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FOLIGNO (Pg). Dal visibile all’invincibile – Crocifissi ed esperienza mistica in Angela da Foligno.

Il Comitato Nazionale per le celebrazioni del VII centenario della morte della Beata Angela da Foligno (1309 – 2009) con la presidenza del professor Enrico Menestò, è stato istituito, su richiesta del Sindaco della Città di Foligno Manlio Marini e del Presidente della Società Internazionale di Studi Francescani con sede in Assisi, Grado Giovanni Merlo, con decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del 21 Aprile 2009, integrato con successivo decreto del 13 ottobre 2009.
Angela da Foligno è la più grande mistica italiana, come Caterina da Siena è la più grande profetessa. Il suo Memoriale, che contiene il resoconto della sua esperienza di Dio dal 1291 al 1296, è infatti, senza dubbio alcuno, uno dei capolavori della mistica occidentale, paragonabile alle opere di Ildegarda di Bingen, Teresa d’Avila o Teresa di Lisieux.
L’attività del Comitato ha prodotto la pubblicazione del volume di studi: L’Umbria nel XIII secolo; l’edizione critica del “Liber”; l’Indice dei codici, e la mostra: Dal visibile all’indicibile crocifissi ed esperienza mistica in Angela da Foligno.
Coordinatori scientifici sono: Bruno Toscano, Attilio Bartoli Langeli e Massimiliano Bassetti. Autori dei saggi : Mario Sensi, Francesco Santi, Attilio Bartoli Langeli e Bruno Toscano; le schede sono state composte da Emanuele Zappasodi, Alessandro Del Priori, Elvio Lunghi, Luca Mor Bruno Toscano e Mirko Santanicchia, autore delle schede dei codici Massimiliano Bassetti. Il senso della Mostra è tutto nel titolo, dal visibile: le immagini di Cristo crocifisso al processo interiore che ha portato la Beata ad un percorso mistico.
Il crocifisso
Nella esperienza religiosa di Angela da Foligno l’arte ha un posto molto importante. Come in altri mistici e mistiche, visioni ed estasi prendono spesso l’avvio dall’incontro con un dipinto o con una scultura, ma in Angela si sviluppano in un percorso di inconfondibile intensità. La figura che più spesso stimola la sua immaginazione, con esiti visionari impressionanti, è quella del Cristo crocifisso. “10 immagini al tempo di Angela”, scalate fra il secolo XII e gli ultimi anni del Duecento, sono state scelte perché di epoca coincidente con la sua vita o comunque, se più antiche, con la sua esperienza visiva e perché vicine alla sua sensibilità. Angela le vide o potrebbe averle viste. Nello stesso tempo, le opere in mostra offrono al pubblico una rara occasione di ammirare, composte in una succinta antologia, testimonianze fra le più alte dell’arte di epoca tardo-medievale in Umbria. Fra di esse, sette illustrano il tema del Crocifisso, una il Compianto, due la Deposizione dalla croce. Uno degli intenti che spiegano la presenza di queste, e non di altre, opere è stato quello di fare risaltare la varietà dei modi nei quali l’immagine del Cristo era proposta alla venerazione dei fedeli: varietà evidente non soltanto nei caratteri espressivi, ma anche nel tipo degli oggetti, nelle tecniche e nei materiali adoperati. Ciò equivale a dire che diversi erano, ogni volta, i destinatari e, per conseguenza, gli ambienti a cui le opere affluivano, le collocazioni nei luoghi sacri e infine i modi di fruizione. Dipinta su croci portatili, adatte anche all’uso processionale, o su croci di più grande formato, poggiate su altari o innalzate su travi, miniata o fusa, in bronzo o in rame dorato, scolpita nel legno, isolata o in gruppi di statue, l’immagine-cardine della Passione era al tempo di Angela onnipresente, nelle chiese, nei luoghi di orazione dei monasteri e dei conventi, nelle sedi delle confraternite, nelle abitazioni, creata per essere percepita in più modi: distante ma dominante, o di agevole lettura, o anche così vicina da suscitare gesti di devota intimità.
I codici
La mostra «Dal visibile all’indicibile» offre la preziosa occasione di vedere, per la prima volta l’uno accanto all’altro, i più antichi manoscritti medievali (risalenti al secolo dal principio del Trecento al primo del Quattrocento) che trasmettono il testo del Liber della beata Angela da Foligno. Malgrado la loro apparenza modesta e ordinaria (per quanto si possa considerare ordinario un oggetto di per sé unico come ogni manoscritto medievale), sono questi manufatti a recitare la parte dell’«indicibile» evocato dal titolo della mostra. Nessun paradosso in questo. I codici esposti, infatti, per quanto dimessi e poco sontuosi, ebbero la cruciale funzione di divulgare il racconto, redatto dal francescano ‘frater A.’, della sovrumana e indicibile esperienza mistica vissuta da Angela. Quei manoscritti, pertanto, brulicano e ribollono delle parole che faticosamente provano a dire i tormenti, le vertigini, il dolore, le ascensioni estatiche, la tristezza e il buio che produce, in negativo, la luce accecante di Dio, con cui Angela, nella figura di Cristo, intrattiene rapporti sconvolgenti. Non si deve commettere l’errore di sottovalutare la funzione strumentale che riposa nell’aspetto dimesso di questi ‘testimoni’ (così, significativamente, si chiamano in filologia i testimoni di un’opera antica e medievale). Essi, infatti, vissero, almeno per i primi cinquant’anni del Trecento, una vita clandestina, segnata da censure e occulti passaggi di mano. Com’è noto, il Liber di Angela fu un’opera identitaria per il partito ‘radicale’ dei francescani, i così detti spirituali, e soprattutto per i leaders di quella fazione, Ubertino da Casale e Angelo Clareno, loro stessi (e, con loro, i segni della propria appartenenza, tra cui proprio il Liber) lungamente perseguitati dal papato avignonese. Fu, dunque, grazie all’aspetto dimesso che questi manoscritti riuscirono eroicamente a trasmettere la storia, narrata in presa diretta, di una donna che vede e incontra e si inoltra in Dio anche durante il papato di quel Giovanni XXII (al secolo Jacques de Cahors) che aveva voluto affermare che nemmeno i beati nella schiera celeste potessero godere della beatifica visione di Dio (e dunque guardarlo direttamente), se non nel giorno del giudizio universale. Grazie all’inestimabile valore delle loro forme poco appariscenti, insomma, i manoscritti che sono esposti in mostra hanno potuto testimoniare sino a noi e ai nostri giorni, con le loro perturbanti parole, una storia davvero indicibile.

