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MONFALCONE (Go). Giorgio De Chirico.

Giorgio de Chirico, padre della Metafisica, è uno dei protagonisti assoluti dell’arte del Novecento. Pittore colto ed inquieto, capace di fondere mitologia, architetture sospese, enigmi simbolici e memoria personale, ha costruito un universo visivo che continua ad interrogare lo spettatore. Le sue piazze silenziose, le figure classiche, i manichini, le torri e le prospettive infinite hanno aperto una frattura nel realismo della modernità, anticipando Surrealismo e concettualismi futuri. La sua opera, multiforme e spesso controcorrente, attraversa epoche e stili mantenendo una coerenza profonda: la ricerca dell’enigma come forma più alta di verità poetica.
Un nucleo di circa cinquanta opere racconta ora l’universo dechirichiano, dagli oli ai disegni fino al celebre Plastico dei Bagni Misteriosi (1973).
La mostra, articolata in sei sezioni, ripercorre origini, piazze metafisiche, nature morte, cavalli, ritratti e l’importanza del disegno come mezzo autonomo. La neo-metafisica riunisce le iconiche piazze d’Italia, le torri ferraresi e l’Arianna dormiente; le nature morte segnano il passaggio ad un realismo più morbido; i cavalli rivelano un simbolismo intimo; i paesaggi includono vedute veneziane e ruderi romani.

“Non volevamo aggiungere qualcosa di nuovo, ma mostrare opere mai viste, spesso da collezioni private”, spiega il curatore Cesare Orler. “Ne nasce un corpus raro che restituisce la complessità del suo pensiero poetico.”
Prestatori istituzionali come GNAMC, MART e Casa Museo Remo Brindisi affiancano i privati, con il sostegno della Regione FVG e della BCC Venezia Giulia.
La mostra si inserisce nel percorso di “GO! 2025” e punta a richiamare pubblico da tutto il territorio.
La Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone, già sede di grandi nomi del Novecento, ospiterà la mostra fino ad aprile del prossimo anno.

Fonte:
Gorizia3.0 29 nov 2025

NAPOLI. Arte e Cultura senza confini. Tre preziosi disegni di Leonardo, ospiti del Chiostro Museo di Santa Chiara.

