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Andrea DUSIO: Riflessioni su Caravaggio e l’Europa.

La mostra ‘Caravaggio e l’Europa – Il movimento caravaggesco internazionale da Caravaggio a Mattia Preti‘ impone più di una riflessione sull’effettiva possibilità di realizzare oggi un grande evento, destinato a raccogliere ‘numeri’ importanti quanto le mostre-moloch oggi di moda, e che però riesca a dire qualcosa di rilevante anche sotto il profilo squisitamente scientifico.

L’articolo completo si trova in www.auditorium.info, alla pagina:
Andrea Dusio

Autore: Andrea Dusio

FERRARA: La Poetica del nudo. Rassegna di arti visive dedicate al nudo artistico.

Valorizzare le più affascinanti e disparate sfumature artistiche ponendo l’attenzione sulla rielaborazione del nudo e della nudità nell’arte contemporanea: questo l’intento della mostra “La poetica del nudo” che il 21 Gennaio prossimo aprirà i battenti nelle sale museali del fiabesco Castello Estense di Ferrara. L’idea nasce dall’iniziativa dell’Associazione Culturale “Ferrara Pro Art” e dalla Galleria d’Arte Contemporanea Sekanina con il Patrocinio dell’Amministrazione Provinciale e del Comune di Ferrara.

Il “nudo” è una delle categorie più proficue e prestigiose dell’arte; tra eros, amore e sanità del corpo, essa accompagna la storia dell’uomo sin dall’antichità. La storia ci svela che la scelta di raffigurare il corpo svestito è sempre stata privilegiata sia dall’iconografia profana sia da quella sacra. La prima traeva ispirazione principalmente dalla mitologia antica, la seconda dai martiri e dai Santi cristiani che, per vicende della loro esistenza o per tradizione, potevano essere visti nella loro nudità (si pensi alla Maddalena o a San Sebastiano…).

In ogni epoca, infatti, è possibile ravvisare il compiacimento per la rappresentazione realistica o espressionistica del nudo, nonostante la ciclica presenza di menti e atmosfere castigate.

Lo scorrere dei secoli e delle varie correnti artistiche hanno visto l’affermazione del nudo come soggetto artistico e autonomo.
In particolar modo nella cultura europea degli ultimi decenni del diciannovesimo secolo, dopo un periodo relativamente “puritano”, un nuovo impulso alla raffigurazione aperta e pubblica del nudo è promosso dal revival della tradizione neoclassica, grazie all’estrema flessibilità dell’ideale antico che si presta a sostenere, oltre alle interpretazioni della mitologia e delle scene sacre, anche nuove emergenti visioni della mascolinità e della femminilità. Dal nudo “puritano”, la necessità, da parte di artisti e fruitori, di un nudo moderno, urbano, naturale.

Nella società di oggi i nudi sono ormai consueti e ordinari. La televisione pullula di gestualità equivoche e, gli atteggiamenti vezzosi, volti a coprire alcune parti del corpo, sono ormai considerati, dai più, stilemi del passato. Più la cultura dell’intrattenimento si nutre di indiscrezioni, più il nudo è richiesto ed accettato nelle sue forme più spontanee e aperte.

Ecco che la fruizione di un corpo svelato diventa un intrattenimento piacevole, un percorso di scoperta intima che conduce l’io a ritrovare le proprie radici. Un viaggio che ci conduce alla riappropriazione della nostra prima esistenza.

La manifestazione artistica vuole fare il punto della situazione italiana su questo tema con un occhio attento alle nuove tendenze ed a quanto di “emergente” può esserci in questo momento nel panorama artistico nazionale. Innovazione ed originalità si mescoleranno sia nell’affrontare il tema della nudità con tutte le implicazioni poetiche ed etiche che la riguardano, sia nella scelta delle tecniche utilizzate che dimostrano un’attenzione particolare verso le nuove tecnologie inserite come parte integrante dell’espressione artistica.

Protagonisti della rassegna saranno: Pier Toffoletti, Pio Breddo, Nico Venzo, Attis (Alessia Scannavacca), Giuseppe Borrello, Giuseppe De Astis, Roberto Furlan, Cristina Mavarracchio, Gianni Favaro, i fotografi Damiano Calì e Guido Daniele, Simone Galimberti, Domenico Cocchiara, Walter Iagnocco, Massimo Costantino, Scegle (Egle Scervelli), Marina Frolova, Giancarlo Piranda, Franco Cecconi, Davide Dall’Osso, il fotografo Giovanni Alfieri, Daniela Veronese.

