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ROMA. Klimt a Palazzo Braschi. La Secessione e l’Italia.

Boom di visitatori e di prenotazioni per la grande mostra dedicata a Gustav Klimt e al suo gruppo dei secessionisti. In corso fino al 22 marzo 2022 al Museo di Roma a Palazzo Braschi, Klimt.
klimt 2“La Secessione e l’Italia” – a cura di Franz Smola, curatore del Belvedere di Vienna purtroppo in via di chiusura per il lockdown austriaco, Maria Vittoria Marini Clarelli, Sovrintendente Capitolina ai Beni Culturali e Sandra Tretter, vicedirettore della Klimt Foundation di Vienna -, dalla sua apertura lo scorso 27 ottobre, ha visto un’affluenza totale di oltre 30mila visitatori amanti del grande pittore austriaco che, con le sue opere, ha scritto una delle pagine più significative del Novecento europeo.
klimt 3La mostra si presenta, infatti, come un’occasione imperdibile per poter vedere le oltre 200 opere provenienti dal Belvedere di Vienna, dalla Klimt Foundation e da altre raccolte pubbliche e private, per un percorso che racconta la storia artistica di Klimt, il suo ruolo di cofondatore della Secessione Viennese, i suoi viaggi, le sue mostre, e quindi il suo aspetto “pubblico”.
Tra le opere in mostra, c’è anche il Ritratto di Signora (1916-1917) proveniente dalla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi che, da lì scomparso in circostanze misteriose nel 1997, è stato ritrovato quasi per caso nel 2019 durante i lavori di pulitura di una pianta d’edera su una parete esterna del museo.

Autore: Claudia Giraud

Fonte: www.artribune.com, 23 nov 2021

ROMA. Plautilla Bricci, vita e opere di una straordinaria architettrice e pittrice del Seicento.