I| Complesso monumentale di Santa Chiara a Napoli, non finisce mai di stupire, come nel caso di specie, con tesori di eccellenza culturale “in vetrina”.
Da sabato 6 dicembre 2025 al 7 giugno 2026, ospiterà infatti il genio artistico di tutti i tempi: Leonardo da Vinci. Grazie alla preziosa collaborazione con la Biblioteca Ambrosiana di Milano – Pinacoteca Ambrosiana, ed al lavoro organizzativo di Arthemisia – azienda leader nell’organizzazione e realizzazione di mostre d’arte, all’interno del suo più che famoso Chiostro maiolicato, si terrà I’esposizione, per la prima volta nella città partenopea, di tre preziosissimi disegni del “Genio” Leonardo da Vinci, contenuti nel Codice Atlantico, creazione quest’ultima che oggi rappresenta la più ampia raccolta dei suoi scritti e disegni, giunta fino a noi.
Le opere scelte e visibili rappresentano una rara opportunità per approfondire il metodo della scrittura specchiata, la grafia, i codici leonardeschi ed importanti tratti della sua vita, interamente dedita alla ricerca.
Leonardo da Vinci è considerato uno dei più grandi geni della storia. Pittore, scultore, architetto, ingegnere, scienziato e inventore, incarnò perfettamente l’ideale dell’Uomo Rinascimentale. Nato a Vinci, vicino Firenze, lavorò per le più importanti corti italiane, da Milano a Firenze a Roma. Le sue opere, come La Gioconda e L’Ultima Cena, sono tra i capolavori più celebri dell’arte universale. Ma Leonardo fu anche un instancabile osservatore della natura: studiò il corpo umano, il volo degli uccelli, l’acqua e le macchine, lasciando migliaia di disegni e appunti, che testimoniano la sua curiosità senza confini e la sua visione straordinariamente moderna.
Il Codice Atlantico, conservato presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano, comprende 1.119 fogli, databili tra il 1478 e il 1519. Il nome deriva dal grande formato dei fogli utilizzati, simile a quello degli atlanti geografici. In esso sono raccolti studi di ogni genere: progetti di macchine da guerra e strumenti scientifici, disegni di architetture e ingegnerie Idrauliche, studi di anatomia, botanica, geometria e arte. La collezione fu assemblata nel XVI secolo dallo scultore Pompeo Leoni, che riunì fogli sparsi, appartenuti a vari taccuini di Leonardo. Dopo vicende complesse – tra dispersioni, trafugamenti e restauri – il Codice Atlantico è oggi un documento fondamentale, per comprendere la mente universale e visionaria di Leonardo da Vinci.
L’occasione di esporre presso il Chiostro di Santa Chiara a Napoli, ben tre fogli del Codice Atlantico offrirà la possibilità di approfondire gli studi sui temi più interessanti, legati al metodo di lavoro di Leonardo. In primis, la mostra si concentrerà sulla tecnica di scrittura “specchiata’ di Leonardo, indagando la sua grafia (che cambia nel corso del tempo), la sua lingua e le motivazioni di questo originale sistema. In secondo luogo, l’evento consentirà l’indagine e la presentazione su supporti multimediali della grande ricchezza, costituita dai codici leonardeschi, di cui saranno individuate e raccontate le più celebri presenze nel mondo. L’approfondimento sui fogli 518, 816 e 239, riguarda la complessità dei loro contenuti. Da una parte, la presenza di figure antropomorfe offre l’occasione di analizzare il tratto “pittorico” presente nei disegni di Leonardo, il trattamento delle ombre e la fisionomia dei volti. Dall’altra, gli studi geometrici contenuti nelle pagine ed i commenti tecnici, inducono all’illustrazione dei suoi rapporti con i maggiori scienziati e matematici del tempo, come Luca Pacioli, e allo studio della geometria, che innerva l’intera ricerca leonardesca.

SEZIONI DELLA MOSTRA:
1. La vita di Leonardo, attraverso l’uso di supporti multimediali e pannelli, illustrandone l’intero percorso, con particolare attenzione al modo cui la scrittura abbia accompagnato la sua ricerca e sia cambiata nel tempo;
2. I capolavori nei fogli di Leonardo, attraverso supporti multimediali: verranno presentati quei fogli in cui si possono rintracciare studi e appunti, relativi ai capolavori pittorici dell’Artista, manifestando così lo stretto rapporto tra disegno e pittura nel lavoro di Leonardo, laddove il disegno è sempre considerato uno strumento di ricerca e conoscenza.
3. I tre fogli, la cui presentazione sarà accompagnata da ingrandimenti e da una precisa trascrizione delle parole e dei tratti, in modo da accompagnare il visitatore nell’esplorazione e nella comprensione di ciascuna pagina.

Tornando al Museo dell’Opera del Complesso Monumentale di Santa Chiara, ubicato nel trecentesco monastero omonimo, nel cuore del centro storico di Napoli (tratto ‘Decumani’), esso offre un viaggio affascinante tra arte, storia e spiritualità. Fondato nel XIV secolo per volontà di Roberto d’Angiò, il complesso nacque come doppio convento, destinato sia alle clarisse che ai frati minori francescani.
L’edificio conserva l’eleganza dello stile gotico, arricchito nel Settecento da interventi barocchi dell’architetto Domenico Antonio Vaccaro. Uno degli spazi più suggestivi, è il Chiostro decorato con vivaci maioliche settecentesche, raffiguranti scene di vita quotidiana, motivi vegetali e figure mitologiche, incorniciando un raffinato giardino all’italiana con fontane.
Il museo ospita una ricca collezione di opere d’arte sacra, tra cui sculture, dipinti, oggetti liturgici e reliquiari lignei.
Di particolare interesse è la sezione archeologica, dove si possono ammirare i resti di un impianto termale romano risalente al I secolo d.C., scoperto durante i bombardamenti del 1943.
A completare il percorso, un presepe storico celebra la tradizione napoletana del Settecento e Ottocento.
Insomma un mosaico di tesori di rara bellezza sacrale e storico-culturale, sito in uno dei luoghi tra i più affascinanti al mondo. Un’oasi di pace, fede e bellezza.

