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ROMA. Tiziano il patriarca della pittura veneziana.

Una profonda ed entusiasmante riflessione sulla carriera artistica di Tiziano coinvolge il pubblico della capitale dal 5 marzo, giorno della inaugurazione alle Scuderie del Quirinale della grande mostra dedicata al patriarca della pittura veneziana, a cura di Giovanni C.F.Villa.
Quaranta opere raccontano la passionalità e vivacità cromatica elaborata in modo crescente dagli esordi alla maturità: due caratteristiche della personalità di Tiziano che andava profilandosi in maniera molto diversa da quella di Giorgione con il quale iniziò un rapporto di collaborazione appena arrivato nella città lagunare da Pieve di Cadore, sua città natale.
L’incontro con il maestro di Castelfranco fu fondamentale, poiché il giovane talentuoso acquisisce i valori della pittura tonale, autonoma nel disegno e costruita esclusivamente per sottili velature di colore che, digradando, rendono lo spessore dei corpi.
E’ una premessa per far comprendere la grande rivoluzione dell’artista, che si differenzierà ben presto con la sua vena narrativa nuova e definizione più plastica delle figure, da Giorgione tendente verso il lirico, la contemplazione, l’idillio.
Tra le tele che documentano la prima fase dell’attività del pittore cadorino esposte alle Scuderie ‘Il vescovo Jacopo Pesaro presentato a san Pietro da papa Alessandro VI‘ (1503-1506) e ‘Il concerto‘(1510-1511 ca), due capolavori che testimoniano la sua capacità di assimilazione delle novità delle suggestioni del naturalismo dell’arte fiamminga e tedesca elaborate combinando modelli belliniani e giorgioneschi.
La ‘Flora‘(1515 ca) degli Uffizi, riprodotta in numerose incisioni a partire dal XVI secolo, chiarisce la qualità dell’orchestrazione cromatica morbida e maestosa raggiunta dal maestro veneziano attraverso la rappresentazione del florido corpo della donna che si inserisce armoniosamente nello spazio in modo dinamico, rompendo così uno schema rigidamente frontale.
A partire dagli anni quaranta Tiziano cambia stile, mettendo da parte la scelta della pittura tonale e equilibrata. La presenza a Venezia di Giorgio Vasari e Francesco Salviati, esponenti significativi del Manierismo italiano, gli imprime forti suggestioni. E’ soprattutto il colore che muta con ombre segnate, bagliori luminosi, contrasti netti, come si riscontra nella ‘Danae’ (1545 ca) del Museo di Capodimonte di Napoli, una delle tre versioni realizzate dall’artista nel corso del suo percorso.
La massima libertà tecnica, cromatica e luministica si raggiunge nel ‘Martirio di San Lorenzo’ realizzato dall’artista nel corso di diversi anni (1546-1559): la composizione è nettamente squilibrata, poiché comprime le figure nella parte bassa e lascia ampio spazio all’architettura del tempio antico; inoltre la luce emerge in modo drammatico da un fondo fumoso grazie a una pittura corposa di pigmenti luminosi, una tecnica che condurrà alla disgregazione della struttura disegnativa e quindi plastica.
Tiziano si specializza nell’esecuzione dei ritratti in cui sa indagare l’ aspetto psicologico dei personaggi senza tralasciare neppure un dettaglio per qualificare il loro elevato rango sociale. La sezione dell’ esposizione capitolina dedicata a questo genere presenta un’affascinante selezione: tra i ritratti quelli di ‘Paolo III a capo scoperto’,Carlo V con il suo cane‘, ‘Tommaso Mosto’,Francesco Maria della Rovere‘, ‘Giulio Romano‘, ‘Pietro Bembo’,Ranuccio Farnese’ e ‘Uomo con il guanto’,la Bella’.
Tra le opere tarde in cui il maestro porta alle estreme conseguenze il disfacimento della forma lo ‘Scuoiamento di Marsia‘ (1576 ca), dove il colore è steso e impastato direttamente sulla tela, non solo con il pennello, ma anche con le dita.
Nella tela, oggi conservata al Castello-Palazzo Arcivescovile di Kromeriz (Repubblica Ceca), le figure sono ammassate in primo piano e viene annullato qualsiasi senso di profondità spaziale. In quest’ultima opera Tiziano (muore a Venezia nel 1576) testimonia il superamento definitivo della poetica rinascimentale.

