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TORINO. Tesori dell’Ermitage.

Collezione Basilewsky dal 21/05/2013 al 29/09/2013
Per celebrare i 150 anni di vita dei Musei Civici torinesi Palazzo Madama propone una mostra che è un omaggio al grande collezionismo, dedicata a Alexander Basilewsky, figura eminente della storia ottocentesca del collezionismo europeo, grazie alla collaborazione con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo.
La mostra propone un percorso attraverso l’arte europea del Medioevo e del Rinascimento, con una selezione di sessanta opere, provenienti dalla collezione di Alexander Basilewsky, molte delle quali mai più esposte in Occidente da quando lasciarono la Francia nel 1885.
La possibilità di ammirare a Torino questo straordinario patrimonio custodito nelle sale dell’importante istituzione museale russa, è la prima di una serie di iniziative e futuri scambi culturali che fa seguito a un atto di partnership tra la Città di Torino, il Museo Statale Ermitage, la Fondazione Torino Musei e la Fondazione CRT: accordo di collaborazione che si inserisce nella strategia di internazionalizzazione che l’Amministrazione comunale torinese sta promuovendo per offrire nuove opportunità al sistema economico e culturale subalpino. 
La mostra
Dal IV secolo a metà del Cinquecento, da Bisanzio alla Spagna, dalla Francia alla regione del Reno e della Mosa, all’Italia, la collezione Basilewsky, tra le più ricche e straordinarie formatesi nel corso dell’Ottocento, offre l’opportunità unica di attraversare secoli di storia e di arte, radunando alcuni dei capolavori più alti nel campo delle arti decorative – intaglio in avorio, smalti limosini, maiolica italiana – e offrendo un ampio ventaglio di tecniche e di stili. Per l’età Medievale, sono documentati soprattutto oggetti d’uso liturgico provenienti da chiese e monasteri: calici, reliquiari, croci, pissidi, flabelli (ventagli liturgici), piatti di legature per codici manoscritti, trittici, piccole statue; accanto a questi, anche  manufatti di uso profano, come i vetri dipinti a oro di età paleocristiana, i dittici consolari, i cofanetti, e un raro corno da caccia (olifante).
Tra i capolavori, è doveroso segnalare almeno la celebre cassetta reliquiario di santa Valeria, con figure policrome su fondo dorato, e la croce detta di Friburgo, mirabile creazione del gotico francese di inizio Duecento.
Le arti del Rinascimento sono rappresentate dagli smalti dipinti di Limoges, con eccellenti, luminosi esemplari delle botteghe di Pierre Raymond e dei Penicaud, e dalle maioliche italiane. Queste si presentano come una raccolta nella raccolta, altamente rappresentativa della produzione cinquecentesca nella penisola, con opere di Casteldurante, Deruta, Gubbio, Urbino, e con capolavori firmati dai maestri Nicola da Urbino, Giorgio da Gubbio e Xanto da Rovigo. Completano la sezione, alcuni pezzi d’eccezione della ceramica francese, di cui Basilewsky fu tra i primi collezionisti: le cosiddette “faiences de Saint-Porchaire” e le ceramiche di Bernard Palissy e della sua cerchia. Alexander Basilewsky (1829-1899)  «Le roi des collectionneurs». Questo fu per i suoi contemporanei Alexander Petrovich Basilewsky.
Nato in Ucraina nel 1829 da una nobile famiglia russa di proprietari terrieri e uomini d’arme, si trasferì a Parigi negli anni sessanta, come membro del corpo diplomatico e dopo aver prestato servizio in India, in Cina e a Vienna. L’incontro con il principe Soltykoff, raffinatissimo raccoglitore di arte medievale, fu determinante per il nascere della sua passione collezionistica, fino ad allora dedicata alle armi orientali. Divennero suoi consiglieri per gli acquisti Alfred Darcel,  il futuro direttore del Musée de Cluny, e il critico Edouard Bonnefé. In pochi anni, grazie a una considerevole fortuna personale, Basilewsky fu in grado di raccogliere una collezione unica al mondo, composta per la gran parte da rarissimi esemplari della prima arte cristiana e da stupefacenti e preziosi oggetti del Medioevo e del Rinascimento europeo: oreficerie, avori, smalti, vetri, ceramiche, tessuti, arredi lignei, provenienti da altre collezioni prestigiose o acquistate direttamente da monasteri e chiese in Francia, Austria, Svizzera, Italia. Con successo espose le gemme della sua raccolta alle Esposizioni Universali parigine del 1865, del 1867, del 1878. Un imponente catalogo dato alle stampe nel 1874, corredato di tavole a colori, una sorta di vademecum delle arti decorative, fece conoscere al pubblico quei capolavori. La sua casa al 31 della rue Blanche, nel IX Arrondissement, fu a Parigi il punto di riferimento per artisti, conoscitori e amatori d’arte. Per avversi mutamenti di fortuna, nel 1885 Basilewsky mise all’asta i suoi tesori. Lo zar Alessandro III colse l’occasione per acquistare in blocco la raccolta immediatamente prima della vendita (ben 762 lotti) al prezzo esorbitante di sei milioni di franchi.
La collezione fu trasferita a San Pietroburgo al Museo imperiale dell’Ermitage, dove, tranne alcuni oggetti venduti in epoca staliniana a musei stranieri (inglesi e americani soprattutto, tra cui la celeberrima Situla Basilewsky del Victoria and Albert Museum di Londra), si conserva tuttora.