Redattore: ANTONELLA CORONA

Info:
Foligno, Palazzo Trinci, Piazza della Repubblica, fino al 9 gennaio 2013, tel. 0742 330584
Orario: orari: 10:00-13:00 / 15:00-19:00 chiuso 25 dicembre, 1 gennaio, lunedi non festivi

Fonte; MiBAC, 01/10/2012

VICENZA. Raffaello verso Picasso. Storie di sguardi volti e figure.

Il più importante architetto di ogni tempo, Andrea Palladio, il cui stile ha influenzato in modo indelebile la costruzione artistica ovunque nel mondo, darà idealmente a tutti i visitatori della grande mostra il suo benvenuto. Accogliendoli all’interno della Basilica nello spirito rinascimentale della bellezza non ostentata, ma tutta connaturata al senso stesso della vita nella sua dimensione d’armonia.
E un’incredibile profusione di bellezza sarà quella che si incontrerà all’interno dell’enorme salone. Con l’esposizione di un centinaio di quadri straordinari, provenienti dai musei dei vari Continenti. Che dal Quattrocento fino alla conclusione del Novecento racconteranno la più grande storia che la pittura ricordi, quella dedicata al ritratto e alla figura. E non a caso il titolo scelto è Raffaello verso Picasso, cioè il lungo percorso che dal senso di una perfezione delle forme giunge fino alla rottura di quella stessa forma, con la ricerca cubista novecentesca. Il volto e il corpo rappresentati, dall’armonia rinascimentale fino all’inquietudine del XX secolo. E quel verso del titolo indica allo stesso tempo l’andare da un punto a un altro punto della storia dell’arte – il moto verso luogo – e il senso di una lotta tra l’elemento apollineo e quello dionisiaco.
Sviluppata in quattro ampie sezioni tematiche, e quindi senza seguire semplicemente la pura cronologia, racconterà quella vicenda attraverso immagini celebri. Che dai ritratti e dalle figure per esempio di Raffaello, di Botticelli, di Mantegna, di Bellini, di Giorgione, di Tiziano, di Dürer, di Cranach, di Pontormo e poi di Rubens, Caravaggio, Van Dyck, Rembrandt, Velázquez, El Greco, Goya, Tiepolo arriverà fino agli impressionisti da Manet a Van Gogh e ai grandi pittori del XX secolo da Munch, Picasso, Matisse e Modigliani fino a Giacometti e Bacon. Solo per dire di alcuni tra i moltissimi che comporranno a Vicenza questo superlativo museo dei musei. Ma non generico e invece dedicato all’immagine universale dell’uomo tra sacro e profano. Tra vita quotidiana e celebrazione di sé nella regalità delle corti, tra sentimento religioso e rappresentazione della propria immagine negli autoritratti, soprattutto tra Ottocento e Novecento.