Info:
Scuderie del Quirinale, via XXIV Maggio 16- tel.0639967500; dal 5 marzo e fino al 16 giugno
catalogo Silvana Editoriale
Orari: da domenica a giovedì dalle 10.00 alle 20.00; venerdì e sabato dalle 10 alle 22,30: l’ingresso è consentito fino a 1 ora prima della chiusura. Biglietto 12 euro, ridotto 9,50

Fonte
: http://www.arteindiretta.it

Autore: Fabiana Mendia

Link: http://www.scuderiequirinale.it

BOLOGNA. Davvero! La Pompei di fine ‘800 nella pittura di Luigi Bazzani.

La *Fondazione del Monte* presenta, in collaborazione con l’*Università di Bologna – Dipartimento di Storia Culture Civiltà*,*Sezione di Archeologia*, un inedito progetto espositivo dedicato alla straordinaria figura dello scenografo e vedutista bolognese *Luigi Bazzani* (Bologna 1836 – Roma 1927), le cui opere sono conservate in molte prestigiose gallerie in Italia e all’estero: nel Museo Archeologico Nazionale e nella Galleria di Capodimonte a Napoli, nella Galleria di Arte Moderna a Roma, ma anche nel Victoria and Albert Museum di Londra, che acquistò dall’artista oltre cento acquerelli.
La mostra, realizzata con il contributo dell’*Istituto Banco di Napoli – Fondazione* e con la collaborazione della *Soprintendenza dei beni Archeologici di Napoli e Pompei*, sarà ospitata presso la sede bolognese della Fondazione del Monte *dal 29 marzo al 26 maggio 2013*.
Il progetto, tappa finale di un percorso di ricerca pluriennale condotto dall’Università di Bologna, ripercorre, attraverso un ricco apparato iconografico composto dalle opere di  Bazzani e da una serie di scatti che documentano l’attuale realtà pompeiana, l’eccezionale produzione del pittore bolognese, soffermandosi in particolare sullo straordinario contributo che i suoi acquerelli, caratterizzati da una grande qualità artistica e da una prodigiosa abilità tecnica, rappresentano ancora oggi per lo studio di Pompei e della sua storia.
L’esposizione intende, quindi, presentare al pubblico l’immenso patrimonio costituito dalle opere di questo artista – che operò a Pompei per circa un trentennio tra il 1880 e il 1910 circa – e composto da centinaia di acquerelli e disegni, in gran parte sconosciuti al pubblico e agli stessi archeologi, che restituiscono con assoluta precisione edifici e pitture oggi gravemente danneggiati o scomparsi.
Il percorso espositivo, articolato in sei differenti sezioni, inquadra la figura di Luigi Bazzani muovendo dagli inizi bolognesi – dove l’artista si distinse già in giovane età per l’abilità tecnica nella composizione di scene prospettiche e architettoniche che lo portò anche a collaborare agli allestimenti scenografici del Teatro Comunale della
città – fino al momento del suo trasferimento a Roma nel 1861. Se da un lato l’attività di scenografo proseguì nei primi anni dal suo arrivo nella capitale, è pur vero che fu senz’altro questa l’occasione dei primi contatti con i monumenti dell’antichità classica, le cui rovine divennero la sua principale fonte di ispirazione.
Le sezioni successive propongono un vero e proprio viaggio nella Pompei della seconda metà dell’Ottocento, esplorando di volta in volta differenti momenti del periodo in cui Luigi Bazzani operò nella città campana: il complesso rapporto tra la pittura e la fotografia, tecnica innovativa che andava affermandosi proprio in quegli anni, la corrente ‘neopompeiana’ di ispirazione storica, alla quale lo stesso Bazzani aderì per qualche tempo, l’evoluzione definitiva del suo lavoro verso il vedutismo, il cui intento era quello di far rivivere nell’osservatore il fascino e l’emozione di una visita alla città antica.
Un’ulteriore sezione è poi dedicata alle opere in cui Bazzani si cimentò con le tecniche del rilievo architettonico, un aspetto finora poco noto ma di grande interesse per la ricerca archeologica.
L’ultima parte del percorso, di carattere più tecnico, è, invece,dedicata alle metodologie oggi impiegate per la documentazione degli apparati decorativi nei progetti di ricerca e di formazione dell’Ateneo bolognese, dal rilievo fotogrammetrico alla ricostruzione tridimensionale, senza trascurare tecniche tradizionali come la tempera e l’acquerello per la ricostruzione della policromia originale delle pareti.
Il progetto espositivo viene, inoltre, arricchito da un importante ‘servizio permanente’ a disposizione degli studiosi e del pubblico: un sito internet realizzato in collaborazione col CINECA, in cui saranno disponibili tutte le opere pompeiane di Bazzani, localizzate nella città antica e corredate di scheda illustrativa e confronto fotografico con la situazione attuale.
Con la mostra ‘Davvero! La Pompei di fine ‘800 nella pittura di Luigi Bazzani’, riparte, infine, il progetto di didattica ‘Un’aula in Fondazione’.
Attraverso i tre percorsi modulati per ogni fascia d’età – /La storia/, /Il mito/ e /Il Colore/ – la proposta educativa si rivolge direttamente alle scuole della città offrendo la visita guidata alla mostra e il laboratorio di didattica dell’arte, ideati e realizzati entrambi per promuovere l’educazione allo sguardo, per comprendere e interpretare le immagini e le suggestioni artistiche di Luigi Bazzani in particolare e, più in generale, dell’arte.
In occasione della mostra verrà realizzato un ampio catalogo riccamente illustrato, con contributi di specialisti di archeologia, storia dell’arte e restauro.
Dopo la tappa bolognese, la mostra proseguirà a Napoli presso il Museo Archeologico Nazionale, a partire dal 4 luglio 2013.