In occasione della riapertura al pubblico della Galleria Corsini, le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano fino al 19 aprile 2022 Una rivoluzione silenziosa. Plautilla Bricci pittrice e architettrice, la prima mostra personale dedicata alla pittrice e architetta Plautilla Bricci (Roma, 1616 – post 1690).
“Dopo molti mesi di lavori siamo felici di riaprire la Galleria Corsini con un’assoluta novità, una mostra che celebra un’artista portata di recente all’attenzione del grande pubblico da Melania Mazzucco col romanzo L’architettrice”, afferma Flaminia Gennari Santori, che prosegue: “la Galleria è ora pronta ad accogliere i visitatori con una rete wi-fi, una guida digitale gratuita di supporto alla visita e servizi di accoglienza completamente rinnovati. La nuova illuminazione e gli interventi conservativi sulle decorazioni settecentesche assicurano al pubblico una migliore fruibilità degli spazi.”
Plautilla-Bricci_Madonna-del-Rosario-con-i-santi-Domenico-e-Liborio-656x1024La mostra, a cura di Yuri Primarosa, riunisce per la prima volta l’intera produzione grafica e pittorica dell’artista, presentando un Ritratto di architettrice (probabile effigie della Bricci), accanto a capolavori anch’essi inediti o poco conosciuti dei maestri a lei più vicini. Come quasi tutte le sue colleghe, anche Plautilla era figlia d’arte, e nella bottega romana di suo padre Giovanni acquisì molto di più che i soli rudimenti nel disegno e nel colorire. Oltre a dipingere insegne di botteghe e a impiastricciare muri e tele nell’entourage del Cavalier d’Arpino, il padre era infatti anche musicista e compositore dilettante, attore e commediante, poligrafo e poeta.
Grazie a nuove ricerche, sappiamo che fu Giovanni a offrire a Plautilla la prima rete di contatti e committenze, come nel caso della Madonna col Bambino di Santa Maria in Montesanto (1640 circa), che conserva sul retro la firma dell’artista giovinetta assieme a una relazione che ci informa di un evento prodigioso: a ultimare l’opera sarebbe stata la Madonna stessa.
Mossa da una devozione autentica, Plautilla era all’epoca un’artista alle prime armi, destinata a vivere in odore di santità. Questo esordio legato a un evento miracoloso le garantì un posto d’onore nella produzione in serie di immagini devozionali di sante vergini e martiri.
Tali occasioni formative le consentirono di entrare in contatto con l’abate Elpidio Benedetti, servitore prima del cardinale Giulio Mazzarino e poi di Jean-Baptiste Colbert nelle funzioni di agente di Luigi XIV, una figura chiave nel fervido dialogo politico e artistico tra Roma e Parigi. Il sodalizio con Benedetti fu decisivo per Plautilla, che poté cimentarsi nell’esecuzione di importanti pale d’altare, nell’ideazione di apparati decorativi e nella progettazione di altre opere insigni.
Elpidio, inoltre, era un artista dilettante egli stesso, in stretto rapporto con alcuni dei più famosi maestri dell’epoca, come Gian Lorenzo Bernini (di cui si espone un magnifico busto in terracotta di papa Alessandro VII), Pietro da Cortona (evocato con un potente Ritratto del cardinale Giulio Mazzarino, presentato al pubblico per la prima volta), Andrea Sacchi, Giovan Francesco Grimaldi e Giovan Francesco Romanelli, autore della splendida Madonna del Rosario proveniente dalla chiesa dei Santi Domenico e Sisto a Roma, restaurata per l’occasione nel laboratorio delle Gallerie Nazionali. Grazie a Benedetti, la Bricci poté concretizzare le sue ambizioni affermandosi anche come architetta: un evento talmente eccezionale da richiedere l’invenzione di un nuovo termine – quello di “architettrice” –, apposto su un atto notarile relativo ai lavori del Vascello per suggellare il riconoscimento ufficiale della donna dopo anni attività sottotraccia, in un settore artistico tradizionalmente riservato ai soli uomini.
Nel 1662-1663 ebbero inizio i lavori della sua opera più famosa, la Villa Benedetta fuori Porta San Pancrazio, detta “il Vascello”, distrutta nel 1849 durante l’assedio francese di Roma. A quel cantiere avevano preso parte artisti del calibro di Bernini, Cortona e Grimaldi, ma era stata Plautilla a dirigerne le maestranze: una rivoluzione silenziosa resa possibile dall’incontro con un illuminato mecenate, pronto a offrirle costante protezione.
La scoperta di documenti inediti sulla vita di Plautilla, l’identificazione di nuove opere e il restauro dei suoi progetti architettonici conservati presso l’Archivio di Stato di Roma (esposti per la prima volta assieme a una nuova tavola proveniente da una collezione privata), consentono di fare nuova luce su questa affascinante figura di artista, unico architetto donna dell’Europa preindustriale.
Si possono ammirare in mostra, inoltre, un ambizioso progetto della Bricci per la scalinata di Trinità dei Monti (1660), la vasta lunetta da lei dipinta per i Canonici lateranensi (1669-1673) e altre due sue tele conservate a Poggio Mirteto, anch’esse restaurate per l’occasione: lo Stendardo della Compagnia della Misericordia raffigurante la nascita e il martirio del Battista (1675) e la Madonna del Rosario (1683-1687) del duomo dello stesso borgo che aveva dato i natali al padre di Elpidio: Andrea Benedetti, ricamatore papale, del quale si presentano le prime opere certe e la pala d’altare della sua cappella privata, anch’essa sottoposta a un delicato intervento conservativo.
Chiude l’esposizione un prestito eccezionale: il quadro d’altare raffigurante San Luigi IX di Francia tra la Storia e la Fede dipinto da Plautilla per la cappella di San Luigi (1676-1680) nella chiesa dei Francesi, interamente progettata dall’architettrice per l’abate Benedetti, accanto alla cappella Contarelli. Il catalogo che accompagna l’esposizione, stampato da Officina Libraria, contiene i saggi di Yuri Primarosa, curatore della mostra, e di Melania Mazzucco, autrice de L’architettrice, e i contributi di alcuni dei maggiori specialisti dell’artista e del suo contesto culturale: Aloisio Antinori, Carla Benocci, Maria Barbara Guerrieri Borsoi, Riccardo Gandolfi, Gianni Papi e Magda Tassinari, offrendo una nuova e aggiornata monografia sull’artista.

Info:
Galleria Corsini – via della Lungara 10, Roma, fino al 19 aprile 2022
ORARI: da martedì a domenica, dalle ore 10.00 – 18.00. Ultimo ingresso alle ore 17.00. Chiuso il lunedì
BIGLIETTO BARBERINI CORSINI: Intero 12 € – Ridotto 2 € (ragazzi dai 18 ai 25 anni). Il biglietto è valido dal momento della timbratura per 20 giorni in entrambe le sedi del Museo: Palazzo Barberini e Galleria Corsini.
(Dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022 nello spazio mostre di Palazzo Barberini è visitabile una mostra “Caravaggio e Artemisia: la sfida di Giuditta. Violenza e seduzione nella pittura tra Cinquecento e Seicento”. Per questa mostra è prevista anche una tariffa: mostra + museo: Intero 15 € – Ridotto 4 € (ragazzi dai 18 ai 25 anni). Gratuito: minori di 18 anni, scolaresche e insegnanti accompagnatori dell’Unione Europea (previa prenotazione), studenti e docenti di Architettura, Lettere (indirizzo archeologico o storico- artistico), Conservazione dei Beni Culturali e Scienze della Formazione, Accademie di Belle Arti, dipendenti del Ministero della cultura, membri ICOM, guide ed interpreti turistici in servizio, giornalisti con tesserino dell’ordine, portatori di handicap con accompagnatore, personale docente della scuola, di ruolo o con contratto a termine, dietro esibizione di idonea attestazione sul modello predisposto dal Miur.
Prenotazione individuale consigliata, obbligatoria per i gruppi (massimo 15 persone, guida inclusa) al link: https://www.ticketone.it/artist/galleria-corsini/

Fonte: www.stilearte.it, 15 nov 2021

MILANO. L’Annunciazione di Tiziano Vecellio illumina l’inverno.

