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ASTI. L’800 italiano. Grande mostra sui Macchiaioli.

Dopo i precedenti successi delle retrospettive dedicate a Marc Chagall, a Monet e agli Impressionisti attivi in Normandia, ora un’altra grande mostra inaugura la stagione espositiva astigiana: I Macchiaioli. L’avventura dell’arte moderna, sarà visitabile fino al 1 maggio 2022 a Palazzo Mazzetti di Asti.
Si tratta di un’esposizione imperdibile perché, attraverso un corpus di oltre 80 opere, presenta alcuni capolavori dell’arte dell’Ottocento italiano, fra dipinti celebri e opere meno note mai esposte prima, in gran parte provenienti dalle più prestigiose collezioni private europee. Curata da Tiziano Panconi, è realizzata dalla Fondazione Asti Musei in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, la Regione Piemonte e il Comune di Asti, gode del contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, è organizzata da Arthemisia, con la collaborazione del Museoarchives Giovanni Boldini Macchiaioli di Pistoia e vede come sponsor Gruppo Banca di Asti.
macchiaioli 2Formatosi a Firenze nelle sale del Caffè Michelangelo, a partire dal 1855-‘56, il gruppo dei Macchiaioli nacque come reazione all’inerzia concettuale e formale delle accademie e in parallelo ai fermenti ideologici del Risorgimento. Il movimento macchiaiolo affermava la teoria della “macchia’’: macchie di colore, distinte, accostate o sovrapposte ad altre macchie di colore, erano gli elementi costitutivi di piccoli quadretti di estrema sintesi, nei quali erano tracciate puntualmente le forme e i profili sebbene privati di ogni particolare descrittivo, ma puramente espressivo.
La gran parte degli artisti attivi in Toscana fra il 1875 e il 1885, aderirono a queste nuove ricerche formando una vera e propria scuola che, svincolata dagli obblighi delle committenze nobiliari o regie, assunse l’onere di rappresentare la realtà così come si presentava agli occhi dell’artista, chiamato dal comune senso civico risorgimentale e dall’amor patrio a fotografare la vita delle classi più disagiate, sovente impegnate nel duro lavoro dei campi o in quelli più umili nelle città.
macchiaioli 3“Per la prima volta ad Asti sono presenti gli esponenti più significativi della pittura “a macchie”, tra cui Telemaco Signorini, Silvestro Lega, Cristiano Banti, Odoardo Borrani e Giovanni Boldini”, afferma Mario Sacco, Presidente Fondazione Asti Musei che gestisce i musei, i siti archeologici e monumentali della città.
“Le tele esposte ci conducono in paesaggi assolati e fanno rivivere atmosfere, sogni, paesaggi ed emozioni che esprimono il legame tra l’uomo e la terra, che dava la vita e custodiva le radici delle generazioni”.
Progettata per mettere a confronto fra loro i capolavori della “macchia” (1856-1868) e del naturalismo toscano (1865-1900), la mostra propone una narrazione visiva dalla nascita all’evolversi e al concludersi dell’esperienza artistica dei Macchiaioli e del loro entourage, dal 1856 fino al ‘900 inoltrato.
Si possono ammirare opere quali Mamma con bambino (1866-67) di Silvestro Lega, Tramonto in Maremma (1900-05) di Giovanni Fattori, Bambino al sole (1869) di Giuseppe De Nittis, accanto a Alaide Banti sulla panchina (1870-75) di Cristiano Banti, Una visita al mio studio (1872) di Odoardo Borrani e Signore al pianoforte (1869) di Giovanni Boldini.

Info:
I macchiaioli – l’avventura dell’arte moderna, fino al 01/05/2022
Autori Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Silvestro Lega, Giuseppe De Nittis, Cristiano Banti, Giovanni Boldini, Odardo Borrani
PALAZZO MAZZETTI. Corso Vittorio Alfieri 357 – Asti – Piemonte
Editore SKIRA

Autore: Claudia Giraud

Fonte: www.artribune.com, 27 nov 2021

VENARIA REALE (Torino). Esposizione del dipinto restaurato di Palma il Giovane “Celebrazione della vittoria della Battaglia di Lepanto”.

