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LECCE. Renovatio rerum di Donato Bruno Leo.

Si inaugura sabato 14 aprile alle ore 19,30 la mostra d’arte contemporanea RENOVATIO RERUM dell’Artista DONATO BRUNO LEO a cura di Dores Sacquegna.
L’Artista pugliese (Brindisi) è stato per molti anni residente a Roma e ha lavorato nel campo del cinema come scenografo e da poco rientrato in Terra di Puglia.

“Leo,  parla di un universo carico di immaginario (macchinazioni con rapaci, figure antrozoomorfe) e di tempo che si impregna di luce per osmosi. Un tempo che si incammina sul limite dell’inconscio tra Eros e Thanatos,  che si immerge nella sua massa fluida per ritrovarsi poi, formicolante in un universo di forme indistinte e luminose. Donato Bruno Leo affronta la modernità del taglio astratto con segmenti lineari che sono il frutto di una civiltà che segna il ricordo di esistere, l’incubo ossessivo di dare vita alla vita dello spazio, incline a suo modo, ad una connotazione teatrale della scena, misurando il valore dello spazio in un sottile ed equilibrato colloquio tra cielo e terra.
La mobilità del segno concorre a creare sulla tela una densità tettonica, mobile; in procinto di mutare di segno ad ogni illuminazione, ad ogni apparizione. Renovatio Rerum è interiorità, spiritualità, rigenerazione e transito”. (Dores Sacquegna)
L’evento, ha il patrocinio del Comune di Lecce, del Comune e della Provincia di Brindisi. Main Sponsor l’attore cinematografico John Benedy.
Il progetto sarà realizzato nelle prestigiose sale della Primo Piano LivinGallery dal 14 al 30 aprile 2007.
Catalogo bilingue (italiano e inglese) con testi di Luigi Paolo Finizio, Annachiara Guadalupi e Dores Sacquegna. Saranno presenti alla manifestazione diverse personalità pugliesi e il Prof. Luigi Paolo Finizio (Critico d’arte di Roma) ed il Dott. Andrea De Liberis (Esperto e Consulente Tecnico in opere d’arte presso i Tribunali di Roma, Trento e Fermo nonchè presso la CCIAA di Roma; è, inoltre, fondatore e direttore editoriale della rivista “Cultura”).

Info:
La galleria è aperta dal lunedì al sabato, dalle ore 17,00 alle 21,00, mattina su appuntamento, dal 14 al 30 aprile 2007.
Primo Piano Livingallery – Viale G. Marconi 4 Lecce
Tel/fax: 0832/304014

Link: http://www.primopianogallery.com

Email: primopianogallery@libero.it

ORVIETO (Tr). Cabianca e la civilta’ dei Macchiaioli.

E’ dal 1927 che non viene dedicata una mostra personale a Vincenzo Cabianca , una lacuna che grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto e all’Ente Cassa di Risparmio di Firenze viene finalmente colmata. Dal 6 aprile fino al 14 ottobre, prima ad Orvieto e a seguire a Firenze, sarà dedicata a questo artista da sempre considerato uno degli artefici della rivoluzione dei macchiaioli toscani, una ampia retrospettiva di oltre ottanta opere. La mostra, a cura di Francesca Dini coadiuvata da un prestigioso comitato scientifico, ricostruirà il percorso formativo e pittorico di Cabianca, con ricchezza di dipinti anche inediti, a cui si aggiungeranno una ventina di opere di altri artisti macchiaioli tra i quali Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, Cristiano Banti, Nino Costa, offrendo cosi’ l’opportunità di conoscere l’esperienza di un singolo artista e le sue scelte estetiche attraverso la vicenda dei Macchiaioli come movimento artistico di gruppo.

Si potranno ammirare dipinti noti quali -Novellieri fiorentini- o inediti come -Vendemmia in Toscana- del 1854, opere degli anni delle audaci sperimentazioni della -macchia- che Cabianca condusse con Banti e Signorini in Liguria e nella campagna toscana di Montemurlo tra il 1859 e il 1862, sperimentazioni che culminarono nel celebre capolavoro -Il mattino- e nei -Marmi a Carrara Marina- non piu’ visto da quasi un secolo. Gli anni aurei della -macchia-, risultanza del momento centrale del sodalizio con gli amici macchiaioli nella campagna fiorentina di Piagentina e nei paesaggi marini di Castiglioncello e della Versilia, sono testimoniati da capolavori noti quali -Spiaggia a Viareggio- e -Un bagno fra gli scogli-. Lo splendido -Ritorno dai campi- del 1862, non piu’ esposto da decenni, e’ il dipinto attorno al quale ruoteranno scorci di campagna toscana, inediti o non piu’ visti da tempo.

