Archivi categoria: Mostre

MILANO. Giovanni Bellini: dall’icona alla storia.

La mostra ruota intorno ad uno dei capolavori del Museo Poldi Pezzoli, l’Imago pietatis di Giovanni Bellini, sua opera giovanile con la quale egli si misura con il tema della Pietà, partendo dal modello bizantino.
Nel giro di pochi anni, tra la seconda metà degli anni Cinquanta e Sessanta del Quattrocento, l’artista compirà il passaggio dall’icona bizantina all’immagine pienamente rinascimentale-umanistica del Cristo in Pietà, come verrà rappresentato attraverso altre tre splendide opere provenienti da prestigiosi Musei italiani.
Dipinti di precursori ed epigoni di Bellini nel Museo Poldi Pezzoli verranno per l’occasione accostati a questo nucleo centrale, per far comprendere al pubblico l’impatto che l’artista veneto ebbe non solo sulla pittura contemporanea ma anche sul gusto e sul collezionismo delle diverse epoche.

Redattore: Antonella Corona

Info:
Milano, Museo Poldi Pezzoli, Via Manzoni 12, fino al 25 feb 2013
Telefono: 02796334 02794889
Fax: 0245473811
Costo del biglietto: 9,00 €; Riduzioni: 6,00 € ridotto; gratuito bambini fino ai 10 anni
Orario: da mer. a lun., dalle 10.00 alle 18.00 chiuso il martedì

Link: http://www.museopoldipezzoli.it

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

MURANO (Ve). Museo del Vetro Murano.

Il Museo del Vetro di Murano prosegue l’appassionante indagine dedicata alla celebre tecnica del vetro murrino e alle sue diverse declinazioni con due appuntamenti espositivi dedicati ai gioielli e alla murrina figurativa contemporanea nella storia e nelle creazioni di due importanti “dinastie” vetrarie muranesi: quella di Mario e Antonio Dei Rossi e quella dei Moretti. Entrambe le mostre, a cura di Chiara Squarcina, sono accompagnate da un numero della collana “Schegge di Vetro” (Fondazione Musei Civici di Venezia, 2012).

Mario Dei Rossi  – Antonio Dei Rossi, La murrina figurativa contemporanea (piano terra).
Al piano terra viene presentata la produzione storica di Mario e Antonio Dei Rossi, padre e figlio, che attraverso oltre duecentocinquanta tra murrine, gioielli e vasi, ci rivelano quell’incredibile mondo di forme e colori che una murrina può racchiudere in sé, nella cui realizzazione concorrono un processo tecnico complesso e – come in questo caso specifico – supportato da un’incredibile creatività e volontà di rinnovamento che dialoga anche con altre forme artistiche.
La mostra ma soprattutto rivela quanto la contemporaneità artistica e creativa si ritrovi in perfetta sintonia con la duttile matericità del vetro che racchiude in sé tutte le molteplici sfumature espressive per divenire un messaggio univoco di bellezza ed equilibrio.

Giusy Moretti. Gioielli. Le murrine (primo piano).
Un concetto che ritorna anche al primo piano del museo, dove Giusy Moretti presenta la propria collezione di murrine, aprendo così un’affascinante  sezione dedicata alla sua famiglia, i Moretti, e la loro storica attività consacrata all’invenzione e al perfezionamento del vetro murrino.
In mostra sono esposte trentacinque opere-gioiello – tra spille, anelli, bracciali, orecchini e collane – veri e propri modelli esclusivi disegnati secondo le regole del più moderno design.
Giusy Moretti inizia a diffondere la propria collezione negli anni ’90, quando decide di far rivivere l’antica arte della murrina aprendo al mondo – fino ad esaurimento – questa singolare ed affascinante finestra sulla storica attività della sua famiglia. Prima di allora si era sempre limitata a tenere per sé le proprie creazioni, abbinando ogni nuovo gioiello ad un momento particolare della vita, o alle ricorrenze importanti. Tutti i modelli, esclusivi (e limitati all’esistenza fisica delle murrine componenti la collezione), vengono disegnati e realizzati tenendo ben presente il soggetto che andranno a contenere. Anche il lavoro di oreficeria viene seguito da vicino, con una carica passionale ed emotiva che non ha eguali, nell’intento di dare un’ideale continuità all’opera del padre Ulderico, oltre che di Luigi e Vincenzo che, terminato il compito quotidiano della produzione commerciale, nella creazione delle murrine davano libero sfogo al sentimento d’amore per il vetro, unito alla sanguigna partecipazione per gli eventi storici del Paese e dell’isola, dei quali si sono resi – alla loro maniera – sicuri protagonisti.