È l’Annunciazione di Tiziano Vecellio (1490-1576), il Capolavoro per Milano 2021, iniziativa giunta alla sua XIII edizione. La tela di grandi dimensioni (280×193 cm), opera della piena maturità del maestro veneto, caratterizzata dalla vibrante ricerca luministica, proveniente dal Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, in deposito dalla chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli, patrimonio del Fondo Edifici di Culto amministrato dal Ministero dell’Interno, è esposta dal 6 novembre 2021 al 6 febbraio 2022, al Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano.
“L’arte è un’espressione intellettuale – afferma Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte – e come tale deve viaggiare, così come viaggiano le idee e gli uomini. Per questo Capodimonte è felice di essere presente a Milano con uno dei capolavori della scrittura magica di Tiziano. La pittura e le arti hanno la capacità di farci sentire e rivelare mondi che sfuggono ai limiti delle parole: l’Annunciazione di Tiziano è più che un’Annunciazione è una illuminazione”.
Eseguito attorno al 1558, il dipinto è stato realizzato da Tiziano per la famiglia Pinelli, banchieri e mercanti di origine genovese trasferitisi a Napoli, per la loro cappella dedicata da Cosimo Pinelli alla Vergine Annunciata nel 1575, che si trovava nel transetto della chiesa napoletana di San Domenico Maggiore, l’unica al mondo ad aver conservato insieme dipinti di Raffaello, Tiziano e di Caravaggio.
Firmata “Titianus f” sull’inginocchiatoio, l’opera costituisce uno dei capisaldi della maturità dell’artista e rappresenta un raro episodio di pittura veneta nella Napoli del Cinquecento. Eseguita alla fine degli anni cinquanta, la tela rivela i più alti raggiungimenti del Tiziano maturo evidenti negli straordinari effetti luministici, in particolare nelle scintillanti vesti nell’angelo, in damasco rosa e argenteo, intessuto di fili d’oro, nella resa dei bagliori che intridono la materia pittorica e nella libertà della composizione. Lo spazio è dominato da una sola presenza architettonica, l’imponente colonna alle spalle della Vergine, mentre sullo sfondo, a sinistra, si apre uno scorcio con un paesaggio autunnale, con toni di marrone e rosso che spiccano sull’azzurro del cielo.
Le figure in primo piano presentano una cromia giocata sui toni del rosso e dell’oro: la Vergine si raccoglie umilmente con le braccia incrociate sul petto, mentre l’angelo la raggiunge con un gesto dinamico e dal cielo scende un fascio di luce contornato da un turbinio di angeli.
La mostra, realizzata con il sostegno di Fondazione Bracco, è una delle iniziative celebrative dei primi vent’anni di vita e di attività del Museo Diocesano, che vede, tra le altre, ICONS Un murale partecipato per il Museo Diocesano, realizzato da Orticanoodles con il sostegno di Fondazione di Comunità Milano onlus, e l’esposizione dal 25 novembre 2021 al 6 febbraio 2022 del settecentesco presepe di Francesco Londonio, entrato a far parte della collezione del Museo Diocesano nel 2018 e recentemente restaurato nell’ambito del progetto Restituzioni di Intesa Sanpaolo. Catalogo SilvanaEditoriale. Un capolavoro per Milano gode del patrocinio della Regione Lombardia, del Comune di Milano, dell’Arcidiocesi di Milano.

Info:
L’Annunciazione di Tiziano dal Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli
Milano, Museo Diocesano Carlo Maria Martini (p.zza Sant’Eustorgio, 3)
6 novembre 2021 – 6 febbraio 2022
Orari: martedì- domenica, 10-18 – Chiuso lunedì

Biglietti:
intero, € 8,00
Ridotto e gruppi, € 6,00
Scuole e oratori, € 4,00
È consigliata la prenotazione alla mail info.biglietteria@museodiocesano.it
T. +39 02 89420019; www.chiostrisanteustorgio.it

Fonte: www.stilearte.it, 8 nov 2021

ROMA. La mostra su Plautilla Bricci pittrice e architettrice.