Info:
Vicenza, Basilica Palladiana, P.zza dei Signori, fino al 20 genn 2013, Telefono: 0422 429999
Orari: Da lunedì a giovedì ore 9 – 19; Venerdì e domenica ore 9 – 20; Sabato ore 9 – 21
Biglietti con prenotazione•Intero € 13,00
•Ridotto € 10,00: studenti universitari con tessera di riconoscimento, oltre i 65 anni •Ridotto € 7,00: minorenni
Biglietti senza prenotazione (acquistabili solo in mostra)
•Intero € 12,00 •Ridotto € 9,00: studenti universitari con tessera di riconoscimento, oltre i 65 anni •Ridotto € 6,00: minorenni.
Biglietto speciale aperto: •€ 15,00: visita la mostra quando vuoi, senza necessità di bloccare data e fascia oraria precise. Acquistabile via internet, tramite call center o presso la biglietteria della mostra. Questo stesso biglietto potrà essere regalato a chi si desidera.
Gruppi: Prenotazione obbligatoria (minimo 15 massimo 25 con capogruppo gratuito) •Intero € 10,00 •Ridotto € 7,00: minorenni.
Scuole: Prenotazione obbligatoria (minimo 15 massimo 25 con due accompagnatori a titolo gratuito) •Ridotto € 6,00
Per visite effettuate il sabato e la domenica viene applicata la tariffa dei gruppi.
Ingresso gratuito: bambini fino a cinque anni compiuti (non in gruppo scolastico), giornalisti con tesserino, accompagnatore di portatore di handicap.

Redattore: ANTONELLA CORONA

MILANO. Le identità di Salvatore Fiume.

