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TORINO: Inuit popoli del ghiaccio.

Che cosa significa condurre la propria vita circondati dai ghiacci? Come si può restare isolati dal resto del mondo per millenni, conservando intatte e immutate le proprie tradizioni, e poi improvvisamente integrarsi nella civiltà? Come è possibile che esistano popolazioni la cui lingua prevede più di quaranta parole diverse per la neve e nessuna per la guerra?

A questi affascinanti interrogativi intende rispondere la mostra “Inuit. Popoli del Ghiaccio” che ha aperto i battenti a Torino, presso il Museo Regionale di Scienze Naturali, il 2 dicembre scorso, organizzata dal Consorzio Beni Culturali Italia con il contributo della Regione Piemonte, sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e il patrocinio di: Comune e Provincia di Torino; Agenzia Culturale del Quebec in Italia; Ambasciata del Canada in Italia; Real Ambasciata di Danimarca.

La mostra, la prima in Italia interamente dedicata ai popoli circumartici, si colloca nell’ambito delle Olimpiadi della Cultura promosse in concomitanza dei XX Giochi Olimpici Invernali e si concluderà il 30 aprile 2006.

Curatrice la d.sa Gabriella Massa, studiosa di fama internazionale, archeologa esperta di cultura Inuit.

Attraverso un percorso affascinante, un sapiente mix di suggestioni visive e uditive che intende privilegiare l’esperienza sensoriale alla semplice esposizione di reperti, i visitatori saranno condotti alla scoperta della cultura e delle tradizioni di questi popoli che definiscono sé stessi Inuit ovvero “gli uomini”.

I pezzi esposti, oggetti di uso quotidiano e opere d’arte di pregio degli ultimi tre secoli, alcuni dei quali mai esposti pubblicamente, provengono da numerosi Enti italiani, fra i quali il Museo Nazionale Preistorico Etnografico “L. Pigorini” di Roma, il Museo Etnografico Polare “S. Zavatti” di Fermo, l’Archivio di Stato di Torino, le Università degli Studi di Firenze e di Torino; da due Enti stranieri, il Musée de la Civilisation du Québec e l’Association des Francophones du Nunavut e da Collezioni private italiane.

“Si tratta di una mostra che abbraccia la maggior parte delle popolazioni che vivono nell’estremo Nord del nostro pianeta – ha dichiarato la d.sa Massa – con reperti provenienti da Siberia, Alaska, Canada, Groenlandia e Nord Europa; una mostra per far conoscere meglio gli Inuit e promuoverne la cultura, fondata sulla pace, la tolleranza e il profondo rispetto per le persone e per l’ambiente, valori che il mondo cosiddetto “civilizzato”, sembra talvolta avere smarrito”.

Una sezione della mostra, intitolata “Opere piemontesi su carta Inuit” accoglierà una selezione di lavori di artisti di spicco quali Luigi Mainolfi, Gilberto Zorio, Marco Gastini, Antonio Mascia, Francesco Lauretta, realizzati su carta esquimese, appositamente importata dal Canada. Curatrice della sezione, la d.sa Ivana Mulatero, giornalista e critico d’arte.

Info:
MUSEO REGIONALE DI SCIENZE NATURALI – Via Giovanni Giolitti 36 (10123)
+39 01143207302 (info), +3901143207301 (fax) – http://www.regione.piemonte.it

orario: 10-19 (la biglietteria chiude un’ora prima), chiuso il martedì
biglietti: intero: euro 5,00; ridotto per studenti e gruppi; gratuito minori di anni 18 e ultrasessantacinquenni
Info: Consorzio Beni Culturali Italia , tel. 011 4400111; e-mail: mostre@consorziobeniculturali.it
Prenotazioni: Centro Didattico, 011 4326307/34/37; FAX 011 4326319/20; E-MAIL: DIDATTICA@REGIONE.PIEMONTE.IT

Link: http://www.popolidelghiaccio.it

Email: Museo.mrsn@regione.piemonte.it

Fonte:Exibart on line

BOLOGNA: Giotto e le arti a Bologna al tempo di Bertrando del Poggetto.

Mostra di pittura, scultura, miniatura, avori e arte orafa dei grandi artisti del 1300, fino al 28 marzo 2006

Giotto e le Arti a Bologna al tempo di Bertrando Del Poggetto è la mostra che vivrà all’interno di Palazzo Ghisilardi , sede del Museo Civico Medievale, dal 3 dicembre 2005 fino al 28 marzo 2006. Un viaggio nella storia dimenticata del capoluogo emiliano che visse, in parte consapevolmente e in parte no, il destino di diventare sede papale: Bologna invece di Avignone.