In occasione dell’esposizione l’Associazione Ferrara Pro Art ha curato l’edizione di un catalogo digitale su compact disc.
La mostra rimarrà aperta dal 21 Gennaio al 1 Febbraio 2006, dal lunedì alla domenica dalle 10 alle 17. L’ingresso è libero.

Info:
Ferrara, Sale dell’Imbarcadero del Castello Estense
Orario: da lunedì a domenica, dalle ore 10 alle ore 17 Informazioni: Galleria Sekanina-Larson, Ferrara, tel. 0532-242380; e-mail: infosekanina@virgilio.it
Ufficio Stampa: Mnemosyne Press Service
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TREVISO: La Via della Seta e la Civiltà Cinese. La Nascita del Celeste Impero.

La civiltà cinese ha una storia millenaria che conosciamo solo parzialmente. La Cina si presenta oggi all’Occidente forte di uno sviluppo economico straordinario: i presupposti di tale successo sono legati alle determinazioni politiche attuali ma traggono origine da elementi culturali antichissimi e profondi, matrici di produzioni artistiche di elevato livello. Fondazione Cassamarca ha dedicato il suo spazio espositivo più rinomato, la Casa dei Carraresi, ad un’eccezionale serie di esposizioni sulla cultura cinese: Quattro Grandi Mostre che ripercorrono le principali fasi storiche di una delle più importanti civiltà del pianeta.

Le mostre, fortemente volute dall’Avv. Dino De Poli, Presidente di Fondazione Cassamarca, propongono un’immagine eccezionale della produzione artistica cinese dal II sec. a.C. agli inizi del 1900, spaziando dalle espressioni ceramiche agli affreschi, dai tessuti di seta ai bronzi, dalla scultura all’oreficeria. Treviso, che con le memorabili Mostre di Casa dei Carraresi è diventata uno dei poli culturali più importanti d’Italia, con le Grandi Mostre “La Via della Seta e la Civiltà Cinese” internazionalizza la sua vocazione e contribuisce ad avvicinare la Cina all’Europa. Il progetto espositivo è pluriennale ed intende ripercorrere quattro tappe storiche ben definite:
La Nascita del Celeste Impero (221 a.C. – 970 d.C.), anno 2005
Il Tesoro dei Mongoli (970 – 1368), anno 2007
Lo Splendore dei Ming (1368 – 1644), anno 2009
Manciù: l’Ultimo Impero (1644 – 1911), anno 2011

La prima Mostra si articolerà in parallelo lungo due tracciati: quello geografico-storico della Via della Seta e quello rigorosamente storico, che presenta e descrive lo svilupparsi della Civiltà Cinese attraverso la successione delle Dinastie legate alla Via della Seta.

Il fior fiore delle collezioni del Museo Storico Nazionale della Cina, dei Musei disseminati lungo i percorsi della Via della Seta appartenenti alle Province di Hebei, Shanxi, Shaanxi, Henan, Hunan, Gansu, Qinhuau e alle Regioni autonome di Xinjiang, Mongolia interna e Ningxia Hui, costituirà per sei mesi la straordinaria finestra della Civiltà Cinese aperta sull’Occidente.

Al termine del ciclo espositivo, nella sede prestigiosa di Casa dei Carraresi, si saranno potuti visitare oltre 2000 anni di Storia cinese utilizzando la Via della Seta quale formidabile strumento di comunicazione e di opportunità di rapporti tra i popoli, attraverso il tempo e lo spazio.

Info:
Casa dei Carraresi, via Palestro, 33, dal 22 ottobre 2005 al 30 aprile 2006
Orario: martedì, mercoledì, giovedì, domenica 9-20; venerdì e sabato 9-21; chiuso tutti i lunedì ed il 31 dicembre.
Biglietti: interi € 9; ridotti € 7 (studenti universitari, età superiore ai 60 anni, gruppi, TCI); ridotto € 6 (fino a 18 anni); gratuito per i bambini fino a 5 anni e per i disabili con accompagnatore.

Prenotazioni e informazioni: 0422 513150, 0422 513185.

Link: http://www.laviadellaseta.info

Email: segreteria@laviadellaseta.info

FORLI’: I colori dalla purezza di alabastro di Marco Palmezzano.