L’esposizione presenterà 50 opere – 25 dipinti, 15 disegni, 5 sculture e 5 ceramiche – realizzate dall’artista siciliano, ma lombardo d’adozione, in un arco temporale che dagli anni Quaranta arriva fino agli anni Novanta.
Un’importante personale che celebra la figura di Salvatore Fiume (1915-1997), a quindici anni dalla sua scomparsa.
Curata da Alan Jones, Elena Pontiggia, Laura e Luciano Fiume, promossa dalla Regione Lombardia e dalla Fondazione Salvatore Fiume, in collaborazione con ArteSanterasmo, la mostra, dal titolo Le identità di Salvatore Fiume, è in grado di tracciare una sintesi della produzione artistica di Fiume nella pittura, nel disegno, nella scultura e nella ceramica tra gli anni Quaranta e gli anni Novanta del secolo scorso, dimostrando come la sua personalità, pur rimanendo intatta nel corso degli anni, si evolse costantemente, concependo nuovi temi e sperimentando nuove tecniche.
Il percorso espositivo si snoda in due sezioni distinte: nella prima, s’incontreranno lavori realizzati tra gli anni ’40 e gli anni ’60, precedenti alla ‘rivoluzione’ stilistica che fece seguito al suo viaggio a Londra nella metà degli anni ’60, mentre, nella seconda, si vedranno opere eseguite nel successivo trentennio.
La rassegna si apre con Cristo deriso dai soldati, un olio su masonite del 1946, firmato con lo pseudonimo di Francisco Queyo, un pittore gitano mai esistito, dietro il quale Fiume si nascose in attesa che la sua pittura di allora, ispirata al Quattrocento italiano e alla Metafisica di de Chirico e Savinio, raccogliesse i consensi che fino a quel momento non aveva ricevuto.
Il successo che i dipinti firmati F. Queyo – ispirati al folklore e alla tradizione spagnola – ottennero alla mostra tenuta alla Galleria Gussoni di Milano nel 1948, fu straordinario. Tutti i quadri vennero acquistati e un autorevole critico come Leonardo Borgese scrisse che molti artisti italiani avrebbero dovuto prendere ispirazione dal maestro spagnolo.
L’itinerario prosegue con 8 opere degli anni ’40 e ’50, ascrivibili al ciclo delle Città di statue, in cui è manifesta l’influenza dell’arte rinascimentale italiana, come quella delle ricerche metafisiche di de Chirico, Savinio e Carrà.
Fiume propose – questa volta firmando col suo vero nome – questi lavori alla Galleria Borromini di Milano nel 1949, riuscendo a impressionare l’allora direttore del MOMA di New York, Alfred Barr, che decise di acquistarne uno, da allora conservato nelle collezioni del museo americano. Le Città di statue contenevano degli elementi di novità, non solo rispetto alla pittura, ma anche rispetto a un ideale architettonico che prefigurava i futuri progetti di Fiume, costituiti da edifici geometricamente antropomorfi e zoomorfi.
La partecipazione alla Biennale d’Arte di Venezia del 1950 segnò l’incontro con Gio Ponti con il quale Fiume iniziò una lunga collaborazione che lo portò a realizzare enormi dipinti per i transatlantici di cui Ponti avrebbe curato gli allestimenti. In quello per il transatlantico Andrea Doria (48 m x 3) Fiume riprodusse svariati capolavori presenti nel nostro paese allo scopo di offrire ai viaggiatori diretti in Italia un’anticipazione di ciò che avrebbero ammirato dal vivo. Fiume creò una serie di spazi (piazze, vie, loggiati) nei quali inserì riproduzioni di opere di Giorgione, Verrocchio, Donatello, Raffaello, Leonardo, Tiziano, Michelangelo e molti altri.
