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PADOVA. Giuseppe De Nittis.

120 capolavori provenienti dai più prestigiosi musei e collezioni pubbliche italiane e francesi costituiranno il percorso espositivo della più importante mostra mai realizzata su uno dei protagonisti assoluti della pittura dell’Ottocento europeo.
La rassegna, curata da Emanuela Angiuli e Fernando Mazzocca, è promossa dalla Fondazione Bano di Padova e dalla Fondazione Antonveneta, ed è un’ulteriore tappa del progetto decennale sulla pittura dell’Ottocento italiano, che in passato ha già rivolto l’attenzione, tra gli altri, su Hayez, Boldini, Signorini, i Macchiaioli, il Simbolismo in Italia.
Le opere arriveranno dalle maggiori istituzioni francesi, tra cui il Petit Palais di Parigi, il Musée Carnavalet di Parigi, il Musée des Beaux-Arts di Reims, e dai più importanti musei e gallerie pubbliche italiane: oltre alla Pinacoteca De Nittis di Barletta, che possiede la straordinaria raccolta di dipinti rimasti nell’atelier dell’artista dopo la sua morte precoce, l’elenco dei prestatori può contare sull’apporto della Pinacoteca Provinciale “C. Giaquinto” di Bari, della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze, delle Raccolte Frugone di Genova, della Galleria d’Arte Moderna di Milano, del Museo di Capodimonte di Napoli, della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza, del Civico Museo Revoltella – Galleria d’Arte Moderna di Trieste, della Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro di Venezia. Incisivo è stato il contributo di prestigiose raccolte private, di storici collezionisti di De Nittis, da cui provengono i dipinti meno noti, capolavori assoluti riproposti al pubblico in questa occasione.

Immagine:
Giuseppe De Nittis, Figura di donna, 1880 Olio su tela, cm. 79×38 Barletta, Pinacoteca Giuseppe De Nittis (foto Pierluigi Siena, Roma)

Info:
Dal 19 gennaio al 26 maggio 2013
Costo del biglietto: 12,00 euro
Padova, Palazzo Zabarella, via della Zabarella, 14
Orario: Dal martedì alla domenica 9.30 – 19.00; chiuso lunedì
Telefono: 049 8753100 – Fax: 049 8752959

Autore: Renzo De Simone

Link: http://www.zabarella.it/

Email: info@palazzozabarella.it

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

VERONA. Da Botticelli a Matisse. Volti e figure.

Riapre il 2 febbraio 2013, nel Palazzo della Gran Guardia, nel cuore di Verona davanti all’Arena, la grandiosa mostra sul ritratto e la figura che Marco Goldin sta proponendo, in prima edizione, alla Basilica Palladiana di Vicenza dove, dopo appena due mesi di apertura, è già stata ammirata da oltre 125 mila persone.
Le opere che saranno presentate nell’edizione veronese (che chiuderà i battenti il primo aprile) saranno sostanzialmente le medesime già esposte a Vicenza (solo sei non saranno presentate nella città scaligera), con l’aggiunta di un nucleo davvero importante di capolavori tutti provenienti da una meravigliosa istituzione rumena, il Muzeul National Brukenthal di Sibiu, antichissima città della Transilvania, che per i suoi monumenti è stata Capitale Europea della Cultura.
Dal museo rumeno, famoso tra gli appassionati di tutto il mondo, giungono a Verona 4 opere quattrocentesche su tavola. Tre sono capolavori tra i maggiori dell’arte fiamminga, il quarto è un rarissimo Antonello da Messina, la Crocefissione datata 1460. Le opere fiamminghe sono di Hans Memling e Jan van Eyck. Di quest’ultimo sarà esposto il bellissimo Ritratto d’uomo con copricapo azzurro del 1429, straordinario ritratto che, non a caso, Goldin ha scelto come immagine ufficiale della mostra veronese. Di Memling sarà presente un dittico con un Ritratto di uomo che legge e un Ritratto di donna in preghiera, entrambe opere del 1490.
Sviluppata in quattro ampie sezioni tematiche e quindi senza seguire semplicemente la pura cronologia, anche questa nuova edizione veronese racconterà, con un profluvio di autentici capolavori, volti e figure che hanno affascinato gli artisti dal Quattrocento a oggi. Dai ritratti e dalle figure per esempio di Botticelli, Beato Angelico, Mantegna, Bellini, Bramantino, Lippi, Cranach, Pontormo e poi Rubens, Caravaggio, Van Dyck, Rembrandt, Velázquez, El Greco, Goya, Tiepolo giungendo agli impressionisti da Manet a Monet, da Cézanne e Gauguin a Van Gogh e ai grandi pittori del XX secolo da Munch, Picasso, Matisse e Modigliani fino a Giacometti e Bacon. Solo per dire di alcuni tra i moltissimi che comporranno a Verona, dopo averlo fatto a Vicenza, questo superlativo museo dei musei. Ma non generico e invece dedicato all’immagine universale dell’uomo tra sacro e profano. Tra vita quotidiana e celebrazione di sé nella regalità delle corti, tra sentimento religioso e rappresentazione della propria immagine negli autoritratti soprattutto tra Ottocento e Novecento.
A comporre una mostra che, nella sua riedizione a Verona, potrà essere visitata da chi non l’avesse fatto a Vicenza ma anche da chi volesse rivederla con l’ingresso di altri capolavori.
La mostra alla Gran Guardia è promossa dal Comune di Verona, dalla Fondazione Cariverona e da Linea d’ombra. Come sempre Linea d’ombra si affianca non solo quale società organizzatrice ma anche come partner importante nella produzione della mostra. Main sponsor di questo grande progetto è UniCredit, che ha individuato nella doppia proposta a Vicenza e Verona – territori in cui è presente in modo profondo e diffuso – la qualità necessaria per una nuova, forte partnership.