Autore: Gennaro D’Orio – doriogennaro@libero.it

ORTIGIA (Sr). . Visioni d’arte in Sicilia tra Ottocento e Novecento “Sciatuzzu miu”.

La mostra “Visioni d’arte in Sicilia tra Ottocento e Novecento. Sciatuzzu miu”, curata da Mery Scalisi e organizzata da Mediterranea Arte, è un viaggio emozionale e visivo attraverso due secoli di arte siciliana, dalle luci poetiche dell’Ottocento alle avanguardie del Novecento.
Sarà il Castello Maniace, capolavoro dell’architettura militare sveva affacciato sul Mar Ionio ad ospitare questa mostra che celebra la grande arte siciliana.
L’evento è promosso da Mediterranea Arte, realtà imprenditoriale attiva nella produzione, organizzazione e promozione di mostre ed eventi culturali. Al centro della sua missione vi è la convinzione che l’arte sia un patrimonio universale, capace di generare bellezza, ispirazione ed emozione. Mediterranea Arte promuove un approccio che valorizza il dialogo tra le opere e i territori, trasformando ogni esposizione in un’esperienza di scoperta, promozione e rigenerazione culturale.

«Visioni d’arte in Sicilia tra Ottocento e Novecento. Sciatuzzu miu – spiega Marco Mariani Amministratore Mediterranea Arte S.r.l – esprime il legame viscerale tra gli artisti e la loro madre-musa, la Sicilia. È un viaggio nell’anima dell’isola, che respira nelle luci dell’Ottocento e nelle avanguardie del Novecento. Una rassegna che invita a riscoprire la Sicilia non solo come luogo fisico, ma come forza creativa eterna.» Continua Tania Spitaleri, Direttrice di produzione Mediterranea Arte: «Mediterranea Arte sceglie nuovamente il Castello Maniace per una mostra d’arte di alto profilo culturale. Il viaggio tra i paesaggi, la luce, i corpi e l’anima della nostra Sicilia mette in risalto, attraverso le opere di straordinari artisti, tutta la bellezza e l’intrinseco essere eterna lotta tra contrari, coesistenti ed inseparabili dell’Isola. Il visitatore godrà di questa dimensione tanto reale quanto onirica, coccolato dai ‘sciatuzzi’ dei più grandi pittori siciliani dell’Ottocento e del Novecento.»

