo maggio (sino al 31 luglio) nel Be.Go. Museo Benozzo Gozzoli rientra nell’ambito dell’iniziativa «La città degli Uffizi», voluta da Antonio Natali per promuovere realtà museali «minori» attraverso il prestito di opere conservate nei depositi degli Uffizi.
Nel nuovo museo dedicato al pittore sono conservati i tabernacoli con la «Visitazione» e la «Madonna della Tosse» affrescati da Benozzo Gozzoli fra il 1484 e il 1491, attorno ai quali ruotano le 14 opere esposte, dalla tavola del Beato Angelico, proveniente dai Musei Vaticani, ai dipinti di Cosimo Rosselli e di Benozzo Gozzoli da Assisi, Vicchio e Città di Castello, insieme ad altri meno noti ma di notevole interesse: pale appartenenti a oratori e pievi, e dipinti conservati nei musei della Valdelsa senese, commissionate da conventi fondati da importanti ordini religiosi, confraternite locali, piccole comunità di devoti e famiglie facoltose.

Tra queste le opere eseguite da Benozzo dopo il 1463, quando si trasferisce da Firenze (dove era scoppiata la peste) a San Gimignano.
Varie le iniziative di valorizzazione del patrimonio artistico e paesaggistico.

Autore: Laura Lombardi

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line

CATANZARO. BerlinOttanta. Pittura irruente.

Qual era la situazione artistica berlinese nel decennio che si concluse il 9 novembre 1989 con l’abbattimento del Muro di Berlino e la «fusione» tra Ovest ed Est della Germania e la conseguente scomparsa della Cortina di Ferro?
Lo indaga la rassegna «BerlinOttanta. Pittura irruente» appena inaugurata al Marca (sino al 9 ottobre, a cura di Alberto Fiz, catalogo Electa).
Una selezione di 70 opere di grandi pittori, insieme ad altri meno noti (Georg Baselitz, Rainer Fetting, Karl Horst Hödicke, Bernd Koberling, Markus Lüpertz, Helmut Middendorf, Salomè, Bernd Zimmer) provenienti da istituzioni e raccolte pubbliche e private italiane e straniere permette di ricostruire in particolare l’attività di Fetting, Middendorf, Salomè e Zimmer che nel 1977 avevano aperto la Galerie am Mortizplatz, uno spazio autogestito da cui sono uscite alcune delle sperimentazioni pittoriche più interessanti per l’epoca: approccio molto sensibile alla realtà quotidiana, soprattutto al mondo dei media, della cultura punk e della musica rock, insieme ai richiami per la pittura espressionista tedesca.
I tedeschi, insieme all’Italia dove tra il 1979 e il 1980 Achille Bonito Oliva illustra la Transavanguardia italiana a cui gli autori esposti al Marca qualcosa devono, sviluppano una nuova attenzione per la pittura e il loro tempo: «Non eravamo pittori punk, dissero i “Moritz boys”, ma certamente la musica risuonava ovunque nelle nostre opere. Eravamo sempre nei luoghi dove accadevano eventi eccitanti».
Una delle sezioni più interessanti della mostra è quella curata da Andrea La Porta che ha scelto 20 rari cortometraggi sperimentali di Middendorf e alcuni video e film di Julian Rosedeldt, Alva Noto e Ryuichi Sakamoto.
«Il titolo pittura irruente, spiega Alberto Fiz, prende spunto dalla mostra del 1980 “Heftige Malerei” con cui i berlinesi si presentarono ed è una definizione di poetica. Insieme ai pittori italiani della Transavanguardia, i tedeschi passano da una dimensione ideologica a una soggettiva».
L’allestimento della rassegna, al primo piano e nel seminterrato appare un poco «squilibrato»: alle sale con splendide opere della prima parte della rassegna («Die Domenkronung» 1983 e «Grun tiger» 1989 insieme ai cortometraggi di  Middendorf su tutti) non corrisponde una bilanciata esposizione nella seconda parte.

Info: tel. 0961746797.

Autore: Stefano Luppi

Link: http://www.museomarca.com

Fonte:Il Giornale dell’Arte on line

MAMIANO DI TRAVERSETOLO (Pr). La follia del genio.

La Fondazione Magnani Rocca dedica sino al 26 giugno la mostra intitolata «La follia del genio» al pittore e scultore Antonio Ligabue (Zurigo, 1899-Gualtieri, Reggio Emilia, 1965).
L’ampia antologica, composta da 150 opere, spazia dai celebri oli raffiguranti animali ai disegni e alle incisioni, fino ad alcune fragili sculture realizzate in argilla, materia che l’autore masticava per renderla più malleabile.
Lungo il percorso si individuano i maggiori soggetti raffigurati dal pittore che, ricorda Vittorio Sgarbi in catalogo, è caratterizzato da «assoluta istintività, nella sua arcaica complicità con la natura» e predilige un bestiario inserito in un teatro di violenza implacabile: questo sia per quanto riguarda le fiere esotiche e feroci sia per gli animali domestici dipinti continuativamente dalla fine della seconda guerra mondiale sino alla morte, anche se in mostra figura qualche esempio degli anni Venti e Trenta, quando Ligabue mette in scena un primitivismo più incerto.
L’appuntamento è curato da Augusto Agosta Tota ed è realizzato in collaborazione con Comune di Parma, Comune di Traversetolo e Centro Studi & Archivio Antonio Ligabue e il contributo di Fondazione Cariparma e Cariparma Crédit Agricole.

Autore:

Fonte: Il Giornale dell’Arte numero 308, aprile 2011

 

Autore: Stefano Luppi

Fonte:Il Giornale dell’Arte

ROMA. I capolavori dello Städel.

Arrivano per la prima volta in Italia, al Palazzo delle Esposizioni dal primo aprile al 17 luglio, 100 capolavori dello Städel Museum di Francoforte, una delle più prestigiose istituzioni europee d’arte antica e moderna, con una scelta curata da Felix Krämer e incentrata sulla produzione ottocentesca fino all’affermazione delle avanguardie storiche.
Il museo, istituito nel 1815 dal mercante e banchiere Johann Friederich Städel, ospita dal 1907 anche la Galleria civica e conta circa 2.700 dipinti, 600 sculture e oltre 100mila tra disegni e stampe datati dai primi del Trecento in poi.
La mostra propone quasi un manuale di storia dell’arte in un excursus stilistico-cronologico di sette tappe, una per ogni galleria che si affaccia sulla rotonda del palazzo piacentiniano.
Il punto di partenza è il celebre ritratto di «Goethe nella campagna romana» dipinto dall’amico Tischbein del 1786-87, vera icona del Grand Tour.
Seguono i Nazareni, pittori tedeschi attivi a Roma ai primi del secolo, le correnti romantiche e realiste, da Corot a Courbet, gli impressionisti francesi con opere come «La colazione» di Monet (1868) e «Musicisti d’orchestra» di Degas (1872), e poi Renoir, Van Gogh, Cézanne.
Ampio rilievo è dato al Simbolismo con Böcklin, Klinger, Ensor, Moreau, Munch e Redon, cui fanno eco le tele dei nabis Bonnard, Vallotton e Vuillard. Ben rappresentati gli espressionisti tedeschi di Die Brücke (Heckel e Nolde) e del Blaue Reiter (Jawlenskij e Marc).
A Max Beckmann è dedicata un’intera sala; Ernst, Klee e Picasso chiudono la mostra.

Autore: Federico Castelli Gattinara

Fonte:Il Giornale dell’Arte