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TORINO: CORTI E CITTÀ – Arte del Quattrocento nelle Alpi occidentali.

Un itinerario alla scoperta della cultura figurativa nelle terre dell’antico ducato di Savoia: i committenti, gli artisti, le trame della vita quotidiana, i percorsi della devozione. La preziosità della pittura su tavola, la sapienza dei manoscritti miniati, lo splendore dei ricami e delle oreficerie, la perizia degli intagliatori: la vita delle forme dal Gotico Internazionale agli albori del Rinascimento lungo le vie di passo tra Italia e Francia.

Il quadro storico
Ai confini del potente ducato di Borgogna e del regno di Francia si forma a partire dal Mille il dominio di una casata nobiliare di origine alpina, i Savoia. Nel corso del 1300 e del 1400 la contea diventa ducato e si estende dalle Alpi al mare, su territori attualmente italiani, svizzeri e francesi. Il dominio è diretto, oppure esercitato come influenza politica, o ancora circondando e isolando le antiche sedi vescovili.
L’espansione coincide con il rinnovamento delle istituzioni politiche. Chambery è la capitale amministrativa, alla quale si affianca nel Quattrocento Torino, antica sede vescovile che diventa l’avamposto del potere sabaudo verso la pianura padana. Chambery e Torino, da una parte e dall’altra delle alpi, sono i cardini del principato che controlla il territorio attraverso una fitta rete di castelli e fortificazioni. Al seguito del principe la corte si sposta regolarmente, durante il Quattrocento, da Ripaille a Ginevra, da Morges a Pinerolo, da Thonon a Torino.

Le arti
Oltre 300 opere d’arte illustrano la fioritura artistica del ducato sabaudo dal Tardo Gotico all’aprirsi del Rinascimento. Sono capolavori di pittura, scultura e oreficeria, codici miniati e tessuti ricamati, provenienti dai grandi musei di Parigi, Londra e New York, ma anche opere mai esposte prima d’ora, scoperte in collezioni private, tesori di cattedrali e abbazie, musei alpini.
Apre la scena Amedeo VIII (1416-1451), che nello sforzo di eguagliare la corte di Borgogna trasforma i ducato in uno dei più importanti crocevia della cultura tardo gotica europea. La sua corte raffinata richiama artisti da Venezia, Bruxelles, Friburgo, Lione e Aosta. Accanto alla corte ducale emergono in concorrenza le corti delle casate nobiliari e delle sedi vescovili. Potenti signori e colti prelati commissionano preziose opere d’arte per le loro chiese e i loro palazzi.
A metà del Quattrocento irrompe l’ars nova venuta dal nord, la nuova arte dei capolavori di Rogier van der Weyden portati in Piemonte dai banchieri chieresi attivi nelle Fiandre. Una donna guida la corte ducale plasmandone la raffinata cultura: è la duchessa Iolanda (1434-1478), colta e volitiva figlia del re di Francia e sposa del debole Amedeo IX.

Il Borgo Medievale
Dalla Palazzina della Promotrice, l’itinerario prosegue idealmente fino al Borgo Medievale, dove la mostra “Omaggio al Quattrocento” (dal 18 febbraio) illustra la riscoperta del medioevo piemontese promossa nell’Ottocento dal gruppo di artisti e archeologi raccolti intorno ad Alfredo d’Andrade. Il castello e le case affacciate sulla sponda del Po, realizzate nel 1884, propongono una fedele interpretazione di architetture e di ambienti arredati del Quattrocento, un’occasione per ritrovare e scoprire i contesti territoriali da cui provengono le opere d’arte esposte nella mostra “Corti e Città”.

L’invisibile gesto dell’arte. Le installazioni di Studio Azzurro
Il percorso della mostra è accompagnato da sette piccole installazioni multimediali dedicate all’immagine delle Alpi e ai gesti che sono alla base della creazione artistica, plasmando la materia per ricavarne forme. Il lavoro della pietra, del legno, dell’argilla, del metallo; il segno della scrittura; la preparazione dei colori: sette piccoli laboratori visivi che fanno rivivere il processo che ha generato le opere d’arte esposte, a diretto contatto con la sensibilità che li ha concepiti.

