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BOMARZO (Vt): Viaggio in Italia- Identità di dodici artisti contemporanei internazionali.

“Viaggio in Italia” vede protagonisti 12 artisti Mahshid Mussavi, Minou Amirsoleimani/Iran; Alì Assaf/ Iraq; Janine Von Thungen, Trude Ohrt Fumo/Germania;; Oan Kyu/Corea del Sud; Virginia Ryan/ Australia; Flavio Micheli, Michel Pellaton/Svizzera; Naoya Takahara, Uemon Ikeda /Giappone; George Zogo/Camerun; provenienti da tutte le parti del mondo, che dopo il tradizionale Gran Tour hanno scelto di eleggere l’Italia come loro patria di adozione.

Come gli intellettuali del Settecento, questi artisti sono partiti per il viaggio in Italia per completare la loro educazione artistica, hanno lasciato il loro paese per arricchire la loro cultura e conoscere lo stato dell’arte al di fuori del loro paese.

Alcuni di loro sono arrivati in Italia anche per raggiungere un ‘amore’, altri per lavoro, altri ancora per caso, il destino li ha portati in Italia e il destino ha deciso di trattenerli. Nei loro racconti si comprende come la graduale metamorfosi genetica del viaggio si sia cristallizzata da esperienza momentanea individuale, a scelta di un’intera esistenza.

Wolfgang Goethe nel suo famoso romanzo “Viaggio in Italia” scrive: “Era dunque scritto, sulla mia pagina, nel libro del Destino, che la sera del 28 settembre del 1786, alle cinque secondo il nostro orologio, passando dal Brenta nelle lagune, dovevo, subito dopo, scorgere questa meravigliosa città insulare, posarvi il piede, e visitare questa “repubblica di castori” Sia lodato Iddio!” facendo così coincidere le ragioni tradizionali del viaggio con l’ineludibilità del destino.

L’esegesi di un viaggio che si trasforma a scelta di vita è la peculiarità degli artisti presenti in questa mostra, che con il loro background culturale consegnano all’Italia un contributo prezioso attraverso le fonti visive e quelle letterarie, le parole e le immagini dei loro paesi d’origine, amalgamati alle tradizioni dell’Italia.

Le identità degli artisti dei vari paesi e le loro molteplici esperienze che si amalgamano e si confondono così da creare altre identità e nuovi ibridismi culturali.

La mostra è stata allestita a Bomarzo presso Palazzo Orsini, splendido esempio di architettura rinascimentale costruito da Vicino Orsini nel 1523 sopra i resti del vecchio castello medievale di cui rimangono visibile le mura di fortificazione.

Info:
ORARIO: sabato e domenica 10-13 / 16-19 e per appuntamento, fino 4 dicembre 2005;
ORGANIZZAZIONE: Associazione Kyo, Tel/Fax 0761-340378 – portatile 3294519158
Catalogo edito da Gangemi, con contributi critici di Marcello Carriero, Roberta Giulieni, Micaela Nardi, Martina Pelosi, Enrico Petti, Gioa Pica.
UFFICIO STAMPA:Massimiliano del Ninno ufficiostampakyo@tele2.it ,portatile 3282710645

Email: ufficiostampakyo@tele2.it

VENEZIA: Da Bellini a Tiepolo.

Per la mostra veneziana, ospitata nell’area neoclassica al primo piano del museo Correr, sono stati selezionati cinquanta dipinti veneti e veneziani databili dal XV al XVIII secolo, abitualmente dislocati nelle diverse residenze della famiglia, riuniti per la prima volta in quest’occasione a formare un suggestivo percorso.

Spicca, tra le opere in mostra, la celebre Madonna in Rosso di Giovanni Bellini, ma sorprendono anche la varietà e la completezza delle presenze di maestri del Seicento e Settecento, dal Padovanino a Sebastiano Mazzoni, da Sebastiano e Marco Ricci, a Giannantonio Pellegrini e Jacopo Amigoni, da Canaletto a Francesco Guardi, da Pietro Longhi a Giandomenico Tiepolo, per citarne solo alcuni, in un dipanarsi di temi sacri e profani, mitologici e biblici, di allegorie e di vedute, di paesaggi e ritratti che documentano efficacemente, come in un vasto insieme, culture e idee, valori e linguaggi, legami e diversità nell’espressione artistica di una grande civiltà.