In mostra vi sarà il bozzetto di uno dei grandi pannelli che decoravano il salone di prima classe dell’Andrea Doria, affondata nel 1956.
Ponti, da grande appassionato di ceramica, e raffinato ceramista egli stesso, apprezzava molto i lavori che Fiume realizzava con questo materiale, e li inserì spesso tra i suoi arredi. A Palazzo Pirelli si troveranno due piatti e tre sculture, tutti del periodo ‘metafisico’.
La prima parte dell’esposizione si chiuderà con il ciclo ispirato alla cultura Beat. Alla metà degli anni Sessanta, infatti, Fiume è a Londra, durante la straordinaria stagione della Swinging London. In quel vivace clima culturale nascono opere caratterizzate da una nuova libertà espressiva, evidente soprattutto in quelle realizzate su carta da parati o nei collage, composti da elementi estranei al linguaggio rigorosamente pittorico e che si discostano dai temi trattati da Fiume fino ad allora.
Un capitolo importante della rassegna milanese sarà dedicato alla figura femminile. In particolare, i due dipinti del 1957 e 1958, ispirati al tema della Donna e toro e della Donna e gallo entrambi caratterizzati da un’inedita sensualità, introducono un nuovo passaggio nell’arte di Fiume, sul piano della trasformazione tematica e su quello evolutivo della materia pittorica che, per la prima volta, si fa più luminosa, corposa ed espressiva, grazie anche alle stratificazioni e alle trasparenze ottenute con l’uso della spatola.
La mostra inoltre documenta un ulteriore approfondimento nella ricerca materica con la serie degli affreschi degli anni ’80 – concepiti fin dall’inizio in funzione dello ‘strappo’ e della successiva trasposizione su tela – ispirati ai dipinti murari di Pompei e di quelli delle tombe etrusche di Tarquinia.
Nel 1989 Fiume si dedica a un ciclo di 10 Poemi giapponesi – due dei quali esposti a Palazzo Pirelli – nei quali reinterpreta i temi erotici dell’arte del Sol Levante del ‘700 e dell’800.
La parte dedicata alla pittura si chiude con un grande dipinto dal ciclo delle Ipotesi, in cui Fiume fa coesistere su un’unica tela elementi peculiari della propria pittura, come le Isole di statue, con citazioni da capolavori dell’arte europea (in questo caso da Raffaello, Picasso e de Chirico), esemplificando il concetto a lui caro della contemporaneità di tutta l’arte.
Il percorso si conclude idealmente con le sezioni dedicate rispettivamente al disegno e alla scultura. Nella prima, si potranno ammirare 15 lavori su carta, realizzati tra gli anni ’40 e gli anni ’80, che dimostrano come il segno di Fiume, pur evolvendo, sia rimasto inconfondibile per la sua forza espressiva. Nella seconda, opere plastiche caratterizzate dalla pluralità dei materiali utilizzati, come la ceramica, il bronzo, il legno e il poliuretano espanso. Tra queste, sono da segnalare le due sculture in legno, Mito africano del 1974, e l’Antropotauro, una figura ‘mitologica’ creata da Fiume sul modello del centauro, nella cui parte inferiore le forme del cavallo sono sostituite da quelle del toro.
Accompagna la mostra un catalogo edito dalla Fondazione Salvatore Fiume.