La mostra presenta sessantuno opere, spesso di grandi dimensioni, dislocate fra gli anni novanta del Quattrocento e i venti del Cinquecento.

Attesa e annunciata da tempo, preparata da anni di ricerche e restauri, la mostra dedicata a Marco Palmezzano ha aperto finalmente le porte. La prima retrospettiva completa che l’Italia dedichi al grande maestro del Rinascimento è stata allestita nei locali riportati alla vita dello storico Complesso Monumentale di San Domenico.

In questi anni, i colori limpidi, dalla “purezza d’alabastro”, delle opere di Palmezzano sparse in Romagna e presenti nei più prestigiosi musei italiani e stranieri, sono emersi meravigliosamente sconvolgenti da una campagna di restauri che ha pochi precedenti per ampiezza ed organicità.

A promuovere questo grande evento è la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con il Comune di Forlì, con i Musei Vaticani, la Diocesi di Forlì e le Soprintendenze di Bologna, di Brera in Milano e il Polo Museale di Firenze. La commissione scientifica che “firma” la mostra è diretta da Antonio Paolucci e composta da Francesco Buranelli, Jadranka Bentini, Pier Giorgio Brigliadori, Gianfranco Brunelli, Matteo Ceriana, Anna Colombi Ferretti, Andrea Emiliani, Vincenzo Gheroldi, Gabriella Poma, Luciana Prati, Adriano Prosperi, Stefano Tumidei, Timothy Verdon, Giordano Viroli, Francesco Zaghini ed Ettore Torriani. L’allestimento, che si snoderà nelle grandi sale di quella che fu la Biblioteca del Convento dei Domenicani, reca le firme degli Studi Wilmotte & Associates (Parigi) e Lucchi & Biserni (Forlì).

Più di 20 milioni di euro sono stati investiti per trasformare l’ex complesso conventuale di San Domenico, slabbrato dalle bombe, in una sede museale ed espositiva nuova per concezione e tecnologia, sede che proprio con la mostra sarà inaugurata.

L’intero territorio forlivese, dall’Alpe di San Benedetto al mare, ovvero le cosiddette “Terre del Palmezzano”, è profondamente coinvolto in questa esposizione.

La mostra (catalogo Silvana Editoriale) presenta sessantuno opere, spesso di grandi dimensioni, dislocate fra gli anni novanta del Quattrocento e i venti del Cinquecento. L’obiettivo è quello di documentare la lunga, prolifica attività del pittore attraverso i suoi svolgimenti stilistici, attraverso le opere più significative dei suoi maestri, e dei suoi affini, e dei suoi compagni di strada.

Con Marco Palmezzano sono in mostra Melozzo da Forlì, Giovanni Bellini, Cima da Conegliano, il Perugino, Antoniazzo Romano, Marco Zoppo, Baldassarre Carrari, il Maestro dei Baldraccani, Francesco e Bernardino Zaganelli, Luca Longhi, Nicolò Rondinelli, Girolamo Marchesi, Bartolomeo Montagna e Girolamo Genga.

“Lo stile di Marco Palmezzano – afferma Antonio Paolucci – è come una rosa dei venti i cui punti cardinali orientano verso i centri più significativi del Rinascimento padano e centro italiano. Alla base c’è Melozzo da Forlì con la sua interpretazione magniloquente e nobilmente retorica della poesia prospettica di Piero della Francesca e di Luca Pacioli, ma c’è anche il Giovanni Bellini della Pala di Pesaro e c’è, più in generale, la familiarità con la pittura veneziana contemporanea. Ci sono asprezze ferraresi e morbidi ritmi di matrice umbra. Ci sono tangenze e rispecchiamenti con gli artisti romagnoli contemporanei, da Niccolò Rondinelli a Baldassarre Carrari”.

Grazie a prestiti molto importanti (dai musei di Baltimora, Vienna, Dublino, dai Musei Vaticani, dagli Uffizi, da Brera, ecc.) la mostra ricostruisce il percorso di Marco Palmezzano, radunando per la prima volta dalla città e dal territorio di Forlì, dai musei italiani e stranieri il meglio della sua produzione. Un itinerario pittorico che ridisegna la storia artistica delle Romagne fra XV e XVI secolo.

Info:
Forlì, Complesso Monumentale di San Domenico, fino al 30 aprile 2006.

