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SETTIMO TORINESE (To): Il gruppo dei Sei e la pittura a Torino.

Una mostra completa, storicamente inappellabile. Ma anche estremamente fruibile. Per chi non conosce quel gruppo di pittori che rese Torino una capitale d’arte europea alla fine degli anni Venti…

Nel 1929 Carlo Carrà sostiene che nelle opere di Jessie Boswell (1881-1956) “non vi è mai aneddoto” e che ciò che ispira la pittrice “non è l’episodio, ma l’accordo di tre o quattro tonalità che l’hanno impressionata”. Questa considerazione lungimirante mette in luce uno degli elementi principali che fanno dei Sei di Torino un’antenna vibrante della cultura francese, obbligando ad affrontare immediatamente l’assunto principale di questa mostra.

L’articolo completo lo trovi in www.exibart.com, alla pagina:
Il gruppo dei 6 di Torino

Fonte:Exibart on line

CIRIE’ (To): Radici quadrate.

Il Palazzo Municipale di Ciriè ospita fino al 5 marzo 2006, la mostra di Giovanni Carlo Rocca dal titolo “Radici Quadrate”, una personale interpretazione di ritratti e figure tratte dalla quadreria e dalle decorazioni del Palazzo.

Giovanni Carlo Rocca è entrato nel Palazzo Municipale di Ciriè come restauratore. A lui si deve, infatti, il restauro di tutta la quadreria dei D’Oria – i famosi signori che tra il 1635 e il 1645 ristrutturarono, ed in parte costruirono, il palazzo -, del Salone consiliare, delle sette grandi tele, degli stucchi e degli affreschi della camera da letto e del budoir di Carlo Emanuele II.

Lavorando in questo suggestivo ambiente, l’esigenza di dipingere – Rocca si è diplomato all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, ma poi si è subito indirizzato al restauro – è diventata impellente. Nasce così il progetto di “Radici quadrate”: “radici” perché sente il forte richiamo dell’antico, che ripropone non solo nei soggetti, ma anche nel modo di dipingere, che mutua dal restauro, e “quadrate”, per contrastare – al contrario – fortemente l’antico, in quanto tale formato è presente solo a partire dall’arte moderna. Riprende, dunque, alcuni dei soggetti che ha restaurato, estrapola la figura che gli interessa e la ripropone giocando con la forma quadrata – che oltre ad essere il formato della tela, viene anche suggerita all’interno della stessa composizione – e con i colori: con tinte molto accese realizza gli sfondi e con il nero “sottolinea” le figure.

L’esposizione comprende 32 quadri di cui 22 dedicati ai D’Oria e al Palazzo, più una grandissima opera di 36 mq composta da venti tele affiancate di differenti misure, La deposizione (che l’artista ha realizzato nel 2004) e un omaggio alla città di Ciriè, che ospita la sua prima importante mostra.

Ogni quadro è affiancato dal dipinto o dalla foto da cui Rocca ha preso ispirazione: un ulteriore omaggio all’arte di cui si è nutrito fino a questo momento.

L’allestimento, curato dalla scenografa Gianpiera Aghemosegue nelle sei sale un percorso ben definito: la prima sala ospita la grande Deposizione dalla seconda alla sesta si susseguono “Suggestioni varie”, “I D’Oria”, “Dal salone consiliare”, “Personaggi di corte” e “Protagonisti a Palazzo”. Una musica di sottofondo, che rivisita accordi antichi in chiave moderna selezionata anch’essa per l’occasione da Vincenzo Depalma e Salvatore Didio , accompagna inoltre il visitatore in questa girandola di ritratti e di personaggi in cui realtà e fantasia, moderno e antico si strizzano l’occhio e regalano momenti di viva emozione.

Info: Palazzo Municipale di Ciriè (To), fino al 5 marzo 2006,
Orario: da martedì a domenica ore 10-19, ingresso gratuito
Marilina Di Cataldo, tel. 347/7365180
Catalogo: Alinea, Firenze

‘’L’Abbandono’’ – cm. 180 x 185 – 2005

Il dipinto è una personale interpretazione del “Cristo Morto” di Andrea Mantenga (1480-1490).

La riflessione sull’arte classica è elemento distintivo dell’attuale produzione artistica di G.C. Rocca, artista diplomatosi all’Accademia di Torino, ma presto orientatosi al campo del restauro in cui opera con successo da oltre 20 anni con il suo laboratorio di Balangero (To), accreditato presso le competenti Soprintendenze.

Recentemente è stato selezionato tra i restauratori della Venaria Reale.

