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BERGAMO. IL FUTURO DEL FUTURISMO. Dalla ‘rivoluzione italiana’ all’arte contemporanea. Da Boccioni a Fontana a Damien Hirst.

Alla GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, cento opere illustrano come il Futurismo abbia rappresentato una rivoluzione in grado di influenzare lo sviluppo dell’arte moderna e contemporanea.

Dopo WAR IS OVER, la grande mostra che l’anno scorso aveva portato a Bergamo più di 40.000 visitatori, la GAMeC annuncia il suo nuovo evento autunnale, realizzato in collaborazione con COBE Direzionale S.p.A., che focalizzerà l’attenzione sull’influenza che il Futurismo ha avuto, e ha tuttora, sull’arte del Novecento, in anticipo sulla storica ricorrenza del 2009, che celebrerà il Centenario della nascita del Movimento Futurista.

IL FUTURO DEL FUTURISMO, questo il titolo dell’iniziativa curata da Giacinto Di Pietrantonio e Maria Cristina Rodeschini Galati, intende affrontare, attraverso circa 200  opere di 120 artisti, gli influssi esercitati dal Futurismo – la più importante avanguardia storica italiana – sugli sviluppi dell’arte visiva del ‘900 per giungere alle più recenti ricerche contemporanee; la mostra si svilupperà attraverso un percorso espositivo tematico che pone in relazione i linguaggi che hanno trovato il proprio fondamento teorico e poetico nei manifesti del movimento e le più innovative indagini artistiche del XX secolo.

Dalle opere degli esponenti storici del futurismo – quali Boccioni, Balla, Carrà, Russolo, Severini, Depero, veri capisaldi della storia dell’arte per aver interpretato concetti rivoluzionari, come la simultaneità, il valore estetico dell’innovazione tecnologica, il fascino di un futuro non ancora esperibile – si procede verso ricerche artistiche cui la radicalità dell’avanguardia Futurista ha aperto la strada: dall’Astrattismo al Costruttivismo, dall’Arte Cinetica alle Neo Avanguardie degli anni ‘60 e ‘70 fino ad alcuni tra i protagonisti dell’arte contemporanea. Un itinerario, quindi, che si articola per accostamenti, analogie e differenze.

Gli artisti del Futurismo credevano nella necessità di una radicale riprogettazione dell’universo, operazione che li ha portati a concepire in modo nuovo ogni espressione artistica, compresa la musica, la danza, la fotografia, il cinema, il teatro, gli spazi da abitare, gli arredi. Nell’esplorare la vastità di questo immaginario, la mostra Il Futuro del Futurismo ne offre una ricca esemplificazione, allacciando relazioni culturali con la realtà dello spettacolo e il mondo produttivo.

Prendendo spunto dalle tematiche celebrate dal Futurismo – dalla velocità alla tecnologia, dalla simultaneità al dinamismo della metropoli, dall’audacia alla ribellione, allo scandalo – gli spazi della GAMeC saranno suddivisi in 9 sezioni.