Info:
Fondazione Torino Musei: Daniela Matteu; Tanja Gentilini 011 4429523 daniela.matteu@fondazionetorinomusei.it; ufficio.stampa@fondazionetorinomusei.it
Ufficio Stampa Città di Torino: Gianni Ferrero 011 4423605 gianni.ferrero@comune.torino.it 

TORINO. Sogni Fantasie Misteri: Nikolinka Nikolova e Savino Letizia.

Nikolinka Nikolova di origine bulgara rappresenta oggi una realtà importante del mondo artistico italiano. Osservando le sue opere si potrebbe parlare di astrattismo, di concettualismo, di espressionismo astratto, di simbolismo o di surrealismo e trovare ottime ragioni per giustificare ognuna di queste definizioni. In realtà la ricchezza di spunti, esalta uno stile straordinario ed assolutamente originale.
Savino Letizia chiamato anche l’Artista delle Forbici, capace di eccezionali prestazioni manuali come quella di partire da un foglio di carta o di plastica, trasformando a furia di tagli ciò che per gli altri è solo un “supporto” in un opera d’arte. Una singolare figura d’artista la cui originalità tipologica e fantastica cominciano a rappresentare un punto di riferimento significativo nel panorama artistico nazionale.
Due mostre personali in un unico contesto nel bellissimo Mausoleo della Bela Rosin a Torino, strada Castello di Mirafiori, n.108 .

Il 10 maggio 2013 ore 17,30 in corso della mostra al Mausoleo della Bela Rosin alla presenza delle autorità, l’artista Nikolinka Nikolova in collaborazione Sezione Soci COOP Nichelino/Carmagnola per il Progetto di solidarietà donerà l’opera
che ritrae Graziella Campagnia, alla Cascina che porta il suo nome. La Cascina si trova a S.Maria di Moncalvo (AT) e sarà casa per le donne in difficoltà.
In occasione interverrà Maria Jose Fava – referente “Libera” Piemonte e Tina Durando – Sociologa, Presidente D.I.V.A.