Il sottotitolo in dialetto siciliano, “Sciatuzzu miu”, ovvero, “respiro mio” racchiude un’intimità profonda, simbolo del legame viscerale tra l’artista e la sua terra: un rapporto fatto di amore, memoria e appartenenza. La mostra, articolata in due sezioni, una dedicata all’Ottocento e una al Novecento, restituisce alla Sicilia il suo ruolo di protagonista nella storia dell’arte italiana ed europea, raccontando come luce, paesaggio e tradizione abbiano generato un linguaggio artistico unico. Come afferma la stessa curatrice Mery Scalisi: «questa mostra che si compone sia di opere pittoriche che scultoree è il mio modo di dire grazie alla Sicilia, una terra che ti prende e ti restituisce a te stesso, che ti fa sentire parte di una storia più grande».
Nell’Ottocento, la Sicilia dei contrasti vive nella pittura di Pirandello, Lojacono, Leto, Frangiamore, Pardo, Tomaselli, Rizzo: scene di vita rurale, ritratti e paesaggi immersi in una luce che trasfigura il reale. È l’epoca in cui la pittura diventa specchio dell’anima dell’isola, della sua natura e delle sue genti. Con il Novecento, gli artisti siciliani si aprono alla modernità.
Le opere di Fiume, Guttuso, Accardi, Greco, Guccione, Calogero, Modica esprimono una nuova coscienza estetica, in cui libertà espressiva e radici culturali si fondono in un linguaggio universale. Negli anni Ottanta, la pittura di Piero Guccione e l’esperienza del Gruppo di Scicli riportano al centro la luce mediterranea e il paesaggio, mentre il Gruppo Forma 1 rinnova il linguaggio del dopoguerra, coniugando astrazione e impegno ideologico.
Il percorso si arricchisce di quattro “curiosità” dedicate a Pirandello, Guccione, Accardi e Guttuso che rendono dinamica la fruizione della mostra, fornendo ulteriori chiavi di lettura. Si pensi al rapporto tra Luigi e Fausto Pirandello, padre e figlio uniti da un legame profondo di arte e destino, evocato dal Dialogo immaginario di Luciana Grifi, interpretato da Giovanna e Pierluigi Pirandello. Al dialogo ideale tra Renato Guttuso e Leonardo Sciascia, due simboli di una Sicilia bella e ferita, che trasforma la verità in arte e la denuncia in poesia.
Accanto a loro, la curiosità dedicata a Piero Guccione e al Gruppo di Scicli racconta come, dagli anni Ottanta, un gruppo di artisti siciliani abbia saputo trasformare la luce e il paesaggio dell’isola in linguaggio pittorico, fondendo realismo e modernità in una poetica di profonda introspezione.
Infine, quella su Carla Accardi e il Gruppo Forma 1 ripercorre la nascita, nella Roma del 1947, di un movimento che unì marxismo e astrazione, affermando la forma pura come espressione di libertà artistica e intellettuale.

“Visioni d’arte in Sicilia tra Ottocento e Novecento. Sciatuzzu miu”, visitabile fino al 12 aprile 2026, è un omaggio alla Sicilia, alla sua luce, alla sua memoria e alla sua forza creativa senza tempo: un percorso che invita il pubblico a immergersi nell’anima dell’isola, dove arte e vita respirano all’unisono.

Info:
“Visioni d’arte in Sicilia tra Ottocento e Novecento. Sciatuzzu miu”
Castello Maniace, Ortigia – Siracusa – Via Castello Maniace, 51 – 96100 – Ortigia (SR)
Visitabile: da martedì a sabato dalle 8:30 alle 16:30 (ultimo ticket alle 15:45)
Domenica, lunedì e festivi dalle 8:30 alle 13:30 (ultimo tickets 12:45)
Biglietti: Ticket integrato Castello Maniace + Mostra: €10 intero; €5 soci FAI e giovani 18-24 anni
Ingresso: gratuito fino ai 17 anni e casi contemplati dal D.M. 94/2014
infomediterraneaarte@gmail.com – (+ 39) 331 20 40 295

FIRENZE. Cera una volta. Sculture dalle collezioni medicee.

“Cera una volta. Sculture dalle collezioni medicee”: questo il titolo dell’esposizione che si terrà dal 16 dicembre 2025 al 12 aprile 2026 nei nuovi spazi espositivi al piano terreno della Galleria degli Uffizi.
La mostra, curata da Valentina Conticelli e Andrea Daninos, è la prima ad essere dedicata alle collezioni fiorentine d’arte ceroplastica tra XVI e XVII secolo.
Già dal titolo, l’esposizione si pone l’obiettivo di far rivivere un ambito creativo perduto, dalla storia antichissima: quello della produzione di immagini in cera, in gran parte scomparse a causa della deperibilità del materiale.