Alle Gallerie Corsini di Roma c’è Una rivoluzione silenziosa. Plautilla Bricci pittrice e architettrice, la prima personale dedicata alla pittrice e architetta Plautilla Bricci (Roma, 1616 – post 1690).
Sui manifesti occhieggia il Ritratto di architettrice (probabile effigie della Bricci) che anima la curiosità nei confronti di questa misteriosa artista del Seicento. Una delle sue opere è la cappella di San Luigi, proprio accanto alla Cappella Contarelli di Caravaggio nella chiesa dei Francesi, che la elevò tra i contemporanei “pel valore nell’arte della pittura e architettura”, come riporta Filippo Baldinucci alla fine del Seicento.
Una-rivoluzione-silenziosa.-Plautilla-Bricci-pittrice-e-architettrice-Galleria-Corsini-Ph.-Alberto-Novelli-7-638x420L’esposizione, curata dallo Storico dell’Arte Yuri Primarosa, ha il merito di convogliare insieme, per la prima volta, la produzione grafica e pittorica della Bricci, accanto a opere inedite, o ancora raramente rappresentate, di maestri e colleghi, vicini a lei per poetica o esperienza di vita. L’occasione è stata offerta dal rinvenimento di documenti storici inediti, a lei riconducibili, dalla scoperta di nuove opere e progetti architettonici conservati presso l’Archivio di Stato di Roma. Se ora quest’affascinante figura può finalmente essere restituita alla Storia dell’Arte e riesumata dall’oblio che le era stato accordato, è anche grazie al romanzo storico di Melania Mazzucco, autrice de L’architettrice. Abbiamo intervistato il curatore Yuri Primarosa per cercare sia di delineare il progetto espositivo sia di abbozzare un ritratto, seppur sommario, dell’unica architetta donna nell’Europa preindustriale a noi conosciuta.
Partiamo dall’allestimento. Quali sono le linee principali che hai seguito?
Una-rivoluzione-silenziosa.-Plautilla-Bricci-pittrice-e-architettrice-Galleria-Corsini-Ph.-Alberto-Novelli-8Aprono la mostra due dipinti emblematici: un magnetico Ritratto di architettrice oggi a Los Angeles, acutamente riconosciuto da Gianni Papi, che con buona probabilità tramanda le vere sembianze di Plautilla, e l’enigmatica Ragazza col compasso della Galleria Spada – riferibile a mio avviso alla fase matura di Angelo Caroselli – entrata nell’immaginario collettivo quale effigie ideale della nostra architettrice dopo la recente pubblicazione della sua biografia romanzata. Segue una serrata selezione di oggetti strettamente legati all’ambiente in cui Plautilla visse e operò, suddivisi in sei sezioni tematiche: disegni, incisioni, libri, paramenti ricamati, dipinti, sculture e progetti architettonici, accanto a capolavori inediti o poco conosciuti dei grandi maestri a lei più vicini (Gian Lorenzo Bernini, Pietro da Cortona, Giovan Francesco Romanelli). Una scelta che mette bene in evidenza la variegata produzione del barocco romano, nonché l’eccezionale versatilità artistica della Bricci.
Quali sono le qualità di quest’artista? In cosa la trovi differente rispetto agli artisti del primo arco del Seicento e in cosa si allinea rispetto al caravaggismo?
Le migliori prove pittoriche di Plautilla datano tutte alla seconda metà del Seicento e sono per questo fuori, per cronologia e stile, dal gusto caravaggesco. L’artista conia un suo linguaggio particolarissimo, messo a fuoco in questa mostra per la prima volta: l’eredità tardo-manieristica appresa nella bottega di suo padre Giovanni è tradotta dalla Bricci in chiave “barocca” grazie al rapporto con Pietro da Cortona, Andrea Sacchi, Giovan Francesco Romanelli e con i pittori attivi nel vivace ambiente filo-francese animato dall’abate Elpidio Benedetti, suo principale committente.
Una-rivoluzione-silenziosa.-Plautilla-Bricci-pittrice-e-architettrice-Galleria-Corsini-Ph.-Alberto-Novelli-9-696x464Un’artista che è stata riportata a galla dal romanzo di Melania Mazzucco ma che sinora era rimasta nell’oscurità. Perché era necessario riscoprirla? Se dovessi tratteggiare il profilo di Plautilla in quanto donna del suo tempo cosa riterresti importante sottolineare?
Si tratta di una donna straordinaria e di un’artista di talento. Ciò che ai nostri occhi colpisce della sua vita e della sua carriera è la capacità di affermarsi in settori fino a quel momento preclusi al mondo femminile. Al tempo presente Plautilla consegna la sua rivoluzione silenziosa, quasi disinnescando le categorie che imbrigliavano la vita professionale e sociale delle sue colleghe secentesche. Né moglie, né monaca, né zitella in casa di parenti, ma signora romana, prima artista universale e donna “libera”.
A proposito del romanzo di Melania Mazzucco, cosa trovi di essenziale e crucialmente vero nel suo ritratto di Plautilla?
Leggendo L’architettrice di Melania Mazzucco si rivivono gli anni splendidi della Roma barocca attraverso gli occhi di una singolare figura di artista, tra le molte ingiustamente dimenticate del nostro Seicento. Quegli occhi tanto speciali sono quelli dell’unica architetta di professione dell’Europa preindustriale. L’invenzione letteraria, che restituisce carne e sangue alla vita della protagonista, poggia sull’affilata sensibilità dell’autrice e su uno studio serio, frutto di una paziente ricerca bibliografica e d’archivio: un modo di narrare già sperimentato con successo dalla Mazzucco nelle biografie storico-letterarie dedicate a Tintoretto e a sua figlia Marietta. Ed ecco allora che aridi atti notarili, antichi libelli e censimenti parrocchiali – apparentemente poco significativi per gli storici dell’arte – diventano lo scheletro di un ingranaggio perfetto, in cui verità storica e fiction si sposano per ridare voce a protagonisti e comprimari di quel “gran teatro del mondo” che era la Roma del XVII secolo.
Quali sono le altre figure di artiste che hanno risentito di questo oscuramento da parte della storia e del patriarcato, che invece meritano di avere più attenzione nell’attualità?
Non amo guardare alle donne artiste del Cinquecento o del Seicento come una categoria storiografica. Ciascuna di loro ha una storia a sé. Le professioniste più talentuose di quel periodo sono tutte note agli studi, anche se molto ancora resta da fare. Mi piacerebbe saperne di più su Lucrina Fetti, ad esempio, monaca-pittrice sorella del più famoso Domenico, o della nobile dilettante romana Caterina Ginnasi, allieva di pittori famosi come Gaspare Celio e Giovanni Lanfranco. Figure che ancora attendono di riemergere dall’oblio con nuove opere e tracce documentarie.