Info:
Venezia, Museo Correr, Piazza San Marco, fino al 26/02/2006 – tel. 041520907

Fonte:My Art

LODI: L’INQUIETUDINE DEL VOLTO. Da Lotto a Freud da Tiziano a De Chirico.

Una mostra dedicata al ritratto alla Banca Popolare di Lodi.

La Banca Popolare Italiana ospita la mostra ‘L’Inquietudine del volto. Da Lotto a Freud da Tiziano a De Chirico’, promossa dalla Provincia di Lodi,con il supporto della Banca Popolare Italiana, ideata e curata da Vittorio Sgarbi, con il coordinamento generale di Gilberto Algranti e l’organizzazione dell’Associazione Culturale Tekne.

Una mostra appassionante, dedicata al ritratto come momento di identità e di essenza interiore. Il percorso espositivo, denso di figure e soprattutto di sguardi, presenta una selezione di 120 opere dal Cinquecento ad oggi: di maestri antichi come Lorenzo Lotto, Tiziano, Bartolomeo Passerotti, El Greco, Gian Lorenzo Bernini, Guercino, Ferdinand Voet, Fra’ Galgario, Giacomo Ceruti, Vincenzo Vela, e di artisti del Novecento e contemporanei, fra cui Adolfo Wildt, Giorgio De Chirico, Oscar Ghiglia, Fausto Pirandello, Antonio Ligabue, Andy Warhol, Arturo Nathan, Enrico Colombotto Rosso, Gianfranco Ferroni, Tullio Pericoli, Maurizio Bottoni, Alessandro Kokocinski, Aron Demetz e naturalmente Lucien Freud.

‘Ritrarre’ (re-trahere) significa ‘tirar fuori’, ricavare con colori, marmo o altra materia, l’effige, il simulacro di un individuo. L’arte ha il potere di ‘simulare’ cioè riprodurre e tenere vivi non solo la forma ma l’unicità interiore del soggetto ritratto, facendo affiorare il suo carattere, l’anima. Oltre l’aspetto fisico e i segni esteriori che ne indicano il ruolo sociale. Il ‘ritratto interiore’ si irradia grazie alla capacità dell’artista di far parlare – soprattutto attraverso lo sguardo – ansie, sussurri, cenni d’intesa, esitazioni, smorfie di dolore. L’immagine diventa allora così ‘verosimile’ da rubare la vita ai viventi, in grado di commuovere e durare più della realtà.

Nella galleria ideale della mostra scorrono ritratti diversi per epoca e genere, in posa o naturali, celebrativi, allegorici, evocativi, paurosi, avvincenti, struggenti, paralizzanti, rasserenanti.

In tutti si riconoscono non personaggi ma uomini, presenti e fragili con le loro debolezze. Voci distinte eppur vicine nel tempo dell’arte, che interrogano la vita o si preparano alla morte. Una teoria di figure intere, mezzi busti, corpi contorti o composti, ma soprattutto volti, la parte che subito attrae, nel ritratto come nella realtà, la curiosità e l’indagine di chi guarda. Nel volto, velo dell’anima, maschera e rifugio, è lo sguardo infine che apre la ‘porta del cuore’, che consente il passaggio dall’esteriorità dell’esperienza all’intimità dell’essere. Lo sguardo può ‘svelare’ o suggellare per sempre.

Dal Cinquecento, dai ritratti psicologici di Lotto e Tiziano, primi grandi interpreti di una pittura dell’anima, si incontrano in questo viaggio uomini che raccontano nei secoli la propria unicità, offrendo un ‘ritratto interiore’ che palpita per sempre nella materia dell’arte. Tutti sono riconoscibili, distinti per la loro psicologia più che per segni esteriori.