Cabianca, dopo il suo trasferimento a Roma avvenuto nel 1870, effettuerà diversi viaggi nella campagna romana, a Ischia, in Liguria, a Venezia e a Castiglioncello. E’ un continuo peregrinare alla ricerca degli effetti di luce che egli poi renderà con straordinario vigore nelle sue tele. E’ il momento di -Strada a Palestrina-, -Nettuno-, opere che si relazionano con i contemporanei dipinti di Signorini -Strada ad Arcola- e Costa. Gradatamente la sua ispirazione malinconica si arricchisce di motivi spiritualistici, in consonanza con il clima generale degli ultimi due decenni del secolo: ne nasce uno splendido capolavoro quale -Nevi romane-.

La mostra chiuderà con opere che rappresentano due temi fondamentali della produzione di Cabianca: la poesia dei chiostri e Venezia, opere che evidenziano l’evolversi del percorso dell’artista verso espressioni pittoriche pienamente novecentesche. La mostra e’ posta sotto il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Comune di Firenze e Comune di Orvieto ed e’ promossa e realizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto e dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Si svolgerà dal 6 aprile al 1° luglio 2007 ad Orvieto presso Palazzo Coelli, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto e dal 12 luglio al 14 ottobre 2007 a Firenze presso la Villa Bardini, recentemente restaurata dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze attraverso la Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, inaugurando cosi’ un nuovo spazio di eventi e mostre temporanee per la città. Grazie all’importante apporto che perviene dagli eredi dell’artista, depositari di un ampio carteggio e di un insieme considerevole di opere, il catalogo, edito da Polistampa, sarà ricco di apparati e di documentazione in larga parte inediti.

Info:
dal 5/4/07 al 1/7/07
Orvieto (TR), Palazzo Coelli, Piazza Febei, 3; tel 0763 393835 
Orario: 10-13/14-19
Ingresso: intero – 5, ridotto – 3

 

Fonte:Undo.net

BARD (Ao). In cima alle stelle. L’universo tra arte archeologia e scienza.

In cima alle stelle. L’universo tra arte archeologia e scienza‘ e’ la grande mostra che il Forte di Bard dedica, dal 4 aprile al 2 settembre 2007, al tema della relazione tra uomo e universo. Un viaggio evocativo dall’epoca preistorica fino ai giorni nostri, attraverso un percorso multidisciplinare, che coniuga rigore scientifico e aspetti divulgativi.

Molteplici linguaggi si fondono per raccontare in cinque momenti, autonomi ma complementari, alcuni aspetti dell’affascinante relazione tra l’uomo e l’universo: installazioni multimediali interattive, ma anche reperti, strumenti, opere d’arte e libri di rilevante valore archeologico, storico e artistico. Durante i mesi della mostra saranno inoltre organizzati sul territorio incontri e conferenze sui temi dell’esposizione.

La mostra e’ promossa dall’Associazione Forte di Bard in collaborazione con la Soprintendenza Regionale ai Beni e alle Attività Culturali della Regione Autonoma Valle d’Aosta e l’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta e con il sostegno della Regione Autonoma Valle d’Aosta, la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino.

La prima sezione in senso cronologico racconta la stretta relazione che, fin dai tempi preistorici e protostorici, esisteva tra uomo e cielo, quando gli astri scandivano i tempi dei riti, delle semine e dei raccolti. I reperti archeologici scelti provengono dagli scavi di Saint-Martin-de-Corle’ans ad Aosta e dal Cromlech del Colle del Piccolo San Bernardo, due dei principali siti del ricco patrimonio archeologico della Regione Autonoma Valle d’Aosta. Fra i reperti in mostra le suggestive stele antropomorfe, un calco dell’aratura che determinava l’area sacra e numerosi piccoli oggetti di vita quotidiana e per la pratica del culto che testimoniano come il mondo religioso, espresso attraverso un santuario megalitico di 5000 anni or sono, implichi uno stretto legame con l’osservazione della sfera celeste. Raffaella Poggiani Keller, Francesco Mezzena e Maria Cristina Ronc sono i curatori di questa sezione.

