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BARD (Ao). In cima alle stelle. L’universo tra arte archeologia e scienza.

In cima alle stelle. L’universo tra arte archeologia e scienza‘ e’ la grande mostra che il Forte di Bard dedica, dal 4 aprile al 2 settembre 2007, al tema della relazione tra uomo e universo. Un viaggio evocativo dall’epoca preistorica fino ai giorni nostri, attraverso un percorso multidisciplinare, che coniuga rigore scientifico e aspetti divulgativi.

Molteplici linguaggi si fondono per raccontare in cinque momenti, autonomi ma complementari, alcuni aspetti dell’affascinante relazione tra l’uomo e l’universo: installazioni multimediali interattive, ma anche reperti, strumenti, opere d’arte e libri di rilevante valore archeologico, storico e artistico. Durante i mesi della mostra saranno inoltre organizzati sul territorio incontri e conferenze sui temi dell’esposizione.

La mostra e’ promossa dall’Associazione Forte di Bard in collaborazione con la Soprintendenza Regionale ai Beni e alle Attività Culturali della Regione Autonoma Valle d’Aosta e l’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta e con il sostegno della Regione Autonoma Valle d’Aosta, la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Cassa di Risparmio di Torino.

La prima sezione in senso cronologico racconta la stretta relazione che, fin dai tempi preistorici e protostorici, esisteva tra uomo e cielo, quando gli astri scandivano i tempi dei riti, delle semine e dei raccolti. I reperti archeologici scelti provengono dagli scavi di Saint-Martin-de-Corle’ans ad Aosta e dal Cromlech del Colle del Piccolo San Bernardo, due dei principali siti del ricco patrimonio archeologico della Regione Autonoma Valle d’Aosta. Fra i reperti in mostra le suggestive stele antropomorfe, un calco dell’aratura che determinava l’area sacra e numerosi piccoli oggetti di vita quotidiana e per la pratica del culto che testimoniano come il mondo religioso, espresso attraverso un santuario megalitico di 5000 anni or sono, implichi uno stretto legame con l’osservazione della sfera celeste. Raffaella Poggiani Keller, Francesco Mezzena e Maria Cristina Ronc sono i curatori di questa sezione.

Nella seconda parte dell’esposizione, l’astronomia attraverso la storia dell’arte, nascita e evoluzione del pensiero astronomico moderno sono narrate in senso cronologico e documentate attraverso una selezione di opere d’arte (da Dürer a Suttermans, da Guercino a Tintoretto e Tiepolo, fino a Balla e Fontana), strumenti astronomici e testi scientifici in prima edizione (esemplare il Dialogo sui massimi sistemi di Gallileo e il Philosophiae Naturalis di Newton), provenienti dalle maggiori istituzioni culturali e collezioni pubbliche e private italiane ed europee. A cura di Pierluigi Carofano, Luigi Di Corato e Annalisa Cittera, la sezione propone le conquiste fondamentali dell’astronomia, dalla concezione copernicana della posizione della Terra nel Cosmo fino alla teoria della relatività generale di Albert Einstein, scandite ponendo in relazione formulazione teorica, applicazione tecnica e interpretazione artistica, per restituire nella sua interezza il clima culturale di ogni epoca.

Il terzo momento del percorso espositivo e’ dedicato all’uomo contemporaneo e alla sua comprensione dei principi fondamentali che reggono l’universo. La sezione parte dalla ricostruzione di due stele antropomorfe (III millennio a.C.), provenienti dal sito archeologico di Saint-Martin-de-Corle’ans, esposte nella ricostruzione virtuale della loro collocazione originale, che le vedeva in evidente rapporto con l’asse celeste dell’epoca. Il visitatore e’ introdotto ai principi dello spazio-tempo, il concetto su cui si fonda la moderna cosmologia, immergendosi in un inedito percorso multimediale interattivo. Il progetto e’ realizzato da Studio Azzurro e ideato in collaborazione con l’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta. Le installazioni proposte sono opere autoriali che attraverso un linguaggio poetico e metaforico, ma scientificamente congruo, permettono di approfondire in modo originale la comprensione dei principi che ci mettono in relazione con il Cosmo.