Info:
Torino 7 febbraio – 14 maggio 2006
Palazzo della Promotrice delle Belle Arti, via Balsamo Crivelli 11 e Borgo Medievale
Giorni e orari d’apertura: lunedì, martedì, mercoledì, venerdì, sabato h. 10-19; giovedì h. 10-23; domenica 10-20.
Prezzo biglietto al pubblico: intero euro 9,00; ridotto euro 6,50; scuole euro 4,00
Tel. 0039 011 4429921-22
Didattica: Borgo Medievale 0039 011 4431710-12 – Prevendite: Ticketone 899.500.022 – Promozione&gruppi: 02.330201

GENOVA: Ritorno all’Ottocento…alla ricerca dei dipinti di Benedetto Musso.

“Appello” per il ritrovamento dei dipinti ispirati al pittore ligure dalla sua “musa” Erminia Radion e anteprima sui contenuti della mostra Ottocento in salotto.

Nell’ambito della mostra “Ottocento in salotto. Cultura, vita privata e affari tra Genova e Napoli”, in programma a Genova, presso la Galleria d’Arte Moderna, dal 4 marzo al 4 giugno 2006 e organizzata da questa Soprintendenza in collaborazione con il Comune di Genova, con l’apporto della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Napoletano e la segreteria di Palazzo Ducale e il contributo della Fondazione CARIGE, una sezione sarà dedicata alla vicenda biografica del pittore ligure Benedetto Musso (1835-1883), e in particolare alla sua romantica e travagliata storia d’amore con la napoletana Erminia Radion.

A soli diciassette anni e forse a causa di una precedente delusione amorosa, la bellissima giovane aveva accettato il matrimonio con il ricco commerciante di origine laiguegliese, Giovanni Maglione, all’epoca quasi settantenne: la differenza di età tra i due, infatti, superava i cinquant’anni.Rientrato in Liguria intorno al 1870, dopo un lungo periodo di attività commerciale svoltasi con fortuna nel capoluogo partenopeo, questi portò con sé la splendida moglie, con cui risiedette tra Laigueglia e il castello di Bastia di Albenga.

La presenza di Erminia a Laigueglia, località da cui anche Benedetto Musso proveniva, suscitò nell’artista una travolgente passione: a lei che, per complesse ragioni parentali, pur avendo dieci anni di meno era sua prozia, egli dedicò infatti una serie di piccoli ma splendidi dipinti di toccante lirismo.

Alcuni di essi saranno presentati in mostra, ma, poiché una gran parte degli stessi oggi risulta purtroppo dispersa in collezioni private, la Vostra collaborazione al ritrovamento di questa particolare produzione pittorica dell’artista risulta di fondamentale importanza.

Attraverso la consultazione dei cataloghi di alcune esposizioni dedicate a Benedetto Musso da alcune gallerie d’arte genovesi a partire dagli anni Sessanta del Novecento, si sono infatti individuate numerose opere raffiguranti Erminia Radion, deliziose immagini in cui la giovane amata, facilmente riconoscibile, compare di volta in volta in contesti naturalistici che rimandano ai luoghi teatro della tormentata vicenda amorosa, destinata purtroppo a un triste esito.

Un anno dopo la morte dell’anziano marito, Benedetto potè coronare il suo sogno sposando Erminia; ma ben presto la donna, desiderosa d’indipendenza e poco disponibile ad accettare sia la gelosia di lui, che l’ostilità dell’ambiente laiguegliese, fuggì a Napoli, da sola e incinta, per ricongiungersi a colui che l’aveva amata perdutamente soltanto poco tempo prima della sua prematura scomparsa: nel 1883, infatti, e a soli quarantotto anni, Benedetto Musso si spegneva a Laigueglia, stroncato da un male incurabile.