In allegato un’ampia presentazione della mostra.

Info:
Dal 02 febbraio al 01 aprile 2013
Verona, Palazzo della Gran Guardia, Piazza Brà
Orario: Lunedì-giovedì: 9-19; Venerdì-domenica: 9-20
Telefono: 0422 429999

Autore: Renzo De Simone

Email: biglietto@lineadombra.it

Allegato: Quaderno Da Botticelli a Matisse.pdf

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

FORLI’. NOVECENTO. Arte e vita in Italia tra le due guerre.

La mostra rievoca le principali occasioni in cui gli artisti si prestarono a celebrare l’ideologia e i miti proposti dal Fascismo, basti pensare all’architettura pubblica, alla pittura murale e alla scultura monumentale. Verranno documentate la I (1926) e la II (1929) Mostra del Novecento Italiano; la grande Mostra della Rivoluzione Fascista, allestita a Roma nel 1932-1933 in occasione del decennale della marcia su Roma; la V Triennale di Milano (che vide la con-sacrazione della pittura murale intesa come arte nazionalpopolare volta a far rivivere una tradizione illustre); la rassegna dell’ E42 di Roma. La pittura murale e la scultura monumentale, che furono con l’architettura l’espressione più significativa e riuscita di quel periodo, vengono indagate all’interno degli edifici pubblici, come i palazzi di giustizia, delle poste, delle università. La considerazione delle più impegnative realizzazioni urbanistiche e architettoniche ci consente di capire quanto è stato realizzato anche a Forlì e in altri centri della Romagna.
La mostra presenta i grandi temi affrontati nel Ventennio dagli artisti che hanno aderito alle direttive del regime, partecipando ai concorsi e aggiudicandosi le commissioni pubbliche, e da coloro che hanno attraversato quel clima alla ricerca di un nuovo rapporto tra le esigenze della contemporaneità e la tradizione, tra l’arte e il pubblico. La presenza di dipinti, sculture, cartoni per affreschi, opere di grafica, cartelloni murali, mobili, oggetti d’arredo, gioielli, abiti, intende offrire una visione a tutto tondo del rapporto tra le arti e le espressioni del costume e della vita, confrontando artisti e materiali diversi. L’obiettivo comune era, infatti, quello di ridefinire ogni aspetto della realtà e della vita, passando dal mito classico a una mitologia tutta contemporanea.
Il compito dell’artista, così lo sintetizza Bontempelli, diviene quello di “inventare miti, favole, storie, che poi si allontanino da lui fino a perdere ogni legame con la sua persona, e in tal modo diventino patrimonio comune degli uomini e quasi cose della natura”.
Attraverso i maggiori protagonisti (pittori come Severini, Casorati, Carrà, De Chirico, Balla, Depero, Oppi, Cagnaccio di San Pietro, Donghi, Dudreville, Dottori, Funi, Sironi, Campigli, Conti, Guidi, Ferrazzi, Prampolini, Sbisà, Soffici, Maccari, Rosai, Guttuso, e scultori come Martini, Andreotti, Biancini, Baroni, Thayaht, Messina, Manzù, Rambelli) risalterà la varietà delle esperienze tra Metafisica, Realismo Magico e le grandi mitologie del Novecento.