La quarta tappa del racconto uomo-universo e’ ancora dedicata all’arte contemporanea: ‘Dalla Terra alle Stelle (e ritorno)’ a cura di Antonella Crippa. Un’ampia area espositiva, collocata negli spazi delle Prigioni del Forte e lungo il percorso di salita alla rocca, indaga il rapporto dell’uomo contemporaneo con le stelle e l’eventuale riscontro delle ricerche scientifiche sull’immaginario artistico delle nuove generazioni. La risposta e’ affidata a otto giovani artisti affermati a livello internazionale Pierre Huyghe, Olafur Eliasson, Tomas Saraceno, Sandrine Nicoletta, Gianni Caravaggio, Simone Berti, Radioqualia – Honor Harger, Adam Hyde – di cui la mostra propone alcuni importanti lavori e nuove opere realizzate site specific.

A ideale completamento della mostra, la Piazza d’Armi del Forte ospita due ulteriori momenti di approfondimento degli aspetti scientifici: un planetario dove il visitatore verrà accompagnato alla scoperta dei principi fondamentali dell’osservazione astronomica e una rassegna fotografica intitolata ‘Le montagne del sistema solare’ che propone una selezione di immagini realizzate dalle sonde dell’ESA e della NASA. Nello Spazio Valle’e Culture del Forte – area del Forte dedicata in modo permanente agli approfondimenti sull’offerta culturale della Regione – e’ illustrata in dettaglio l’attività dei due poli di eccellenza della Valle d’Aosta che hanno contribuito alla realizzazione della mostra: la Soprintendenza Regionale ai Beni e alle Attività Culturali della Regione Autonoma Valle d’Aosta e l’Osservatorio Astronomico della Regione Autonoma Valle d’Aosta.

Il naturale legame tra il cielo stellato e la montagna, unito alla vocazione del Forte quale porta di accesso alla cultura e alle tradizioni delle Alpi, fanno di Bard il luogo privilegiato per ospitare questo excursus dalla preistoria ad oggi che, attraverso le testimonianze e le suggestioni dell’arte e della scienza, si propone di fondere saperi diversi attorno ad un unico argomento. Multimedialità, multidisciplinarietà e interattività sono caratteristiche che animano la mostra coerentemente con l’intero progetto allestitivo del Forte. Offrendo una molteplicità di letture, l’esposizione si rivolge a pubblici diversi, con particolare attenzione alle scuole a cui saranno dedicate visite guidate di approfondimento, anche sul territorio.

Il Forte di Bard, inaugurato nel gennaio 2006 con il Museo delle Alpi, si avvia a diventare il principale centro di divulgazione della cultura alpina, in grado di integrare una forte vocazione internazionale alla valorizzazione e attenzione al patrimonio specifico della Valle d’Aosta.

Info:
Orari: martedi/venerdi dalle 10.00 alle 18.00 – sabato/domenica dalle 10.00 alle 19.00 – chiuso il lunedi’
Ingresso: intero 8 euro, ridotto 6 euro, ragazzi 4 euro.

Fonte:Undo.net

ROMA. Nino Giammarco – Labirinti dell’anima.

Il giorno martedi’ 3 aprile 2007 nel Museo Nazionale di Castel S. Angelo, nella Sala delle Colonne, si inaugura la mostra -Nino Giammarco. Labirinti dell’anima-, sulla piu’ recente ed inedita produzione dell’artista Nino Giammarco, che consta di 45 opere circa, tra olii, sculture e tecniche miste su carta.