Autore: Sergio Campagnolo

Fonte:Sussidiario.it

NAPOLI: Tang – Arte e cultura in Cina prima dell’anno mille.

La mostra consente un attento approfondimento delle caratteristiche principali di questa splendida epoca dell’arte e della cultura della Cina in una delle fasi di massima espansione dell’Impero.

La mostra “Tang – arte e cultura in Cina prima dell’anno Mille” è promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania e dalla Regione Campania, Assessorato al Turismo e Beni Culturali in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici delle Province di Napoli e Caserta, Provincia di Napoli – Assessorato ai Beni Culturali, Comune di Napoli – Assessorato alla Cultura – Assessorato allo Sport e ai Grandi Eventi e con l’Università degli Studi di Napoli ”l’Orientale”.

Per la prima volta in Italia vengono esposti, monograficamente, reperti pertinenti tutti ad un’unica dinastia cinese, quella Tang (618 – 907 d.C.) la cui storia segna – secondo gli studiosi – il periodo di massima espansione culturale della storia cinese.

L’esposizione costituisce un’ulteriore tappa del processo che vede intensificarsi gli scambi culturali tra Cina ed Italia; nello specifico rappresenta la risposta cinese alla bella mostra promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali sulla Civiltà dell’Antica Roma e svoltasi dal giugno del 2004 a Pechino presso il Museo Nazionale della Cina, ed in altri Musei del Paese.

La mostra consente un attento approfondimento delle caratteristiche principali di questa splendida epoca dell’arte e della cultura della Cina in una delle fasi di massima espansione dell’Impero: statue, vasi, pitture, monete d’argento, preziosi fermagli per capelli, terrecotte funerarie accompagnano il visitatore alla scoperta di un mondo che ancora oggi, attraverso la poesia, la calligrafia, la religione, forma parte fondamentale dell’identità cinese. In particolare, vengono illustrati aspetti fondamentali di questo periodo: la vita dell’aristocrazia quale appare dai resti dell’architettura palatina delle due capitali della dinastia, Xi’an e Luoyang e dai corredi funerari, il Buddhismo, documentato dalle sculture rinvenute negli scavi italiani di Luoyang e da altri complessi monastici e infine l’apertura della Cina verso l’Asia Centrale e l’Occidente, attraverso quelle vie della Seta di cui Xi’an e Luoyang erano le stazioni terminali.

Per sviluppare questi temi l’esposizione è stata articolata in tre sezioni:

1.Vita di corte a Xi’an e Luoyang in epoca Tang, nella quale lo stile di vita aristocratico è rappresentato da vari oggetti tra cui mattoni decorati, elementi architettonici, dipinti murali, oggetti di uso aristocratico (specchi in metallo, ceramiche, gioielli e giade) provenienti dai Palazzi Tang di Xi’an e Luoyang, materiali da corredi funerari (statue di terracotta e ceramiche) provenienti in gran parte da tombe imperiali e aristocratiche.

2.Il Buddhismo – In questa sezione saranno presentati due modelli di templi, sculture ed elementi architettonici tegole, terminali decorati di coppo provenienti dallo scavo del monastero Fengxiansi (al quale collabora l’Università degli Studi di Napoli “l’Orientale”), sculture rinvenute nelle grotte di Longmen a Luoyang, ed in altri complessi monastici della Cina settentrionale.

3.L’apertura della Cina verso Occidente – A documentare l’apertura dell’Impero Tang verso l’Occidente saranno esposti corredi funerari di cui fanno parte monete, figurine dai tratti centroasiatici, cammelli, tessuti, vasellame di varia foggia. In questa sezione si illustreranno le relazioni tra l’Impero Tang e l’Asia Centrale, quelle tra l’impero sasanide e la Cina, i mercanti sogdiani, i regni buddhisti dell’Asia Centrale e Occidentale.

Sarà inoltre presentata un’importante sezione è dedicata alla calligrafia cinese di quest’epoca, con calchi di iscrizioni ed un rotolo contenenti testi buddisti.

Si sottolinea infine che l’impostazione della mostra e la selezione degli oggetti sono il risultato dell’intensa collaborazione scientifica instauratasi tra l’Università degli Studi di Napoli “l’Orientale” e il Museo Nazionale della Cina di Pechino che ha coordinato un gruppo di studiosi ed istituzioni museali cinesi.

Info:
Napoli, fino al 22 aprile 2006.

Fonte:Sussidiario.it