Archivi categoria: Mostre

BOLOGNA/FAENZA. Arturo Martini .

Una collaborazione inedita tra la Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e la Fondazione del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, porterà a Bologna a Palazzo Fava (fino al 12 gennaio 2014) e a Faenza al MIC (fino al 30 marzo 2014) una straordinaria mostra dedicata al più importante scultore del ‘900 italiano: Arturo Martini.
A Faenza la mostra Arturo Martini. Armonie, figure tra mito e realtà a cura di Claudia Casali, direttrice del Museo Internazionale delle Ceramiche, espone una cinquantina di opere, significative della sua poetica e della sua idea di “armonia”, sia attraverso l’interpretazione della figura femminile tra mito e realtà, sia attraverso le opere degli ultimi anni caratterizzate da una accentuata ricerca formale.
Tra le principali opere in mostra sono da segnalare:
Ritratto di Fanny Nado Martini (1905), Davide Moderno (1908), La lettura (1910 ca), La fanciulla piena d’amore (1913), La lussuriosa (1918), La pulzella di Orleans (1920), Leda (1926), La leggenda di San Giorgio (1926-27), Presepio piccolo e grande (1926-27), La pisana (grande frammento) (1928), Lo spaventapasseri (1928-29), La Nena (1930), Odalisca (1930), Torso (1930), Donna sdraiata (1932), Vittoria Fascista (1932), Abbraccio-amplesso (1936-1940), Testa di Vittoria (1937- 38), Cavallo allo steccato (1943), Signorina seduta (1943), Donna sulla sabbia (1944).
Ingresso: intero 8 euro, ridotto 5, gruppi 5

Info:
fino al 30 marzo 2014
Luogo: Faenza, Mic – Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza
Orario: martedì-venerdì ore 10-13.30, sabato-domenica e festivi ore 10-17.30, lunedì chiuso
Telefono: 0546 697311

Fonte: MiBAC, 8 ott 2013

Autore: Renzo De Simone

Link: http://www.micfaenza.org

TORINO. PIETRO PIFFETTI Il re degli ebanisti l’ebanista del re.

Consiglio regionale del Piemonte, Palazzo Lascaris, Torino, fino al 30 novembre 2013
Museo Accorsi – Ometto, Torino, fino al 12 gennaio 2014

La Fondazione Accorsi – Ometto ha allestito, fino al 12 gennaio 2014, nella sala dei pannelli cinesi del Museo, una mostra dedicata a Pietro Piffetti (Torino, 1701 – 1777).
L’occasione nasce dal recente acquisto da parte della Fondazione di un cofano forte dell’ebanista torinese, che andrà ad aggiungersi ai sette capolavori già presenti in Museo e a cui saranno affiancati una ventina di altre sue opere, per lo più inedite perché provenienti da collezioni private.
L’esposizione sarà curata direttamente dalla Fondazione Accorsi – Ometto e organizzata in collaborazione con il Consiglio Regionale del Piemonte, che ospiterà una parte della mostra.

Info:
Fondazione Accorsi – Ometto
Vittoria Cibrario 011 817 08 12 – v.cibrario@fondazioneaccorsi-ometto.it
Cristina Giusio 011 837 688 int. 6 – comunicazione@fondazioneaccorsi-ometto.it
Consiglio regionale del Piemonte: Elena Correggia 011 57 57 738 – elena.correggia@cr.piemonte.it 

VENEZIA. MANET. Ritorno a Venezia.

Continua il grande successo di pubblico e critica per la mostra “Manet. Ritorno a Venezia” allestita a Palazzo Ducale a Venezia, che in questi giorni ha superato i 100.000 visitatori.
Anche a fronte delle numerose richieste pervenute ai servizi di prenotazione e alle associazioni che realizzano i percorsi guidati, l’esposizione è stata prorogata fino a domenica 1 settembre 2013.
Organizzata e prodotta dalla Fondazione Musei Civici di Venezia e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, la mostra è posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, progettata con la collaborazione speciale del Musée D’Orsay di Parigi e realizzata con il patrocinio della Regione del Veneto e della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna.
A cura di Stéphane Guégan, con la direzione scientifica di Guy Cogeval e Gabriella Belli e il progetto allestitivo di Daniela Ferretti, presenta uno straordinario corpus di opere del geniale artista francese e confronti mai prima d’ora resi possibili: uno su tutti quello eccezionale e irripetibile tra la Venere di Urbino di Tiziano (1538) e l’Olympia, (1863) – opera che per la prima volta lascia la Francia – mettendo finalmente in luce il rapporto di Manet con l’Italia, da lui visitata in tre occasioni e, in particolare, con l’arte veneziana del Cinquecento, con la quale l’artista entrò in contatto non solo durante la sua formazione al Louvre, ma anche attraverso due soggiorni a Venezia, nel 1853 e nel 1874.
La mostra espone inoltre alcuni capolavori assoluti di Manet, come Le Déjeuner sur l’herbe (1863 -1868 c.), Le fifre (1866), La lecture (1865-73), Le balcon (1869), Sur la plage (1873), Portrait de Mallarmé (1876 ca.) ecc., giunti a Venezia grazie agli eccezionali prestiti del Musée d’Orsay – istituzione che conserva il maggior numero di capolavori dell’artista – e di altri prestigiosi musei internazionali, tra cui il Metropolitan Museum di New York, la Bibliothèque Nationale de France, la Courtauld Gallery di Londra, il Museum of Fine Arts di Boston, la National Gallery di Washington, l’Art Institute di Chicago e molti altri.
Catalogo Skira-Milano.