Nella seconda parte dell’esposizione, l’astronomia attraverso la storia dell’arte, nascita e evoluzione del pensiero astronomico moderno sono narrate in senso cronologico e documentate attraverso una selezione di opere d’arte (da Dürer a Suttermans, da Guercino a Tintoretto e Tiepolo, fino a Balla e Fontana), strumenti astronomici e testi scientifici in prima edizione (esemplare il Dialogo sui massimi sistemi di Gallileo e il Philosophiae Naturalis di Newton), provenienti dalle maggiori istituzioni culturali e collezioni pubbliche e private italiane ed europee. A cura di Pierluigi Carofano, Luigi Di Corato e Annalisa Cittera, la sezione propone le conquiste fondamentali dell’astronomia, dalla concezione copernicana della posizione della Terra nel Cosmo fino alla teoria della relatività generale di Albert Einstein, scandite ponendo in relazione formulazione teorica, applicazione tecnica e interpretazione artistica, per restituire nella sua interezza il clima culturale di ogni epoca.

Il terzo momento del percorso espositivo e’ dedicato all’uomo contemporaneo e alla sua comprensione dei principi fondamentali che reggono l’universo. La sezione parte dalla ricostruzione di due stele antropomorfe (III millennio a.C.), provenienti dal sito archeologico di Saint-Martin-de-Corle’ans, esposte nella ricostruzione virtuale della loro collocazione originale, che le vedeva in evidente rapporto con l’asse celeste dell’epoca. Il visitatore e’ introdotto ai principi dello spazio-tempo, il concetto su cui si fonda la moderna cosmologia, immergendosi in un inedito percorso multimediale interattivo. Il progetto e’ realizzato da Studio Azzurro e ideato in collaborazione con l’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta. Le installazioni proposte sono opere autoriali che attraverso un linguaggio poetico e metaforico, ma scientificamente congruo, permettono di approfondire in modo originale la comprensione dei principi che ci mettono in relazione con il Cosmo.

La quarta tappa del racconto uomo-universo e’ ancora dedicata all’arte contemporanea: ‘Dalla Terra alle Stelle (e ritorno)’ a cura di Antonella Crippa. Un’ampia area espositiva, collocata negli spazi delle Prigioni del Forte e lungo il percorso di salita alla rocca, indaga il rapporto dell’uomo contemporaneo con le stelle e l’eventuale riscontro delle ricerche scientifiche sull’immaginario artistico delle nuove generazioni. La risposta e’ affidata a otto giovani artisti affermati a livello internazionale Pierre Huyghe, Olafur Eliasson, Tomas Saraceno, Sandrine Nicoletta, Gianni Caravaggio, Simone Berti, Radioqualia – Honor Harger, Adam Hyde – di cui la mostra propone alcuni importanti lavori e nuove opere realizzate site specific.

A ideale completamento della mostra, la Piazza d’Armi del Forte ospita due ulteriori momenti di approfondimento degli aspetti scientifici: un planetario dove il visitatore verrà accompagnato alla scoperta dei principi fondamentali dell’osservazione astronomica e una rassegna fotografica intitolata ‘Le montagne del sistema solare’ che propone una selezione di immagini realizzate dalle sonde dell’ESA e della NASA. Nello Spazio Valle’e Culture del Forte – area del Forte dedicata in modo permanente agli approfondimenti sull’offerta culturale della Regione – e’ illustrata in dettaglio l’attività dei due poli di eccellenza della Valle d’Aosta che hanno contribuito alla realizzazione della mostra: la Soprintendenza Regionale ai Beni e alle Attività Culturali della Regione Autonoma Valle d’Aosta e l’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta.

Il naturale legame tra il cielo stellato e la montagna, unito alla vocazione del Forte quale porta di accesso alla cultura e alle tradizioni delle Alpi, fanno di Bard il luogo privilegiato per ospitare questo excursus dalla preistoria ad oggi che, attraverso le testimonianze e le suggestioni dell’arte e della scienza, si propone di fondere saperi diversi attorno ad un unico argomento. Multimedialità, multidisciplinarietà e interattività sono caratteristiche che animano la mostra coerentemente con l’intero progetto allestitivo del Forte. Offrendo una molteplicità di letture, l’esposizione si rivolge a pubblici diversi, con particolare attenzione alle scuole a cui saranno dedicate visite guidate di approfondimento, anche sul territorio.