Un viaggio attraverso un sogno, il sogno di Bertrando del Poggetto, cardinale, grande stratega e uomo di visione, legato papale e nipote di Papa Giovanni XXII, mandato in Italia dallo zio per risolvere i problemi temporali dello stato pontificio e trovare una soluzione all’esilio francese.

I bolognesi del Trecento hanno cercato di cancellare questo momento della loro storia, ma gli storici non hanno potuto dimenticare e in questa occasione si cercherà di rievocare la presenza di Bertrando del Poggetto a Bologna e i fasti di quei sette anni, dal 1327 al 1334, che avrebbero potuto sconvolgere la storia.

È questo periodo storico che la mostra intende raccontare, attraverso i segni e i frammenti di quel passato, perché la storia è un crogiuolo di fatti ed eventi, uomini e cose.

Bologna vive sette anni da metropoli

Gli artisti più ricercati e quotati dell’epoca vi lavorano: si tratta di Giotto, di Giovanni di Balduccio, i più grandi, e con loro una schiera di artisti meno noti ma sempre di altissimo livello. Artisti toscani e artisti bolognesi lavorano insieme.

La significativa presenza dei francesi alla corte di Bertrando, latori di influssi gotici d’oltralpe, aggiunge alla costruzione della avventura papale bolognese ulteriori impulsi e fascino, creando un unicum dagli effetti artistici esplosivi.

I cantieri aperti in città sono tanti, il fermento è ovunque.

Bologna e il mondo assistono alla prova generale di quello che sarà, pochi anni dopo, Avignone.

L’imperativo è sfarzo, lusso e magnificenza ovunque.

L’impresa di Bertrando, perciò, richiede danaro, tanto danaro, ed ecco le più floride famiglie di banchieri dalla toscana aprono in città filiali sempre più grandi e importanti.

Il danaro chiama danaro ed ecco giungere in città artigiani la cui maestria li rende unici e mercanti con merci capaci di soddisfare i palati più raffinati.

Il castello, pensato per essere il futuro palazzo papale, viene edificato a Porta Galliera, la porta che guarda a Nord, un chiaro segnale per l’Impero.

La città, già importante sede della più antica università al mondo, sotto l’impulso di Bertrando del Poggetto cresce e si modifica per prepararsi a un destino fulgido.

Ma Bertrando non ha tenuto conto dei bolognesi, abituati a decidere da sé il proprio destino, refrattari a chi viene a giocare in casa propria: Bertrando ha aumentato le tasse, messo i suoi uomini nei posti chiave del governo cittadino e cercato di riscrivere le normative comunali: questo è troppo.

L’assedio del Castello durò 11 giorni, la lotta fu senza speranza per i “francesi”, il castello fu poi in seguito anche raso al suolo per non lasciarne traccia.

Le preziose opere d’arte e le sfarzose suppellettili furono spartite fra le chiese del circondario e le case dei notabili e nobili bolognesi. I “francesi” furono ridicolizzati e defraudati di ogni cosa, tutti tranne Bertrando del Poggetto, cui fu concesso di allontanarsi con tutti i suoi beni.

L’assedio del castello iniziò il 17 marzo 1334 per concludersi con la fuga di Bertrando il 28 marzo (coincidendo con la chiusura la nostra mostra).

La mostra e le opere

Per far conoscere questa storia ai più, Massimo Medica (curatore della mostra e Direttore dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna) e Giancarlo Benevolo (co-curatore) stanno lavorando a un percorso di una cinquantina di opere provenienti da tutto il mondo, per dare riscontro di quello che fu quel momento storico. Il loro impegno è teso a recuperare quante più opere possibili appartenute a quel periodo bolognese e, dove non sarà possibile, a recuperare opere coeve capaci di testimoniarne lo sfarzo. Parte del percorso espositivo, inoltre, si completerà nelle sale permanenti del Museo Civico Medievale.