In occasione del quattordicesimo anno di apertura, La Venaria Reale presenta il restauro del prezioso dipinto di Palma il Giovane (1548/50 – 1628) dedicato alla Celebrazione della vittoria della battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571, allestito presso la Sacrestia della Cappella di Sant’Uberto da alcuni mesi.
Si tratta di un quadro di dimensioni gigantesche (335 x 671,5 cm), in prestito dalla Villa San Remigio di Pallanza sul lago Maggiore, acquistata nel 1977 dalla Regione Piemonte e data in comodato alla Città di Verbania.
L’opera, realizzata per la Cappella del Rosario della chiesa di San Domenico di Brescia distrutta nel 1883, a 450 anni dall’evento che raffigura è ritornata splendidamente leggibile grazie ad un accurato intervento che per quasi 2 anni ha impegnato 10 restauratori del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”.
Il restauro è stato sostenuto da: Ministero della Cultura, Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, Comune di Verbania.
Sotto l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli.

Info:
Cappella di Sant’Uberto, Reggia di Venaria Reale, fino a Domenica, 09 Gennaio 2022
L’esposizione è inclusa nel percorso di visita ed è visitabile con i biglietti Reggia e Tutto in una Reggia.

VICENZA. Un viaggio tra pittura, scultura e architettura nella Basilica Palladiana del Cinquecento.

La mostra “La Fabbrica del Rinascimento. Processi creativi, mercato e produzione Vicenza. Palladio, Veronese, Bassano, Vittoria” sarà aperta al pubblico il prossimo 11 dicembre.
Andrea Palladio, Paolo Veronese, Jacopo Bassano e lo scultore Alessandro Vittoria. Sono loro i protagonisti della mostra “La Fabbrica del Rinascimento. Processi creativi, mercato e produzione Vicenza” curata da Guido Beltramini, Davide Gasparotto e Mattia Vinco, allestita all’interno della Basilica Palladiana a Vicenza e visitabile sino al 18 aprile 2022.
Un’esposizione per celebrare l’estro, la creatività e l’inventiva che, a metà del Cinquecento, travolsero Vicenza rendendola una delle città artistiche più importanti e creative a livello europeo. Una preminenza nel panorama rinascimentale resa possibile anche grazie alla lungimiranza della nobiltà cittadina dell’epoca che riconobbe e scommise sul talento di giovani artisti quali Palladio, Veronese, Vittoria e Bassano. A legarli era la passione per l’arte nuova nutrita dall’Antico, nata nella Roma di Michelangelo e Raffaello, quella che Vasari definirà la “maniera moderna”, la cui forza permetterà loro di scardinare i modelli tradizionali dominanti a Venezia, insieme alle suggestioni offerte da artisti quali Giulio Romano e Parmigianino.
Per l’occasione, grandi capolavori oggi conservati nei più importanti musei del mondo come il Louvre di Parigi, il Prado di Madrid, la Galleria Borghese di Roma tornano in città dopo secoli per proporre anche una riflessione su quelle che furono le modalità di creazione, sulle metodologie messe in atto e sul valore intrinseco dell’arte, partendo proprio da quello che accadde a Vicenza nell’arco di trent’anni (dal 1550 al 1585) e intrecciando per la prima volta pittura, scultura e architettura.
Come nascono i capolavori? Come “escono” dalla testa degli artisti e diventano opere straordinarie? È da questi interrogativi che partono i curatori per “indagare” i meccanismi di creazione e produzione che li hanno generati, ponendoli all’interno del loro contesto originario e in relazione alla loro committenza.
È il caso dei due dipinti a firma di Veronese che ritraggono i coniugi Livia Thiene e Iseppo Porto, insieme ai loro figli. Per la prima volta i due quadri fanno ritorno nella loro città natale, per essere esposti a pochi metri di distanza da quello stesso palazzo che fece costruire per loro proprio Andrea Palladio e il cui bozzetto originale troverà posto accanto ai dipinti (attualmente conservato al Royal Institute of British Architects di Londra).
Anche il “Ritratto di artista in bottega” di Palma Il Giovane, in prestito dalle collezioni Birmingham Museums Trust, torna in Italia per essere esposto accanto alle statue, ai gessi e ai disegni preparatori dell’opera stessa. Inoltre, per la prima volta saranno posti uno di fianco all’altro i due quadri definiti “gemelli” di Jacopo Bassano “L’Adorazione dei Magi” provenienti dalle collezioni Birmingham Museums Trust e dal Kunsthistorisches Museum di Vienna.
Un modo per permettere allo spettatore di entrare letteralmente nella bottega dell’artista, toccare con mano il processo creativo, partendo dai bozzetti per poi giungere al risultato finale rappresentato dal quadro.
Grazie alla presenza di un team di esperti di storia economica, guidati da Edoardo Demo, sarà possibile scoprire i prezzi delle opere esposte, paragonandoli al valore che aveva un maiale di media grandezza intorno al 1550, quello che a Vicenza si chiamava un “mezzanotto”. Dalla ricerca emergono risposte sorprendenti: un meraviglioso dipinto come il ‘Ritratto di due cani’ di Jacopo Bassano, in prestito dal Louvre, costava un terzo di maiale, mentre un arazzo di medie dimensioni ne costava trentuno e mezzo: la differenza era data dal tempo di realizzazione dell’opera e dai materiali preziosi per la sua produzione. Un aspetto poco conosciuto – se non dagli addetti ai lavori – ma anche divertente.
La mostra, promossa dal Comune di Vicenza in collaborazione con il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio e la Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, organizzazione e promozione Marsilio Arte, sarà aperta al pubblico sabato 11 dicembre fino al 18 aprile 2022. Si potrà visitare tutti i giorni dalle ore 10 alle 18 (eccetto il lunedì). I biglietti sono acquistabili in loco o direttamente online.