Il Forte di Bard, inaugurato nel gennaio 2006 con il Museo delle Alpi, si avvia a diventare il principale centro di divulgazione della cultura alpina, in grado di integrare una forte vocazione internazionale alla valorizzazione e attenzione al patrimonio specifico della Valle d’Aosta.

Info:
Orari: martedi/venerdi dalle 10.00 alle 18.00 – sabato/domenica dalle 10.00 alle 19.00 – chiuso il lunedi’
Ingresso: intero 8 euro, ridotto 6 euro, ragazzi 4 euro.

Fonte:Undo.net

ROMA. Nino Giammarco – Labirinti dell’anima.

Il giorno martedi’ 3 aprile 2007 nel Museo Nazionale di Castel S. Angelo, nella Sala delle Colonne, si inaugura la mostra -Nino Giammarco. Labirinti dell’anima-, sulla piu’ recente ed inedita produzione dell’artista Nino Giammarco, che consta di 45 opere circa, tra olii, sculture e tecniche miste su carta.

L’esposizione, patrocinata dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, dalla Provincia di Roma e dalla Regione Abruzzo, si articola attorno alla tematica della guerra e dei suoi disastri, proponendo gli effetti devastanti di stragi, distruzioni e migrazioni di popoli, ma soprattutto traducendo figurativamente le ferite interiori ed il disorientamento degli individui di fronte agli orrori commessi dall’uomo, il quale sembra avere smarrito ogni sentimento di solidarietà verso i propri simili, come dimostra ampiamente la storia dei tempi in cui viviamo.

Nelle opere dell’artista una marea brulicante di esseri indistinti vaga attraverso percorsi labirintici ed impervi, fuggendo senza meta: ne scaturisce l’immagine delirante di un’umanità priva di consapevolezze e di ideali, apportatrice di morte e di catastrofi. Fortemente espressionista e simbolica, quella di Giammarco e’ arte di denuncia e di provocazione, che intende richiamare l’uomo ad un’indagine entro se stesso, nei labirinti dell’anima e nelle proprie inquietudini, affinche’ possa ritrovare verità piu’ durature e spirituali. Dalla ferocia brutale del segno e dalle tinte esplosive nasce, infatti, uno shock visivo: la follia bestiale che pervade le menti umane si esprime in scenari biblici, in paesaggi devastati di un mondo in bilico tra realtà e visionarietà.

Riferimenti colti alla tradizione della pittura europea, dal Rinascimento all’età barocca, echi delle avanguardie storiche, come la Metafisica ed il Surrealismo, richiami a temi goyeschi e picassiani, si fondono in un’originale iconografia, pregna di elementi crudi e drammatici, ma anche addolcita da figure di angeli giustizieri o vivificata dalla consuetudine con le immagini del mito classico. Le sue opere, contraddistinte da violenza cromatica e da dinamismo di forme, testimoniano l’impegno dell’artista, sempre attento ad approfondire le tematiche sociali piu’ urgenti e seriamente proiettato alla riconquista di una dimensione etica dell’esistenza.

La mostra di Nino Giammarco si pone, dunque, come evento stimolante, sia per l’indubbia attualità dei contenuti, sia per la ricchezza inventiva delle immagini, supportata dall’impiego di diverse tecniche pittoriche e scultoree, frutto della comprovata esperienza dell’artista, sensibile esponente del mondo dell’arte da quasi quaranta anni.

Pittore, scultore, scenografo, Nino Giammarco e’ nato a Sulmona nel 1946; dopo essersi diplomato in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma, inizia una brillante carriera artistica, fin dagli anni ’60 e ’70, quando partecipa ai movimenti della Pop Art italiana, rivelando una spiccata personalità. Espone nel ’77 alla XXXVII Biennale di Venezia e da allora si susseguono ininterrottamente mostre personali, nazionali ed internazionali (Berlino Est, Madrid, New York, San Juan de Puerto Rico), performances, installazioni urbane (Volterra, Terni, Gubbio, Madrid, Roma) ed esposizioni collettive, a testimonianza dell’attività di un artista mai pago di ricercare e di esprimere il proprio mondo interiore.

Già docente di Discipline pittoriche al IV Liceo Artistico -A. Caravillani- di Roma, elogiato nel tempo dalla critica piu’ autorevole (A. Del Guercio, E. Crispolti, D. Micacchi, M. Perez Lizano, D. Guzzi), Giammarco ha elaborato un linguaggio figurativo che esprime il dramma costante della storia umana, fatta di soprusi e di atroci crudeltà, ma anche di mistero, di enigmi e di speranza.