L’esposizione, patrocinata dall’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, dalla Provincia di Roma e dalla Regione Abruzzo, si articola attorno alla tematica della guerra e dei suoi disastri, proponendo gli effetti devastanti di stragi, distruzioni e migrazioni di popoli, ma soprattutto traducendo figurativamente le ferite interiori ed il disorientamento degli individui di fronte agli orrori commessi dall’uomo, il quale sembra avere smarrito ogni sentimento di solidarietà verso i propri simili, come dimostra ampiamente la storia dei tempi in cui viviamo.

Nelle opere dell’artista una marea brulicante di esseri indistinti vaga attraverso percorsi labirintici ed impervi, fuggendo senza meta: ne scaturisce l’immagine delirante di un’umanità priva di consapevolezze e di ideali, apportatrice di morte e di catastrofi. Fortemente espressionista e simbolica, quella di Giammarco e’ arte di denuncia e di provocazione, che intende richiamare l’uomo ad un’indagine entro se stesso, nei labirinti dell’anima e nelle proprie inquietudini, affinche’ possa ritrovare verità piu’ durature e spirituali. Dalla ferocia brutale del segno e dalle tinte esplosive nasce, infatti, uno shock visivo: la follia bestiale che pervade le menti umane si esprime in scenari biblici, in paesaggi devastati di un mondo in bilico tra realtà e visionarietà.

Riferimenti colti alla tradizione della pittura europea, dal Rinascimento all’età barocca, echi delle avanguardie storiche, come la Metafisica ed il Surrealismo, richiami a temi goyeschi e picassiani, si fondono in un’originale iconografia, pregna di elementi crudi e drammatici, ma anche addolcita da figure di angeli giustizieri o vivificata dalla consuetudine con le immagini del mito classico. Le sue opere, contraddistinte da violenza cromatica e da dinamismo di forme, testimoniano l’impegno dell’artista, sempre attento ad approfondire le tematiche sociali piu’ urgenti e seriamente proiettato alla riconquista di una dimensione etica dell’esistenza.

La mostra di Nino Giammarco si pone, dunque, come evento stimolante, sia per l’indubbia attualità dei contenuti, sia per la ricchezza inventiva delle immagini, supportata dall’impiego di diverse tecniche pittoriche e scultoree, frutto della comprovata esperienza dell’artista, sensibile esponente del mondo dell’arte da quasi quaranta anni.

Pittore, scultore, scenografo, Nino Giammarco e’ nato a Sulmona nel 1946; dopo essersi diplomato in scenografia all’Accademia di Belle Arti di Roma, inizia una brillante carriera artistica, fin dagli anni ’60 e ’70, quando partecipa ai movimenti della Pop Art italiana, rivelando una spiccata personalità. Espone nel ’77 alla XXXVII Biennale di Venezia e da allora si susseguono ininterrottamente mostre personali, nazionali ed internazionali (Berlino Est, Madrid, New York, San Juan de Puerto Rico), performances, installazioni urbane (Volterra, Terni, Gubbio, Madrid, Roma) ed esposizioni collettive, a testimonianza dell’attività di un artista mai pago di ricercare e di esprimere il proprio mondo interiore.

Già docente di Discipline pittoriche al IV Liceo Artistico -A. Caravillani- di Roma, elogiato nel tempo dalla critica piu’ autorevole (A. Del Guercio, E. Crispolti, D. Micacchi, M. Perez Lizano, D. Guzzi), Giammarco ha elaborato un linguaggio figurativo che esprime il dramma costante della storia umana, fatta di soprusi e di atroci crudeltà, ma anche di mistero, di enigmi e di speranza.

La mostra gode del sostegno di Caripaq e di ENAP; della sponsorizzazione tecnica di: Le Vigne del Lazio, Istituto Istruzione Superiore -via Domizia Lucilla- (sez. Alberghiera) e Dynofluid.

La mostra e’ a cura di Bruna Condoleo; il progetto ed il coordinamento tecnico dell’allestimento di Carla Augenti , il progetto grafico di Davide Franceschini, la fotografia delle opere in catalogo di Claudio Abate.