*Cartella stampa e immagini scaricabili da
http://www.gestidicarta.it/1/ufficio_stampa_241783.html
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Info:
*Sede* Fondazione del Monte, via delle Donzelle 2, Bologna, dal 29 marzo al 26 maggio 2013
*Orario* tutti i giorni dalle 10.00 alle 19.00. Chiuso il 31 marzo e il 1 maggio. *Ingresso* gratuito – t. +39 051 2962508 –

Link: http://www.fondazionedelmonte.it

FIRENZE. La primavera del Rinascimento tra Firenze e Parigi.

Firenze e Parigi. Le unisce una mostra dedicata a ‘La Primavera del Rinascimento. La scultura e le arti a Firenze 1400-1460‘.
Centoquaranta opere, in maggioranza sculture, saranno in esposizione prima, dal 23 marzo al 18 agosto 2013, a Palazzo Strozzi e, successivamente, dal 23 settembre 2013 al 6 gennaio 2014, al Museo del Louvre.
Divise in dieci sezioni tematiche, saranno testimonianza di quel particolare momento storico che a Firenze rappresentò l’inizio del Rinascimento e vide la nascita di un nuovo linguaggio artistico che trovò proprio nella scultura i suoi albori.
La rassegna curata da Beatrice Paolozzi Strozzi, direttore del Museo Nazionale del Bargello, e da Marc Bormand, conservateur en chef del dipartimento di Scultura del Museo del Louvre, comprende opere di Ghiberti, Donatello, Nanni di Banco, Luca della Robbia, Nanni di Bartolo, Agostino di Duccio, Michelozzo, Desiderio da Settignano, Mino da Fiesole e dipinti di artisti quali Masaccio, Filippo Lippi, Andrea del Castagno, Paolo Uccello.
In mostra ci saranno anche capolavori restaurati per l’occasione, attraverso una campagna finanziata congiuntamente dalla Fondazione Palazzo Strozzi e dal Museo del Louvre. 

Autore: Nicoletta Speltra

Link: http://www.arte.it

Fonte:Arte.it

FORLI’. Novecento arte e vita in Italia tra le due guerre.