Info:
Dal 02 febbraio al 16 giugno 2013
Luogo: Forlì, Musei San Domenico, piazza Guido da Montefeltro
Telefono: 199 75 75 15

Immagini:
 – Gino Severini, Maternità particolare, 1916. Cortona, Museo dell’Accademia Etrusca © Gino Severini, by SIAE 2012
 – Cagnaccio di San Pietro, Donna allo specchio, 1927. Verona, Fondazione Cassa di Risparmio di Verona
 – Felice Casorati, Conversazione platonica, 1925, Collezione privata. © Felice Casorati, by SIAE 2012

Autore: Renzo De Simone

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

FIRENZE. OLTREMARE. Mano dell’acqua.

Le suggestioni dell’arte contemporanea e il fascino delle testimonianze antiche, greche, etrusche e romane, si fondono ancora una volta nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze (Salone del Nicchio, fino al 15 feb 2013) in una personale del Maestro Angelo Garoglio, che ha interpretato alcuni importanti reperti con artistiche riproduzioni fotografiche in bianco e nero, giustapposte secondo un progetto che segue un suo personale e peculiare fil rouge nel rapporto tra la forma della mano e l’acqua come elemento vitale, del divenire, della trasformazione.
Articolate su un gioco di linee e simmetrie, che in qualche caso riprende profondi simbolismi escatologici (come ad esempio l’esagono, simbolo dell’immortalità dell’anima per le religioni classiche, che diventerà poi l’acqua viva della rinascita nel Cristianesimo), le immagini del Maestro Garoglio fanno da contrappunto ai reperti esposti, in un suggestivo allestimento progettato dal Maestro stesso.

ANGELO GAROGLIO, nato a Milano nel 1951, vive e lavora a Torino.
Espone dal 1979 in spazi pubblici e privati in Italia, Francia, Germania, Irlanda, Liechtenstein e Svizzera.
Ha collaborato con il poeta francese Yves Bonnefoy al volume Neuf Pierres, presentato a Parigi nel 2003.
In anni recenti ha tenuto mostre personali a Zurigo (2005), Milano (2008), Torino (2008 e 2011), nel Triskle Arts Centre di Cork, in Irlanda, e ora nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze.

Nell’Immagine: Coppa ateniese a fondo bianco, dipinta dal Pittore di Lyandros intorno al 460 circa a. C.: Afrodite in trono, tra Eroti che la incoronano.
Firenze, Museo Archeologico Nazionale (da Marciano della Chiana, Arezzo).

Info:
Sopr. Arch. della Toscana, fino al 15 feb 2013
mario.iozzo@beniculturali.it – tel: +39-055-2357704

ROMA. La stagione dell’arte fiamminga: dopo Vermeer arriva Bruegel con capolavori inediti.

Sarà un Natale all’insegna dell’arte fiamminga quello della Capitale, quest’anno. Mentre alle Scuderie del Quirinale sarà ancora in corso la mostra Vermeer. Il secolo d’oro dell’arte olandese, che proseguirà fino al 20 gennaio 2013, al Chiostro del Bramante il 18 dicembre approda la dinastia dei Bruegel, per rimanere fino al 2 giugno 2013.
Bruegel. Meraviglie dell’arte fiamminga porta per la prima volta in assoluto a Roma questa celebre e longeva famiglia di pittori, che tra il Cinque e Seicento, nel corso di più di 150 anni, ha impresso, con il proprio lavoro, un segno importante nella storia dell’arte europea. 
La genealogia dei Brueghel è lunga e articolata, ma ha al centro le tre personalità maggiori, quelle di  Pieter Bruegel il Vecchio e dei suoi figli, Jan Bruegel il Giovane e Pieter Bruegel il Giovane. La famiglia, durante il suo tempo, è ricca e potente nel mercato dell’arte in Olanda al punto che il cognome Bruegel (o Brueghel, con la ‘h’, come preferivano alcuni dei suoi componenti) diviene una sorta di marchio di fabbrica, o di brand come diremmo oggi, come ha spiegato uno dei due curatori dell’amostra, Sergio Gaddi, insieme a Doron J. Lurie, Conservatore dei Dipinti Antichi al Tel Aviv Museum of Art.
L’esposizione di Roma si colloca nell’ambito di un grande progetto internazionale che, dopo le tappe di Como e Tel Aviv, sta per arrivare al Chiostro del Bramante in una versione ampliata con l’aggiunta di una ventina di nuove opere, che portano a cento il totale di quelle in esposizione (circa 80 dipinti e 20 disegni) alcune delle quali mai esposte prima d’ora al pubblico e tutte provenienti da importanti istituzioni pubbliche  (tra cui il Tel Aviv Museum of Art, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Bonnefantenmuseum di Maastricht ,la Pinacoteca Ambrosiana di Milano e il Museo Capodimonte di Napoli) e private internazionali.
 
Fonte: http://www.arte.it, 26 nov 2012

Autore: Nicoletta Speltra