Info:
Museo del Vetro, Fondamenta Giustinian, 8 – 30141 Murano (Venezia), fino al 6 Gennaio 2013
Orario: 10/18 (biglietteria 10/17.30) fino al 31 ottobre; dal 1 novembre 10/17 (biglietteria 10/16.30) Chiuso il 25 dicembre, 1 gennaio
BIGLIETTI: Intero 8,00 euro, Ridotto 5,50 euro ragazzi da 6 a 14 anni; studenti dai 15 ai 25 anni; accompagnatori (max. 2) di gruppi di ragazzi o studenti; cittadini ultrasessantacinquenni; personale* del Ministero per i Beni e le Attività Culturali; titolari di Carta Rolling Venice; soci FAI
Gratuito: residenti e nati nel Comune di Venezia; bambini 0/5 anni; portatori di handicap con accompagnatore; guide autorizzate; interpreti turistici* che accompagnino gruppi; 1 gratuità ogni 15 biglietti previa prenotazione;membri I.C.O.M.
 – call center 848082000 (dall’Italia) – +3904142730892 (dall’estero)

Link: http://www.visitmuve.it

Email: info@fmcvenezia.it

MILANO. DIVISIONISMO. Da Segantini a Pellizza.

Milano, GAMManzoni – Centro Studi per l’Arte Moderna e Contemporanea(via Manzoni, 45), fino a Domenica 23 Dicembre 2012.
La mostra inaugurale (19 ottobre-23 dicembre 2012) sarà dedicata al Divisionismo italiano, con 35 dipinti dei principali interpreti del movimento quali Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Emilio Longoni e altri.
Sono passati più di quarant’anni dall’ultima mostra che Milano ha riservato ai protagonisti del Divisionismo (Palazzo della Permanente, 1970).
Questa mancanza verrà colmata il prossimo autunno in occasione dell’apertura nel capoluogo lombardo di un nuovo centro espositivo: GAMManzoni in via Manzoni 45, già sede della storica Galleria del Naviglio fondata nel 1946 dal grande gallerista Carlo Cardazzo.
Questo spazio, che sarà anche un centro studi per l’arte moderna e contemporanea, verrà inaugurato giovedì 18 ottobre 2012 con la mostra DIVISIONISMO. Da Segantini a Pellizza che raccoglierà trentacinque dipinti dei principali interpreti del movimento quali Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Emilio Longoni e altri.
Con l’Adesione del Presidente della Repubblica Italiana, la rassegna, curata da Francesco Luigi Maspes e Enzo Savoia, è in programma dal 19 ottobre al 23 dicembre 2012 e ripercorrerà gli sviluppi in terra lombarda del Divisionismo, movimento artistico che nasce a cavallo tra Ottocento e Novecento in piena autonomia rispetto al Neoimpressionismo francese e che ha proprio a Milano il suo centro propulsore  a partire dalla prima esposizione del 1891 alla Triennale di Brera.
Il percorso si apre con Alpe di Maggio di Segantini (1894), dipinto assai rappresentativo della sua produzione e della  spiccata tendenza all’allegoria e al simbolismo.
Il tema delle montagne, infatti, è un leitmotiv nelle opere del pittore, che nel 1886 lascia l’Italia per trasferirsi a Savognino, nel cantone Grigioni, e da lì nel 1894 sceglie poi l’Engadina come dimora sino al giorno della sua morte, che lo coglie sulle vette del rifugio Schafberg – poi ribattezzato Capanna Segantini – dove si era spinto per dipingere il celebre Trittico della Natura, rimasto incompiuto.
Le testimonianze raccontano che poco prima di esalare l’ultimo respiro Segantini abbia chiesto di essere portato vicino alla finestra gridando “voglio le mie montagne”, a prova di quanto queste rappresentino per lui un simbolo quasi religioso, un tempio rassicurante in cui rifugiarsi.
Altra opera chiave della produzione divisionista è il pannello sinistro del pentittico L’Amore nella vita (1901-1902) di Pellizza da Volpedo. Realizzato nel periodo successivo al compimento e alla prima esposizione pubblica de Il Quarto Stato ma rimasto incompiuto, costituisce uno dei punti di arrivo delle ricerche del pittore sulla luce e sulla scomposizione dei colori ed esprime l’attenzione di Pellizza per la compenetrazione tra uomo e natura.
L’itinerario prosegue con L’ultima battuta del giorno che muore e Varenna vista da Fiumelatte di Grubicy de Dragon, pittore, teorico e mercante a cui si deve la diffusione del movimento all’estero attraverso i suoi scritti.
Per la prima volta verrà presentata la grande tela Il presagio di Carlo Fornara il cui soggetto, quasi un omaggio al Trittico della Natura di Segantini, è appunto quello della continua rinascita della natura, che si rigenera nel suo ciclo interminabile.
La rassegna continua con opere di Emilio Longoni e Angelo Morbelli, tra cui Inverno al Pio Albergo Trivulzio, dove l’artista alessandrino raffigura i vecchi emarginati, ricoverati in ospizio in condizioni di degrado, soggetto su cui ritornerà più volte a partire dal 1883, quando i temi pittorici di Morbelli si orientano verso l’interpretazione della realtà.
La tecnica divisionista, definita proprio da Morbelli ‘la prospettiva dell’aria’, nasce dall’esigenza di rappresentare gli effetti della luce del sole attraverso l’accostamento dei colori puri non mescolati sulla tavolozza e applicati sulla tela a piccoli tratti, in modo filamentoso.
Secondo tale principio, sarà poi l’occhio dell’osservatore a dover ricomporre tonalità e sfumature con l’acquisizione ‘naturale’ delle tinte a livello retinico.
Per Gaetano Previati, “compito dell’artista non è quello di copiare letteralmente tutto ciò che si vede, ma è una  funzione intellettiva sulle forme e i colori del vero”.
Questa ricerca prende spunto dalle teorie ottiche di Michele Eugene Chevreul (1786-1889), scienziato che studiò i rapporti reciproci dei colori e la loro classificazione influenzando fortemente la storia dell’arte.
I valori formali divisionisti daranno all’arte italiana un contributo fondamentale, poiché da questi muoveranno giovani artisti come Balla, Boccioni, Carrà, Severini che daranno poi origine al Futurismo, adottando la separazione del colore come mezzo per esprimere la dinamica del movimento.
Il Divisionismo costituirà un passaggio obbligato non solo per i futuristi, ma per molti altri pionieri della pittura che agli inizi del XX secolo saranno impegnati in diverse esperienze d’avanguardia.
Catalogo: Antiga Edizioni, Treviso