Al Futurismo Rivisitato – con artisti quali Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Luciano Fabro, Damien Hirst, Thomas Rüff, Mario Schifano, Frank Stella, Patrick Tuttofuoco; All’Energia Metropolitana – con opere di Vito Acconci, Franz Ackermann, A-One, Archigram, Archizoom, Atelier Mendini Progetto con Alchimia, Pere Català Pic, Mario Chiattone, Paul Citroen, Peter Cook e Colin Fournier, Tullio Crali, Fortunato Depero, Nicolaj Diulgheroff, Cesar Domela Nieuwenhuis, Massimiliano Fuksas, Carlos Garaicoa, Frank Gehry, Andreas Gursky, Zaha Hadid, Jan Kamman, Alexis Leiva Kcho, Bodys Isek Kingelez, Armin Linke, Virgilio Marchi, Multiplicity, Jean Nuovel, Gianni Pettena, Ljubov Sergeevna Popova, Rammellzee, Aleksander Rodchenko, Antonio Sant’Elia, Karl Steiner, Superstudio, Toxic, UFO; All’Anarchia dalla Tradizione con i lavori di Nikolai Burkovsky, Carlo Carrà, Maurizio Cattelan, Ilja Chashnick, Sandro Chia, Giuseppe Chiari, Tony Cragg, Martin Creed, Pinot Gallizio, Gustav Gustavovich Klucis, Nina Kogan, Ivan Kudriashev, Eugenia Magaril, Piero Manzoni, Michelangelo Pistoletto, Aleksander Rodchenko; All’Estetizzazione della Politica – Renato Bertelli, Maurizio Cattelan, Fortunato Depero, Gustav Gustavovich Klucis, Barbara Kruger, El Lissitzky Lazar MarKovich, Fabio Mauri, Atelier Mendini Progetto con Alchimia, Aleksander Rodchenko, Luigi Russolo, Wolf Vostell; All’Umano troppo Umano – Umberto Boccioni, Sonia Delaunay Terk, Nicolaj Diulgheroff, Marcel Fabre, Fillia (Luigi Colombo), Gilbert & George, Gustav Gustavovich Klucis, Robert Longo,  Bruce Nauman, Enrico Prampolini, Gino Severini; Alla Società dello Spettacolo –  Archizoom, Giacomo Balla, Luca Comerio, Tullio Crali, Fortunato Depero, Keith Haring, Corrado Levi, El Lissitky Lazar MarKovich, Paul McCarthy, Aleksei Alekseevich Morgunov, Nam June Paik, Aleksander Rodchenko, Mimmo Rotella, Gino Severini, Nadezha Andreevna Udaltsova, Andy Warhol; Al Tempo con la Tecnica – Getulio Alviani, Giacomo Balla, Henrych Berlewi, Toni Costa, Goncharova Natalia, Carsten Höller, Julio Le Parc, El Lissitky Lazar MarKovich, Enzo Mari, Manfredo Massironi, Tatsuo Miyajima, Laszlò Moholy-Nagy, Bruno Munari, Kenneth Snelson, Rafael Jesús Soto, Jean Tinguely, Léon Tutundjian,Yuri Alekseevich Vasnetsov, Alexander Zeitlnin; Alla Vita che Corre – Carla Accardi, John Armleder, Roberto Marcello Baldessari, Carlo Carrà, Sandro Chia, Fortunato Depero, Piero Dorazio, Lucio Fontana, Gustav Gustavovich Klucis, Frantisek Kupka, Maurizio Mochetti, Pippo Oriani, Panamarenko, Ivo Pannaggi, Gianni Piacentino, Enrico Prampolini, Robert Rauschenberg, Aleksander Rodchenko, Gino Severini, Tato (G. Sansoni), Dina Lextman Zavslakaja; All’immaginazione senza fili video di Dara Birnbaum, Candice Breitz, Guy Debord, Jonathan Horowitz, Fernand Leger, Len Lye

Info:
Una realizzazione GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Bergamo, in collaborazione con COBE Direzionale S.p.A.
Sede: GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea – via San Tomaso, 53 – 24121 Bergamo
tel. +39 035 270272 – fax +39 035 236962

Periodo: 21 settembre 2007 – 24 febbraio 2008
Orari: martedì-domenica ore 10-19, giovedì ore 10-22, lunedì chiuso
Giorni di apertura particolari: 1° novembre – 8 dicembre – 25 e 26 dicembre 2007; 1° gennaio – 6 gennaio 2008.
Biglietti: intero: € 8,00; ridotto e gruppi: € 6,00; scuole: € 2,00.
Prenotazioni gruppi e visite guidate: tel. + 39 035 218041, negli orari: lunedì-venerdì 9,00 – 19,00.
Iscrizione visite guidate singoli (a giorni e orari fissi) tel. 035 218041 negli orari: lunedì – venerdì: 9,00 – 19,00
Catalogo Electa.

Link: http://www.gamec.it

FIRENZE. Cabianca e la civilta’ dei Macchiaioli.

Si e’ riaperta la Villa Bardini, situata all’interno del centenario Giardino Bardini, recentemente restaurata e restituita al suo antico splendore grazie al contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. La Villa, dopo quasi mezzo secolo di abbandono, dal 12 luglio inaugura la sua attività espositiva ospitando la mostra di Vincenzo Cabianca, pittore veronese da sempre considerato uno degli artefici della rivoluzione dei macchiaioli toscani.