Info:
Catalogo edito da Marsilio Arte.
Per saperne di più e per acquistare i biglietti: https://www.mostreinbasilica.it/it/

ROMA. A Palazzo Barberini, Caravaggio, Artemisia Gentileschi e la pittura tra ‘500 e ‘600.

Caravaggio e Artemisia: la sfida di Giuditta. Violenza e seduzione nella pittura tra Cinquecento e Seicento è il titolo della mostra, a cura di Maria Cristina Terzaghi, ospitata a Palazzo Barberini di Roma dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022.
Caravaggio-e-Artemisia-la-sfida-di-Giuditta.-Violenza-e-seduzione-nella-pittura-tra-Cinquecento-e-Seicento-Palazzo-Barberini-Roma-22-1-534x420Un percorso articolato che vede come punto di partenza l’opera Giuditta che decapita Oloferne di Caravaggio (della quale ricorrono i settant’anni dalla sua riscoperta e cinquanta dall’acquisizione da parte dello Stato Italiano) e che racconta l’impatto che ha avuto sulla pittura contemporanea e successiva attraverso il confronto con grandi maestri.
L’esposizione riunisce 31 opere – quasi tutte di grande formato – provenienti da importanti istituzioni nazionali ed internazionali, come Galleria Corsini e Galleria Palatina di Firenze, Museo del Prado e Museo Thyssen di Madrid, Galleria Borghese di Roma e Museo di Capodimonte di Napoli.
Caravaggio-e-Artemisia-la-sfida-di-Giuditta.-Violenza-e-seduzione-nella-pittura-tra-Cinquecento-e-Seicento-Palazzo-Barberini-Roma-25-557x420Con opere di Orazio e Artemisia Gentileschi, Trophime Bigot, Valentin de Boulogne, Bartolomeo Mendozzi, Giuseppe Vermiglio Johan Liss, Pietro Novelli, Mattia Preti, Giuseppe Vermiglio e altri, la mostra racconta al pubblico un momento di svolta avvenuto tra Cinquecento e Seicento, quando la rappresentazione di questo tema biblico aprì la strada allo sviluppo di nuove soluzioni pittoriche.

Info:
Caravaggio e Artemisia: la sfida di Giuditta. Violenza e seduzione nella pittura tra Cinquecento e Seicento.
Mostra a cura di Maria Cristina Terzaghi
26 novembre 2021 – 27 marzo 2022
Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini – via delle Quattro Fontane 13, Roma
ORARI: martedì – domenica 10.00 – 18.00. Ultimo ingresso alle ore 17.00
giudittaeplautilla@gmail.com
https://www.barberinicorsini.org/

Autore: Giulia Ronchi

Fonte: www.artribune.com, 26 nov 2021

ROMA. Klimt a Palazzo Braschi. La Secessione e l’Italia.