Attraverso l’attività di restauratore, ha maturato una profonda esperienza di analisi specifica e attenta delle antiche tecniche pittoriche, delle geometrie compositive, degli equilibri cromatici. Tale patrimonio culturale gli consente ora di stabilire un dialogo speciale con l’arte.

Un dialogo animato dal profondo rispetto per i maestri del passato; animato anche dalla complicità che nasce dall’intima conoscenza dell’arte e degli strumenti espressivi di chi l’ha prodotta.

Sottrattosi a lungo ed intenzionalmente dal confronto con i colleghi contemporanei, Rocca ha trovato negli artisti del passato straordinarie occasioni di ispirazione: egli dichiara insistentemente questo desiderio di continuità tra passato e contemporaneità attraverso un’imitazione intesa come selezione (attraverso il filtro della personale sensibilità) ed accentuazione degli elementi della pittura antica.

È un atteggiamento profondamente diverso da quello scanzonato e beffardo che fu di certa cultura postmoderna che spesso stravolse, ridicolizzandola, l’arte del passato per mero scopo ludico di vacua retorica provocatoria.

Osservando le opere di Rocca, non si ha la fastidiosa sensazione di assistere ad atti di trasgressione irriverente: si ha invece la rasserenante convinzione che sia possibile un riscatto al contemporaneo dei temi del passato.

Le opere del passato sono per Rocca “pretesto” per comunicare vicende esistenziali affatto personali ed intimamente vissute. La riflessione sul Cristo del Mantegna si trasfigura, nell’opera di Rocca, in riflessione sull’abbandono di un corpo d’uomo esausto, non ancora esanime: il volto sembra respirare; l’espressione, distesa sulle labbra ma corrugata sulla fronte, è drammaticamente consapevole.

L’attenzione è concentrata solo sulla figura: il contesto scompare e il Cristo fluttua nello spazio grigio del fondo da cui è separato col forte segno del profilo nero. Una sorta di profonda incisione riscontrabile in tutte le opere dell’artista.

“L’abbandono” si inserisce in un progetto artistico che conta 33 opere, di cui 32 saranno esposte alla mostra “Radici Quadrate” che si terrà a Palazzo D’Oria di Cirié fino al 5 marzo 2006.

Camilla Torre

Link: http://www.giovannicarlorocca.it

Email: madica@libero.it

MONCALIERI (To): Da Moncalieri all’America: l’itinerario umano e artistico di un pittore – Tommaso Juglaris.

Da sabato 4 febbraio e fino al 12 marzo 2006, è in corso al Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri la mostra “Tommaso Juglaris, un pittore fra Europa ed America” antologica di questo pittore vissuto fra Otto e Novecento che ha operato in Italia, Francia ed America. Nelle due sedi della mostra il citato e prestigioso Real Collegio Carlo Alberto e la sede della Famija Moncalereisa verranno esposte circa 100 opere di Tommaso Juglaris con una ampia rassegna di schizzi, acquerelli, disegni e dipinti a olio e riproduzioni di affreschi e decorazioni eseguite in America.

La mostra offrirà l’opportunità di vedere i disegni preparatori delle “MUSE” della cupola del Capitol State Buildig del Michigan ritrovati in una collezione privata di Moncalieri.

Nel 2002 è stata rinvenuta a Moncalieri una interessante autobiografia manoscritta di Tommaso Juglaris, donata alla Famija Moncalereisa insieme ad altri quadri e documenti d’archivio. Vi è anche un’agenda acquistata a Parigi nel 1880 prima della partenza per Boston, essa rappresenta un’importante fonte documentaria perché, anno dopo anno, Juglaris vi raccolse gli articoli a lui dedicati dai giornali francesi, inglesi, italiani e americani.

Le mostre personali di Juglaris a Boston nel 1881, 1885 e 1890 ottennero un grande successo e interessarono largamente i critici e la stampa locale. Lo studioso Geoffrey G. Drutchas ha scritto che Juglaris fu immensamente ammirato e amato … e lodato per la sua capacità tecnica, la sicurezza delle linee e dei colori ……. Venne universalmente riconosciuto come uno dei più grandi docenti di arte di Boston per il suo talento nel disegnare la figura umana e fu considerato senza pari nell’esecuzione di fregi, opere murali e decorazioni su vasta scala.