Autore: Giorgia Basili

Info:
Una rivoluzione silenziosa. Plautilla Bricci pittrice e architettrice, dal 5 novembre 2021 al 19 aprile 2022
Galleria Corsini – Via della Lungara, Roma
https://www.lincei.it/it/palazzo-corsini

Fonte: www.artribune.com, 7 nov 2021

TORINO. PARIGI ERA VIVA. DE CHIRICO, SAVINIO E LES ITALIENS DE PARIS.

Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Massimo Campigli, Filippo de Pisis, René Paresce, Gino Severini, Mario Tozzi sono i sette artisti che hanno ridisegnato le sorti della pittura italiana nel XX secolo, in quel quinquennio d’oro, che va dal 1928 al 1933, in cui si è compiuta l’avventura francese de Les Italiens de Paris.
L’esposizione, curata da Nicoletta Colombo e Giuliana Godio, restituisce attraverso una settantina di opere il clima artistico dialogante e provocatorio di un crocevia spazio-temporale unico e irripetibile.
La vicenda del “Gruppo dei sette” inizia ufficialmente nel 1928, anche se tutti i componenti sono presenti e operativi nella Ville Lumière da tempo. Il loro linguaggio, al di là delle diversità tematiche e stilistiche individuali, si orienta verso un nuovo classicismo mediterraneo trasognato, con qualche inflessione surreale e neo-metafisica, in equilibrio tra reale e fantastico, storia e mito, tradizione e avanguardia.
Il titolo della mostra si ispira a “Parigi era viva”, autobiografia di Gualtieri di San Lazzaro, celebre scrittore e critico d’arte italiano emigrato a Parigi, in cui vengono raccontate la vita e le vicende lavorative di Picasso, Matisse e de Les Italiens.

Info:
Museo Accorsi-Ometto | Torino | fino al 30 gennaio 2022
Museo di Arti Decorative
Via Po, 55 ¦Torino ¦ T. 011 837 688 int. 3
www.fondazioneaccorsi-ometto.it – info@fondazioneaccorsi-ometto.it
VISITE GUIDATE ALLA MOSTRA: sabato e domenica, ore 11.00 e 17.30; giovedì ore 19.00
ORARI: Martedì, mercoledì e venerdì 10.00-18.00 ¦ Giovedì 10.00-21.00 ¦ Sabato, domenica e festivi 10.00-19.00 ¦ La biglietteria chiude mezz’ora prima. Lunedì chiuso
TARIFFE: BIGLIETTO UNICO (comprensivo di visita alla collezione permanente): intero € 12,00; ridotto € 10,00*
GRATUITO: bambini fino a 12 anni; possessori Abbonamento Musei e Torino + Piemonte card; diversamente abili + un accompagnatore; giornalisti
*RIDOTTO: studenti fino a 26 anni; over 65; convenzioni; insegnanti
VISITA GUIDATA ALLA MOSTRA: COSTO: € 4,00 oltre al biglietto d’ingresso
QUANDO: giovedì ore 19.00; sabato, domenica e festivi ore 11.00
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA: 011 837 688 int. 3

DIDA IMMAGINE IN ALLEGATO: Giorgio de Chirico, Le muse, (1927). Olio su tela. Rovereto, Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto / Collezione L.F. (inv. n. MART 2169)

TORINO. FATTORI – Capolavori e aperture sul ’900.

La GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino ospita per la prima volta nei suoi spazi una grande retrospettiva dedicata all’opera di Giovanni Fattori (Livorno 1825 – Firenze 1908), uno dei maestri assoluti dell’Ottocento italiano che seppe interpretare in modo originale e innovativo tanto i temi delle grandi battaglie risorgimentali quanto i soggetti legati alla vita dei campi e al paesaggio rurale a cui seppe infondere, analogamente ai ritratti, nuova dignità e solennità.
La mostra “Fattori. Capolavori e aperture sul ‘900”, che prosegue fino al 20 marzo 2022, è organizzata e promossa da GAM Torino – Fondazione Torino Musei e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE in collaborazione con l’Istituto Matteucci e il Museo Civico Giovanni Fattori di Livorno.
Il percorso espositivo, che presenta oltre 60 capolavori dell’artista livornese, tra cui tele di grande formato, preziose tavolette e una selezione di acqueforti, si articola in nove sezioni e copre un ampio arco cronologico che dal 1854 giunge al 1894, dalla sperimentazione macchiaiola e da opere capitali degli anni Sessanta e Settanta fino alle tele dell’età matura, che ne rivelano lo sguardo acuto e innovatore, capace di aperture sull’imminente ’900.
Le curatrici del progetto, Virginia Bertone (Conservatore Capo della GAM) e Silvestra Bietoletti (Storica dell’arte, specialista di pittura toscana dell’Ottocento), affiancate dal Comitato scientifico composto da Cristina Acidini, Giuliano Matteucci e Fernando Mazzocca, hanno concepito un articolato progetto espositivo dove si succedono, secondo una scansione cronologica e tematica, le opere del maestro la cui vicenda artistica seppe incontrare, già nel corso dell’Ottocento, anche il gusto dei torinesi, come testimonia la presenza di Fattori alle mostre allestite in città – sia alle manifestazioni annuali della Società Promotrice di Belle Arti di Torino sia alle Esposizioni Nazionali – dalla primavera del 1863 e fino al 1902.
A concludere il percorso sono alcune opere emblematiche di allievi di Fattori e di artisti influenzati dalla suggestione della sua pittura – Plinio Nomellini, Oscar Ghiglia, Amedeo Modigliani, Lorenzo Viani, Carlo Carrà, Giorgio Morandi – a testimonianza della lezione che il maestro livornese seppe stimolare nella pittura italiana del Novecento.
Ad arricchire la mostra è un suggestivo video che racconta i luoghi, le vicende umane e le relazioni artistiche che hanno accompagnato la vita del maestro attraverso le parole dello stesso Fattori, desunte da lettere e documenti d’epoca. Un viaggio nel viaggio, che vuole avvicinare il visitatore all’artista livornese la cui indole fu schiva eppure così carismatica da influenzare future generazioni di artisti.
FATTORI E TORINO
Nella primavera del 1863 Giovanni Fattori inviava alla mostra della Società Promotrice di Belle Arti di Torino la sua Ambulanza militare (Episodio dell’indipendenza italiana del 1859). Per presentarsi per la prima volta al pubblico torinese, l’artista aveva voluto riproporre il soggetto de Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta che gli aveva assicurato la vittoria al Concorso Ricasoli, tappa fondamentale per l’avvio della sua carriera artistica.
La presenza di Fattori alle mostre allestite nella capitale subalpina – sia alle manifestazioni annuali della Promotrice sia alle Esposizioni Nazionali – si sarebbe ripetuta con cadenza regolare fino al 1902. Tra i suoi primi estimatori è il torinese Marco Calderini, brillante allievo di Antonio Fontanesi e autorevole animatore della scena culturale cittadina, che entra in contatto con lui per l’acquisto di una cartella di litografie, a testimonianza di un vivo apprezzamento anche per la sua opera grafica.
Nel corso dei primi anni del Novecento, l’attenzione per l’opera di Fattori si intensifica sino a divenire il modello di un nuovo “ideale classico”: furono allora autorevoli collezionisti, come l’imprenditore Riccardo Gualino, ad arricchire le proprie raccolte con capolavori come il Ritratto della seconda moglie, conservato alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze e presente in mostra.
Nel 1930, anno in cui aveva assunto la direzione del Museo Civico di Torino, Vittorio Viale riuscì ad assicurare alle collezioni torinesi la preziosa tavola Gotine rosse, dipinto appartenuto alle collezioni fiorentine di Giovanni Malesci e poi di Mario Galli e oggi custodito alla GAM. E proprio la vicenda dell’acquisto di Gotine rosse offrirà lo spunto per sottolineare la fortuna di Fattori e di altri artisti toscani dell’Ottocento a Torino nel segno di Lionello Venturi.