Dal 2 febbraio al 16 giugno, nella prestigiosa sede dei Musei San Domenico di Forlì, sarà possibile visitare l’esposizione Novecento. Arte e vita in Italia tra le due guerre promossa e organizzata dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì.
La mostra, che abbraccia il periodo che va dal primo dopoguerra fino alla metà degli anni ’40, intende rievocare un clima che ha visto non solo architetti, pittori e scultori, ma anche designer, pubblicitari, ebanisti, orafi, creatori di moda cimentarsi in un grande progetto comune che rispondeva, attraverso una profonda revisione del ruolo dell’artista, alle istanze di ritorno all’ordine.
Il modello di una ritrovata armonia tra tradizione e modernità sostenuto da questi artisti – tra cui Casorati, Funi, Sironi, Carrà, Wildt e Martini – ebbe il sostegno da parte del regime che era alla ricerca della definizione di un’arte di Stato. La mostra rievoca le principali occasioni in cui gli ar! tisti si prestarono a celebrare l’ideologia e i miti proposti dal Fascismo, alla ricerca di un nuovo rapporto tra le esigenze della contemporaneità e la tradizione, tra l’arte e il pubblico.

Fonte: Exibart Niusletter, 10 feb 2013

FIRENZE. DA BOLDINI A DE PISIS. Firenze accoglie i capolavori di Ferrara.

Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti e Villa Bardini, dal 19 febbraio al 19 maggio 2013.
La mostra esporrà  nelle due prestigiose sedi museali dell’Oltrarno fiorentino – la Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti  e Villa Bardini della Fondazione Parchi Monumentali  Bardini Peyron dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze (Costa San Giorgio, n. 2) – un’ampia rassegna dell’ intero percorso museale delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara.
Con questo evento espositivo si è voluto in primis rispondere al disagio subito dalle Gallerie ferraresi a causa dei gravi danni subiti dagli ambienti di Palazzo Massari, sede delle collezioni dell’Ottocento e del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea Filippo de Pisis, a causa del sisma che ha colpito nel maggio 2012 l’Emilia Romagna.
Dopo avere presentato una significativa scelta delle collezioni a Palazzo dei Diamanti, la direzione dei musei ferraresi, non rassegnandosi alla necessità di ricoverare le opere in deposito, ha domandato e ottenuto ospitalità dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo museale della città di Firenze, così da consentire ad un pubblico più vasto la visione almeno temporanea di alcuni di questi capolavori, riassumibili nella sintetica cifra da Boldini a De Pisis.
“Firenze ha risposto positivamente a questa iniziativa, in virtù di quella solidarietà tra istituzioni che ha avuto la sua prima, immediata motivazione nella consapevolezza di quanto sia importante mantenere viva l’attenzione su quell’evento drammatico, ma che ha trovato anche ulteriori motivi di sintonia nelle corrispondenze tra le raccolte ferraresi e fiorentine e nei legami che alcuni artisti rappresentati in mostra intrecciarono con la nostra città” (Simonella Condemi e Alessandra Griffo).
A Villa Bardini 26 opere documenteranno le collezioni ferraresi prendendo avvio dal Romanticismo storico di Gaetano Turchi, Massimiliano Lodi, Girolamo Domenichini e Giovanni Pagliarini seguito dagli autoritratti dei principali artisti locali – da Giuseppe Mentessi a Giovanni Boldini –  per giungere al simbolismo di Gaetano Previati con il capolavoro assoluto Paolo e Francesca (1909), tratto dall’omonimo canto dantesco. Qui sarà presente in particolare un nucleo rilevante di ritratti del grande Giovanni Boldini, opere di tono internazionale, condotte secondo uno stile ormai maturo, con una perfezione formale che  aveva ormai raggiunto livelli di qualità tali da superare  molti contemporanei.
Alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti si esporranno invece 35 opere, tra dipinti e sculture: dal simbolismo letterario di Giovanni Muzzioli e Gaetano Previati, alle allegorie malinconiche nelle sculture di Angelo Conti ed Arrigo Minerbi.
Anche in questa sede, in cui si traduce il nuovo pensiero del primo Novecento, si potranno ammirare tre capolavori di Giovanni Boldini intriganti per il sapore inedito, rispetto al repertorio consueto del pittore: due nature morte (Un angolo della mensa del pittore; Le mele calville) e la Marina a Venezia con scansioni geometriche simile ad una composizione manga giapponese. Rimanendo a questi souvenirs d’artista di città europee, un’ altra Venezia di Giuseppe Mentessi (Sagrato della Basilica di San Marco), e l’inquadratura del ponte di Charing-Cross a Londra di Alberto Pisa.
A documentare il passaggio al futurismo saranno una tela di Arnoldo Bonzagni ed un Bronzo di Annibale Zucchini; mentre la corrente che perseguì la ripresa della tradizione classica, con evidenti riprese dai maestri Rinascimentali ferraresi, sarà rappresentata dal Ritratto della sorella (1921) di Achille Funi di cui si esporrà anche le sue suggestioni dall’antico del Foro romano.
Ancora da segnalare in mostra il Bove di Carrà, dove sembra che il peso ed il valore di un’ intera tradizione italica trovi corpo, come il buio della pena si annida  nel corpo della madre del carcerato di Mario Pozzati.
Un’amplificazione in linea con i monumentali progetti della politica del Regime, sarà quella che si documenta nella forma a larghe campiture utilizzata da Mario Sironi nello studio per un mosaico del Palazzo di Giustizia di Milano.
Vi saranno poi ritratti e geometrie dai toni ribassati nelle nature morte di Roberto Melli, che potrà risultare una vera scoperta per il grande pubblico.
L’ omaggio al Novecento ferrarese si concluderà con una tra le più importanti collezioni di opere del grande artista – poeta Filippo De Pisis, che racconta la sua personalissima visione d’artista  attraverso nature morte, ritratti, vedute parigine, fiori  raccontati e  dipinti con  una forma coinvolgente e sintetica.
In parallelo a questa sezione novecentesca, la Galleria d’arte moderna propone una piccola ma significativa  selezione dai suoi depositi presentando al pubblico opere poco viste degli stessi autori presenti in mostra ovvero Boldini, Minerbi, De Pisis, Carrà  e Sironi.
Per concludere con le parole della Soprintendente Cristina Acidini, la mostra fiorentina offrirà  “Quei capolavori di artisti di prima grandezza nel nostro recente passato, l’Otto e il Novecento che conducono verso la contemporaneità, (e che) non hanno bisogno di commento: quelli di Boldini e De Pisis sono i più famosi e i più amati, ma la selezione è ampia e varia, e consente di aprire prospettive non ovvie anche ad un pubblico di amatori informati”.
La mostra è stata realizzata in collaborazione tra le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Ferrara, la Fondazione Ferrara Arte e la Galleria d’arte moderna di Firenze e la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze ed è stata curata da Maria Luisa Pacelli, Barbara Guidi e Chiara Vorrasi già per la sua prima edizione in Palazzo dei Diamanti a Ferrara, con il coordinamento oltre che la cura in questa seconda edizione fiorentina di Simonella Condemi e Alessandra Griffo per la sezione della Galleria d’arte moderna e di Carlo Sisi per quella di Villa Bardini
Promotori dell’evento espositivo il Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti e e la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Info:
Villa Bardini, Firenze
ORARIO  E PREZZI DELLA MOSTRA: Galleria d’arte modernamartedì – domenica 8.15 – 18.50 (ultimo ingresso alle ore 18.00), chiuso il lunedì biglietto intero € 13.00; ridotto € 6.50 per i cittadini dell’U.E. tra i 18 e  i 25 anni, gratuito per i cittadini dell’U.E. sotto i 18 e sopra i 65 anni
Villa Bardini: martedì – domenica 10.00 – 19.00 (ultimo ingresso alle ore 18.00) chiuso il lunedì
biglietto intero € 8.00; ridotto € 6.00 riservato ai soci ACI, Touring Club e Unicoop Firenze e a chi sia in possesso del biglietto per il Giardino Boboli; ridotto € 4.00 per le scolaresche (con la gratuità degli insegnanti accompagnatori)
Prenotazioni: Firenze Musei 055.290383; e-mail LINK ALLE IMMAGINI: http://www.civita.it/servizio/sala_stampa/da_boldini_a_de_pisis_firenze_accoglie_i_capolavori_di_ferrara

Link: http://www.daboldiniadepisis.it

Email: firenzemusei@operalaboratori.com