Il catalogo e’ edito De Luca Editori d’Arte ed il testo critico e’ a cura di Bruna Condoleo.

Info:
Museo Nazionale di Castel S. Angelo , Sala delle Colonne – Lungotevere Castello, 50 – Roma
Orario: dal martedi’ alla domenica dalle ore 10.00 alle ore 18.30. Chiuso il lunedi’. Costo del biglietto 5 – dell’ingresso al Museo.

Fonte:Undo.net

LOANO (Sv). Enrico Baj.

Palazzo Doria, a Loano, ospiterà dal 31 marzo al 2 giugno 2007, l’opera di uno tra i maggiori protagonisti della storia delle avanguardie europee degli anni Cinquanta: Enrico Baj.

La mostra, curata da Sandro Barbagallo e Gian Pietro Menzani, si inserisce nell’ambito di Arte a Palazzo Doria, progetto promosso dall’Assessorato al Turismo e alla Cultura del Comune di Loano, che si propone di portare l’arte nel quotidiano anche attraverso mostre d’arte contemporanea presentate nel palazzo sede del governo della città. Dopo Emilio Tadini, Valerio Adami, Ugo Nespolo, Walter Valentini, Joe Tilson i saloni del cinquecentesco Palazzo Doria accoglieranno le opere di grande formato di uno degli artisti italiani piu’ riconosciuti e apprezzati nel panorama internazionale.

Enrico Baj, nato a Milano nel 1924, e’ stato il fondatore del Movimento Nucleare (1951) insieme a Sergio Dangelo e Joe Colombo. Ha partecipato negli anni Cinquanta ai movimenti d’avanguardia italiani e internazionali collaborando con Lucio Fontana, Piero Manzoni, Sergio Dangelo, Joe Colombo, Lucio Del Pezzo, Max Ernst, Marcel Duchamp, Yves Klein, E.L.T. Mesens, Asger Jorn e con altri artisti del gruppo Cobra, con il nouveau re’alisme, il surrealismo e la patafisica. Delle attività di quegli anni, oltre alle numerose mostre personali e di gruppo in Italia e in tutta Europa, vanno ricordati i manifesti, tra cui quello della Pittura nucleare (1952) e quello Contro lo stile (1957) – in opposizione alla sistematica ripetitività del formalismo stilistico -, nonche’ la fondazione con Jorn nel 1954 del Mouvement international pour une Bauhaus imaginiste. L’attività di Baj si svolge per oltre mezzo secolo (l’artista muore il 16 giugno 2003) nel campo delle arti figurative (pittura, incisione, scultura, ceramica), della saggistica (una quindicina i libri pubblicati) del giornalismo e nel continuo sodalizio con poeti e scrittori.

Filo conduttore della sua ampia produzione e’ l’ironia dissacratoria e il continuo rinnovarsi dell’espressività. Baj elabora uno stile molto originale in cui prevale il piacere di fare pittura con ogni sorta di materiali. I collages policromatici e polimaterici pervasi da una vena giocosa e ironica si integrano con un forte impegno civile, cosi’ come la sua attività creativa si intreccia con la riflessione sull’arte. ‘Riflettendo su tutta l’opera di Enrico Baj- dice Sandro Barbagallo ‘la critica concorda che, in qualche strano modo, egli ha anticipato la Pop nella sua accezione piu’ europea e sicuramente quel neodadaismo romano piu’ noto come la scuola di Piazza del Popolo.’

La mostra allestita a Loano in Palazzo Doria e’ un omaggio all’opera di Baj degli anni Sessanta e Settanta. A partire dalle figurazioni nucleari degli anni Cinquanta – che testimoniano le paure seguite a Hiroshima e proiettate nel futuro – nell’opera di Baj si manifesta un forte impegno civile contro ogni tipo di aggressività che, attraverso i’generali’ e le ‘parate militari’ degli anni Sessanta, approda negli anni Settanta a tre grandi opere I funerali dell’anarchico Pinelli (1972), Nixon Parade (1974) e l’Apocalisse (1979).