Percorso e Sezioni della mostra
Il percorso prende avvio dagli anni del Caffè Michelangiolo, con le prime sperimentazioni e i primi successi, per giungere al periodo livornese con le riflessioni sulla “macchia”. In queste prime due sezioni si mette l’accento sullo stile della “macchia” che comporta la stesura di vere e proprie macchie di luce/colore sulla tela, in contrapposizione tra loro. I volti perdono i dettagli, per una resa che appare volutamente approssimativa. Il personalissimo stile di Fattori trova spazio in capolavori straordinari, per la qualità della resa formale e il tono alato di poesia, come il Ritratto della prima moglie Settimia Vannucci, e come Costumi livornesi e le Macchiaiole, composizioni solenni di semplici scene rurali, fondate sulla sapiente rilettura delle regole metriche del Quattrocento toscano e sugli esiti delle sperimentazioni della macchia.
La terza sezione offre un approfondimento sui temi di soggetto militare. Sono esempi altissimi dell’opera di Fattori che, in un crescendo emozionale, porta a soffermarsi su Militari e cavalli in pianura, Soldati abbandonati, Il muro bianco (In vedetta).
Il livello elevato della resa pittorica e delle soluzioni compositive impronta anche scene ambientate negli accampamenti, come i tre dipinti raffiguranti momenti di sosta della vita dei soldati; quadri emotivamente meno impegnativi, comunque in grado di suggerire con interezza gli stati d’animo di quei militari grazie alla bravura dell’artista nell’infondere carattere di verità ai personaggi e alle situazioni.
Nella sezione successiva la mostra si concentra su temi e soggetti legati all’Italia postunitaria. La maestosità di paesaggi animati quasi solo da animali, se non per la sporadica presenza di uomini al lavoro, diventa soggetto ricorrente della poetica di Fattori, come testimoniano Bovi e bifolco in Arno e Cavalli al pascolo, indicativi della nuova maniera dell’artista di confrontarsi con la natura. In un caso come nell’altro, è la straordinaria sensibilità di Fattori a suggerire, attraverso il dinamismo dei rapporti prospettici e la meditatissima condotta della pennellata, la “verità” dell’immagine, coinvolgendo emotivamente lo spettatore.
La mostra continua in andamento diacronico con il periodo della partecipazione di Fattori alle Esposizioni – siamo negli anni Ottanta dell’Ottocento – per ritornare poi al mondo rurale e ai suoi protagonisti, con la sesta sezione, ai soggetti del naturalismo agreste tanto caro ai pittori toscani, ma con un linguaggio severo e meditato, che gli permette di infondere verità e forza epica alle vite umili dei contadini, proprio come a quelle dei soldati. Sono di questo periodo i dipinti La strada bianca, con la figura di donna che incede lenta e maestosa volgendo le spalle allo spettatore, Gotine rosse, struggente profilo infantile acquistato per la Galleria d’Arte Moderna di Torino nel 1930, il Ritratto di buttero, eseguito sull’onda del fascino suscitato nell’artista dalla Maremma e dai suoi abitanti rudi e dall’aspetto primitivo.
Una sezione, la settima, è dedicata all’incisione all’acquaforte, per la quale sono stati scelti fogli limitati nel numero, ma molto rappresentativi, tutti conservati nel Museo Fattori di Livorno. La serie, costituita da tirature originali eseguite in un tempo compreso tra la fine del nono decennio dell’Ottocento e le soglie del nuovo secolo, riguarda essenzialmente temi rurali.
La pittura come spazio mentale e il respiro della Maremma è il tema dell’ottava e penultima sezione: la Maremma, terra amata per la sua natura selvatica, intatta e inesplorata, per la forza e l’umiltà degli uomini e degli animali che la abitavano; “quasi una sorta di affettuosa identificazione con la propria indole, che permise fino all’ultimo a Fattori di ricercare maniere innovative per rappresentare la sua idea del ‘vero’”, come ricordano le curatrici della mostra Virginia Bertone e Silvestra Bietoletti.
Infine, l’ultima sezione, la lezione di Fattori: alcuni essenziali dipinti esemplificativi dell’importanza che la pittura di Fattori ebbe per il rinnovamento del linguaggio figurativo nel Novecento. In esposizione opere di artisti che furono allievi di Fattori o che ebbero la possibilità di apprenderne la lezione in maniera diretta: Plinio Nomellini, Oscar Ghiglia, Amedeo Modigliani e Lorenzo Viani; e due dipinti, di Carlo Carrà e di Giorgio Morandi, conservati alla Galleria d’Arte Moderna di Torino, paradigmatici dell’influenza sull’arte moderna che la riscoperta critica dell’artista ebbe all’indomani della Prima Guerra Mondiale.