Fanno parte del Comitato Scientifico: Daniele Benati (Professore straordinario Università G. D’Annunzio, Chieti), Giancarlo Benevolo ( Referente Archivio Storico dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna), Enrico Castelnuovo ( già Professore ordinario Scuola Normale , Pisa), Elisabetta Cioni ( Professore associato Università degli Studi di Siena), Franco Faranda( Soprintendente per il patrimonio storico, artistico ed etnoantropologico di Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini), Massimo Medica ( Direttore dei Musei dei Musei Civici d’Arte Antica di Bologna), Carl Brandon Strelke (Curator of the Jhon G. Johnson Collection and Philadelphia Museum of Art)

Altre iniziative

Verranno evidenziati, attraverso itinerari cittadini percorribili dai visitatori, i luoghi che segnarono quel periodo, fra cui un allestimento presso l’Autostazione, collocata esattamente dove sorgeva il castello. Sono quindi in preparazione eventi collaterali: una giornata di studi, un ciclo di conferenze con studiosi capaci di evocare con le loro parole e i loro racconti, il sentimento di quell’epoca. Momenti di spettacolo, il cui culmine sarà nel giorno della chiusura della mostra in coincidenza con l’anniversario della cacciata di Bertrando del Poggetto (per i più attenti e i più curiosi, ci piace ricordare essere l’alto prelato colto nel suo passaggio al castello/abbazia ne Il Nome della rosa di Umberto Eco).

Sono in definizione, in collaborazione con Bologna dei Musei, anche percorsi e attività di laboratorio per il pubblico più giovane (calendario dettagliato delle proposte collaterali sarà disponibile a breve)

Chi ha voluto e sostenuto il progetto

Il progetto di mostra è voluto dal Museo Civico Medievale, sezione dei tripartiti Musei Civici di Arte Antica, dal Comune di Bologna – Assessorato alla Cultura e Rapporti con l’Università insieme alla Fondazione della Cassa di Risparmio in Bologna e con la proficua collaborazione della Pinacoteca di Bologna e Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Fra i primi ad appoggiare e sponsorizzare la mostra Giotto e le Arti a Bologna al tempo di Bertrando Del Poggetto va ricordata l’Autostazione di Bologna spa.

Numerose poi le aziende che hanno aderito alla iniziativa Adotta un’opera fra le prime: API – Associazione per la piccola e la media industria, CUP2000, IMA. Fra i sostenitori del progetto anche Progress Fine Art.

In virtù del legame storico particolare che lega Imola alla presenza di Bertrando sul territorio regionale, la Fondazione della Cassa di Risparmio di Imola attiverà alcune iniziative parallele alla mostra bolognese.

Info:
MUSEO CIVICO MEDIEVALE – Via Alessandro Manzoni 4 (40121) – Bologna – +39 051203916 (info), +39 051232312 (fax), +39 051203930 (biglietteria); museiarteantica@comune.bologna.it; www.comune.bologna.it, www.giottoeleartiabologna.it
orario: da martedì a sabato 9-18.30; domenica e festivi infrasettimanali 10-18.30; chiuso: lunedì (feriali), 25 dicembre, 1 gennaio (possono variare, verificare sempre via telefono)
Catalogo: Silvana Editoriale

Fonte:Exibart on line

PIACENZA: Un altro Ottocento. Gusto e cultura in una quadreria oltrepadana.

Si espone una ricca selezione (quarantaquattro dipinti) di una raccolta oltrepadana, costituitasi nel corso degli ultimi vent’anni.

La Galleria Ricci Oddi di Piacenza è nata dalla passione collezionistica di un uomo, Giuseppe Ricci Oddi appunto (1868-1937) che dedicò tutte le sue energie e impiegò le sue cospicue sostanze per la costituzione di una imponente raccolta d’arte moderna, dall’Ottocento romantico ai suoi tempi, per donarla poi nel 1924 alla sua città, facendo costruire l’edifico destinato ad ospitarla.

Un esempio straordinario, dunque, di mecenatismo. Ci troviamo infatti di fronte al caso di un collezionista che coerentemente persegue un progetto culturale e lo realizza, pur se tra mille difficoltà, dedicandogli le energie intellettuali e le risorse economiche di una vita.

La Ricci Oddi sembra dunque il contenitore ideale per ospitare una serie di mostre dedicate alle grandi collezioni private dei nostri giorni, creando così l’occasione per riflettere sul tema del collezionismo, un fenomeno in qualche modo misterioso, e per ammirare una serie di importanti dipinti, alcuni noti, altri poco visti, rari o addirittura inediti.

Il punto di partenza di questo percorso è Un altro Ottocento. Gusto e cultura in una quadreria oltrepadana, che si tiene alla Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi dal 3 dicembre 2005 sino al 25 giugno 2006 e in cui si espone una ricca selezione (quarantaquattro dipinti) di una raccolta oltrepadana, costituitasi nel corso degli ultimi vent’anni. La raccolta, di straordinaria qualità, si connota per la presenza di alcuni capolavori del nostro Ottocento, definito in questa sede “altro” perché varie opere in mostra escono dalla produzione corrente dei loro autori.