Il percorso della mostra parte dalle opere di Lorenzo Lotto, pronto a cogliere la sensibilità di un’umanità sofferente ed emarginata, con la stessa straordinaria acutezza che nel Novecento un altro pittore italiano, Fausto Pirandello, saprà esprimere. In entrambi c’è la volontà di dipingere i ‘vinti’, quelli fuori dalla Storia, quelli per cui non c’è il potere e la gloria, ma solo la fragile condizione umana. Con anticipo di quattro secoli, Lotto affonda l’introspezione nelle fragilità dell’uomo, intercetta i movimenti dell’anima più segreti e più dolorosi. I suoi ritratti, in mostra Giovane in nero e Ritratto di Ludovico Avolante, capolavoro indiscusso, sono portatori di un’inquietudine che sarà caratteristica dell’epoca moderna. La sua visione del mondo e dell’uomo lo affianca idealmente agli artisti del Novecento fino alla generazione contemporanea. Si accostano alle opere di Lotto i celebri Ritratto di Sperone Speroni e Ritratto di Giulio Romano che regge la pianta della Cappella Palatina di Mantova di Tiziano, il Ritratto di gentiluomo di El Greco e il Ritratto di gentildonna di Scipione Pulzone. Fra le opere del Seicento, secolo in cui la ritrattistica diviene soprattutto strumento per rappresentare e celebrare il prestigio e il potere di cardinali, papi o grandi nobili, si distinguono per intensità espressiva il meraviglioso Ritratto di Francesco Rigetti del Guercino e il Ritratto del fratello di Gian Lorenzo Bernini. Nel Settecento si avverte il passaggio dal ritratto ufficiale, composto, alle espressioni rubate di figure non in posa o in atteggiamento disimpegnato, come nel Ritratto di pittore (il Cerighetto) e nel Ritratto di Bertrama Daina de Valsecchi di Vittore Ghislandi, detto Frà Galgario; fino ai ritratti-confessione e alle immagini di dimessa quotidianità, che diventano documento di una condizione sociale, come l’Uomo con boccale e l’Autoritratto come pellegrino di Giacomo Ceruti. Nell’Ottocento si intensifica e prevale la rappresentazione naturalistica, spesso carica di sentimentalismo come testimoniano, pur nell’intento di ufficialità, Bongiovanni Vaccaro, Vela e Faruffini ‘Nessuna forma d’arte meglio del ritratto può interpretare l’anima contemporanea, con tutte le sue complicazioni e darne la mutevole essenza. rende un momento speciale della vita di un uomo. sintetizza tutta la vita, tutto l’essere umano’ (P. De Luca, Impressioni sulla V Esposizione Internazionale di Venezia, 1902-03). Con il Novecento, il secolo che affina l’indagine sulla psiche e sugli stadi emozionali più profondi dell’uomo, proprio nel ritratto si condensa la ricerca dell’identità, il tentativo di ricomporre i frammenti dell’essere e di dare ragione o soltanto consapevolezza al senso di solitudine e al male di vivere. Documento fondamentale, il ‘ritratto interiore’ fa affiorare incubi e sogni, rende visibile e dunque conscia la paura del nulla.

La sezione dedicata al Novecento costituisce, per qualità e quantità di opere, il cuore del percorso: fra gli altri sfilano i dipinti di Giovanni Costetti (Ritratto di Luc Dietrich, di G. Lanza del Vasto e di V. Guy), Giorgio De Chirico (Autoritratto), Oscar Ghiglia (Ritratto di Giovanni Papini), Carlo Levi (Ritratto di Umberto Saba), Scipione (Ritratto del Cardinal Vannutelli), Antonio Ligabue (Autoritratto), e Fausto Pirandello, le cui opere possono essere considerate il più emblematico ed articolato manifesto della ricerca dell’identità tentata per varie strade nel corso del secolo. Nelle sue visioni, taglienti e improvvise, la figura umana si frantuma quasi fino alla dissoluzione, schiacciata dall’incertezza esistenziale e dall’isolamento.