La mostra fiorentina, che comprende un centinaio di opere di Cabianca a cui si affiancheranno circa 25 opere di altri artisti macchiaioli tra i quali Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Cristiano Banti, Nino Costa, si arricchirà di altre importanti opere dell’artista rispetto alla prima tappa orvietana che chiuderà il 1° luglio, quali la grande tela dei I novellieri fiorentini di Palazzo Pitti, la Scena medievale e Le monachine in riva al mare entrambe provenienti dalla Galleria Civica d’arte Moderna di Milano, le bellissime tele Al sole e L’acquaiola da collezioni private e di altri maestri macchiaioli come il dipinto Giovani pescatori di Telemaco Signorini, e Riunione di contadine di Cristiano Banti.

La mostra e’ promossa e prodotta dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, ed e’ posta sotto il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Comune di Firenze, Assessorato alla Cultura. La curatela della mostra e’ affidata a Francesca Dini che, coadiuvata da un importante comitato scientifico, ricostruisce il percorso formativo e pittorico di Cabianca, con ricchezza di dipinti anche inediti, offrendo cosi’ al visitatore l’opportunità di conoscere l’esperienza di un singolo artista e le sue scelte estetiche attraverso la vicenda dei Macchiaioli come movimento artistico di gruppo.

Si potranno ammirare dipinti noti come l’Abbandonata o inediti come Vendemmia in Toscana, testimonianze degli anni delle audaci sperimentazioni della -macchia- che Cabianca condusse con Banti e Signorini in Liguria e nella campagna toscana di Montemurlo tra il 1859 e il 1862, sperimentazioni che culminarono nel celebre capolavoro Il mattino e nei Marmi a Carrara Marina non piu’ visto da quasi un secolo. Gli anni aurei della -macchia-, risultanza del momento centrale del sodalizio con gli amici macchiaioli nella campagna fiorentina di Piagentina e nei paesaggi marini di Castiglioncello e della Versilia, sono testimoniati da capolavori noti quali Spiaggia a Viareggio e Un bagno fra gli scogli.

Lo splendido Ritorno dai campi del 1862, non piu’ esposto da decenni, e’ il dipinto attorno al quale ruotano scorci di campagna toscana, inediti o non piu’ visti da tempo. Cabianca, dopo il suo trasferimento a Roma avvenuto nel 1870, effettuerà diversi viaggi nella campagna romana, a Ischia, in Liguria, a Venezia e a Castiglioncello. E’ un continuo peregrinare alla ricerca degli effetti di luce che egli poi renderà con straordinario vigore nelle sue tele.

E’ il momento di Strada a Palestrina, Nettuno. Gradatamente la sua ispirazione malinconica si arricchisce di motivi spiritualistici, in consonanza con il clima generale degli ultimi due decenni del secolo: ne nasce uno splendido capolavoro quale Nevi romane. La mostra si chiude con opere che rappresentano due temi fondamentali della produzione di Cabianca: la poesia dei chiostri e Venezia, opere che evidenziano
l’evolversi del percorso dell’artista verso espressioni pittoriche pienamente
novecentesche.

A Vincenzo Cabianca, sebbene sempre ben rappresentato nell’ambito di mostre collettive dedicate ai Macchiaioli, e’ dal 1927 che non era stata dedicata una mostra monografica, una grave lacuna per gli studi che grazie all’Ente Cassa di Risparmio di Firenze e alla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto e’ stata finalmente colmata. A questa prima considerazione di carattere scientifico che permette di ammirare dipinti inediti ed altri che non si vedono da moltissimi anni, si aggiunge un altro importantissimo traguardo che questa mostra si e’ posta: la realizzazione di una pubblicazione con importanti aggiornamenti per gli studi sul pittore , un catalogo ricco di apparati e di documentazione che perviene dagli eredi, depositari di un ampio carteggio in larga parte anche questo inedito. Il catalogo, edito da Pagliai/Polistampa, e’ ricco di apparati e di documentazione in larga parte inediti.

Info:
Villa Bardini  – Costa San Giorgio, 4 – Firenze, fino al 14/10/2007;
Orario: luglio e agosto orario 8.15-19.30; Settembre e ottobre orario 8.15-18.30; Chiusura: primo e ultimo lunedi’ del mese. Ingresso libero.