Info:
D.I.V.A. – Donne Italiane Volontarie Associate, in collaborazione con le Biblioteche Civiche Torinesi,
diva.to@libero.it
L’esposizione sarà aperta dal 27 aprile al 12 maggio 2013, ingresso libero
orari: 10,00 – 12,00 ; 15,30 – 19,30
Vedi depliant allegato, vai >>>

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OSIMO (An). Da Rubens a Maratta – Meraviglie del Barocco nelle Marche. Osimo e l’Alta Marca.

OSIMO 29 giugno – 15 dicembre 2013
Una mostra realizzata in collaborazione con la Soprintendenza PSAE delle Marche di Urbino e che vede tra gli altri presenti nel Comitato di Studio studiosi di spicco internazionale come Mina Gregori, Antonio Paolucci, Lorenza Mochi Onori, Maria Rosaria Valazzi.
La mostra che si aprirà al pubblico il 29 giugno e sarà ospitata presso Palazzo Campana e il Museo Civico di Osimo, si propone con l’esposizione di importanti dipinti, arazzi, sculture ed oreficerie sacre, di indagare l’intensa attività artistica che nel corso del Seicento ha interessato la realtà di Osimo e della Marca di Ancona, con l’intento di proiettare la portata dell’evento all’intero territorio nazionale, e non solo.
E’ stato proprio Vittorio Sgarbi a sottolineare la valenza europea della mostra data  dai grandi artisti presenti, Rubens, Maratta, Pomarancio, Mattia Preti, Solimena, e molti altri, tutti maestri di dimensione universale, espressione di un barocco non locale ma da capitale dell’arte.
Il Comitato di Studio, ha fatto rilevare il professor Papetti, ha operato un’ampia ricognizione volta a far riemergere dall’ombra opere dimenticate o inedite, che testimoniano la vitalità di questo territorio in campo artistico, prendendo in esame un’area che spazia dalla zona costiera, con le importanti realtà di Osimo, Ancona, Camerano, Loreto, Senigallia e Fano, fino alle valli dell’entroterra, nelle storiche cittadine di Fabriano, Serra San Quirico e Sassoferrato.
Grazie ad una importante rete di relazioni personali nell’ambito della Curia Romana, i maggiori esponenti delle famiglie del patriziato locale si dedicarono alla committenza artistica, contribuendo al rafforzamento dei tradizionali rapporti con i principali centri italiani come Venezia, Roma, Firenze e Bologna. Approfondite ricerche d’archivio consentiranno per la prima volta di ricomporre alcune importanti quadrerie, come quella del cardinale Gallo, andate poi disperse nel corso del XIX secolo, un tempo vanto dei palazzi della nobiltà cittadina.
La sede espositiva principale di Palazzo Campana, caratterizzata da interventi architettonici sei-settecenteschi, offre anche l’opportunità di sfruttare ambienti che si prestano a restituire il fascino degli interni barocchi. Un incanto che che proseguirà anche in altre dimore cittadine straordinariamente aperte e visitabili nei mesi della mostra, come ha sottolineato l’Assessore.
D’altro canto i vescovi ai vertici delle diocesi locali, anch’essi spesso appartenenti alle più prestigiose famiglie della nobiltà romana, e soprattutto i prelati presenti a Loreto, hanno profuso grande impegno nell’abbellimento invece delle chiese sottoposte alla loro giurisdizione, arricchendo il territorio con capolavori di Pomarancio, Gentileschi, Guercino, Reni, Vouet, con preziosi manufatti, come gli arazzi eseguiti su cartoni del Rubens, con pregevoli sculture e rare suppellettili.
Autorevoli principi della Chiesa, come i cardinali Barberini senior e junior, hanno determinato l’arrivo di opere realizzate dai maggiori artisti attivi nell’Urbe, quali Gian Lorenzo Bernini, Giacinto Brandi e François Perrier, tutti legati all’ambito barberiniano.
A mantenere sempre vivi i rapporti con l’ambiente culturale romano ha concorso anche l’attività di Carlo Maratta, nativo di Camerano, che ha sempre mostrato una particolare attenzione nei riguardi della sua terra di origine, privilegiando i centri marchigiani, ha sottolineato Liana Lippi.
Del grande maestro si vuole, con questa mostra, contribuire a celebrare il terzo centenario della morte, avvenuta a Roma nel 1713. E’ attraverso i suoi epigoni, come il Chiari, che il classicismo marattesco s’irradia nella pittura del Seicento, improntando tutta la produzione artistica del secolo successivo.
Una mostra che mira in sintesi a ricostruire, per quanto possibile, la complessa trama di relazioni che, rendendo gli artisti locali consapevoli e partecipi di quanto si andava realizzando nelle principali città italiane, fecero diventare le Marche attive protagoniste del rinnovamento dell’arte italiana e dell’affermazione del Barocco.
Attraverso gli itinerari previsti verrà offerta l’opportunità di approfondire la conoscenza di un periodo storico così ricco di novità nella elaborazione dei linguaggi artistici. Uno degli itinerari si snoda all’interno della città di Osimo, l’altro nei luoghi del territorio segnati dai più rappresentativi artisti dell’epoca: a Loreto con il Pomarancio, e a Camerano con il Maratta.
Nel percorso urbano di Osimo, oltre alle sedi espositive principali di Palazzo Campana e del Museo Civico, è anche prevista la visita al Museo Diocesano, al Duomo e ad altri edifici sacri della città che si distinguono per specificità legate allo stile barocco.
 