A Loano sarà esposto il primo dei tre grandi quadri, insieme a trenta disegni preparatori. Lungo dieci metri, alto tre metri e mezzo e profondo due metri e mezzo, I funerali dell’anarchico Pinelli occuperà il salone centrale del piano nobile di Palazzo Doria. Completeranno la mostra alcune significative opere degli anni Sessanta quali Comizio nel bosco (1963), Parade (1962), Personaggio urlante (1964), Meccano A/34 (1965).

‘Ogni artista, prima o poi, sente il bisogno di lasciare una testimonianza definitiva con la propria arte.’ spiega il critico Barbagallo -Lo ha fatto Picasso con Guernica, ma anche Carlo Carrà con I funerali dell’anarchico Galli. Baj e’ ossessionato da quest’ultimo e da tempo medita di rifare quel quadro alla sua maniera. Mai pero’ avrebbe immaginato che l’ispirazione gli sarebbe venuta dalla realtà: il 15 dicembre 1969 il ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli cade misteriosamente da una finestra al quarto piano della Questura di Milano. I funerali dell’Anarchico Pinelli ci appare ancora oggi come un’installazione molto complessa. Sagome ritagliate, pannelli di legno multistrato, pedana coperta di passamanerie quasi fossero immondizia, teste di robot dai colori acidi con un occhio a lampadina, sono le prime cose che colpiscono all’impatto.

Come Guernica nel 1953, anche I funerali dell’Anarchico Pinelli vengono esposti nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale. L’inaugurazione della mostra e’ fissata per il 17 maggio 1972, ma in quello stesso giorno viene ucciso il commissario Luigi Calabresi e la mostra viene annullata. ‘L’arte si fa quindi, soprattutto e prioritariamente, nella vita e nell’ambiente di ognuno, in quel che succede o che si fa succedere, come volevano i Picabia e i Breton dei giorni felici.’ scrive Enrico Baj nel catalogo della mostra mai aperta al pubblico ‘Arte puo’ essere allora il modo di essere, di atteggiare, di scegliere, di comporre, di fare l’amore; arte possono essere le cose, gli alberi, i sassi, i fiumi, le stelle. Arte ovunque, dentro e fuori- Quando trovarono Pino Pinelli precipitato da una finestra in questura e subito morto,’ scrive ancora Baj mi preparavo a riproporre, dopo le mie lunghe visite a Picasso prima e a Seurat poi, una ben nota opera futurista di Carrà: I funerali dell’anarchico Galli. Pensavo di rifare quel quadro alla mia maniera, seppure rispettando il formato e la composizione del modello, come feci con Guernica, colle Demoiselles, con La Grande-Jatte e la Baignade– Ma la fine attuale e sconvolgente a piu’ aspetti di un altro anarchico mi fece subito mettere da parte Galli e Carrà.

La realtà e la vita e la morte di Pino si sostituivano nella mia mente al ricordo dei libri letti, degli eroi del passato, del futurismo e del dadaismo da me amati, reclamando, in luogo di un divertito rifacimento parodico-letterario, la celebrazione di una tragedia familiare e politica, che andava rappresentata, anche in pittura, piu’ o meno coi mezzi di sempre.-

La mostra di Enrico Baj e’ accompagnata da una monografia curata da Gian Pietro Menzani che attraverso la presentazione di Sandro Barbagallo e un’antologia di riflessioni di Enrico Baj, Dario Fo, Gillo Dorfles, Luciano Caramel, Giorgio Di Genova, Herbert Lust, Alain Jouffroy, Renzo Margonari, Domenico Porzio, Martina Corgnati, suggerisce un indirizzo di lettura dell’opera pittorica dell’artista.