La mostra “Ottocento in salotto” (catalogo Artout Maschietto Editore, Firenze) racconterà una storia familiare, quella dei Maglione, emblematici rappresentanti dell’alta borghesia di fine Ottocento, e avrà come sfondo due grandi città italiane, Genova e Napoli: una vicenda di interessi culturali vasti e originali indissolubilmente intrecciati con le vicende biografiche dei suoi protagonisti, Benedetto Maglione, napoletano di origine ligure e sua moglie, la genovese Teresa Oneto.

Sarà un invito a entrare in un “salotto” di quel tempo, nel quale saranno radunati per l’occasione quadri e sculture dei maggiori protagonisti dell’arte ligure e meridionale dell’epoca, accanto a ceramiche e porcellane antiche, incunaboli e libri rari, spartiti, manoscritti musicali e riviste d’epoca, abiti e suppellettili femminili.

Uno spazio particolare sarà dedicato, come si è detto, alla vicenda di Benedetto Musso per lo stretto rapporto che i Maglione ebbero con quest’artista. Una relazione di parentela – discendevano tutti da un’antica famiglia del borgo ponentino – che lo sostenne nel momento della sua prima affermazione, mentre, appunto, il suo percorso biografico, grazie all’incontro con Erminia Radion, si intrecciava più strettamente con quello di questi suoi mecenati.

La sezione non è dunque concepita come una rassegna monografica sull’artista, ma si limita ad affrontare un particolare aspetto della sua opera: ne resteranno escluse, pertanto, le opere esterne al rapporto con la famiglia Maglione e quelle che non si riferiscono direttamente a questo “ciclo amoroso”.

Chiunque desideri rispondere a questo “appello”, che vi saremmo grati se poteste lanciare al più presto (dato che l’apertura della manifestazione è ormai vicina), potrà farlo rivolgendosi a: Dott.ssa Caterina Olcese Spingardi (funzionario della Soprintendenza e curatrice dell’esposizione), tel. d’ufficio 010-27051, diretto 010-2705210, e-mail: arti.ge@libero.it

OPERE DEL PITTORE BENEDETTO MUSSO (1835-1883), DA RITROVARE:
-Signora in giardino, olio su carta, cm 25 x 20
-Sotto il parasole rosso, olio su tela, cm 25 x 24
-Conversazione sul prato, olio su carta, cm 13 x 21
-Passeggiata nel frutteto, olio su carta, cm 25 x 30
-L’ozio degli innamorati, olio su tela, cm 49 x 48
-Passeggiando sulla riva, olio su tela, cm 50 x 78
-Paesaggio notturno, olio su tela, cm 35 x 55
-Prato assolato, con figure femminili, olio su carta, cm 21 x 27
-Figura nel parco di villa Musso, olio su carta, cm 25 x 15
-Sosta sugli scogli

E FORSE ANCHE:
-Signora con parasole sulla riva del mare, olio su tavola, cm 26 x 16
-Donna in riva al mare, olio su carta, cm 10 x 19
(di cui non sono mai state pubblicate immagini).

Email: arti.ge@libero.it

Andrea DUSIO: Riflessioni su Caravaggio e l’Europa.

La mostra ‘Caravaggio e l’Europa – Il movimento caravaggesco internazionale da Caravaggio a Mattia Preti‘ impone più di una riflessione sull’effettiva possibilità di realizzare oggi un grande evento, destinato a raccogliere ‘numeri’ importanti quanto le mostre-moloch oggi di moda, e che però riesca a dire qualcosa di rilevante anche sotto il profilo squisitamente scientifico.

L’articolo completo si trova in www.auditorium.info, alla pagina:
Andrea Dusio

Autore: Andrea Dusio

FERRARA: La Poetica del nudo. Rassegna di arti visive dedicate al nudo artistico.