Dalla sua Bambina seduta riparte idealmente la ricerca dell’arte attuale, che si fissa ancora in volti e figure, maschere nuove ma intente ad esprimere, con linguaggi a volte di estrema durezza o spiritualità, le inquietudini di sempre. Fra gli altri artisti in mostra, Gianfranco Ferroni (Autoritratto), Arturo Nathan (Autoritratto), Enrico Colombotto Rosso (Incendio), Tullio Pericoli (Samuel Beckett), Maurizio Bottoni (Autoritratto in compagnia della morte), Aron Demetz (Il collezionapeccati).

Info:
Fino al 12 febbraio 2006; da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00, chiuso il lunedì e il 24, 25, 31 dicembre e 1 gennaio
Lodi, Banca Popolare Italiana

Fonte:Exibart on line

CERVIA (Ra): PERMUTAZIONI VISIONARIE. Moreno Bondi & Daniele Masini ai Magazzini del sale – Un “Passo a due” fra angeli e demoni.

Una mostra in tandem è l’ultimo impegno dell’artista toscano Moreno Bondi, un passo a due per affrontare il tema della centralità dell’Uomo e della complessità della sua natura sempre in bilico fra gli opposti (sacro e profano, spirituale e terreno, anima e corpo): “PERMUTAZIONI VISIONARIE. Moreno Bondi & Daniele Masini – Fra Angeli e Demoni “ è il titolo della “doppia personale” curata da Marisa Zattini che aprirà il 25 novembre 2005 (sino al 15 gennaio 2006) presso i suggestivi ed imponenti Magazzini del Sale di Cervia.

Moreno Bondi rappresenta sulla tela e scolpisce nel marmo corpi poderosi, come evocazioni di Caravaggio o Michelangelo, figure oscure mutuate da miti antichi o forme alate ispirate da Allori o da Guercino. Sono frammentati da squarci di colore o feriti dall’inserimento della scultura in marmo Statuario di Carrara (da lui lavorato personalmente) e raccordati da inquadrature fotografiche e filmiche che configurano l’insieme in un ordine di estrema attualità.

Dominante del suo lavoro pittorico e scultoreo è l’Uomo nel suo essere divino e terreno. Una creatura della luce e dell’ombra in cui convivono aspetti noti e lati oscuri, il cui presente è costruito sul passato: è l’Uomo l’identità del quale si nutre di opposti.

Nella loro complessità le opere dell’artista toscano si rivelano rasserenanti od inquietanti per l’individuo che vive della medesima complessità e la cui percezione si modifica in base alle condizioni ed ai condizionamenti socio-culturali, perché l’Uomo, dunque, non è “o l’uno o l’altro”, ma è entrambi: Angelo e Demone saldamente congiunti.

La mostra è ospitata presso i Magazzini del Sale di Cervia, una volta destinati alla conservazione della più preziosa risorsa del territorio (costruiti alla fine del 1600 secondo il modello di una basilica romanica, solida monumentale all’esterno e con lo spazio interno scandito in tre navate per potere meglio contenere la grande quantità di sale), oggi –importante esempio di archeologia industriale – destina l’ampio spazio di 66 m di lunghezza e 6 m di larghezza ad irripetibili manifestazioni culturali.

Dal 2001 i Magazzini elencano nel loro curriculum una serie di “doppie personali” d’eccezione: Gesine Arps & Nicola Cucchiaro, Ugo Nespolo & Sergi Barnils, Mark Kostabi & Luca Matti (tutte a cura di Marisa Zattini) e per ultima la recente monografica “Andy Warhol – Private Collection.”