La mostra e’ organizzata in collaborazione con l’Archivio Enrico Baj e la Fondazione Marconi, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Liguria, della Provincia di Savona ed e’ realizzata con il contribuito della Fondazione -A. de Mari- Cassa di Risparmio di Savona.

Info:
Comune di Loano – Ufficio Turismo e Cultura  – tel. 019.675694
Palazzo Doria – Loano
Orari: da lunedi’ a venerdi’ ore 9.00/13.30, martedi’ e giovedi’ ore 15.30/18.30, sabato/domenica e nei giorni festivi ore 10.30/12.30 ore 16.00/19.00 – Ingresso: libero.

Fonte:Undo.net

AREZZO. Piero della Francesca.

Piero e le corti italiane

Piero della Francesca e le corti italiane rappresenta un affascinante viaggio che, partendo dai luoghi d’origine dell’artista, accompagnerà il visitatore tra le corti del Rinascimento, ricostruendone clima, cultura, protagonisti, scambi e incontri, attraverso la figura del maestro e gli echi della sua arte. Dalla casa a Sansepolcro alla corte dei Baglioni a Perugia, come collaboratore di Domenico Veneziano; dal soggiorno nella Firenze di Cosimo il Vecchio con la visione della corte bizantina, alla permanenza presso la corte estense di Ferrara, con la sua influenza su artisti coevi come i Lendinara e i maestri dello studio di Belfiore; dall’arrivo a Rimini alla corte dei Malatesta, al contatto diretto con Roma dove soggiorna tra il 1458-59 lavorando per Pio II in Vaticano. Il viaggio di Piero prosegue alla volta di Urbino, presso la corte dei Montefeltro, dove si dedica alla scrittura del trattato sulla prospettiva ed il cui passaggio lascerà riflessi nell’opera di Giovanni Santi, in quella del Laurana. Infine presso i della Rovere, ove dipinge la splendida Madonna di Senigallia.

Un artista itinerante Piero della Francesca; la Mostra ne ricostruisce quindi il viaggio grazie ad opere straordinarie come il Ritratto di Sigismondo Pandolfo Malatesta, il San Girolamo con Girolamo Amadi, il Dittico dei duchi d’Urbino, la Madonna di Senigallia, e a dipinti e tavole di artisti a lui coevi come Pisanello, Rogier van der Weyden, Domenico Veneziano, Fra Carnevale, Luca Signorelli.Arezzo offre inoltre la possibilità di ammirare, nel Duomo e nella Basilica di San Francesco, altri celebri capolavori dell’artista come la Maria Maddalena e il ciclo della Leggenda della Vera Croce.

Piero della Francesca sentiva un profondo e intenso legame con le sue terre, ove torno’ piu’ volte lasciando alcuni dei suoi piu’ importanti capolavori. Dopo Arezzo l’itinerario si dipana quindi nella valle superiore del Tevere, a Sansepolcro ed a Monterchi, il primo, borgo natale del Maestro che custodisce il Polittico della Misericordia, la Resurrezione, il San Giuliano e il San Ludovico, il secondo, piccolo centro che serba un altro straordinario affresco di Piero della Francesca, la Madonna del Parto. Colori e ritmi delle terre di Arezzo rivivono nelle opere del maestro e solo in questi luoghi possono essere pienamente comprese.

Info:
Museo Statale di Arte Medievale e Moderna
via San Lorentino, 8 – Arezzo
Orario: tutti i giorni: ore 9.00 – 19.00

Fonte:Undo.net

RAVENNA. Felice Casorati dipingere il silenzio.

Il Museo d’Arte della città di Ravenna presenta dal prossimo 31 marzo un’antologica dedicata al lavoro di Felice Casorati (Novara 1883 – Torino 1963) con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Ravenna e con il contributo di UniCredit Banca e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. La mostra intende documentare, attraverso una selezione di circa 100 opere, la lunga carriera dell’artista piemontese, dagli esordi secessionisti di inizio -900 alle composizioni neoquattrocentiste, dal -realismo magico’ alle enigmatiche nature morte degli anni cinquanta.