Info:
06/97618280 – 339/4755329 l.r.comunicazione@libero.it
Catalogo SILVANA Editoriale

 

TORINO. Amore e Psiche. La favola dell’Anima.

Il mito di Amore e Psiche, approfondito attraverso la mostra, si basa sull’interpretazione che ne venne data nell’Umanesimo in chiave platonica.
È un racconto d’amore, dell’amore puro che costituisce per l’uomo il più nobile cammino di sublimazione spirituale attraverso l’amore.
La mostra snoda il proprio percorso di lettura iconografica artistica attraverso l’analisi archetipica del mito, nella sua interpretazione platonica e umanistica.
Ciascuna sezione della mostra, anticipata da un’opera d’arte contemporanea, raccoglie reperti storici di ogni epoca sul tema dell’anima affiancati tra loro in un percorso di ricerca semantica e archetipica.
La mostra si propone dunque di svelare la valenza simbolica del mito dell’anima nella storia dell’umanità attraverso le trasformazioni iconografiche del mito di Amore e Psiche carico di significati religiosi e simbolici.

Info:
Palazzo Barolo, Torino, fino al 16/06/2013
Orari: dal martedì alla domenica h. 9,30 – 19,30.
tel: 0116502833 – 0229010404 –
Prezzo: € 12,00 – ridotto € 9,00

Email: prenotazioni@fondazionednart.it

TORINO. Il Gusto dell’arte Fiori Frutti e Verdure in posa di Gianna Tuninetti.

 Un emozionante viaggio all’interno del gusto e dell’arte dove forme e colori sono quelli della quotidianità.
Dove si fondono esigenze ancestrali: alimento per il corpo e cibo per l’anima. Cipolle, aglio, porri piuttosto che rape, carciofi o pomodori ritratti su fogli di carta stuzzicheranno la nostra curiosità e rimanderanno a sensazioni gustative e conviviali. Rose opulente evocheranno profumi e dolcezze di sempre. E poi cachi e fichi, violette e lattughe erbe di campo e frutti di rovo … e tanto altro ancora.
Gusto dell’arte: Arte che affascina, che giunge all’anima e dona energia alla mente

Info:
Eataly Torino Lingotto, dal 15 Aprile al 13 Maggio 2013
Orari: Tutti i giorni con orario continuato
Gianna Tuninetti: Tel. 011 8177194 – INGRESSO LIBERO

Link: http://www.giannatuninetti.it

Email: gianna.tuninetti@alice.it