Tommaso Juglaris è la tipica figura d’artista della seconda metà dell’Ottocento ispirata ai modelli dell’antichità classica e del rinascimento fiorentino; modelli e gusti che unirono l’Europa e l’America sotto la stessa bandiera. Questo revival evocava un mondo di sogno che divenne popolare sia in Italia sia in Francia. Colonie di artisti americani e inglesi guardavano con ammirazione a John Ruskin e ai preraffaelliti come epigoni di un momento artistico particolarmente à la page. Tutti gli artisti diedero forma ad un mondo, un costume e un gusto che conquistò gli intellettuali e il mondo della cultura con il simbolismo dilagante di figure romantiche talvolta inquietanti. Esse diedero vita ad un dorato limbo anche se sotto la superficie levigata dei colori si sente serpeggiare la crisi generata dai grandi problemi sociali emersi alla fine del secolo che stava chiudendosi.

Brevi cenni biografici:
Allievo dell’Accademia Albertina di Torino, Tommaso Juglaris espose con continuità alle mostre della Promotrice e del Circolo degli Artisti di Torino dal 1865 al 1870. Si mise a bottega, con una paga scarsissima, presso artisti e decoratori che a partire dagli anni ’60 dell’Ottocento erano attivissimi a Torino capitale della nazione riunificata.
Nel 1871 si trasferì a Parigi dove raggiunse il successo e la tranquillità economica nel 1879. Decise di partire nel 1880 per l’America, come capo illustratore della Prang & Company di Boston, famosa industria americana di cromolitografie. Dopo un esordio sfortunato riscosse un successo enorme con importanti decorazioni come casa Prescott a Newton (1882); Barnes a Syracuse (1883) e Ames a Boston (1884). Vinse il concorso pubblico di Professore e direttore della Scuola d’Arte di Boston, insegnò alla scuola serale dell’Art Club, alla Cowles Art School e al New England Conservatory sempre a Boston. Dal 1885 al 1890, fu chiamato come maestro d’arte presso il Rhode Island School of Design di Providence, (RISD), ancor oggi considerato la più prestigiosa scuola d’arte degli Stati Uniti.
Nel 1886 fu nominato Cavaliere della Corona d’Italia per motivi artistici e meriti nell’insegnamento. Tornato in Italia nel 1891, visse a Milano, Firenze e Torino. Tornò in America tra il 1902 e il 1904 per la l’importante decorazione della Ray Memorial Librery a Franklin. Rientrato definitivamente a Moncalieri nel 1906, eseguì alcune opere per i padri Barnabiti del Real Collegio di Moncalieri tra il 1909 e il 1912 e alcune stazioni della Via Crucis nella chiesa della borgata Palera di Moncalieri, firmate e datate 1919. L’importante e significativo Autoritratto è del 1921. Morì a Moncalieri nel 1925.

·Mercoledì 22 febbraio 2006, presso la Biblioteca Civica Arduino di Moncalieri, alle ore 18, ci sarà un incontro dal titolo “Un pittore da Moncalieri a Boston e ritorno: Tommaso Juglaris”, a cura di Marisa Reviglio della Veneria e Domenico Giacotto.

TORINO: CORTI E CITTÀ – Arte del Quattrocento nelle Alpi occidentali.

Un itinerario alla scoperta della cultura figurativa nelle terre dell’antico ducato di Savoia: i committenti, gli artisti, le trame della vita quotidiana, i percorsi della devozione. La preziosità della pittura su tavola, la sapienza dei manoscritti miniati, lo splendore dei ricami e delle oreficerie, la perizia degli intagliatori: la vita delle forme dal Gotico Internazionale agli albori del Rinascimento lungo le vie di passo tra Italia e Francia.

Il quadro storico
Ai confini del potente ducato di Borgogna e del regno di Francia si forma a partire dal Mille il dominio di una casata nobiliare di origine alpina, i Savoia. Nel corso del 1300 e del 1400 la contea diventa ducato e si estende dalle Alpi al mare, su territori attualmente italiani, svizzeri e francesi. Il dominio è diretto, oppure esercitato come influenza politica, o ancora circondando e isolando le antiche sedi vescovili.
L’espansione coincide con il rinnovamento delle istituzioni politiche. Chambery è la capitale amministrativa, alla quale si affianca nel Quattrocento Torino, antica sede vescovile che diventa l’avamposto del potere sabaudo verso la pianura padana. Chambery e Torino, da una parte e dall’altra delle alpi, sono i cardini del principato che controlla il territorio attraverso una fitta rete di castelli e fortificazioni. Al seguito del principe la corte si sposta regolarmente, durante il Quattrocento, da Ripaille a Ginevra, da Morges a Pinerolo, da Thonon a Torino.