Fonte:Undo.net

VENEZIA Sant’Erasmo Torre Massimiliana. Emilio Vedova.

“Da anni, Vedova va raccogliendo eventi ed indizi, sapendo che, quando si cammina sul filo del rasoio un istante di minor tensione basta a rovinare tutto. La sua pittura s’inoltra nella dimensione del terrore, dove le grandi idee dell’umanità diventano lampi di luce e vortici di tenebra.”
Quella energica e violenta tensione gestuale e narrativa -così ben focalizzata da Argan- che si muove sul bilico degli opposti tra luce e ombra, segno e spazio, astrazione e forma, ha permeato l’intero percorso di Emilio Vedova (Venezia, 1919 – 2006).
L’artista che dipingeva l’anima della sua malinconica città e che si è profuso per mantenerla al centro del dibattito internazionale. Che ha influenzato generazioni di studenti dell’Accademia di Belle Arti e che rispecchia i conflitti e le inquietudini dell’artista contemporaneo è ora ricordato, dalla città lagunare, attraverso due importanti mostre: Omaggio a Vedova, allestita al Padiglione Venezia –a carattere di memoria, in attesa delle retrospettive che si terranno rispettivamente a Roma (ottobre 2007) e a Berlino (2008)- e la personale, concordata prima della sua scomparsa, all’isola di Sant’Erasmo.

Location immersa in un’atmosfera sospesa e silenziosa dove si erge la restaurata Torre Massimiliana, ottocentesca fortificazione austriaca, che ospita un’accurata e ben allestita selezione d’opere, alcune delle quali ancora inedite, appartenenti ai suoi celebri cicli. Dai Plurimi/Binari ai Frammenti/Schegge, dagli Arbitri ai Cosiddetti  Carnevali.
Introducono l’esposizione al piano terreno due grandi lastre in zinco incise, dove è facile leggere l’influenza del disegno settecentesco veneziano e la drammaticità inquietudine delle incisioni di Piranesi, seguite da cinque Arbitri (1977/1979), tecniche miste e fotocollage su carta e cartone.
Da Tortura ad Assoluto, gli Arbitri sono frammenti spettrali, intrisi di dolore, evidenziati dai volti straziati e deformi che emergono dall’oscurità più profonda.
Il pescatore, collage a colori del ‘46, precede invece la sala dove un montaggio video abbraccia l’arco temporale tra il ‘53 e il 2004 e approfondisce il proficuo sodalizio con Luigi Nono che tra le altre cose portò alla messa in opera di Intolleranza ’60 e Prometeo. Era la fine degli anni Cinquanta quando Vedova avvia una nuova ricerca pittorica che lo induce ad abbandonare la superficie del quadro e limitare il colore ai grigi, bianchi e neri per approdare ai Plurimi/Binari, sei dei quali inediti, provenienti dal ciclo Lacerazione ‘77-’78, sono allestiti nelle sale del primo piano. Dall’esigenza di oltrepassare la forma nascono superfici polimateriche articolate ed estensibili attraverso binari.
Alfabeti postmoderni apparentemente derivanti dall’action painting sono invece orientati verso l’espressionismo astratto di Franz Kline ma non escludono la derivazione dinamico-futurista, data dalle strutture tridimensionali che permettono alla pittura di fuoriuscire dallo spazio precostituito ed invadere l’ambiente.
“Aperture di mondi spirituali metafisici nei vecchi trittici attraverso cerniere che si snodano in multiple alternative muovono un mondo di scontro in questo correre-scorrere da complesse traversate stratificazioni”, si legge dagli appunti dell’artista.
Su ritagli di legno asimmetrici si stagliano anonime maschere e materiali di scarto a concretizzare l’essenza veneziana e al contempo riflettere la condizione esistenziale della società contemporanea.
Sono gli assemblaggi dadaisti, i Cosiddetti Carnevali dove il nero s’ispessisce per scarnificare violentemente il bianco. Come apparizioni stranianti si presentano invece i fotogrammi che compongono i Frammenti/Schegge e introducono Il grande Tondo (Golfo, Mappa di Guerra), del 1991.