Valorizzare le più affascinanti e disparate sfumature artistiche ponendo l’attenzione sulla rielaborazione del nudo e della nudità nell’arte contemporanea: questo l’intento della mostra “La poetica del nudo” che il 21 Gennaio prossimo aprirà i battenti nelle sale museali del fiabesco Castello Estense di Ferrara. L’idea nasce dall’iniziativa dell’Associazione Culturale “Ferrara Pro Art” e dalla Galleria d’Arte Contemporanea Sekanina con il Patrocinio dell’Amministrazione Provinciale e del Comune di Ferrara.

Il “nudo” è una delle categorie più proficue e prestigiose dell’arte; tra eros, amore e sanità del corpo, essa accompagna la storia dell’uomo sin dall’antichità. La storia ci svela che la scelta di raffigurare il corpo svestito è sempre stata privilegiata sia dall’iconografia profana sia da quella sacra. La prima traeva ispirazione principalmente dalla mitologia antica, la seconda dai martiri e dai Santi cristiani che, per vicende della loro esistenza o per tradizione, potevano essere visti nella loro nudità (si pensi alla Maddalena o a San Sebastiano…).

In ogni epoca, infatti, è possibile ravvisare il compiacimento per la rappresentazione realistica o espressionistica del nudo, nonostante la ciclica presenza di menti e atmosfere castigate.

Lo scorrere dei secoli e delle varie correnti artistiche hanno visto l’affermazione del nudo come soggetto artistico e autonomo.
In particolar modo nella cultura europea degli ultimi decenni del diciannovesimo secolo, dopo un periodo relativamente “puritano”, un nuovo impulso alla raffigurazione aperta e pubblica del nudo è promosso dal revival della tradizione neoclassica, grazie all’estrema flessibilità dell’ideale antico che si presta a sostenere, oltre alle interpretazioni della mitologia e delle scene sacre, anche nuove emergenti visioni della mascolinità e della femminilità. Dal nudo “puritano”, la necessità, da parte di artisti e fruitori, di un nudo moderno, urbano, naturale.

Nella società di oggi i nudi sono ormai consueti e ordinari. La televisione pullula di gestualità equivoche e, gli atteggiamenti vezzosi, volti a coprire alcune parti del corpo, sono ormai considerati, dai più, stilemi del passato. Più la cultura dell’intrattenimento si nutre di indiscrezioni, più il nudo è richiesto ed accettato nelle sue forme più spontanee e aperte.

Ecco che la fruizione di un corpo svelato diventa un intrattenimento piacevole, un percorso di scoperta intima che conduce l’io a ritrovare le proprie radici. Un viaggio che ci conduce alla riappropriazione della nostra prima esistenza.

La manifestazione artistica vuole fare il punto della situazione italiana su questo tema con un occhio attento alle nuove tendenze ed a quanto di “emergente” può esserci in questo momento nel panorama artistico nazionale. Innovazione ed originalità si mescoleranno sia nell’affrontare il tema della nudità con tutte le implicazioni poetiche ed etiche che la riguardano, sia nella scelta delle tecniche utilizzate che dimostrano un’attenzione particolare verso le nuove tecnologie inserite come parte integrante dell’espressione artistica.

Protagonisti della rassegna saranno: Pier Toffoletti, Pio Breddo, Nico Venzo, Attis (Alessia Scannavacca), Giuseppe Borrello, Giuseppe De Astis, Roberto Furlan, Cristina Mavarracchio, Gianni Favaro, i fotografi Damiano Calì e Guido Daniele, Simone Galimberti, Domenico Cocchiara, Walter Iagnocco, Massimo Costantino, Scegle (Egle Scervelli), Marina Frolova, Giancarlo Piranda, Franco Cecconi, Davide Dall’Osso, il fotografo Giovanni Alfieri, Daniela Veronese.

In occasione dell’esposizione l’Associazione Ferrara Pro Art ha curato l’edizione di un catalogo digitale su compact disc.
La mostra rimarrà aperta dal 21 Gennaio al 1 Febbraio 2006, dal lunedì alla domenica dalle 10 alle 17. L’ingresso è libero.