Info:
Venezia, Palazzo Ducale

Link: http://www.mostramanet.it

RICCIONE (Rn). Ligabue Toni e la sua arte nel racconto di Cesare Zavattini.

E’ Cesare Zavattini l’illustre ‘Cicerone’ della mostra che Riccione dedica alla figura e all’opera di Antonio Ligabue (1899 – 1965).
A Zavattini, regista, sceneggiatore, scrittore, giornalista, nonché disegnatore e pittore, si deve, già negli anni ’50, il primo vero ‘approccio’ all’arte dei ‘candidi’ da parte della cultura figurativa ufficiale.
Memorabile è la sua monografia Ligabue, un testo poetico, edito da Franco Maria Ricci nel 1968. Non mancano poi le ‘prove’ di un interesse di Zavattini verso Ligabue anche sul piano cinematografico, come è testimoniato in mostra da importanti repertori inediti provenienti dalla ricca documentazione donata di recente dal figlio di Zavattini, Arturo, alla Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia.
Idealmente, dunque, Cesare Zavattini può essere considerato il ‘regista’ di questa esposizione che si snoda tra le sale di Villa Franceschi e quelle di Villa Mussolini.
Circa ottanta le opere di Antonio Ligabue, tra dipinti, disegni e sculture, che ripercorrono le tappe fondamentali della sua vicenda umana ed artistica, dagli esordi fino agli ultimi anni di vita. Nell’ampia antologica, divisa per sezioni tematiche, non possono mancare i soggetti prediletti da ‘Toni’, tra i quali gli autoritratti dallo sguardo sempre carico di nuove intense inflessioni psicologiche e le raffigurazioni del mondo animale, nella sua ferocia primordiale. Immagini che catturano e incantano con la loro forza cromatica e l’apparente semplicità ma che, in realtà, paiono sottendere una complessità di rimandi culturali, di citazioni stilistiche e di contaminazioni con le varie arti visive, come il cinema e l’illustrazione.
Il percorso espositivo si conclude con una sezione dedicata a ‘Za’ pittore che comprende dipinti e opere grafiche realizzate tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, alcune delle quali esposte per la prima volta in pubblico, conservate presso i Musei Civici di Reggio Emilia.
L’esposizione è curata da Daniela Grossi e Claudio Spadoni, con la collaborazione di Sara Andruccioli e di Orlando Piraccini. Consulente scientifico per Ligabue è Augusto Agosta Tota. L’iniziativa è promossa dal Comune di Riccione con la collaborazione dell’Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna e del Centro Studi & Archivio Antonio Ligabue di Parma.

Info:
Orari: tutti i giorni dal martedì alla domenica, Lunedì chiuso
1 luglio – 31 agosto: dalle ore 10 alle ore 15 e dalle ore 20 alle ore 23,30
1 settembre – 6 ottobre: dalle ore 10 alle ore 19
La biglietteria chiude un’ora prima.

Link: http://www.comune.riccione.rn.it/Engine/RAServePG.php/P/43381RPC0100/M/38531RIC0404

Fonte:MiBAC – Ministero per i Beni e le Attività Culturali

VENEZIA. Maxim Kantor Atlantis.