L’opera appartiene alla serie di installazioni realizzate durante la guerra del Golfo, work in progress dove l’artista ha continuato a trasformare e correggere stratificazioni di materia che inglobano frammenti cartacei e fil di ferro aggrovigliati sullo sfondo di un’intensa poesia visiva.
L’ambivalenza, il senso di contraddizione e conflitto sono alla base della poetica di questo grande artista visceralmente veneziano ma anche estremamente aperto al nuovo ed alla sperimentazione, incapace di placare ribellione e protesta ma non di evocare la poesia della sua città. Raccogliendone i detriti, evidenziandone la nebbia, gli specchi d’acqua e gli spazi infiniti.
“Relitti della laguna affiorano in tutte le sue opere, non solo in quelle dove proprio pezzi di corda, legni di barca, stracci di vela sono materialmente presenti”, scrive Cacciari nella presentazione in catalogo, “è densa acqua della laguna anche il suo colore, nei momenti di più dolorosa malinconia.

Info:
dal 9 giugno al 30 settembre 2007
Sant’Erasmo, Venezia, Torre Massimiliana, a cura di Fabrizio Gazzarri.
Ingresso da mercoledì a sabato dalle 11 alle 18
Biglietti € 5,00 intero, € 3,00 ridotto
Linea ACTV n. 13 da Fondamente Nuove

Info: 041 2424

Autore: Roberta Vanali

Link: http://www.emiliovedova.org

Fonte:Exibart on line

CAGLIARI. Mostra dal titolo The Fenici portrait.

Promossa e fortemente voluta dall’ Assessorato del Turismo della Regione Autonoma della Sardegna, sabato 16 giugno si è inaugurata a Cagliari la mostra The Fenici Protrait, allestita nella Sala Esposizioni Temporanee della Cittadella dei Musei, dove verrà ospitata fino al 15 luglio 2007. La mostra è inserita nell’ambito degli eventi del progetto Fenici in Sardegna. 

Quattro grandi interpreti della fotografia internazionale e dieci artigiani sardi rileggono gli itinerari fenici in Sardegna, individuando alcuni aspetti distintivi del mondo estetico di un’isola da riscoprire secondo una nuova chiave di lettura, dove gli scavi archeologici e il mare sono l’elemento del continuo divenire del luogo e dei suoi abitanti.

Dopo Cagliari la mostra sarà allestita ad Alghero, dal 15 al 30 settembre, nella Sala esposizioni Cavall Marì, e a Bologna, dal 4 al 15 ottobre, nel Complesso Monumentale San Giovanni in Monte.

I quattro fotografi, dopo essersi immersi nel territorio per carpire i segreti di un’isola un tempo fenicia, hanno realizzato un nuovo itinerario della Sardegna, dove l’immagine fotografica ha un forte potere evocativo. Le opere, tutte commissionate per l’occasione, evidenziano le diverse sensibilità degli interpreti anche grazie alla diversità delle tecniche privilegiate: Franco Fontana, uno dei fotografi italiani più noti a livello internazionale, scompone il paesaggio in larghe campiture di colore che ricordano la tavolozza di un pittore astratto; Maurizio Galimberti, attraverso l’uso della Polaroid, pratica una tecnica particolare a mosaico che favorisce la scomposizione dell’immagine in molteplici visioni; Claudio Porcarelli sceglie il banco ottico per indagare una realtà visiva che comprende sempre “la persona”, principale elemento di ispirazione del suo lavoro; per Anna Marceddu, di origine sarda, il lavoro si carica di valenze molto particolari, di grande forza autobiografica.

In una seconda area espositiva cinque orafi, Maria Conte, Antonello Delogu, Inkoro (Antonello Delogu, Giancarlo Moi e Mario Mereu), Pierlucio Lai, Massimo Soro, e cinque ceramisti sardi, Giovanna Carrus, Luigi Nioi, Terra Acqua e Fuoco (Mauro Scassellati e Anna Canu), Terra Pintada (Giulia e Robert Carzedda e Simonetta Marongiu) e William Tomasi, propongono opere di grande suggestione: qui gli elementi della tradizione sono stimolo creativo per una archeologia che entra nel contemporaneo. Forme, stilemi, motivi decorativi, sono riproposti non come parti di un alfabeto abbandonato ma come linguaggio che trova la sua forza nell’orgoglio di un passato millenario. In mostra oggetti dalla forte presenza evocatrice, che riescono a rappresentare nel panorama internazionale la creatività della Sardegna contemporanea.