Testimonianze di questa tradizione sono tramandate, fin dal I secolo d. C., nella Storia Naturale di Plinio il Vecchio. L’autore romano riporta a sua volta usanze ancestrali, nate probabilmente dall’uso etrusco delle maschere mortuarie, divenute poi ritratti fisiognomici con la funzione di simulacri per il culto degli antenati.
L’arte della cera sarebbe rimasta sempre viva nella sensibilità popolare (fino ad arrivare agli ex voto che ancora oggi si affidano alle fiamme sacre dei santuari cristiani) e avrebbe conosciuto un momento di particolare ritorno nel novero delle belle arti proprio nella Firenze medicea tra il Quattrocento e la fine del Seicento.
Morbida e neutra, se lavorata dalle abilissime mani degli scultori rinascimentali e barocchi, che sapevano renderla policroma plasmando rilievi e sculture simili al vero, poteva dare sostanza a volti e corpi nella forma di immagini perenni.
Con la cultura barocca, ossessionata dal passaggio del tempo, questa materia organica nata dalle api, che per la sua natura malleabile imita le caratteristiche della pelle come nessun’altra, viene esaltata nel dar forma al corpo vivo e al suo dissolversi.

Obiettivo di ‘Cera una volta’ è farne conoscere l’arte – oggi quasi ignorata – nel tempo del suo massimo splendore, quando non soltanto per i santuari, ma anche per le raccolte principesche veniva avidamente ricercata, giungendo a forme elevatissime di virtuosismo.
Nel contesto di una storia dimenticata e ora ritrovata nella sua sorprendente meraviglia, l’allestimento proporrà alcune opere un tempo esibite nella Tribuna degli Uffizi e a Palazzo Pitti, alienate dalle collezioni alla fine del Settecento: dopo secoli torneranno per la prima volta nel museo.
Circa 90, complessivamente, i lavori esposti, con tanti prestiti in arrivo da altri musei: oltre alla vasta selezione di cere, dipinti, sculture, cammei e opere in pietra dura. Vi si potranno ammirare l’ “Anima urlante all’Inferno” attribuita a Giulio de’ Grazia e la celebre maschera funebre in gesso di Lorenzo il Magnifico, realizzata dallo scultore Orsino Benintendi.
Un’intera sala sarà dedicata al massimo scultore in cera attivo a Firenze alla fine del Seicento: Gaetano Giulio Zumbo.
Proprio di Zumbo verrà presentata al pubblico un’acquisizione recente delle Gallerie. L’opera si intitola “Corruzione dei corpi”, tema peraltro tipico di questo artista rarissimo: un piccolo capolavoro del grande ceroplasta, grazie al quale agli Uffizi resterà viva la memoria delle sue opere più celebri.

Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Simone Verde: “Questa mostra è un vero evento culturale e scientifico che permette di riscoprire un ambito della creazione artistica ignoto al grande pubblico e quasi totalmente dimenticato, se non nella ristretta cerchia degli specialisti. Un vero e proprio paradosso per un universo creativo in realtà da sempre a cavallo tra gusto popolare ed erudizione aulica, mistica religiosa e creatività artistica. Con un allestimento che abbiamo voluto notturno, quasi evocatore del mondo sotterraneo degli inferi, dove dimorano le anime e le visioni scomparse, gli Uffizi regalano dunque al loro pubblico di visitatori un viaggio nel tempo, nella cultura e nella più intima sensibilità della Firenze e dell’Europa tardo barocca”.

Info:
LE GALLERIE DEGLI UFFIZI
Piazzale degli Uffizi, 6 / 50122 Firenze / www.uffizi.itpressoffice@uffizi.it
Tommaso Galligani – Relazioni Esterne e Social Media delle Gallerie degli Uffizi,
+393494299681, tommaso.galligani@cultura.gov.it

TORINO. Orazio Gentileschi, un pittore in viaggio.

Mostra presso le Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino, dal 22 novembre 2025 al 3 maggio 2026.
La mostra è dedicata ad uno dei più importanti artisti italiani del Seicento; l’esposizione ne racconta la straordinaria qualità pittorica ed approfondisce i vari contesti artistici che il pittore frequentò ed i numerosi artisti, committenti, regnanti e collezionisti che incontrò.

In allegato, presentazione con i dettagli per ingressi e visite: Orazio Gentileschi

Info:
011 18 48 711 (lun-ven, 10-13) o mail a: didattica@arthemisia.it