Le arti
Oltre 300 opere d’arte illustrano la fioritura artistica del ducato sabaudo dal Tardo Gotico all’aprirsi del Rinascimento. Sono capolavori di pittura, scultura e oreficeria, codici miniati e tessuti ricamati, provenienti dai grandi musei di Parigi, Londra e New York, ma anche opere mai esposte prima d’ora, scoperte in collezioni private, tesori di cattedrali e abbazie, musei alpini.
Apre la scena Amedeo VIII (1416-1451), che nello sforzo di eguagliare la corte di Borgogna trasforma i ducato in uno dei più importanti crocevia della cultura tardo gotica europea. La sua corte raffinata richiama artisti da Venezia, Bruxelles, Friburgo, Lione e Aosta. Accanto alla corte ducale emergono in concorrenza le corti delle casate nobiliari e delle sedi vescovili. Potenti signori e colti prelati commissionano preziose opere d’arte per le loro chiese e i loro palazzi.
A metà del Quattrocento irrompe l’ars nova venuta dal nord, la nuova arte dei capolavori di Rogier van der Weyden portati in Piemonte dai banchieri chieresi attivi nelle Fiandre. Una donna guida la corte ducale plasmandone la raffinata cultura: è la duchessa Iolanda (1434-1478), colta e volitiva figlia del re di Francia e sposa del debole Amedeo IX.

Il Borgo Medievale
Dalla Palazzina della Promotrice, l’itinerario prosegue idealmente fino al Borgo Medievale, dove la mostra “Omaggio al Quattrocento” (dal 18 febbraio) illustra la riscoperta del medioevo piemontese promossa nell’Ottocento dal gruppo di artisti e archeologi raccolti intorno ad Alfredo d’Andrade. Il castello e le case affacciate sulla sponda del Po, realizzate nel 1884, propongono una fedele interpretazione di architetture e di ambienti arredati del Quattrocento, un’occasione per ritrovare e scoprire i contesti territoriali da cui provengono le opere d’arte esposte nella mostra “Corti e Città”.

L’invisibile gesto dell’arte. Le installazioni di Studio Azzurro
Il percorso della mostra è accompagnato da sette piccole installazioni multimediali dedicate all’immagine delle Alpi e ai gesti che sono alla base della creazione artistica, plasmando la materia per ricavarne forme. Il lavoro della pietra, del legno, dell’argilla, del metallo; il segno della scrittura; la preparazione dei colori: sette piccoli laboratori visivi che fanno rivivere il processo che ha generato le opere d’arte esposte, a diretto contatto con la sensibilità che li ha concepiti.

Info:
Torino 7 febbraio – 14 maggio 2006
Palazzo della Promotrice delle Belle Arti, via Balsamo Crivelli 11 e Borgo Medievale
Giorni e orari d’apertura: lunedì, martedì, mercoledì, venerdì, sabato h. 10-19; giovedì h. 10-23; domenica 10-20.
Prezzo biglietto al pubblico: intero euro 9,00; ridotto euro 6,50; scuole euro 4,00
Tel. 0039 011 4429921-22
Didattica: Borgo Medievale 0039 011 4431710-12 – Prevendite: Ticketone 899.500.022 – Promozione&gruppi: 02.330201

GENOVA: Ritorno all’Ottocento…alla ricerca dei dipinti di Benedetto Musso.

“Appello” per il ritrovamento dei dipinti ispirati al pittore ligure dalla sua “musa” Erminia Radion e anteprima sui contenuti della mostra Ottocento in salotto.

Nell’ambito della mostra “Ottocento in salotto. Cultura, vita privata e affari tra Genova e Napoli”, in programma a Genova, presso la Galleria d’Arte Moderna, dal 4 marzo al 4 giugno 2006 e organizzata da questa Soprintendenza in collaborazione con il Comune di Genova, con l’apporto della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano e la segreteria di Palazzo Ducale e il contributo della Fondazione CARIGE, una sezione sarà dedicata alla vicenda biografica del pittore ligure Benedetto Musso (1835-1883), e in particolare alla sua romantica e travagliata storia d’amore con la napoletana Erminia Radion.

A soli diciassette anni e forse a causa di una precedente delusione amorosa, la bellissima giovane aveva accettato il matrimonio con il ricco commerciante di origine laiguegliese, Giovanni Maglione, all’epoca quasi settantenne: la differenza di età tra i due, infatti, superava i cinquant’anni.Rientrato in Liguria intorno al 1870, dopo un lungo periodo di attività commerciale svoltasi con fortuna nel capoluogo partenopeo, questi portò con sé la splendida moglie, con cui risiedette tra Laigueglia e il castello di Bastia di Albenga.