Info:
Mostra a cura di LAURA VILLANI, fino al 15 luglio 2007;  Sala Esposizioni Temporanee della Cittadella dei Musei – piazza Arsenale 1 – Cagliari.


 

CALDAROLA (Mc). Simone De Magistris. Un pittore visionario tra Lotto e El Greco. Manierista duro e puro.

A un’incursione sui colli delle Marche meridionali, volta a conoscere la pittura manieristica locale, testimoniata dal più celebre cittadino di Caldarola, il poco noto Simone De Magistris (1538-1613), non si può rinunciare sia per le fantastiche raffigurazioni messe in scena dall’eccentrico pittore caldarolese, sia per l’amenità di quei luoghi.
Dedicare una mostra antologica a Simone De Magistris, oggi che il pubblico è tutt’altro che propenso alle scoperte, è un atto di coraggio che Vittorio Sgarbi, curatore di questa rassegna, ha compiuto con il sostegno di vari studiosi, fra i quali desidero ricordare Stefano Papetti, Giampiero Donnini, Maria Giannatiempo Lopez, Lorena Mochi Onori.
Il risultato dell’audace riscoperta di De Magistris, pittore manierista formatosi tra Venezia e Roma, tra Lotto e Federico Zuccai, lo si misura percorrendo la singolare sfilata di quadri specie in quelle sale del bel palazzo del cardinale Pallotta dove si addensano le grandi tele d’altare. Quella che si è una sensazione di leggera vertigine da sovraffollamento, come se i quadri qui radunati non volessero mancare a questa irripetibile occasione.
Sono quadri densissimi di popolo, e tutti quelli che vi fanno parte non si riducono a “tipi”, ma spiccano per singolare e vivida caratterizzazione. I colori sono brillanti; le fisionomie tra il divertito e il caricaturale, così piene di vita da rimanere impresse nella memoria, come fossero fisionomie di gente conosciuta. Pochi pittori manieristi sono in grado, al pari di De Magistris, di mantenere in così intenso equilibrio di sacro e di profano; in altre parole, pochi sanno essere così intensamente popolari.
Infatti egli è assolutamente sacro, per la premura devozionale di trattare i soggetti incutendo nel devoto un sano e misurato tremore, nel caricare gli atteggiamenti e le espressioni dei volti, un po’ come avviene nella plastica dei Sacri Monti alpini, ed è popolare nel tradurre il tutto nel clima di una saga di paese, dove il colore svolge un ruolo altrettanto deciso quanto l’agitazione; massimi protagonisti delle fiere sono i colori sgargianti e l’affollamento, tale che è difficile farsi largo.
In questa chiave di interpretazione popolare dei fatti sacri si capisce come anche i temi a più alto tenore drammatico, la Deposizione dalla croce e l’Andata al Calvario, stornino l’espressionismo cruento delle stampe nordiche da cui sono desunti, su un’intonazione più narrativa, dando vita a una sorta di Bibbia illustrata per ragazzi.
Guardate la bellissima Ultima Cena di San Ginesio del 1598: le figure, che paiono ritagliate tanto son prive di volume, si muovono come cartoni animati e variopinti; ogni gesto e ogni volto è eloquente e allusivo, sì che l’osservatore fatica a starsene a distanza da quanto gli si para davanti agli occhi, ed è invece chiamato a parteciparvi in prima persona.
Simone De Magistris esce dalla mostra dedicatagli dal Comune di Caldarola come uno dei principali maestri del Manierismo italiano e appare molto più dotato di talento quanto non ci si aspettasse. Intorno a lui si muove una moltitudine di altri interessanti pittori cui è toccato in sorde di nascere, lavorare e morire in provincia, disseminando opere in località impervie e non facilmente raggiungibili, e quindi rischiando, causa il decentramento, di precipitare nell’oblio, se qualcuno non fosse preso cura di loro. 
 
Info:
Palazzo Pallotta, Caldarola (Mc), fino al 30 settembre 2007.
Catalogo Marsilio

Autore: Marco Bona Castelletti

Fonte:Il Sole – 24 Ore