Info:
Luogo: Antichi Magazzini del Sale, Viale Nazario Sauro, Cervia (RA)
Da Venerdì 25 novembre 2005 al 15 gennaio 2006 – Ingresso: gratuito
Orario: dal martedì al venerdì 16.30-18.30; Sabato e Domenica: 10.30-12.30 / 15.30 -18.30
Curatore: Marisa Zattini – Catalogo: Il Vicolo – Divisione Libri
Recapiti: 0547 21386

Tratto dal catalogo “PERMUTAZIONI VISIONARIE. Moreno Bondi & Daniele Masini – Fra Angeli e Demoni , edito da Il Vicolo-Divisione libri, anno 2005.
(Moreno Bondi) È un pittore che guarda il passato e lo rivive dentro la sua pelle, è un pittore che vuole catturare il passato e che ha l’ambizione di ricondurlo nel tempo presente. È un evocatore di spiriti antichi, di angeli, ma anche di creature terrestri che si offrono o si sono già offerte, che hanno peccato e non l’hanno dimenticato, che non vogliono dimenticare. (…)

(La sua pittura) È sempre in bilico tra seduzione e vendetta: la seduzione della bellezza, ma anche la vendetta o la punizione del tempo che rifiuta di tacere e soprattutto di passare. Vuole essere sempre presente anche se sono passati millenni dall’inizio dei tempi. La nostra cultura ha sempre negato l’immobilità del tempo, è questa la nostra forza, abbiamo sempre cercato di andare oltre i confini del tempo, ma nello stesso momento non abbiamo mai negato quello che il tempo ha tracciato dietro di noi, siamo ugualmente i Greci dell’antichità classica e siamo gotici e barocchi, non abbiamo mai rinunciato a quello che siamo stati, anche andando velocemente verso il futuro. Questo è anche l’insegnamento della pittura di Moreno Bondi nella sua oscillazione tra passato (tecnica) e presente (sensibilità e consapevolezza), aggiungendo alla sua opera sempre nuovi dettagli, nuove glosse, nuove postille, nuove storie dell’enigma spirituale, nuove variazioni alle sue immagini, nuovi conflitti tra l’anima ed il corpo, tra le ali nascoste e quelle visibili. (Janus)

Link: http://www.ilvicolo.com

Email: arte@ilvicolo.com

TORINO: ROBERT PAPPLETHORPE – TRA ANTICO E MODERNO. UN’ANTOLOGIA.

DALL’8 OTTOBRE AL 1° GENNAIO ALLA PROMOTRICE DELLE BELLE ARTI DI TORINO UNA GRANDE E ARTICOLATA ESPOSIZIONE DI ROBERT MAPPLETHORPE DI QUASI 400 OPERE, CURATA DA GERMANO CELANT, LA PIU’ GRANDE MAI REALIZZATA.
LA MOSTRA PROPONE UNA RILETTURA STORICA E ICONOGRAFICA DELLA SUA OPERA EVIDENZIANDONE LE RADICI E LE COMPLESSE RELAZIONI CON L’ARTE ANTICA E CON LA FOTOGRAFIA MODERNA.
IN MOSTRA ANCHE OPERE DI MICHELANGELO, BRONZINO, TIZIANO, CANOVA, COURBET, SCHIELE, RODIN E DI MAESTRI DELLA FOTOGRAFIA QUALI NADAR, VON GLOEDEN, ABBOTT, MAN RAY, MUYBRIDGE.

La mostra si propone di rivisitare criticamente l’opera di Mapplethorpe, assumendolo nel suo aspetto di artista trasgressore con una particolare propensione formalista e classica, non dissimile da altri grandi ‘trasgressori’ della storia dell’arte, da Michelangelo a Bronzino, da Canova a Rodin, da Schiele a Warhol, che si rispecchiano nei torsi, nei ritratti e nelle nature morte; ma anche riportando i suoi nudi femminili e maschili con le sculture neoclassiche di Canova, o ancora richiamando i suoi interessi per la storia della fotografia da Nadar a Ray, da Muybridge a Platt Lynes.