Boom di visitatori e di prenotazioni per la grande mostra dedicata a Gustav Klimt e al suo gruppo dei secessionisti. In corso fino al 22 marzo 2022 al Museo di Roma a Palazzo Braschi, Klimt.
klimt 2“La Secessione e l’Italia” – a cura di Franz Smola, curatore del Belvedere di Vienna purtroppo in via di chiusura per il lockdown austriaco, Maria Vittoria Marini Clarelli, Sovrintendente Capitolina ai Beni Culturali e Sandra Tretter, vicedirettore della Klimt Foundation di Vienna -, dalla sua apertura lo scorso 27 ottobre, ha visto un’affluenza totale di oltre 30mila visitatori amanti del grande pittore austriaco che, con le sue opere, ha scritto una delle pagine più significative del Novecento europeo.
klimt 3La mostra si presenta, infatti, come un’occasione imperdibile per poter vedere le oltre 200 opere provenienti dal Belvedere di Vienna, dalla Klimt Foundation e da altre raccolte pubbliche e private, per un percorso che racconta la storia artistica di Klimt, il suo ruolo di cofondatore della Secessione Viennese, i suoi viaggi, le sue mostre, e quindi il suo aspetto “pubblico”.
Tra le opere in mostra, c’è anche il Ritratto di Signora (1916-1917) proveniente dalla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi che, da lì scomparso in circostanze misteriose nel 1997, è stato ritrovato quasi per caso nel 2019 durante i lavori di pulitura di una pianta d’edera su una parete esterna del museo.

Autore: Claudia Giraud

Fonte: www.artribune.com, 23 nov 2021

ROMA. Plautilla Bricci, vita e opere di una straordinaria architettrice e pittrice del Seicento.

In occasione della riapertura al pubblico della Galleria Corsini, le Gallerie Nazionali di Arte Antica presentano fino al 19 aprile 2022 Una rivoluzione silenziosa. Plautilla Bricci pittrice e architettrice, la prima mostra personale dedicata alla pittrice e architetta Plautilla Bricci (Roma, 1616 – post 1690).
“Dopo molti mesi di lavori siamo felici di riaprire la Galleria Corsini con un’assoluta novità, una mostra che celebra un’artista portata di recente all’attenzione del grande pubblico da Melania Mazzucco col romanzo L’architettrice”, afferma Flaminia Gennari Santori, che prosegue: “la Galleria è ora pronta ad accogliere i visitatori con una rete wi-fi, una guida digitale gratuita di supporto alla visita e servizi di accoglienza completamente rinnovati. La nuova illuminazione e gli interventi conservativi sulle decorazioni settecentesche assicurano al pubblico una migliore fruibilità degli spazi.”
Plautilla-Bricci_Madonna-del-Rosario-con-i-santi-Domenico-e-Liborio-656x1024La mostra, a cura di Yuri Primarosa, riunisce per la prima volta l’intera produzione grafica e pittorica dell’artista, presentando un Ritratto di architettrice (probabile effigie della Bricci), accanto a capolavori anch’essi inediti o poco conosciuti dei maestri a lei più vicini. Come quasi tutte le sue colleghe, anche Plautilla era figlia d’arte, e nella bottega romana di suo padre Giovanni acquisì molto di più che i soli rudimenti nel disegno e nel colorire. Oltre a dipingere insegne di botteghe e a impiastricciare muri e tele nell’entourage del Cavalier d’Arpino, il padre era infatti anche musicista e compositore dilettante, attore e commediante, poligrafo e poeta.
Grazie a nuove ricerche, sappiamo che fu Giovanni a offrire a Plautilla la prima rete di contatti e committenze, come nel caso della Madonna col Bambino di Santa Maria in Montesanto (1640 circa), che conserva sul retro la firma dell’artista giovinetta assieme a una relazione che ci informa di un evento prodigioso: a ultimare l’opera sarebbe stata la Madonna stessa.
Mossa da una devozione autentica, Plautilla era all’epoca un’artista alle prime armi, destinata a vivere in odore di santità. Questo esordio legato a un evento miracoloso le garantì un posto d’onore nella produzione in serie di immagini devozionali di sante vergini e martiri.
Tali occasioni formative le consentirono di entrare in contatto con l’abate Elpidio Benedetti, servitore prima del cardinale Giulio Mazzarino e poi di Jean-Baptiste Colbert nelle funzioni di agente di Luigi XIV, una figura chiave nel fervido dialogo politico e artistico tra Roma e Parigi. Il sodalizio con Benedetti fu decisivo per Plautilla, che poté cimentarsi nell’esecuzione di importanti pale d’altare, nell’ideazione di apparati decorativi e nella progettazione di altre opere insigni.
Elpidio, inoltre, era un artista dilettante egli stesso, in stretto rapporto con alcuni dei più famosi maestri dell’epoca, come Gian Lorenzo Bernini (di cui si espone un magnifico busto in terracotta di papa Alessandro VII), Pietro da Cortona (evocato con un potente Ritratto del cardinale Giulio Mazzarino, presentato al pubblico per la prima volta), Andrea Sacchi, Giovan Francesco Grimaldi e Giovan Francesco Romanelli, autore della splendida Madonna del Rosario proveniente dalla chiesa dei Santi Domenico e Sisto a Roma, restaurata per l’occasione nel laboratorio delle Gallerie Nazionali. Grazie a Benedetti, la Bricci poté concretizzare le sue ambizioni affermandosi anche come architetta: un evento talmente eccezionale da richiedere l’invenzione di un nuovo termine – quello di “architettrice” –, apposto su un atto notarile relativo ai lavori del Vascello per suggellare il riconoscimento ufficiale della donna dopo anni attività sottotraccia, in un settore artistico tradizionalmente riservato ai soli uomini.
Nel 1662-1663 ebbero inizio i lavori della sua opera più famosa, la Villa Benedetta fuori Porta San Pancrazio, detta “il Vascello”, distrutta nel 1849 durante l’assedio francese di Roma. A quel cantiere avevano preso parte artisti del calibro di Bernini, Cortona e Grimaldi, ma era stata Plautilla a dirigerne le maestranze: una rivoluzione silenziosa resa possibile dall’incontro con un illuminato mecenate, pronto a offrirle costante protezione.
La scoperta di documenti inediti sulla vita di Plautilla, l’identificazione di nuove opere e il restauro dei suoi progetti architettonici conservati presso l’Archivio di Stato di Roma (esposti per la prima volta assieme a una nuova tavola proveniente da una collezione privata), consentono di fare nuova luce su questa affascinante figura di artista, unico architetto donna dell’Europa preindustriale.
Si possono ammirare in mostra, inoltre, un ambizioso progetto della Bricci per la scalinata di Trinità dei Monti (1660), la vasta lunetta da lei dipinta per i Canonici lateranensi (1669-1673) e altre due sue tele conservate a Poggio Mirteto, anch’esse restaurate per l’occasione: lo Stendardo della Compagnia della Misericordia raffigurante la nascita e il martirio del Battista (1675) e la Madonna del Rosario (1683-1687) del duomo dello stesso borgo che aveva dato i natali al padre di Elpidio: Andrea Benedetti, ricamatore papale, del quale si presentano le prime opere certe e la pala d’altare della sua cappella privata, anch’essa sottoposta a un delicato intervento conservativo.
Chiude l’esposizione un prestito eccezionale: il quadro d’altare raffigurante San Luigi IX di Francia tra la Storia e la Fede dipinto da Plautilla per la cappella di San Luigi (1676-1680) nella chiesa dei Francesi, interamente progettata dall’architettrice per l’abate Benedetti, accanto alla cappella Contarelli. Il catalogo che accompagna l’esposizione, stampato da Officina Libraria, contiene i saggi di Yuri Primarosa, curatore della mostra, e di Melania Mazzucco, autrice de L’architettrice, e i contributi di alcuni dei maggiori specialisti dell’artista e del suo contesto culturale: Aloisio Antinori, Carla Benocci, Maria Barbara Guerrieri Borsoi, Riccardo Gandolfi, Gianni Papi e Magda Tassinari, offrendo una nuova e aggiornata monografia sull’artista.