La mostra gode del sostegno di Caripaq e di ENAP; della sponsorizzazione tecnica di: Le Vigne del Lazio, Istituto Istruzione Superiore -via Domizia Lucilla- (sez. Alberghiera) e Dynofluid.

La mostra e’ a cura di Bruna Condoleo; il progetto ed il coordinamento tecnico dell’allestimento di Carla Augenti , il progetto grafico di Davide Franceschini, la fotografia delle opere in catalogo di Claudio Abate.

Il catalogo e’ edito De Luca Editori d’Arte ed il testo critico e’ a cura di Bruna Condoleo.

Info:
Museo Nazionale di Castel S. Angelo , Sala delle Colonne – Lungotevere Castello, 50 – Roma
Orario: dal martedi’ alla domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.30. Chiuso il lunedi’. Costo del biglietto 5 – dell’ingresso al Museo.

Fonte:Undo.net

LOANO (Sv). Enrico Baj.

Palazzo Doria, a Loano, ospiterà dal 31 marzo al 2 giugno 2007, l’opera di uno tra i maggiori protagonisti della storia delle avanguardie europee degli anni Cinquanta: Enrico Baj.

La mostra, curata da Sandro Barbagallo e Gian Pietro Menzani, si inserisce nell’ambito di Arte a Palazzo Doria, progetto promosso dall’Assessorato al Turismo e alla Cultura del Comune di Loano, che si propone di portare l’arte nel quotidiano anche attraverso mostre d’arte contemporanea presentate nel palazzo sede del governo della città. Dopo Emilio Tadini, Valerio Adami, Ugo Nespolo, Walter Valentini, Joe Tilson i saloni del cinquecentesco Palazzo Doria accoglieranno le opere di grande formato di uno degli artisti italiani piu’ riconosciuti e apprezzati nel panorama internazionale.

Enrico Baj, nato a Milano nel 1924, e’ stato il fondatore del Movimento Nucleare (1951) insieme a Sergio Dangelo e Joe Colombo. Ha partecipato negli anni Cinquanta ai movimenti d’avanguardia italiani e internazionali collaborando con Lucio Fontana, Piero Manzoni, Sergio Dangelo, Joe Colombo, Lucio Del Pezzo, Max Ernst, Marcel Duchamp, Yves Klein, E.L.T. Mesens, Asger Jorn e con altri artisti del gruppo Cobra, con il nouveau re’alisme, il surrealismo e la patafisica. Delle attività di quegli anni, oltre alle numerose mostre personali e di gruppo in Italia e in tutta Europa, vanno ricordati i manifesti, tra cui quello della Pittura nucleare (1952) e quello Contro lo stile (1957) – in opposizione alla sistematica ripetitività del formalismo stilistico -, nonche’ la fondazione con Jorn nel 1954 del Mouvement international pour une Bauhaus imaginiste. L’attività di Baj si svolge per oltre mezzo secolo (l’artista muore il 16 giugno 2003) nel campo delle arti figurative (pittura, incisione, scultura, ceramica), della saggistica (una quindicina i libri pubblicati) del giornalismo e nel continuo sodalizio con poeti e scrittori.

Filo conduttore della sua ampia produzione e’ l’ironia dissacratoria e il continuo rinnovarsi dell’espressività. Baj elabora uno stile molto originale in cui prevale il piacere di fare pittura con ogni sorta di materiali. I collages policromatici e polimaterici pervasi da una vena giocosa e ironica si integrano con un forte impegno civile, cosi’ come la sua attività creativa si intreccia con la riflessione sull’arte. ‘Riflettendo su tutta l’opera di Enrico Baj- dice Sandro Barbagallo ‘la critica concorda che, in qualche strano modo, egli ha anticipato la Pop nella sua accezione piu’ europea e sicuramente quel neodadaismo romano piu’ noto come la scuola di Piazza del Popolo.’

La mostra allestita a Loano in Palazzo Doria e’ un omaggio all’opera di Baj degli anni Sessanta e Settanta. A partire dalle figurazioni nucleari degli anni Cinquanta – che testimoniano le paure seguite a Hiroshima e proiettate nel futuro – nell’opera di Baj si manifesta un forte impegno civile contro ogni tipo di aggressività che, attraverso i’generali’ e le ‘parate militari’ degli anni Sessanta, approda negli anni Settanta a tre grandi opere I funerali dell’anarchico Pinelli (1972), Nixon Parade (1974) e l’Apocalisse (1979).