Robert Mapplethorpe ha esteso l’attenzione del linguaggio fotografico ad argomenti rimossi dalla cultura, producendo immagini a volte controverse, ma il più delle volte sublimi e magiche. Ha fotografato nature morte, composte da fiori appena sbocciati e collocati in splendidi vasi, e seguito le trasformazioni sensuali subite dal corpo della prima donna bodybuilder. Una passione per una visione carnale del mondo, che ha trovato nell’equilibrio e nella simmetria una maniera classica di trattare argomenti erotici ed esistenziali, arrivando a costruire immagini fotografiche che, per l’artista, sono sculture.

Infine ha documentato l’universo dell’underground sessuale newyorkese con i suoi rituali perversi, ed esaltato la monumentalita’ del corpo nudo afroamericano, il glamour del mondo degli artisti e la seduzione dei protagonisti dello spettacolo e della società newyorkese degli anni ’70.

La mostra, realizzata in collaborazione con la Robert Mapplethorpe Foundation di New York, sara’ arricchita da un ampio materiale referenziale, che arriva a includere anche i films di Pasolini, di Schlesinger, di Silverstein, della Cavani e di Jarman, nonchè i cataloghi e le testimonianze televisive sull’artista, e sarà documentata, nella sua complessità e nella sua ricchezza, in un ampio volume monografico pubblicato da ArtificioSkira, a cura di Germano Celant e con i contributi di Claudio Strinati e di Robert Rosenblum.

La mostra è promossa dalla Città di Torino, dalla Regione Piemonte, dalla Fondazione Torino Musei e da ArtificioSkira.

INFO:
Torino, Palazzina Promotrice delle Belle Arti, Viale Balsamo Crivelli 11 (Parco del Valentino).
ORARI: tutti i giorni 10 – 19, giovedì 10-23, domenica 10-20. La biglietteria chiude un’ora primadella chiusura; il 24 e 31 dicembre 10 – 15, 25 dicembre 15 – 20, 26 dicembre 10 – 20, 1° gennaio orario 10 – 23.

Tel. 011 6599657 – 011 6599742

BIGLIETTI: Intero – euro 8,50; ridotto: euro 6,50; scuole elementari e medie: euro 3,00; scuole superiori: euro 4,50.

Fondazione Torino Musei: Daniela Matteu, via Magenta 31 – 10128 Torino
Tel. 011 4429523, fax 011 4429550, daniela.matteu@fondazionetorinomusei.it

Gianni Oliva, Giovanna Cattaneo Incisa, Fiorenzo Alfieri, assessori
La serie di grandi mostre che negli ultimi anni ha visto Torino entrare nel circuito delle città già raggiunte da pubblici numerosi per queste occasioni, si arricchisce di un nuovo appuntamento particolarmente significativo.
Questa volta sono protagonisti la fotografia e un autore molto noto ma ancora tutto da scoprire: Robert Mapplethorpe. Infatti, pur essendo una delle figure più celebrate della storia della fotografia, è ancora oggi in grado di stimolare un ripensamento complessivo capace di offrire molte sorprese. E’ quanto Germano Celant, il maggiore studioso di questo artista, ci propone in questa mostra ripercorrendo i fili della sua memoria culturale per meglio giustificare e interpretare i soggetti e gli stili delle sue produzioni.
La mostra è molto ampia e presenta un gran numero di fotografie non ancora conosciute in Italia che, insieme ad altre opere d’arte di epoche diverse, contrappuntano quegli scatti che rappresentano le tappe principali del percorso artistico di Mapplethorpe. Una mostra molto adatta agli spazi della Promotrice delle Belle Arti che sono stati completamente restaurati e riportati all’originaria luminosità e bellezza.
La proposta di Artificioskira, che in passato ha co-prodotto con noi le mostre “Africa. Capolavori da un continente” e “Chagall. Un maestro del Novecento”, due tappe fondamentali nell’ambito della serie di grandi mostre di cui si diceva, è stata accolta con convinzione per l’attualità del tema, il valore del curatore e la serietà già sperimentata dell’editore proponente.
Era opportuno per noi programmare un evento espositivo di questo livello e di questo richiamo nel periodo che precede immediatamente l’eccezionale stagione delle Olimpiadi della Cultura, che offrirà all’attenzione internazionale un complesso programma di eventi capaci di dimostrare la qualità e la forza di un sistema culturale come il nostro. Si tratterà della componente più evidente di quel valore aggiunto delle prime Olimpiadi invernali organizzate da una metropoli ricca di tradizioni storico-artistiche. E’ giusto che l’attesa per questo appuntamento a carattere planetario venga occupata da una mostra che ha l’ambizione di dire qualcosa di nuovo su uno degli artisti più stimolanti e innovativi del panorama mondiale dell’arte del secolo scorso.
La mostra ha il sostegno della Città di Torino e della Regione Piemonte ed è stata realizzata grazie al contributo determinante della Robert Mapplethorpe Foundation e alla collaborazione organizzativa della Fondazione Torino Musei che, oltre alla gestione dei musei civici, è stata anche questa volta disponibile a non far mancare il suo appoggio tecnico.
L’augurio è che i cittadini di Torino, del Piemonte e tutti coloro che vorranno profittare dell’occasione per visitare i nostri territori, apprezzino la qualità dell’iniziativa e considerino sempre di più la cultura che qui si produce e si offre come uno dei segni distintivi del futuro che ci aspetta.