In mostra opere come il Ritratto di donna di Antonio Mancini (1876-1878), in cui la modella si trasforma in un’immagine drammatica e sensuale, da Seicento napoletano, o l’opera più significativa di Pietro Pajetta, I cantastorie, del 1880 circa, di un realismo assoluto e partecipato, capace di far rivivere la scena di genere con un’efficacia che raramente si rintraccia nella pittura del nostro Ottocento. Fiore reciso, poi, di Giuseppe Pellizza da Volpedo, è un’opera probabilmente superiore alla versione conservata al Museo d’Orsay di Parigi, perché il segno grafico consente una leggerezza, nella resa delle figure, che trasferisce il soggetto su un piano più astratto, quasi irreale.

Ma gli appassionati dei vari generi della pittura ottocentesca potranno trovare nella raccolta esposta alla Ricci Oddi esempi di rilievo: così ci sono paesaggi veneti e lombardi, soggetti orientalisti, ritratti icastici e sensibilissimi (ancora Pellizza da Volpedo, Daniele Ranzoni, Pio Sanquirico), scene di un patetismo convincente, privo di retorica (Arnaldo Ferraguti), esempi di un nostrano, appassionato decadentismo (la femme fatale di Luigi Conconi), prove di arte sociale (Plinio Nomellini, qui presente con un’opera capitale quale Sciopero, del 1889).

Al visitatore è consentito dunque un viaggio all’interno della pittura dell’Ottocento italiano e, allo stesso modo, un incontro interessantissimo con le scelte e i riti del collezionismo.

La collezione oltrepadana viene esposta nel grande salone d’onore e lungo il corridoio centrale della Ricci Oddi, con un allestimento che ne valorizza la specificità e che al tempo stesso permette di confrontare le opere temporaneamente esposte con quelle riunite dal collezionista piacentino.

Info:
GALLERIA D’ARTE MODERNA RICCI ODDI – Via San Siro 13 (29100) – +39 0523335253
Fino al 25 giugno 2006
orario: tutti i giorni, lunedì escluso, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18 (possono variare, verificare sempre via telefono).
biglietti: 4 € intero, 3 € ridotto
editore: SKIRA
curatori: Stefano Fugazza, Alda Guarnaschelli, Paul Nicholls
autori: Luigi Conconi, Emilio Longoni, Antonio Mancini, Plinio Nomellini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Daniele Ranzoni, Giulio Aristide Sartorio, Cesare Tallone.

Fonte:Exibart on line

COURMAYEUR (Ao): Alessandro Poma (1874-1960) – Colori e natura di Courmayeur.

Dal 27 dicembre 2005 al 9 gennaio 2006 (Tutti i giorni, orario 10,30 / 12,00 – 15,30 / 19,00)
Sala Mostre del Comune di Courmayeur.

L’artista, attivo a Roma fin dal 1899 alla scuola di Giulio Aristide Sartorio, intorno agli anni ’20 cominciò a frequentare Courmayeur in Valle d’Aosta, per poi trasferirvisi definitivamente dopo il 1930. Alessandro Poma ha lasciato una vasta produzione di opere ad olio e pastello presentate già dal 1896 alle esposizioni delle Promotrici di Torino e Roma. Alla sua morte nel 1960 i quadri sono stati dispersi tra gli eredi in Italia e all’estero. Solo adesso, dopo circa 50 anni, è possibile radunare un consistente numero di opere e avviare uno studio storico critico.

Non sono tanti i pittori che si inseriscono a pieno titolo nel filone della grande arte italiana tra XIX e XX secolo. Poma è uno di questi! La sua dimensione artistica si impone per la “forte scintilla interiore” che anima la sua pittura e per aver ereditato quella lezione di modernità che la felice stagione di Fontanesi, prima, e del suo maestro Lorenzo Delleani, poi, aveva lasciato come segno del prepotente rinnovamento artistico di quel periodo.

La mostra è promossa dall’Associazione A.R.V.A.P.P. (Associazione Ricerca Valorizzazione Artisti Pittori Piemontesi) Onlus, di Torino, che istituzionalmente si prefigge di far conoscere artisti piemontesi la cui notorietà od apprezzamento – per avversità, casualità, vicende private od altro – non renda merito al loro effettivo valore.

L’esposizione é la prima delle iniziative previste per proporre al pubblico ed alla critica le opere di un artista che per sua personale scelta volle restare nell’ombra, pur sicuro del suo genio. Mostra curata da Maria Luisa Reviglio della Veneria.