La presenza di Erminia a Laigueglia, località da cui anche Benedetto Musso proveniva, suscitò nell’artista una travolgente passione: a lei che, per complesse ragioni parentali, pur avendo dieci anni di meno era sua prozia, egli dedicò infatti una serie di piccoli ma splendidi dipinti di toccante lirismo.

Alcuni di essi saranno presentati in mostra, ma, poiché una gran parte degli stessi oggi risulta purtroppo dispersa in collezioni private, la Vostra collaborazione al ritrovamento di questa particolare produzione pittorica dell’artista risulta di fondamentale importanza.

Attraverso la consultazione dei cataloghi di alcune esposizioni dedicate a Benedetto Musso da alcune gallerie d’arte genovesi a partire dagli anni Sessanta del Novecento, si sono infatti individuate numerose opere raffiguranti Erminia Radion, deliziose immagini in cui la giovane amata, facilmente riconoscibile, compare di volta in volta in contesti naturalistici che rimandano ai luoghi teatro della tormentata vicenda amorosa, destinata purtroppo a un triste esito.

Un anno dopo la morte dell’anziano marito, Benedetto potè coronare il suo sogno sposando Erminia; ma ben presto la donna, desiderosa d’indipendenza e poco disponibile ad accettare sia la gelosia di lui, che l’ostilità dell’ambiente laiguegliese, fuggì a Napoli, da sola e incinta, per ricongiungersi a colui che l’aveva amata perdutamente soltanto poco tempo prima della sua prematura scomparsa: nel 1883, infatti, e a soli quarantotto anni, Benedetto Musso si spegneva a Laigueglia, stroncato da un male incurabile.

La mostra “Ottocento in salotto” (catalogo Artout Maschietto Editore, Firenze) racconterà una storia familiare, quella dei Maglione, emblematici rappresentanti dell’alta borghesia di fine Ottocento, e avrà come sfondo due grandi città italiane, Genova e Napoli: una vicenda di interessi culturali vasti e originali indissolubilmente intrecciati con le vicende biografiche dei suoi protagonisti, Benedetto Maglione, napoletano di origine ligure e sua moglie, la genovese Teresa Oneto.

Sarà un invito a entrare in un “salotto” di quel tempo, nel quale saranno radunati per l’occasione quadri e sculture dei maggiori protagonisti dell’arte ligure e meridionale dell’epoca, accanto a ceramiche e porcellane antiche, incunaboli e libri rari, spartiti, manoscritti musicali e riviste d’epoca, abiti e suppellettili femminili.

Uno spazio particolare sarà dedicato, come si è detto, alla vicenda di Benedetto Musso per lo stretto rapporto che i Maglione ebbero con quest’artista. Una relazione di parentela – discendevano tutti da un’antica famiglia del borgo ponentino – che lo sostenne nel momento della sua prima affermazione, mentre, appunto, il suo percorso biografico, grazie all’incontro con Erminia Radion, si intrecciava più strettamente con quello di questi suoi mecenati.

La sezione non è dunque concepita come una rassegna monografica sull’artista, ma si limita ad affrontare un particolare aspetto della sua opera: ne resteranno escluse, pertanto, le opere esterne al rapporto con la famiglia Maglione e quelle che non si riferiscono direttamente a questo “ciclo amoroso”.

Chiunque desideri rispondere a questo “appello”, che vi saremmo grati se poteste lanciare al più presto (dato che l’apertura della manifestazione è ormai vicina), potrà farlo rivolgendosi a: Dott.ssa Caterina Olcese Spingardi (funzionario della Soprintendenza e curatrice dell’esposizione), tel. d’ufficio 010-27051, diretto 010-2705210, e-mail: arti.ge@libero.it

OPERE DEL PITTORE BENEDETTO MUSSO (1835-1883), DA RITROVARE:
-Signora in giardino, olio su carta, cm 25 x 20
-Sotto il parasole rosso, olio su tela, cm 25 x 24
-Conversazione sul prato, olio su carta, cm 13 x 21
-Passeggiata nel frutteto, olio su carta, cm 25 x 30
-L’ozio degli innamorati, olio su tela, cm 49 x 48
-Passeggiando sulla riva, olio su tela, cm 50 x 78
-Paesaggio notturno, olio su tela, cm 35 x 55
-Prato assolato, con figure femminili, olio su carta, cm 21 x 27
-Figura nel parco di villa Musso, olio su carta, cm 25 x 15
-Sosta sugli scogli

E FORSE ANCHE:
-Signora con parasole sulla riva del mare, olio su tavola, cm 26 x 16
-Donna in riva al mare, olio su carta, cm 10 x 19
(di cui non sono mai state pubblicate immagini).

Email: arti.ge@libero.it