Redattore: Antonella Corona

Fonte: MiBAC, 30 ago 2012  

Info:
Milano, Palazzo Pirelli – Spazio Eventi 1° piano, via Fabio Filzi 22, dal 24 ott al 23 dic 2012
Ingresso gratuito, dal lunedì al venerdì dalle 15,00 alle 19,00.

UDINE. Grande ritorno di Tiepolo Le due mostre a confronto.

Dal 16 novembre in castello il pittore veneto in rapporto col maestro Veronese. Dal 15 dicembre a Passariano il percorso creativo dagli esordi alla maturità.
Due mostre, un unico protagonista: Giambattista Tiepolo, che ritorna alla grande in Friuli a un ventennio dalla storica rassegna firmata da Aldo Rizzi. Vicinissime per le locations prescelte (appena venticinque chilometri separano Passariano da Udine), distanti anni luce per la freddezza venutasi a creare tra due dei principali organizzatori, Enzo Cainero, commissario straordinario di Villa Manin, dove Tiepolo appunto ritorna, e Luigi Reitani, assessore alla cultura del Comune di Udine.
Motivo del contendere, il mancato accordo per una promozione congiunta delle due rassegne, che avrebbe potuto portare a un percorso unico per scoprire l’arte del Tiepolo tra Codroipo e Udine. Non volendo in alcun modo propendere per l’uno o per l’altro contendente (in medio stat virtus), abbiamo cercato di mettere a confronto le due mostre, approfondendone contenuti e obiettivi, per dare modo di comprendere l’importanza dei due eventi dedicati al maestro veneziano del ’700.
La prima a essere inaugurata sarà la mostra di Udine. I colori della seduzione. Giambattista Tiepolo e l’arte di Paolo Veronese aprirà i battenti tra poco più di un mese, il 16 novembre, restando aperta fino al primo aprile 2013. Sarà ospitata nella Galleria d’Arte Antica del castello.
L’esposizione di villa Manin, Giambattista Tiepolo. Luce, forma, colore, emozione, comincerà, invece, il 15 dicembre, occupando gran parte dello spazio espositivo di Passariano, e sarà visitabile fino al 7 aprile 2013.
Opere da tutto il mondo. A Udine saranno esposte 36 opere tra tele, disegni e stampe provenienti da Edinburgo, Londra, Madrid, Berlino, Vienna, Francoforte, Stoccarda, Weimar, Digione, Oxford, Roma, Milano, Torino, Trieste, Bassano, Venezia e, ovviamente, da Udine. Oltre cento le opere ospitate a villa Manin (il totale dovrebbe avvicinarsi a 140 pezzi), anche in questo caso provenienti da molti musei del mondo: Montreal, New York, Stoccolma, Helsinki, Zurigo, Parigi, Budapest, San Pietroburgo, Milano, Venezia, Rovigo, Vicenza, Trieste e Udine.
I contenuti delle due mostre. L’esposizione di villa Manin illustra il percorso artistico tiepolesco dalle prime esperienze fino alla tarda maturità. Tele affiancate da bozzetti preparatori, dipinti restaurati per l’occasione, eleganti disegni: una sequenza di opere di soggetto sia sacro sia profano, sulle quali spicca, per dimensione, la Pala del duomo di Este (misura 6,75 per 3,90 metri).
A Udine, attireranno sicuramente l’attenzione dei visitatori, le due parti del dipinto Il ritrovamento di Mosè, la prima conservata a Edimburgo, la seconda proprietà della Fondazione Agnelli di Torino. Un quadro ideale per capire al meglio i concetti di movimento e di spazio nelle tele del Tiepolo e confrontarli con la produzione artistica di colui che è considerato uno dei suoi modelli, Paolo Veronese, anche lui cimentatosi con il tema biblico del ritrovamento di Mosè.
Curatori e collaborazioni. La mostra di villa Manin è curata da Giuseppe Bergamini, Alberto Craievich e Filippo Pedrocco. Partners dell’evento, il Museo Diocesano di Udine e il Museo Sartorio di Trieste.
Il confronto tra le opere del Tiepolo e del Veronese ospitate in castello a Udine, invece, è curato da William L. Barcham, Linda Borean e Caterina Furlan. In questo caso le collaborazioni spaziano nei settori della musica, della danza e del teatro. Sono previsti uno spettacolo e un laboratorio con lo scenografo Virgilio Sieni oltre a concerti nei luoghi udinesi del Tiepolo.
I costi. L’esposizione promossa dal Comune avrà un costo che si aggirerà intorno ai 200-250 mila euro. Di questi soltanto 50 mila euro arriveranno dalla Regione, il resto sarà a carico del Comune e di partners privati. Per quanto riguarda villa Manin, c’è uno stanziamento annuale della Regione, pari a circa 2 milioni di euro. Risorse troppo limitate per garantire la manutenzione della villa, i costi del personale e l’organizzazione delle mostre. Entra in gioco, quindi, un vero e proprio rischio d’impresa, in parte contenuto dalle collaborazioni strette con i musei di Udine e di Trieste, in parte dalla promozione fatta per riuscire ad attrarre almeno 90 mila visitatori.

Autore: Alessandro Cesare

Link: http://www.messaggeroveneto.it

Fonte:Messaggero Veneto

TORINO. DEGAS – Capolavori dal Musèe d’Orsay.

La mostra è ospitata alla Promotrice di Belle Arti e aperta al pubblico da giovedì 18 ottobre fino al 27 gennaio 2013. L’eccezionale esposizione monografica curata da Xavier Ray e organizzata sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, presenta una lettura in ottanta opere – tra dipinti, disegni e sculture ceduti in prestito dal Musée d’Orsay di Parigi – dell’attività del grande pittore francese.
Capolavori che rivelano il percorso di un genio straordinario, protagonista di una irripetibile stagione artistica nella Parigi di fine Ottocento.
A rendere possibile la mostra sono state da un lato la ferma volontà del Comune di Torino, e in particolare del Sindaco Piero Fassino e dell’Assessore alla Cultura, Turismo e Promozione Maurizio Braccialarghe, di riportare Torino al centro del circuito di grandi eventi artistici internazionali, e dall’altro il rapporto di intensa e amichevole collaborazione che lega il gruppo Skira e il Musée d’Orsay di Parigi e che abbraccia tanto il versante editoriale quanto l’ideazione e produzione di grandi mostre (l’ultimo prodotto di questa collaborazione è stata la mostra di Cézanne realizzata da Skira al Palazzo Reale di Milano con un nucleo di prestiti prestigiosi da Orsay e dall’Orangerie).

In allegato, comunicato stampa, vai >>>

Link: http://www.mostradegas.it

Allegato: CS DEGAS.pdf