Germano Celant, il curatore
“Voglio che la gente guardi le mie opere prima di tutto come opere d’arte, e poi come fotografie.” Robert Mapplethorpe
Curata dal maggiore specialista dell’opera di Mapplethorpe, Germano Celant, la monografia – che accompagna la grande e articolata antologica torinese dedicata al fotografo americano – presenta una selezione di circa 400 opere che consentono una rilettura del suo lavoro sottraendolo all’aura scandalosa che l’ha finora accompagnato per reinserirlo nel contesto dell’arte e della cultura americana di quegli anni, segnata dall’espressione della libertà dai pregiudizi etnici e dalle convenzioni sessuali di cui Mapplethorpe fu interprete e paladino e insieme tragica vittima.
In un intreccio complesso e articolato che oscilla tra profondità artistica e intimità, si attraversa la storia dell’artista dagli esordi nel 1972 alla tragica e prematura morte nel 1989, documentando tutti i momenti e i soggetti del suo lavoro. Con una metodologia interpretativa e critica internazionalmente inedita, a ogni soggetto trattato viene affiancato un riferimento classico (dipinti, sculture, incisioni, fotografie di maestri e di momenti diversi nella storia delle arti) a testimoniare i rimandi storico-artistici del fotografo, che nel corso di trent’anni ha guardato alla storia dell’arte e della fotografia, interpretandole e allargandone la prospettiva secondo una sua visione contemporanea e personale.
Mettendo a confronto e in rapporto le prime fotografie di Mapplethorpe con i dipinti serigrafici di Warhol o le sequenze di Muybridge, oppure relazionando i suoi nudi al femminile e al maschile con le sculture neoclassiche di Canova, o ancora richiamando i suoi interessi per la storia della fotografia da Nadar a Ray, da Muybridge a Platt Lynes, e della storia dell’arte da Michelangelo a Bronzino, da Schiele a Rodin, che si rispecchiano nei torsi, nei ritratti e nelle nature floreali, Robert Mapplethorpe. Tra antico e moderno si propone come un’originale rivisitazione critica dell’opera di Mapplethorpe, finalmente riconosciuto come uno dei massimi artisti americani della seconda metà del Novecento.
Il volume comprende i saggi di Claudio Strinati (Su Robert Mapplethorpe), Robert Rosenblum (Robert Mapplethorpe: il punto di vista di uno storico dell’arte) e Germano Celant (Tra antico e moderno: Robert Mapplethorpe); seguono il catalogo e l’elenco delle opere, l’elenco fonti citazioni, la cronologia (a cura di Francesca Cattoi e Lisa Panzera), le biografie dei fotografi e la bibliografia selezionata.

Link: http://www.mapplethorpetorino.it