Info:
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, – Via Magenta, 31 Torino
ORARI Da martedì a domenica: 10.00 – 18.00 Giovedì 13.00 – 21.00 Lunedì chiuso
Il servizio di biglietteria termina un’ora prima della chiusura
BIGLIETTI: Intero € 13,00 | Ridotto € 11,00
INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI: Ticketone.it – 011 2178540
+39 011 0881178

VENEZIA. Martini, Morandi, de Pisis. Al Palazzo Cini.

Entrando nel piano nobile della Galleria di Palazzo Cini si ha la sensazione di varcare la soglia di una casa, più che di uno spazio espositivo. Una dimora in cui un raffinato ed estroso collezionista custodisce gelosamente opere e oggetti straordinari.
La scala ripida e stretta, gli spazi raccolti, la luce soffusa, gli arredi contribuiscono a rafforzare l’impressione di trovarsi in un luogo privato, intimo. Per certi aspetti in netto contrasto con l’idea di museo alla quale siamo oggi abituati, in cui le opere sono allestite alla giusta distanza, nel giusto ordine, sotto la giusta luce, per valorizzarne ogni dettaglio, scandagliarne ogni segreto.
Cini 2In queste sale invece irrompe la vita, caotica e irriducibile: si posa sulle opere preservandone il mistero, le tracce evidenti ma insondabili delle esistenze che hanno incrociato, toccato, posseduto quegli oggetti. È in un ambiente così connotato che si colloca la selezione di opere provenienti dal lascito di Franca Fenga Malabotta alla Fondazione Cini, per la prima volta esposte al pubblico. Sette capolavori che non sono solo oggetti di studio, ma testimoni un po’ malinconici di un certo modo di fare collezionismo che ha accompagnato per quasi un secolo la vita del notaio, poeta e critico Manlio Malabotta prima e della moglie Franca poi.
All’indomani della morte del marito, Franca Fenga Malabotta si ritrova improvvisamente a essere custode e ambasciatrice di una collezione vastissima, che annovera un corpus straordinario di opere di Filippo de Pisis, numerosissimi libri d’artista, incisioni sciolte e volumi di pregio, nonché un significativo nucleo di lavori di Arturo Martini.
Cini 3Nel catalogo Manlio Malabotta e le Arti, pubblicato in occasione dell’omonima mostra inaugurata a Trieste nel 2013, Franca Malabotta scrive: “Rimasta sola, iniziai a guardare le esposizioni con altri occhi. […] qualcosa era cambiato, gli amati de Pisis erano diventati soltanto miei, ero io che avrei dovuto custodirli, farli conoscere, accompagnarli alle mostre […], proteggerli come meravigliose creature da cui non avrei potuto separarmi con facilità”.
La valorizzazione della collezione, soprattutto attraverso l’avvio di collaborazioni con istituti ed enti di ricerca, diventa quasi una missione. Per Franca Malabotta le opere devono viaggiare ed essere esposte, nella consapevolezza che il vero collezionismo non equivale a rinchiudere gli oggetti in un castello dorato. Ed è così che nel 1996 viene istituzionalizzata la donazione dell’intero corpus di de Pisis alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, città natale dell’artista. Del 2015 invece è la decisione di lasciare al Museo Revoltella di Trieste il nucleo di lavori di interesse giuliano.
Nel medesimo anno Franca Malabotta decide di conferire alla Fondazione Cini la collezione di libri d’artista e la raccolta d’arte grafica, al fine di promuoverne lo studio e la catalogazione.
Lo straordinario corpus di opere donate comprende volumi illustrati, fra gli altri, da Carrà, Rosai, Guttuso e de Chirico, nonché da esponenti dell’Espressionismo tedesco come Grosz e Kokoschka; incisioni di Chagall, Marini e Vedova, a cui si aggiunge il nucleo di lavori di Arturo Martini.
Cini 4Una collezione attraverso cui è possibile ricostruire la mappa delle frequentazioni – geografiche e intellettuali – che hanno accompagnato Manlio Malabotta e la sua pratica di collezionista, dal Friuli Venezia Giulia al Veneto, da Giovanni Comisso a Umberto Saba e Giovanni Scheiwiller.
Nella casa museo della Galleria, fra la collezione permanente di dipinti toscani dal XIII al XVI secolo, sono incastonati con grazia, perfettamente amalgamati, sette lavori provenienti dal lascito. Morandi, l’immancabile de Pisis, Martini: autori particolarmente rappresentativi dell’interesse di Malabotta, anche in qualità di critico, nei confronti dell’arte figurativa italiana a cavallo fra le due guerre.
Tre artisti accomunati dall’impossibilità di essere ricondotti a una corrente specifica o a una tendenza di mercato dell’epoca. Tutti e tre protagonisti di una ricerca personalissima, dagli esiti talvolta inaspettati: l’intensità dei chiaroscuri nelle acqueforti di Morandi in contrasto con l’evanescenza dell’acquerello dipinto l’anno prima della morte; il tratto morbido e trepidante di de Pisis nelle prove di stampa per l’edizione de I Carmi di Catullo, quasi “a servizio” delle atmosfere evocate dal poeta latino; la Morte di Ofelia di Martini, plasmata a viva forza nella terracotta, così diversa dai lavori appartenenti alla medesima sequenza scultorea.
Le opere d’arte come epifenomeni progressivi della vita: degli artisti che le hanno create e dei collezionisti che le hanno amorevolmente conservate e consegnate a noi.

Info:
Martini | Morandi | De Pisis – Il Lascito Franca Fenga Malabotta, fino al 31/10/2021
Autori: Giorgio Morandi, Filippo De Pisis, Arturo Martini
Spazio espositivo: GALLERIA DI PALAZZO CINI A SAN VIO – Dorsoduro 864 – Venezia – Veneto

Autore: Irene Bagnara

Fonte: www.artribune.com, 17 ott 2021