A Loano sarà esposto il primo dei tre grandi quadri, insieme a trenta disegni preparatori. Lungo dieci metri, alto tre metri e mezzo e profondo due metri e mezzo, I funerali dell’anarchico Pinelli occuperà il salone centrale del piano nobile di Palazzo Doria. Completeranno la mostra alcune significative opere degli anni Sessanta quali Comizio nel bosco (1963), Parade (1962), Personaggio urlante (1964), Meccano A/34 (1965).

‘Ogni artista, prima o poi, sente il bisogno di lasciare una testimonianza definitiva con la propria arte.’ spiega il critico Barbagallo -Lo ha fatto Picasso con Guernica, ma anche Carlo Carrà con I funerali dell’anarchico Galli. Baj e’ ossessionato da quest’ultimo e da tempo medita di rifare quel quadro alla sua maniera. Mai pero’ avrebbe immaginato che l’ispirazione gli sarebbe venuta dalla realtà: il 15 dicembre 1969 il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli cade misteriosamente da una finestra al quarto piano della Questura di Milano. I funerali dell’Anarchico Pinelli ci appare ancora oggi come un’installazione molto complessa. Sagome ritagliate, pannelli di legno multistrato, pedana coperta di passamanerie quasi fossero immondizia, teste di robot dai colori acidi con un occhio a lampadina, sono le prime cose che colpiscono all’impatto.

Come Guernica nel 1953, anche I funerali dell’Anarchico Pinelli vengono esposti nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale. L’inaugurazione della mostra e’ fissata per il 17 maggio 1972, ma in quello stesso giorno viene ucciso il commissario Luigi Calabresi e la mostra viene annullata. ‘L’arte si fa quindi, soprattutto e prioritariamente, nella vita e nell’ambiente di ognuno, in quel che succede o che si fa succedere, come volevano i Picabia e i Breton dei giorni felici.’ scrive Enrico Baj nel catalogo della mostra mai aperta al pubblico ‘Arte puo’ essere allora il modo di essere, di atteggiare, di scegliere, di comporre, di fare l’amore; arte possono essere le cose, gli alberi, i sassi, i fiumi, le stelle. Arte ovunque, dentro e fuori- Quando trovarono Pino Pinelli precipitato da una finestra in questura e subito morto,’ scrive ancora Baj mi preparavo a riproporre, dopo le mie lunghe visite a Picasso prima e a Seurat poi, una ben nota opera futurista di Carrà: I funerali dell’anarchico Galli. Pensavo di rifare quel quadro alla mia maniera, seppure rispettando il formato e la composizione del modello, come feci con Guernica, colle Demoiselles, con La Grande-Jatte e la Baignade– Ma la fine attuale e sconvolgente a piu’ aspetti di un altro anarchico mi fece subito mettere da parte Galli e Carrà.

La realtà e la vita e la morte di Pino si sostituivano nella mia mente al ricordo dei libri letti, degli eroi del passato, del futurismo e del dadaismo da me amati, reclamando, in luogo di un divertito rifacimento parodico-letterario, la celebrazione di una tragedia familiare e politica, che andava rappresentata, anche in pittura, piu’ o meno coi mezzi di sempre.-

La mostra di Enrico Baj e’ accompagnata da una monografia curata da Gian Pietro Menzani che attraverso la presentazione di Sandro Barbagallo e un’antologia di riflessioni di Enrico Baj, Dario Fo, Gillo Dorfles, Luciano Caramel, Giorgio Di Genova, Herbert Lust, Alain Jouffroy, Renzo Margonari, Domenico Porzio, Martina Corgnati, suggerisce un indirizzo di lettura dell’opera pittorica dell’artista.

La mostra e’ organizzata in collaborazione con l’Archivio Enrico Baj e la Fondazione Marconi, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Liguria, della Provincia di Savona ed e’ realizzata con il contribuito della Fondazione -A. de Mari- Cassa di Risparmio di Savona.

Info:
Comune di Loano – Ufficio Turismo e Cultura  – tel. 019.675694
Palazzo Doria – Loano
Orari: da lunedi’ a venerdi’ ore 9.00/13.30, martedi’ e giovedi’ ore 15.30/18.30, sabato/domenica e nei giorni festivi ore 10.30/12.30 ore 16.00/19.00 – Ingresso: libero.

Fonte:Undo.net