Info:
Galleria Corsini – via della Lungara 10, Roma, fino al 19 aprile 2022
ORARI: da martedì a domenica, dalle ore 10.00 – 18.00. Ultimo ingresso alle ore 17.00. Chiuso il lunedì
BIGLIETTO BARBERINI CORSINI: Intero 12 € – Ridotto 2 € (ragazzi dai 18 ai 25 anni). Il biglietto è valido dal momento della timbratura per 20 giorni in entrambe le sedi del Museo: Palazzo Barberini e Galleria Corsini.
(Dal 26 novembre 2021 al 27 marzo 2022 nello spazio mostre di Palazzo Barberini è visitabile una mostra “Caravaggio e Artemisia: la sfida di Giuditta. Violenza e seduzione nella pittura tra Cinquecento e Seicento”. Per questa mostra è prevista anche una tariffa: mostra + museo: Intero 15 € – Ridotto 4 € (ragazzi dai 18 ai 25 anni). Gratuito: minori di 18 anni, scolaresche e insegnanti accompagnatori dell’Unione Europea (previa prenotazione), studenti e docenti di Architettura, Lettere (indirizzo archeologico o storico- artistico), Conservazione dei Beni Culturali e Scienze della Formazione, Accademie di Belle Arti, dipendenti del Ministero della cultura, membri ICOM, guide ed interpreti turistici in servizio, giornalisti con tesserino dell’ordine, portatori di handicap con accompagnatore, personale docente della scuola, di ruolo o con contratto a termine, dietro esibizione di idonea attestazione sul modello predisposto dal Miur.
Prenotazione individuale consigliata, obbligatoria per i gruppi (massimo 15 persone, guida inclusa) al link: https://www.ticketone.it/artist/galleria-corsini/

Fonte: www.stilearte.it, 15 nov 2021

MILANO. L’Annunciazione di Tiziano Vecellio illumina l’inverno.