Fino al 15 settembre 2013 viene presentata al Collegio Armeno Moorat Raphael, Palazzo Zenobio, la mostra “Maxim Kantor. Atlantis” in collaborazione con  il Museo di Stato Russo di San Pietroburgo. L’opera di Maxim Kantor è conosciuta in Italia, dove l’artista ha esposto precedentemente, nel 1988 presso Studio Marconi Milano, nel 1997 alla XLVII Biennale di Venezia, con la mostra “Criminal Chronicle”, a cui fu completamente dedicato il Padiglione Russo, nel 2005 alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia e, da ultimo, l’anno scorso alla Fondazione Stelline di Milano. La mostra presenta, nel contesto della Biennale, l’opera di questo straordinario artista (nato a Mosca nel 1957; vive tra l’Île de Ré in Francia, Oxford, Berlino e Mosca) il quale, nel suo intenso lavoro ripropone la storia del XX secolo fino ai nostri giorni, con particolare attenzione agli eventi legati alla Rivoluzione Russa e alla Prima Guerra Mondiale. I soggetti delle sue incisioni sono i grandi protagonisti della storia, di cui ne fa un’implacabile e severa critica, oltre che oggetto di una sottile quanto sferzante ironia,  mostrando invece compassione e forte partecipazione per le vittime e per i “vinti”.
L’immagine centrale delle sue opere è Atlantide che si inabissa nell’oceano, come racconta Platone. Il cuore, infatti, di questa esposizione, a cui  fa da cornice un nucleo di opere rappresentave dell’intera attività pittorica di Kantor (1980-2012), è il portfolio “Vulcanus. Atlas”, realizzato nel 2010, che offre – come ha scritto Vittorio Hösle – “addirittura una filosofia della storia del XX secolo”. In questo ciclo, motivi dell’antica iconografia russa sono combinati con elementi da cartellonistica di propaganda, registrando la morte di Lenin e di Stalin, l’assassinio di Trozky, la nascita dei nuovi assetti mondiali nel 1945 e nel 1991 con le conseguenti trasformazioni sociali. Offrendo, come aggiunge Hösle, “una visione dell’Europa come di un animale ferito che non vuole morire”, e lanciando così “una sfida amara all’ufficiale euroottimismo”.
Pittore, raffinato incisore e scrittore, Maxim è il figlio dell’intellettuale e filosofo Karl Kantor, con il quale ha sempre avuto un profondo rapporto di vicinanza e di confronto.  L’elemento principale delle sue opere sono le persone. I loro volti, i loro corpi e, naturalmente, le loro anime; ha dipinto un numero strepitoso di ritratti, a cominciare da quelli dei genitori, e molti autoritratti, segnando così le tappe intrecciate della propria arte e della sua profonda riflessione storico-filosofica. Dopodiché incomincia a dipingere sia gruppi piccoli (come in alcune Mense) che gruppi molto affollati (una disciplinata colonna di prigionieri, i personaggi in un piccolo mercato recintato da assi di legno come fosse un luogo di detenzione); la caratteristica di questi “gruppi” è sottolineata dal titolo di una delle sue opere più note, Folla solitaria, del 1992, in cui, come fa notare Cristina Barbano, “le persone sono insieme, ma sono sole come in una foresta sono gli alberi a cui esse, alte e ossute, tanto assomigliano”.  
Si suole dividere la sua intensa e appassionante produzione artistica in tre periodi principali: il “Periodo Rosso” (Periodo Sovietico, 1980 – fine anni Novanta), caratterizzato da dipinti che rappresentano case, prigioni, lager, ospedali, metropolitane, ma anche e soprattutto uomini che, pur oppressi da un regime disumanizzante, conservano “umanità” nel senso più ampio e più profondo del termine; lo stile di quegli anni, definito di “resistenza”, è spesso particolarmente crudo. Segue, nel successivo decennio, la fase denominata “Il Nuovo Impero”: la caduta del comunismo, alla fine degli anni Ottanta, rappresenta per Kantor la possibilità di viaggiare per il mondo, di abitare in altre città come Berlino, Londra, Parigi. Inizia qui un’epoca di grandi speranze, caratterizzata anche dalla perdita di orientamento. La Russia crolla, ma anche l’Europa attraversa una profonda crisi.
L’opera riassuntiva di questi dieci anni è il portfolio di litografie “Metropolis”. Negli ultimi anni, dal 2008 ad oggi, la consapevolezza della fine di un certo “ciclo storico”, non solo in Russia, è diventata evidente: il mondo è entrato in una crisi profonda, non solo politica, ma anche intellettuale. Il compendio del lavoro di questo periodo (da lui chiamato “Atlandide”) si ritrova nell’ultimo portfolio grafico “Vulcanus”, dove Kantor si ritrae nella prima incisione con il titolo “Autoritratto tra Lenin e Putin” (2010). Kantor ha presentato la serie “Vulcanus. Atlas” lo scorso anno a Berlino alla Galerie Nierendorf; recentemente al Musée du Montparnasse di Parigi, all’Ashmolean Museum of Art and Archaeology di Oxford (in occasione della Conferenza Internazionale sul tema “Come rispondere alla crisi globale” da lui promossa con il sostegno della Cattedra di Politica Mondiale dell’Università di Oxford, e al Museo di Stato di San Pietroburgo.
“Un quadro – egli ha scritto – è tanto più pregiato quanto maggiori sono stati gli sforzi e la pazienza che gli ha dedicato il pittore. Quell’ultima, liberatoria pennellata è possibile soltanto se prima ce ne sono state tante altre inutili e imprecise. L’esperienza del pittore è fatta di sconfitte quotidiane. Bisogna togliere il superfluo e lasciare solo il necessario.
Il metodo del pittore è parente stretto di quello scelto da Amleto, non appena l’obiettivo diventa chiaro. Lui dice di voler cancellare dalla memoria tutto ciò che impedisce di concentrarsi sulle cose più importanti. Per occuparsi delle cose più importanti, è necessario eliminare dalla memoria tutte le cose che importanti non sono”. Sono parole tratte da un suo romanzo, che suonano come una suggestiva e saggia lezione di metodo di lavoro, ma anche – si usa dire oggi – di “filosofia della vita”.

Info:
Ingresso libero. Orario: 11,00 / 18,00 lunedì chiuso
Palazzo Zenobio, Collegio Armeno, Venezia, Dorsoduro 2596 – tel. 0415228770
Ufficio Stampa: Studio Antonio Dal Ponte (Segreteria organizzativa) San Polo 622, 30125 Venezia
Tel. 041/5239315 – 0041/2417651 (fax) – studiodalponte@libero.it