Presentazione della mostra: Aosta, 6 dicembre 2005, ore 16,30, Sala della Biblioteca Regionale Via Torre del lebbroso 2:
Torino, 13 dicembre 2005, ore 17,30, Sala Centro Servizi V.S.S.P. – Via Giolitti 21, secondo piano, con il patrocinio di Regione Autonoma Valle d’Aosta, Comune di Courmayeur, con il contributo di Credit Suisse (Italy), con la partecipazione di UNI.VO.C.A. Unione Volontari Culturali Associati.

Info:tel. cell. 338 5073099 (Lodovico Berardi Presidente Ass. A.R.V.A.P.P. Onlus), 333 3670926 (Maria Luisa Reviglio della Veneria).

Una presentazione dell’artista si trova in Auditorium, alla pagina:
Maria Luisa REVIGLIO della VENERIA: Alessandro Poma (1874-1960)

TORINO: Il “Grande Disegno Italiano” – LEONARDO E OMAR GALLIANI.

ARCHIVIO DI STATO E BIBLIOTECA REALE UNITI IN UNA SFIDA IMPOSSIBILE

Martedì 6 dicembre 2005 alle ore 18, a Torino, verrà inaugurata la singolare mostra “Grande Disegno Italiano. Omar Galliani-Leonardo da Vinci” negli spazi espositivi dell’Archivio di Stato -accanto al Teatro Regio, nella Piazzetta Mollino affacciata su Piazza Castello- e nella Biblioteca Reale, sempre in Piazza Castello a pochi passi dalla prima sede.

Curata da Marisa Vescovo con il contributo critico di Maurizio Calvesi e Flavio Caroli, la mostra comprende due sole opere a indicare una “sfida impossibile” fra il grande disegno italiano per eccellenza rappresentato dal volto dell’Angelo di Leonardo – preparatorio della famosa Vergine delle Rocce – esposto per l’occasione nella suggestiva Biblioteca Reale; e il “Grande Disegno Italiano” (5×6,2 metri, matita su tavola di pioppo) di un maestro del disegno contemporaneo: Omar Galliani, esposto all’Archivio di Stato.

Accanto alle opere originali in entrambe le sedi verrà proiettata una riproduzione del disegno “parallelo”, così che il visitatore della Biblioteca Reale, ammirando l’inarrivabile disegno di Leonardo potrà già leggere il segno dell’operazione curata da Marisa Vescovo. D’altra parte all’Archivio di Stato la proiezione del disegno di Leonardo introdurrà il visitatore al “Grande Disegno Italiano” posto su un cavalletto gigantesco e “specchiato” su una lama d’acqua a pavimento.

A compendio della mostra -il cui progetto espositivo è firmato dalla Galleria 2900 (Reggio Emilia) e dalla Galleria Giampiero Biasutti (Torino)- un documento realizzato dal videoartista Max.G che racconta in 10’ circa la genesi del disegno, che ha richiesto circa un anno di lavoro all’artista emiliano.

Un’operazione coraggiosa, fortemente estetica ed intellettuale eppure “popolare” e di grande fruibilità. Una mostra che può sembrare presuntuosa perché ingaggia allo stesso tempo una sfida all’arte contemporanea e un impossibile confronto con la storia. Protagonista il “Grande Disegno Italiano”.

E perché questo titolo non sembri una promessa di “excursus”, un filologico ripercorre i maestri del disegno…i tratti…le tipologie… ecco il manifesto che unisce Leonardo e Omar sotto l”ala” del disegno, vero protagonista dell’esposizione.

Organizzata dall’ALPGAMC Associazione delle Gallerie Liguri e Piemontesi con il patrocinio del Comune di Torino e della Regione Piemonte la mostra “Grande Disegno Italiano. Omar Galliani-Leonardo da Vinci” sarà aperta al pubblico dal 7 dicembre 2005 al 15 gennaio 2006.

Il catalogo di Gabriele Mazzotta Editore prevede, accanto all’introduzione di Omar Galliani e ai testi critici di Maurizio Calvesi, Flavio Caroli e Marisa Vescovo, anche il contributo di due critici d’arte stranieri: Xin Xiao Feng e Isadore Rosa De Viejo.

Info:
Ingresso Archivio di Stato (P.za Castello 209, accanto al Teatro Regio) 3 €; ore 10-18.
Domenica 13-20. Lunedì chiuso. Biblioteca Reale (10-13). P.za Castello 191