È l’Annunciazione di Tiziano Vecellio (1490-1576), il Capolavoro per Milano 2021, iniziativa giunta alla sua XIII edizione. La tela di grandi dimensioni (280×193 cm), opera della piena maturità del maestro veneto, caratterizzata dalla vibrante ricerca luministica, proveniente dal Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli, in deposito dalla chiesa di San Domenico Maggiore a Napoli, patrimonio del Fondo Edifici di Culto amministrato dal Ministero dell’Interno, è esposta dal 6 novembre 2021 al 6 febbraio 2022, al Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano.
“L’arte è un’espressione intellettuale – afferma Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte – e come tale deve viaggiare, così come viaggiano le idee e gli uomini. Per questo Capodimonte è felice di essere presente a Milano con uno dei capolavori della scrittura magica di Tiziano. La pittura e le arti hanno la capacità di farci sentire e rivelare mondi che sfuggono ai limiti delle parole: l’Annunciazione di Tiziano è più che un’Annunciazione è una illuminazione”.
Eseguito attorno al 1558, il dipinto è stato realizzato da Tiziano per la famiglia Pinelli, banchieri e mercanti di origine genovese trasferitisi a Napoli, per la loro cappella dedicata da Cosimo Pinelli alla Vergine Annunciata nel 1575, che si trovava nel transetto della chiesa napoletana di San Domenico Maggiore, l’unica al mondo ad aver conservato insieme dipinti di Raffaello, Tiziano e di Caravaggio.
Firmata “Titianus f” sull’inginocchiatoio, l’opera costituisce uno dei capisaldi della maturità dell’artista e rappresenta un raro episodio di pittura veneta nella Napoli del Cinquecento. Eseguita alla fine degli anni cinquanta, la tela rivela i più alti raggiungimenti del Tiziano maturo evidenti negli straordinari effetti luministici, in particolare nelle scintillanti vesti nell’angelo, in damasco rosa e argenteo, intessuto di fili d’oro, nella resa dei bagliori che intridono la materia pittorica e nella libertà della composizione. Lo spazio è dominato da una sola presenza architettonica, l’imponente colonna alle spalle della Vergine, mentre sullo sfondo, a sinistra, si apre uno scorcio con un paesaggio autunnale, con toni di marrone e rosso che spiccano sull’azzurro del cielo.
Le figure in primo piano presentano una cromia giocata sui toni del rosso e dell’oro: la Vergine si raccoglie umilmente con le braccia incrociate sul petto, mentre l’angelo la raggiunge con un gesto dinamico e dal cielo scende un fascio di luce contornato da un turbinio di angeli.
La mostra, realizzata con il sostegno di Fondazione Bracco, è una delle iniziative celebrative dei primi vent’anni di vita e di attività del Museo Diocesano, che vede, tra le altre, ICONS Un murale partecipato per il Museo Diocesano, realizzato da Orticanoodles con il sostegno di Fondazione di Comunità Milano onlus, e l’esposizione dal 25 novembre 2021 al 6 febbraio 2022 del settecentesco presepe di Francesco Londonio, entrato a far parte della collezione del Museo Diocesano nel 2018 e recentemente restaurato nell’ambito del progetto Restituzioni di Intesa Sanpaolo. Catalogo SilvanaEditoriale. Un capolavoro per Milano gode del patrocinio della Regione Lombardia, del Comune di Milano, dell’Arcidiocesi di Milano.

Info:
L’Annunciazione di Tiziano dal Museo e Real Bosco di Capodimonte di Napoli
Milano, Museo Diocesano Carlo Maria Martini (p.zza Sant’Eustorgio, 3)
6 novembre 2021 – 6 febbraio 2022
Orari: martedì- domenica, 10-18 – Chiuso lunedì

Biglietti:
intero, € 8,00
Ridotto e gruppi, € 6,00
Scuole e oratori, € 4,00
È consigliata la prenotazione alla mail info.biglietteria@museodiocesano.it
T. +39 02 89420019; www.chiostrisanteustorgio.it

Fonte: www.stilearte.it, 8 nov 2021