Info:
Ferrara, Sale dell’Imbarcadero del Castello Estense
Orario: da lunedì a domenica, dalle ore 10 alle ore 17 Informazioni: Galleria Sekanina-Larson, Ferrara, tel. 0532-242380; e-mail: infosekanina@virgilio.it
Ufficio Stampa: Mnemosyne Press Service
Michele Covoni, tel. 338-5844049; e-mail: michele.govoni@mnemosyneps.com
Valentina Di Stefano, tel. 347-0585551; e-mail: Valentina.distefano@mnemosyneps.com

TREVISO: La Via della Seta e la Civiltà Cinese. La Nascita del Celeste Impero.

La civiltà cinese ha una storia millenaria che conosciamo solo parzialmente. La Cina si presenta oggi all’Occidente forte di uno sviluppo economico straordinario: i presupposti di tale successo sono legati alle determinazioni politiche attuali ma traggono origine da elementi culturali antichissimi e profondi, matrici di produzioni artistiche di elevato livello. Fondazione Cassamarca ha dedicato il suo spazio espositivo più rinomato, la Casa dei Carraresi, ad un’eccezionale serie di esposizioni sulla cultura cinese: Quattro Grandi Mostre che ripercorrono le principali fasi storiche di una delle più importanti civiltà del pianeta.

Le mostre, fortemente volute dall’Avv. Dino De Poli, Presidente di Fondazione Cassamarca, propongono un’immagine eccezionale della produzione artistica cinese dal II sec. a.C. agli inizi del 1900, spaziando dalle espressioni ceramiche agli affreschi, dai tessuti di seta ai bronzi, dalla scultura all’oreficeria. Treviso, che con le memorabili Mostre di Casa dei Carraresi è diventata uno dei poli culturali più importanti d’Italia, con le Grandi Mostre “La Via della Seta e la Civiltà Cinese” internazionalizza la sua vocazione e contribuisce ad avvicinare la Cina all’Europa. Il progetto espositivo è pluriennale ed intende ripercorrere quattro tappe storiche ben definite:
La Nascita del Celeste Impero (221 a.C. – 970 d.C.), anno 2005
Il Tesoro dei Mongoli (970 – 1368), anno 2007
Lo Splendore dei Ming (1368 – 1644), anno 2009
Manciù: l’Ultimo Impero (1644 – 1911), anno 2011

La prima Mostra si articolerà in parallelo lungo due tracciati: quello geografico-storico della Via della Seta e quello rigorosamente storico, che presenta e descrive lo svilupparsi della Civiltà Cinese attraverso la successione delle Dinastie legate alla Via della Seta.

Il fior fiore delle collezioni del Museo Storico Nazionale della Cina, dei Musei disseminati lungo i percorsi della Via della Seta appartenenti alle Province di Hebei, Shanxi, Shaanxi, Henan, Hunan, Gansu, Qinhuau e alle Regioni autonome di Xinjiang, Mongolia interna e Ningxia Hui, costituirà per sei mesi la straordinaria finestra della Civiltà Cinese aperta sull’Occidente.

Al termine del ciclo espositivo, nella sede prestigiosa di Casa dei Carraresi, si saranno potuti visitare oltre 2000 anni di Storia cinese utilizzando la Via della Seta quale formidabile strumento di comunicazione e di opportunità di rapporti tra i popoli, attraverso il tempo e lo spazio.

Info:
Casa dei Carraresi, via Palestro, 33, dal 22 ottobre 2005 al 30 aprile 2006
Orario: martedì, mercoledì, giovedì, domenica 9-20; venerdì e sabato 9-21; chiuso tutti i lunedì ed il 31 dicembre.
Biglietti: interi € 9; ridotti € 7 (studenti universitari, età superiore ai 60 anni, gruppi, TCI); ridotto € 6 (fino a 18 anni); gratuito per i bambini fino a 5 anni e per i disabili con accompagnatore.

Prenotazioni e informazioni: 0422 513150, 0422 513185.

Link: http://www.laviadellaseta.info

Email: segreteria@laviadellaseta.info