Nel suo percorso artistico Casorati ha saputo tradurre in modo esemplare quasi tutte le piu’ significative istanze della prima metà del secolo, attraversando le varie fasi poetiche in chiave secessionista, metafisica, novecentista e classicista, e interpretando i movimenti alla luce di una rigorosa attenzione alla struttura compositiva, alla misura e all’armonia dei valori plastici e cromatici.

Gli esordi vicini all’esperienza simbolista sono riconoscibili nel Ritratto di Signora (Ritratto della sorella Elvira), esposto alla Biennale di Venezia del 1907 considerato il suo primo quadro, oppure in La preghiera (1914), in cui emerge lo studio della sofisticata pittura di Klimt. Alla fine della guerra (1915-18), periodo nel quale il lavoro artistico viene bruscamente interrotto per quattro anni, si trasferisce a Torino (1918) diventando un figura chiave del panorama artistico culturale della capoluogo piemontese. Nelle opere della maturità come nel ritratto di Silvana Cenni (1922) e in Duplice ritratto (1924) il dettaglio decorativo viene sostituito da un preciso disegno e da un rigore formale ispirato alla pittura quattrocentesca, in particolare a Piero della Francesca.

Casorati dipinge in modo semplice, severo, in uno spazio prospettico sottolineato da un assoluto equilibro cromatico. L’artista novarese, oltre ai ritratti femminili dai lineamenti affilati ed eleganti, colti in interni misteriosi in cui domina un dimensione di eternità come in La donna e l’armatura (1921) e in Fanciulla nuda (1921), si dedica alle nature morte: scodelle, frutta, uova, semplici cose quotidiane diventano oggettivazione dei sentimenti umani. A partire dal 1928 la malinconica freddezza lascia spazio ad un disegno piu’ fluido e ad una ricerca cromatica piu’ intensa, dando ai dipinti nuove implicazioni emozionali evidenti in opere come Vocazione (1939).

La mostra sarà documentata da un catalogo edito da Electa Mondadori, a cura di Claudio Spadoni, con un ricco apparato iconografico, contributi critici di Anna Maria Chiara Donini, Claudia Gian Ferrari, Maria Mimita Lamberti, Michela Scolaro, Claudio Spadoni e una testimonianza di Francesco Casorati.

Felice Casorati nasce a Novara nel 1883. L’infanzia e l’adolescenza sono caratterizzate da continui spostamenti in varie città italiane dovute alla professione del padre, Ufficiale di carriera. Abbandonata la precoce passione musicale si dedica alla pittura. Nel 1906 si laurea in legge a Padova, l’anno successivo espone alla Biennale di Venezia. Dal 1908 al 1911 soggiorna a Napoli, per poi trasferirsi a Verona esponendo a Ca’ Pesaro nel 1913. Nel 1915 viene richiamato al fronte. Congedato nel 1917, dopo la morte improvvisa del padre, si trasferisce a Torino (1918) insieme alla madre e alle sorella. L’affermazione nel 1924 quando partecipa con una sala personale alla Biennale di Venezia, due anni dopo prende parte alla I Mostra del Novecento Italiano, gruppo con cui esporrà fino al 1929. Nel 1930 partecipa alla I Quadriennale di Roma ottenendo il terzo premio per la pittura; lo stesso anno sposa Daphne Maugham da cui avrà un figlio, Francesco, nel 1934. Dal 1941 insegna pittura all’Accademia di Torino, di cui nel 1952 diventa direttore e nel 1954 presidente. In questi anni partecipa a mostre in Europa e in America. Felice Casorati muore a Torino nel 1963.


Info:
Museo d’Arte della Citta’ – MAR  – via di Roma, 13 – Ravenna
Orari: martedi’ – domenica 9 – 19; venerdi’ 9 – 21
Ingresso: intero: € 6; ridotto: € 5; studenti: € 3.

Fonte:Undo.net