Info: 
Orari: da martedì al sabato 10-13 e 15-19, Ingresso libero
tel e fax 02.62695107.

Link: http://www.gammanzoni.com

Email: info@gammanzoni.com

CUNEO. Filippo De Pisis: fiori collezionati fiori dipinti.

Filippo de Pisis (1896-1956) è uno dei protagonisti indiscussi del panorama artistico del Novecento italiano sia Italia che all’estero. Sin dai primi anni della sua produzione si impone sulla scena contemporanea dimostrando una grande maestria nel dipingere e uno stile molto personale.
L’interesse dell’artista per erbe e fiori lo portò a collezionare e classificare, tra il 1907 e il 1917, più di mille esemplari di erbe disseccate raccolte in un erbario che lo stesso de Pisis donò al prestigioso Orto Botanico di Padova.
La mostra prende spunto dalla pubblicazione del volume Filippo de Pisis botanico flâneur – un giovane tra erbe, ville, poesia (Ed. Leo S. Olschki, Firenze 2012) risultato del quinquennale lavoro di Paola Roncarati e Rossella Marcucci che hanno individuato e riaccorpato i fogli dell’erbario, andati dispersi in seguito alla riorganizzazione dell’erbario patavino negli anni ‘40.
La mostra presenta circa una quarantina di opere tra olii e acquerelli a tema floreale, qualche pagina dell’erbario “ritrovato”, oltre ad alcuni materiali inerenti alla passione botanica di de Pisis, tra i quali un raro trattato del Cinquecento sul quale il giovane artista approfondì i suoi interessi scientifico-naturalistici.

Info:
Spazio incontri Cassa di Risparmio di Cuneo 1855, Via Roma 15 a Cuneo, dal 28 ottobre al 9 dicembre 2012.
ORARI: dal martedì al venerdì  dalle ore 16.00 alle 20.00; sabato, domenica e festivi, dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 20.00.
ORGANIZZATO DA: Fondazione CRC con la collaborazione dell’Associazione per Filippo de Pisis e dell’Associazione Culturando Insieme.

ALBA (Cn). Carlo Carrà 1881-1966.

La mostra antologica Carlo Carrà 1881-1966, curata da Maria Cristina Bandera, è promossa e organizzata dalla Fondazione Ferrero, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e della Compagnia di San Paolo.
Il progetto si è avvalso della collaborazione istituzionale della Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi di Firenze e della Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte.
Il rigore scientifico dell’iniziativa e la straordinarietà dei prestiti ottenuti hanno valso alla mostra l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.
Carlo Carrà, nato in Piemonte, è stato uno dei pochi artisti italiani ad attraversare e interpretare con indipendenza creativa le diverse vicende artistiche del Novecento. Attraverso i 76 dipinti esposti, provenienti dalle più prestigiose istituzioni museali nazionali e internazionali e da importanti collezioni private, il visitatore potrà ripercorrere l’intero percorso artistico dell’autore.

Info:
Fondazione Ferrero – Via Vivaro 49 – Alba, dal 27 ottobre 2012 al 27 gennaio 2013.

Link: http://www.fondazioneferrero.it